Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

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Diritti Lgbtqi+ e Legge Zan: anche Piero Angela, 92 anni, intervistato da Fazio a "Che tempo che fa", ricorda che le dinamiche delle coppie omosessuali sono identiche a quelle delle coppie eterosessuali

Fabio Fazio e Piero Angela (Foto huffingtonpost.it)

 _Messina, 25 ottobre 2021_

Un breve accenno alle parole di Piero Angela, il 'nostro' divulgatore scientifico per eccellenza, che, alla veneranda età di 92 anni, nel contesto dell'intervista di ieri, rilasciata a "Che tempo che fa" di Fabio Fazio per lanciare la prossima edizione, su raiplay, di Superquark+, ha così definito i rapporti di coppia omosessuali.

Queste le sue parole: “Nella prima puntata di Superquark+ faccio una premessa e dico che parleremo prevalentemente della coppia uomo-donna, ma sappiamo che oggi finalmente le coppie omosessuali hanno potuto trovare una liberazione da una repressione terribile che è durata lungo tutta la storia”. 

Spiegando poi che ”è una cosa importante da capire perché spesso viene vista l’omosessualità, come un rapporto fisico, contronatura, in realtà le coppie omosessuali fanno esattamente lo stesso percorso di quelle eterosessuali: attrazione, innamoramento, gelosia, vita di coppia, figli, hanno sentimenti, amori, passioni. Bisogna capirlo bene”.

Da segnalare che l’intervento di Piero Angela arriva nella stessa puntata in cui anche il segretario del Pd, Enrico Letta, altro ospite da Fabio Fazio, è tornato sul tema dell’omotransfobia, espressamente dichiarando, senza margini di fraintendimenti, che “abbiamo il dovere di portare avanti e di far approvare il disegno di legge Zan e presto chiederò un’esplorazione con le altre forze politiche per capire se ci sono le condizioni che possano portare ad una approvazione rapida del testo”.

Duole ricordare, infatti, che la cd "Legge Zan" (dal nome dell'On. Alessandro Zan, deputato Pd, autore/relatore della proposta di legge), contro l'omotransfobia ed i crimini d'odio, non è riuscita a trovare applicazione dal Parlamento, stante il forte ostruzionismo operato soprattutto dalla Lega, sia in commissione che in aula.

Non ci resta che attendere, ribadendo che, se perfino Piero Angela, alla sua età, ha ritenuto opportuno evidenziare l'ovvio, il momento sembra maturo per questo ulteriore passo avanti di civiltà.

Non ci resta che segnalare, a quante di voi fossero interessate, che nell'articolo/fonte in calce troverete il video con il pezzetto dell'intervista a Piero Angela.

MduL


Fonte:
Articolo "La lezione di Piero Angela sull'omosessualità: "È percorso d'amore, non contronatura"" su huffingtonpost.it del 25/10/2021

Omofobia - Parliamo di Ungheria e di Unione Europea e di come la legge anti-Lgbtqi+ voluta da Orban abbia compattato tutta l'Unione nella sua condanna

(Foto lanuovabq.it)
 
 _MduL, 27 giugno 2021_
 
Parliamo ancora di omofobia, ma questa volta a livello europeo. La notizia che, nostro malgrado, in questa sede siamo costrette a commentare, infatti, riguarda un paese dell'Unione Europea, l'Ungheria, il cui Presidente, Viktor Orban, già noto per le sue posizioni 'medievali' in tema di diritti civili e non solo, ha ritenuto di introdurre nel paese una legge fortemente anti-Lgbtqi+, che sancisce essere illegale mostrare a un minore qualsiasi contenuto che rappresenti “deviazioni dall'identità corrispondente al proprio sesso assegnato alla nascita”. Da qui, la forte ed univoca reazione delle massime istituzioni comunitarie e dei singoli Stati dell'Unione Europea. Ma andiamo per gradi.
 
La legge ungherese
 
Giorni addietro Orban presenta un testo di legge "contro la pedofilia" con l'obiettivo di “proteggere i nostri bambini” e “affermare chiaramente che solo i genitori possono decidere sull'educazione sessuale dei propri figli”
Il parlamento ungherese (it.wikipedia.org)
Il testo, approvato con 157 voti a favore dall’Assemblea nazionale ungherese, ha visto l’opposizione che al momento del voto ha lasciato l’Aula per esprimere il profondo dissenso e la forte indignazione per le norme in tale testo contenute. Vi è, infatti, come accennato all'inizio, la norma secondo la quale “è vietato mettere a disposizione dei minori un contenuto che presenta qualsiasi rappresentazione della sessualità fine a se stessa, qualsiasi deviazione dall'identità corrispondente al proprio sesso assegnato alla nascita, cambio di sesso o promozione dell’omosessualità”
Che, detto in altri termini, presuppone un divieto per ogni cittadino maggiorenne di presentare a un under-18 i temi legati all’amore diverso da quello tra un uomo e una donna.  

Reca infatti il testo di legge: “Quando si educano gli studenti alla cultura sessuale, alla vita, alle preferenze e allo sviluppo sessuale, sarà posta particolare enfasi sul rispetto delle disposizioni stabilite dall'articolo XVI paragrafo 1 della Legge Fondamentale”.
Legge fondamentale che altro non è se non una norma costituzionale, introdotta dallo stesso Governo di Orban, nella quale si mette nero su bianco che “il padre sarà uomo e la madre sarà donna”
 
Insomma, una legge formalmente contro la pedofilia che in realtà attacca i diritti civili e umani dei cittadini ungheresi e, in particolare, di quelli Lgbtqi+, visto che torna a sancire e confermare il tanto vituperato principio costituzionale a suo tempo introdotto con la legge costituzionale, in base al quale la famiglia può essere composta solo da un uomo ("il padre sarà uomo") e da una donna ("la madre sarà donna"), con buona pace delle famiglie arcobaleno che, secondo Orban, evidentemente, non esistono!.

Orban (it.wikipedia.org)
Ma non basta, perché la legge in questione fissa anche dei chiari paletti sull’educazione sessuale in classe, così sancendo: “Queste attività non possono mirare a promuovere la deviazione dall'identità corrispondente al proprio sesso assegnato alla nascita, il cambio di sesso o l’omosessualità”
Dunque, anche in questo caso, una privazione dei diritti dei cittadini ungheresi ed un chiaro avvertimento a tutti gli insegnanti a non parlare di questi temi, potendo le lezioni di educazione sessuale in classe, sempre ai sensi della legge, essere tenute solo da organizzazioni registrate presso “un'agenzia statale definita dalla legge”, con ciò, appare fondato il sospetto, volendo di fatto escludere dalle scuole le Ong per i diritti civili e le libertà sessuali.
A riprova di ciò, il comma successivo della legge che nega l’autorizzazione alle “organizzazioni di dubbia credibilità professionale, create in molti casi per rappresentare determinati orientamenti sessuali”, accusate di “influenzare lo sviluppo sessuale dei bambini con la loro cosiddetta formazione alla sensibilità, causando gravi danni al loro sviluppo fisico, mentale e morale”.
Anche in questo caso, dunque, un attacco preciso e sistematico alla cultura dell'inclusione e del rispetto dei diritti civili, vietando ai bambini ungheresi financo la "formazione alla sensibilità"!.
 
Ma ancora non basta, perché nella legge vengono previste ed applicate anche precipue restrizioni alla pubblicità con contenuti Lgbt, con ciò colpendo, come è già successo in Russia, principalmente gli spot delle marche di alta moda (e non solo), definendo tali contenuti indistintamente non raccomandati agli under 18.
Tale norma, infatti, rende “illegale” trasmettere “una pubblicità ai minori” se questa “ritrae la sessualità come fine a se stessa, o ritrae o promuove la deviazione dall'identità corrispondente al proprio sesso alla nascita, il cambio di sesso o l’omosessualità”. 
 
