Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

Visualizzazione post con etichetta coppia lesbica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta coppia lesbica. Mostra tutti i post

Diritti Lgbtqi+ - Al liceo Cicognini di Prato un'incredibile nuova conquista Lgbtqi+: a partire dal ballo del prossimo giugno il convitto aprirà il ballo di fine anno (già ballo delle debuttanti) anche alle coppie gay. Artefice di tale conquista la studentessa lesbica Viola che voleva partecipare con la sua fidanzatina Adele

Il Convitto Cicognini di Prato (fotoconvittocicogniniprato.edu.it)
 
_ MduL, 14 maggio 2022_
 
Ma quanti articoli, quante parole e quanti tentennamenti per questa nuova ed importante conquista del mondo Lgbtqi+: al Convitto Cicognini di Prato, per la prima volta in Italia, al ballo delle debuttanti - che per l'occasione cambierà nome e diventerà il ballo di fine anno - del liceo toscano, cui nel 1881 partecipò financo Gabriele D'Annunzio, parteciperanno anche le coppie gay.
 
Adele in primo piano e dietro Viola (foto repubblica.it)
Artefice di tale importante conquista la studentessa Viola Righini che voleva partecipare al ballo con la sua fidanzatina Adele e che, per tale motivo, ha fatto richiesta all'Istituto, specificando che "Non volevo sessualizzare il ballo, ma dire che è ingiusto escludere le coppie formate da persone dello stesso sesso".
 
Tra procrastinazioni, scuse e necessità di doppie/triple deliberazione degli organi collegiali e di modifiche al regolamento del Convitto, la Preside, professoressa Giovanna Nunziata, si era alla fine detta disponibile alle modifiche per il ballo delle debuttanti del prossimo anno, ma, complice anche l'intervento del Ministro dell'istruzione Bianchi che ha telefonato alla Dirigente scolastica, la procedura ha avuto un'improvvisa quanto insperata accelerazione che ha portato il liceo pratese a deliberare le modifiche già a partire dal ballo del prossimo giugno.
 
Importante ed utile notare che tali modifiche saranno introdotte dal prestigioso Convitto Cicognini anche contro ed oltre il pronunciamento degli stessi studenti, i quali, richiesti in un sondaggio di pronunciarsi in merito a tale apertura, hanno risposto per il 50,1 contro!.
Si, avete letto bene: gli studenti si sono pronunciati in larga misura contro, adducendo tutti motivazioni non omofobe ma tradizionaliste. Tutti, cioè, hanno detto che non intendono discriminare le coppie omosessuali ma vogliono mantenere il ballo nella forma classica, che prevede - appunto - il ballo delle debuttanti donne, con relativo ballo valzer delle stesse con un compagno uomo vestito in frack.
 
Il Ballo delle debuttanti (iltirreno.gelocal.it)
Non stiamo qui a riproporvi tutte le questioni sorte sulla correttezza del quesito posto agli studenti (molti hanno detto non essere chiaro) o sulle reazioni dei rappresentati di istituto o sul numero effettivo di votanti, per le quali vi rinviamo all'ottimo articolo di repubblica usato come fonte ed il cui link troverete in calce al post, ma ci teniamo a dirvi che, in questo caso, ci è proprio piaciuta la reazione della professoressa di storia dell'Arte, Maria Rodighiero, la quale ha così commentato "I ragazzi sono più tradizionalisti di noi. La nostra non è una scuola bacchettona, ma attenta e inclusiva. Il collegio docenti serve a prendere atto della situazione e a parlare con gli studenti". 
 
Da segnalare che, almeno sulla scelta del cambio del nome del ballo, sono proprio tutti d'accordo. Come detto, si passerà dal 'patriarcale' "ballo delle debuttanti" al contemporaneo "ballo di fine anno" e già questa ci appare una grande conquista.
 
Bene così, avanti tutta. E grazie a Viola per aver innovato di un altro pochino il nostro paese.
MduL 
 
 

Fonti:
Articolo "Il ballo di fine anno apre alle coppie omosessuali: nuova giravolta al Liceo Cicognini di Prato" di Chiarastella Foschini per firenze.repubblica.it dell'11/05/2022;
Articolo "Ballo al Cicognini, interviene il ministro" di Antonella Morelli, montaggio Michele Gori per rainews.it/tgr/toscana dell'8/05/2022.

LES-FILM: vi segnaliamo il film "Parigi, tutto in una notte", con Valeria Bruni Tedeschi e Marina Fois, per ora nei cinema

La locandina del film "Parigi, tutto in una notte" (masedomani.com)
 
_MduL, 3 aprile 2022_
 
Vi segnaliamo il Film francese del 2021, "Parigi, tutto in una notte" (titolo originale: "La fracture"), diretto da Catherine Corsini e con Valeria Bruni Tedeschi e Marina Foïs nei ruoli principali.
Il film, uscito nei nostri cinema lo scorso 10 marzo 2022, attualmente nelle sale, è stato premiato a Cesar ed ha ottenuto 2 candidature a Lumiere Awards.
Interessante notare che la storia nasce da un fatto autobiografico della regista che coglie l'occasione per inserire in questo accadimento privato, la realtà sociale odierna.
 
Trama:
Due donne sull'orlo di una crisi, in un ospedale, sono ulteriormente stressate nella notte da una grande rivolta del personale e dai manifestanti arrabbiati che mirano ad assediare l'edificio.
Più in dettaglio, due donne, Raf (Valeria Bruni Tedeschi) e Julie (Marina Foïs), sono una coppia che sull'orlo della separazione, quando Raf, inseguendo la compagna Julie, si rompe un braccio e finisce al pronto soccorso dell'ospedale parigino, proprio mentre per le strade della città infuria la protesta dei gilet gialli.
Ci troviamo quindi in Ospedale, insieme a Raf, sulla barella in attesa del proprio turno, con Julie che appartengono al mondo alto-borghese privilegiato da un lato ed il resto della varia umanità composta dal personale sanitario e dalle persone ferite che hanno partecipato alla manifestazione dei gilet gialli dall'altro.
Due spaccati di mondo ed un film assolutamente e volutamente politico, definito dalla giornalista Rosa Baldocci nel suo articolo per il settimanale "F", "un piccolo gioiello", "A metà strada tra la consapevolezza amara di Ken Loach e l'autoironia di Nanni Moretti".
 
Ecco, ora lo sapete.
MduL

Società: ancora una reazione omofoba. Questa volta sono state coinvolte due ragazze ventenni che si sono scambiate due baci 'a stampo' sulla panchina dei giardinetti pubblici di Voghera. Queste le reazioni di un cinquantenne, nel 2021. Il Video.

 
(foto di Aurora su neg.zone. Link all'articolo in calce al post)

_MduL, 27 marzo 2021_
 
Voghera, provincia di Pavia, Lombardia, Italia, anno 2021.
Ma è possibile dover scrivere ancora di queste notizie nel 2021? E' possibile che ancora oggi due ragazze non possano scambiarsi gesti di semplice e casto affetto in pubblico, senza essere aggredite e minacciate? Sì, è possibile e di questo dobbiamo raccontarvi.

