Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

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Omofobia - Palermo: ragazza picchiata a sangue da baby gang solo per il suo aspetto 'mascolino' e perché lesbica

Giada Tripi (foto blogsicilia.it)
 
_MduL, 12 giugno 2022_
 
Ed ecco un'altra storia, un altro episodio omofobo del quale, visto che ci siamo, riteniamo doveroso parlare per poterci indignare ancora una volta insieme. 
 
Questa volta siamo in Sicilia, a Palermo e la storia riguarda dei giovanissimi, sia per quanto riguarda i carnefici che la vittima.
'Vittima' che si chiama Giada Tripi, una ragazza di 21 anni dello Sperone, che il 31 maggio è stata picchiata a sangue per il suo aspetto e per il suo essere omosessuale da una baby gang, presso il centro commerciale Forum di Brancaccio.
 
Questo il suo racconto:
"Stavo andando al centro commerciale per un colloquio di lavoro, ero sul tram quando il branco ha iniziato a insultarmi e a deridermi per come ero vestita, per il mio taglio di capelli, per il mio aspetto secondo loro troppo mascolino per una donna. Ho cercato di farli smettere, ma ogni mia parola era come gettare benzina sul fuoco.
Sono scesa al capolinea a mi hanno seguito, sempre più vicini, sempre più aggressivi. Fino a quando, dentro il Forum, mi hanno fatto cadere a terra. A quel punto ho sentito solo i calci e i pugni in faccia e al corpo. Ho provato a difendermi ma erano in cinque". 
E, ancora, e questa è la parte più desolante, riportata da Giada a commento delle foto dell'aggressione: "Chi stava facendo shopping o si stava recando al centro commerciale si nascondeva nell'indifferenza perché "non tocca loro" e infatti, mi hanno tolto questi ragazzini di dosso solo quando tutti e cinque si stavano divertendo a picchiarmi violentemente mentre io ero a terra".
Divertimento che si è concluso, come riporta sempre Giada "Solo quando è arrivata la sicurezza del centro commerciale e la polizia sono scappati lasciandomi dolorante a terra. Quando ho visto i medici del 118 ho capito che l'incubo era finito, mi hanno portata in ospedale per medicarmi".
 
Il volto tumefatto di Giada (repubblica.it)
Insomma, un altro tristemente noto episodio di omofobia e di indifferenza civile che, come sempre, ci colpisce ed indigna fortemente lì per lì, ma del quale ci si dimentica in fretta, sennoché, questa volta, l'accadimento è stato, oltre che prontamente denunciato alla polizia, da Giada amplificato e portato alla conoscenza di tutti, prima pubblicando un lungo post su Facebook, con le
foto del viso tumefatto e dei tagli e gli ematomi del feroce pestaggio, senza filtri, anche per incoraggiare chi si è trovato nella sua stessa situazione a denunciare le violenze omofobe e poi mettendoci proprio la faccia e tutta sè stessa, rilasciando un'intervista ad un notiziario tv.
 
Intervista che abbiamo solo per caso avuto modo di vedere e che, possiamo assicurarvi, fa trasparire la grandezza di questa giovane donna, la quale, pur se di appena 21 anni, ha dimostrato e dimostra una maturità ed una consapevolezza notevoli. E ciò, come dice lei stessa in un passaggio dell'intervista, è certamente frutto suo ma anche dei suoi genitori che, come è evidente, l'hanno cresciuta proprio bene.
Insomma, ci è parsa davvero una ragazza in gamba.
 
Infine, per dovere di cronaca: la polizia ha acquisito tutti i filmati delle telecamere del Forum e sta identificando i cinque componenti della baby gang. Alcuni sarebbero già stati identificati e a breve si attendono sviluppi. Da quanto si apprende si tratta di uno dei gruppi che si muove lungo la linea 1 del tram, già responsabili di danneggiamenti ai convogli e minacce ad autisti e passeggeri.

Da segnalare che per Giada, diplomanda all'istituto turistico, non è la prima aggressione. Stante 'il suo aspetto ritenuto mascolino' (ma che brutta frase!!), a quanto racconta, ne ha subite altre due, "...ma erano soprattutto insulti e minacce. Mai un pestaggio come al Forum". 
Comprensibile e condividibile, dunque, la paura, avremmo paura anche noi. Ma poi, la giovane donna, aggiunge "Ho il terrore di uscire di casa, ma non posso più rimanere in silenzio. Con il silenzio vincono loro. E' stato molto difficile trovare il coraggio di denunciare ma in commissariato ho trovato persone che mi hanno aiutato e protetto".
E, conclude,  "Quello che mi è successo non è solamente una mia lotta, ma appartiene anche a chi subisce violenze sulla base dei suoi orientamenti o solo perché viene considerato un diverso. Chi dice che il Ddl Zan non ha senso evidentemente non sa cosa significhi passare quello che sto attraversando io e chi è come me. Non bisogna rimanere nell'indifferenza, altrimenti hanno vinto loro".
 
E' proprio così, piccola/grande Giada. 
Grazie.
MduL 
 
 
 
Fonti ed approfondimenti:
Articolo "Omofobia: Insulti e minacce, poi cominciano a picchiarla. La denuncia di una ragazza a Palermo: "Ho il terrore di uscire da casa"" di Francesco Patanè per repubblica.it del 10/06/2022;
Articolo "Palermo, la denuncia di una ragazza: “Picchiata da una baby gang per omofobia”" di F.Q. per ilfattoquotidiano.it del 10&06/2022;
Articolo "La mia vita da incubo: la storia di Giada Tripi" di Alice Marchese per blogsicilia.it del 10/06/2022.

Omofobia: a Napoli cerca casa, la trova, ma quando la proprietaria scopre che la ragazza che vuole affitare ci andrà a vivere con la sua compagna, le nega l'affitto. Ecco lo screenshot della conversazione.

 
Napoli (cdn.getyourguide.com)
_MduL, 11 giugno 2022_
 
Ancora un inqualificabile episodio di omofobia, ancora in Italia, ancora nel 2022. Questa volta siamo a Napoli (per inciso, una delle città che, da sempre, sono state e sono tra le più accoglienti e con meno pregiudizi) e la storia riguarda Rita e la sua compagna Sabrina. Ecco cosa è successo.
 
Rita, una donna di 28 anni di Benevento, che lavora e vive a Napoli, dovendo cercare casa in affitto in città, ha messo su alcuni gruppi Facebook un annuncio per la ricerca di un appartamento per due persone al centro storico di Napoli.
Ad un certo punto, una signora, il cui nick name è Sophia Loren, che aveva una casa da proporle, l'ha contattata ed hanno iniziato una conversazione in chat per addivenire ad un accordo.
Conversazione che, come è ovvio, puntava a far conoscere le parti ed a capire se vi fossero i margini per un accordo ma che, come è assolutamente fuori da ogni logica, è finita in malo modo a causa dei pregiudizi e dell'omofobia della padrona di casa, la quale, appena ha letto che la casa che avrebbe affittato a Rita sarebbe stata condivisa con la sua compagna Sabrina, si è tirata indietro così motivando “Nulla contro, ma voglio solo studenti puliti e referenziati e al massimo ospito coppie eterosessuali” (testuali parole!).
Non ci credete? Ecco qui lo screenshot della conversazione, così come pubblicata dal corriere (link ad articolo in calce al post). Attenzione, però, perché le colonne non sono in ordine, la colonna centrale, infatti, secondo noi, per avere un senso, va letta per ultima.
 
