Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

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Licenziamento della professoressa Giovanna Cristina Vivinetto: è stata discriminazione di genere. Questi gli sviluppi degli ultimi giorni.

La Prof.ssa Giovanna Cristina Vivinetto (huffingtonpost.it)
_MduL, 17 novembre 2019_

Vi segnaliamo la notizia che ha visto coinvolta la giovane, solo 25 anni, Giovanna Cristina Vivinetto, professoressa transessuale licenziata dall’istituto paritario “Kennedy” di Roma, dopo neanche due settimane di lezione.
La poetessa Giovanna Cristina Vivinetto (vincitrice del premio Viareggio Opera Prima per la poesia con “Dolore minimo”), infatti, insegnava letteratura italiana al triennio del liceo linguistico dell’istituto paritario Kennedy di Roma, dove era stata assunta lo scorso 23 settembre, per poi essere licenziata in tronco dopo pochi giorni.
Questo il suo lungo sfogo su Facebook: “Dopo appena due settimane di servizio, ieri la scuola paritaria mi ha licenziata in tronco, con motivazioni confuse e poco credibili come: sono indietro col programma, spiego troppo velocemente, non riesco a farmi rispettare dai ragazzi, non ho la tempra del docente perché, per ‘vocazione’, sono una poeta tout court. Ora, dopo cinque anni di studi letterari e tutta l’esperienza fatta da oratrice nel corso gli ultimi due anni in giro per l’italia, vi immaginate mentre spiego gli ‘Inni Sacri’ e le tre edizioni dei ‘Promessi Sposi’ di Manzoni e nel frattempo parlo di tutt’altro passando di palo in frasca?”.
La cosa, dunque, è parsa strana da subito, anche perché i ragazzi, suoi allievi, al contrario, le hanno testimoniato personalmente il loro entusiasmo per le sue lezioni. Riporta infatti la Vivinetto: “Venivano da me per confidarmi i loro problemi, gli eventi di ‘bullismo’ dentro la scuola, i loro desideri e aspirazioni. Volevano leggere le mie poesie, scriverne di loro pugno. Uno di loro è venuto a portarmi il suo prezioso quaderno con tutte le sue poesie scritte a mano”.
Da qui, dunque, il legittimo dubbio e la convinzione della Vivinetto che alla base del licenziamento ci sia tutt'altro che la presunta inefficienza e mancanza di giusta metodica educativa. Queste le sue parole: “Probabilmente c’entra il fatto che io sia una donna transessuale, e questo sarebbe molto più triste e ingiusto”.
Queste le reazioni della Vivinetto nell'immediatezza dell'evento, così come riportate dall'articolo dell'huffingtonpost.it del 15/10/2019 (link in calce al post) da noi sopra sintetizzato. Sennonché, oggi si torna a parlarne sono le nuove azioni intraprese dalla professoressa la quale ha dichiarato “Andrò fino in fondo. Son pronta a fare causa alla scuola per discriminazione di genere”. 
A spingere la Vivinetto all'iniziativa giudiziaria, la testimonianza di due ex colleghi universitari che hanno svolto un colloquio di assunzione nella stessa scuola. 
Grazie infatti al racconto di uno di questi suoi due colleghi, è venuta a sapere che immediatamente, il giorno dopo il suo allontanamento, si sono tenuti nuovi colloqui per sostituirla e solo il caso ha voluto che uno dei candidati per questi colloqui, fosse un suo collega universitario, il quale, subito dopo l’incontro l'ha contattata via Facebook, raccontandogli che la proprietaria della scuola si era lamentata del fatto che lui avesse un piercing e che quindi doveva escluderlo tra la rosa dei candidati al posto, anche perché, così a motivato la preside “nella scuola ci sono molte famiglie ricche e bigotte, tanto che abbiamo dovuto anche licenziare Giovanna Vivinetto, perché transessuale”.
Ecco fatto!. Ecco, la dimostrazione e la prova dell'avvenuta discriminazione di genere. Alla Vivinetto, dunque, non resta che adire le vie legali per far valere un suo (e nostro, di noi tutti, società civile intera) diritto fondamentale, contestualmente denunciando la discriminazione.
A tal fine, avendo la professoressa Vivinetto registrato tali parole della preside, è ora pronta a mettere tutto in atti per poter finalmente dimostrare che il suo licenziamento non è stato dovuto alla sua incapacità professionale, con le conseguenze che da ciò potevano derivare, ma da una discriminazione di genere, con tutte le conseguenze - qui si - che ciò comporta e cioè un inevitabile quanto legittima richiesta di risarcimento dei danni, dovuta dal fatto che così agendo la scuola ha screditato l'immagine sia di insegnante sia di scrittrice.
Ma non basta, perché, come riportato nell'articolo del corriere.it (link in calce al post) nei giorni scorsi la Vivinetto  ha lanciato la seguente petizione su change.org, che ha raggiunto in pochi giorni quasi 15mila firme, “Mi rivolgo innanzitutto alla scuola nel tentativo di una saggia presa di coscienza circa l’errore commesso in modo da poter correggere il tiro e risolvere il problema prima di dover arrivare in tribunale e, in tal caso, dover rispondere ad un giudice del lavoro. Mi rivolgo alle associazioni LGBT e a tutte le realtà che tutelano le minoranze in difficoltà, per creare una maggiore e capillare sensibilizzazione in merito alla tematica della discriminazione in contesto lavorativo. Mi rivolgo ai sindacati affinché simili incomprensibili ambiguità non avvengano più nei luoghi di lavoro e affinché possano fare chiarezza indagando su questo caso increscioso e assurdo, analizzando tutti i contratti di lavoro stipulati nella scuola con gli altri docenti”.
Chiude, infine, rivolgendosi direttamente al Ministro Lorenzo Fioramonti “poiché possa prendersi carico di questa vicenda rappresentativa di molte altre e avvii un’ispezione in tutte quelle scuole che assumono docenti con contratti poco chiari, mettendo poi in atto dinamiche oscure e spesso illegittime per licenziarli”. 

