Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

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Diritti Lgbtqi+ - USA: lo Stato del Nevada, primo in America, inserisce i matrimoni gay nella propria Costituzione

(blmagazine.it)
 _MduL, 21 novembre 2020_
 
E' con gioia che vi segnaliamo che, il 3 novembre scoso, nel contesto delle elezioni presidenziali USA, il 62% dei cittadini dello Stato del Nevada si è espresso favorevolmente all'abrogazione del divieto all'unione tra persone dello stesso sesso, approvato in tale stato nel 2002.
 
Se, infatti, i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono stati riconosciuti con una sentenza storica della Corte Suprema Americana, già nel 2015, lo Stato del Nevada è andato oltre.
Grazie al 62% dei voti a favore ottenuti, tale Stato ha potuto, infatti, modificare, abolendola, la dicitura della carta costituzionale che recitava che "un matrimonio è solo fra una donna e un uomo", per lasciare spazio alla più inclusiva "un matrimonio avviene fra “coppie a prescindere dal loro sesso”".
 
Così facendo, i matrimoni tra persone dello stesso sesso, ormai incluse nella Costituzione di tale Stato non saranno e non possono essere più soggette ad eventuali nuove disposizioni che dovessero essere prese a livello federale, financo dalla stessa Corte Suprema (Corte che, come sappiamo, con l'ultima nomina effettuata da Trump, pende ormai inesorabilmente a destra).
 
Resta inteso che, come riporta la norma, viene lasciata piena libertà a sacerdoti e preti, nella scelta se celebrare o meno tali matrimoni. Ma tant'è, ormai il dado è tratto e quindi il Nevada, a pieno titolo, entra nella storia americana e mondiale, in quanto primo Stato degli Stati Uniti d'America ad inserire i matrimoni tra persone dello stesso sesso nella propria costituzione.
 
E, per la cronaca, lo Stato del Nevada, che ha come capitale la semi sconosciuta Carson City, è lo stato dove si trova "Las Vegas"...
 

MduL


Fonte:
Articolo "Il Nevada inserisce i matrimoni gay nella sua Costituzione: è il primo Stato a farlo negli Usa" su ilfattoquotidiano.it del 17/11/2020
Pagina Wikipedia sullo Stato del Nevada

Eccoci costrette a parlare di nuovo della Dott.ssa De Mari e delle sue affermazioni sull'omosessualità (e non solo), rilasciate in un'intervista per il programma radiofonico "La Zanzara". Ancora una volta non resta che esortare alla protesta pacifica: boicottate e non comprate i suoi libri

La dott.ssa Silvana De Mari (foto Wikipedia)
 _ MduL, 10 febbraio 2019 _

Ci risiamo (!), nella rassegna stampa quotidiana, ecco un articolo del fattoquotidiano.it che ci salta subito all'occhio: si tratta dell'articolo di Gisella Ruccia, dal titolo <<Omosessualità, Silvana De Mari: “Cambiare sesso? Una balla, è impossibile. Si può diventare ex-gay, ci vuole volontà di acciaio”>>.
Ora, per quante di voi non ricordassero, Silvana De Mari, nata a Caserta, il 28 maggio 1953 (65 anni), è una scrittrice, medico e blogger italiana. Nello specifico, laureata in medicina all’Università di Torino, si è specializzata in chirurgia generale ed endoscopia dell’apparato digerente ed in psicologia cognitiva ed ha esercitato come chirurgo presso alcuni nosocomi piemontesi. Nel 2000 inizia quindi la sua carriera di scrittrice, con diverse pubblicazioni di libri e saghe, soprattutto di fantasy e, soprattutto, per ragazzi.
Ma non è per questo che ci interessa la dottoressa Masi, quanto per la sua ideologia politica che, come scritto sulla sua pagina wikipedia, è la seguente: "Dopo aver militato nel partito di Magdi Cristiano Allam, è vicina politicamente al Popolo della Famiglia". E su questo, niente di male. Ognuno è libero di pensarla come vuole e come sente. Eppoi ci hanno insegnato che tutti sono degni di rispetto, a prescindere dalle posizioni ideologiche o dogmatiche anche molto distanti dal nostro modo di sentire.
Ciò che, per la seconda volta, non riusciamo a perdonare alla Dott.ssa Masi, sono le varie dichiarazioni dalla stessa rilasciate nelle interviste che, nel corso degli anni, in qualità di scrittrice, le vengono fatte da vari giornali, radio o programmi, le quali, stante l'acredine e la non fondatezza delle stesse, già in passato sono state oggetto di condanne penali per diffamazione.
A fronte di tali premesse, sapendo noi già di chi si stava parlando (cfr nostro post del 10 dicembre 2017, <<"L'omosessualità è una malattia", ecco cosa si è permessa di declamare in pubblico la dott.ssa Silvana De Mari. Forse non riusciremo a farla rispondere in tribunale per la diffamazione a tutti noi, ma possiamo comunque fare una cosa: BOICOTTIAMO i suoi libri fantasy, si, perché è anche una scrittrice...>>), siamo dunque subito corse a leggere il testo dell'articolo della Ruccia, per scoprire che, in effetti, la dott.ssa De Mari si è prodotta in un'altra delle sue posizioni "Lgbtq-hate".

