Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

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Licenziamento della professoressa Giovanna Cristina Vivinetto: è stata discriminazione di genere. Questi gli sviluppi degli ultimi giorni.

La Prof.ssa Giovanna Cristina Vivinetto (huffingtonpost.it)
_MduL, 17 novembre 2019_

Vi segnaliamo la notizia che ha visto coinvolta la giovane, solo 25 anni, Giovanna Cristina Vivinetto, professoressa transessuale licenziata dall’istituto paritario “Kennedy” di Roma, dopo neanche due settimane di lezione.
La poetessa Giovanna Cristina Vivinetto (vincitrice del premio Viareggio Opera Prima per la poesia con “Dolore minimo”), infatti, insegnava letteratura italiana al triennio del liceo linguistico dell’istituto paritario Kennedy di Roma, dove era stata assunta lo scorso 23 settembre, per poi essere licenziata in tronco dopo pochi giorni.
Questo il suo lungo sfogo su Facebook: “Dopo appena due settimane di servizio, ieri la scuola paritaria mi ha licenziata in tronco, con motivazioni confuse e poco credibili come: sono indietro col programma, spiego troppo velocemente, non riesco a farmi rispettare dai ragazzi, non ho la tempra del docente perché, per ‘vocazione’, sono una poeta tout court. Ora, dopo cinque anni di studi letterari e tutta l’esperienza fatta da oratrice nel corso gli ultimi due anni in giro per l’italia, vi immaginate mentre spiego gli ‘Inni Sacri’ e le tre edizioni dei ‘Promessi Sposi’ di Manzoni e nel frattempo parlo di tutt’altro passando di palo in frasca?”.
La cosa, dunque, è parsa strana da subito, anche perché i ragazzi, suoi allievi, al contrario, le hanno testimoniato personalmente il loro entusiasmo per le sue lezioni. Riporta infatti la Vivinetto: “Venivano da me per confidarmi i loro problemi, gli eventi di ‘bullismo’ dentro la scuola, i loro desideri e aspirazioni. Volevano leggere le mie poesie, scriverne di loro pugno. Uno di loro è venuto a portarmi il suo prezioso quaderno con tutte le sue poesie scritte a mano”.
Da qui, dunque, il legittimo dubbio e la convinzione della Vivinetto che alla base del licenziamento ci sia tutt'altro che la presunta inefficienza e mancanza di giusta metodica educativa. Queste le sue parole: “Probabilmente c’entra il fatto che io sia una donna transessuale, e questo sarebbe molto più triste e ingiusto”.
Queste le reazioni della Vivinetto nell'immediatezza dell'evento, così come riportate dall'articolo dell'huffingtonpost.it del 15/10/2019 (link in calce al post) da noi sopra sintetizzato. Sennonché, oggi si torna a parlarne sono le nuove azioni intraprese dalla professoressa la quale ha dichiarato “Andrò fino in fondo. Son pronta a fare causa alla scuola per discriminazione di genere”. 
A spingere la Vivinetto all'iniziativa giudiziaria, la testimonianza di due ex colleghi universitari che hanno svolto un colloquio di assunzione nella stessa scuola. 
Grazie infatti al racconto di uno di questi suoi due colleghi, è venuta a sapere che immediatamente, il giorno dopo il suo allontanamento, si sono tenuti nuovi colloqui per sostituirla e solo il caso ha voluto che uno dei candidati per questi colloqui, fosse un suo collega universitario, il quale, subito dopo l’incontro l'ha contattata via Facebook, raccontandogli che la proprietaria della scuola si era lamentata del fatto che lui avesse un piercing e che quindi doveva escluderlo tra la rosa dei candidati al posto, anche perché, così a motivato la preside “nella scuola ci sono molte famiglie ricche e bigotte, tanto che abbiamo dovuto anche licenziare Giovanna Vivinetto, perché transessuale”.
Ecco fatto!. Ecco, la dimostrazione e la prova dell'avvenuta discriminazione di genere. Alla Vivinetto, dunque, non resta che adire le vie legali per far valere un suo (e nostro, di noi tutti, società civile intera) diritto fondamentale, contestualmente denunciando la discriminazione.
A tal fine, avendo la professoressa Vivinetto registrato tali parole della preside, è ora pronta a mettere tutto in atti per poter finalmente dimostrare che il suo licenziamento non è stato dovuto alla sua incapacità professionale, con le conseguenze che da ciò potevano derivare, ma da una discriminazione di genere, con tutte le conseguenze - qui si - che ciò comporta e cioè un inevitabile quanto legittima richiesta di risarcimento dei danni, dovuta dal fatto che così agendo la scuola ha screditato l'immagine sia di insegnante sia di scrittrice.
Ma non basta, perché, come riportato nell'articolo del corriere.it (link in calce al post) nei giorni scorsi la Vivinetto  ha lanciato la seguente petizione su change.org, che ha raggiunto in pochi giorni quasi 15mila firme, “Mi rivolgo innanzitutto alla scuola nel tentativo di una saggia presa di coscienza circa l’errore commesso in modo da poter correggere il tiro e risolvere il problema prima di dover arrivare in tribunale e, in tal caso, dover rispondere ad un giudice del lavoro. Mi rivolgo alle associazioni LGBT e a tutte le realtà che tutelano le minoranze in difficoltà, per creare una maggiore e capillare sensibilizzazione in merito alla tematica della discriminazione in contesto lavorativo. Mi rivolgo ai sindacati affinché simili incomprensibili ambiguità non avvengano più nei luoghi di lavoro e affinché possano fare chiarezza indagando su questo caso increscioso e assurdo, analizzando tutti i contratti di lavoro stipulati nella scuola con gli altri docenti”.
Chiude, infine, rivolgendosi direttamente al Ministro Lorenzo Fioramonti “poiché possa prendersi carico di questa vicenda rappresentativa di molte altre e avvii un’ispezione in tutte quelle scuole che assumono docenti con contratti poco chiari, mettendo poi in atto dinamiche oscure e spesso illegittime per licenziarli”. 