Insomma una legge titolata alla tutela dei minori e contro la pedofilia che, nei fatti, impone divieti e legifera avverso le persone Lgbtqi+ ed ai diritti civili.
 
***
La reazione della UE.
 
Ovvio che, stante questi contenuti, vi sia stata una sollevazione univoca e molto forte da parte di tutta l'Unione Europea, sia, come detto, dalle sue massime istituzioni che dagli Stati membri.
Von der Leyen (en.wikipedia.org)
Su tutte, la reazione molto forte della Presidentessa della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, la quale, rispondendo ad una domanda durante una conferenza stampa di presentazione del piano di ripresa belga, ha usato parole nette e forti contro la legge anti Lgbt approvata in Ungheria, dichiarando tale legge “una vergogna“, “chiaramente discriminatoria” e che “va contro ogni valore fondamentale dell’Ue, ossia la dignità, l’uguaglianza, i diritti umani fondamentali”
Da segnalare che, a poche ore di distanza da tali dichiarazioni della Presidente Von der Leyen, il governo di Budapest ha reagito usando le sue stesse parole e bollando come “una vergogna” il suo commento sul provvedimento ungherese. 
Nello specifico, queste le parole scritte dall'esecutivo di Viktor Orban in una nota: “La dichiarazione della presidente della commissione europea è una vergogna perché basata su asserzioni false”, ciò dimostra “un’opinione politica di parte senza che sia stata condotta prima una imparziale valutazione”.

D. Sassoli (wikipedia.org)
Il Presidente del Parlamento Europeo, poi, il nostro David Sassoli, ha scritto alla Von der Leyen, chiedendo alla Commissione di adempiere agli obblighi previsti dai trattati dell’Ue per garantire il rispetto dello stato di diritto in tutti gli Stati membri. Queste le sue dichiarazioni: “Siamo convinti che vi siano alcune flagranti violazioni dei principi dello stato di diritto da parte di alcuni Stati Membri che devono essere sanzionate. Naturalmente, in assenza di reazioni da parte della Commissione nei tempi assegnati dai Trattati, agiremo contro di essa alla Corte di Giutizia.
Tanti, poi, come detto, sono i singoli stati che hanno chiesto alla Commissione di agire contro l’Ungheria, portandola in Corte di Giustizia per le misure adottate. Sono Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Lettonia, Italia, Grecia, Austria e Cipro. 
Parlando di Sassoli, da segnalare il suo gesto, in quanto Presidente del Parlamento UE, di voler illuminare con i colori dell'arcobaleno la sede del Parlamento, visto che la UEFA non ha concesso tale prerogativa alla Germania, in occasione della partita degli europei Germania-Ungheria (vedi infra, il post scriptum).

Pres. Mario Draghi (avvenire.it)
Da noi, in Italia, il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, durante il dibattito nel Consiglio Europeo sulla legge approvata dall’Ungheria sui contenuti Lgbt per i minorenni, così si è espresso "Questo trattato, sottoscritto anche dall'Ungheria, è lo stesso che nomina la Commissione guardiana del Trattato stesso", sottolineando poi che "spetta alla Commissione stabilire se l'Ungheria viola o no il Trattato". Secondo l'articolo 2, l'Unione europea "si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze". Questi valori, prosegue l'articolo, "sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini".
Che detto in altri termini e tradotto dal "Draghese" (laddove Mario Draghi, da sempre, essendo uomo delle istituzioni nel senso più puro del termine, per esprimere i concetti, anche scomodi, fa sempre e comunque riferimento alla normativa e mai a singole e populiste esternazioni personali), significa: Orban, con questa legge non hai rispettato i diritti civili degli ungheresi e degli europei tutti, dunque, la UE (cioè la Commissione presieduta dal Ursula Von der Leyen) ti sanzionerà e non te la farà passare liscia.

Xavier con il marito (europa.today.it)
Tanti altri, poi, come detto gli Stati che hanno rilasciato dichiarazioni contro tale legge discriminatoria ungherese, su tutti la cancelliera tedesca, Angela Merkel e, soprattutto, del primo ministro del Lussemburgo, Xavier Bettel, che, essendo dichiaratamente gay, ha più di un motivo e di una legittimazione a parlare.

Insomma, su questa legge, l'Unione Europea fa quadrato ed isola Orban.
Non resta ora che vedere gli sviluppi della situazione.

MduL
 
 
p.s.: questo post può servire anche a chiarire il perché, semmai qualcuna di voi se lo fosse chiesto, della discussione sollevata dalla fascia arcobaleno indossata al braccio dal portiere della nazionale tedesca e della richiesta della Germania alla UEFA di illuminare lo stadio dove doveva svolgersi la partita degli europei Germania-Ungheria con i colori dell'arcobaleno. Richiesta, è bene farlo presente, che la UEFA ha negato, così come ha stigmatizzato, pur non punendolo, il gesto del portiere tedesco.
Insomma, non è che la UEFA ne è uscita proprio benissimo da questa situazione.


Fonti ed approfondimenti:
Articolo "Legge contro l’omosessualità in Ungheria, 14 Paesi dell’Unione Europea sono contro. L'Italia ultima a firmare" di Emanuele Bonini per lastampa.it del 22/06/2021;
Articolo "Dichiarazione congiunta di 13 Paesi Ue contro la legge ungherese anti-Lgbt. Firma anche l’Italia (ma dopo le proteste)" di F.Q. per ilfattoquotidiano.it del 22/06/2021;
Articolo "Von der Leyen: “La legge ungherese anti-lgbt? Una vergogna”. Budapest: “Le sue parole lo sono”. Merkel: “Norma sbagliata”" di F.Q. per ilfattoquotidiano.it del 23/06/2021;
Articolo "L’Europa contro l’Ungheria: “Ritiri le misure anti Lgbtq”. Orbán però va avanti: ipocriti" di Claudio Tito per repubblica.it del 24/06/2021;
Articolo "Draghi attacca Orban su legge contro i gay: “Spetta a Ue stabilire se Ungheria viola i trattati” di Annalisa Cangemi per fanpage.it del 24/06/2021;
Articolo "L'Ue isola Orban sull'omofobia. Budapest reagisce "Basta coi ricatti"" di Riccardo Pelliccetti per ilgiornale.it del 25/06/2021;
Articolo "Consiglio europeo. I leader europei isolano Orbán: «Quella legge discrimina i gay»" di Giovanni Maria Del Re per avvenire.it del 25/06/2021;
Articolo "Omosessualità censurata per gli under 18: cosa dice la legge anti-Lgbt voluta da Orban" di Tommaso Lecca per europa.today.it del 25/06/2021.

Transgender uomo/donna. La posizione di netta chiusura dell'Arcilesbica: non possono essere considerati donne

(Foto dal sito pasionaria.it)
_MduL, 31 maggio 2020_
Negli aggiornamenti odierni, cerchiamo di porre rimedio, anche se in minima parte, alla nostra mancanza nei confronti dei ragazzi e delle ragazze transgender. Non scriviamo quasi mai post o notizie a loro dedicate e  riportiamo nelle nostra guida tv ai film e telefilm lesbici e/o a tematica lesbica solo pochi dei tanti titoli trans che sono in programmazione, ma, a nostra parziale discolpa, vorremmo sottolineare che è solo ed esclusivamente colpa della mancanza di tempo!!...

Prima una necessaria premessa: per ciò che concerne i diritti da acquisire e tutelare per le persone transgender, il movimento Lgbtqi è compatto. Ancora tante, troppe le discriminazioni nei confronti dei trans, che vanno combattute e troppo pochi i diritti acquisiti. Diritti per i quali il movimento Lgbt, da sempre, si batte in modo compatto.