Lo screenshot della conversazione tra Rita e la signora "Sophia Loren"

 
A nulla, poi, è servito che Rita provasse a farle trovare la ragione, spiegandole che lei e Sabrina, di 4 anni più grande, sono entrambe lavoratrici: una graphic designer, l’altra impiegata nell’azienda di famiglia, e che i loro pagamenti, dunque, sarebbero stati sicuri e puntuali (chi affitta, infatti, di solito, la prima e principale cosa che valuta è l'affidabilità sia della persona che dell'emolumento economico).
Ma tant'è, visto che contro i pregiudizi (basati su tutto, tranne che sulla ragione) non vi è nulla da fare, Rita e Sabrina sono rimaste senza casa e la signora ancora aspetta studenti, magari eterosessuali (eh, signora, non è detto...), ma che le rovineranno la casa e salteranno dei pagamenti (da leggersi: premesso che tutti gli studenti e le studentesse universitarie - noi siamo state tra quelle - in affitto sono bravissime e puntualissime persone nei pagamenti e nella corretta tenuta e gestione dell'immobile, esistono, come è evidente, delle sporadiche eccezioni che più di un guaio hanno causato ai padroni di casa...Ecco, noi auguriamo alla signora di Napoli, di trovare quest'ultimo tipo di studente, che avveri l'eccezione che conferma la regola, etero o omosessuale che sia, anche se sarebbe ancora meglio se fosse un omosessuale artatamente spacciatosi per eterosessuale...).
 
MduL


Fonte:
Articolo: "Napoli, le negano affitto perché gay, Rita: «Io, offesa e discriminata: mi ha detto “solo coppie eterosessuali”» di Chiara Marasca per corrieredelmezzogiorno.corriere.it dell'8/06/2022

Omofobia - ad Alessandria un'aggressione omofoba da parte di un vicino ad una donna di 53 anni, solo perché lesbica

Claudia Cecconello dopo l'aggressione (foto repubblica.it)
 
_MduL, 14 maggio 2022_
 
E' sempre così: a fronte di alcuni, magari importanti e significativi passi avanti del mondo Lgbtqi+, ci sono delle sempre gravi recrudescenze omofobe di cui siamo costrette a darvi conto.
 
In questo caso vi raccontiamo la storia, così come l'abbiamo letta nell'articolo di  Carlotta Rocci (link in calce al post), che ha coinvolto Claudia Cecconello, una donna lesbica di 53 anni che vive ad Alessandria.
 
La donna, che abita in un condominio del rione Cristo di Alessandria, nella giornata di venerdì 6 maggio, è stata avvicinata dal vicino di casa, il quale l'ha apostrofata dicendole, di punto in bianco, "Sei una lesbica di m..." e l'ha aggredita a calci e pugni, spingendola giù dalle scale del condomino. 
Nello specifico, come raccontato sui social da una sua amica, l'ascensore era stato manomesso e non funzionava: il vicino l'ha raggiunta, insultata, fatta cadere dalla rampa di scale, poi l'ha presa a pugni in piena faccia.
Ferita, Claudia è riuscita a nascondersi in casa: ha chiesto aiuto e ha chiamato la polizia. Poi è stata trasportata in ospedale. Sull'episodio la polizia ha aperto un'indagine.
 
Claudia, infatti,  che si era trasferita al terzo piano del palazzo del rione Cristo dieci anni fa, racconta che già da tempo era vittima di dispetti, ma questa è la prima volta che viene aggredita. Così, senza motivo, solo perché lesbica!.
 
Nessun commento, solo, forza Claudia!.
MduL 
 


Fonte:
Articolo "Alessandria, "Sei una lesbica di m...": il vicino la picchia e la butta giù dalle scale" di Carlotta Rocci per repubblica.it del 9/05/2022

Omofobia - Pesaro. Ancora un brutto episodio omofobo ad opera di un padre che, con l'ausilio della madre, picchia la figlia solo perché lesbica

La foto dell'hotel "Due Pavoni" riportata nell'articolo del corriere.it

 _MduL, 14 novembre 2021_

Non è possibile dover scrivere ancora di questi fatti assurdi, ma tant'è...

In questo caso, vi parliamo e raccontiamo la storia di una ragazza lesbica che, a Pesaro, è stata aggredita dal padre, con l'ausilio della madre, solo ed esclusivamente perché lesbica e che è stata salvata grazie all'intervento di un addetto dell'albergo davanti al quale ha avuto luogo l'aggressione.

Il padre, un tunisino musulmano di 53 anni, non accettando il fatto che la figlia fosse lesbica, in mezzo alla strada e davanti a tutti i passanti, con il supporto della madre della ragazza, ha iniziato ad inveire sulla povera ventenne, dapprima tirandole i capelli, quindi trascinandola fuori dalla macchina, nella quale si trovava con la propria fidanzata, e colpendola con due schiaffi in pieno viso.
A quel punto, è intervenuto Roberto, ragazzo che lavora nell'hotel "Due Pavoni" per potare la ragazza - e la sua fidanzata - in salvo dentro la hall dell'albergo ed impedendo ai genitori di entrare.

Ma vediamo, più in dettaglio cosa è successo sabato scorso, nel primo pomeriggio, vicino al lungo mare di Pesaro, davanti all'hotel "Due pavoni", nel racconto della giornalista Margherita Montanari (link all'articolo in calce al post).

"Non era un caso che l’uomo, quel pomeriggio, si trovasse proprio nella stessa zona frequentata dalla figlia. L’ha seguita per coglierla in presenza della fidanzata e allontanarla da lei. Ha iniziato a urlarle contro, l’ha afferrata per i capelli e ha scagliato tutta la sua ira su di lei, spronato dalla moglie e madre della ragazza. Quando il padre ha alzato le mani, la 59enne pesarese, anziché mettersi a scudo della figlia, le urlava contro. 

Una scena da far gelare il sangue, ma davanti alla quale un dipendente dell’hotel Due Pavoni, vicino al luogo dell’aggressione, è intervenuto. In uno scatto, ha preso la ragazza e l’ha portata all’interno della hall, mettendola al sicuro. A maggior ragione, l’ha tenuta dentro quando ha scoperto il motivo del litigio. 

«La ragazza piangeva, era agitata, sembrava sul punto di esplodere. Mi ha detto che era stata schiaffeggiata dal padre e che anche la madre le rendeva la vita impossibile perché non accettavano il suo essere lesbica — ha riferito Roberto al Resto del Carlino — Ho impedito ai genitori di metter piede nell’hotel, ordinando loro di stare fuori dalla proprietà o avrei chiamato la polizia. 

Mi sono preoccupato della ragazza ferma in macchina, dicendole di scendere e di venire in hotel senza paura. Nessuno l’avrebbe toccata». 

Poi, la ragazza ha chiesto di fare entrare la madre per poter parlare. Ma tra le due è scoppiato subito un diverbio acceso. 

A quel punto, Roberto ha di nuovo allontanato la 59enne per evitare una nuova escalation. 

Sul momento, la figlia non ha voluto chiamare la polizia, per evitare guai ai genitori. Ma a quanto dichiarato dal dipendente dell’hotel sarebbe andata a sporgere denuncia. 

Quando i genitori si sono allontanati dall’hotel, sono arrivati degli amici delle ragazze, con cui si sono allontanati. Da quel giorno, la ragazza è andata fuori di casa".

E come non concordare con le parole di Giacomo Galeotti, presidente provinciale di Arcigay, il quale, dopo l’affossamento del Ddl Zan, il disegno di legge pensato per inasprire le pene contro i reati d’odio motivati dall’orientamento sessuale, avvenuto in parlamento, registra come «Negli ultimi tempi abbiamo notato un aumento delle aggressioni verbali e anche quelle fisiche. Questa è la terza di cui abbiamo riscontro dall’inizio dell’anno, ma ovviamente immaginiamo che sia un dato molto sottostimato. Ora, dopo aver visto quanto avvenuto in Parlamento, la situazione è tanto più grave, perché alcune persone si sentiranno legittimate a compiere questi gesti».

Parimenti pienamente concordi sulle parole di Galeotti rilasciate in merito al rapporto tra forti credenze religiose e la denegazione del diritto alla sessualità dei propri figli, laddove dichiara che «la questione non riguarda una cultura in particolare, o genitori di specifiche provenienze». «Si tratta di un problema di mentalità che è trasversale, anche se lo riscontriamo molto di più in famiglie con forti credenze religiose».

