Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

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Celesbian/Trans: ecco la prima foto di Elliot Page a torso nudo, dopo la mastectomia totale.

Elliot Page nello scato postato su Instagram (foto corriere.it)
 _MduL, 29 maggio 2021_ 

Non so se ricordate, ma di Elliot Page si è a lungo parlato, anche noi (cfr Post in calce al post), nel dicembre dello scorso anno, allorquando Elliot dichiarò su Twitter di essere Transgender. Ne riparliamo ora, perché, grazie alla prima foto, postata da Elliot Page su Instagram, con gli  hashtag #transjoy e #transisbeautiful, di lui in piscina con «i suoi primi pantaloncini da bagno» che ha ottenuto oltre 2 milioni di «Like», i risultati della sua transizione iniziano ad essere evidenti.
 
La bellezza della foto, infatti, è data dal fatto che Elliot è per la prima volta a torso nudo dopo l’operazione di mastectomia totale a cui si è sottoposto ad inizio anno. Intervento che, come dichiarato ad Oprah Winfrey nel corso della trasmissione «The Oprah Conversation» su Apple TV+, confermando quanto aveva già rivelato in un’intervista al Time, «ha completamente trasformato la mia vita, dopo l’inferno totale della pubertà».
 
Elliot Page nella copertina di Time (foto repubblica.it)
Inferno che, grazie all'articolo di Simona Marchetti (link in calce al post), così possiamo riassumere: nato nel 1987, a 9 anni l’attore ha capito di essere un maschio, anche se durante l’adolescenza non è mai riuscito a trovare la sua identità. 
Nel 2014 il primo coming out - «Sono gay» - ma il disagio di trovarsi in un corpo che non sentiva suo non svaniva.
Si arriva così al dicembre 2020 allorquando ha dichiarato al mondo intero di aver intrapreso il percorso per essere Elliot, segnando così la sua liberazione. Queste le sue parole, rilasciate a Vanity Fair: «La differenza più significativa fra la mia vita di allora e quella di oggi è che adesso sono davvero in grado di esistere».

Detto questo, come abbiamo sempre detto e come non ci stancheremo mai di ripetere, per noi tutti valgono per ciò che sono e non per ciò che la società vorrebbe che fossero ed amiamo, rispettiamo e supportiamo tutti, ma proprio tutti per come sono, ma da donna lesbica mi si stringe il cuore a vedere Elliot a dorso nudo e non perchè non sia un bel ragazzo, ma perché ha preso il posto dell'amata Ellen Page, seno compreso...sigh!.

Ciò posto, complimenti Elliot, sei sempre più un gran bel ragazzo. Aspettiamo ora con ansia i tuoi primi film.

MduL

 
Fonti:
Articolo "Elliot Page, la foto a torso nudo sui social: «Eccomi con i miei primi pantaloncini da mare»" di Simona Marchetti per corriere.it del 25/05/2021;
Articolo "Elliot Page, la prima foto dopo la rimozione del seno. "Trans è bello"" su repubblica.it del 25/05/2021;
Post MduL: "L'attrice Ellen Page ora è Elliot. Ricordiamo chi era Ellen e diamo il benvenuto ad Elliot Page." del 5/12/2020.

Transgender - Ecco due recenti coming-out di personaggi noti: Sapir/Sagi Berman, arbitro di calcio israeliano e Chloe/Riccardo Facchini, cuoco nel programma della Clerici

 
The Transgender Pride Flag designed in 1999 by Johnathan Andrew of the trans male website "Adventures in Boyland" (1999–2004) (wikipedia.it)

_MduL, 15 maggio 2021_
 
In questo periodo nel quale tanto si parla di omotransfobia e dell'importanza dell'approvazione del Disegno di Legge cd Zan, ancora pendente in Senato, nel tentativo di rimediare, almeno in parte, ai continui rimproveri che riceviamo dalle nostre lettrici trans, vi vogliamo parlare in questo post di altri due coming-out di due donne nate uomo.
 
Sapir/Sagi Berman (foto repubblica.it)
 
Il primo di questi casi, reso pubblico nei giorni scorsi, riguarda Sapir Berman, la prima arbitra transgender in Israele, la quale, in una conferenza stampa, ha deciso di rendere pubblica la sua decisione di effettuare la transizione. 
La 26enne, nata biologicamente maschio, ha deciso di abbandonare il suo nome maschile Sagi e fare coming out "per me stessa e per i miei cari, affinché smettano di vedermi soffrire". 
A quanto è dato sapere, grazie alle dichiarazioni della stessa Sapir, generalizzato ed ampio è stato il sostegno da parte della famiglia e del mondo del calcio israeliano.
Da segnalare che quello di Sapir non è il primo caso nel mondo del calcio, essendoci stata prima di lui, nel 2018, Lucy Clark, all'epoca 46enne, che arbitrava nel campionato inglese.
 
Chloe/Riccardo Facchini (foto repubblica.it)

A seguire, un altro coming-out, questa volta in Italia, dove Riccardo Facchini, chef del programma televisivo “La prova del cuoco” della Rai, è oggi una donna transgender e si fa chiamare Chloe.
La modalità del coming-out, in questo caso è stata un post su instagram, con il quale Facchini ha deciso di dare la notizia a tutti i suoi fan. Queste, le sue parole: "Sin da piccolo mi sono sempre sentito una bambina. Ho iniziato il mio percorso di transizione due anni e mezzo fa e ora mi sento pronta per fare l’ennesimo e ultimo coming out con voi che mi avete seguito con affetto per anni alla Prova del Cuoco".
Anche in questo caso, così come raccontato da Chloe sui social, il senso di vicinanza nel suo percorso di transizione, da parte non solo della sua famiglia e del suo compagno.
Nata biologicamente maschio, Chloe ha ereditato dalla nonna la passione per la cucina. Dopo anni di gavetta in ristoranti bolognesi e francesi ha debuttato in televisione nel 2011. Si è fatta amare dal pubblico per le sue abilità culinarie.
 
Ecco fatto.
MduL 


Fonti ed Approfondimenti:
Articolo "La storia di Sapir, prima arbitra transgender in Israele: "Il mio coming out per smettere di soffrire"" di Serena Console per repubblica.it/video del 6/05/2021;
Articolo "In Israele il primo arbitro transgender: "Mi sono sempre sentita una donna" di Giulia Maini per europa.today.it del 3/05/2021;
Articolo ""Sono donna trans e mi chiamo Chloe": il coming out della chef della Prova del Cuoco" di Serena Console per repubblica.it dell'11/05/2021;
Articolo "Per la prima volta nella storia, un arbitro transgender dirigerà un incontro di calcio in Inghilterra" su ITASportPress.it del 20/08/2018.

Transgender: "la carriera alias" introdotta nel regolamento del liceo artistico "Ripetta" di Roma, grazie all'opera degli studenti dell'istituto...Un altro passo avanti per i diritti Lgbtqi+

Liceo Artistico Ripetta di Roma, rione Campo Marzio (foto wikipedia)
 
_MduL, 27 febbraio 2021_
 
Ma che bella storia che abbiamo letto in questi ultimi giorni sulla repubblica.it, uno dei maggiori quotidiani online italiani. Notizia, certo, messa prima solo nelle edizioni locali e poi data comunque un po' in sordina, ma davvero bella, potente e rivoluzionaria. Eccola.
 
La notizia: la "carriera alias".
 