Non possiamo che essere d'accordo con la professoressa Vivinetto e darle tutto il nostro sostegno.
MduL





Fonti
Articolo Roma, la prof transessuale licenziata dopo nove giorni di lezione: “Pronta a fare causa per discriminazione” di Alex Corlazzoli per ilfattoquotidiano.it del 16/11/2019
Articolo Roma, prof transessuale licenziata: «Discriminata, farò causa alla scuola» della redazione di roma.corriere.it del 13/11/2019
Articolo "Licenziata perché trans". La denuncia della prof poetessa Giovanna Cristina Vivinetto, su huffingtonpost.it del 15/10/2019

Vi segnaliamo la storia di Trystan Reese, la transgender diventata mamma

Trystan con il suo compagno Biff (foto huffingtonpost.it)
Vorremmo segnalarvi questo articolo, editato ieri, 16/11/2018, da huffingtonpost.it che riporta la storia, scritta di proprio pugno (e tradotta in italiano da Milena Sanfilippo) di Trystan Reese.
Trystan, come avrete già capito dal titolo del post, è una transgender. Tempo addietro ha effettuato il passaggio, non completo, da donna ad uomo poiché si è sempre sentita, come dice lui stesso, "un uomo gay rinchiuso in un corpo di donna". 
Tale discrasia, come detto, l'ha risolta ma, ad un certo punto della sua vita, pur avendo un rapporto stabile e duraturo con il suo compagno Biff e pur avendo una famiglia, suo malgrado, già formata (ha dovuto prendersi cura dei figli della sorella, prima in affido, poi in adozione), decide che vuole avere un figlio con Biff.
Si, un figlio con il suo compagno da aggiungere alla loro famiglia. Apriti cielo!! Vi potete immaginare le reazioni dei più all'idea di una donna che si sente uomo e che, una volta effettuato il passaggio, resta incinta. Le (gli) sono piovute addosso le peggio maledizioni e maldicenze ed è anche per questo, oltre che per il fatto che è davvero una bella storia, che vogliamo condividere il suo racconto. Un racconto educativo...
Eccolo:

di Trystan Reese 
con traduzione di Milena Sanfilippo per huffingtonpost.it del 16/11/2018


Buona lettura.
MduL  

AGGIORNAMENTO AL POST: "In lavorazione il Film "Rub & Tug", sulla vita di Jean Marie Gill. Interprete principale Scarlette Johansson. Molte le polemiche già in atto sulla scelta dell'attrice per interpretare una donna transessuale" - Scarlette Johansson si è tirata indietro. Non sarà più lei l'interprete principale del film. La parte verrà data ad un'attrice effettivamente transessuale?

Scarlette Johansson e la gangster Dante "Tex" Gill che avrebbe dovuto portare sullo schermo nel film "Rub&Tug" (Foto di mondofox.it)