Figli che, per fortuna, sono tanto più avanti. E' di questi giorni la notizia della protesta dei ragazzi di un liceo di Monza che sono andati a lezione con delle gonne, per rimarcare il diritto di ognuno ad essere come ritiene più giusto ed è sempre di questi giorni la notizia delle ragazze di un'altra scuola che, all'invito della Preside ad omettere il top per le attività scolastiche perché potrebbero turbare i maschi, si sono tutte presentate in top.

Non resta che affidarci alla loro generazione.

MduL

 

Fonti:
Articolo "Pesaro, picchiata in strada dal padre perché lesbica. Salvata dall’addetto di un albergo" di Margherita Montanari per corriere.it del 9/11/2021; 
Articolo "Pesaro: rivela di essere lesbica, genitori si appostano e la picchiano all’uscita dal lavoro" di Antonio Palma per fanpage.it del 9/11/2021.

DDL ZAN: tutto da rifare!! Ancora una volta nel nostro paese i diritti Lgbtqi+ sono stati calpestati in funzione delle alleanze per l'elezione del prossimo Presidente della Repubblica. La storia secondo noi: un nome su tutti, Matteo Renzi

(Foto cgil.lombardia.it)

 _MduL, 31 ottobre 2021_

Prima di aggiornarvi con la sciagurata e vergognosa pagina di storia italica che si è avuta lo scorso 27 ottobre, abbiamo aspettato qualche giorno, giusto il tempo di sbollire almeno un pochino della rabbia e della delusione che ci attanagliano.

Rabbia perché una legge così importante (cioè la legge contro l'omotransfobia ed i reati di odio, cd "legge Zan") è stata fatta oggetto di rivalse/conteggi/prove tecniche di maggioranze politiche che andranno a votare in Parlamento congiunto, tra pochi mesi, il prossimo Presidente della Repubblica; delusione perché, ancora una volta, non ci si sente rappresentati da questo parlamento che sempre più e sempre più platealmente calpesta i diritti civili dei cittadini - tutti - che dovrebbe rappresentare.

Ciò posto, la notizia è questa.

Lo scorso 27 ottobre, in Senato, si è tenuta l'ultima votazione del Disegno di legge "Zan", relativo  a "Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità". Ultima votazione, nel senso che il disegno di legge, dovendo essere approvato nello stesso testo sia dalla Camera dei deputati che dal Senato della Repubblica, dopo essere stato approvato definitivamente alla Camera, era passato, appunto, al Senato per l'ultima approvazione definitiva. Fosse stato approvato, infatti, sarebbe diventato finalmente Legge, entrando in vigore la sua tutela decorsi i termini per la pubblicazione.

Non stiamo qui a spiegarvi e ricapitolarvi tutte le vicissitudini ed i giochetti parlamentari che sono stati posti in essere dalla destra, in particolare dalla Lega, per evitare/snaturare/posticipare l'approvazione del ddl Zan mentre era alla Camera, perché, alla fine, il testo è comunque stato licenziato ed è passato, come detto, al Senato per la sua definitiva approvazione.

Di tale passaggio e calendarizzazione in Senato si è fatto portavoce e sostenitore il segretario del Pd, Enrico Letta, che su detta legge si è molto speso. E proprio questo è stato il primo guaio: dove c'è Letta, c'è Matteo Renzi e quest'ultimo, certo, non poteva farsi sfuggire l'occasione di dare - ancora una volta (ormai è proverbiale e di uso comune il "stai sereno", rivolto da Renzi a Letta anni fa, poco prima di pugnalarlo alle spalle e di prendergli la Presidenza del Consiglio) - una lezione a Letta, forte del numero dei suoi senatori di Italia Viva (senatori che, è bene comunque ricordarlo, sono stati a suo tempo eletti nel e per il Partito Democratico...ma questa è un'altra storia), che, haimé, nel Senato della Repubblica fanno la differenza tra la bocciatura o l'approvazione di una legge.

Ma non è solo per questo che i senatori renziani (Renzi, si segnala, non era nemmeno presente, essendo occupato in Arabia Saudita...) hanno affossato il ddl Zan, ma anche, e soprattutto, perché tale prova di forza di Italia Viva è servita a Renzi per rendersi quasi indispensabile alla destra per l'elezione di un Capo dello Stato di loro gradimento.

Nella partita dell'elezione del prossimo Presidente della Repubblica, infatti, la destra, con anche i voti di Italia Viva (e della maggior parte dei grandi elettori, visto che gran parte dei Governatori delle Regioni sono stati eletti dalla destra), potrebbe, dal 4 scrutinio in poi, arrivare a far eleggere un proprio candidato, a differenza della sinistra che, almeno sulla carta, non avrebbe alcuna possibilità. Insomma, così agendo - cioè affossando il ddl Zan - Renzi ha dimostrato alla destra di poter essere l'ago della bilancia per le prossime votazioni importanti, e questo ha, indubbiamente, un forte peso politico.

Nel caso specifico del DDL Zan, quindi, come detto, si suppone (dobbiamo scrivere così, ma la matematica non è un'opinione) che siano stati proprio i senatori di Italia Viva a fare la differenza e, dunque, a far bocciare la legge, votando in modo opposto rispetto a come avevano votato alla Camera dei deputati (lì, infatti, avevano votato a favore del ddl).

Insomma, senza continuare a dilungarsi (scusate, ma come detto, la rabbia e la delusione continuano ad avere la meglio) il DDL Zan è stato affossato in Senato grazie all'opera congiunta del Presidente del Senato, Alberti Casellati (la quale, secondo noi forzando il regolamento parlamentare, ha riconosciuto la possibilità del voto segreto e non palese, così consentendo l'agire dei franchi tiratori renziani e non solo), prima ancora del Leghista Calderoli (ideatore della proposta di 'tagliola', cioè di non voto agli articoli), di Renzi e della destra tutta.

Deprecabile e disgustoso, poi, il giubilo e gli applausi dei senatori di destra, seguiti alla proclamazione della bocciatura del ddl Zan.

Ma ecco, tecnicamente, cosa è successo in Senato mercoledì scorso, nella ricostruzione fattane da tg24.sky.it (qui link all'articolo).

L’Aula di Palazzo Madama, con voto segreto, si è espressa a favore della cosiddetta “tagliola” (frutto della mente di Calderoli) che fa saltare l’esame degli articoli ed emendamenti al testo. 

La "Tagliola" è una procedura parlamentare, prevista all'art. 96 del regolamento del Senato, relativo alla "Proposta di non passare all'esame degli articoli", che recita: "Prima che abbia inizio l'esame degli articoli di un disegno di legge, un senatore per ciascun gruppo può avanzare la proposta che non si passi a tale esame". E ancora: "La votazione della proposta ha la precedenza su quella degli ordini del giorno". 

A richiederla, come detto, sono stati Lega e Fratelli d'Italia, su un'idea del leghista Calderoli, che così hanno raggiunto il loro scopo di bloccare il disegno di legge.

Ma non basta, perché, sempre Lega e Fratelli d'Italia, appellandosi all'art. 133 del Regolamento, hanno richiesto il voto segreto, anziché palese. Tale richiesta, che deve essere sostenuta da almeno 20 senatori e che viene decisa dalla presidenza di Palazzo Madama, è stata dalla Presidente Elisabetta Alberti Casellati accolta, richiamando il regolamento ed i precedenti.

Quindi, dopo la discussione generale sul disegno di legge, a causa di questo procedimento (tagliola + voto segreto),  non si è andati avanti con l'esame dei vari articoli e con il voto degli emendamenti presentati. 

Il disegno di legge che, quindi, risulta essere stato bocciato, essendo stato in tal modo l'intero iter parlamentare bloccato. 