La notizia riguarda dei giovanissimi e precisamente gli studenti del liceo artistico "Ripetta" di Roma, i quali sono riusciti ad attivare nel loro liceo la "carriera alias" che consente a tutte le studentesse (ed agli studenti) transgender di poter scegliere, nella loro scuola, un nome diverso da quello anagrafico. 
Quindi, se, ad esempio, la studentessa Anna (nome di fantasia) sente di essere e voler vivere come Dario, nel suo liceo può farlo: verrà chiamata da tutti con l'alias da lei scelto, cioè Dario...
D'ora in avanti, dunque, gli studenti e le studentesse transgender di questo liceo artistico romano potranno scegliere, nella propria scuola, un nome diverso da quello anagrafico. Una cosa che accade, ad oggi, solo in altri quattro istituti in Italia.
Ma, attenzione, la scelta di cambiare il proprio nome all'interno della scuola non ha riflessi esclusivamente relazionali, ma ha forti implicazioni anche burocratiche, a riprova che si tratta di una cosa seria e che i ragazzi l'hanno pensata nel migliore dei modi.
Gli studenti e le studentesse del Ripetta transgender che vorranno ricorrere a tale opportunità, potranno infatti essere chiamati con il proprio nome di elezione ed essere inseriti col nome scelto, anche se diverso da quello anagrafico, nel registro elettronico, nel libretto e nei quadri fino al diploma. E c'è chi pensa anche a percorsi con psicologi interni all'istituto e a bagni dedicati alle persone transgender.
Ma non è fantastico?! Una cosa davvero bella ed importante che sono riusciti a fare questi ragazzi.
Ed a riprova di quanto sia bella ed importante, le parole della presidente del Movimento d'identità trans (MIT) Porpora Marcasciano, per la quale l'iniziativa del liceo Ripetta e della Rete degli studenti medi è encomiabile.
 
La Rete degli studenti medi.
 
A sottolineare l'importanza e il valore di questa iniziativa, del resto, è la Rete degli studenti medi del Lazio che ha invitato tutte le altre scuole del territorio ad adottare questa soluzione.
Ciò, in quanto, come dichiarato alla repubblica dal portavoce Michele Sicca, "Ogni persona in transizione di genere deve sentirsi libera di esprimere sé stessa, essere riconosciuta per la propria identità e con il nome che ha scelto, soprattutto all'interno dell'ambiente scolastico". E, ancora,"Siamo ragazze e ragazzi dai 14 ai 18 anni. Abbiamo raccolto le testimonianze di ragazze e ragazzi che avevano avuto difficoltà con i propri docenti che, pur riconoscendo il loro percorso di transizione e le difficoltà che questo comporta, si rifiutavano di riconoscerli col nome che avevano scelto. Queste difficoltà, se non risolte, possono portare anche all'abbandono scolastico".
 
Ma chi sono e che cosa portano avanti i ragazzi della Rete degli studenti medi?
 
E' presto detto. La Rete è nata nel 2007 ed ha tra i suoi valori fondanti il supporto alla comunità lgbtq+, "contro ogni discriminazione per orientamento sessuale, nazionalità, religione, appartenenza ideologica e di partito" si legge sul loro sito. 
Inoltre, a quanto è dato apprendere dalle dichiarazioni di Sicca, da più di un anno hanno avviato "avviato il progetto 'Free to love' (@free_to_love su Instagram) per parlare di educazione sessuale all'interno delle scuole con l'aiuto di Arcigay, dei consultori e dei collettivi femministi".
Ma non finisce qui. La Rete, al momento è molto attiva per riuscire a portare l'iniziativa che qui ci occupa, oltre i confini delle classi del liceo, per arrivare a tutte le scuole laziali ed oltre. Queste le parole di Sicca nella sua intervista alla repubblica "Ora abbiamo creato un documento che si ispira a quello del Ripetta e lo abbiamo proposto ai nostri rappresentanti d'istituto nelle scuole laziali per farlo adottare. Facciamo appello ai presidi, ai professori e ai genitori affinché siano sensibilizzati sulla carriera alias. Purtroppo, fin quando non cambia il nome all'anagrafe non cambierà il nome sul documento. Ma quando vieni chiamato in classe, le comunicazioni sul registro elettronico e l'appello possono creare disagio alle persone. È una cosa che si può evitare e possiamo fare, basta volerlo".
 
Ma come funziona la "carriera alias" e come si aziona? 
 
L'opzione per lo studente della "carriera alias" è stata inserita nel regolamento del liceo (e al vittoria degli studenti del Ripetta sta proprio nell'essere riusciti a farla inserire nel regolamento scolastico), il quale reca "L'attivazione della carriera alias può essere richiesta dalla famiglia di un alunno minorenne o dall'alunno maggiorenne che dimostri di aver intrapreso un percorso psicologico e/o medico teso a consentire l'eventuale rettificazione di attribuzione di sesso e desideri utilizzare un nome diverso da quello anagrafico".
Per poter usufruire di tale prerogativa, dunque, la studentessa/lo studente transgender minorenne necessita dell'attivazione da parte dei propri genitori, mentre lo studente maggiorenne deve dimostrare di aver quantomeno intrapreso il percorso medico e/o psicologico per il cambio sesso.
 
L'opzione "carriera alias" è attiva anche nelle Università.
 
Come detto in precedenza, le scuole che adottano la carriera alias sono ancora poche, mentre sono diverse le Università che hanno approvato il regolamento, a partire dalla Cà Foscari a Venezia, poi vi sono le università di Padova, sempre in Veneto, di Roma Tre nel Lazio e l'Università di Sassari in Sardegna e svariate altre. 
"La carriera alias - si legge sul sito Universitrans.it - comprende un badge e un indirizzo email con il nome adottato ed è valido esclusivamente all'interno dell'ateneo, realizzato attraverso la stipula di un accordo confidenziale tra ateneo e studente/ssa, e non estendibile a documenti ufficiali, come l'attestato di laurea, l'iscrizione a tirocini".  
Inoltre, come riportato dalla presidente del MIT, Porpora Marcasciano, di cui abbiamo detto sopra, "In alcune università italiane l'alias è proposto non solo agli studenti e alle studentesse ma anche al tutto il personale docente e amministrativo".

Ma vediamo la giurisprudenza e la normativa su tale punto.
 
Come spiegato sempre al quotidiano online la Repubblica, dall'avvocato esperto in questioni lgbtq+ Antonio Rotelli, "La Cassazione e poi anche la Corte costituzionale nel 2016  hanno chiarito che per ottenere la rettificazione anagrafica del sesso la legge non obbliga la persona a sottoporsi all'intervento chirurgico, che rimane un'opzione se la persona lo ritiene necessario per il raggiungimento del proprio benessere. Con la rettificazione la persona ottiene legalmente il cambio del nome e anche sul certificato di nascita o la carta d'identità comparirà soltanto il nome di elezione".
La questione dell'alias, però, riguarda un altro tema che è quello di consentire alle persone trans di utilizzare il nome di elezione prima che il processo legale di rettificazione, che può durare anni, sia concluso oppure di utilizzarlo in assenza di esso.
"Dal punto di vista amministrativo - continua Rotelli - questo non pone problemi perché si tratta unicamente di permettere alle persone di avere un libretto o un badge sul quale compare il nome di elezione che la persona usa durante il percorso universitario o scuola o anche nel luogo di lavoro, nei rapporti con i professori e con i colleghi. Invece, sui documenti ufficiali, quelli legali, che sono conservati o utilizzati dagli uffici dell'università o del luogo dove si lavora (si pensi per esempio alle comunicazioni fatte all'INPS o al rilascio di titoli di studio) continua a essere utilizzato il nome assegnato alla nascita".
 
Per concludere.
 
E per concludere, basta riportare le parole rilasciate alla repubblica da Marcasciano "Il punto è che molti di noi, che non possono o non vogliono fare la riassegnazione chirurgica del sesso, o in attesa di completare l'iter di rettificazione che può durare anni, devono avere comunque il diritto di essere chiamati con il nome che hanno scelto. Spero davvero che l'appello della Rete degli studenti medi venga accolto non solo nel Lazio ma in tutta Italia".
 
Speranza che facciamo nostra.
MduL 
 


Fonti:
Articolo "Roma, studenti transgender del Ripetta potranno scegliere il proprio nome: "Ora nelle altre scuole"" di Francesco Giovannetti per repubblica.it;
Articolo "Gli studenti transgender potranno scegliere il loro nome: la piccola rivoluzione del liceo Ripetta di Roma" di Pasquale Quaranta per repubblica.it del 24/02/2021.