Queste le parole di Silvana Mari, così come riportate da Gisella Ruccia nel suo articolo (articolo che qui riportiamo praticamente integralmente, cambiando però l'impaginazione, in modo da dare modo a tutte voi di valutare al meglio la gravità delle dichiarazioni in esso contenute. Per la lettura completa dell'articolo, nella sua forma originaria, che vi esortiamo comunque a leggere, vi rinviamo al link in calce al presente post) e che fanno riferimento ad un'intervista rilasciata a Giuseppe Cruciani nel programma radiofonico "La Zanzara" di Radio 24:

Le sue idee sul cambio di sesso.
<<Perché sono contraria alla possibilità di cambiare sesso? Perché sono chirurgo e purtroppo non è possibile. Non si può cambiare sesso. Il nostro sesso è infuso in tutte le cellule. Nel campo della transessualità abbiamo dei corpi sani, che sono maschili o femminili. 
Il caso di Vladimir Luxuria è fortunatamente quello di un corpo sano, perché lui ha avuto la grandissima saggezza di conservare i testicoli. 
Quindi, è tutto e per tutto, un maschio, un maschio sano, semplicemente con due protesi mammarie. E questo va benissimo. 
La nostra mente, però, non può essere in disaccordo col nostro corpo. Se non si adatta al corpo, quella che dovrebbe essere aiutata è la mente, quindi l’intervento per cambiare sesso consiste in un’amputazione dei testicoli e dello scroto per fare una cosiddetta nuova vagina, il che è completamente improprio, perché la vagina non può essere imitata. 
Questa cosa è un buco che deve essere tenuto aperto. 
La persona che cambia sesso, e che evidentemente si odia, avrà un corpo che per tutta la vita cercherà di cicatrizzare. 
Quindi, la cosiddetta neo-vagina è una cavita che va tenuta dilatata ogni giorno, cioè deve essere tenuta aperta.>>

Ma aspettate, non è finita, perché la dottoressa, non paga, evidentemente, del fatto che è già stata  condannata per diffamazione ai danni degli omosessuali e del movimento Lgbt, aggiunge: 
<<Le persone che si sottopongono a questo intervento moltiplicano per 20 il rischio di suicidio. 
E dunque col denaro pubblico si fanno interventi che moltiplicano per 20 il rischio di suicidio e rendono malato un corpo sano. Invece, si dovrebbe fare il contrario: insegnare la mente ad accettare il corpo. >>

Real Time ed altre trasmissioni " spiegano ai bambini che possono anche diventare maschio o femmina.
<<Si sta spiegando ai bambini, grazie anche a Real Time e ad altre trasmissioni, che possono anche diventare maschio o femmina>> (ed a questo punto, David Parenzo insorge, dichiarando: "Ma non è che uno guarda la televisione e decide di cambiare sesso”, ma è tutto inutile, questa la risposta lapidaria della De Mari: “Secondo me, sì”).

La disforia di genere e le malattie mentali.
Ma continuate a leggere perché non è ancora finita: la De Mari, infatti, rincara la dose (semmai ce ne fosse bisogno) e dichirara: 
<<Non bisogna modificare il corpo, ma la mente. 
Nel 90% dei casi alla disforia di genere è associato a un’altra patologia. 
Nel 10% dei casi di schizofrenia, la disforia di genere è uno dei sintomi. 
Se facciamo cambiare sesso al paziente, allora, è un disastro. >>

L'omosessualità non è una malattia ma un comportamento che può essere abbandonato.
Ma si, avete letto bene. Ma, aspettate perché c'è dell'altro. Continua, infatti, la De Mari: 
<<Da queste cose, secondo me, si può guarire. 
L’omosessualità, però, non è una malattia ma un comportamento che può essere abbandonato, come dimostrano tutti gli ex gay. 
Con quali cure? 
Decidendo soprattutto di abbandonare l’omosessualità. 
Ci vuole una volontà d’acciaio, è una roba da marines.>>

Direte voi, dai, ora basta, ed invece no...abbiamo altre dichiarazioni. Eccole: 

Gli ex gay sono più numerosi dei gay.
<<Vi do anche la notizia dell’anno: gli ex gay sono più numerosi dei gay>> ed alla reazione di Parenzo, che, giustamente!, scoppia a ridere ed ironizza dicendo “Questa è roba da Povia”, la dottoressa, imperterrita, ribatte:
<<In qualsiasi manuale di sessuologia lei troverà scritto che le persone che hanno un comportamento omoerotico per tutta la loro vita sono circa l’1,5 – 1,8% % della popolazione. 
Chi invece è stato gay per un periodo più o meno lungo della vita è l’8 per cento della popolazione. 
Non mi pare di aver detto una cosa così buffa e strampalata. 
Una società in cui gli uomini amano le donne e viceversa, mettono al mondo e amano dei bambini è una società molto più felice.