Che dire, è stato bello, anche se è durato poco...
Stiamo parlando del film in lavorazione "Rub & Tug", sulla vita di Jean Marie Gill, che doveva vedere come interprete principale Scarlette Johansson. 
Ne abbiamo parlato la scorsa settimana, con un post "In lavorazione il Film "Rub & Tug", sulla vita di Jean Marie Gill. Interprete principale Scarlette Johansson. Molte le polemiche già in atto sulla scelta dell'attrice per interpretare una donna transessuale", di segnalazione per la prossima uscita del film, raccontandovi oltre alla trama ed agli interpreti anche della problematica sorta a causa della futura intepretazione da parte dell'attrice Scarlette Johansson di una transessuale, lei che transessuale non è. La comunità di riferimento, infatti, stufa di vedere le parti da trans affidate ad attori e/o attrici che non lo sono, ha sollevato una forte e sentita polemica che, come è di tutta evidenza, ha portato ad un passo indietro da parte dell'attrice. Scarlette Johansson, infatti, ha deciso che non interpreterà più la protagonista del film, il gangster Jean Marie Gill, che aveva iniziato il percorso per il cambiamento di sesso in Dante "Tex" Gill.
Se, dunque, all'inizio la stessa attrice aveva reagito agli attacchi sostenendo che le stesse potevano essere rivolte a colleghi come Jeffrey Tambor, Jared Leto o Felicity Huffman che già in passato hanno portato sul grande schermo vite di transessuali pur non essendolo, con i nuovi attacchi e sviluppi della questione, la Johansson ha deciso di tirarsi fuori e non interpretare più il ruolo del gangster Dante 'Tex' Gill.
Attacchi portati principalmente dall'attrice transessuale Trace Lysette, famosa per aver lavorato nella serie 'Transparent', che, alla notizia che fosse la Johansson ad interpretare una transessuale, così scriveva su Twitter: “Voi potete continuare a interpretare noi, ma perché noi non voi? Non solo ci rubate la nostra storia, ma vi date pacche sulle spalle e vincete trofei scimmiottando quello che abbiamo vissuto”.
A questo punto, quindi, la Johansson ha ritenuto opportuno fare un passo indietro rispetto alle sue dichiarazioni precedenti rilasciando ad "Out Magazine", le seguenti nuove dichiarazioni: “Alla luce delle questioni etiche sollevate relativamente al mio ruolo ho deciso di abbandonare il progetto. Stiamo facendo dei progressi, a livello culturale, nella comprensione delle persone transgender e io in prima persona ho imparato molto sulla comunità da quando ho scelto di accettare questo ruolo e ho capito che alcune mie dichiarazioni sono state poco sensibili”.
E, ancora, ha dichiarato che ha deciso di non andare avanti nella collaborazione con il regista del film, Rupert Sanders, con il quale, ricordiamolo, aveva girato anche 'Ghost in the Shel', "nonostante sarei stata felice dell’opportunità di portare la storia di Dante e della sua transizione sullo schermo. Ma comprendo il motivo per cui secondo molti a farlo dovrebbe essere un transessuale e sono contenta che questa discussione sul casting abbia aperto il dibattito sulla diversità e la rappresentanza nei film”. “Provo ammirazione per la comunità trans e sono felice che la discussione sull’inclusione ad Hollywood continui”. 


Ecco fatto. Ora, almeno, siamo aggiornate.
MduL



Fonti: 
*Articolo "La comunità trans dice no, Scarlett Johansson non sarà più il gangster Dante 'Tex' Gill" della redazione di repubblica/spettacoli del 18/07/2018

In lavorazione il Film "Rub & Tug", sulla vita di Jean Marie Gill. Interprete principale Scarlette Johansson. Molte le polemiche già in atto sulla scelta dell'attrice per interpretare una donna transessuale

Scarlette Johansson e Dante "Tex" Gill (Foto di mondofox.it)



Mamma mia che polemiche. Neanche è iniziata la lavorazione del film che già si è scatenato il finimondo.
Stiamo parlando delle reazioni esplose alla notizia che Scarlette Johansson sarà la prossima interprete protagonista del film "Rub & Tug", con la regia di Ruper Sanders.

'Tex' Gill (Pittsburg Post-Gaxette)
Il film, infatti, è basato sulla vera storia di Jean Marie Gill, famoso boss del crimine nella Pittsburg degli anni '70, dove acquisì fama e potere costruendo un impero basato sullo spaccio illegale di steroidi anabolizzanti e centri massaggi di natura, per così dire, equivoca.
E fin qui, direte voi, nulla di strano. Ma il fatto è che Jean Marie Gill si farà strada nella malavita, assumendo in tutto e per tutto un'identità maschile, quella di Dante "Tex" Gill.
Trasformazione poi che, stando alle ricostruzioni storiche non si limitava ad una semplice messinscena. Nel corso della sua vita, infatti, Gill rese molto chiaro e noto che si identificava in tutto e per tutto con un uomo e potrebbe aver intrapreso persino i primi passi a livello medico per un cambio di sesso, così come si legge, del resto, nel necrologio pubblicato alla morte del gangster nel 2003.
Insomma, una indubbia e fondamentale componente transessuale ha imperniato la vita di Jean Marie Gill, detta Dante "Tex", al punto che, come è giusto che sia, il film esplorerà anche l'influenza di questa donna nella comunità gay dell'epoca e di come, suo malgrado, contribuì alla crescita del suo impero del crimine. Senza tacere poi il fatto che Dante "Tex", sposò ed ebbe una complicata relazione con Cynthia Bruno, già definita "il cuore" della storia.