L'attrice Ellen Page ora è Elliot. Ricordiamo chi era Ellen e diamo il benvenuto ad Elliot Page.

Ellen Page (ora Elliot) [foto corriere.it]
 
_MduL, 5 dicembre 2020_
 
Ellen Page è ora Elliot, potevamo non condividere con tutte voi questa notizia? Ma niente panico, procediamo con ordine.
 
La carriera cinematografica di Ellen Page.
 
In merito alla sua carriera cinematografica, grazie a wikipedia, sappiamo che ha iniziato a studiare recitazione alla Neptune Theatre School e che la sua prima apparizione avviene all'età di 11 anni, nel film per la TV (trasformato poi in una serie) Pit Pony che le ha permesso di ottenere piccoli ruoli in film e serie televisive canadesi. A sedici anni ottiene un ruolo nel film indipendente Mouth to Mouth, e, nel 2005, interpreta una quattordicenne che si improvvisa giustiziera nei confronti di un pedofilo nel thriller Hard Candy. L'anno dopo, 2006, arriva per lei la notorietà, interpretando il personaggio di Kitty Pryde / Shadowcat in X-Men - Conflitto finale di Brett Ratner.
Ma è nel 2007 che arriva per lei il successo planetario come attrice protagonista, ottenendo anche la sua prima candidatura all'Oscar, grazie al film Juno, in cui interpreta Juno MacGuff, ragazza che dopo una prima e unica esperienza sessuale con il suo migliore amico, Paulie Bleeker, rimane incinta. Seguono altri film e nel 2008 viene inserita dalla rivista Time nella lista delle "100 persone più influenti al mondo". Tra questi film, segnaliamo, sempre nel 2008, Whip It, su un gruppo di ragazze che gareggiano sui pattini, con la regia di Drew Barrymore.
Nel 2009 viene scelta da Christopher Nolan per il kolossal Inception, nel quale affianca il protagonista Leonardo DiCaprio. E, ancora, nel 2012 è protagonista di uno degli episodi di To Rome with Love di Woody Allen. Nel 2014, torna nei panni di Kitty Pryde nel film X-Men - Giorni di un futuro passato e nel 2016, insieme all'amico Ian Daniel, crea Gaycation, una serie televisiva/documentario che la porta in giro per il mondo alla scoperta dell'universo LGBT. Sempre del 2016 (o era il 2015?), il film Freeheld - Amore, giustizia, uguaglianza, tratto da una storia vera, che racconta dell'amore tra una poliziotta malata di cancro (Julianne Moore) e la sua compagna (Ellen Page) e della lotta giuridico-ammnistrativa che ha permesso a lei e, poi a tutte le donne lesbiche degli USA, di lasciare la propria pensione di reversibilità alla sua compagna.
 
The Umbrella Academy cast (superguidatv.it)
Si arriva così al 2019, allorquando la troviamo co-protagonista della serie televisiva statunitense ideata da Steve Blackman e distribuita da Netflix The Umbrella Academy (da non perdere). La serie, che è basata sulla prima miniserie dell'omonimo fumetto di Gerard Way e Gabriel Bá, intitolato "The Umbrella Academy Volume Uno: La suite dell'Apocalisse", pubblicato dalla Dark Horse Comics in USA (edito in Italia da Magic Press nel luglio 2009 per la collana Psycho Books) la trovate su Netflix, dove la prima stagione è stata trasmessa a partire dal 15 febbraio 2019.
Vanya & Sissy (advocate.com)
Ve la segnaliamo, perché in questa serie, proprio il ruolo della Page è quello Lgbtqi+; interpreta, infatti, Vanya Hargreeves, uno dei sette bambini che vengono adottati dall'eccentrico miliardario Reginald Hargreeves, il quale li addestra attraverso quella che lui chiama "The Umbrella Academy", formando così una squadra di supereroi, che nel tempo, essendo catapultata indietro nel tempo, al 1963 ed avendo perso la memoria - nella seconda stagione della serie - avrà una relazione lesbica con Sissy...Ma così stiamo divagando, torniamo a noi.
 
Tornando a noi, sermpre per ciò che concerne l'aspetto artistico di Ellen/Elliot Page, ci teniamo a segnalare che Ellen Page è anche una chitarrista ed appassionata di musica. Per il film Juno ha composto le musiche di Zub Zub partendo dal testo scritto da Diablo Cody nel copione originale del film, ed ha cantato una cover di Anyone Else but You dei The Moldy Peaches assieme a Michael Cera; entrambe le canzoni appaiono nella colonna sonora del film.

Insomma, Ellen Page è stata un'attrice che, fino ad oggi, ha prestato il volto a tanti personaggi noti ed a noi cari, ci tenevamo ricordarlo e rimarcarlo. Ciò detto, passiamo ora alla lunga evoluzione e maturazione della sua vita privata ed alla sua metamorfosi.

Vita privata. Da Ellen ad Elliot.
 
Ellen Page (foto rsi.ch)
Ellen Grace Philpotts-Page (ora Elliot Page), nasce in Canada, Halifax, il 21 febbraio 1987. I suoi genitori sono Martha Philpotts, un'insegnante, e Dennis Page, un grafico. 
Di lui sappiamo che è vegano e che, assieme a Jared Leto, è stata nominata, quando era ancora Ellen, tra i "vegetariani più sexy" del 2014 dalla PETA. Per il resto, sappiamo che è ateo e si definisce un femminista pro-scelta.
Il 14 febbraio del 2014, a Las Vegas, in occasione della conferenza Time to Thrive dell'organizzazione LGBT Human Rights Campaign, fa coming out dichiarando pubblicamente la propria omosessualità.
Ellen & Emma (mariaclaire.com)
A seguito di ciò, nel settembre 2015, dichiara pubblicamente la propria relazione con l'artista e surfista Samantha Thomas, con la quale sfila in coppia sul tappeto rosso in occasione della prima di Freeheld - Amore, giustizia, uguaglianza al Toronto International Film Festival.
Dal 2017 è fidanzata con la ballerina e coreografa Emma Portner che sposerà il 3 gennaio del 2018.
Ellen Page, dunque, fino al 2014 ha vissuto la propria sessualità in modo esclusivamente privato, per poi fare il suo - meraviglioso - coming out pubblico e planetario, dichiarando a tutto il mondo di essere lesbica.
Nel 2018 si sposa con la sua compagna e di questo da ampia notizia sui social. Nel 2019, poi, sempre per mezzo dei social, in occasione del primo anno di matrimonio con Emma Portner, così si esprime: "Provo gratutidine soprattutto verso tutte quelle persone che hanno lottato per permetterci di essere moglie e moglie. Amo questo essere umano magico. Sono così fottutamente fortunata".
Ed arriviamo così alla fine di questo pazzo anno 2020, allorquando Ellen ci da, sempre a mezzo social, una nuova ed ulteriore notizia: è transgender.
 
Elliot Page (giornalettismo.com)
Il 1º dicembre 2020, infatti, ha annunciato tramite il suo profilo Twitter di essere transgender, comunicando il cambio di nome da Ellen a Elliot e chiedendo che la sua persona venga declinata con pronomi maschili o neutri.
Questo, il suo messaggio:  "Ciao amici, voglio condividere con voi che sono una persona trans e il mio nome è Elliot. Mi sento fortunato a scrivere queste parole e di essere qui. Di aver raggiunto questo punto della mia vita". Prosegue, poi, "Sento una gratitudine profonda per tutte le persone incredibili che mi hanno sostenuto in questo viaggio. Non riesco a esprimere quanto sia straordinario amare finalmente chi sono e proseguire la mia vita come l'autentico me stesso. Sono stato infinitamente ispirato da molte persone appartenenti alla comunità trans. Grazie per il vostro coraggio, la vostra generosità e il lavoro incessante che portate avanti ogni giorno per rendere questo mondo un luogo più inclusivo e compassionevole. Offrirò tutto il supporto possibile e continuerò a lottare per una società più amorevole ed equa". Infine, riporta, "Adoro il fatto di essere una persona trans e amo il fatto di essere queer. E più tengo vicino e abbraccio veramente chi sono, più sogno e più il mio cuore cresce felice e prospero. A tutte le persone trans che ogni giorno si occupano di molestie, disgusto di sé, abusi e minacce di violenza: vi vedo, vi amo e farò il possibile per cambiare questo mondo in meglio". Conclude quindi il messaggio firmandosi come Elliot.
 