Il fatto è accaduto a Voghera che, come apprendiamo da wikipedia, è il centro principale dell'Oltrepò Pavese e rappresenta un importante nodo ferroviario e stradale dell'Italia nord-occidentale nonché un rinomato centro vinicolo e industriale del nord Italia.
Ebbene in questo ridente ed operoso comune italico, in un caldo ed assolato sabato pomeriggio, due ragazze ventenni, Valentina ed Aurora erano sedute su una panchina tra il verde dei giardinetti del centro, in piazza Castello, circondate da altre persone, nuclei familiari e bambini che si godevano la giornata ed il sole, come loro.
Ad un certo punto, le due giovani ragazze, si scambiano due baci a stampo sulle labra ed apriti cielo! Prontamente arriva un cinquantenne, che le riprende in malo modo e che vuole cacciarle via, così esprimendosi: «Andate via, ci sono dei bambini. Non sta bene baciarsi femmina con femmina». 
A seguire, la discussione tra le due ragazze, l'uomo e la compagna di quest'ultimo che pone fine all'alterco, portandosi via il compagno.
Queste, a quanto è dato sapere, le parole che si sono scambiati.
L'uomo: «Io non voglio dire niente però ci sono dei bambini e non è educazione. Dovete spostarvi». 
Le ragazze: «Tu non baci mai la tua donna davanti ai tuoi figli?». 
Lui mugugna qualcosa. Poi scandisce: «Una femmina con un’altra femmina non sta bene». 
Ed ecco che, a questo punto, interviene la compagna dell’uomo che lo prende per un braccio e lo porta via, prima che la discussione degeneri. 
 
Di questo fatto abbiamo notizia perché le due giovani ragazze hanno prontamente fatto un video-denuncia, riproducendo lo scambio di opinioni appena citato, titolando «Ancora costrette a subire attacchi omofobi», postandolo su Tik Tok ed ottenendo in pochissimo tempo oltre 120 mila visualizzazioni e quasi duemila e 500 commenti.
 
Immediate le reazioni sul web. Tantissimi i messaggi di solidarietà e affetto arrivati dalla comunità Lgbt+ e non, a sostegno di Aurora e Valentina, ai quali ci associamo. 
 
Certo è che non si riesce a comprendere come ancora oggi vi possano essere tali spropositate reazioni a delle dimostrazioni di affetto (perché di questo si è trattato e non di un bacio appassionato e coinvolgente) tra due donne (o tra due uomini. E' di pochi giorni fa la notizia dell'aggressione ai due ragazzi da un omofobo che tanto ha fatto discutere), vieppiù se il soggetto omofobo è un uomo di 50 anni e non di 80, dunque, cresciuto nell'Italia degli anni ottanta e novanta e diventato uomo negli anni duemila, quando, il mondo Lgbtqi+ era già più che 'visibile' e conosciuto. Che tristezza.
 
Ciò posto, rinviando per approfondimenti all'articolo di Neg Zone (link in calce al post), ecco il VIDEO relativo alla vicenda, pubblicato da Neg Zone su youtube:
 
 

Un abbraccio ad Aurora e Valentina.
MduL
 
 
Fonti ed Approfondimenti:
Articolo "Voghera, ragazze si baciano al parco «Andate via: ci sono dei bambini»" di Eleonora Lanzetti per corriere.it/milano del 24/03/2021;
Per approfondimenti:
Articolo "«Siete due femmine, non baciatevi davanti ai bambini»: la coppia risponde a tono" di Davide Dummy per neg.zone del 22/03/2021.

Celesbian: Skin e Ladyfag annunciano sui social il loro matrimonio

Le fidanzate Ladyfag e Skin (it.notizie.yahoo.com)

_MduL, 24 settembre 2020_
 
La notizia è questa: la cantante Skin ha appena annunciato il matrimonio con la fidanzata Ladyfag. Le due donne sono fidanzate da quattro anni, da quando Skin ha divorziato dalla prima moglie, la produttrice Christiana Wyly, figlia del miliardario americano Sam Wyly, dopo un matrimonio durato due anni. 
 
Ma vediamo chi sono le protagoniste di questa storia.
 
(foto biografieonline.it)
Skin
, pseudonimo di Deborah Anne Dyer, nata a Londra il 3 agosto 1967, è una cantante britannica, leader della band londinese Skunk Anansie. Dal 2001 al 2009 ha lavorato da solista
Cantante ed occasionalmente modella, ha studiato Design d'Interni presso la Teesside University di Middlesbrough, ricevendo successivamente laurea honoris causa. Nel 1994 forma la band Skunk Anansie, con cui Skin può mostrare la sua voce, la sua immagine caratterizzata dal capo a quei tempi completamente rasato, i testi in parte provocatori e politicizzati. 
Da sempre, dichiaratamente bisessuale, l'11 agosto 2013 simula, non essendo ancora legale in Italia, un matrimonio omosessuale con la sua produttrice, Christiana Wyly, presso il Castel Campo (nel comune di Comano Terme) in Trentino-Alto Adige. Matrimonio vero o no che, come detto, durerà soltanto due anni.
Per le più giovani: nel 2015, Skin è stata giudice della nona edizione italiana di X Factor, andando a sostituire Victoria Cabello. [fonte Wikipedia]

(Foto wikipedia)
Di Rayne Baron, questo il vero nome di Ladyfag, grazie a donnaglamour.it, scopriamo che è nata a Toronto (in Canada) l’11 settembre 1976, e che è diventata ben presto una vera icona della vita notturna newyorkese
Questa la strada per la scalata al successo. Ladyfag da giovane, nella sua città natale di Toronto, gestiva un negozio di antiquariato e di abiti vintage ed è qui che ha iniziato a frequentare i club e le feste notturne più in voga dell’epoca. Quindi, trasferitasi a New York nel 2006, ha adottato il suo nome d’arte ed è stata accolta sotto l’ala di Kenny Kenny, grazie a al quale ha iniziato ad organizzare feste underground di grande successo. Nel corso degli anni ha portato in scena numerosi eventi che hanno riscosso interesse a livello internazionale, collaborando anche ad importanti raccolte fondi per enti benefici.
Ma Ladyfag non è solo una organizzatrice di eventi mondani, ella è, infatti, anche un’artista a tutto tondo: scrittrice, curatrice di mostre d'arte, modella di servizi fotografici e pubblicità.
Per quanto riguarda la sua vita privata, a fronte di un tale successo, bisgona dire che Ladyfag è sempre stata piuttosto riservata, sappiamo però solo e tanto del suo rapporto con Skin, tanto che Ladyfag ha rivelato il suo fidanzamento ufficiale con la cantante, con un post pubblicato sul suo profilo Instagram, nel quale è molto attiva.
Che altro dire su di lei? A si, Ladyfag vive da anni a New York, ma si divide tra Londra e Ibiza per seguire la sua compagna Skin, è una grande amante dell’arte di Frida Khalo ed il suo nome d’arte deriva da una performance che ha tenuto a Toronto.

Non resta che accennare ora, alle frasi d'amore postate dalla coppia in occasione del fidanzamento ufficiale.
Skin scrive su Instagram: "Non vedo l'ora che arrivi il grande giorno, ti amo". “Dodici anni di preparazione e finalmente ecco quello che ho sempre voluto”.
 
Questa, invece, la risposta della futura sposa Ladyfag: “Per me sei unica, ti amo anch’io”. E, ancora, sul suo profilo Instagram ha scritto: “Il mio per sempre. Ovviamente ho detto sì. Ad essere onesta siamo fidanzate ufficialmente da San Valentino e da allora viviamo in un bozzolo d’amore. Sei la ragazza dei miei sogni Skinny, non posso credere che diventerai mia moglie. Ti amo”. 
 
Che dire, Auguri.
MduL 



Fonti:
Articolo "Skin annuncia il matrimonio con la fidanzata Ladyfag: "È ciò che ho sempre voluto"" su huffingtonpost.it del 22/09/2020
Articolo "Ladyfag, chi è la compagna di Skin: la carriera da performer e l’annuncio delle nozze" di Giulia Sbaffi per donnaglamour.it del 23/09/2020
Pagina Wikipedia su Skin

Mala Tempora Currunt: Con la Sentenza n. 7668/2020, la Corte di Cassazione dice no ad una coppia di donne, unite civilmente, al riconoscimento di entrambe come madri della loro piccola, perché nata grazie alla procreazione assistita. Diversa la situazione, secondo gli Ermellini, se la piccola fosse stata adottata...