"Tex" con Cynthia Bruno (mondofox.it)
Fin qui, dunque, la vera vita della donna Jean Marie Gill, sulla quale nessuno ha da eccepire (se non, ai tempi, le forze dell'ordine e le persone oneste, ovviamente). I problemi e le polemiche, soprattutto da una parte e da alcune componenti e membri della comunità Lgbtq, allorquando il regista ha scelto per la parte di Dante Gill proprio Scarlette Johansson.
Perché? Ma perché, il ruolo di una donna transessuale viene affidato ad un'attrice che transessuale non è. La parte dovrebbe andare, invece, ad un'attrice effettivamente transessuale anche nella vita.
Altro punto controverso e molto contestato è poi il fatto che il film "Rub & Tug" è stato annunciato come un film dove l'attrice interpreterà "una donna che si veste come un uomo", così alimentando il  dibattito in atto ad Hollywood in merito alla presunta "cancellazione delle minoranze", in questo caso di quella transessuale (nel senso che, definire il film con una trama dove vi è una donna che si traveste da uomo e non che vuole diventare ed essere uomo, rimuoverebbe a monte la tematica transessuale della trama). 

Scarlett Johansson (hdqwalls.com)
E qui arriviamo alla fase successiva delle polemiche. In risposta alle polemiche sopra elencate, infatti, la stessa Johansson, ha così ha dichiarato: "Dite [a chi si lamenta] che possono chiedere ai rappresentanti di Jeffrey Tambor, Jared Leto e Felicity Huffman per un commento".
Ed i nomi così tirati in gioco dall'attrice non sono casuali. Tutti e tre gli attori, infatti, sono cisgender esattamente come la Johansson (il genere loro affidato alla nascita coincide con quello con cui si identificano), ma sono stati celebrati per le loro interpretazioni di personaggi transgender. Più in dettaglio, Jeffrey Tambor è noto per il ruolo di Maura nella serie "Transparent"; Jared Leto è stato Rayon in "Dallas Buyers Club" (ruolo che gli valse l'Oscar nel 2014 come Miglior attore non protagonista) e Felicity Huffman ha interpretato Bree in "Transamerica".

Trace Lysette (Depositphotos)
E dalle sue parole, altre polemiche e risposte. Su tutte, quella di Trace Lysett, nota per il suo lavoro nella serie Transparent, che così si è sfogata su Twitter: "Non sarei così adirata se mi fossi mai trovata in competizione con Jennifer Lawrence o Scarlett Johansson per un ruolo 'cis', citando il termine cisgender riferito a chi si trova a proprio agio nel genere in cui è nato. - Sappiamo che non è successo. Voi potete continuare a interpretare noi, ma perché noi non voi?". 
E, sempre Trace, ha accusato il sistema del cinema dichiarando: "Non solo ci rubate la nostra storia, ma vi date pacche sulle spalle e vincete trofei scimmiottando quello che abbiamo vissuto". 
A supporto della Lysette, poi, anche Jamie Clayton di "Sense8" e Neon Demon che hanno dichiarato: "Gli attori trans non hanno provini se non per ruoli di personaggi trans".

Sulla polemica noi, certamente non abbiamo titolo alcuno per parlare, dunque, ci asteniamo da ogni commento.
Ci tenevamo, però, a farvi sapere che è di prossima uscita questo film, "Rub & Tug", con la regia di Ruper Sanders e con interprete principale Scarlette Johansson, nella parte di Jean Marie Gill, detta Dante "Tex", donna transessuale, boss della malavita degli anni settanta a Pittsbur.

Ecco, solo questo.
MduL


>> ATTENZIONE! AGGIORNAMENTO: Scarlette Johansson non interpreterà più questo film!! -  QUI IL NUOVO POST  - <<



Fonti:
* Articolo "Scarlett Johansson, polemica sui social per il ruolo di un gangster trans" della redazione di repubblica.it/spettacoli;

Segnalazione: il giovedi, in seconda serata, su Rai Tre, il programma "Storie del genere"

Sabrina Ferilli conduttrice del programma "Storie del genere" (Foto dal sito raiplay)

Ha avuto inizio Giovedì 26 aprile 2018 il programma di Rai Tre "Storie del genere", un documentario prodotto da Kimera, con la regia di Giampaolo Marconato e la conduzione di Sabrina Ferilli, che per la volta, in Rai, affronta un tema di grande attualità e delicatezza: la disforia di genere ("Con il termine disforia di genere – come riportato in una nota dell’Ufficio Stampa Rai –si definisce dal punto di vista scientifico il transessualismo, la condizione, cioè, in cui si trova chi ha una forte identificazione nel sesso opposto a quello biologico"). 

Difatti, i protagonisti del programma stanno intraprendendo il percorso per il cambio sesso con il sostegno psicologico e medico del SAIFIP, il Servizio di Adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica, realizzato dal San Camillo - Forlanini di Roma. Il racconto viene fornito agli spettatori anche dal punto di vista degli stessi professionisti dell’Azienda ospedaliera.