Ecco, questa è la notizia, dunque, da ora in poi non dovrete più parlare di Ellen Page al femminile o pensare a lei come una donna, lesbica, ma come un uomo perché tale si sente.
 
Addio, dunque, Ellen, ci mancherai tanto e ben arrivato Elliot.

MduL
 


Fonti ed Approfondimenti:
Articolo "Ellen Page rivela: "Sono una persona trans, il mio nome ora è Elliot"" su repubblica.it del 2/12/2020;
Articolo "Ellen Page fa coming out sui social: “Il mio nome è Elliot e sono transgender. Sono stato ispirato da tante persone trans, grazie per il vostro coraggio”" di F.Q. per ilfattoquotidiano.it del 01/12/2020;
Articolo "La star di Juno, prima nota come Ellen Page: "Sono transgender. Il mio nome è Elliot"" su huffingtonpost.it del 2/12/2020;
Articolo "Ellen Page a un anno dalle nozze: "Grazie a chi ha lottato per permetterci di essere moglie e moglie"" su repubblica.it del 9/01/2019;
Pagina Wikipedia su Elliot Page

Transgender: è in edicola da oggi, 14 novembre 2020, il mensile FQ MillenniuM, con l'inchiesta "We TRANS", sulle famiglie con figli e figlie transgender

 
La copertina di FQ MillenniuM di novembre

_MduL, 14 novembre 2020_
 
Apprendiamo dalla nostra rassegna stampa mattutina che è in edicola da oggi, sabato 14 novembre 2020, il mensile FQ MillenniuM (del gruppo de ilfattoquotidiano.it), dal titolo "We TRANS", dedicato alle famiglie con figli o figlie transgender.
 
Bella e toccante la storia scelta dalla giornalista Giulia Zaccariello, per il suo articolo di presentazione dell'inchiesta per ilfattoquotidiano.it (link in calce al post). Eccola.
"Il giorno in cui Davide comincia a parlare di sé come una bambina ha due anni. Un pomeriggio, durante il bagnetto, la sorella maggiore lo rimprovera, scherzando: “Tu devi usare il maschile. Vedi? Sei fatto come papà”. È passato molto tempo, ma quell’istante Angela, la madre, lo ricorda come fosse accaduto ieri. Come una fotografia. “Ho visto una grande delusione sul viso di Davide. Ha iniziato a muovere la testa come se non potesse crederci. E poco tempo dopo ha smesso di bere acqua”. In quel momento Angela comprende che non è un gioco, un capriccio spinto dal desiderio di emulazione della sorella. “C’era qualcosa di profondo in quello che faceva. Qualcosa che aveva a che fare con la sua identità”. La storia di Davide comincia qui. La sua è una delle centinaia di famiglie con un figlio o una figlia transgender (alle quali il mensile FQ MillenniuM, diretto da Peter Gomez, in edicola da sabato 14 novembre, dedica l’inchiesta di copertina del nuovo numero)".
 
Questa la nota al Video promozionale del numero della rivista in esame, pubblicato sul sito de ilfattoquotidiano.it (link in calce al post): "Il nuovo numero di Fq Millennium, in edicola da sabato 14 novembre, è dedicato alle persone transgender, con inchieste, storie e approfondimenti. Ci sarà la mappa dei gruppi che “hanno paura del gender” e che ora vanno all’attacco della legge Zan contro l’omotransfobia. Le storie delle famiglie con bambini e bambine che non si riconoscono nel genere assegnato alla nascita. E infine le testimonianze di chi intraprende un percorso chirurgico, fra pregiudizi e ostacoli. Vi raccontiamo un mondo sospeso fra paura e normalità".
 
Sabato 14 novembre in edicola con il Fatto Quotidiano. Dal 15 novembre solo FQ MillenniuM a € 3,90


Buona lettura.
MduL
 


Fonti:
Articolo "“Mi chiamo Davide e sono una bambina”. Il racconto delle famiglie con figli e figlie transgender. L’inchiesta su FQ MillenniuM in edicola" di Giulia Zaccariello per ilfattoquotidiano.it del 13/11/2020
Video promozionale "Fq Millennium, Peter Gomez presenta il numero di novembre: “Parliamo delle persone transgender e della libertà di essere se stessi”"

Trans: è di questi giorni la notizia che, grazie alla giunta regionale dell'Emilia Romagna prima ed all'Aifa poi, chi vuole cambiare sesso con l'intervento chirurgico potrà ricevere gratuitamente le terapie ormonali.

(lfoto gbtq.unc.edu)

_MduL, 2 ottobre 2020_
 
Per i nostri amici ed amiche transgender, una notizia meravigliosa: chi vuole cambiare sesso con l'intervento chirurgico potrà ricevere gratuitamente le terapie ormonali.
 
Un tale successo, si deve prima di tutto alla giunta della Regione Emilia Romagna, la quale, dando attuazione ad una legge regionale approvata nel 2019, ha stabilito che le persone con disforia di genere potranno ricevere i farmaci adeguati con le seguenti modalità: sotto stretto controllo del Servizio sanitario regionale e con erogazione diretta da parte dalle farmacie ospedaliere.
E questo strepitoso successo perché, con le parole della vicepresidente della Regione, Elly Schlein: "Garantire il diritto alla salute a tutte le persone, nessuna esclusa, è un orizzonte di civiltà a cui una società deve necessariamente tendere. Un bel passo in avanti nella direzione di una comunità più inclusiva".

La regione Emilia-Romagna, però, non è da sola in questa vittoria di civiltà, infatti, pressoché in contemporanea, si è attivata anche l'Aifa, l'Agenzia del farmaco, che ha pubblicato in Gazzetta ufficiale, la propria determina, con la quale stabilisce che questi farmaci siano a carico del servizio sanitario nazionale. E questo significa che i farmaci per le terapie ormonali per le persone che vogliono cambiare sesso, su tutto il territorio nazionale, saranno a carico del sistema sanitario nazionale!.

MduL 


Fonte:
Articolo "Diritti, la decisione dell'Aifa: "Farmaci ormonali per i trans a carico dello Stato"" su repubblica.it del 1/10/2020

Transgender uomo/donna. La posizione di netta chiusura dell'Arcilesbica: non possono essere considerati donne

(Foto dal sito pasionaria.it)
_MduL, 31 maggio 2020_
Negli aggiornamenti odierni, cerchiamo di porre rimedio, anche se in minima parte, alla nostra mancanza nei confronti dei ragazzi e delle ragazze transgender. Non scriviamo quasi mai post o notizie a loro dedicate e  riportiamo nelle nostra guida tv ai film e telefilm lesbici e/o a tematica lesbica solo pochi dei tanti titoli trans che sono in programmazione, ma, a nostra parziale discolpa, vorremmo sottolineare che è solo ed esclusivamente colpa della mancanza di tempo!!...

Prima una necessaria premessa: per ciò che concerne i diritti da acquisire e tutelare per le persone transgender, il movimento Lgbtqi è compatto. Ancora tante, troppe le discriminazioni nei confronti dei trans, che vanno combattute e troppo pochi i diritti acquisiti. Diritti per i quali il movimento Lgbt, da sempre, si batte in modo compatto.