Non possiamo che essere d'accordo con la professoressa Vivinetto e darle tutto il nostro sostegno.
MduL





Fonti
Articolo Roma, la prof transessuale licenziata dopo nove giorni di lezione: “Pronta a fare causa per discriminazione” di Alex Corlazzoli per ilfattoquotidiano.it del 16/11/2019
Articolo Roma, prof transessuale licenziata: «Discriminata, farò causa alla scuola» della redazione di roma.corriere.it del 13/11/2019
Articolo "Licenziata perché trans". La denuncia della prof poetessa Giovanna Cristina Vivinetto, su huffingtonpost.it del 15/10/2019

Mondo Lgbtq contro Media Word: il concorso per San Valentino discrimina le coppie omosessuali

Qui il testo del volantino di Media Word "incriminato"



Ci associamo a tutte le altre voci del mondo Lgbtq nella indignazione per la pesante discriminazione operata dal marketing del marchio Media Word in occasione della prossima festa di San Valentino.
E' stato infatti scoperto che il volantino pubblicitario del concessionario Media Word, nell'indire un concorso "La corsa di San Valentino", che presuppone la possibilità di fare acquisti tecnologici in un determinato lasso di tempo, correndo tra gli scaffali ed arraffando quanti più oggetti possibili, abbia riportato nel regolamento di tale concorso, testualmente "omissis-...ciascun vincitore avrà 100 secondi a disposizione per correre all'interno di un punto vendita Media Word designato e afferrare tutta la tecnologia che desidera, ma dovrà concorrere "in coppia" ossia insieme ad un Partner di Gara, da lui scelto, purché maggiorenne e di sesso opposto al proprio."
Ogni altro commento appare superfluo. Certo, se decidete di fare un regalo tecnologico alla vostra amata per San Valentino, non andate da Media Word, cambiate catena di riferimento...


Vergogna.
MduL

Fonte:  Articolo "Associazioni Lgbt contro Media World: "Il concorso di San Valentino discrimina le coppie gay"", sul sito repubblica.it

Ecco come è finita la vicenda che vedeva coinvolti l'Istituto scolastico paritario Sacro Cuore di Trento ed una sua docente, discriminata per il suo orientamento sessuale: Vittoria su tutta la linea!


Molte di voi ricorderanno la storia di due anni fa, che fece molto scalpore, della direttrice dell'Istituto scolastico superiore cattolico PARITARIO Sacro Cuore di Trento, Suor Eugenia, che non rinnovò il contratto ad un'insegnante perché questa si rifiutò di smentire di essere lesbica.
Nello specifico, la docente, come è di tutta evidenza, si era rifiutata di rispondere ad una domanda tanto personale e, dunque, la Madre Superiora Eugenia aveva pensato bene di ritenere le voci su una sua presunta (o vera, non è questo che importa) omosessualità fondate e di non rinnovarle il contratto perché, con le sue stesse parole "Visto che in questa scuola si fa educazione e bisogna avere attenzione alle persone. C’è tutto un discorso che gira intorno ai bambini che frequentano la scuola: è un discorso educativo”.
Da qui, non appena trapelata la notizia su tutti i quotidiani nazionali il dibattito e le posizioni pro e contro la sortita di Suor Eugenia che sono durate anni e che hanno viste coinvolte anche tutte noi di MduL. Ne abbiamo infatti parlato diffusamente in due post, il primo pubblicato nell'imminenza delle'evento, il 20/07/2014 e dal titolo "Trento: non smentisce di essere lesbica e la scuola non le rinnova il contratto" ed il secondo in occasione di uno spiacevole sviluppo della vicenda, allorquando vennero riconosciuti lo stesso i finanziamenti pubblici, in quanto scuola paritaria, all'Istituto in oggetto, pur con le posizioni antidemocratiche e discriminatorie espresse dalla sua direttrice nel caso in esame, dello scorso 4/01/2015 e dal titolo "La scuola 'paritaria' Sacro Cuore di Trento dopo aver buttato fuori insegnante presunta lesbica riceve lo stesso i fondi pubblici". Torniamo ora a parlarne e con immensa gioia, a chiusura della vicenda. 
E' di giusto di due iorni fa la notizia (appresa dal sito ilfattoquotidiano.it, nell'articolo "Trento, insegnante non smentisce omosessualità e non le rinnovano il contratto: scuola condannata" di Giuseppe Pietrobelli)  che L'Istituto paritario Sacro Cuore dovrà risarcire con ben 25 mila euro la docente ingiustamente discriminata per il suo orientamento sessuale!! Così ha deciso Michele Cuccaro, giudice del tribunale di Rovereto, che ha anche condannato la scuola a rifondere 1.500 euro ad ogni associazione che si era costituita parte civile, la Cgil del Trentino e l’Associazione Certi diritti, per discriminazione collettiva.
Vittoria, dunque, su tutta la linea....Fantastico!