Si dovrà ripartire da zero presentando una nuova proposta di legge, non prima però di 6 mesi. 

Si specifica che a favore della tagliola, chiesta, come detto, da Lega e Fratelli d’Italia, hanno votato 154 senatori, mentre 131 hanno detto no e due si sono astenuti: ad affossare la legge sono stati quindi 23 voti (di cui 16 inaspettati perché avrebbero dovuto essere a favore della legge..e, se ve lo state chiedendo, i senatori di Italia Viva, se non ci ricordiamo male, sono circa 14...).

Ad oggi, dunque, il tanto lavoro portato avanti per riuscire a far avere anche all'Italia - finalmente - una legge contro l'omofobia ed i crimini d'odio è stato buttato alle ortiche e si dovrà ricominciare tutto daccapo, non prima, però, di altri sei mesi, tanto è il termine di legge previsto per poter ripresentare una legge sullo stesso argomento.

Disegno di legge che, come già scritto altre volte, altro non voleva se non equiparare le manifestazioni di odio fondate sull'omofobia e sulla transfobia a quelle, già riconosciute e punite dal nostro ordinamento, fondate su motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o rivolte contro gli appartenenti alle minoranze linguistiche.

Cosa c'era di male? Cosa di sbagliato?

MduL

 

P.S.: per capire davvero che cosa era il ddl Zan, vi riportiamo anche qui le parole introduttive del DDL Zan, cioè della proposta di legge n. 868, presentata alla Camera dei Deputati lo scorso 4 luglio 2018

"La presente proposta di legge è volta a estendere alle discriminazioni fondate sull'omofobia e la transfobia le sanzioni penali introdotte dall'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654 (cosiddetta «legge Reale», poi modificata dal decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205 – cosiddetta «legge Mancino»), che ha reso esecutiva la convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, fatta a New York il 7 marzo 1966, da ultimo trasposte negli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale. 

L'intenzione è quella di equiparare le manifestazioni di odio fondate sull'omofobia e sulla transfobia a quelle, già riconosciute e punite dal nostro ordinamento, fondate su motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o rivolte contro gli appartenenti alle minoranze linguistiche.

In questo modo si potrà finalmente rimuovere l'irrazionale differenza che esiste nel nostro Paese, per esempio, tra l'apporre uno striscione gravemente razzista in uno stadio – il che può, almeno in teoria, configurare una condotta antigiuridica – e l'apporre il medesimo striscione, riportante le medesime parole di dileggio, nei confronti delle persone omosessuali.

Ultime notizie ed aggiornamenti flash prima delle ferie

  
_MduL, 21 luglio 2021_
 
Prima di andare in ferie, ci sembra doveroso darvi almeno un accenno alle ultime notizie ed aggiornamenti intervenuti questa settimana.

1. CELESBIAN - Una bella notizia sulla pallavolista PAOLA EGONU.

Paola Egonu (foto mondotv24.it)

La pallavolista Paola Egonu
, che tante soddisfazioni ci ha dato a fine 2018, allorquando ha resa pubblica la sua omosessualità, è stata scelta dal CIO come portabandiera delle Olimpiadi di Tokyo 2020, che si svolgereanno nel paese nipponico, salvo imprevisti dell'ultimo minuto, nei prossimi giorni.
 
La pallavolista italiana, infatti, porterà, insieme ad altri atleti, il vessillo a cinque cerchi a Tokyo nell’inaugurazione dei Giochi giapponesi in programma allo Stadio Olimpico venerdì 23 luglio. 
 
Grande emozione per la ventiduenne pallavolista azzurra, che, informata della decisione dal presidente del CONI, Giovanni Malagò, ha dichiarato: "Sono molto onorata per l'incarico che mi è stato assegnato di far parte del CIO per portare la bandiera olimpica. Mi ha fatto emozionare appena il presidente Malagò me l’ha detto, perché mi ritrovo a rappresentare gli atleti di tutto il mondo ed è una grossa responsabilità: attraverso me esprimerò e sfilerò per ogni atleta di questo pianeta".

Notizia, dunque, molto bella e che ci coinvolge direttamente, essendo, come detto, la Egonu lesbico, certo, ci dispiace un pochino che in ognuno degli articoli che abbiamo letto si parla della sua libertà, del suo carisma, della sua bravura e di altre cose tutte giuste e vere, ma nessuno, almeno fino agli articoli letti ad oggi, ha parlato o parla direttamente del suo essere anche meravigliosamente lesbica.
 
Fonti ed Approfondimenti:
Post MduL "Le Italiane che vorremmo essere: Paola Egonu, vice-campionessa mondiale di pallavolo e lesbica" del 4/11/2018;
Post MduL "Le pallavoliste Paola Egonu & Kasia Skorupa si sono lasciate..." del 30/12/2018;
Articolo "Paola Egonu scelta tra i portabandiera del Cio nella cerimonia di apertura a Tokyo 2020" su sport.sky.it del 20/07/2021;
Articolo "Paola Egonu scelta dal Cio come simbolo delle Olimpiadi di Tokyo: «Sfilerò per ogni atleta del mondo»" di Gaia Piccardi per corriere.it del 20/07/2021.
 
***
 
2.  OMICIDIO ELISA POMARELLI: CONDANNATO A 20 ANNI DI CARCERE SEBASTIANI.

Elisa Pomarelli (foto repubblica.it)

Ricordate dell'atroce femminicidio che ha coinvolto la poco meno che trentenne Elisa Pomarelli, uccisa nel Piacentino dal suo 'amico', il quarantasettenne Massimo Sebastiani, che la strangolò nel suo pollaio, nascose il suo corpo nelle colline di Piacenza e poi scappò per giorni, nel tentativo di non farsi trovare dai carabinieri?
 
La ragazza uccisa dal Sebastiani perché 'innamorato' non corrisposto da Elisa che come linea di difesa ha osato sostenere che lei, lesbica dichiarata, lo abbia illuso, facendogli credere che tra di loro potesse esserci una storia?
 
Ebbene, il processo per l'omicidio di Elisa, che vedeva il Sebastiani come unico imputato, è finalmente giunto a conclusione, portando ad una condanna di 20 anni di reclusione per il suo assassino.
 
Dolore e sconcerto per la famiglia di Elisa, per la quale 20 anni sono troppo pochi per un tale delitto: avrebbero voluto l'ergastolo. Questa, infatti, la dichiarazione di Debora, la sorella di Elisa, fuori dal Tribunale, subito dopo la lettura della sentenza: "Sebastiani avrebbe meritato l'ergastolo, la giusta pena era questa. Non mi avrebbe tolto il dolore che c'è sempre ma comunque vent'anni sono pochi. Questa non è giustizia"
 
Siamo d'accordo, ma, ad onor del vero, occorre segnalare che il processo, durato solo alcuni mesi, è stato celebrato con il cd "rito abbreviato" che presuppone uno sconto sulla pena.

Fonti ed Approfondimenti:
Post MduL "Elisa Pomarelli, la giovane donna lesbica vittima di 'femminicidio' ad opera del 'mostro' Massimo Sebastiani..." del 22/09/2021;
Articolo "Omicidio Elisa, vent'anni a Sebastiani. I familiari della vittima: "Non è giustizia"" su repubblica.it del 19/07/2021.
 
***
 
3. OMOFOBIA - ANCORA DUE RAGAZZE LESBICHE CACCIATE DA UNA SPIAGGIA.

Alcuni fermo immagine dal video della vicenda (Foto bufale.net)

Ed ecco che, come accade periodicamente, due ragazze lesbiche sono state verbalmente aggredite e cacciate da una spiaggia del napoletano perché, per il solo loro esistere "disturbano i bambini".
 
Più in dettaglio, grazie all'articolo su bufale.net (ma la notizia appare essere tutt'altro che falsa), scopriamo che due ragazze sono state cacciate dalla spiaggia di Capo Miseno a Bacoli, in provincia di Napoli, perché lesbiche.
 