I Gay e le malattie come l'Aids e la sifilide
Per arrivare, infine, all'apoteosi del pensiero della De Mari, che è il seguente (tenetevi salde sulle sedie): 
<<Quello che mi fa paura delle persone gay è che sono il 2%, 
ma sono anche il 50% di nuovi casi di Aids 
e l’80% di nuovi casi di sifilide. 

I gay si ammalano più degli altri perché usano il tubo digerente per fare sesso.
E, per sostenere la sua tesi, anche in questo caso, rincara la dose e dichiara: 
<<Per anni i medici che dicevano che c’era una correlazione tra fumo e cancro venivano denunciati e condannati per diffamazione. Succede lo stesso adesso sui gay. 
Che si ammalano più degli altri perché usano il tubo digerente per fare sesso, e non è portato per quelle attività. >>

Tutti gli ex gay dichiarano di essere molto più felici e più equilibrati. Non ho mai conosciuto un gay con un equilibrio pieno. 
Tutti gli ex gay dichiarano di essere molto più felici da ex e molto più equilibrati. 
Non ho mai conosciuto un gay con un equilibrio pieno. 
C’è una grossa percentuale di persone gay con un gran numero di partner e hanno 140 volte più degli altri il rischio di beccare l’Aids e la sifilide.
C’è chi arriva ad avere 400 partner l’anno, più di uno al giorno. Voi non avete mai visto morire una persona di Aids, io sì”.

Conosco molti gay, che si fanno chiamare Gey, e si rendono conto che il sesso anale è qualcosa di negativo, quindi lo rifiutano. Con la sodomia invece vi cuccate una malattia procologica. 
E, a chiusura del suo intervento:
<<Conosco molti gay, che si fanno chiamare Gey, e si rendono conto che il sesso anale è qualcosa di negativo, quindi lo rifiutano. 
Il sesso, l’essere maschio e l’essere femmine, servono per proprio per la riproduzione. 
Il sesso non è un giocattolo. 
Due maschi insieme si possono strofinare delle robe, sì, vabbè, possono essere contenti. Ma la sessualità non è questo. 
Con la sodomia invece vi cuccate una malattia procologica. 
E poi ci perdete qualcosa, perché è molto più divertente il sesso col diverso.>>

Ecco fatto. Ora sapete anche voi di cosa stiamo parlando. Vi esortiamo, dunque, di nuovo (l'avevamo già fatto nel nostro precedente post, del 10 dicembre 2017), ad attuare un'azione di protesta pacifica (come sempre dovrebbero essere le azioni di protesta) quanto forte: non comprate, non leggete e non regalate i suoi libri e fate attenzione, perché sono di fantasy e non di medicina.

Vi riproponiamo dunque i suoi titoli (così come riportati sulla pagina wikipedia a suo nome):

Romanzi singoli

    L'ultima stella a destra della luna, illustrazioni di Silvia Vignale, Salani, 2000.
    La bestia e la bella, illustrazioni di Gianni De Conno, Salani, 2003.
    Il cavaliere, la strega, la morte e il diavolo, Lindau, 2009.
    Il gatto dagli occhi d'oro, Fanucci, 2009.
    Giuseppe figlio di Giacobbe, Effatà, 2014
    La nuova dinastia, Lindau, 2015 (nell'ambito della manifestazione Scrittori di Classe).
    Il gatto dagli occhi d'oro, Giunti, 2015.
    Sulle ali della libertà, Lindau, 2016 (nell'ambito della manifestazione Scrittori di Classe 2).
    Io mi chiamo Joseph, Ares, 2018

Saga de L'ultimo elfo (nota anche come Saga degli Ultimi)

    L'ultimo elfo, illustrazioni di Gianni De Conno, Salani, 2004.
    L'ultimo orco, Salani, 2005.
    Gli ultimi incantesimi, Salani, 2008.
    L'ultima profezia del mondo degli uomini, Fanucci, 2010.
    Io mi chiamo Yorsh, Fanucci, 2011. (Prequel de L'ultimo elfo)
    L'ultima profezia del mondo degli uomini. L'epilogo, Fanucci, 2012.
    Arduin il rinnegato, Ares, 2017. (Pre-prequel de L'ultimo elfo)

Trilogia di Hania

    Hania. Il regno delle tigri bianche, Giunti 2015
    Hania. Il cavaliere di luce, Giunti 2015
    Hania. La strega muta, Giunti 2016
    Hania. Io sono Hania, Giunti 2018

Saggistica

    Il drago come realtà - I significati storici e metaforici della letteratura fantastica, Salani, 2007.
    La realtà dell'orco, Lindau, 2012.
   L'ultimo nemico che sarà sconfitto è la morte. Joanne Kathleen Rowling e l'eptalogia di Harry Potter ne Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi. Luci e ombre di 10 serie di successo, a cura di Marina Lenti, Runa Editrice, 2016.
    Le avventure di Bilbo Baggins, scassinatore, esperto cacciatore di tesori: l'oro e la menzogna nello Hobbit in Hobbitologia, a cura di Marina Lenti e Paolo Gulisano, Camelozampa, 2016.
    Non facciamoci imbavagliare!, Fede & Cultura, 2018

Buon boicottaggio a tutte.
MduL



Fonti di questo post:
* Post MduL del 10 dicembre 2017 "L'omosessualità è una malattia", ecco cosa si è permessa di declamare in pubblico la dott.ssa Silvana De Mari. Forse non riusciremo a farla rispondere in tribunale per la diffamazione a tutti noi, ma possiamo comunque fare una cosa: BOICOTTIAMO i suoi libri fantasy, si, perché è anche una scrittrice..."
* Pagina Wikipedia sulla dottoressa De Mari

Michela Pascali: la prima poliziotta omosessuale a scalare il vertice del sindacato delle forze di polizia!