Ciò posto, vorremmo ora condividere con voi, oltre che con noi lesbiche, questo articolo scritto da Elisabetta Invernizzi per huffingtonpost.it del 30/05/2020, dal titolo "Perché considerare le persone trans come donne sta facendo esplodere il movimento Lgbt".
In questo articolo, scritto molto bene ed in modo chiaro e diretto, Elisabetta Invernizzi ci parla del punto della situazione - alquanto tesa e controversa - che vede contrapposte due componenti fondamentali del movimento Lgbt: da un lato l'Arcilesbica e dall'altro l'Arcigay.

L'Arcilesbica, infatti, in merito alla questione del riconoscimento degli uomini trans come donne ha una forte posizione di chiusura, ritenendo tale riconoscimento sulla base del sesso come controproducente ed 'escatologicamente' scorretto. Di diverso avviso l'Arcigay che, però, nel merito, richiesta dalla giornalista, non si è pronunciata.

Su questo, come sull'altro tema fondamentale e fortemente divisivo della maternità surrogata (anche in questo caso, vi sono posizioni contrapposte all'interno del movimento Lgbt), come sapete, noi vi riportiamo le notizie e gli articoli che possano consentire la piena cognizione di causa, senza pronunciare alcun giudizio o parere in merito, stante la delicatezza e l'importanza della materia. A voi decidere. 

Ecco il link all'articolo di Elisabetta Invernizzi:


Buona lettura, dunque.
MduL

Nasce INFOTRANS: in Europa, il primo portale istituzionale per le persone transgender

Logo sito Infotrans (foto da articolo della repubblica.it)
_MduL, 31 maggio 2020_

Sempre nell'ottica di sanare, almeno in piccola parte, la nostra mancanza di attenzione verso i ragazzi e le ragazze transgender, ecco un'altra notizia per voi, che pensiamo possa essere molto utile.
Stiamo parlando di 'Infotrans', il primo portale istituzionale in Europa per persone transgender.

La notizia l'abbiamo appresa da un articolo di repubblica del 25/05/2020 (link in fondo al post) che rende noto anche come, nel giro di poche ore, si siano collegati al sito appena creato ben 1.100 utenti unici.

Ma cos'è Infotrans?
Come lascia intuire il nome, www.Infotrans.it è il primo portale istituzionale creato in Europa appositamente per le persone transgender.
Il sito, come apprendiamo dall'articolo, è il frutto di una collaborazione tra il Centro di Riferimento per la Medicina di Genere dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali - Presidenza del Consiglio dei Ministri (Unar). 

Scopo dichiarato del sito è quello di fornire alla popolazione informazioni indipendenti, certificate e aggiornate in questo campo e di favorire una piena inclusione sociale delle persone transgender.

Queste le parole del Presidente dell'ISS Silvio Brusaferro: "Con questo nuovo portale è stato fatto un lavoro importante perché è stato possibile sistematizzare e mettere a disposizione in un modo accessibile e fruibile una mole importante di informazioni basate su evidenze scientifiche utili per orientare anche le scelte di salute di questa fascia di cittadini".

Queste, invece, le parole del Direttore Generale dell'Unar Triantafillos Loukarelis: "Sono grato all'Istituto Superiore di Sanità e alle associazioni che hanno collaborato per aver realizzato un Portale che rappresenta un'esperienza unica in Europa, una buona pratica che sono certo altri Paesi, anche più avanti di noi in tema di diritti LGBTI, vorranno realizzare basandosi sul nostro esempio. E' la dimostrazione che quando istituzioni dello Stato come le nostre collaborano tra di loro coinvolgendo l'esperienza del Terzo Settore, sono in grado di fare la differenza, contribuendo al miglioramento di migliaia di vite che rischiano altrimenti di essere marginalizzate".

Nell'articolo di repubblica, comunque, potete trovare anche i link a due articoli di approfondimento. Vi consigliamo, dunque, la lettura diretta di tale articolo (per il link diretto, cfr. in calce al post).

Nella speranza che possa essere utile...
MduL



Fonte:
Articolo "Nasce il portale Infotrans, in poche ore già 1.100 accessi" su repubblica.it del 25/05/2020

Ungheria, ecco già i primi provvedimenti di Orbàn contro il modo Lgbtqi, ed in particolare contro le persone transgender

Victor Orbàn (foto notizie.tiscali.it)
 _MduL, 4 aprile 2020_

Sapevamo che era solo questione di tempo, ma non pensavamo che il Primo Ministro dell'Ungheria, Victor Orbàn, riuscisse a stupirci con così largo anticipo. E' di questi giorni, infatti, l'annuncio del 'Primo Ministro' (le virgolette sono volute, visto che già molti parlando di dittatura) ungherese che ribadisce che da ora in poi, in Ungheria, le autorità non potranno più registrare sui documenti di identità il nuovo gender di qualsiasi persona che abbia cambiato sesso, quindi, ad esempio, chi ha cambiato sesso e vuole un matrimonio o convivenza con una persona di sesso diverso non sarà più per lo Stato parte di un'unione etero, ma, al contrario, verrà schedato ed escluso da ogni beneficio per le famiglie.
Zsolt Semjén (foto en.wikipedia.org)
Questa la - abberrante - giustificazione della legge, preparata dal fido vice primo ministro di Orbàn, Zsolt Semjen, ed approvata il giorno successivo alla proclamazione dei pieni poteri da parte di Orbàn stesso, "Cambiare il proprio sesso biologico è impossibile, i caratteri sessuali primari e le caratteristiche cromosomiche sono immutabili e non possono essere modificate da nessun ufficio di registro dello Stato civile magiaro".
Come detto, la cosa non ci soprende, se non nei tempi - effettivamente - molto/troppo rapidi, visto che Orbàn si era già fatto conoscere per le sue posizioni omofobe, avendo lo stesso a suo tempo già proibito studi accademici e universitari sul tema gender e cambiamento di genere o dibattiti su unioni diverse dal tradizionale matrimonio ufficiale eterosessuale. 
Come è evidente, tante le contestazioni, sia interne che esterne, a tale legge. Su tutte, vi segnaliamo le reazioni dell'associazione trans "Prizma Közösség" , della commissaria Ue per i diritti umani e dei copresidenti del gruppo misto omossessuali, lesbiche e transgender dell'Europarlamento, così come riportate nell'articolo di Andrea Tarquini per repubblica.it, utilizzato come fonte (link in fondo al post).
A nome dell'associazione trans magiara "Prizma Közösség", parla Zsófia Szabo, che, rilasciando una dichiarazione al sito Lgbt e trans svizzero 360.ch, così si esprime "Tale disposizione priva i trans in Ungheria della possibilità di usare i loro documenti senza paura", mentre, a livello europeo, l'associazione transgender Tgeu ha denunciato "l'enorme, grave passo indietro imposto alla società ungherese".
La commissaria Dunja Mijàtovic (foto coe.int)
A seguire, la reazione della Commissaria Ue per i diritti umani, Dunja Mijátovic, la quale ha duramente criticato la legge, dichiarando "le persone Lgbt e transgender hanno diritto a una vita normale senza discriminazioni basata sul diritto all'autodeterminazione" e "le autorità ungheresi devono garantire il loro diritto a procedure rapide e trasparenti per cambiare nome e gender sul registro civile nonché su carte d'identità, passaporti e altri documenti. È un diritto umano fondamentale, il riconoscimento ufficiale di gender è questione di dignità umana".
Infine, secondo Mark Angel e Terry Reintke, copresidenti del gruppo misto omosessuali, lesbische, transgender all'Europarlamento, la legge voluta da Orbán "è un attacco scandaloso e deliberato alla comunità trans che mira non solo a costringerla al silenzio ma anche a cancellarla e negare la sua esistenza".