(Foto da Altalex.it)
_MduL, 26 aprile 2020_

L'altra brutta notizia della quale dobbiamo parlavi oggi, fa riferimento alla Sentenza della Corte di Cassazione, I sezione civile, n. 7668 del 3 aprile 2020 (link in fondo al post), con la quale la Suprema Corte, compiendo un percorso ermeneutico abbastanza tortuoso, si è pronunciata nel seguente modo:

"In caso di fecondazione assistita praticata all’estero, considerato che, secondo la legge italiana, possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita “solo le coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi”, implicitamente (ma chiaramente) una sola persona ha diritto di essere menzionata come madre nell’atto di nascita, in virtù di un rapporto di filiazione che presuppone il legame biologico e/o genetico con il nato. Tale restrizione è attualmente vigente all’interno dell’ordinamento italiano e, dunque, applicabile agli atti di nascita formati o da formare in Italia, a prescindere dal luogo dove sia avvenuta la pratica fecondativa." 

Ma, per capire la portata dannosa di tale sentenza, è bene inquadrare la situazione.

Dunque, tutto nasce anni fa, allorquando Chiara e Simona, unite civilmente, chiedono il riconoscimento di doppia maternità per la bambina partorita da Chiara, dopo il ricorso in Spagna alla fecondazione eterologa.

L'ufficiale di Stato civile del comune presso il quale le due donne avevano avanzato la richiesta, si è rifiutato di registrare la minore come figlia di entrambe e da qui, la coppia ha fatto ricorso al Tribunale di Treviso.

Tribunale che, a sua volta, ha respinto la richiesta delle due donne, quindi non ha intimato all'ufficiale di stato civile di provvedere e la piccola è rimasta registrata come figlia solo di Chiara.

A tale sentenza, le due donne si opponevano, adendo la relativa Corte d'Appello, ma, anche in questo caso, i giudici hanno dato loro torto.

Si arriva così in Cassazione, dove le due donne depositano il loro ricorso, per sentire i Supremi Giudici pronunciare una sentenza loro favorevole, che possa consentire la registrazione all'anagrafe del comune di residenza e, quindi, dello stato italiano della piccola, come figlia di entrambe le donne e non solo di Chiara.

Svoltosi il processo, si ha il pronunciamento con la Sentenza n.7668/2020 testè richiamata, con la quale la Corte di Cassazione arriva a denegare tale diritto alle due donne (confermando le precedenti pronunce del Tribunale e della Corte d'Appello), ribadendo in motivazione "la differenza netta fra l'adozione di un bimbo da parte di una coppia gay e il riconoscimento dopo la Pma (Procreazione medicalmente assistita)". 

L'adozione - dice la Cassazione - non è finalizzata a dare un figlio a una coppia, bensì una famiglia a un minore che non ce l'ha. La Procreazione assistita, invece, realizza le aspirazioni genitoriali e quindi è "ragionevole" che il legislatore voglia per il bebé quelle che sembrano, in astratto, "le migliori condizioni di partenza". 

E quali sarebbero le migliori condizioni di partenza? Una madre ed un Padre, 'ca va sans dire'.

Senza parole.
MduL



Fonti:
Articolo cartaceo "Due madri e un bebé? La Cassazione dice di no" di Claudia Arletti per la sezione Bioritmi del settimanale "Il Venerdi" del 17 aprile 2020, edito da Repubblica.

La Sentenza Corte di Cassazione, I sez. civ., 3 aprile 2020, n. 7668 (Massima e Testo) la potete trovare QUI, sul sito neldiritto.it

Taranto - Nessuna tutela per i figli di due madri, anche se unite civilmente. Il Sindaco resta inerte alla loro richiesta di registrazione all'anagrafe anche del nominativo della madre non biologica. La loro sollecitazione ora, più che mai, che vi è questa grave pandemia.

(Foto dal sito quotidianodipuglia.it)
_MduL, 11 aprile 2020_
 
Questa notizia è di alcune settimane fa, ma non per questo è meno attuale. Da quanto appreso dall'articolo di Anna Puricella, pubblicato su repubblica.it (link in calce al post), una coppia di donne, originarie di Taranto, insieme da oltre venti anni, dopo aver dato alla luce due gemelli - un maschio ed una femmina - nel 2017 si sono unite civilmente, ufficializzando e formalizzando così la loro unione anche allo Stato Italiano.
Per lo Stato, dunque, a far data dal giorno dell'avvenuta unione civile, si è formato un nuovo nucleo familiare, composto, direte voi - e come sarebbe logico pensare - dalle due donne e dai loro due figli...ed invece non è così, visto che il nuovo nucleo, per lo Stato, e solo per lo Stato (meglio, solo per parte dello Stato, dipende dell'interpretazione di legge), è così composto: madre biologica e due figli, dunque, un nucleo di tre persone e non quattro.
L'altra madre, non conta nulla, è quando si scrive nulla, si intende proprio nulla, neanche se si è, come in questo caso, in pendenza di rapporto di unione civile, formalmente registrata.
L'altra madre (quella non biologica), dunque, non può prendersi cura dei suoi figli, né prendere decisioni che li riguardino, in alcun modo. Per i due figli, ufficialmente, può decidere e firmare solo la madre biologica. Si, avete letto bene, siamo ancora oggi a questo punto!.

La Camera dei Deputati
E siamo ancora a questo punto perché il parlamento, quando ne ha avuto l'occasione - stiamo parlando del 2016 - non ha legiferato in materia, per evitare - a suo tempo - sia lo scontro interno alla maggioranza (ed all'interno dei singoli partiti della coalizione), che quello con la destra, con le istituzioni religiose ecc..dunque, per una mera questione di interesse politico.
Onore al merito, certo, alla senatrice Monica Cirinnà che ha lottato con tutte le sue forze per riuscire a far approvare anche una disciplina giuridica per la tutela dei figli delle coppie arcobaleno e disonore, nel caso specifico, al movimento 5stelle che ne impedì l'approvazione, lasciando un vuoto normativo ingiustificabile e dannoso per l'intero sistema giuridico. Ma tant'è che, a prescindere da onori e demeriti, la normativa venne stralciata da quella sulle unioni civili, condannando così i figli delle coppie arcobaleno a questo limbo disastroso che, oggi più che mai, in questo momento epocale e gravissimo di lotta al coronavirus ed in pendenza di una pandemia globale, spiega tutti i suoi nefasti effetti.

Se, infatti, come è evidente, i problemi che tale nefanda mancanza di normativa porta alle famiglie arcobaleno sono molteplici (gestione dei rapporti con la scuola frequentata dai piccoli, con le strutture sanitarie ed ospedaliere, con la burocrazia, con le successioni ecc...), appare oggi, in questo periodo devastante di pandemia da Codiv19, più evidente che mai che il mancato riconoscimento della possibilità di tutelare un proprio figlio in capo alla madre non biologica sia una sciagura imperdonabile.
Queste le parole rilasciate dalla mamma non biologica di cui in premessa, nella sua intervista a repubblica.it "Siamo preoccupate e spaventate, in un momento di emergenza come questo da cittadina devo pensare alle categorie più deboli. E in questo caso ci rientro io, perché mi sento mancare il terreno sotto i piedi". 
Che succede, infatti, se - Dio non voglia - la madre biologica dovesse essere portata via da tale virus? Che fine faranno i due bambini? Per lo Stato, come detto, l'altra mamma non ha alcun diritto su di loro, dunque, che succede? Andranno in affido? Andranno in una casa famiglia?...cosa??