Come riporta la stampa locale su Cronaca Flegrea, il fatto è avvenuto venerdì 16 luglio e le ragazze hanno documentato l’episodio su Instagram.
 
Nello specifico, le due ragazze, Francesca e Martina, si trovavano in spiaggia e si erano scambiate qualche bacio, attirando così l’attenzione di un uomo anziano, il quale non ha esitato a trattarle male ed a rivolgere loro 'improperi' vari. 
 
Ogni commento appare inutile. Vi rinviamo, dunque, al Video di cui all'articolo qui sotto richiamato.

Fonti ed Approfondimenti:
Articolo/VIDEO "Omofobia, ragazze lesbiche cacciate dalla spiaggia a Napoli: "Disturbano i bambini"" (Video Fb Francesco Borrelli) per repubblica.it del 19/07/2021;
Articolo "Bacoli, cacciate dalla spiaggia perché lesbiche: “Andate sulle montagne”" di bufale.net del 19/07/2021.
 
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4. OMOFOBIA - LE INACCETTABILI PAROLE DEL DEPUTATO BORGHI (LEGA) 
 
Il deputato Claudio Borghi (foto kulturjam.it)

Siamo costrette a darvi anche questa notizia: il deputato della repubblica italiana, il leghista Claudio Borghi, stressato dalle continue domande dei giornalisti in merito alla circostanza se avesse già fatto o meno il vaccino anti Covid, è così sbottato su Twitter:Terzo giornalista che chiama per sapere se sono vaccinato. Finora sono stato gentile, al prossimo parte il vaffan…e la cancellazione dalla lista dei contatti. Perché questi eroi la prossima volta che intervistano un Lgbt non gli chiedono se è sieropositivo e se fa profilassi?”. 
 
Si, lo ha scritto davvero. Nel 2021 ha scritto una cosa del genere ed è, e bene ribadirlo, un deputato, membro della Camera, essendo stato eletto nelle file della Lega-Salvini premier nelle ultime elezioni del 2018.
 
Inutile sottolineare che vi è stata una valanga di reazioni da parte del mondo intero, anche da parte di esponenti della destra, oltre che dal segretario del Pd, Letta, che hanno travolto Borghi, accusandolo - giustamente! - di promuovere il "bimonio omosessuale-sieropositivo" e di paragonare l'Aids ad una malattia che, specie per contagiosità, non ha nulla a che vedere con il Covid-19.  
 
Tra i tanti commenti, esaustivi nella loro semplicità e stringatezza, quello di un altro utente twitter, il quale ha scritto: "L'Hiv la possono prendere pure gli eterosessuali, fenomeno. vergognati".
 
Carina ed assolutamente condivisibile, poi, la presa di posizione della cantante Paola Turci, la quale, ritwittando il post del leghista, ha commentato: "Siamo al delirio".

Ecco, appunto, siamo al delirio. Mentre scriviamo, non possiamo sapere come andrà a finire la questione e se ci saranno ulteriori sviluppi, ma resta il fatto che un deputato ha osato dire e, ciò che è peggio, pensare una  cosa del genere...
 
Fonti ed Approfondimenti:
Articolo "Borghi (Lega): "I giornalisti mi chiedono se sono vaccinato. Perché non chiedono a un omosessuale se è sieropositivo?"" su repubblica.it del 20/07/2021;
Articolo "Borghi (Lega): “Io sono vaccinato? Allora chiedete a un omosessuale se è sieropositivo”. Letta: “E noi dobbiamo dialogare con questi?”" di F.Q. per ilfattoquotidiano.it del 20/07/2021;
Articolo "Medioevo leghista: Claudio Borghi accosta omosessuali a sieropositivi" della redazione di kulturjam.it del 20/07/2021.
 
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5. OMOFOBIA/DDL ZAN - Aggiornamenti sull'iter del disegno di legge Zan sull'omotransfobia

(Foto ilmessaggero.it)

Dall'ultima volta che vi abbiamo aggiornate sull'iter parlamentare che sta seguendo il disegno di legge Zan, sono intervenuti nuovi fatti e notizie che qui vi riportiamo molto schematicamente.

a) il DDL Zan, in effetti, è stato portato in aula, in Senato, lo scorso 13 luglio, come previsto ed auspicato e la cosa non era per niente scontata: primo successo per noi;

b) nella discussione delle questioni preliminari, per un solo voto - dicesi uno - la maggioranza è riuscita a tenere e, dunque, la discussione ed approvazione del disegno di legge è rimasta nell'aula del Senato, essendo stato bocciato l'emendamento che voleva tornasse in discussione, per eventuali modifiche, alla Commissione Giustizia (presieduta, è bene ricordarlo, dal leghista Ostellari): secondo successo per noi;

c) Matteo Renzi per il DDL Zan si è staccato dalla maggioranza, con la quale, è bene ricordarlo, ha votato proprio questo identico testo di legge alla Camera dei deputati, chiedendo modifiche al DDL e volendo trovare un accordo con la Lega per la modifica ed "epurazione" del testo di legge;
 
d)  nell'ambito della discussione sul DDL Zan, abbiamo assistito con partecipazione e riconoscenza al coming out della senatrice di Forza Italia Barbara Masini (cfr Post MduL dello scorso 17-18 luglio 2021);

e) la Lega ha presentato al Senato  circa 700, e sottolineamo 700, emendamenti al testo che, sommati agli altri circa 300 presentati dalle altre forze politiche, porta al numero complessivo di circa 1.000 emendamenti al DDL Zan, i quali, come è evidente, hanno il solo e precipuo scopo di affossare la legge e di impedirle l'approvazione definitiva;

f) stante il numero spropositato di emendamenti, è più che probabile un ulteriore spostamento della data di approvazione della legge, che verrebbe rinviata, stante la sospensione estiva, quanto meno al mese di settembre.


Ecco, ci sembra di avervi detto ed aggiornato su tutto.
 
Buone vacanze.
MduL

Diritti Lgbtqi+ - l'Unione Europea reagisce compatta: al via le procedure d'infrazione per violazione dei diritti Lgbtqi+ nei confronti di Ungheria e Polonia

(foto eurobull.it)
 _MduL, 18 luglio 2021_
 
In previsione della imminente sospensione del Blog per le vacanze estive, ci teniamo ad aggiornarvi anche sulle 'questioni omofobe estere', che hanno coinvolto e coinvolgono due dei 27 paesi dell'Unione Europea: l'Ungheria di Viktor Mihály Orbán e la Polonia di Andrzej Duda.
 
Viktor Orban (wikipedia.org)
Di Viktor Orban e della 'nefasta' situazione ungherese vi abbiamo parlato lo scorso 27 giugno, con il post "Omofobia - Parliamo di Ungheria e di Unione Europea e di come la legge anti-Lgbtqi+ voluta da Orban abbia compattato tutta l'Unione nella sua condanna", al quale, per non ripeterci vi rinviamo, per raccontarvi della introduzione nel paese di una legge formalmente a tutela dei minori ma in realtà fortemente omofoba ed anti-Lgbtqi+, che sancisce, tra le altre cose, essere illegale mostrare a un minore qualsiasi contenuto che rappresenti “deviazioni dall'identità corrispondente al proprio sesso assegnato alla nascita”, in un paese dove la norma costituzionale ora sancisce che “il padre sarà uomo e la madre sarà donna”.
 
Vi accenniamo qui, invece alla situazione, altrettanto 'nefasta' per noi, che si è andata costruendo in Polonia in questi ultimi anni.
Sorvolando volutamente su questioni molto serie ed importanti che comunque ci riguardano in quanto donne, come la posizione della donna e l'aborto, e su altre questioni parimenti importanti come quelle dello smantellamento dell'indipendenza della magistratura, dei quali pure la Polonia sta facendo 'scempio', in questa sede tratteremo solo della questione che più ci riguarda da vicino e cioè delle sempre più stringenti ed esecrabili normative omofobe, dettate ed applicate nel paese polocco contro le persone Lgbtqi+.
 