Con Gioia.
MduL

Post precedenti sull'argomento:

Sullo studente gay di Monza, lasciato fuori dalla classe per colpa di una foto.

Bullismo omofobico (psicozoo.it)
E' di questi giorni la polemica scoppiata per l'ennesimo caso di omofobia, mascherata dalla solita ed ormai non più scusabile ipocrisia!. I fatti dovrebbero essere a tutte voi ormai noti (i tg non hanno parlato d'altro), ma è bene riepilogarli.
La vicenda, trae origine da un articolo pubblicato sul Giornale di Monza. Riporta tale articolo, infatti, che un ragazzo di 16 anni (ragazzo che, scopriamo dalla Repubblica/Monza, seguito da un anno dai servizi sociali del Comune), iscritto al secondo anno all’Istituto cattolico professionale Ecfop della città brianzola [si prega di porre attenzione a questo dato della notizia: stiamo parlando dunque di una scuola paritaria!] è stato costretto dal Preside dell'Istituto a separarsi dai compagni per essere sistemato a parte, in fondo ad un corridoio e lontano dall'aula.
Ciò in quanto, a detta del Preside dell'Istituto, i compagni del ragazzo, a cui lui aveva mostrato la foto sul social network, hanno prima chiesto e ottenuto dal sito la rimozione dell'immagine "pedopornografica", e dopo si sono rivolti agli insegnanti.
Una situazione inaccettabile per la famiglia del ragazzo, che già l'anno scorso, in seguito alla scoperta dell'omosessualità del ragazzo e di alcune frequentazioni con adulti maggiorenni, si era rivolta alla scuola per chiedere assistenza. Di qui, la decisione di scrivere al preside e, soprattutto, di denunciare l'accaduto ai Carabinieri. In tal modo, la madre del ragazzo, si è presentata a scuola, accompagnata dai militari della Compagnia di Monza, facendo finalmente riammettere il ragazzo in classe.
* * * * *
Fin qui i fatti. Le riflessioni da compiere però sono altre e molto gravi.
   * Prima di tutto, direi, la foto che è stata pubblicato dal ragazzo su Instagram. A quanto riferito dal Preside per i compagni di classe del ragazzo si tratterebbe di pedopornografia.
Sul punto, come dichiarato dalla madre stessa del ragazzo al Giornale di Monza, “Si tratta di una fotografia scattata quest’estate e messa sui social che qualche altro compagno di classe deve aver mostrato agli insegnanti, ma non capisco dove sia il problema. Non l’ha scattata a scuola".
Ebbene, io stessa ho avuto modo di vedere sulla mia pagina facebook, la foto "incriminata" postata, mi pare dai Sentinelli di Milano, quelli buoni (ma non sono sicura, dovrei controllare. L'avrei voluta inserire nel post ma su google non si riesce a trovare. Cercate, dunque, come detto, su facebook): è una foto talmente dolce e pura che mi ha fatto venire i capelli dritti. Ma come è possibile definire una tale foto pedopornografica? Si tratta semplicemente di due ragazzi teneramente abbracciati ed uno di essi porge la schiena all'altro. Si è vero, sono a torso nudo e allora? In quel gesto ed in quell'abbraccio non vi è nulla di perverso o pornografico, solo affetto ed amore!!!.
Questo, dunque, il primo e fondamentale elemento sul quale riflettere: chi ed in base a quale criteri definisce una foto pedopornografica??!!! Quella era una foto d'amore, vi prego, cercatela su facebook, così potete farvi una vostra idea...
   * Altro elemento. Stiamo parlando, ancora una volta, di una scuola cattolica/paritaria. Stiamo parlando ancora una volta di discriminazione e rifiuto del diverso. In questo caso, poi, i genitori avevano pure chiesto aiuto e sostegno per gestire ed aiutare questo loro figlio in questo momento così difficile della sua vita. Il risultato è sotto l'occhio di tutte noi. Vergogna!. Sia ben inteso, questo Blog rispetta profondamente le persone che frequentano e/o insegnano nelle scuole paritarie, ben consapevoli che sono i singoli che sbagliano, si auspica però una diversa e più consona disciplina legislativa.
   * Ed ancora, altro ed ancor più sconcertante elemento da valutare è l'erroneo ed omofobico atteggiamento dei compagni di classe del ragazzo. Se è vero che sono stati loro a chiedere la rimozione di tale foto dal social network ed anche ad attivare le autorità competenti della loro scuola, bhè, occorre dire con sgomento che il sistema educativo proprio non funziona più completamente!.
Ai ragazzi di quell'età, nel periodo più difficile della loro vita -l'adolescenza-, deve essere insegnato non dico l'amore per l'altro, ma almeno il Rispetto!! In quella classe, se davvero le cose sono andate nel modo in cui si legge sui quotidiani, i ragazzi non hanno ancora imparato tale importante e fondamentale elemento del vivere comune, della socialità. Che adulti saranno? Che uomini (e donne) stanno crescendo e preparando al mondo in quella scuola?. Aiuto!.
   * Infine, come sempre in questi casi, l'ipocrisia sconcertante nelle parole del Preside. "Non è questione di discriminazione, i cristiani non discriminano: accettiamo tutti, abbiamo ragazzi di tutte le religioni. Volevamo proteggere sia il corsista sia i suoi compagni". Ed al fatto quotidiano, limitandosi a rispondere con un breve comunicato: “Vi assicuriamo che non facciamo discriminazioni sessuali né razziali. La nostra attenzione – si legge nella nota – è alla formazione professionale dei giovani, seguendo il dettame della pastorale sociale della Chiesa cattolica”."
Educare i giovani seguendo il dettame della pastorale sociale della Chiesa cattolica!. E proteggere il corsista da chi? Ed i suoi compagni da che cosa? Cosa può fare una foto come quella a dei ragazzi di quell'età? Li fa diventare gay per osmosi od empatia? Li turba? E per che cosa? Perché fa vedere che esiste l'amore anche tra due uomini?! Vergogna di nuovo!.
   * La conclusione di questa storia? Il ragazzo, dopo l’episodio, il ragazzo è tornato a casa piangendo. “Non vuole più tornare a scuola e questo mi dispiace – ha detto il padre – non è in questo modo che si educano i ragazzi”. 
Siamo assolutamente d'accordo: non è in questo modo che si educano i ragazzi.
MduL