Ciò posto, vorremmo ora condividere con voi, oltre che con noi lesbiche, questo articolo scritto da Elisabetta Invernizzi per huffingtonpost.it del 30/05/2020, dal titolo "Perché considerare le persone trans come donne sta facendo esplodere il movimento Lgbt".
In questo articolo, scritto molto bene ed in modo chiaro e diretto, Elisabetta Invernizzi ci parla del punto della situazione - alquanto tesa e controversa - che vede contrapposte due componenti fondamentali del movimento Lgbt: da un lato l'Arcilesbica e dall'altro l'Arcigay.

L'Arcilesbica, infatti, in merito alla questione del riconoscimento degli uomini trans come donne ha una forte posizione di chiusura, ritenendo tale riconoscimento sulla base del sesso come controproducente ed 'escatologicamente' scorretto. Di diverso avviso l'Arcigay che, però, nel merito, richiesta dalla giornalista, non si è pronunciata.

Su questo, come sull'altro tema fondamentale e fortemente divisivo della maternità surrogata (anche in questo caso, vi sono posizioni contrapposte all'interno del movimento Lgbt), come sapete, noi vi riportiamo le notizie e gli articoli che possano consentire la piena cognizione di causa, senza pronunciare alcun giudizio o parere in merito, stante la delicatezza e l'importanza della materia. A voi decidere. 

Ecco il link all'articolo di Elisabetta Invernizzi:


Buona lettura, dunque.
MduL

Oggi, 17 maggio, un omaggio alla giornata internazionale contro l'omofobia. A che punto è l'Italia?

Foto di cui all'articolo di A. Mancuso per huffingtonpost.it

_MduL, 17 maggio 2020 (Agg. al 18705/2020)_

Nella giornata internazionale contro l'omofobia, celebrativa della rimozione da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, avvenuta il 17 maggio 1990, dell'omosessualità dalla lista delle malattie mentali, vi riportiamo i link ad un articolo che Aurelio Mancuso ha scritto per huffingtonpost.it del 17/05/2020 ed anche ad un articolo che Flavia Carlorecchio ha scritto, in pari data, per repubblica.it. Non avremmo potuto esprimere meglio il nostro pensiero.

Ancora odio ed insulti nei confronti di Martina & Erika, le due ragazze di Arona già investite dall'odio degli hater a fine 2019 ed ora accusate di essere addirittura 'la causa' dell'arrivo del Coronavirus!

Erika & Martina (foto da ilmattino.it)
_MduL, 10 maggio 2020_
 
Appare assurdo doversi occupare di queste notizie, con tutto quello che è successo e sta succedendo nel mondo, eppure certe cose succedono - si ripetono - ancora ed ancora...
Stiamo parlando della recrudescenza degli episodi omofobi e di odio nei confronti di Martina ed Erika, le due ragazze ventenni di Arona, in provincia di Novara, lesbiche e fidanzate, delle quali già vi abbiamo parlato alla fine dello scorso anno per promuovere la loro iniziativa: hanno infatti creato su facebook ed instagram la pagina 'Le perle degli omofobi' che, con ironia e garbo, risponde a tutti gli insulti che vengono loro rivolti dagli odiatori di tastiera e non solo. Insulti nati e sviluppati, a quei tempi, in occasione della pubblicazione da parte delle ragazze di una foto - castissima - che le ritraeva mentre si baciano, in occasione di un loro anniversario di fidanzamento.

Ebbene, ora siamo costrette a parlare di nuovo di Martina & Erika e della loro storia d'amore non per aggiornarvi su un lieto evento (unione civile o altro), ma per darvi conto dei nuovi e raggelanti insulti di cui sono state fatte oggetto le due ragazze e solo per il fatto di esistere in quanto donne e lesbiche.
Occasione per il nuovo focolaio di insulti, il Coronavirus. Si, avete letto bene: la pandemia di coronavirus che, a detta di questi illustri esperti, è opera delle due ragazze. Punizione divina al genere umano per colpa di Martina ed Erika che si amano e stanno insieme.

Queste le loro parole nell'intervista rilasciata al ilmattino.it (link in fondo al post): "Con l'arrivo del Coronavirus, pensavamo che la gente avrebbe avuto altro da fare, altro da pensare, altri problemi. Invece non solo hanno trovato il modo di insultarci, ancora e ancora, ma ci hanno anche attribuito "la colpa" per l'arrivo del Coronavirus. Ed anche per tutte le altre disgrazie che stanno capitando (e capiteranno)". Stiamo parlando di frasi tipo questa: "Perché Dio ha mandato il coronavirus? Per queste cose contro natura, il mondo sta andando alla rovescia".

La foto del loro bacio fonte dell'odio alla fine del 2019 (foto huffingtonpost.it)
Ma non solo, le due ragazze, in questo periodo terribile di pandemia mondiale, di quarantena coatta e di lockdown, hanno ricevuto e ricevono tutt'oggi offese, foto e video porno, e financo auguri di stupri e di morte, tipo "Lavatevi col fuoco, dovete morire"...
E si che il periodo di quarantena le due ragazze lo  hanno trascorso, come tutte noi, chiuse in casa e senza alcun tipo di esposizione mediatica. Apprendiamo infatti dall'articolo di repubblica.it (link in fondo al post), che, vivendo Martina ad Arona ed Erika in Lombardia, per non essere divise dalla quarantena, hanno fatto si che Erika, nel mese di febbraio, si trasferisse ad Arona, ospite della famiglia di Martina: "Lei è stata con noi, si è anche laureata in questi giorni - racconta Martina sorridendo - ora aspettiamo di poter andare insieme a trovare i suoi". E insieme stanno affrontando l'ondata di odio che si è scatenata durante il lockdown perché "forse la gente ha voglia di trovare un caprio espiatorio e in quarantena manifesta i disagi che abbiamo vissuto tutti, riversandoli su chi non ha colpe". La loro, secondo gli hater che da mesi le hanno prese di mira, sarebbe non solo quella di amarsi ma anche di aver "portato il coronavirus" e di "fingere di stare insieme per soldi".

Troppo grande la nuova ondata di odio e tante, troppe, le offese subite, al punto da spingere Erika e Martina a richiedere l'aiuto dei carabinieri, dai quali, non appena è scattata la fase 2, si è recata Erika, con mascherina e guanti, per sporgere denuncia. Racconta Martina alla repubblica.it: "Abbiamo individuato 67 persone che con i loro commenti ci hanno minacciato e insultato, come se fosse un'ossessione. Non abbiamo incluso chi ci ha scritto 'fate schifo' immaginando che non avremmo potuto denunciarli perché non ci hanno minacciato. Abbiamo anche tralasciato gli insulti più vecchi perché sono passati i tempi per la denuncia", ma rimangono tutti gli insulti omofobi ricevuti, insulti che, con l'approssimarsi della giornata mondiale contro l'omontransfobia, che si terrà il prossimo 17 maggio, non potevano e non possono essere taciuti.