(Foto it.dreamstime.com)
Dunque, non solo le opposizioni che facevano parte del parlamento ungherese e le organizzazioni lgbtqi magiare si sono espresse contro tale deriva omofoba, ma anche la Commissaria Ue per i diritti umani e degli esponenti del parlamento europeo e questo fa rabbrividire ancora di più, visto che, è bene ricordarlo e ribadirlo, l'Ungheria fa parte dell'Europa dal 1 maggio 2004 e, come tale, dovrebbe seguire i principi ed i diritti dalla stessa sanciti nelle più alte Carte dei valori che la rappresentano e che, per fortuna, la vincolano al rispetto dei diritti  di tutti e di ognuno.
Ma ricapitoliamo, per quante di voi se lo fossero perso, il breve cammino della deriva dittatoriale che ha seguito l'Ungheria in questo ultimo mese. A Budapest, infatti, si è passati da un sistema democratico, con un parlamento ed un governo, ad uno dittatoriale, nel quale il parlamento non ha più alcun ruolo e tutti i poteri sono stati accentrati da Victor Orbàn.
La 'scusa' per questo colpo di stato - perché di questo si tratta - è stata la lotta alla pandemia da coronavirus che sta colpendo il mondo intero.
Ebbene, con la scusa della necessità di dover agire in modo celere e con competenze e centri di potere accentrati, Orbàn si è fatto consegnare i pieni poteri dal parlamento stesso ed ha quindi, subito, abolito ogni competenza di questo consesso, lasciandosi libero di agire come meglio crede e senza alcun contrappeso istituzionale, divenendo, a tutti gli effetti di legge, un dittatore.
L'Europa, dunque, da pochi giorni a questa parte ha, tra i suoi paesi membri, un paese retto da un Dittatore! Niente male.

E, volete sapere come ha reagito Orbàn a tutte queste rimostranze, sia interne che esterne? Ecco quello che ha scritto al vertice Ppe con carta intestata da premier: "Non ho tempo per dibattiti su quale tipo di democrazia, devo lottare contro il virus nella mia patria, fate altrettanto e non interferite nei nostri affari interni". 
Ogni altro commento appare inutile.

MduL



Fonte:
Articolo "Ungheria, la stretta di Orbán contro i transgender: "No al cambio di sesso"" di Andrea Tarquini per repubblica.it del 3/04/2020

Vi segnaliamo il documentario "Un uomo deve essere forte", sulla transizione FtM (da femmina a maschio)

La locandina del documentario "Un uomo deve essere forte" (foto da it.mashable.com)
_MduL, 23 novembre 2019_

Con il presente post vi segnaliamo il documentario "Un uomo deve essere forte", primo documentario italiano su una transizione FtM (da femmina a maschio), presentato al Transgender Day of Remembrance di Roma di quest'anno, avvertendo sin d'ora che quanto da noi riportato è stato estratto dal già perfetto articolo di Corinna Spirito, utilizzato qui come fonte, "Questo documentario sulla transizione femmina-maschio è un manifesto contro i pregiudizi", scritto per it.mashable.com del 20/11/2019, al quale vi rinviamo per una lettura completa della notizia (link in calce al post).

Jack (foto da it.mashable.com)
Questo il sunto. Il documentario, dei registi esordienti Ilaria Ciavattini ed Elsi Perino, racconta il percorso di transizione di Jack, un ragazzo originario della Val Trompia, in provincia di Brescia, nato con caratteri sessuali femminili, che decide di trasformare il suo corpo nell'uomo che ha sempre sentito di essere.
Ecco quindi che il documentario affronta la quotidianità vissuta da Jack, nell'arco di quattro anni, durante la terapia per diventare maschio, caratterizzata da una normalità, stando al documentario, "disarmante", fatta di lavoro, frequentazione degli amici, rapporto con la famiglia (nel caso, il fratello e la madre) e con i suoi dubbi e pensieri sul tipo di uomo che vorrà essere e diventare e tutto ciò, senza alcun contrasto in famiglia, alcun commento infelice sul lavoro e nemmeno prese in giro nel paese...
Si, avete/abbiamo letto bene: alcun contrasto, alcun attacco, alcuna battuta hanno segnato Jack nel suo passaggio dall'essere femmina al diventare maschio. Così lo stesso Jack a Mashable Italia, sul punto "La società è molto più pronta di ciò che crediamo. Ricordo che quando avevo deciso di iniziare il percorso di transizione, avevo paura di dirlo a mia madre perché non ero certo di come avrebbe reagito. Ma poi, quando l'ho fatto, lei mi ha detto: 'Potevi dirmelo prima, se sei felice tu sono felice anche io'. Anche sul luogo di lavoro o nel gruppo di amici ho trovato solo belle parole e disponibilità".
E, ancora, "Ovviamente non tutte le famiglie sono aperte e incoraggianti come la mia ma ciò che ho capito in questi anni è che mostrarsi è il miglior modo per generare un cambiamento. Per esempio un mio collega di lavoro molto chiuso, conservatore e cattolico un giorno mi disse che prima di conoscermi aveva sempre pensato che i transgender e transessuali fossero persone strane invece incontrando me ha capito che siamo persone qualunque. La gente può cambiare idea".

Ed il messaggio del documentario è proprio questo e cioè il fatto che la vita di Jack viene raccontata come la vita di un ragazzo qualunque - quale è - che sta affrontando un percorso di formazione. Un messaggio, dunque, nella sua solo apparente semplicità di profondo rispetto e di uguaglianza, a prescindere dal proprio orientamento sessuale.
Queste le parole della regista Ilaria Ciavattini, rilasciate a Mashable Italia, sul punto: "Le notizie che riguardano donne e uomini transessuali sono spesso legate a temi scandalistici o di cronaca nera. Noi volevamo offrire un punto di vista diverso perché credo che le persone siano molto influenzate dal loro grado di conoscenza di un tema. Il nostro è un film che vuole essere positivo e incoraggiante, una testimonianza del fatto che c'è già un'inclusione abbastanza alta".
 
Un bellissimo messaggio, anche considerando che, ormai da più di ventanni, il 20 novembre si ricordano in tutto il mondo le vittime dell'odio e del pregiudizio anti-transgender. La giornata in memoria, infatti, venne introdotta in America per commemorare una donna transgender, assassinata pochi mesi prima, ripresa poi dalle comunità LGBTQI+ di tutto il mondo per combattere la transfobia.

Tanto dovevamo.
MduL



Fonte:
Articolo "Questo documentario sulla transizione femmina- maschio è un manifesto contro i pregiudizi" di Corinna Spirito per mashable.com del 20/11/2019

E' Giammarco Negri il primo sindaco transgender della repubblica italiana. Eletto a Tromello (PV) con una lista civica, l'Avv. Negri, prima Maria, è riuscito a sbaragliare tutti i suoi avversari nelle elezioni amministrative della sua città

L'Avv. Giammarco Negri. A Tromello (PV), il primo sindaco transgender italiano (Foto Repubblica Milano)
_ MduL, 2 giugno 2019 _ 
E' con gioia che vi diamo questa notizia, apparsa la settimana scorsa sui principali quotidiani e che, per fortuna, non ha avuto 'strascichi' polemici...
La notizia di cui stiamo parlando, riguarda l'elezione a sindaco della città di Tromello, in provincia di Pavia, dell'Avv. Giammarco Negri, 40 anni, transgender che ha cambiato sesso, prima si chiamava Maria, già da qualche anno, sottoponendosi a svariati interventi chirurgici e riuscendo, infine, a far registrare la variazione anagrafica necessaria.
Insomma, in questo periodo di recrudescenza dei principi medievali di famiglia, intesa solo uomo/donna, di concezione della donna come e peggio che negli inizi del secolo, ecco che appare questa meravigliosa notizia che lascia sperare per il futuro.
L'avvocato penalista Giammarco Negri, infatti, che da tempo si batte per i diritti della comunità transgender, ha vinto le elezioni amministrative a sindaco di Tromello, comune della Lomellina Pavese, con la lista civica "CambiaMenti per Tromello" che ha preso il 37,54% dei voti, sbaragliando sia il vicesindaco uscente Antonio Pavia (23,16%), sia Renato Cappa della Lega, che ha raccolto il 25,79%. 
La cosa ancora più bella e da rimarcare è che, nelle contestuali votazioni per le elezioni europee, la Lega, a Tromello, ha preso più del 50% dei voti!!. Vittoria doppia, dunque....Complimenti, di cuore, dunque, all'Avv. Negri.
Ciò detto, per tutte quelle di voi che volessero conoscere meglio l'Avv. Giammarco Negri, sindaco di Tromello, ecco qui il link al Video di RepubblicaTv su di lui.