Pres. Duda (wikipedia.org)
Prima una premessa, la Polonia è una repubblica parlamentare, come la nostra, che ha un Presidente della Repubblica che dal 2015 è Andrzej Duda con al governo un Primo ministro che dal 2017 è Mateusz Morawiecki. Entrambi - e vi preghiamo di notare questa forte anomalia, foriera di una reale mancanza di libertà nelle istituzioni, visto che sia il Governo, che la maggioranza parlamentare che il Presidente della Repubblica, che avrebbe la possibilità di veto sulle leggi, sono tutti dello stesso partito politico - sono esponenti del partito PIS (Prawo i Sprawiedliwość), in italiano "Diritto e Giustizia" che potremmo liberamente definire ultra-conservatore.
 
Questi, infatti, alcuni degli interventi degli esponenti del PiS, finalizzati a rendere la Polonia un paese - haì noi - a propria immagine, approvando nel corso degli anni delle leggi, in ogni ambito della vita pubblica, atte a consolidare il predominio del partito di governo, contestualmente riducendo i margini di manovra delle opposizioni: il diritto di riunione viene così limitato ed i media, a partire proprio dalla televisione di Stato, controllati, facendo precipitare il paese, in 5 anni, dal 18esimo al 62esimo posto dell’indice sulla libertà di stampa di Rsf.
Morawiecki (wikipedia.org)

Tutto ciò, contestualmente introducendo ed imponendo una concezione della società sempre più aderente a quelli che il governo considera “i valori tradizionali, nazionali e cattolici”. 
E' così che il target interno da colpire sono le persone LGBTI+, indicate, con le parole del Presidente della Repubblica Duda, come portatrici “di un’ideologia peggiore del comunismo”. Ed ecco allora che vi è lo sdoganamento delle peggiori e più retrive posizioni e dichiarazioni in danno alla persone lgbtqi+, con deputati che possono sostenere nei talk show della tv pubblica polacca che "gli omosessuali non sono normali" o scrivere su Twitter che "il Paese sarebbe più bello senza di loro"
Ma ancora non basta, visto che ad alcuni sindaci conservatori è stato concesso dichiarare i loro comuni “LGBTI-free”, cioè 'orgogliosamente' liberi da persone omosessuali, lesbiche, transgender, queer ecc.., insomma, da persone come noi.

Insomma, anche nel caso della Polonia, una quadro desolante e sempre più preoccupante di deriva democratica e di tutela dei diritti non solo delle persone Lgbtqi+, ma di tutti i cittadini polacchi in generale.

Come è evidente, avere due paesi sempre più autoritari e sempre più omofobi all'interno dell'Unione Europea, non può essere accettato e condiviso, da qui la battaglia dell'UE, con le armi in verità alquanto spuntante, per cercare di far rispettare il diritto e, soprattutto, i principi dell'Unione. Principi che in materia di diritti sono di inclusione, rispetto e condivisione e che, dunque, in alcun modo possono trovare una simile violazione in due sue paesi membri.
La sede della Corte di Giustizia UE (foto lastampa.it)
Ed ecco allora che vi è il sempre più invocato intervento della Corte di Giustizia UE che, però, per statuto europeo ha dei limiti di competenza o l'applicazione di procedure d'infrazione per la violazione dei principi di separazione dei poteri istituzionali ecc...che, però, non riescono da sole a porre un freno a queste derive omofobe sia polacche che ungheresi, vieppiù in questo periodo dove, a causa dello statuto e della legislazione europea, i due paesi possono al momento dormire sonni tranquilli visto che per poter tutti i 27 paesi usufruire dei copiosi fondi europei messi in campo per fronteggiare la pandemia con il recovery fund, la clausola fondamentale del necessario rispetto dei diritti umani e civili per poterne usufruire viene messa da parte, poiché è necessaria l'unanimità dei paesi coinvolti per l'approvazione del bilancio che stanzia i fondi detti.

Insomma, una questione non facile da scrivere, ma facile da capire, dunque, per potervi permettere di comprendere come l'UE fa o potrebbe fare a porre un limite a tali derive nazionaliste, autoritarie ed omofobe, vi riportiamo qui uno stralcio dell'imperdibile articolo di Vincenzo Genovese (link in calce al post) scritto lo scorso 24/08/2020 per iltascabile.com.
<< Come a Lussemburgo (dove vi è la sede della Corte di Giustizia Europea_ndr) non sempre si può rispondere agli appelli, così da Bruxelles si fatica a intervenire in maniera efficace. Al netto di iniziative non vincolanti e quindi sostanzialmente aleatorie come raccomandazioni (Commissione) e risoluzioni (Parlamento), le istituzioni europee hanno due strumenti per fermare il declino dello Stato di diritto: le procedure di infrazione (ex art. 258 TFUE) e l’Articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea. Il primo è un arma di precisione, dal raggio limitato. Il secondo un bazooka, potenzialmente decisivo ma molto difficile da innescare.
Con una procedura di infrazione, la Commissione Europea può richiamare uno Stato membro al rispetto dei trattati comunitari e, in caso di inadempienza, deferirlo alla Corte di Giustizia Europea.
La riforma della giustizia polacca è valsa da sola quattro procedure tra il 2017 e il 2020, che in alcuni casi hanno prodotto misure cautelari in grado di rintuzzare i singoli assalti del PiS alla magistratura, ma mai di intaccare l’intero progetto di controllo del sistema giudiziario.
Tramite l’Articolo 7, invece, la Commissione denuncia un serio rischio di violazione dei valori fondamentali dell’Unione. Dopo una procedura lunga e complessa, che prevede un ampio confronto e il voto favorevole dei due terzi del Parlamento Europeo, lo Stato interessato può perdere temporaneamente i suoi diritti in seno all’Unione, fra cui quello di voto. Ma questa misura estrema si può adottare solo con un voto all’unanimità degli altri Capi di Stato e di governo riuniti nel Consiglio Europeo, come racconta al Tascabile Terry Reintke, europarlamentare dei Verdi tedeschi che si occupa del caso nella commissione parlamentare per le Libertà Civili (LIBE). “L’attivazione dell’Articolo 7 (20/12/2017, ndr) – è stata utile, perché ha favorito il dialogo, il monitoraggio, l’emersione dei problemi della Polonia. Ma non si arriverà mai fino in fondo, perché al Consiglio l’Ungheria protegge la Polonia e viceversa”.
Il periodo storico, inoltre, non è dei più propizi: come ha dimostrato il recente negoziato sul Recovery Fund e sul bilancio pluriennale dell’Unione, gli altri Paesi sembrano poco disposti a fare la voce grossa con il governo polacco, che come tutti gli altri dispone del potere di veto nel Consiglio Europeo. Per non inficiare la delicata trattativa, si è sostanzialmente sorvolato sulle questioni di principio, evitando di vincolare in maniera stringente l’erogazione dei fondi europei al rispetto dello Stato di Diritto.>>
 
E qui, finalmente, arriviamo agli ultimi sviluppi di questi giorni che vanno comunque letti con fiducia, anche a dispetto di quanto letto sopra, perché, in ogni caso, a prescindere dagli strumenti istituzionali utilizzati, l'UE, se vuole, sa essere davvero molto persuasiva. Comunque, la situazione, ad oggi è la seguente.
 
Ursula von der Leyen (wikipedia.org)
Prima una premessa: ricordate quanto dichiarato dalla Presidente della Commissone Ue, Ursula von der Leyen, lo scorso 7 luglio, davanti agli eurodeputati riuniti in plenaria? Dichiarò: «L’Europa non permetterà mai che parti della nostra società siano stigmatizzate: sia a causa di chi amano, a causa della loro età, della loro etnia, delle loro opinioni politiche o delle loro convinzioni religiose». 
Per la Commissione, infatti, la legge anti-Lgbtiq ungherese viola i valori contenuti nell’articolo 2 del Trattato dell’Ue, tra i quali il divieto di discriminazione ed anche la direttiva sui servizi di media audiovisivi, quella sul commercio elettronico, il diritto alla protezione dei dati. 
 