Ma, per saperne di più, oltre a rinviarvi alla lettura degli articoli in calce al post, ecco QUI il link al video racconto della storia di Martina ed Erika, nella intervista rilasciata dalle due ragazze ad Antonio Cristiano di Radio Capital, così come riportata dal sito huffingtonpost.it

Niente altro da dire.
MduL


Fonti ed Approfondimenti:
Post MduL dell'1/11/2019: Da due giovani donne lesbiche, Martina ed Erika, "Le perle degli omofobi" (pagina Facebook ed Instagram): ironia, buon senso, garbo e gentilezza contro gli insulti omofobi degli haters di professione...
Articolo "Novara, odio social contro una coppia di ragazze: "Coronavirus, colpa vostra". Ma denunciare è impossibile" di Cristina Palazzo per repubblica.it del 7/05/2020
Articolo/Video ""Siete lesbiche, il coronavirus è colpa vostra". Il racconto di Martina e Erika" su huffingtonpost.it del 7/05/2020
Articolo "«Il coronavirus è colpa vostra, lesbiche di m***a. Vi violento»: insulti choc a due fidanzate, ma non hanno potuto denunciare" su ilmattino.it del 4/05/2020

Buone notizie: la prima sezione della Corte di Cassazione ha rimesso alla Corte Costituzionale la decisione in merito alla legittimità o meno del divieto di trascrivere, nell'atto anagrafico di un bambino nato all'estero con una pratica di gestazione per altri, il nome del secondo papà (o della seconda mamma)

L'aula dove si tengono le sedute della Corte Costituzionale (foto di repertorio, stampa.it)

_MduL, 2 maggio 2020_

Ci siamo, più su di così, nel nostro sistema giuridico e giudiziario non si può andare: la Corte di Cassazione ha chiesto alla Corte Costituzionale un pronunciamento definitivo, in merito al fatto se sia legittimo o meno il divieto di trascrivere, nell'atto anagrafico di un bambino nato all'estero con una pratica di gestazione per altri, il nome del secondo papà.

La Cassazione, infatti, ha chiesto alla Corte di Cassazione di accertare se la legge sulla fecondazione assistita non violi la Costituzione e le norme internazionali a tutela dei minori, compreso un recente parere della Corte di Strasburgo, laddove nega il riconoscimento anagrafico ai bimbi delle coppie omosessuali nati dalla gestazione per altri, pratica esclusa in Italia e sanzionata penalmente.

Il caso sottoposto al vaglio delle due Supreme Corti riguarda due uomini, cittadini italiani, sposati in Canada e con matrimonio trascritto nel nostro Paese nel registro delle unioni civili, che, all'atto della richiesta di registrazione allo stato civile del proprio figlio, nato con fecondazione assistita eterologa in Canada, come figlio di entrambi i papà, si sono visti opporre un netto rifiuto da parte del Comune di Verona, competente al rilascio di tale certificazione (i due uomini risiedono li).

Da qui, anche per loro, come per tante altre coppie/famiglie arcobaleno, è iniziato l'iter giudiziario e così, dopo che anche la Corte d'Appello di Venezia aveva accolto il loro ricorso, intimando al Comune di provvedere al recepimento dell'atto di nascita stilato all'estero e, dunque, alla registrazione del figlio, con i nominativi di entrambi i padri, si è avuta la reazione dell'allora ministro dell'Interno e del Sindaco di Verona che, a mezzo dell'Avvocatura di Stato, hanno impugnato tale sentenza avanti alla Corte di Cassazione.

Apertosi così il terzo ed ultimo grado di giudizio, avanti alla Cassazione, si arriva a questi ultimi giorni, allorquando, gli Ermellini della prima sezione della Corte, con l'Ordinanza di pochi giorni fa, rimettono la questione alla Corte Costituzionale, supremo organo di legittimità costituzionale. Così facendo, il giudizio in Cassazione è stato interrotto, in attesa di tale - fondamentale - pronunciamento della Corte Costituzionale.

Queste le motivazioni addotte dalla prima sezione civile della Cassazione, nel rimettere la questione alla Corte Costituzionale, così come riportate nella nostra fonte, l'articolo di repubblica.it (link in fondo al post): "rilevante e non manifestamente infondata" la questione di legittimità, relativa alle disposizioni di legge (dalla normativa sulla fecondazione assistita, al dpr sullo stato civile, alla legge sul diritto internazionale privato) "nella parte in cui non consentono, secondo l'interpretazione attuale del diritto vivente, che possa essere riconosciuto e dichiarato esecutivo, per contrasto con l'ordine pubblico, il provvedimento giudiziario straniero relativo all'inserimento nell'atto di stato civile di un minore procreato con le modalità della 'gestazione per altri' del cosiddetto genitore d'intenzione non biologico".

Dunque, questo l'iter giudiziario. Ciò che però ci interessa segnalare è un altro, più importante aspetto e cioè il fatto che la Corte di Cassazione abbia deciso di chiedere un pronunciamento alla Cassazione, nonostante l'intervenuta sentenza delle Sezioni Unite del maggio 2019, con la quale il mondo Lgbtqi aveva avuto una battuta d'arresto. 

Come meglio esplicitato da Alexander Schuster, legale della coppia di papà, "...Quella sentenza (si riferisce alla sentenza delle sezioni unite della Cassazione del maggio 2019_ndr) ignorava la posizione della Corte di Strasburgo. Sono in ballo le sorti non solo delle famiglie arcobaleno, ma di tutte quelle famiglie, soprattutto con genitori eterosessuali, che accolgono bambini nati da gestazione per altri".

E con l'Ordinanza di rimessione della prima sezione della Corte di Cassazione, si evidenzia proprio questo, l'incongruenza della Sentenza delle sezioni unite con il parere emesso dalla Grande Chambre di Strasburgo e la possibile illegittimità degli articoli di legge, ritenuti "in contrasto" con diversi articoli della Costituzione, quali, tra tutti, il principio di uguaglianza ed i principi costituzionali in tema di famiglia, nonché con la Convenzione europea dei diritti umani.

Tutti questi principi, così come sanciti nei superiori atti di legge nazionale ed internazionale, infatti, sarebbero in contrasto "se interpretati come impeditivi, in via generale e senza valutazione concreta dell'interesse superiore del minore, della trascrizione dell'atto di nascita legalmente costituito all'estero, di un bambino nato mediante gestazione per altri, nella parte in cui esso attesta la filiazione dal genitore intenzionale non biologico, specie se coniugato con il genitore biologico".

In sostanza, come ben chiarito dall'articolo di repubblica.it, in base all'orientamento della Cassazione, "l'interesse del minore a mantenere il suo rapporto con il padre intenzionale, riconosciuto oltretutto da un certificato di nascita estero, è prevalente rispetto alla modalità con cui quel bambino è venuto al mondo".

E speriamo che anche la Corte Costituzionale sia d'accordo, consentendo così alle famiglie arcobaleno (e non solo, visto che riguarda anche tante famiglie bigenitoriali) possano registrare nel nostro Stato i loro figli, nati con fecondazione assistita, come figli di ambo i genitori e non più di uno solo!.

Restiamo dunque con le dita incrociate, in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale...
MduL



Fonte:
Articolo "Maternità surrogata, la Cassazione: Consulta decida se bambino con due padri è discriminato" su repubblica.it del 29/04/2020

Marielle Franco: perché la creazione di una serie tv sulla sua vita trova la forte opposizione di gran parte del Paese, della sorella Anielle e di 68 professionisti dello spettacolo

Le sorelle Anielle e Marielle Franco (foto brasil247.com)
_MduL, 4 aprile 2020_ 
 
Come ormai saprete, abbiamo promesso a noi stesse ed alla memoria di questa grande donna, di scrivere di lei e di riportare le notizie che la riguardano, ogni volta che queste arrivano dal lontano Brasile, per evitare che si perda la sua memoria e la memoria delle tante battaglie da lei combattute.
Vi scriviamo, dunque, il presente aggiornamento, anche se vi abbiamo parlato di Marielle Franco solo poco settimane fa, per raccontarvi della mancata intitolazione di una piazza a lei dedicata, a causa del veto posto da Ibaneis Rocha, governatore del Distretto Federale di Brasilia, alla legge che prevedeva la creazione di una piazza in suo onore, che avrebbe dovuto sorgere davanti a una stazione della metropolitana nel centro di Brasilia. Torniamo ora ad occuparci di lei per aggiornarvi di quest'altra notizia che la riguarda, letta sul settimanale di repubblica (riferimenti in calce al post).