Che altro dire, buon lavoro!!
MduL



Fonti:
Articolo "A Tromello, in provincia di Pavia, eletto il primo sindaco transgender d'Italia" su repubblica.it/Milano del 27/05/2019
Articolo "Pavia, eletto a Tromello il primo sindaco transgender d’Italia: è Gianmarco Negri" di F.Q. per ilfattoquotidiano.it del 28/05/2019
Articolo dal quale è estratto il video cui si rimanda nel testo del post, <<A Tromello, col primo sindaco trans d'Italia: "Sono ciò che la destra non vorrebbe mai vedere">> di Andrea Lattanzi per repubblica.it del 30/05/2019

Vi segnaliamo la storia di Trystan Reese, la transgender diventata mamma

Trystan con il suo compagno Biff (foto huffingtonpost.it)
Vorremmo segnalarvi questo articolo, editato ieri, 16/11/2018, da huffingtonpost.it che riporta la storia, scritta di proprio pugno (e tradotta in italiano da Milena Sanfilippo) di Trystan Reese.
Trystan, come avrete già capito dal titolo del post, è una transgender. Tempo addietro ha effettuato il passaggio, non completo, da donna ad uomo poiché si è sempre sentita, come dice lui stesso, "un uomo gay rinchiuso in un corpo di donna". 
Tale discrasia, come detto, l'ha risolta ma, ad un certo punto della sua vita, pur avendo un rapporto stabile e duraturo con il suo compagno Biff e pur avendo una famiglia, suo malgrado, già formata (ha dovuto prendersi cura dei figli della sorella, prima in affido, poi in adozione), decide che vuole avere un figlio con Biff.
Si, un figlio con il suo compagno da aggiungere alla loro famiglia. Apriti cielo!! Vi potete immaginare le reazioni dei più all'idea di una donna che si sente uomo e che, una volta effettuato il passaggio, resta incinta. Le (gli) sono piovute addosso le peggio maledizioni e maldicenze ed è anche per questo, oltre che per il fatto che è davvero una bella storia, che vogliamo condividere il suo racconto. Un racconto educativo...
Eccolo:

di Trystan Reese 
con traduzione di Milena Sanfilippo per huffingtonpost.it del 16/11/2018


Buona lettura.
MduL  

Segnalazione: esce nei cinema il prossimo 6 dicembre il film "Colette", con Keira Knightley, sulla vera storia della scrittrice, compresa la sua relazione con Missy...


Vi segnaliamo il Film "Colette", presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2018 il 20 gennaio scorso, in prossima uscita nelle sale italiane (dovrebbe uscire i primi di dicembre).
"Colette" è un film biografico del 2018, diretto da Wash Westmoreland, basato sulla vita della scrittrice francese Colette ed interpretato da Keira Knightley. 
Ma, andiamo con ordine e vediamo prima di tutto di capire, anche se per sommi capi, di chi stiamo parlando (a tal fine, utilizzeremo la fonte wikipedia).

La 'vera' Sidonie-Gabrielle Colette (foto da repubblica.it)
Sidonie-Gabrielle Colette (nata nel 1873 e morta nel 1954) è considerata una delle maggiori figure della prima metà del XX secolo. La scrittrice, infatti, lascia la campagna, dove è cresciuta, per sposare Willy, un noto e famigerato imprenditore letterario. Arrivata a Parigi, viene immediatamente trascinata nella società libertina della Belle Époque, che la ispira per una serie di racconti autobiografici intitolata "Claudine". 
Il personaggio Claudine diventa una vera e propria icona della cultura pop parigina, ma il successo di Colette viene offuscato dal marito Henry Gauthier-Villars, soprannominato Willy (interpretato dall'attore Dominic West), che si prende i meriti pubblicando i romanzi a suo nome. 
Sennonché, anni dopo, a causa di debiti di gioco, Willy è costretto a vendere i diritti di Claudine e Colette può porre fine al suo infelice matrimonio e pubblicare i romanzi a suo nome, ottenendo finalmente il successo personale che merita.

Questa, dunque, per sommi capi, la storia e la vita di Colette, sennonché il film, affronta la biografia della famosa scrittrice in un ottica più che moderna, facendo riferimento e soffermandosi sulla affermazione di Colette per una rottura con codici e pregiudizi, sia letterari che di moda e costume, e la possibilità di una libera espressione sessuale. Colette, dunque, non solo romanziera, ma femminista e militante Lgbt ante litteram. Ed è questo che  piaciuto molto alla protagonista del film, Keira Knightley.

Keira Knightley è Colette nel Film in uscita a dicembre (foto MyMovies)
Come riportato infatti dalla giornalista di repubblica Silvia Bizio nel suo articolo <<Keira Knightley è Colette ai tempi del #MeToo: "Cent'anni dopo sempre attuale">> alla domanda:
<<Keira, 'Colette' è un film d'epoca ma quanto mai attuale, non solo un biopic ma una riflessione sulla parità  tra i sessi e la libertà di espressione>>, l'attrice così risponde:
<<"Verissimo, e trovo curioso che una storia di cent'anni fa esca proprio nel momento del #MeToo e sia dunque così attuale. Se pensiamo alle vicissitudini di Colette nel mondo letterario e alla difficoltà di venir accetata come donna, ci fa capire che di strada ce n'è da fare ancora tanta. 
È una donna che combatte contro le restrizioni sociali per essere una donna. E' anche la storia di un matrimonio essenzialmente eterossessuale ma che tocca tutte le corde e le lettere del LGTBQ...>>
...e qui arriviamo al punto che più ci interessa...prosegue infatti l'attrice:

Missy & Colette in una scena del film (fonte repubblica.it)
<<L'attrazione di Colette nei confronti di Missy, interpretata da Denise Gough, che oggi verrebbe considerata una transgender ci interroga sull'oggi.
"Certamente la trans-identità di Missy è quello che aveva attratto Colette nei suoi confronti. Il film è un omaggio a gente come Missy e Colette, persone molto coraggiose capaci di vivere le proprie vite in modo autentico, senza temere giudizi e censure. A mia figlia voglio insegnare di essere coraggiosa nelle scelte di vita"....
[per il resto dell'intervista a Keira Knightley si rinvia al link all'articolo di repubblica riportato in calce al post]

Insomma, se avete tempo e voglia, il prossimo mese di dicembre, al cinema, ci sarà il film "Colette" che indaga anche la storia tra la scrittrice e la sua amica transgender Missy nella Parigi del secolo scorso. Colette, poi, interpretata da Keira Knightley che più di una soddisfazione ci ha dato...

Comunque, per farvi un'idea del Film, ecco QUI il link al Trailer ufficiale (per ora in inglese)...