Articoli utilizzati per la redazione del Post:
- Articolo <<Monza,16enne gay lasciato fuori dalla classe per una foto."Intervenga il ministero">> di Alessandra Corica per la Repubblica/Milano.

AGGIORNAMENTO: Il caso Belloli - Il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti è stato sfiduciato

Felice Belloli (giornaledicalabria.it)
Ricordate il Post di MduL della scorsa settimana, 17/05/2015, sul Presidente della LND, Felice Belloli che ci aveva indignato offendendo le calciatrici, definendole "quattro lesbiche"? (Link in fondo a questo Post). Ebbene, il nostro ' prode' dirigente sportivo è stato subitaneamente sfiduciato dal Consiglio della stessa Lega Nazionale Dilettanti. Badate bene, non è che si è dimesso, anzi, ma è stato almeno sfiduciato dal Consiglio della Lega da lui diretta, grazie all'indignazione popolare che era montata dopo le sue parole (di questi giorni la presa di posizione perfino di Francesco Totti! Smack!). 
Cosa succederà ora però non è chiaro. La Lega verrà commissiariata in attesa della elezione di un nuovo Presidente oppure si aspetterà, come spesso accade in Italia, che si plachino le acque per far proseguire il mandato allo stesso Belloli o, ancora, verrà eletto un nuovo presidente che, laddove il giudizio federale dovesse ritenere Belloli innocente, verrà defenestrato a sua volta per lasciare di nuovo il posto al nostro 'prode' (ex) dirigente?
Vedremo, intanto teniamo alta la guardia e cerchiamo di non distrarci. Uno come Felice Belloli, a parere di chi scrive, non solo non merita assolutamente di rivestire tale incarico di vertice nel mondo del calcio, ma non merita neanche la benché minima stima a livello umano, visto che continua a rimanere legato con tutte le sue forze alla poltrona: non si è dimesso, ha rimesso la decisione al Consiglio della sua Lega sperando, grazie ai giochi di potere, non lo facessero fuori e, quel che è ancora peggio, continua a negare di aver pronunciato tali frasi anche se le stesse sono riportate nero su bianco sul verbale della seduta del Consiglio della Lega da lui presieduto lo scorso 25 marzo. Non ci sono parole!!.
Ciò detto, per un aggiornamento completo, se volete, qui di seguito vi riporto il link all'articolo che secondo me ha scritto meglio sulla questione: "La Lega Dilettanti sfiducia Belloli, decisione all'unanimità" della redazione di sky.it/sport.
Comunque, almeno è stato sfiduciato e costretto a dimettersi che, per questo nostro povero paese, è già una grande conquista.
MduL

Il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti offende il calcio femminile definendo le calciatrici quelle "quattro lesbiche"

Felice Belloli, Presidente Lega Nazionale Dilettanti (sport.ilmessaggero.it)
Il fatto è presto detto: Felice Belloli, presidente della Lega Nazionale Dilettanti di calcio (LND), nel contesto di una riunione del consiglio di dipartimento del calcio femminile della Lega Nazionale Dilettanti dello scorso 5 marzo, in merito a possibili finanziamenti da riconoscere al calcio femminile, dopo un'accesa discussione, avrebbe chiosato: «Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche».
Belloli ha smentito, e continua a smentire, di aver pronunciato la frase incriminata, ma la sua posizione appare indifendibile visto che vi è il verbale della riunione che riporta nero su bianco quanto da lui detto (verbale che potete visionare qui, sul sito soccerlife.it).