Marielle Franco (Foto it.wikipedia.org)
Questa volta ne scriviamo perché è stata annunciata, in Brasile, la prossima uscita di una serie tv dedicata a questa fantastica donna “nera, lesbica e attivista politica, madre a 19 anni e femminista”, come amava definirsi lei stessa, barbaramente uccisa a causa del suo modo di essere e del suo impegno politico (era consigliera nella Câmara Municipal di Rio de Janeiro, già Presidente della Commissione per la difesa delle donne e membro di una commissione incaricata di monitorare l'azione della polizia federale a Rio de Janeiro. Ruolo che, a quanto pare stia emergendo dalle indagini fino ad ora svolte, la avrebbe portata alla morte, con responsabilità a tutti i livelli, financo del Presidente del Brasile, Bolsonaro). Ma, anche in questo caso, per una sorta di maledizione postuma, le cose non sono andate come avrebbero dovuto ed al solo annuncio sono iniziate le forti critiche e rimostranze, stante il fatto che tale serie tv sulla sua vita vede come principali artefici un produttore, un regista ed uno sceneggiatore, tutti bianchi (ricordiamo che Marielle Franco era una donna di colore che proveniva da Marè, una delle più grandi favelas della città).
Antonia Pellegrino, l'autrice, il regista Josè Padilha e lo sceneggiatore George Moura, sono infatti riusciti là dove molti altri che avevano provato a fare una serie sulla Franco avevano fallito, creando una serie per la tv GloboTv.
Ma, attenzione, non siamo davanti ad una 'mera' questione di razzismo 'al contrario', perché c'è ben altro da indagare dietro queste veementi proteste del mondo nero brasiliano, basti pensare che Marielle Franco, oltre ad essere, come detto, una meravigliosa donna di colore è sempre stata una paladina delle minoranze, battendosi senza sosta per i diritti dei neri e dei meticci (soprattutto giovani, che erano spesso le vittime designate della polizia e delle milizie paramilitari), ma anche delle persone Lgbtqi, oltre che delle donne.

Anielle Franco (hrdworldsummit.org)
Ma non solo, il motivo di tale disappunto all'idea che venga mandata in onda una serie tv su Marielle Franco, pensata, prodotta e sceneggiata da bianchi è il seguente e ce lo spiega il giornalista Daniele Mastrogiacomo riportando le parole della sorella della Franco, Anielle, e di 68 professionisti dello spettacolo "E' rivoltante, ma in una società capitalistica non sorprende che la storia di una donna di colore sia raccontata dal punto di vista di tre bianchi. Il regista è l'uomo che ha dato e fornito strumenti simbolici per la rinascita del fascismo e per il genocidio della gioventù nera del Paese. Tropa de Elite (film di grande successo sulle azioni dei corpi speciali nelel favelas, ndr) ha rappresentato eroicamente la polizia violenta del Brasile e ha così moltiplicato le domande di arruolamento nei gruppi del Bope, gli stessi accusati di essere dietro l'omicidio di Mareille".
Alle parole della sorella di Marielle Franco, hanno quindi fatto seguito le scuse dell'autrice Antonia Pellegrino, la quale ha annunciato che gli sceneggiatori saranno tutti di colore. Queste le sue parole "Sono rammaricata. Anche chi è impegnato contro il sessismo e il razzismo, come noi, commette errori".
Ciò posto, fatti i dovuti distinguo ed avendo ben presente cosa c'è dietro, vi segnaliamo dunque, la prossima uscita della serie tv sulla vita di Marielle Franco.

Ed anche questo aggiornamento è fatto.
MduL


Fonte:
Articolo cartaceo "Una serie tv tutta bianca per ricordare l'eroina nera" di Daniele Mastrogiacomo per settimanale "Il Venerdi" di repubblica.it del 27/03/2020

Cronologia Post MduL su Marielle Franco:
Post del 18/03/2018: "Marielle Franco: “Nera, lesbica e attivista politica, madre a 19 anni e femminista”, così amava definirsi e per questo è stata uccisa";
Post del 12/10/2019: "Ancora un aggiornamento sull'omicidio dell'attivista politica brasiliana, femminista e lesbica, Marielle Franco";
Post del 14/03/2020: "Marielle Franco: oggi, 14 marzo 2020, nel secondo anniversario della sua barbara uccisione, la notizia che il Governatore del Distretto Federale di Brasilia ha posto il veto alla intitolazione di una piazza a suo nome".

Primo matrimonio tra due donne in Irlanda del Nord: Auguri alle spose Robyn & Sharni

Le prime spose irlandesi Robyn & Sharni (foto reuters da repubblica.it)
_MduL, 15 febbraio 2020_
 
Anche in questo caso, vi mettiamo a conoscenza di una bella notizia: da martedi scorso, in Ulster, finalmente!, è stato celebrato il primo matrimonio tra donne.
Le prime spose dell'Irlanda del Nord sono Robyn Peoples (26 anni) e Sharni Edwards (27 anni), due attiviste del movimento Lgbt.
Il sì è stato pronunciato nel municipio di Carrickfergus, alla presenza di familiari, amici, media, curiosi e sostenitori della campagna "Love Equality", lanciata negli ultimi anni dalla sezione nordirlandese di Amnesty International e da altre ong. 
La cerimonia si è svolta, quindi, vicino a Belfast, all'indomani dell'entrata in vigore della legislazione che ha liberalizzato i matrimoni omosessuali anche in questa nazione del Regno Unito: l'unica esclusa finora dalla riforma introdotta nel resto del Paese sotto il governo di David Cameron.
L'Ulster, infatti, è stato l'ultimo Stato del Regno Unito ad adottare la riforma introdotta sotto il governo di David Cameron. Il matrimonio si è svolto a Belfast ed è stato sostenuto, come detto, dalla campagna "Love Equality" lanciata da Amnesty International.

Queste le magnifiche 'congiunture astrali' che hanno consentito tale impensabile traguardo, così come riportate dall'articolo di repubblica utilizzato come fonte (link in calce al post).
Approfittando della paralisi istituzionale del Paese, privo di un governo locale da gennaio 2017 a seguito di uno scandalo, i deputati di Westminster nel luglio 2019 hanno votato degli emendamenti per estendere il diritto all'aborto e ai matrimoni fra persone dello stesso sesso in Irlanda del Nord. Belfast non si è potuta opporre proprio a causa della mancanza di un governo.
In precedenza la legislazione di Belfast vietava le nozze gay (a differenza che in Inghilterra, Scozia e Galles, e malgrado la posizione favorevole dello Sinn Fein e di altri partiti) a causa del potere di veto opposto dal Dup.

"Noi non abbiamo pensato di fare la storia, ci siamo solo innamorate", ha detto Sharni Edwards prima di ringraziare "le migliaia di persone che si sono mobilitate per la nostra libertà e i politici che hanno votato per cambiare la legge" e di concludere "È del tutto surreale, stiamo letteralmente vivendo un sogno, è incredibile". 

Per vedere anche il VIDEO con le due spose novelle, vi rinviamo all'articolo di repubblica.it di cui in calce.

Auguri!!
MduL


Fonte:
Articolo "Primo matrimonio gay in Irlanda del Nord, Robyn e Sharni spose" su repubblica.it dell'11/02/2020.

In onore della 'Giornata della Memoria', la storia di Eva Kotchever, morta ad Aushwitz nel dicembre del 1943. Donna, lesbica, ebrea...tre 'colpe' inemendabili negli anni della II guerra mondiale.