Protagonisti della prima puntata, quella andata in onda il 26/04/2018 scorso, sono stati: Daniela, 62 anni, marito e padre che per 60 anni ha vissuto in un corpo che non gli apparteneva e che solo da poco ha avuto il coraggio di uscire allo scoperto; Elisa, romana di 27 anni, appena arrivata al SAIFIP e alle prese con la sua nuova femminilità; Francesco, 29 anni, nata Luna, che dopo anni di sofferenza cercando disperatamente di vivere da donna, ha iniziato il percorso di adeguamento al SAIFIP per rinascere finalmente maschio.

Nel documentario, i protagonisti di ogni puntata si racconteranno a Sabrina Ferilli, che tiene le fila del programma prendendo per mano ognuno di loro attraverso interviste intime e analitiche, profonde e mai banali, interrogando i protagonisti nel “suo” salotto e, prendendo spunto dalle loro testimonianze raccolte nell’anteprima del programma, cerca di dare voce indirettamente alle domande dei telespettatori.

Protagonisti della seconda puntata, andata in onda Giovedì 3 maggio sono stati: Alessandro, Francesco e Daniela. Alessandro, 26 anni, è una bella ragazza che però non si è mai sentita a suo agio nel corpo femminile e che ora, dopo essere approdata al Saifip (Servizio per l’adeguamento identità fisica e identità psichica dell’Azienda ospedaliera San Camillo – Forlanini di Roma) sta transitando da femmina a maschio.
Francesco, 29 anni, proprio durante il percorso di transizione ha trovato in Elena la donna della sua vita.
Daniela, 62 anni, sta vivendo uno dei giorni più importanti della sua vita, l’udienza in tribunale per il riconoscimento giuridico della sua nuova identità.

Potete trovare le due puntate già andate in onda sul raiplay, QUI, alla pagina dedicata al Programma. Se volete, invece, vedere le prossime puntate, basta sintonizzarsi su Rai Tre il giovedi in seconda serata. Dovrebbero esserci ancora altre sei puntate.

Diciamo 'dovrebbero' perché le reazioni a tale programma, come era evidente in questo periodo storico, non si sono certo fatte attendere. Ultima, in ordine di tempo, la reazione dell'Avvenire, nelle parole del suo giornalista Andrea Fagioli che ha scritto l'articolo "Il gender su Rai 3 sembra un reality" (articolo che potete trovare QUI, non è nostra intenzione riportare in questo post le sue parole).

Ci teniamo, invece, a riportarvi parte dell'articolo "'Storie del genere': il nuovo programma di Rai 3 sul transessualismo" di Francesca Fattorini e Simona Ruffini per it.blastingnews.com, che fa una disamina molto accurata sul transessualismo in tv. Ecco qui di seguito lo stralcio dell'articolo:
<<Il tema del transessualismo non è nuovo sui teleschermi italiani, difatti volgendo il nostro sguardo all’indietro possiamo citare Pif, autore e conduttore televisivo, che nel suo “Il Testimone” su MTV aveva indagato il percorso della transizione non solo dal punto di vista fisico, ma anche sul piano psicologico e sull’iter giuridico (il cambio dei documenti etc.) in due puntate, intitolate “Persone transessuali - F to M” (quinta stagione) e “Persone transessuali - M to F” (sesta stagione), andate in onda rispettivamente nel 2013 e nel 2014.
Un altro esempio è il docu-reality “Vite Divergenti: storie di un altro genere”, in onda nel 2015 su Real Time all’interno di una serata completamente dedicata al racconto della quotidianità delle vite #transgender. Si tratta di una produzione italiana originale che ha posto attenzione sul MIT, Movimento Identità Transessuale che si trova a Bologna, attraverso un racconto corale fatto da quattordici persone che mettono in luce le diverse sfumature dell’identità di genere.
Non mancano tuttavia tracce del passaggio delle persone transessuali nella TV generalista, i quali hanno fornito ai telespettatori una micro conoscenza di nuove forme di sessualità, oltre il classico binomio uomo-donna.
Prima su tutti Vladimir Luxuria (vincitrice dell’ottava edizione de “L’isola dei famosi” e nel 2015 giurata del concorso di bellezza “Miss Italia”), successivamente Angelina concorrente della terza edizione dell’adventure game “Pechino Express”, per la quale Rai 2 decise di accogliere la richiesta di non parlare nel programma della sua identità di genere (cercando di far spettacolo soltanto con la personalità dei partecipanti), ed infine Rebecca, nata Sabatino con un passato da Don Mauro, una delle concorrenti della quattordicesima edizione del Grande Fratello, che piacque al pubblico per il suo essere “tradizionale”, baluardo del focolare domestico e insolita portavoce di conformismo e di moralismo.>>
A questi programmi, aggiungiamo noi il reality "Da qui a un anno" che va in onda dal 30 marzo scorso, e per 10 puntate, sul canale Real Time. Il programma, condotto da Serena Rossi, tratto da un format britannico, racconta le storie di persone che vogliono cambiare alcuni aspetti del loro fisico e della loro natura. Per farlo, hanno un anno di tempo. Il pubblico, in ogni puntata, vede/ascolta i proponimenti fatti da ognuno dei protagonisti e poi, il raggiungimento o meno di tali obiettivi, decorso l'anno. Tra queste storie, anche quelle di alcuni transessuali. La trasmissione va in onda tutti i venerdi, fino al 1 giugno 2018. E' in programmazione, comunque, anche la versione inglese.
Che altro dire? Niente. Ricordate solo che, se volete, “Storie del genere” andrà in onda stasera con il consueto appuntamento in seconda serata, alle 23:05 su Rai Tre.