A riprova di quanto riportato sul verbale, vi è poi la testimonianza di Sonia Pessotto, ex calciatrice e consigliera del dipartimento calcio femminile della Figc, la quale ha più volte ribadito che lei era presente alla riunione e che  "quella frase sulle 'quattro lesbiche' Belloli l'ha detta". Anzi, la Pessotto, giustamente, continua chiedendo le dimissioni di Belloli da presidente della Lega Dilettanti'. 

Patrizia Panico (professionecalcio.net)

Rincara la dose anche la calciatrice Patrizia Panico, centravanti del Verona e della nazionale (forse la più forte calciatrice italiana in assoluto. Alcuni dicono più forte anche della Morace), la quale dichiara: 'Basta parlare di noi solo come lesbiche' - ''Se le frasi di Belloli sono vere, sono parole sessiste, maschiliste, ignoranti: e noi calciatrici, se verranno provate, siamo pronte alle protesta in campo''. E, ancora, ''Si parla di noi calciatrici di più quando si usa quella parola che quando si gioca una partita di Champions: tutte noi vorremmo essere giudicate per quel facciamo in campo, non per l'orientamento sessuale''.
Esatto. Certo essere rappresentate da persone come Tavecchio e/o Belloli non aiuta, visto che il primo ha definito le calciatrici delle handicappate - vedi infra - ed il secondo lesbiche. Forse, sul punto, ha ragione Massimo Gramellini che nella trasmissione "Fuori che tempo che fa" di sabato scorso, 16 maggio 2015, ha parlato di questa notizia, opportunamente 'dileggiando' i dirigenti della federazione ed auspicando, quantomeno in un futuro prossimo, ad un riconoscimento non omofobo e retrogrado del mondo femminile del calcio e della donna in generale.
La Rizzitelli (3.bp.blogspot.com)

Infine, la presa di posizione di Luisa Rizzitelli, presidente di Assist, Associazione Nazionale Atlete. "Se, come in moltissimi sostengono e come pare sia scritto nel verbale di assemblea, il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Felice Belloli ha detto: 'Basta dare soldi a queste 4 lesbiche', riferendosi così a tutto il movimento del calcio femminile, noi dell'Associazione Atlete Assist chiederemo senza tregua le sue immediate dimissioni". Continua poi la Rizzitelli, "Evidentemente, se così ha detto per lui non sarebbe sufficiente un risultato come il bronzo ai Mondiali, conquistato dalle Azzurrine l'anno scorso, per dare rispetto alle atlete di questa disciplina, ai loro allenatori e ai loro dirigenti. Ma, oltre all'offesa sportiva, riteniamo ben più grave la frase dal punto di vista morale ed etico. Il suo 'basta dare soldi' a un movimento che in tutto il mondo, tranne che in Italia, è in crescita, sa politicamente di cecità assoluta". "Ma ben più grave sarebbe il disprezzo che traspare nel definire le calciatrici italiane '4 lesbiche'. Non riteniamo certo la parola 'lesbica' offensiva ma, usata in questo contesto, a noi risulta inaccettabile e omofoba. Chiediamo quindi dimissioni immediate e chiediamo intervengano subito, nel loro ruolo istituzionale di vigilanza sulle Federazioni e sullo sport italiano, sia il presidente Malagò che il premier Matteo Renzi. Chiederemo inoltre a tutti i parlamentari e a tutto il mondo sportivo di sostenerci in questa richiesta" conclude Rizzitelli.

Belloli (sport.sky.it)

Ma chi è Felice Belloli?
Nato a Bareggio (Mi) il 12 aprile del 1950, ex dirigente bancario, Felice Belloli è nel calcio da oltre trent'anni, dapprima come segretario e poi come presidente dell'Associazione Calcio Bareggio San Martino (Milano Ovest), carica dalla quale si è dimesso nel 2009, dopo oltre vent'anni. Ha ottenuto la benemerenza FIGC nel 2003. 
Dal mese di luglio del 2008 ha iniziato il suo percorso nel Comitato Regionale lombardo collaborando con l'allora Commissario Carlo Tavecchio. 
Nel 2009 è stato eletto per la prima volta Presidente del Comitato Regionale Lombardia con il 60% dei consensi. 
Nel 2012 è stato confermato per il secondo mandato come Presidente del Comitato Regionale Lombardia con oltre il 70% dei consensi superando un pezzo da novanta come Sandro Mazzola.
Infine, nel novembre dell'anno scorso, 2014, raccogliendo il testimone da Carlo Tavecchio (quello delle banane ai giocatori di colore) che per quindici anni ha guidato la LND ed ora è a capo della FIGC, è stato eletto Presidente della Lega Nazionale Dilettanti (LND) - anche perché era candidato unico a tale elezione_ndr.Ruolo di grande prestigio e potere, visto che la LND è un movimento che coinvolge oltre 14.000 società, permette che si giochino 700.000 partite l'anno, impegna 1 milione e 200 mila tesserati e fattura quasi due miliardi di euro. 