Eva è la donna sulla destra; non si conosce l’identità della sua compagna (foto da wikipedia.it)
_MduL, 1 febbraio 2020_ 
 
Anche se in ritardo di qualche giorno, ci tenevamo ad onorare la "Giornata della Memoria", tenutasi lunedì scorso, 27 gennaio, scrivendovi di una donna lesbica vissuta negli anni della 2a guerra mondiale e morta, per il solo fatto di essere donna ebrea e lesbica, nel campo di concentramento di Auschwitz.

Vi stiamo parlando della storia di Eva Kotchever, così come scritta da Elena Rossi Linguanti, della redazione di Immaginaria (QUI il link al suo post pubblicato su facebook) e postata da Loretta Meluzzi nella pagina facebook "La Biblioteca femminista" (QUI il link alla pagina "La Biblioteca Femminista") del 31 gennaio scorso. Questa la storia.

<<Sempre a proposito della giornata della memoria: una storia lesbica.
Eva Kotchever (vero nome Chawe Zlocsewer), ebrea polacca nata nel 1891, emigrata a New York negli anni Venti, nel 1925 apre nel Greenwich Village un locale chiamato “Eve’s Hangout” o “Eve Addams’ Tearoom” e all’ingresso appone un cartello con scritto "Gli uomini sono ammessi ma non benvenuti”. 
Nel 1926 viene ritenuta colpevole di oscenità a causa della sua raccolta di racconti Lesbian Love e di disturbo della quiete pubblica per aver mostrato il libro a una poliziotta in incognito che era entrata nel suo locale e a cui aveva anche fatto delle avances. 
Il club viene chiuso dalle autorità e nel 1926 Eva viene espulsa dal paese. 
Si trasferisce a Parigi, dove gestisce un locale e una libreria vicino a Montmartre. 
Negli anni Trenta combatte a fianco dei repubblicani nella Guerra Civile Spagnola contro il generale Francisco Franco. 
Dopo la guerra torna in Francia. 
Arrestata nel 1943, viene deportata ad Auschwitz, dove muore il 17 dicembre 1943.
Dall’anno scorso a lei è intitolata una strada nel 18° arrondissement a Parigi, come pure una scuola del quartiere.
Dalla redazione di Immaginaria Elena Rossi Linguanti>> 
[NB: Vi parleremo di Immaginaria Film Festival nei prossimi mesi. A marzo, a Roma, il loro/nostro Festival]

Morire perché sei donna, perché sei lesbica, perché sei ebrea...
Non ci sono parole.
MduL

Grazie a 'Lesbiche Senza Frontiere', la storia di una professoressa libica che si è potuta rifare una vita qui in Italia, sposando la sua compagna

(Il logo di lsf, dal sito)
_MduL, 29 dicembre 2019_
 
Vi riportiamo la storia di Noura (il nome è di fantasia, così come riportato nell'articolo fonte del post), donna rifugiata, originaria della Libia, la quale vive oggi, per fortuna, a Milano, dove ha sposato la sua compagna, per segnalarvi l'esistenza, per quante di voi non ne fossero a conoscenza, del lsf (Lesbiche Senza Frontiere).
Noura, infatti, come riporta la giornalista Rara Piol nel suo articolo per huffingtonpost.it (link in calce al post), ha raccontato all'Agenzia Dire la sua storia di omosessuale in Libia, uno dei tanti paesi africani costantemente in guerra, dove, essere lesbiche è ancora oggi molto difficile.
Questo il suo racconto: “Ho dovuto lasciare la Libia perché c’è la guerra, ma soprattutto perché sono lesbica e con la mia compagna volevamo vivere insieme. Così siamo venute in Italia, e sei mesi fa ci siamo finalmente sposate”.“In libia la situazione per gli omosessuali è difficile”.
Ed infatti, in libia, come denunciano le organizzazioni per i diritti umani, gli esponenti della comunità lgbt+ non hanno per niente una vita facile, essendo vittime di discriminazioni e con il rischio di subire violenze da parte dei gruppi armati ribelli, fondamentalisti islamici. E' normale, dunque, che Noura sia scappata da tale contesto ed è meraviglioso che abbia deciso di venire qui da noi, in Italia, per sentirsi sicura e protetta.

Ciò posto, è bene rimarcare che non basta arrivare sul suolo italico per stare bene ed al sicuro, visto che, in ogni caso, per una persona straniera che non conosce la nostra lingua deve essere terribilmente difficile orientarsi per riuscire ad impostare qui una nuova esistenza.
Queste, infatti, le parole di Noura: “Quando io e la mia compagna siamo arrivate, non riuscivamo a capire una parola. Neanche le leggi sono chiare quindi è stata una grande fortuna avere qualcuno che ci aiutasse, non solo traducendo le informazioni ma anche spiegandoci come funzionano le cose”.
E quel 'qualcuno' sono proprio le lesbiche senza frontiere, che hanno aiutato le due donne libiche ad integrarsi qui da noi. “Abbiamo trovato anche una nuova, grande famiglia”, dice Noura.
Perché il punto è proprio questo, al quale, spesso, non pensiamo e cioè che per i rifugiati omosessuali i problemi non finiscono neanche nei paesi di accoglienza. Spiega Helen Ibry di Lesbiche senza frontiere: “Nella maggior parte dei casi non possono fare riferimento alla loro comunità di origine. Nei centri di accoglienza si sono registrati anche vari casi di aggressione. Una soluzione sarebbe quella di creare, accanto alle stanze per uomini e donne, anche quelle riservate a gay, lesbiche e transessuali. Noi di lesbiche senza frontiere, oltre a fornire corsi di lingua o alfabetizzazione informatica, diamo a queste donne degli spazi dove possono esprimersi liberamente, condividendo esperienze e creando nuovi rapporti, per non sentirsi più sole”.

Ma cosa sappiamo di Lesbiche senza frontiere? Grazie a Rara Piol, sappiamo che lesbiche senza frontiere (lsf), è una delle associazioni che hanno aderito al programma partecipazione di intersos, finanziato dall’agenzia onu per i rifugiati (unhcr), per favorire l’inclusione di migranti e rifugiati nel nostro paese. Sappiamo inoltre che è un'associazione che, vincendo il bando del programma partecipazione, ha ottenuto i soldi necessari per aumentare l’informazione tra le rifugiate lesbiche e per mappare i servizi offerti a migranti e rifugiati a milano e provincia, secondo i due seguenti criteri: valutazione del personale e del servizio offerto e rendicontazione su quali servizi tengono conto delle esigenze della comunità Lgbt+.
Ma, per quelle di noi che volessero saperne di più, ecco i link utili delle lesbiche senza frontiere: sito internet - pagina facebook

Sappiamo, infine, che Noura, con una carriera da docente di storia dell’arte presso l’università di zawiya, sulla costa occidentale del paese, grazie a lesbiche senza frontiere, è riuscita a scappare da un paese in guerra e dalle discriminazioni per venire in Italia, a Milano, dove ha potuto integrarsi e sposare la sua compagna. E questo, se permettete, la troviamo una cosa meravigliosa, che ci fa essere fiere di essere donne lesbiche italiane.

Buona vita Noura.
MduL



Fonte:
Articolo <<"Io, lesbica in Libia, sono scappata in Italia per fuggire dallo stigma": la storia di Noura>> di Rara Piol per huffingtonpost.it del 19/12/2019

Vi segnaliamo il documentario "Un uomo deve essere forte", sulla transizione FtM (da femmina a maschio)

La locandina del documentario "Un uomo deve essere forte" (foto da it.mashable.com)
_MduL, 23 novembre 2019_

Con il presente post vi segnaliamo il documentario "Un uomo deve essere forte", primo documentario italiano su una transizione FtM (da femmina a maschio), presentato al Transgender Day of Remembrance di Roma di quest'anno, avvertendo sin d'ora che quanto da noi riportato è stato estratto dal già perfetto articolo di Corinna Spirito, utilizzato qui come fonte, "Questo documentario sulla transizione femmina-maschio è un manifesto contro i pregiudizi", scritto per it.mashable.com del 20/11/2019, al quale vi rinviamo per una lettura completa della notizia (link in calce al post).