Michela Pascali, appena eletta al vertice del sindacato di Polizia (foto silpcgil.it)
_ MduL, 13 gennaio 2019 _

Ma quanto ci piace scrivere questi post e parlare di queste (belle) persone che, con il loro modo di essere e di vivere riescono a raggiungere dei traguardi validi per tutte quante noi!. Vi parliamo oggi di Michela Pascali: moglie, madre, lesbica, sindacalista, poliziotta, rappresentante dei diritti Lgbt e, ciò che più conta, donna 'a tutto tondo'!.

Michela Pascali: la sindacalista.
Quarantacinque anni e un primato di cui andare orgogliosa: Michela Pascali è la prima poliziotta omosessuale a scalare il vertice di un sindacato delle forze di polizia. L'assemblea del Silp-Cgil che si è conclusa ieri a Rimini l'ha infatti eletta nella segreteria nazionale. 
La Pascali, in effetti, ha davvero le idee molto chiare sul da farsi e sulle priorità da affrontare dentro il sindacato, dichiara: «Siamo vecchi, pochi, con stipendi ridotti, senza ricambio e senza contratto. Queste sono le priorità», ma quello che ha ancora più chiaro è che la sua elezione nella segreteria nazionale del Silp-Cgil, uno dei sindacati più numerosi della Polizia, rappresenta un simbolo. 
Queste le sue dichiarazioni, rilasciate 'a caldo': «La segreteria mi ha voluto per la mia attività sindacale, non certo solo e perché sono omosessuale» (ringraziando il segretario generale Daniele Tissone); «È ovvio che le problematiche Lgbt faranno parte della mia attività, ma non mi occuperò solo di quello, vorrebbe dire svilire il mio ruolo e quello dello stesso sindacato». «Spero che la mia elezione possa aiutare tanti colleghi a fare coming out, possa aiutare tutti quelli che vivono un disagio ad uscire fuori senza vergognarsi di quello che sono».
Donna tosta, dunque, che siamo sicure agirà per il meglio, sia in quanto rappresentante sindacale che come rappresentante delle persone Lgbtqi.

Da sempre attiva nella tutela dei diritti Lgbt all'interno delle forze di polizia.

La Pascali ad una manifestazione (repubblica.it)
Anche perché lei, in 20 anni di servizio ne ha subiti di comportamenti omofobi e sa di cosa parla. «Ma alla fine - dice - in caserma è come nella vita reale, dipende chi hai di fronte. Ci sono colleghi e funzionari che hanno una sensibilità enorme e che hanno sempre rispettato le mie scelte, altri invece che operano in maniera sessista. I problemi principali li lo ho avuti con delle colleghe non dichiarate ma omosessuali. Il solo accostamento con me da parte degli altri scatenava in loro reazioni pesanti, un atteggiamento provocato dalla paura. È un problema culturale, c'è nella polizia, nelle forze armate e nella vita reale».
Del resto, che lei abbia una chiara cognizione di causa delle problematiche all'interno del corpo della polizia, e non solo, è evidente, visto che da sempre è impegnata sulla difesa e sullo studio delle tematiche Lgbt, essendo vicepresidente dell'associazione 'Polis Aperta'.

Il 'caso' che la coinvolse lo scorso anno e che fece un certo scalpore.
In quest'ultima veste, nel 2018, Michela Pascali era stata al centro di un caso che aveva suscitato polemiche. Aveva avuto l'autorizzazione dalla questura di Firenze di partecipare alla Conferenza internazionale per i diritti delle persone omosessuali nelle forze dell'ordine, ma senza la divisa addosso "perché non si tratta di un evento istituzionale". Lei aveva chiesto di prender parte al convegno indossando l'uniforme. L'incontro, l'ottavo dell'European Lgbt Police Association, unisce le associazioni che in 16 Paesi europei chiedono il riconoscimento dei diritti per gay, lesbiche e transessuali in polizia e forze armate.
Sennonché, mentre la richiesta di Pascali  (vicepresidente di Polis Aperta, associazione di militari e poliziotti che si battono per i diritti degli omosessuali in divisa)  era stata rifiutata, due colleghi di Milano e Genova avevano hanno avuto risposte opposte. I due agenti, infatti, erano stati autorizzati a partecipare in uniforme dal ministero degli Interni. Il  Viminiale però precisò che l'autorizzazione non andava intesa come delega a rappresentare ufficialmente la Polizia di Stato.