Il sessismo dei massimi dirigenti del calcio italiano.

Carlo Tavecchio (esprifc.com)
Certo, ad onor di cronaca e di verità, non è la prima volta che importanti dirigenti calcistici italiani fanno delle dichiarazioni così criticate: il 25 luglio 2014, infatti, prima di essere eletto a presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, pronunciò la nota frase razzista «Opti Pobà è venuto qua, che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio», riferita ad un calciatore di colore che giocava nella Lazio e, prima ancora, egli stesso aveva offeso le calciatrici, definendole - testuali parole - "donne handicappate nel calcio"
Certo, come si è visto, è stato severamente 'punito' per tali frasi: è stato infatti eletto Presidente della Figc, lasciando la presidenza della Lega Dilettanti proprio al suo pupillo Belloli. Ninete male, vero?
Ma, fiduciose e serene, aspettiamo l'indagine della Figc, alla Procura della quale è stato consegnato il verbale della riunione 'incriminata'.  Siamo sicure che, se verranno attuate le solite misure della Federazione, non tarderemo a vedere una nuova promozione per il nostro 'prode' Belloli. In fondo, si tratta solo di 4 lesbiche....
MduL


Articoli utilizzati per la redazione del Post ed altri Riferimenti utili:
- Articolo: "Il presidente della Lega Nazionale Dilettanti e il calcio femminile" della redazione del sito ilpost.it;
- Articolo: "Belloli: “Basta non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche”" di Massimiliano Giacomini per soccerlife.it;
- Articolo: "Belloli sul calcio femminile: "Basta con queste 4 lesbiche"" di Gasport per la gazzetta.it;
- Articolo: "Calcio femminile, presidente Lnd Belloli: “Basta dare soldi a queste 4 lesbiche”" della redazione del Fatto Quotidiano per sito ilfattoquotidiano.it;
- Intervista a Patrizia Panico da postcalcium.it

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AGGIORNAMENTO MduL del 24/05/2015:
"AGGIORNAMENTO: Il caso Belloli - Il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti è stato sfiduciato"

La scuola 'paritaria' Sacro Cuore di Trento dopo aver buttato fuori insegnante presunta lesbica riceve lo stesso i fondi pubblici

Il lodo dell'Istituto Sacro Cuore di Trento (andreafacchinelli.wordpress.com)