Jack (foto da it.mashable.com)
Questo il sunto. Il documentario, dei registi esordienti Ilaria Ciavattini ed Elsi Perino, racconta il percorso di transizione di Jack, un ragazzo originario della Val Trompia, in provincia di Brescia, nato con caratteri sessuali femminili, che decide di trasformare il suo corpo nell'uomo che ha sempre sentito di essere.
Ecco quindi che il documentario affronta la quotidianità vissuta da Jack, nell'arco di quattro anni, durante la terapia per diventare maschio, caratterizzata da una normalità, stando al documentario, "disarmante", fatta di lavoro, frequentazione degli amici, rapporto con la famiglia (nel caso, il fratello e la madre) e con i suoi dubbi e pensieri sul tipo di uomo che vorrà essere e diventare e tutto ciò, senza alcun contrasto in famiglia, alcun commento infelice sul lavoro e nemmeno prese in giro nel paese...
Si, avete/abbiamo letto bene: alcun contrasto, alcun attacco, alcuna battuta hanno segnato Jack nel suo passaggio dall'essere femmina al diventare maschio. Così lo stesso Jack a Mashable Italia, sul punto "La società è molto più pronta di ciò che crediamo. Ricordo che quando avevo deciso di iniziare il percorso di transizione, avevo paura di dirlo a mia madre perché non ero certo di come avrebbe reagito. Ma poi, quando l'ho fatto, lei mi ha detto: 'Potevi dirmelo prima, se sei felice tu sono felice anche io'. Anche sul luogo di lavoro o nel gruppo di amici ho trovato solo belle parole e disponibilità".
E, ancora, "Ovviamente non tutte le famiglie sono aperte e incoraggianti come la mia ma ciò che ho capito in questi anni è che mostrarsi è il miglior modo per generare un cambiamento. Per esempio un mio collega di lavoro molto chiuso, conservatore e cattolico un giorno mi disse che prima di conoscermi aveva sempre pensato che i transgender e transessuali fossero persone strane invece incontrando me ha capito che siamo persone qualunque. La gente può cambiare idea".

Ed il messaggio del documentario è proprio questo e cioè il fatto che la vita di Jack viene raccontata come la vita di un ragazzo qualunque - quale è - che sta affrontando un percorso di formazione. Un messaggio, dunque, nella sua solo apparente semplicità di profondo rispetto e di uguaglianza, a prescindere dal proprio orientamento sessuale.
Queste le parole della regista Ilaria Ciavattini, rilasciate a Mashable Italia, sul punto: "Le notizie che riguardano donne e uomini transessuali sono spesso legate a temi scandalistici o di cronaca nera. Noi volevamo offrire un punto di vista diverso perché credo che le persone siano molto influenzate dal loro grado di conoscenza di un tema. Il nostro è un film che vuole essere positivo e incoraggiante, una testimonianza del fatto che c'è già un'inclusione abbastanza alta".
 
Un bellissimo messaggio, anche considerando che, ormai da più di ventanni, il 20 novembre si ricordano in tutto il mondo le vittime dell'odio e del pregiudizio anti-transgender. La giornata in memoria, infatti, venne introdotta in America per commemorare una donna transgender, assassinata pochi mesi prima, ripresa poi dalle comunità LGBTQI+ di tutto il mondo per combattere la transfobia.

Tanto dovevamo.
MduL



Fonte:
Articolo "Questo documentario sulla transizione femmina- maschio è un manifesto contro i pregiudizi" di Corinna Spirito per mashable.com del 20/11/2019

Licenziamento della professoressa Giovanna Cristina Vivinetto: è stata discriminazione di genere. Questi gli sviluppi degli ultimi giorni.

La Prof.ssa Giovanna Cristina Vivinetto (huffingtonpost.it)
_MduL, 17 novembre 2019_

Vi segnaliamo la notizia che ha visto coinvolta la giovane, solo 25 anni, Giovanna Cristina Vivinetto, professoressa transessuale licenziata dall’istituto paritario “Kennedy” di Roma, dopo neanche due settimane di lezione.
La poetessa Giovanna Cristina Vivinetto (vincitrice del premio Viareggio Opera Prima per la poesia con “Dolore minimo”), infatti, insegnava letteratura italiana al triennio del liceo linguistico dell’istituto paritario Kennedy di Roma, dove era stata assunta lo scorso 23 settembre, per poi essere licenziata in tronco dopo pochi giorni.
Questo il suo lungo sfogo su Facebook: “Dopo appena due settimane di servizio, ieri la scuola paritaria mi ha licenziata in tronco, con motivazioni confuse e poco credibili come: sono indietro col programma, spiego troppo velocemente, non riesco a farmi rispettare dai ragazzi, non ho la tempra del docente perché, per ‘vocazione’, sono una poeta tout court. Ora, dopo cinque anni di studi letterari e tutta l’esperienza fatta da oratrice nel corso gli ultimi due anni in giro per l’italia, vi immaginate mentre spiego gli ‘Inni Sacri’ e le tre edizioni dei ‘Promessi Sposi’ di Manzoni e nel frattempo parlo di tutt’altro passando di palo in frasca?”.
La cosa, dunque, è parsa strana da subito, anche perché i ragazzi, suoi allievi, al contrario, le hanno testimoniato personalmente il loro entusiasmo per le sue lezioni. Riporta infatti la Vivinetto: “Venivano da me per confidarmi i loro problemi, gli eventi di ‘bullismo’ dentro la scuola, i loro desideri e aspirazioni. Volevano leggere le mie poesie, scriverne di loro pugno. Uno di loro è venuto a portarmi il suo prezioso quaderno con tutte le sue poesie scritte a mano”.
Da qui, dunque, il legittimo dubbio e la convinzione della Vivinetto che alla base del licenziamento ci sia tutt'altro che la presunta inefficienza e mancanza di giusta metodica educativa. Queste le sue parole: “Probabilmente c’entra il fatto che io sia una donna transessuale, e questo sarebbe molto più triste e ingiusto”.
Queste le reazioni della Vivinetto nell'immediatezza dell'evento, così come riportate dall'articolo dell'huffingtonpost.it del 15/10/2019 (link in calce al post) da noi sopra sintetizzato. Sennonché, oggi si torna a parlarne sono le nuove azioni intraprese dalla professoressa la quale ha dichiarato “Andrò fino in fondo. Son pronta a fare causa alla scuola per discriminazione di genere”. 
A spingere la Vivinetto all'iniziativa giudiziaria, la testimonianza di due ex colleghi universitari che hanno svolto un colloquio di assunzione nella stessa scuola. 
Grazie infatti al racconto di uno di questi suoi due colleghi, è venuta a sapere che immediatamente, il giorno dopo il suo allontanamento, si sono tenuti nuovi colloqui per sostituirla e solo il caso ha voluto che uno dei candidati per questi colloqui, fosse un suo collega universitario, il quale, subito dopo l’incontro l'ha contattata via Facebook, raccontandogli che la proprietaria della scuola si era lamentata del fatto che lui avesse un piercing e che quindi doveva escluderlo tra la rosa dei candidati al posto, anche perché, così a motivato la preside “nella scuola ci sono molte famiglie ricche e bigotte, tanto che abbiamo dovuto anche licenziare Giovanna Vivinetto, perché transessuale”.
Ecco fatto!. Ecco, la dimostrazione e la prova dell'avvenuta discriminazione di genere. Alla Vivinetto, dunque, non resta che adire le vie legali per far valere un suo (e nostro, di noi tutti, società civile intera) diritto fondamentale, contestualmente denunciando la discriminazione.
A tal fine, avendo la professoressa Vivinetto registrato tali parole della preside, è ora pronta a mettere tutto in atti per poter finalmente dimostrare che il suo licenziamento non è stato dovuto alla sua incapacità professionale, con le conseguenze che da ciò potevano derivare, ma da una discriminazione di genere, con tutte le conseguenze - qui si - che ciò comporta e cioè un inevitabile quanto legittima richiesta di risarcimento dei danni, dovuta dal fatto che così agendo la scuola ha screditato l'immagine sia di insegnante sia di scrittrice.
Ma non basta, perché, come riportato nell'articolo del corriere.it (link in calce al post) nei giorni scorsi la Vivinetto  ha lanciato la seguente petizione su change.org, che ha raggiunto in pochi giorni quasi 15mila firme, “Mi rivolgo innanzitutto alla scuola nel tentativo di una saggia presa di coscienza circa l’errore commesso in modo da poter correggere il tiro e risolvere il problema prima di dover arrivare in tribunale e, in tal caso, dover rispondere ad un giudice del lavoro. Mi rivolgo alle associazioni LGBT e a tutte le realtà che tutelano le minoranze in difficoltà, per creare una maggiore e capillare sensibilizzazione in merito alla tematica della discriminazione in contesto lavorativo. Mi rivolgo ai sindacati affinché simili incomprensibili ambiguità non avvengano più nei luoghi di lavoro e affinché possano fare chiarezza indagando su questo caso increscioso e assurdo, analizzando tutti i contratti di lavoro stipulati nella scuola con gli altri docenti”.
Chiude, infine, rivolgendosi direttamente al Ministro Lorenzo Fioramonti “poiché possa prendersi carico di questa vicenda rappresentativa di molte altre e avvii un’ispezione in tutte quelle scuole che assumono docenti con contratti poco chiari, mettendo poi in atto dinamiche oscure e spesso illegittime per licenziarli”. 