Michela Pascali, la donna.
 
La Pascali (Foto Corriere di Bologna)
Prima l'attività lavorativa. Come poco sopra accennato, Michela Pascali lavora in Polizia da venti anni, prima ha lavorato alla Polfer di Milano, da ultimo in vari uffici della questura di Firenze, dove attualmente è assistente capo tecnico, con il ruolo di tecnico informatico.
Della sua vita personale, invece, oltre al fatto che ha quarantacinque anni, sappiamo che la sua vita è divisa in due: nella prima parte della sua vita, infatti, è stata sposata con un uomo e con lui ha avuto due figli, una femmina ed un maschio, che oggi hanno, rispettivamente, 17 e 14 anni; nella seconda parte, iniziata dieci anni fa con la separazione e proseguita con la scoperta della sua omosessualità, si arriva alla sua compagna Benedetta, con la quale la Pascali ha una storia d'amore che dura ormai da nove anni. 
«Ma ho un rapporto ottimo con i miei figli e anche con il loro babbo, siamo una famiglia bellissima», dice, giustamente, soddisfatta.

Non ci resta che dire: Complimenti ed Auguri!
MduL



Fonti ed Approfondimenti:
*   Articolo "Michela Pascali, la prima poliziotta omosessuale ai vertici del sindacato delle divise" della redazione di repubblica.it dell'11/01/2019
*   Articolo "Chi è Michela Pascali, la prima poliziotta gay alla guida del sindacato" della redazione di letteradonna.it dell'11/01/2019
*   Articolo "Polizia, sindacato, diritti Lgbt: Michela Pascali in Segreteria Nazionale" su silpcgil.it dell'11-12/01/2019

Nel programma tv di rai tre "Le Ragazze" anche storie di donne lesbiche. La prima, andata in onda nella 2a puntata, è la storia di Edda Billi; la seconda, dovrebbe andare in onda domani, nella 5a puntata ed è la storia di Francesca Vecchioni

Gloria Guida, conduttrice del programma "Le Ragazze" su Rai Tre (foto di Amalfi notizie)
In questo post vi segnaliamo nuovamente il programma di rai tre "Le Ragazze" che racconta, attraverso interviste e testimonianze, episodi della storia italiana del XX secolo raccontati da donne diverse per età, provenienza, estrazione sociale, istruzione e opinioni.
Questa che sta andando in onda per ora, con la conduzione di Gloria Guida, è la terza edizione del programma che coinvolge, in una sola puntata la storia di ben sei donne che raccontano le loro vite e che hanno età diverse, dagli anni quartanta agli anni novanta. Tra di esse, anche personaggi famosi. Programma che, secondo noi, è bello e merita a prescindere perché permette di vedere e di ascoltare le storie di queste donne e del loro vissuto in tempi più o meno lontani.
Bellissime anche le puntate del programma andate in onda nelle passate stagioni. La prima edizione, infatti, intitolata "Le ragazze del '46", è stata trasmessa in occasione del settantesimo anniversario del suffragio femminile in Italia e la seconda edizione, intitolata "Le ragazze del '68", andata in onda lo scorso anno, ha avuto come protagoniste le donne che vissero il movimento del 1968. 

Queste le ospiti delle varie puntate di questa terza stagione, andate in onda fino ad ora.

Nella prima puntata:
Sultana Razon Veronesi (medico pediatra e vedova di Umberto Veronesi, sopravvissuta al campo di concentramento di Bergen-Belsen), 
Laura Efrikian, 
Armanda De Angelis (operaia sindacalista), 
Sara Simeoni  (la campionessa mondiale di salto in alto, ormai da tanti anni in pensione...)
Marcella Stagno (redattrice di Radio Aut al fianco di Peppino Impastato), 
Greta Maffioletti (ventiduenne, studentessa di Diritto dell'Infanzia)
Nella seconda puntata:
Silvana Galli (donna che ebbe un figlio da un soldato afroamericano delle truppe statunitensi di stanza a Viareggio durante la Seconda Guerra Mondiale),
Tina Montinaro (vedova di Antonio Montinaro, capo-scorta del giudice Giovanni Falcone), 
Antonia dell'Atte, 
Edda Billi
Madeleine Fischer
Nella terza puntata:
Lea Pericoli, 
Liliana Casprini (votante per il Referendum del 2 giugno), 
Lidia Ravera, 
Anna Zamboni

Nella quarta:
Tina Costa (ex partigiana), 
Flavia Perina, 
Bruna Finetto (ex operaia e guidatrice di una rivolta nella sua fabbrica), 
Irene Grandi, 
Carmela Di Carlo (ragazza madre negli anni noventa), 
Sara Giacopello (volontaria e blogger)

Ciò detto, ecco qui il motivo per cui scriviamo nuovamente di questo bel programma. Se nella passata edizione, quella delle "ragazze del '68", avevamo già segnalato la storia della lesbica Lorenza, con il post "Nel programma di Rai Tre "Le ragazze del '68" le tappe della vita di Lorenza, 'lesbica' negli anni sessanta anche se l'omosessualità 'non esisteva'" (QUI il link al post), qui vi vogliamo segnalare la storia di Edda Billi, andata in onda nella seconda puntata, lo scorso 4 novembre.