Complimenti alla Rai e Complimenti alla Ferilli.
MduL

Un film da vedere: "3 Generations-Una famiglia quasi perfetta".

Come al solito, sorvolando sul pessimo titolo dato al film nella versione italiana, ecco che vi presentiamo un film che secondo noi vale la pena vedere. Si tratta del film "About Ray", tradotto per la versione italiana in "3 Generations - Una famiglia quasi perfetta". Il film, diretto da Gaby Dellal, è del 2015 ed è stato presentato in anteprima, il 12 settembre 2015, al Toronto International Film Festival, per poi essere distribuito nelle sale cinematografiche statunitensi a partire dal 18 settembre 2015. Da noi però è appena arrivato, anzi ancora no, arriverà nelle nostre sale soltanto il prossimo giovedi, 24 novembre.
La Trama è presto detta: Ramona, interpretata dalla giovane quanto brava Elle Fanning, è un'adolescente che si sente maschio e per questo si fa chiamare Ray. Decide quindi di intraprendere le fasi mediche per cambiare sesso, ma per farlo serve il consenso di entrambi i genitori, per cui la madre Maggie, Naomi Watts, ricontatta il padre Craig (Tate Donovan), lontano dalla famiglia da anni. Ma, a sostegno della famiglia e con la famiglia anche la nonna Dolly, Susan Sarandon e la sua compagna....
Ecco dalla trama, come è di tutta evidenza, si può dedurre perchè questo film viene segnalato dal nostro sito. La storia indubbiamente ci riguarda perchè parla sia del rapporto lesbico tra Dolly, la nonna di Ray, e la sua compagna ma anche e soprattutto, perché indaga la vicenda transgender di Ramona, ragazza transessuale che si sente da sempre Ray, un uomo, e lo fa, e qui sta il bello!, non in modo cupo e tragico, ma, finalmente!, trattando la questione con lievità ed umorismo, rendendo così il messaggio ancora più forte e penetrante...Fantastico!.
Non parliamo poi delle attrici protagoniste perché non ve ne è bisogno. Di Naomi Watts si conosce la bravura, di Susan Sarandon inutile parlare, è uno dei mostri sacri del nostro cinema...ad averci colpito, almeno da queste prime battute viste dai trailer, è invece Elle Fanning, davvero brava ed all'altezza della Watts e della Sarandon...
Altri interpreti:  Maria Dizzia (Sinda); Sam Trammell (Matthew) e Linda Emond (Frances)
Insomma, un bel film con delle attrici strepitose, da vedere, appunto...
Qui il trailer ufficiale:


E, nel caso non riusciste a vederlo da qui, ecco il link "Trailer film 3 generations"
   
Ecco fatto.
MduL

Transgender - Storica Sentenza a Messina: riconosciuto il cambio sesso senza intervento chirurgico

(Il Tribunale di Messina - dal sito dispaccio.it)