Ecco, ora lo sapete. Buona visione.
MduL





Fonti:
- Articolo <<Keira Knightley è Colette ai tempi del #MeToo: "Cent'anni dopo sempre attuale">> di Silvia Bizio per repubblica.it
- Pagina wikipedia su Colette

Transgender - Storica Sentenza a Messina: riconosciuto il cambio sesso senza intervento chirurgico

(Il Tribunale di Messina - dal sito dispaccio.it)

Che bello dare queste notizie!!. E' successo nel novembre scorso a Messina, in Sicilia. Il Tribunale di Messina, e quindi un Giudice Illuminato (ce ne sono tanti, davvero e fanno quello che possono) ha emesso una sentenza storica, avendo concesso ad una studentessa di 21 anni  (le cui iniziali sono S. D.), che ne aveva fatto richiesta, di poter cambiare il 'genere', da maschile a femminile, sulla sua carta d'identità: da studente a studentessa e con le nuove declinazioni tutte al femminile...e tutto questo senza dover sopportare il delicato intervento di 'evirazione'.
E’ la prima volta in Italia che il cambio di sesso avviene senza intervento chirurgico. La sentenza ha una portata storica!. 
La storia di S.D. infatti – emersa da un’inchiesta sul terzo genere pubblicata dal Corriere della Sera – è solo una delle 50 mila che esistono in Italia. Questo caso però è il primo che ha ottenuto il cambio legale in nome del solo «diritto a una diversa identità di genere» sconnessa dal sesso biologico. Finora, infatti,  solo tre Tribunali – Roma, Rovereto e Siena -avevano garantito il cambio di sesso senza operazione, ma solo per motivi di salute.
La sentenza di Messina sostiene invece che esiste un «diritto a una diversa identità di genere» e che «non si può prestare attenzione esclusivamente alla componente biologica». Per il giudice siciliano infatti «il fenomeno della transessualità nella società contemporanea è profondamente mutato» e «con l’ausilio delle terapie ormonali e della chirurgia estetica, la fissazione della propria identità di genere spesso prescinde temporaneamente o definitivamente dalla modificazione chirurgica dei caratteri sessuali primari».
Certo, la sentenza “siciliana” non è stata “condivisa” da altri tribunali, come quello di Vercelli (anche se in questo caso, i giudici hanno comunque chiesto alla Consulta di verificare se «l’imposizione di un determinato trattamento medico non costituisca «una grave e inammissibile limitazione al riconoscimento del diritto all’ identità di genere») e quello di Trento che invece hanno respinto analoghe richieste, ma il dado ormai è tratto!!.
Scena dal film "Transamerica" (da sito affaritaliani.it)
Del resto [e da questo punto in poi, visto che non conosco abbastanza tale argomento, procedo riportandovi le parole dell'articolo «Nuove leggi per cambiare sesso. Senza è difficile anche andare in posta» di Elena Tebano - link in fondo al Post], il cambio di sesso senza obbligo di «demolizione chirurgica» è al centro delle rivendicazioni del movimento transessuale: «Nella maggior parte dei Paesi Ue è già così — dice la leader del Mit (Movimento identità transessuale) Porpora Marcasciano —. E visto che la legge che lo prevede giace da tempo in Parlamento, abbiamo iniziato a rivolgerci ai giudici, perché ci sembra un diritto fondamentale, che migliorerebbe tanto la nostra qualità della vita». Finora solo tre Tribunali (Roma dal 1997, Rovereto e Siena nel 2013) avevano garantito il cambio di sesso senza operazione, ma solo per motivi di salute. La sentenza di Messina sostiene invece che esiste un «diritto a una diversa identità di genere» e che «non si può prestare attenzione esclusivamente alla componente biologica». Per il giudice siciliano che ha scritto la sentenza infatti «il fenomeno della transessualità nella società contemporanea è profondamente mutato» e «con l’ausilio delle terapie ormonali e della chirurgia estetica, la fissazione della propria identità di genere spesso prescinde temporaneamente o definitivamente dalla modificazione chirurgica dei caratteri sessuali primari».
(da nydailynews.com)
La norma del 1982. Una visione molto diversa da quella che associava la transessualità a emarginazione e vita di strada. Oggi è al centro di serie tv di successo (la pluripremiata «Transparent» di Amazon) e Time l’ha definita la nuova frontiera dei diritti civili. «Quando la legge italiana è stata approvata, nel 1982, si dava per scontato che si volesse adeguare il più possibile il proprio corpo a quello desiderato — dice Alexander Schuster, avvocato di Trento che rappresenta numerose persone trans — e così da allora è stata generalmente interpretata in modo da subordinare la rettificazione anagrafica (cioè il cambio di sesso e nome sui documenti) a interventi chirurgici demolitivi o alla sterilità chimica. Ma in realtà la norma non è così specifica».
Di fatto però la procedura standard per il cambio di sesso dura anni e prevede prima una diagnosi psicologica di disforia di genere (spesso dopo una lunga psicoterapia), l’assunzione di ormoni, la richiesta a un Tribunale per autorizzare l’operazione chirurgica e in seguito, a intervento avvenuto, un’altra istanza al giudice per cambiare i documenti.
Sempre più persone, però, mettono in dubbio questo percorso. «Penso che sottoporsi all’operazione sia una scelta personale: riguarda il mio corpo, non può essere condizionata dalla decisione di un giudice», dice Monica Notarangelo, la ricercatrice che si è rivolta al Tribunale di Trento. «C’è chi vede conclusa la propria transizione già quando vive da donna». Monica lo fa dal 2008. «Però ho ancora i documenti maschili e mi crea molti problemi: devo pubblicare i miei articoli scientifici come Giuseppe, altrimenti non hanno valore per i concorsi in università. Ma poi non posso andare ai convegni, perché i miei colleghi non si aspettano di vedere una donna». Le difficoltà sono quotidiane: «Se devo ritirare una raccomandata, alle poste mi chiedono la delega di mio “marito”». 
(da thefix.com)
Le nuove identità. Tra coloro che non si riconoscono nella definizione tradizionale di transessuale c’è Tiresia Valentina Coletta, 29 anni, ex seminarista in Vaticano e ora studentessa di psicologia a Roma, che si identifica come «genderfluid», sia maschio che femmina: «Il mio genere è femminile, ma io sono nato maschio, ed è una parte che rimane in me». Per questo ha scelto come nome «Tiresia»: il protagonista del mito classico che vive sia da uomo che da donna. Tiresia Valentina si veste prevalentemente da donna e da un mese ha iniziato a prendere ormoni che le stanno facendo crescere seno e fianchi, ma per ora non intende fare interventi.
Di fronte a una simile costellazione, queste identità possono sembrare aleatorie. Ma per chi soffre di disforia di genere non è così. Ecco come Andrea Lamanna (all’anagrafe ancora Maria), 25 anni, di Monopoli, spiega il disagio che provava prima di sapere che poteva cambiare genere: «È come vivere con un costume addosso ed essere l’unico a sapere che è un costume: il mondo si rivolge a una persona che non sei tu — dice —. È così avvilente e pesante, che alla fine perdi qualsiasi energia, diventa difficile crearsi obiettivi e aspirazioni».
Andrea è un «FtM» abbreviazione che sta per «female to male», «da femmina a maschio». La prima riattribuzione di sesso di questo tipo, in Germania, risale al 1992: sconosciuti un tempo, oggi i ragazzi transessuali sono quasi la metà delle persone transgender. Un altro dei molti nuovi volti che assume questa identità. Andrea dodici mesi fa ha iniziato ad assumere il testosterone, oggi ha la barba e spera quanto prima di farsi la mastectomia: «Ora la mia difficoltà maggiore è non avere i documenti giusti. So che la transizione sarà lunga e tortuosa, però la devo fare. Vedere cambiare il proprio corpo è una rivincita. È come se adesso potessi cominciare davvero a vivere la mia vita».

Auguri dunque a S.D. ed alle altre 50mila persone che possono trovare giovamento da questa storica sentenza messinese.
MduL

Articoli utilizzati per scrivere il Post:
- Articolo "Messina, cambia sesso senza operazione" della Redazione di Siciliainformazioni.com
- Articolo "Cambiare sesso senza intervento, l’ok dal tribunale di Messina: primo caso in Italia" di Antonio Puglisi per 98zero.com
- Articolo «Nuove leggi per cambiare sesso. Senza è difficile anche andare in posta» di Elena Tebano per 27esimaora.corriere.it
- E per quante di voi, come me, volessero approfondire la materia, vi riporto anche il link alla Pagina Wikipedia relativa alla voce "Transgender"