Edda Billi (Foto di Abitare a Roma)
Edda Billi, nata in Toscana, a Massa Marittima (Follonica), è una poetessa lesbica e femminista di 85 anni, con rapporti di collaborazione con la Casa Internazionale delle donne di Roma che tanti problemi sta avendo in questo ultimo periodo (Forza!! Siamo tutte con voi!!) che è stata ripudiata, giovanissima, dalla sua famiglia per la sua omosessualità.
Edda, dunque, era lesbica negli anni cinquanta in Italia. Potete immaginare che accoglienza abbia avuto. Il suo coming-out quasi subito, giovanissima, allorquando si innamora, senza alcuna paura, della sua amica Gianna. Apriti cielo, a quei tempi potevi anche essere lesbica ma nessuno, ovviamente, doveva saperlo. Il fatto che lei lo abbia messo in faccia ai suoi genitori ed alla sua famiglia non le è stato perdonato...
Da sola, inizia quindi la sua vita da scrittrice e frequentatrice dei ritrovi femministi....ora, senza raccontarvi tutto, sappiamo di altri suoi amori, su tutte, Alice Cereta, una scrittrice, e poi Ivana Silla, a Roma...ma, come dice lei stessa, ancora oggi, ad 85 anni, non perde occasione di innamorarsi di qualche donna...
Grande Edda...


Francesca Vecchioni (foto da VanityFair)
Ed infine, una menzione sulla quinta puntata che andrà in onda domani, domenica 25 novembre, sempre su rai tre e sempre in prima serata, verso le 21.20, dove, tra le ospiti che ci è parso di vedere nello spot della rai, dovrebbe esserci anche Francesca Vecchioni, la figlia lesbica del cantante Roberto Vecchioni, della quale tanto abbiamo scritto nei post di MduL e che ha fatto tanto parlare di se per aver messo su famiglia con la sua compagna Alessandra (e con le loro due meravigliose bambine), prima del riconoscimento delle unioni civili, e per aver divorziato, rendendo noti tutti i problemi del mancato riconoscimento della stepchild adoption per le loro bambine. Solo una di loro due è considerata la mamma delle bambine, l'altra è un'estranea e la questione, ora che sono divorziate, più che mai, pesa...Sempre di lei, poi, abbiamo parlato anche per facezie, tipo la sua vera o presunta storia con Simona Borioni...ma oggi non siamo più aggiorante sul suo vissuto. Vedremo, sarà interessante scoprire cosa ci racconterà della sua vita...

Ecco fatto.
MduL

Vi segnaliamo Lupe Valdez, la sceriffa lesbica di Dallas che vuole correre per Governatore del Texas

La Sceriffa di Dallas Lupe Valdez
Ma quanto ci piace segnalare le donne che in politica, in ogni parte del mondo, riescono a farsi strada, meglio e soprattutto se lesbiche. E' il caso di Lupe Valdez, meravigliosa donna che lotterà, insieme a noi, contro tutti gli stereotipi , in primis quelli relativi al genere, alla genealogia, alla sessualità ed anche all'età.
Pensate, stiamo parlando di una piccola donna, di origini messicane, lesbica e di 70 anni!! Ma non è fantastico?!
Ma andiamo con ordine.  Guadalupe "Lupe" Valdez, nasce in Texas l'11 ottobre 1947 ed è la più piccola degli otto figli di genitori braccianti agricoli emigrati a suo tempo dal Messico. In Texas ha anche studiato e si è formata, specializzandosi, dopo la laurea, in criminologia. La sua carriera politica, infatti, si svilupperà tutta all'interno delle forze dell'ordine del suo stato, il misogeno Texas, dove ricoprirà ogni ruolo possibile: da guardia penitenziaria, a capo dell'unità contro il contrabbando nel servizio doganale per poi diventare sceriffa di Dallas ed ora candidata alle primarie del partito democratico americano per la carica di Governatore dello Stato del Texas.
Certo, appare quanto meno improbabile che la 'nostra' eroina riesca ad ottenere la candidatura di partito, il prossimo 6 marzo 2018, ma già il fatto che ci possa e voglia provare da segno di gioia per tutte noi donne e lesbiche. Stiamo parlando, infatti, è bene ricordarlo e ribadirlo, di uno degli Stati più maschilisti e misogeni dell'intera America dove, da sempre, vincono i maschi bianchi...
Vedremo. Lei, sicuramente, non si tirerà indietro. Del resto, è riuscita già in un'impresa giudicata impossibile ai più: diventare il primo sceriffo donna, ispanica e lesbica della città di Dallas. 
A noi non ci resta che sostenerla, anche solo moralmente e tenerla comunque d'occhio. 
Se volete seguirla, vi ricordiamo che le primarie democratiche, come detto, sono previste per il prossimo 6 marzo. Poi, semmai dovesse risultare vincitrice in questa sede, lo scontro elettorale con il candidato repubblicano, il Governatore uscente del Texas Greg Abbott, sarà il prossimo 6 novembre.