Il Sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci (foto lagazzettadelmezzogiorno.it)
Si può capire, dunque, come e perché proprio in questi giorni le due donne abbiano sollecitato con forza il Sindaco di Taranto, comune nel quale risiedono, affinché si pronunci, 'finalmente', sulla loro richiesta di trascrizione all'anagrafe cittadina del loro stato di famiglia, con anche il nome della madre non biologica nello stato civile dei figli, così come hanno già fatto, del resto, molti altri Sindaci di tanti comuni italiani, su tutti, il sindaco di Torino, Milano, Napoli ecc...

Scriviamo 'finalmente' per rimarcare l'altra grave mancanza presente in questa vicenda e cioè la totale inerzia del Sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, eletto nel giugno 2017, con una lista civica, il quale, non avendo ancora oggi risposto alla richiesta di trascrizione anagrafica formulata delle due donne più di un anno e mezzo addietro, di fatto, rende impossibile la loro tutela nelle ulteriori sedi di legge.
Dichiara, nel merito, la mamma non biologica, "Vorremmo avere una risposta, sappiamo che il sindaco è al corrente della situazione. Anche un no ci andrebbe bene, perché così potremmo procedere per altre vie, facendo per esempio ricorso". Sarebbero strade più complicate, come lo sarebbe l'adozione per casi particolari, che è "un percorso devastante, che comporterebbe anche l'arrivo in casa di assistenti sociali, che interrogherebbero i bambini".
Alle due donne, alle due mamme, basterebbe un atto, un pronunciamento, sia esso di accoglimento della loro richiesta o di diniego, purché sia un atto che possa consentire loro, nel caso, di procedere con un'impugnazione avanti al Tribunale competente (cosa che, haimé, hanno già fatto-sono state costrette a fare- tante altre coppie arcobaleno).
Atto che deve essere del Sindaco, è bene specificarlo, perché, anche su questo, ancora oggi vi è molta confusione. Pare, infatti, che, a suo tempo, il Melucci avesse deciso di inviare il fascicolo de quo alla Prefettura ed al Ministero dell'Interno, denegando così la propria competenza, ma è errato. La competenza in materia di anagrafe e stato civile, per legge, spetta a lui in quanto Sindaco ed a nessun altro. Le ingerenze del Ministro degli Interni, operate anche in modo pervasivo e pesante ai tempi del Ministro Alfano sono ormai, per fortuna, un lontano ricordo, vieppiù in questo caso, dove entrambi i bambini sono nati in Italia e non all'estero. In merito alle competenze di legge, chi scrive, condividendo pienamente il pensiero della maggior parte dei giuristi coinvolti, ritiene infatti non potersi aderire ad alcuna altra interpretazione che si discosti dal dettato normativo, così come sopra riassunto.

L'omaggio dei carabinieri ai medici (lastampa.it)
I due piccoli, il maschietto e la femminuccia, infatti, sono nati all'Ospedale di Taranto, dove, per fortuna, l'accoglienza alle due donne ed alla loro famiglia, come dichiarato da loro stesse, "è stata meravigliosa, anche nel reparto di Neonatologia dove entrano solamente madre e padre. Nel nostro caso ci hanno aperto le porte". 
Ospedale, con personale e persone meravigliose, che hanno dato prova della loro bellezza già prima della guerra al coronavirus, ma che, per legge, non avrebbero potuto/dovuto, acccogliere la madre non biologica, essendo questa per lo Stato Italiano un NULLA, anche se i figli sono italiani, anche se i figli sono della propria moglie ed anche se le due donne sono unite civilmente.

(Foto da fortemalia.it)
In attesa di periodi migliori per noi e per tutta l'umanità, non ci resta, dunque, che auspicare una corretta e costante applicazione da parte dei Sindaci dei singoli comuni italiani, dei principi di legge dell'ordinamento giuridico, in coerenza con le innovazioni alla disciplina dello stato di famiglia, date della legge sulle unioni civili del 2016, che porti all'automatica, quanto dovuta, registrazione dei figli nati da due donne, come attribuibili ad entrambe, in attesa di una normativa nazionale che, dopo la ripartenza del paese, possa definitivamente sanare questa grave ed imperdonabile mancanza legislativa.

E, per concludere, una esortazione al Sindaco di Taranto, affinché si assuma la responsabilità del proprio ruolo istituzionale e proceda quanto prima alle registrazioni di stato civile in questo caso specifico, per questa famiglia arcobaleno.

MduL



Fonte:
Articolo 'Figli di due madri', ma il Comune di Taranto non si pronuncia da un anno e mezzo: "Così la nostra è famiglia sospesa" di Anna Puricella per repubblica.it del 20/03/2020

Saniamo una nostra mancanza, raccontandovi con alcuni mesi di ritardo la storia di Mariana Aresta, una delle giovani protagoniste de "Il Collegio 4", buttata fuori casa dal padre a causa di una foto che la ritraeva con la sua fidanzata, Erica

Mariana Aresta (foto novella2000.it)

_MduL, 22 marzo 2020_
 
Il racconto che vi facciamo con questo post è relativo ad una notizia ormai vecchia di qualche mese. Era, infatti, il dicembre 2019, quando è venuto fuori un profluvio di articoli dedicati a Mariana Aresta, una delle giovani partecipanti al programma tv di Rai 2, "Il Collegio".
La notizia era la seguente: Mariana è stata cacciata di casa dal padre, a causa di una foto dalla stessa condivisa su Instagram, che la ritraeva con la sua fidanzata Erica Sciacovelli.

Mariana & Erica nella foto della discordia (corrieredellumbria.corr.it)
Questa la vicenda, così come riportata dal sito tvzap.it.
Mariana, tra i protagonisti della quarta edizione de "Il Collegio 4",  il docu-reality di Rai 2 negli ultimi mesi dello scorso anno ha denunciato sui social la difficile situazione familiare che si era venuta a creare dopo che la stessa aveva condiviso su Instagram uno scatto con la sua dolce metà, Erica. La sua famiglia, infatti, vista la foto e la conseguente esposizione mediatica, ha chiesto alla giovane Mariana di lasciare la casa in cui abita.
Dice Mariana, “Mi è stato richiesto di eliminare questa foto da parte di un mio caro molto vicino. Da una questione di pura immagine siamo passati ad una questione personale con la mia ragazza che adesso non può nemmeno più venire a casa mia”. E, ancora, “[…] Non mi sembra normale che le persone più vicine a me siano disposte a non vedermi più pur di non vedere più una persona sul mio profilo. […] Odio tutto ciò che la mia famiglia mi ha fatto. Ogni singola cosa. Non vedo l’ora di avere una casa mia e non dover rivedere mai più molti componenti della mia famiglia che mi hanno trattata da inutile e oggetto di vergogna“.
Ma non è finita qui, perché, qualche ora, Mariana, in lacrime, nelle story di Instagram ha aggiornato i follower sull’evolversi della situazione: “Mi hanno detto di nuovo che me ne devo andare di casa perché non sono normale. Ogni volta che insultate i vostri genitori ricordatevi che io farei di tutto per avere una famiglia. Posso avere fama, autostima, tutto quello che volete ma non ho mai avuto una famiglia”. Quindi il messaggio diretto al padre: “Io me ne vado di casa visto che mi ci hai cacciata, ma questa foto innocua non se ne va da questo profilo“.
Infine, come riportato dall'articolo di tvzap citato, la notizia - per noi - confortante: Mariana, infatti, ha precisato che la mamma, in tutto questo, è rimasta dalla sua parte e, per tale motivo, sarebbe stata cacciata anch'essa di casa dal marito. 