Si è già raccontato, lo scorso 20 luglio, della disarmante e triste vicenda di omofobia e discriminazione che ha visto coinvolte la direttrice dell'Istituto scolastico paritario cattolico Sacro Cuore di Trento, la Superiora dott.ssa Ida Libratore (Madre Eugenia) ed una delle docenti a quel tempo in servizio presso il presso scolastico.
Ma, per quante di voi non avessero presente di cosa si sta parlando, riservandosi di rinviarvi per una lettura completa al post di riferimento (link in fondo al presente post) ecco un veloce e sintetico sunto.
Nel luglio dello scorso anno, 2014, è venuta fuori questa storia che vede la madre superiora dell'Istituto scolastico PARITARIO Sacro Cuore di Trento, chiamare nel proprio ufficio una delle sue insegnanti per chiederle di confermare alcune voci che le erano arrivate all'orecchio, in merito ad una sua presunta omosessualità.
Come è di tutta evidenza, l'insegnante si è rifiutata di rispondere alle domande della Madre Superiora e per questo motivo il suo contratto di insegnamento non è stato più rinnovato, dopo ben cinque anni, dall'Istituto scolastico.
Suor Eugenia (www.internationalpost.org)
Ora come allora, comunque, il punto non è (l'inqualificabile) gesto della Madre Superiora Suor Eugenia, Ida Libratore, ma il fatto che una tale discriminazione sia avvenuta in un istituto scolastico paritario, dove, cioè, lo stato interviene con i fondi pubblici di tutti quanti noi per garantire l'istruzione dei ragazzi in esso iscritti.
Non è la chiesa, dunque, a sostenere l'istituto Sacro Cuore ma lo Stato, dovendo quindi la scuola garantire l'istruzione scolastica dei ragazzi di Trento che ne facciano richiesta.
La rettrice, dunque, potrebbe tranquillamente agire così come ha agito, se la scuola fosse esclusivamente privata ed esclusivamente gestita e finanziata dalla chiesa italiana ma così non è: usufruisce anche dei finanziamenti pubblici. Dopo la vicenda dell'insegnante lesbica e la sua gestione, non avendo la scuola operato come di dovere, non restava altro che interrompere, in coerenza, il flusso dei finanziamenti pubblici...sennonché...
Sennonché, siamo in Italia e quindi leggete cosa è successo.
E' di questi giorni, infatti, la notizia che la Provincia di Trento ha nuovamente stanziato i fondi pubblici alla scuola omofoba e discriminante, con le parole del Presidente della provincia Ugo Rossi così giustificandosi: " la provincia ha fatto un'attività ispettiva finalizzata a verificare se c'è stata la discriminazione verso l'insegnante lesbica e non sono emersi elementi per mettere in discussione la parità scolastica dell'istituto religioso ", e dunque il contributo pubblico Trentino sarà erogato per la sua totalità anche nei prossimi anni. Contributo che, per la cronaca, ammonta a ben 4000 mila euro per studente!.
(da sito pdlcasolavalsenio.blogspot.com)
Impossibile commentare oltre con serenità, si lasciano dunque le ultime impressioni al commento di Alessandro Giacomini nel suo articolo "Il contributo omofobo della giunta provinciale Trentina" (link in fondo al Post): "Molti Trentini hanno consumato gli occhi sulla dichiarazione del governatore Rossi ad altri i loro sguardo è apparso come quello di Caronte, " di giada " , tutti si sono chiesti se la giunta priovinciale, il giorno 25 ottobre a pagina 25 ad un quotidiano regionale l'adige avesse letto la testuale dichiarazione di suor Eugenia libratore, alla domanda del giornalista: "lei non ha confermato il contratto alla docente lesbica, pentita ? o lo rifarebbe ? risposta : " è come aver dato una mano di lucido all'istituzione, oggi sono convinta più di prima che sia stata la scelta giusta", "ho voluto sentire la docente, chiedendo una smentita, che non è arrivata. Ho avuto la conferma di una tipologia di persona non adatta a questo ambiente. E' una persona che ha una identità e che si dovrebbe collocare da sola in un posto a lei adatto, è come se una donna che volesse abortire si rivolgesse all'ospedale San Camillo ".
Nel frattempo un autorevole quotidiano nazionale telefona alla suora direttrice della scuola che clamorosamente (è chiaro che la suora non è abituata a misurare le parole, sotto i riflettori non è stata divinamente diplomatica), conferma le precedenti dichiarazioni.
Più chiaro di cosi, alla luce dei dati oggettivi si può tranquillamente affermare che l'indagine ispettiva della giunta provinciale è servita al mero scopo di finanziare la scuola cattolica con un contributo omofobo, a cosa serve stabilire, di principio, che le scuole cattoliche devono garantire la non discriminazione, se poi ipocritamente si lascia passare tali dichiarazioni, cara giunta provinciale, far finta che non sia cosi è delittuoso.
MduL

Link ed Articoli utilizzati per la redazione del Post:
- Articolo "Il contributo omofobo della giunta provinciale Trentina" di Alessandro Giacomini per lavocedeltrentino.it

Trento: non smentisce di essere lesbica e la scuola non le rinnova il contratto


Il piazzale dell'Istituto Sacro Cuore di Trento

Questa triste quanto disarmante vicenda è emersa grazie all'articolo "Trento, non smentisce omosessualità, la scuola non le rinnova il contratto", scritto da Giuseppe Pipitone lo scorso 19/07/2014 per il "Fatto Quotidiano".
Stiamo parlando di una storia, l'ennesima, di omofobia e discriminazione che ferisce ancor più perché perpetuata questa volta dalla direttrice dell'Istituto scolastico paritario cattolico Sacro Cuore di Trento, la Superiora dott.ssa Ida Libratore (Madre Eugenia), nei confronti di una docente dell'Istituto alla quale non è stato più rinnovato il contratto di lavoro, dopo cinque anni, perché la stessa si è rifiutata di rispondere alla domanda diretta di Madre Eugenia circa una sua presunta omosessualità!.
Si, avete letto bene. La Direttrice di un Istituto Superiore PARITARIO, che, in quanto tale, istruisce i nostri giovani studenti, ed eroga servizi in nome e per conto dello Stato, dal quale prende cospicui finanziamenti pubblici, inopinatamente violando financo la carta costituzionale, ha pensato bene di telefonare alla docente presunta lesbica (aveva sentito delle voci, si sa, il paese è piccolo e la gente mormora...) chiedendole di confermare o smentire la voce che la dava come compagna di un'altra donna.
La docente, come è di tutta evidenza, si è rifiutata di rispondere ad una domanda tanto personale e, dunque, la Madre Superiora Eugenia ha pensato bene di ritenere le voci fondate e di non rinnovarle il contratto perché, con le sue stesse parole "Visto che in questa scuola si fa educazione e bisogna avere attenzione alle persone. C’è tutto un discorso che gira intorno ai bambini che frequentano la scuola: è un discorso educativo”. E meno male che nel sito dell'Istituto Sacro Cuore, nella sua HomePage, si legge, testualmente: "L'Istituto S. Cuore mette al centro della sua attività i bambini e i ragazzi, con le loro famiglie, in coerenza con il Carisma della Fondatrice Teresa Verzeri; persegue la promozione umana, culturale e spirituale dei propri studenti ed è attento alle realtà territoriali, nazionali ed europee con il quale interagisce."
In ogni caso, per scansare subito da equivoci la problematica così come è stata impostata, il punto non è ciò che pensa la Madre Superiora Eugenia, il punto è che la scuola è paritaria, dunque, deve garantire un determinato approccio e deve tutelare determinati diritti poiché da un'offerta formativa che deve essere conforme a quella statale di cui, a tutti gli effetti, con l'equiparazione, fa parte. Tra questi diritti, il più logico ed indiscutibile è quello sancito dal primo comma dell'art.3 della nostra Costituzione: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali."
Ecco, come direbbe a questo punto Suor Eugenia: Amen.
MduL