Infine, per quante di voi volessero ulteriori notizie su Lupe Valdez, qui di seguito vi riportiamo:
pagina wikipedia su di lei;
pagina ufficiale del Dallas County Sheriff

Non resta che dire: Forza Lupe Valdez.
MduL


Fonte Post: Articolo "Il Texas ai democratici. La missione impossibile della sceriffa lesbica" di Simona Verrazzo per il settimanale "Il Venerdì" di Repubblica del 22 dicembre 2017.

"L'omosessualità è una malattia", ecco cosa si è permessa di declamare in pubblico la dott.ssa Silvana De Mari. Forse non riusciremo a farla rispondere in tribunale per la diffamazione a tutti noi, ma possiamo comunque fare una cosa: BOICOTTIAMO i suoi libri fantasy, si, perché è anche una scrittrice...

Silvana De Mari (foto articolo de "La Repubblica" in calce)
Poco più di una segnalazione. Due righe per questa brutta notizia che abbiamo appreso la scorsa settimana. Due righe perché la sig.ra De Mari non merita oltre la nostra attenzione!.
Prima l'antefatto: la Dott.ssa Silvana De Mari, specializzata, 'dice lei' (non basta un titolo accademico), in psicoterapia, medicina e chirurgia, tempo addietro ha dichiarato liberamente, in pubblico, che l'omosessualità è una malattia
Nello specifico, le sue tesi sull'anormalità degli omosessuali rimbalzavano già da tempo sul web ma hanno avuto grande diffusione quando è stata intervistata alla trasmissione radiofonica "la zanzara". E non solo, a Radio24 ha anche detto: "I gay vivono una condizione tragica".
Ora, stante i secoli ormai trascorsi, stante le dimostrazioni scientifiche del contrario, oltre che il buon senso e la correttezza civile, il Torino Pride, con il sostegno del Comune della città della Mole, si è sentito giustamente in dovere di intervenire contro questa signora, citandola in giudizio per diffamazione. Sennonché, la Procura della Repubblica, dopo mesi di indagine ha archiviato le accuse mosse nei confronti della De Mari poiché ritiene non configurabile il reato di discriminazione, in quanto, le 'idiozie' dalla stessa sostenute (non lo diciamo noi, ma la scienza) si rivolgevano ad una pluralità indiscriminata di persone e non a singoli individui.
Insomma, in parole povere, il reato di diffamazione, haimé, a livello giuridico non è configurabile ma soltanto perché la De Mari ha offeso ed ingiuriato tutte/i quante/i noi omosessuali in generale, in modo indistinto, e non in particolare. Avesse detto le stesse cose riferendosi, ad esempio, ad una associazione lgbtq specifica, o alle sole lesbiche di un locale oppure ad alcune di noi, con nome e cognome, allora avrebbe potuto essere perseguita per tale reato. 
No, ci tenevamo a specificare, perché dalla notizia, così come data dalla stampa, potrebbe sembrare che la tipa non abbia fatto nulla di male e per questo non sia perseguibile. Bhè, si ripete, non è così, tanto che, almeno, l'ordine dei medici ha avviato un'istruttoria per valutare l'eventuale radiazione.
Bene specificare, infine, in questa breve nota/post, che il reato forse non verrà ascritto solo perché non è stato espressamente previsto come tale nel nostro ordinamento! Ricordiamo, infatti, che l'adattamento dei codici, soprattutto di quello penale, al mondo della parità di diritti con le persone lgbtq è appena iniziato ed è tutt'ora in corso (non dimentichiamoci che i codici sono stati aggiornati alle unioni civili solo alla fine del 2016). 
Insomma, vedremo. Intanto non è detta l'ultima parola nemmeno a livello giudiziario, visto che si resta in attesa della decisione del Gup in merito, stante l'opposizione all'archiviazione da parte del Torino Pride che, con le parole dell'avvocato Nicolò Ferraris, ritiene che "Le offese pronunciate pubblicamente dalla De Marui sono rivolte ai movimenti non solo alle persone Lgbt in generale, e non sono opinioni ma offese". Sussite quindi la diffamazione con l'aggravante della discriminazione.

Ora, stante la notizia sopra riportata, arriviamo al dunque. La De Mari, oltre che essere un medico è anche una scrittrice di libri fantasy. Vi esortiamo quindi a boicottarli in tutti i modi. E' proprio questo lo scopo del nostro post: abbiamo la paura che, magari, non conoscendo chi è davvero la signora, voi compriate tali libri. Evitate!! Ha scritto pure tanto, ecco l'elenco (le date sono indicative, molti sono stati rieditati):

Arduin il rinnegato (2017)
La nuova dinastia (2017)
La strega muta. Hania (2016)
La bestia e la bella (2016)
Il cavaliere di luce. Hania (2015)
Il gatto dagli occhi d'oro (2015)
Giuseppe figlio di Giacobbe. La natività (2014)
Gli ultimi incantesimi (2013)
L'ultima profezia del mondo degli uomini. L'epilogo (2012)
L'ultima profezia del mondo degli uomini (2011)
Il cavaliere, la strega, la morte e il diavolo (2009)
L'ultimo elfo (2008)
L'ultimo orco (2005)
L'ultima stella a destra della luna (2000)