Non possiamo che essere d'accordo con la professoressa Vivinetto e darle tutto il nostro sostegno.
MduL





Fonti
Articolo Roma, la prof transessuale licenziata dopo nove giorni di lezione: “Pronta a fare causa per discriminazione” di Alex Corlazzoli per ilfattoquotidiano.it del 16/11/2019
Articolo Roma, prof transessuale licenziata: «Discriminata, farò causa alla scuola» della redazione di roma.corriere.it del 13/11/2019
Articolo "Licenziata perché trans". La denuncia della prof poetessa Giovanna Cristina Vivinetto, su huffingtonpost.it del 15/10/2019

'Steven Universe-The Movie': il lungometraggio tratto dall'omonima serie di Rebecca Sugar, che ha il coraggio e la forza di rappresentare ai bambini un mondo inclusivo e rispettoso delle differenze LGBTQI+

Rebecca Sugar, autrice di 'Steven Universe-The Movie' (foto repubblica.it)
_MduL, 9 novembre 2019_

Nel contesto del  Lucca Comics & Games, tenutosi quest'anno presso la deliziosa città Toscana dal 30 ottobre al 3 novembre scorsi, è emerso qualche cosa di interessante anche per noi del mondo Lgbtqi. Apprendiamo infatti la notizia che è in arrivo per il prossimo anno, 2020, su Cartoon Network, il lungometraggio 'Steven Universe - The Movie', tratto dall'omonima serie dedicata ai bambini, che, stante il suo annunciato contenuto inclusivo e rappresentativo di ogni tipo di amore, ha già prodotto censure e scandali!.
Autrice è Rebecca Sugar, nata il 9 luglio del 1987 a Silver Springs, nel Maryland, Stati Uniti, che è animatrice, sceneggiatrice e anche compositrice di musica. Canta e suona e realizza personalmente, con l'aiuto di interpreti come Estelle, Patti LuPone, Chance the Rapper e Aimee Mann, le colonne sonore dei suoi lavori. 
Questo il sunto del suo già corposo curriculum. La Sugar, dopo essere uscita dalla School of Visual Arts di New York con il massimi voti, è diventata una delle responsabili del successo di Adventure Time, una serie animata leggendaria e premiatissima (Emmy, Golden Reel, British Academy Children's Awards, ha portato a casa quasi tutto) capace di bucare il piccolo schermo e diventare tanto altro: un fumetto, un videogioco, un film (attualmente in lavorazione), per non parlare dei gadget, inclusi dei fantastici - è il caso di dirlo - set della Lego.
Tanti i riconoscimenti ed i premi vinti da questa fantastica ragazza che, nel suo lavoro, è riuscita ad emergere con forza e bravura, non per niente nel 2013 è stata la prima donna ad aver ideato e creato in modo completamente autonomo una serie animata all'interno delle produzioni di Cartoon Network, Steven Universe. 
Queste le sue parole, speriamo profetiche, sul futuro: "Sono molto ottimista rispetto al futuro, penso sia indispensabile avere nuovi prodotti realizzati da chi, fino a oggi, è stato considerato un individuo marginale. È necessario avere più punti di vista rappresentati, che gente diversa possa metterci del suo: ci sono milioni di bambini nel mondo che guardano questi show ed è sbagliato avere una connessione univoca tra un solo tipo di persona e milioni di bambini. Ogni punto di vista di ogni singolo bambino deve essere rappresentato e solo un team può riuscirci".

'Steven Universe-The Movie' (repubblica.it)
Specchio fedele di questa sua filosofia di vita, le sue opere, infatti, sia Adventure Time che Steven Universe (nominato a tre Emmy Award e cinque Annie Award) - ambientato nella cittadina marina Beach City dove vivono le Crystal Gems, un gruppo di Gemme di ogni forma, ordine e colore che devono proteggere la Terra da mille pericoli con l'aiuto di Steven, un ragazzino metà Gemma e metà umano - sono il modo che Rebecca ha trovato per raccontare la propria vita. 
Rappresentano un mondo fluido e libero dove non importa se sei bianco, nero o rosa, non conta se sei una donna che ama una donna, un uomo che ama un uomo o una creatura a metà che ama qualcos'altro di altrettanto indefinibile. Ciò che importa è solo l'amore

Queste le parole della Sugar: "Le Gemme sono state il mio modo per esprimermi. Come bisessuale e di genere non-binario sono grata di aver portato queste tematiche all'interno di uno show per i più piccoli. Tutto quello che scrivo è frutto o dalla mia esperienza personale o delle esperienze dei componenti del mio staff. È davvero necessario e importante ciò che stiamo facendo e siamo orgogliosi di quel che ne è venuto fuori" e poi, continua, "È un modo per parlare in modo diretto ai bambini che, senza sovrastrutture o giri di parole inutili, possono vedere fin dalla più tenera età la realtà delle cose: cose che esistono, che non ha senso nascondere. Quando ero piccola, nessuno mi ha mai spiegato nulla a riguardo: chissà, forse se l'avessero fatto avrei avuto meno difficoltà".

Ciò detto, se volete farvi un'idea più precisa e dettagliata su Rebecca Sugar e sulle sue opere, andate QUI, all'Articolo "Rebecca Sugar, la rivoluzionaria animatrice Lgbtq+ trasforma Steven Universe in un film: "Spero che chi lo guarda abbracci il cambiamento, invece di esserne spaventato"" di Valeria Rusconi per repubblica.it del 2/11/2019. Articolo dal quale abbiamo tratto le foto e tutte le informazioni che avete letto fino a questo punto.


Meravigliosa Rebecca Sugar, Grazie!
(e grazie anche a Valeria Rusconi per il suo articolo)
MduL