Che bello dare queste notizie!!. E' successo nel novembre scorso a Messina, in Sicilia. Il Tribunale di Messina, e quindi un Giudice Illuminato (ce ne sono tanti, davvero e fanno quello che possono) ha emesso una sentenza storica, avendo concesso ad una studentessa di 21 anni  (le cui iniziali sono S. D.), che ne aveva fatto richiesta, di poter cambiare il 'genere', da maschile a femminile, sulla sua carta d'identità: da studente a studentessa e con le nuove declinazioni tutte al femminile...e tutto questo senza dover sopportare il delicato intervento di 'evirazione'.
E’ la prima volta in Italia che il cambio di sesso avviene senza intervento chirurgico. La sentenza ha una portata storica!. 
La storia di S.D. infatti – emersa da un’inchiesta sul terzo genere pubblicata dal Corriere della Sera – è solo una delle 50 mila che esistono in Italia. Questo caso però è il primo che ha ottenuto il cambio legale in nome del solo «diritto a una diversa identità di genere» sconnessa dal sesso biologico. Finora, infatti,  solo tre Tribunali – Roma, Rovereto e Siena -avevano garantito il cambio di sesso senza operazione, ma solo per motivi di salute.
La sentenza di Messina sostiene invece che esiste un «diritto a una diversa identità di genere» e che «non si può prestare attenzione esclusivamente alla componente biologica». Per il giudice siciliano infatti «il fenomeno della transessualità nella società contemporanea è profondamente mutato» e «con l’ausilio delle terapie ormonali e della chirurgia estetica, la fissazione della propria identità di genere spesso prescinde temporaneamente o definitivamente dalla modificazione chirurgica dei caratteri sessuali primari».
Certo, la sentenza “siciliana” non è stata “condivisa” da altri tribunali, come quello di Vercelli (anche se in questo caso, i giudici hanno comunque chiesto alla Consulta di verificare se «l’imposizione di un determinato trattamento medico non costituisca «una grave e inammissibile limitazione al riconoscimento del diritto all’ identità di genere») e quello di Trento che invece hanno respinto analoghe richieste, ma il dado ormai è tratto!!.
Scena dal film "Transamerica" (da sito affaritaliani.it)
Del resto [e da questo punto in poi, visto che non conosco abbastanza tale argomento, procedo riportandovi le parole dell'articolo «Nuove leggi per cambiare sesso. Senza è difficile anche andare in posta» di Elena Tebano - link in fondo al Post], il cambio di sesso senza obbligo di «demolizione chirurgica» è al centro delle rivendicazioni del movimento transessuale: «Nella maggior parte dei Paesi Ue è già così — dice la leader del Mit (Movimento identità transessuale) Porpora Marcasciano —. E visto che la legge che lo prevede giace da tempo in Parlamento, abbiamo iniziato a rivolgerci ai giudici, perché ci sembra un diritto fondamentale, che migliorerebbe tanto la nostra qualità della vita». Finora solo tre Tribunali (Roma dal 1997, Rovereto e Siena nel 2013) avevano garantito il cambio di sesso senza operazione, ma solo per motivi di salute. La sentenza di Messina sostiene invece che esiste un «diritto a una diversa identità di genere» e che «non si può prestare attenzione esclusivamente alla componente biologica». Per il giudice siciliano che ha scritto la sentenza infatti «il fenomeno della transessualità nella società contemporanea è profondamente mutato» e «con l’ausilio delle terapie ormonali e della chirurgia estetica, la fissazione della propria identità di genere spesso prescinde temporaneamente o definitivamente dalla modificazione chirurgica dei caratteri sessuali primari».
(da nydailynews.com)
La norma del 1982. Una visione molto diversa da quella che associava la transessualità a emarginazione e vita di strada. Oggi è al centro di serie tv di successo (la pluripremiata «Transparent» di Amazon) e Time l’ha definita la nuova frontiera dei diritti civili. «Quando la legge italiana è stata approvata, nel 1982, si dava per scontato che si volesse adeguare il più possibile il proprio corpo a quello desiderato — dice Alexander Schuster, avvocato di Trento che rappresenta numerose persone trans — e così da allora è stata generalmente interpretata in modo da subordinare la rettificazione anagrafica (cioè il cambio di sesso e nome sui documenti) a interventi chirurgici demolitivi o alla sterilità chimica. Ma in realtà la norma non è così specifica».
Di fatto però la procedura standard per il cambio di sesso dura anni e prevede prima una diagnosi psicologica di disforia di genere (spesso dopo una lunga psicoterapia), l’assunzione di ormoni, la richiesta a un Tribunale per autorizzare l’operazione chirurgica e in seguito, a intervento avvenuto, un’altra istanza al giudice per cambiare i documenti.
Sempre più persone, però, mettono in dubbio questo percorso. «Penso che sottoporsi all’operazione sia una scelta personale: riguarda il mio corpo, non può essere condizionata dalla decisione di un giudice», dice Monica Notarangelo, la ricercatrice che si è rivolta al Tribunale di Trento. «C’è chi vede conclusa la propria transizione già quando vive da donna». Monica lo fa dal 2008. «Però ho ancora i documenti maschili e mi crea molti problemi: devo pubblicare i miei articoli scientifici come Giuseppe, altrimenti non hanno valore per i concorsi in università. Ma poi non posso andare ai convegni, perché i miei colleghi non si aspettano di vedere una donna». Le difficoltà sono quotidiane: «Se devo ritirare una raccomandata, alle poste mi chiedono la delega di mio “marito”». 
(da thefix.com)
Le nuove identità. Tra coloro che non si riconoscono nella definizione tradizionale di transessuale c’è Tiresia Valentina Coletta, 29 anni, ex seminarista in Vaticano e ora studentessa di psicologia a Roma, che si identifica come «genderfluid», sia maschio che femmina: «Il mio genere è femminile, ma io sono nato maschio, ed è una parte che rimane in me». Per questo ha scelto come nome «Tiresia»: il protagonista del mito classico che vive sia da uomo che da donna. Tiresia Valentina si veste prevalentemente da donna e da un mese ha iniziato a prendere ormoni che le stanno facendo crescere seno e fianchi, ma per ora non intende fare interventi.
Di fronte a una simile costellazione, queste identità possono sembrare aleatorie. Ma per chi soffre di disforia di genere non è così. Ecco come Andrea Lamanna (all’anagrafe ancora Maria), 25 anni, di Monopoli, spiega il disagio che provava prima di sapere che poteva cambiare genere: «È come vivere con un costume addosso ed essere l’unico a sapere che è un costume: il mondo si rivolge a una persona che non sei tu — dice —. È così avvilente e pesante, che alla fine perdi qualsiasi energia, diventa difficile crearsi obiettivi e aspirazioni».
Andrea è un «FtM» abbreviazione che sta per «female to male», «da femmina a maschio». La prima riattribuzione di sesso di questo tipo, in Germania, risale al 1992: sconosciuti un tempo, oggi i ragazzi transessuali sono quasi la metà delle persone transgender. Un altro dei molti nuovi volti che assume questa identità. Andrea dodici mesi fa ha iniziato ad assumere il testosterone, oggi ha la barba e spera quanto prima di farsi la mastectomia: «Ora la mia difficoltà maggiore è non avere i documenti giusti. So che la transizione sarà lunga e tortuosa, però la devo fare. Vedere cambiare il proprio corpo è una rivincita. È come se adesso potessi cominciare davvero a vivere la mia vita».