Ecco, questa l'introduzione, ecco ora l'articolo del "Fatto Quotidiano" fonte di questo Post: "Trento, non smentisce omosessualità, la scuola non le rinnova il contratto"di Giuseppe Pipitone del 19/07/2014.
"Dopo cinque anni non le viene rinnovato il contratto perché si rifiuta di smentire la sua presunta omosessualità. Succede a Trento, dove una docente del Sacro Cuore, un istituto paritario cattolico, è stata posta davanti al bivio: o smentisci di avere una compagna e di essere lesbica, o il tuo contratto non verrà rinnovato. “Insegno in quella scuola da cinque anni, e ogni anno non c’erano stati problemi: anzi direttrice e genitori erano entusiasti per il mio lavoro” racconta al fattoquotidiano.it la docente, che ha chiesto di mantenere l’anonimato, per motivi di privacy. “Quest’anno – prosegue – sapevo che il mio contratto si sarebbe esaurito dopo gli esami di fine anno. Invece mercoledì scorso mi chiama la madre superiora, pensavo fosse per il nuovo contratto e invece esordisce con una domanda strana: vuole sapere se è vero quello che si dice in giro, e cioè che avrei una compagna e che quindi fossi lesbica”.
A quel punto la discussione precipita. “Chiaramente mi sono rifiutata di rispondere: mi sono sentita offesa, per quella domanda che entra a gamba tesa dentro la vita privata di una persona. Lei però non ha desistito: sembrava che le bastasse una mia smentita in quella sede, ma alla fine ha detto che se non rispondevo era perché evidentemente le voci erano vere e se non dimostravo il desiderio di risolvere quel problema non c’erano possibilità d’intesa. Per lei in pratica era la mia omosessualità, vera o presunta, a rappresentare il problema. Non l’omofobia, ma l’omosessualità”.
Madre Eugenia Libratore
Il rinnovo del contratto per la docente, a quel punto, è fuori discussione. “Il problema non è se io sono o non sono lesbica. Il problema è che questo non deve assolutamente incidere in nessun ambito lavorativo”. La madre superiora, direttrice della Sacro Cuore, si chiama madre Eugenia Libratore. “L’istituto Sacro Cuore dichiara che ha regolarmente portato a termine i contratti in essere, e nel caso di contratti a termine sono state rispettate le scadenze prestabilite” è il senso di uno scarno comunicato di replica diffuso dalla scuola, in cui si spiega come il mancato rinnovo del contratto sia legato alla riduzione dell’organico. In un’intervista alla radio locale Nbc, però, suor Eugenia Libratore ammette l’incontro e il contenuto del colloquio con la docente. “Io ho fatto solo una domanda: ho avuto questa percezione, lei ci può aiutare a capire? Visto che in questa scuola si fa educazione e bisogna avere attenzione alle persone. C’è tutto un discorso che gira intorno ai bambini che frequentano la scuola: è un discorso educativo”.
“Se il mancato rinnovo, come sostenuto dall’insegnante, fosse basato su un orientamento che attiene ad una sfera personalissima la cosa sarebbe grave: l’ordinamento italiano vieta licenziamenti discriminatori, anche se si tratta di mancato rinnovo il principio è il medesimo” è quanto dichiarato da Sara Ferrari, assessore alle pari opportunità della provincia di Trento. L’istituto Sacro Cuore accede infatti ai finanziamenti erogati dalla provincia autonoma di Trento. Il caso era stato sollevato nei giorni scorsi dai comitati trentini che hanno sostenuto la Lista Tsipras alle ultime elezioni europee. “Ciò che desta preoccupazione e sdegno – scrivono – è la violazione dell’articolo 3 della Costituzione, compiuta all’interno di una scuola paritaria, cioè una scuola che dovrebbe erogare un servizio pubblico, e così riesce ad ottenere finanziamenti pubblici dalla Provincia Autonoma di Trento grazie anche alla garanzia di servizi agli studenti, che la scuola pubblica non può offrire a causa dei ripetuti e molteplici tagli ai fondi”. Intanto la docente non ha ancora deciso se sporgere o meno denuncia. “Dalla preside non ho ricevuto neanche una telefonata, non so se sporgerò denuncia, al momento sono disoccupata, ma non voglio più avere a che fare con quella scuola”. Twitter: @pipitone87
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Qui, se avete voglia di leggero direttamente dalla fonte, il link all'articolo originale: 
Qui, invece, per completezza, il link al sito dell'Istituto Sacro Cuore di Trento

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