Mariana ne "Il Collegio" (foto novella2000.it)
Ma chi è Mariana Aresta?
Mariana Aresta, come scopriamo grazie all'articolo di Vincenzo Chianese per novella2000.it, all'epoca dei fatti, ha 16 anni e viene da Bitrirro, in provincia di Bari
Della sua vita privata sappiamo che la ragazza è nata da mamma brasiliana (la sua migliore amica, con la quale ha uno splendido rapporto) e papà italiano (che le ha buttate fuori di casa), e si definisce chiacchierona, determinata e impulsiva, con un carattere molto pungente. 
Alla ragazza, certo, non manca l'autostima, visto che si reputa la migliore in tutto quel che fa, e naturalmente adora essere al centro dell’attenzione. 
Logica conseguenza della grande autostima è la sua voglia di distinguersi dalla massa, ed è per questo che sfoggia un look anni ’60/’70, ossessionata dall’estetica e dal make up. 
Questa, la sua presentazione alla 4a edizione de "Il Collegio", andato in onda dallo scorso 22 ottobre su Rai 2 e con i protagonisti catapultati nel 1982.
“Mi chiamo Mariana, ho 16 anni. Vivo con i miei genitori. Sono felice, sono brava, sono il meglio e chi non mi apprezza sono cavoli suoi. Sono una ragazza alquanto competitiva. Punto sempre all’eccellenza e quasi sempre ci arrivo. Quando non ci arrivo mi impegno ancora di più. Sono una persona che sa esattamente ciò che vuole, e i miei genitori cercano di contenermi, però con me è proprio impossibile. Non conviene assolutamente a nessuno provocarmi”.
Della sua vita sentimentale sappiamo che ha una fidanzata, Erica, con la quale sta da quattro mesi, svelando dunque di essere omosessuale.

Dopo di ciò, a quanto abbiamo avuto modo di vedere, le notizie che la riguardano fanno riferimento al fatto che, come era inevitabile, nella contingenza del coming-out pubblico Mariana è stata fatto oggetto di minacce ed insulti omofobi (!) e che, nei primi giorni di dicembre 2019 è stata ricoverata in ospedale, pare per problemi respiratori, avendo sempre al suo fianco la fidanzata, Erica.

Ecco fatto, abbiamo così colmato la lacuna.
MduL

 
Fonti:
Articolo "Mariana de Il Collegio ‘cacciata’ di casa per una foto con la fidanzata: ‘Mi hanno detto che non sono normale’" su tvzap.kataweb.it;
Articolo "Chi è Mariana Aresta de Il Collegio 4? Vita privata e Instagram" di Vincenzo Chianese per novella2000.it del 26/11/2019

"Sono Giulia, vengo da Treviso, sono qui con mia moglie..." Queste le parole di presentazione di Giulia Busato ai giudici della 9a edizione di MasterChef Italia.

Alessia bacia sua moglie Giulia, concorrente alla 9a edizione di MasterChef Italia (foto estratta dal video di MasterChef Italia di cui al post)
_MduL, 25 gennaio 2020_
 
Ormai lo sapete, scrivere e portare alla vostra conoscenza queste notizie, ci piace molto perché sono belle ed aiutano più che mai la causa dei diritti Lgbtqi+. Questa volta, vi parliamo di una concorrente dell'edizione di quest'anno di Masterchef italia, la nona, iniziata alla fine di dicembre 2019 ed attualmente in onda, ogni giovedì alle 21.15, su Sky Uno (ma anche in streaming su Now Tv e disponibile on demand su Sky Go). La concorrente si chiama Giulia Busato, ha 31 anni ed è sposata con Alessia

Questa la storia. 
Alle selezioni per l'ottenimento di un posto tra i 20 partecipanti alla 9a edizione di Masterchef italia, arriva il turno di Giulia Busato, che si presenta ai tre giudici così "Sono Giulia, vengo da Treviso, sono qui con mia moglie...". Interviene Chef Locatelli che chiede cosa cucinerà e Giulia risponde che farà una crepé che coniughi i sapori della tradizione veneta con i gusti del Marocco, dal nome "Crepacuore"...
I tre giudici di MasterChef 9 (foto quotidiano.net)
Prepara quindi la sua crepe e la offre al giudizio dei tre giudici di questa edizione del format, Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli, ottenendo i due NO di Barbieri e Cannavacciuolo ma il SI di Locatelli che, grazie alle nuove regole sancite per la gara a partire proprio da questa edizione, ha dato fiducia a Giulia, regalandole il grembiule "Grigio" firmato da lui, con ciò, consentendole di passare alla fase successiva della selezione (da quest'anno, infatti, il concorrente può ottenere il passaggio alle prove successive anche se ha ottenuto 2 SI su 3 od anche 1 solo SI. Ma per vedere le nuove regole, vi rinviamo all'articolo di Barbara Berti, citato tra le fonti, in calce al post).
Fase successiva da Giulia Busato brillantemente superata, al punto da ottenere un posto tra i 20 concorrenti di questa edizione di Masterchef. Non resta ora che continuare a seguirla su Sky Uno.

Ecco qui il video della sua selezione, pubblicato su youtube da MasteChef Italia:

Questa, dunque, la vicenda che volevamo portare alla vostra conoscenza, soprattutto per quelle di voi, come noi, innamorate del format e rimaste orfane dopo l'abbandono di Masterchef da parte di Antonia Klugmann, al punto da non voler più seguire il programma...

Giulia Busato (foto tpi.it)
Ma chi è Giulia Busato?
Leggendo qua e la negli articoli che parlano di lei (troverete i link agli articoli in calce al post), scopriamo che Giulia Busato, 31 anni, laureata in Giurisprudenza, è originaria di Noale, nel Veneziano, ma residente ormai da diversi anni in provincia di Treviso, con sua moglie Alessia che, a sua insaputa, l'ha iscritta alla selezione per Mastechef.

Alessia, la moglie di Giulia (foto tratta da video di MasterChef Italia)
Di Giulia, poi, sappiamo che lavora in un patronato e che ha una spiccata predilezione per la cucina, tanto che già da molto tempo pubblica regolarmente su Instagram le foto delle sue bellissime creazioni culinarie. Amante della cucina di Antonia Klugmann (noi, non solo della sua cucina), il suo piatto forte è la pizza, tanto che, come ci racconta Alvise Wollner, si definisce "ferrata sulla pizza ad alta idratazione e lunga lievitazione, con un impasto realizzato attraverso l’utilizzo del lievito madre, farine macinate a pietra e grani antichi. Nella sua cucina non possono mai mancare le farine di vario tipo. Il suo piatto del cuore restano gli gnocchi al ragù preparati dalla nonna"... 
Instancabile, il suo punto debole è l'insicurezza cronica, non riuscendosi mai a sentire all'altezza, soprattutto quando è sotto esame e pressione. Insicurezza che, speriamo, sua moglie sia riuscita a farle superare, iscrivendola a Masterchef...

Intanto, da tutte noi, il nostro più partecipe sostegno per la vittoria di Mastechef 9...
MduL



Fonti:
Articolo <<BACI LESBO e GAY a MasterChef, due concorrenti Lgbt tra gli aspiranti cuochi>> su viva.lgbt del 22/12/2019;
Articolo <<Masterchef Italia 9, da Noale alla conquista dei fornelli la concorrente Giulia Busato>> su veneziatoday.it del 30/12/2019;
Articolo <<MasterChef 9, Giulia ce l'ha fatta: sarà tra i 20 concorrenti della nuova edizione>> di Alvise Wollner per trevisotoday.it del 27/12/2019;
Articolo <<Giulia Busato, chi è la concorrente di MasterChef Italia 9>> di Cristina Migliaccio per tpi.it del 2/01/2020;
Articolo <<MasterChef Italia 9, tre giudici e un grembiule grigio. Tutto sulla nuova edizione>> di Barbara Berti per quotidiano.net.