Auguri dunque a S.D. ed alle altre 50mila persone che possono trovare giovamento da questa storica sentenza messinese.
MduL

Articoli utilizzati per scrivere il Post:
- Articolo "Messina, cambia sesso senza operazione" della Redazione di Siciliainformazioni.com
- Articolo "Cambiare sesso senza intervento, l’ok dal tribunale di Messina: primo caso in Italia" di Antonio Puglisi per 98zero.com
- Articolo «Nuove leggi per cambiare sesso. Senza è difficile anche andare in posta» di Elena Tebano per 27esimaora.corriere.it
- E per quante di voi, come me, volessero approfondire la materia, vi riporto anche il link alla Pagina Wikipedia relativa alla voce "Transgender"

Attenzione, in questi giorni il "Bologna Pride" (20-28 giugno 2014)

La locandina del Bologna Pride di quest'anno
Al via, venerdi scorso, 20 giugno, il Bologna Pride: la manifestazione lesbica, gay, bisessuale e transessuale bolognese. La manifestazione durerà fino al prossimo sabato, 28 giugno, allorquando vi sarà il corteo vero e proprio, con la parata per le vie cittadine.
Nello specifico, il giorno della Parata ufficiale, come detto: sabato 28 giugno, vi è il primo appuntamento della giornata, per il ritrovo del corteo, dalle 13.30 in poi, al giardino del Cavaticcio con la musica di Favolina & Matty P. e le esibizioni dei protagonisti di The Talent Shot Race. Vi saranno, inoltre, i Banchetti di Cassero Salute, ed i volontari di PeopAll e vi sarà anche la possibilità di acquistare in loco le prevendite del Party Pride, che si terrà la sera.
A seguire, nel pomeriggio, dalle ore 16,30 avrà inizio la Parata. Il corteo si muoverà lungo via F.lli Rosselli, via Don Minzoni, Piazza dei Martiri, Via dei Mille, Via dell’Indipendenza.
Nel suo incedere, sarà accompagnato dalle bande musicali, dagli artisti della Partòt Parata e, quest’anno, anche da due mezzi elettrici che ospiteranno due postazioni musicali con la musica di Dee Sign & Little Fluffy Luke.
Punto di approdo del corteo, il palco allestito in piazza Nettuno, dal quale si alterneranno gli interventi dei portavoci e le portavoci delle associazioni LGBT e la musica di Mc Nill, Drag Calypso, Valentina Tioli (x-factor) e Gianmarco Dottori (The voice).
In conclusione il concerto della madrina canora della manifestazione: Alexia.
A seguire, per chi avrà comprato i biglietti che, si ricorda, sono disponibili in prevendita al Parco Cavaticcio dalle 13.30 in poi, l'Official Pride Party, che si terrà al Parco Nord, Via Stalingrado n. 83, alle h. 21.30.

Segnalo, in ogni caso, che sul sito ufficiale della Manifestazione potete trovare tutto ciò di cui avete bisogno, in particolare nella sottopagina "Eventi" vi è un ottimo calendario con tutti gli eventi collaterali previsti nel Pride Week Bolognese.
Ecco, dunque, i riferimenti utili per saperne di più e meglio:
www.bolognapride.it
bologna pride su facebook
#bolognapride su twitter

Una felice partecipazione.
MduL

[Fonte, come sempre, l'inestimabile sito cinemagay.it]