Inutile dirvi che l’Ungheria non ha incassato, ma è andata subito all’attacco, sostenendo in sede di conferenza stampa, a mezzo del Capo di gabinetto di Orban, Gergely Gulyas, «Bruxelles chiaramente non ha voce in capitolo» sulla legge anti-Lgbtiq ungherese e non deve «interferire» nelle aree di competenza nazionale e che il suo ragionamento per l’azione legale è «più politico che legale», che Budapest non vede alcuna violazione della libertà di commercio e «sono argomenti assolutamente sospetti». Ha poi aggiunto che «se l’Ue vuole interferire nei settori coperti dalle Costituzioni nazionali, potrebbe mandare in frantumi l’intera Unione». 
 
Reazioni molto forti anche da parte della Polonia, la quale ha risposto con i fatti alle esortazioni della UE, con una sentenza della Corte costituzionale polacca che ha affermato che le decisioni della Corte di giustizia dell’Ue sull’indipendenza della magistratura «non sono compatibili con la Costituzione polacca».  Ma non solo, il premier polacco, Mateusz Morawiecki, ha lamentato un trattamento «discriminatorio», sostenendo che la sua riforma della giustizia non si discosta da quella di Germania e Spagna.
 
Ovviamente, la Commissione ha risposto alla Polonia, ricordando che «la legge Ue ha la primazia sulla legge nazionale. Tutte le decisioni della Corte di giustizia Ue, incluse le misure ad interim, sono vincolanti» e vanno applicate, in caso contrario la Commissione «userà i suoi poteri».
 
E questo ha fatto, visto che circa una settimana dopo, la Commissione ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Ungheria e un’altra della Polonia per la violazione dei diritti fondamentali delle persone Lgbtiq
Nello specifico, con riferimento alla Polonia, la procedura d’infrazione in materia di diritti Lgbtqi+ è stata aperta poiché la Commissione ritiene che le autorità polacche non abbiano risposto in maniera esauriente alle sue richieste di chiarimento sulla natura e sull’impatto delle «zone libere dall’ideologia Lgbt» istituite da marzo 2019 da diverse regioni e comuni polacchi, di cui vi abbiamo parlato in precedenza.

Lo scorso 14 luglio (se non ricordiamo male) Bruxelles ha quindi inviato una lettera di messa in mora e ora Budapest e Varsavia hanno due mesi di tempo per rispondere ai rilievi della Commissione, trascorsi i quali l’esecutivo comunitario potrà decidere di inviare pareri motivati e successivamente deferire i casi alla Corte di giustizia dell’Ue. 
 
Riusciranno tali procedure della UE a far desistere l'Ungheria e la Polonia dal continuare ad erodere i diritti Lgbtqi? Speriamo, è anche vero che, soprattutto nel caso dell'Ungheria, che andrà ad elezioni in prossimo anno, riuscire ad avere i fondi dell'Unione è di fondamentale importanza...

Vedremo come andrà a finire, intanto incrociamo le dita.

MduL 



Fonti ed Approfondimenti:
Post MduL "Omofobia - Parliamo di Ungheria e di Unione Europea e di come la legge anti-Lgbtqi+ voluta da Orban abbia compattato tutta l'Unione nella sua condanna" del 27/06/2021;
Articolo "Polonia 2020: come si distrugge una democrazia" di Vincenzo Genovese per iltascabile.com del 24/08/2020;
Articolo "Ungheria e Polonia pongono il veto sui fondi UE" della redazione di sicurezzainternazionale.luiss.it del 16/11/2020;
Articolo "Legge anti-Lgbtq, l'Ue lancia la procedura di infrazione contro Orban" di Angela Mauro per huffingtonpost.it del 15/07/2021;
Articolo "Ue contro Polonia e Ungheria: diritti violati, via alla procedura d’infrazione" di Francesca Basso per corriere.it del 15/07/2021;
Articolo "L’Unione europea apre una procedura d’infrazione contro Polonia e Ungheria per violazione dei diritti Lgbtqi" di F.Q. per ilfattoquotidiano.it del 15/07/2021.

Omofobia - DDL Zan: vediamo a che punto siamo arrivati

(foto fanpage.it)
 
_MduL, 10 luglio 2021_
 
Ed eccoci qui, ancora una volta costrette a parlarvi del DDL Zan, per aggiornarvi sul punto della situazione. E per aggiornarvi, stante il profluvio di articoli e questioni sorte, vi faremo un riassunto a modo nostro, scusateci, dunque, per la poca accuratezza ai dettagli.
 
L'ultima volta che ne abbiamo scritto, le questioni irrisolte riguardavano l'intervento a gamba tesa del Vaticano, il quale ha chiesto addirittura di non approvare la legge Zan in ossequio ai Patti Lateranensi, le sempre più impunite proposte della Lega e le per niente inaspettate quanto interessate aperture alla destra da parte di Matteo Renzi e del suo partito Italia Viva, che in precedenza aveva approvato il testo così come adesso vuole cambiarlo.
 
I nuovi sviluppi di cui vi vogliamo mettere a parte,  riguardano la travagliata calendarizzazione del DDL Zan nell'aula del Senato per il prossimo 13 luglio, con la Lega che continua a chiedere, con il supporto della Chiesa, l'eliminazione dal disegno di legge della cd questione di genere (dunque, della tutela delle persone transessuali e non solo!), con Italia Viva che, a quanto è dato evincere, per puro interesse politico/elettorale (si aderisce convintamente alla tesi secondo la quale Mattero Renzi e Matteo Salvini stanno giocando con la pelle dei diritti della donne, dei disabili e delle persone Lgbtqi+ per provare ad eleggere un prossimo Presidente della Repubblica di loro gradimento) si avvicina all'accordo con la Lega e propone ora di resuscitare il testo di legge sull'omofobia cd Scalfarotto; con l'implosione del movimento 5 stelle e, dunque, senza più la tenuta della maggioranza di governo (Salvini escluso, ovviamente, anche se, ma tutti lo dimenticano, Salvini formalmente è nella maggioranza di governo ed ha pure dei ministri di peso, come Giorgetti...ma questa è un'altra storia).
Da qui, le discussioni delle settimane scorse sulla irricevibilità degli emendamenti proposti da Renzi per la maggioranza di governo, in particolare per il Pd e per il suo segretario, Enrico Letta, il quale, nel tentativo di proteggere l'approvazione della Legge, ha spinto affinché il DDL venisse discusso, come previsto a suo tempo, il prossimo 13 luglio in aula, senza alcun rinvio e senza alcuna ulteriore melina (come richiesto, ancora una volta, da Renzi e co. con la scusa di discutere nuovamente i punti controversi).

E, ancora, sempre in queste settimane e sempre sul DDL Zan, la presa di posizione di Chiara Ferragni e la risposta, sempre aggressiva e sempre priva di rilievo nel merito, di Matteo Renzi e la chiosa di Fedez.
Per approfondire, ecco due dei tanti articoli scritti sull'argomento dai maggiori quotidiani online:
Articolo "Chiara Ferragni: "Politici, fate schifo". Renzi replica: "Pronto al confronto. La politica non si fa con i like"" su huffingtonpost.it del 6/07/2021;
Articolo "Ddl Zan, Renzi dà della ‘qualunquista’ a Chiara Ferragni che ha criticato la sua giravolta sui diritti. Fedez risponde: ‘Matteo stai sereno’" di F.Q. per ilfattoquotidiano.it del 6/07/2021;
Articolo "Ferragni, Fedez, Renzi e il ddl Zan: quanto pesa, davvero, la presa di posizione social dei Ferragnez?" di Chiara Severgnini per corriere.it dell'8/07/2021.
  