Grazie a 'Lesbiche Senza Frontiere', la storia di una professoressa libica che si è potuta rifare una vita qui in Italia, sposando la sua compagna

(Il logo di lsf, dal sito)
_MduL, 29 dicembre 2019_
 
Vi riportiamo la storia di Noura (il nome è di fantasia, così come riportato nell'articolo fonte del post), donna rifugiata, originaria della Libia, la quale vive oggi, per fortuna, a Milano, dove ha sposato la sua compagna, per segnalarvi l'esistenza, per quante di voi non ne fossero a conoscenza, del lsf (Lesbiche Senza Frontiere).
Noura, infatti, come riporta la giornalista Rara Piol nel suo articolo per huffingtonpost.it (link in calce al post), ha raccontato all'Agenzia Dire la sua storia di omosessuale in Libia, uno dei tanti paesi africani costantemente in guerra, dove, essere lesbiche è ancora oggi molto difficile.
Questo il suo racconto: “Ho dovuto lasciare la Libia perché c’è la guerra, ma soprattutto perché sono lesbica e con la mia compagna volevamo vivere insieme. Così siamo venute in Italia, e sei mesi fa ci siamo finalmente sposate”.“In libia la situazione per gli omosessuali è difficile”.
Ed infatti, in libia, come denunciano le organizzazioni per i diritti umani, gli esponenti della comunità lgbt+ non hanno per niente una vita facile, essendo vittime di discriminazioni e con il rischio di subire violenze da parte dei gruppi armati ribelli, fondamentalisti islamici. E' normale, dunque, che Noura sia scappata da tale contesto ed è meraviglioso che abbia deciso di venire qui da noi, in Italia, per sentirsi sicura e protetta.

Ciò posto, è bene rimarcare che non basta arrivare sul suolo italico per stare bene ed al sicuro, visto che, in ogni caso, per una persona straniera che non conosce la nostra lingua deve essere terribilmente difficile orientarsi per riuscire ad impostare qui una nuova esistenza.
Queste, infatti, le parole di Noura: “Quando io e la mia compagna siamo arrivate, non riuscivamo a capire una parola. Neanche le leggi sono chiare quindi è stata una grande fortuna avere qualcuno che ci aiutasse, non solo traducendo le informazioni ma anche spiegandoci come funzionano le cose”.
E quel 'qualcuno' sono proprio le lesbiche senza frontiere, che hanno aiutato le due donne libiche ad integrarsi qui da noi. “Abbiamo trovato anche una nuova, grande famiglia”, dice Noura.
Perché il punto è proprio questo, al quale, spesso, non pensiamo e cioè che per i rifugiati omosessuali i problemi non finiscono neanche nei paesi di accoglienza. Spiega Helen Ibry di Lesbiche senza frontiere: “Nella maggior parte dei casi non possono fare riferimento alla loro comunità di origine. Nei centri di accoglienza si sono registrati anche vari casi di aggressione. Una soluzione sarebbe quella di creare, accanto alle stanze per uomini e donne, anche quelle riservate a gay, lesbiche e transessuali. Noi di lesbiche senza frontiere, oltre a fornire corsi di lingua o alfabetizzazione informatica, diamo a queste donne degli spazi dove possono esprimersi liberamente, condividendo esperienze e creando nuovi rapporti, per non sentirsi più sole”.

Ma cosa sappiamo di Lesbiche senza frontiere? Grazie a Rara Piol, sappiamo che lesbiche senza frontiere (lsf), è una delle associazioni che hanno aderito al programma partecipazione di intersos, finanziato dall’agenzia onu per i rifugiati (unhcr), per favorire l’inclusione di migranti e rifugiati nel nostro paese. Sappiamo inoltre che è un'associazione che, vincendo il bando del programma partecipazione, ha ottenuto i soldi necessari per aumentare l’informazione tra le rifugiate lesbiche e per mappare i servizi offerti a migranti e rifugiati a milano e provincia, secondo i due seguenti criteri: valutazione del personale e del servizio offerto e rendicontazione su quali servizi tengono conto delle esigenze della comunità Lgbt+.
Ma, per quelle di noi che volessero saperne di più, ecco i link utili delle lesbiche senza frontiere: sito internet - pagina facebook

Sappiamo, infine, che Noura, con una carriera da docente di storia dell’arte presso l’università di zawiya, sulla costa occidentale del paese, grazie a lesbiche senza frontiere, è riuscita a scappare da un paese in guerra e dalle discriminazioni per venire in Italia, a Milano, dove ha potuto integrarsi e sposare la sua compagna. E questo, se permettete, la troviamo una cosa meravigliosa, che ci fa essere fiere di essere donne lesbiche italiane.

Buona vita Noura.
MduL



Fonte:
Articolo <<"Io, lesbica in Libia, sono scappata in Italia per fuggire dallo stigma": la storia di Noura>> di Rara Piol per huffingtonpost.it del 19/12/2019

Signora 'razzista e leghista' nega la casa in affitto ad una ragazza lesbica di Foggia perché meridionale...Razzismo batte omofobia (?!)

Deborah Principe nella foto del profilo facebook (foto dal sito leggo.it)
_MduL, 15 settembre 2019_

Non possiamo evitare di parlarvi della notizia di cronaca che ha tenuto banco questa settimana, ci riferiamo alla notizia riportata da tutti i tg e dai maggiori quotidiani online relativa al denegato rilascio di un immobile in affitto ad una ragazza di Foggia.
Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire perché questa notizia, già interessante di suo per poter capire il 'clima' del momento, è per noi lesbiche anche più importante.
Dunque, prima i fatti.

Tutto ha inizio lo scorso mese di luglio, quando Deborah Prencipe, una ragazza foggiana di 28 anni, che, vivendo in Brianza già dal 2011, decide di volersi avvicinare ancor più alla sua compagna, Laura Ortolani, 26 anni, che vive nel Milanese.
Cerca e visita, dunque, diverse case offerte in affitto fino a quando non trova a Malvaglio, piccola frazione di Robecchetto Con Induno, uno dei comuni più a Nord della provincia di Milano, a due passi dall’aeroporto di Malpensa, la casa perfetta per lei e procede quindi subitaneamente con gli accordi di rito per poter entrare nell'immobile a far data dai primi del mese di ottobre.
A questo punto, proseguendo con le parole di Deborah, l'imprevisto. Ecco quanto dichiarato dalla ragazza: “Cercavo una casa in affitto, la trovo e me ne innamoro. Così mi metto d’accordo con la proprietaria che però, quindici giorni prima dell’inizio del contratto, mi manda un messaggio posticipando il tutto di un mese con scuse poco credibili". Ma non basta, perché dopo ancora la proprietaria rincara la dose e comunica a Deborah che "non se ne fa più nulla, perché preferisce vendere la casa piuttosto che affittarla". 
A ciò, Deborah, che nel frattempo, stante gli accordi presi, non aveva cercato altri immobili e, dunque, era in difficoltà, ha risposto che non trovava "corretto cambiare le carte in tavola all’ultimo minuto e che i patti erano altri”.  
È a questo punto che interviene Patrizia, la madre cinquantenne, che dice alla povera ragazza quanto segue: “In casa mia i meridionali non devono entrare”. E dopo, scrivendo su WhatsApp le motivazioni della sua decisione: “Come facciamo noi del Nord, la casa se la può acquistare. Basta avere la volontà, basta rimboccarsi le maniche”.

Ecco quindi che, in risposta a queste - terribili - frasi, Deborah prova a ragionare, spiegando a Patrizia che “l’origine non determina né la forza di volontà di una persona né la sua voglia di fare”, ma ciò, come poteva essere prevedibile, ottiene l’effetto opposto a quello sperato da Deborah, al punto che, in un messaggio vocale rilasciato su whatsapp, Patrizia si scatena e dichiara, testualmente:

“Per me i meridionali, i neri e i rom sono tutti uguali. 
Io sono una razzista al 100 per cento. 
Lombarda, proprio di Salvini. 
Lei può essere qui fin da piccolina, ma per me conta quello che c’è scritto sulla carta d’identità. 
E lei è meridionale, non è svizzera. 
Di quello che pensa lei, sinceramente, non me ne frega un cazzo”

Ma non è finita qui, perché vi è anche questa parte dell'audio file: 
“Scriva sotto il post la signora è una salviniana, il suo capitano è Salvini, da quando c’era ancora Bossi la signora era in prima linea. 
Lo scriva: ecco le leghiste cosa fanno, scriva pure, lo dica pure e metta anche questo: che sono felicissima di essere una leghista. 
Lo scriva pure e lo pubblichi pure, perché tanto non ho vergogna. 
Quello è importante da scrivere, lo scriva”.

Insomma, semmai ci fosse qualche dubbio, la signora Patrizia si definisce orgogliosamente legista e “razzista al 100 per cento”, al punto che, per lei, “i meridionali sono sempre meridionali, nell’anno 2000 come nel 4000”.

Come è di tutta evidenza, Deborah e la sua compagna Laura non potevano restare, e non sono rimaste, con le mani in mano, infatti è stata proprio Laura a rendere noto l’episodio, pubblicando su Facebook l'accaduto, ma non solo: le due donne hanno già attivato il loro avvocato e procederanno con la denuncia affinché, come dichiarato a ilfattoquotidiano.it "simili comportamenti siano sempre di meno”.

Questo, dunque, quanto successo a Deborah Principe. Ma passiamo ora alle reazioni.
Stante, infatti, le dichiarazioni di amore leghista della signora Patrizia, Deborah si è sentita in dovere di inviare un invito sulla pagina facebook di Salvini, nella speranza che, come dichiarato dalla ragazza stessa, “...Salvini si dissocerà da tutto questo visto che per lui, oggi, la distinzione tra meridionale e settentrionale non esiste più. Giusto, Matteo?”.
E, in effetti, a rigor del vero, Salvini si dissociato. Questo, infatti, il commento del leader della Lega in merito alla questione, rilasciato ai giornalisti presenti in occasione dell’assemblea degli amministratori leghisti a Milano, tenutasi il giorno dopo l'accaduto: 
“Quella signora è una cretina. Se uno è un imbecille è fuori dal tempo. Non la conosco ed e’ lontanissima dal mio pensiero”
E meno male. Ottima risposta.

Dunque, per ciò che concerne le reazioni alle parole della signora Patrizia, oltre alla subitanea dissociazione del sindaco di Robecchetto con Induno, Giorgio Braga, (sindaco di uno dei comuni con la maggior percentuale di votanti leghisti_ndr) vi è la dissociazione financo del segretario nazionale del partito del quale si sente tanto fiera di appartenere la signora Patrizia e ciò ha portato ad una clamorosa marcia indietro della stessa signora, fino al giorno prima 'orgogliosamente' razzista e leghista.
Queste, infatti, le dichiarazioni del giorno dopo, rilasciate dalla sig.ra Patrizia al programma "La Zanzara", su Radio 24: "Non sono di Salvini, non sono di nessuno, ho anche parenti meridionali. Ditemi cosa devo fare, mi devo sparare?"
“Mi ha fatto sbroccare, non so neanche io cosa mi è partito nel cervello di dire quella cosa, non so come mi è uscito”, ma “non sono né razzista, né salviniana”
E, di nuovo: “Non sono di Salvini, non sono di nessuno, mi ha fatto talmente sbroccare che non so neanche io perché mi è partito di dirle così. Ho anche parenti meridionali, non so come mi è uscito, il cervello mi è partito. Ma ditemi cosa devo fare, mi butto nel Naviglio? Mi devo sparare?” 
A chiusura di intervento, poi, la sig.ra ha spiegato di aver chiesto scusa alla ragazza, dicendosi disposta a ripensarci e ad affittarle l’appartamento. “Ma lei non mi ha più risposto - ha concluso - Le ho perfino chiesto di incontrarci, sono disposta a chiedere scusa, ma non mi risponde più”...e chissà come mai, aggiungiamo noi...

Ma eccoci arrivate al punto cruciale di tutta questa - assurda e - triste storia. La sig.ra Patrizia, prima razzista e leghista e poi non più, ha offeso, villipeso e denigrato Deborah Principe in quanto meridionale, non anche in quanto lesbica...sul fatto che Deborah volesse la casa per stare più vicino e con la sua compagna Laura, la signora Patrizia non ha avuto niente da ridire, ma sul fatto che era foggiana si...cioè, per assurdo, ha prevalso il razzismo sull'omofobia...

Non sappiamo se ridere o piangere per questo.
MduL




Fonti ed Approfondimenti:
Articolo <<Milano, 28enne si vede rifiutare una richiesta d’affitto perché nata a Foggia: “I meridionali son sempre meridionali. Uguali a neri e rom”>> di Ersilio Mattioni per ilfattoquotidiano.it del 13/09/2019
Articolo <<La donna che ha negato l'affitto a una ragazza del sud: "Mi ha fatto sbroccare, non sono razzista">> su huffingtonpost.it del 14/09/2019
Articolo <<Matteo Salvini: "La signora che non affitta ai meridionali è una cretina">> su huffingtonpost.it del 14/09/2019

Londra. Coppia di donne lesbiche picchiata brutalmente sull'autobus da quattro balordi perché si sono rifiutate di baciarsi davanti a loro!!

Melania Geymonat e la sua compagna Chris dopo la brutale aggressione (foto huffingtonpost.it)
_ MduL, 8 giugno 2019 _

Ma che brutta notizia siamo costrette a darvi, vieppiù perché questo evento increscioso è accaduto nella notte tra il 29 ed il 30 maggio scorsi, nella City di Londra, non in un paesino sperduto di chissà quale nazione retrograda...

Questo il fatto.
Melania Geymonat, 28enne assistente di volo, originaria dell’Uruguay e che ora vive nel villaggio di Essex di Takeleye, e la sua compagna Chris stavano tranquillamente rientrando a casa da West Hampsted verso Camden, viaggiando su un autobus della linea londinese, quando un gruppo di balordi, di età compresa tra i 20 e i 30 anni (erano almeno quattro, uno dei quali parlava spagnolo mentre gli altri avevano accento britannico), ha iniziato prima ad importunarle, poi ad apostrofarle in modo greve e quindi a pretendere che si baciassero per il loro eccitamento!! Alle risposte delle ragazze, che, giustamente, si sono rifiutate di baciarsi per il loro piacimento, hanno iniziato ad aggredirle ed a picchiarle selvaggiamente. Infine, mentre erano esamini sull'autobus, le hanno anche derubate.