Quindi, volutamente sorvolando sull'uscita della Garante dell'infanzia della Regione Umbria, Maria Rita Castellani, per la quale l'approvazione del DDL Zan potrebbe aprire le porte al sesso con i bambini o con gli animali (Articolo "Umbria, la garante dell’infanzia: «Con il ddl Zan sesso anche con animali e cose»" su corriere.it del 7/07/2021), si arriva, come detto, alle ultime lotte parlamentari tra maggioranza ed opposizione (ma, in realtà, come abbiamo visto, principalmente tra Pd, Lega ed Italia Viva), con la prima - cioè con il Pd/Letta - che ha vinto la battaglia (non ancora della 'guerra') sulla calendarizzazione al 13 luglio del disegno di legge Zan in aula, al Senato per la sua approvazione (o sarebbe meglio dire per il tentativo di approvazione), battendo con i voti espressi la posizione di Renzi che chiedeva il ritorno in Commissione della discussione della legge e di altri emendamenti nel frattempo proposti, che avrebbe, di fatto, rinviato sine die l'approvazione della legge stessa.
 
Ed ecco che, come sempre, arriviamo alla possibile ulteriore scissione interna alla maggioranza, infatti ci sarebbe una fronda interna si Dem che vorrebbe ridiscutere il testo del DDL Zan, andando incontro così, alle mire di Renzi e co. Fronda, alla quale Letta si sta opponendo con ogni forza e peso politico, in modo da poter assicurare la necessaria compattezza dei voti per l'approvazione definitiva del testo di legge.

Siamo così al punto in cui Renzi, con la Lega, la Chiesa e l'altra parte della destra, sta facendo di tutto per affossare l'approvazione del DDL Zan in Senato e con Letta che cerca di compattare il suo gruppo e tutta la maggioranza (non dimentichiamoci della frattura interna tra Conte e Grillo nei 5 stelle che, se non ricomposta in tempo, potrebbe avere sviluppi nefasti sulla tenuta della maggioranza in aula) affinché votino il testo così come è, senza offrire il fianco ai 'franchi tiratori'.

In tutto questo bailamme politico (e di dietrologie politiche) ed in contrapposizione allo stesso, vi segnaliamo, infine, la posizione unitaria del movimento Lgbtqi+ (e non era scontato, stante i dissidi interni ed i distinguo proprio sulla questione di genere) e la posizione favorevole (almeno secondo un sondaggio a tal fine predisposto, del quale abbiamo letto su corriere.it) della maggioranza del paese, compresi diversi elettori di Forza Italia e cattolici, anche se molti non conoscono bene di cosa si sia davvero parlando.

Che poi, in effetti, con tutto questo "vociare" e queste lotte politiche che nulla hanno a che fare con la tutela dei diritti, ma solo con biechi interessi personali e di potere, come si può capire di che cosa parla davvero il DDL Zan?

Parla di tutela e rispetto dei più deboli. Deboli che sono, nella nostra società, le donne (sì proprio così, le donne. A quante di noi, a quante nostre amiche, ad esempio, è successo di sentirsi apostrofare con termini irripetibili, da 'puttana' in su, oppure umiliare ed additare come minus habens solo perché donna?), i disabili (sì, proprio i disabili, che ancora oggi non hanno una tutela effettiva contro le molteplici - quanto deprecabili ed inspiegabili - dimostrazioni d'odio e intolleranza e, più in generale, di mancanza di rispetto) e le persone Lgbtqi+.

E qui, sulle persone Lgbtqi+ si apre la questione, posto che tutti, anche la destra e la Chiesa, sarebbero portati a riconoscere una tutela dalla forme di odio e/o intolleranza per le persone Gay o Lesbiche, ma non sono disposti a farlo per le persone che non si riconoscono nel "genere" con il quale vengono identificati in società, e, dunque, a maggior ragione, per i transessuali che hanno iniziato e/o completato la transizione. Persone che, come tutte noi sappiamo perfettamente, sono in assoluto tra le più esposte ai reati di odio e violenza.
Per loro, per tutte queste persone, secondo la destra e la Chiesa, non può e non deve esserci alcuna tutela, visto che questo significa proporre, come stanno facendo in questi giorni, lo stralcio della "questione di genere" al disegno di legge Zan.

Che poi, non smetteremo mai di ribadirlo, il disegno di legge Zan si ripromette di modificare il nostro codice penale, introducendo, così come riportato nel titolo del ddl stesso, "Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità", con l'intenzione "di equiparare le manifestazioni di odio fondate sull'omofobia e sulla transfobia a quelle, già riconosciute e punite dal nostro ordinamento, fondate su motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o rivolte contro gli appartenenti alle minoranze linguistiche".
 
Niente di più e niente di meno. Perché mai, dunque, dovrebbe essere un problema approvarla?
Certo, i distinguo, anche più che legittimi e degni di discussione ce ne sono molti, anche, come sappiamo, all'interno dello stesso mondo Lgbtqi+ e chi scrive non è poi tanto convinta di alcuni aspetti della normativa relativa proprio alla 'questione di genere', ma la legge deve essere approvata, basta giochi di palazzo sulla nostra pelle (sulla nostra più che mai, in quanto donne e lesbiche, dunque, appartenenti a due delle tra categorie che tale legge mira a tutelare).

Passando dall'astratto al concreto, per capire meglio di cosa stiamo parlando, ecco l'esempio che vi abbiamo sottoposto tempo addietro: 
Oggi, senza la Legge Zan, se un gruppo di tifosi, mentre gioca la loro squadra, espone allo Stadio uno striscione con frasi gravemente razziste nei confronti dei giocatori e/o tifosi dell'altra squadra, si configura una condotta antigiuridica che verrà sanzionata dallo Stato, essendo i reati di razzismo perseguiti dal nostro diritto penale; non così, invece, se tali striscioni, anziché contenere frasi razziste, contengono frasi umilianti e di dileggio nei confronti delle persone omosessuali, se, cioè, anzichè epiteti razzisti, vengono lanciati epiteti omofobi nei confronti dei calciatori e/o tifosi della squadra avversaria. In questo caso, infatti, oggi, senza la Legge Zan, tali striscioni possono essere tranquillamente esposti, senza temere alcuna conseguenza giuridica. 
 
In altri termini, esemplificando, oggi, senza la legge Zan, esporre uno striscione con scritto "sporchi terroni/negri ecc.." porta a delle conseguenze giuridiche, configurandosi, per fortuna, un reato perseguito dal nostro codice penale; invece, esporre uno striscione con scritto "lesbiche, lecca passera e/o froci, checche e/o quello che vi pare a voi" non espone ad alcuna conseguenza, perché tale condotta non è prevista dal nostro ordinamento giuridico come reato e, dunque, non è perseguibile.
Con l'approvazione della Legge Zan, invece, sarà perseguibile anche tale condotta.

Ecco fatto.
MduL
 
 
 
Qui, gli altri post MduL nei quali vi abbiamo parlato del DDL Zan:
Post MduL: "Diritti: è prevista per il prossimo 20 ottobre 2020 la discussione in aula della Legge Zan sull'omotransfobia" del 17/10/2020;
Post MduL: "Omofobia: la Lega blocca la calendarizzazione della Legge Zan in Commissione. Così facendo, lascia l'Italia ancora senza una legge contro l'omotransfobia" del 3/04/2021;
Post MduL: "Omofobia: DDL Zan - il difficile rapporto tra la tutela dei diritti e le posizioni delle "Femministe radicali trans escludenti" (Terf) e dell'Arcilesbica" dell'8/05/2021;
Post MduL: "Omofobia - Parliamo ancora del DDL Zan, dell'intervento a gamba tesa del VATICANO e dei nuovi 'intoppi' e 'trappole' alla sua approvazione" del 26/06/2021.