Come è evidente, essendo un fatto di una gravità inaudita, ha avuto molta eco, tanto che se ne è fatto portavoce il Daily Mail, suscitando così, come è giusto, le reazioni indignate di tutti gli esponenti delle istituzioni oltre che della società civile.
Tra le reazioni più significative, quella del sindaco di Londra, Sadiq Khan, che in un post ha denunciato questo "attacco disgustoso e misogino". Il primo cittadino ha quindi intimato ed esortato: "I crimini d'odio contro le persone Lgbt non saranno tollerati a Londra. La polizia sta indagando, se avete informazioni chiamate il 101".
Ma, anche la premier May è intervenuta definendo l'aggressione "ripugnante". Questa, poi, la sua dichiarazione in merito: "Nessuno dovrebbe dover nascondere chi è veramente o chi ama e dobbiamo lavorare insieme per sradicare l'inaccettabile violenza contro la comunità Lgbt".
Infine, il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, ha parlato di episodio "assolutamente scioccante".

Melania Geymonat (foto BBC.com)
Questo il racconto di Melania Geymonat (così come riportato dal sito repubblica.it. Link all'articolo in calce al post), pubblicato in un post sul suo profilo Facebook, dove appare anche la foto che molto ha scosso le coscienze, in cui la si vede insieme alla compagna Chris, entrambe con il volto sporco di sangue, colato anche sulla camicia.
"Non ricordo se erano già lì o se si sono messi dietro di noi. Ce n'erano almeno quattro. 
Hanno cominciato a comportarsi come dei teppisti, chiedendo che ci baciassimo in modo che potessero divertirsi guardando, hanno cominciato a chiamarci "lesbiche" e a descrivere posizioni sessuali. 
Eravamo solo noi e loro nell'autobus. Nel tentativo di calmare le cose, ho iniziato a fare battute. Ho pensato che questo potesse farli andare via, ma hanno continuato a molestarci, a tirarci delle delle monete e ad accalorarsi sempre di più. 
La cosa che ricordo subito dopo è che Chris era nel mezzo dell'autobus e loro la colpivano. D'istinto mi sono precipitata verso di lei e ho visto la sua faccia sanguinante e tre di loro che la picchiavano.
Alla vista del mio sangue ho avuto un capogiro e sono caduta all'indietro. Non ricordo se ho perso conoscenza o meno. 
All'improvviso l'autobus si è fermato, la polizia era lì e io stavo sanguinando e ho scoperto che le nostre cose erano state rubate".

Melania G. dopo l'aggressione (foto Sky News)
Queste, infine, le legittime quanto pessimistiche reazioni a questo vile attacco omofobo di Melania, la quale ha dichiarato: "Sono stanca di essere trattata come un oggetto sessuale, di scoprire che queste situazioni sono solite, di amici gay che sono stati picchiati solo perché...". E, ancora,"Dobbiamo sopportare le molestie verbali e le violenze scioviniste, misogine e omofobiche perché quando ci si difende, ecco quello che succede".

Ultima notazione, speriamo positiva, è che, almeno questa volta, l'impegno profuso da Scotland Yard per la cattura dei balordi, abbia sortito un felice esito: sono stati infatti fermati quattro giovani, fra i 15 e i 18 anni, che in queste ore vengono interrogati.

Ultima considerazione? La speranza è che non siano davvero così giovani i ragazzi che si sono resi artefici di questo gravissimo atto, perché, se così fosse, sarebbe davvero un colpo ancora più duro ed ingiustificabile, qualche cosa che, in effetti, concordando con Melania, non si potrebbe mandare giù!! Intendiamoci, stessa gravità ed indignazione se si scoprisse che gli aggressori hanno tra i 70 e gli 80 anni, ma, il fatto che ragazzini così giovani possano macchiarsi di episodi del genere, nel 2019, è inqualificabile, è sintomo del totale disfacimento della nostra società: loro dovrebbero cambiare il modo di pensare omofobo dei loro genitori e non viceversa...

Infine, per quante di Voi fossero interessate, qui di seguito il Link ad un articolo di approfondimento della vicenda, scritto da Luca Paladini per il sito huffingtonpost.it:
Approfondimento <<Presto smetteremo d’essere così tolleranti con gli intolleranti>> di Luca Paladini per Blog/huffingtonpost.it del 7/06/2019.
 
 
Che brutta storia.
MduL




Fonti:
Articolo: <<Londra, coppia di ragazze picchiata a sangue sul bus: "Baciatevi, lesbiche". Arrestati 4 adolescenti>> su repubblica.it del 7/06/2019
Articolo: <<Balordi picchiano coppia lesbica su un bus di Londra. "Volevano che ci baciassimo davanti a loro">> su huffingtonpost.it del 7/06/2019

Padova. Giulia & Luana 'discriminate' dagli altri studenti universitari perché troppo rumorose mentre fanno l'amore

Padova. Le due studentesse universitarie, Giulia & Luana, discriminate dai colleghi perché troppo rumorose mentre fanno l'amore (Foto Il Gazzettino)
_ MduL, 4 maggio 2019 _
Questa notizia la riportiamo perché, comunque, riguarda noi lesbiche, anche se a noi appare essere un pochino pretestuosa.
Questa la notizia, così come riportata sul sito dell'huffingtonpost.it:
Due ragazze, Giulia Bellomia, 27enne romana e studentessa di psicologia, e Luana Strada, 21enne originaria di Ostuni e iscritta alla facoltà di lingue, vivono entrambe nella casa universitaria dell'Esu Copernico di via Tiepolo a Padova e stanno insieme, hanno una storia d'amore o, quantomeno, sicuramente di sesso.
Talmente di sesso che, ad un certo punto, una ragazza della casa universitaria dove Giulia e Luana vivono da ottobre, ha bussato alla loro porta per far sapere loro che, quando fanno l'amore sono troppo rumorose e disturbano, dando fastidio a moltissime persone.
Persone che, evidentemente esasperate, hanno iniziato, dicono le ragazze, a riunirsi per parlare male di loro.
E fin qui, nulla da dire. Chi ha frequentato l'università e gli istituti residenziali universitari sa bene come funzionano le cose. Fuori dall'istituto e/o in determinate occasioni si fa 'il casino' e la confusione che la giovane età e la libertà (gli studenti che vivono negli istituti universitari, solitamente, sono tutti fuori sede...) impongono, ma durante il giorno (o la sera, perché c'è sempre qualcuno che deve dare esami il giorno dopo), quando si studia, non deve volare una mosca...questa è la regola...

La Casa universitaria  Copernico (Foto itinari)
Appoggiamo e comprendiamo quindi la posizione degli studenti che convivono con le ragazze 'rumorose', nell'istituto universitario Copernico.
Ciò che non comprendiamo è cosa possa aver spinto le due ragazze a convincersi che le lamentele ricevute siano il frutto di uno specifico atto di discriminazione. Questa la dichiarazione in merito di Giulia Bellomia: "Mi pare del tutto evidente che qui si sta criminalizzando l'atto sessuale fatto da due persone dello stesso sesso. Non credo che siamo l'unica coppia che nella residenza fa l'amore. I rumori di tutti i generi sono la normalità in un contesto come questo. Solo con noi però se la sono presa".
Intendiamoci. Al Copernico di Padova ci vivono loro e non noi, dunque, non possiamo essere noi a dare giudizi ed a sapere come stanno realmente le cose. Se loro dicono di aver vissuto tali recriminazioni dei colleghi universitari come discriminatorie, non sta certo a noi dire che si sbagliano, invitiamo però a valutare e sentire anche le posizioni degli altri studenti, convinte che, in questi contesti, solitamente, non si tratta di discriminazione. Insomma, secondo noi avrebbero fatto lo stesso appunto se fossero stati un ragazzo ed una ragazza a fare così tanto rumore a letto...

Ciò detto, forza Giulia & Luana....siete tutte noi!!!