Evitiamo almeno di farle fare dei soldi. E non abbiamo altro da dire.
MduL


Articolo di riferimento per il post: ""L'omosessualità è una malattia". Non è diffamazione, cade l'accusa contro la dottoressa antigay" di Ottavia Giustetti per repubblica.it/torino


** Questo post è stato da noi modificato nella consapevolezza che, pur avendo la ragione dalla nostra parte, è ingiusto e disgustoso caricare di acredine stupida e violenta le proprie ragioni. Il nostro non è e non vuole essere un attacco alla persona ma alle affermazioni dalla stessa sostenute. Essendoci accorte di aver ecceduto nei toni, appena possibile abbiamo posto rimedio. Ci scusiamo con le nostre lettrici. Abbasso gli Haters!

Il fascimo ed il nazismo hanno preso il potere proprio perché i suoi primi esponenti sono stati sottovalutati...non facciamo lo stesso errore, restiamo vigili ed attente...

Foto divisioneacqui.com
Ma che brutto periodo è questo! 
In America abbiamo un Presidente, a detta dei più omofobo e misogeno, con il riportino biondo più finto del mondo, che non fa altro che devastare tutti i diritti che sembravano ormai acquisiti (degli immigrati, dei gay, delle donne ecc...)  ed ogni titpo di bene comune (per l'ambiente, tra gli altri: ritorno al carbone, uscita dai vari accordi internazionali sull'ambiente, incentivazione dell'agricoltura chimica ecc...per la pace: il continuo e spudorato appoggio alle nazioni più pericolose e destabilizzanti delle quali, haimé, non è qui il caso di fare il nome, e la minaccia continua di una nuova guerra nucleare, prima contro la russia, ora contro la corea del nord ecc...)...
In corea del nord abbiamo un dittatore, figlio e nipote di dittatore, che per acquisire potere sullo scacchiere internazionale ha deciso di puntare tutto sull'incremento delle spese militari e la creazione di un arsenale atomico di tutto rispetto che consente lui di fare il bello e cattivo tempo a piacimento, forte della consapevolezza che gli equilibri tra cina, giappone, russia ed america sono troppo delicati per far scattare una guerra sul suo territorio...
In Brasile abbiamo come candidato presidente per le prossime elezioni il nazionalista, sessista, omofobo, pro-armi Jair Bolsonaro, esponente dell'estrema destra del paese che, dagli ultimi sondaggi, si suppone possa andare al ballottaggio con l'ex leader Lula da Silva, pronto a ricandidarsi ma con non più la forza di un tempo. Unica speranza è che si presentino anche altri candidati forti, tipo Luciano Huck, popolare presentatore televisivo del paese che potrebbero, con i voti di Lula, scongiurare l'approdo a destra estrema anche del paese più grande del sudamerica...
Ma anche da noi in Europa non ce la passiamo meglio. In Francia, durante quest'anno abbiamo visto il consolidarsi delle posizioni e l'ampliarsi dei consensi per il partito di estrema destra del Fronte Nazionale così come in Germania, dove vi è stata una netta affermazione del partito dell'estrema destra locale, l'AfD, seppur guidato dalla lesbica Alice Weidel, della quale già abbiamo parlato in altro post...(a propostito, in scozia si sta affermando, sempre a destra, altra esponente dichiaratamente e pubblicamente lesbica, certa Ruth Davidson...)... 
Foto di Matteo Gracis
E via discorrendo, fino ad arrivare da noi in ITALIA dove, solo per riportare gli episodi di questa settimana, un gruppo di naziskin di Como ha pensato bene di invadere un centro di accoglienza e gestione dei migranti, obbligando gli astanti ad ascoltare un loro delirante proclama più o meno nazista del contenuto del quale, stante a quanto si è potuto estrapolare dai video trasmessi, non avevano neanche contezza...; 
dove l'esponente di un partito politico presente in parlamento, rappresentante del popolo italiano, ha ritenuto opportuno commentare, in merito ai fatti sopra riportati di Como, testualmente: "il problema è Renzi non i nazi" (Matteo Salvini segretario della Lega Nord)...; 
dove, è notizia di questa mattina, una bandiera nazista è affissa a una parete di un ufficio della caserma dei carabinieri Baldissera, a Firenze, vicino a Ponte Vecchio, in cui hanno sede il sesto battaglione dell’Arma ma anche il comando regionale. A fianco della presunta bandiera nazista un poster, forse un fotomontaggio, che ritrae il segretario della Lega Nord Matteo Salvini con un mitra in mano e sopra alla bandiera tedesca, invece, una sciarpa della Roma. Nello specifico, la bandiera in questione è quella propria della guerra del Secondo Reich, che finì con la Prima Guerra mondiale, precedente, dunque, all'avvento del nazismo, ma di essa e del suo simbolismo, si sono appropriati i neonazisti degli ultimi anni, tanto che essa viene usata, spesso al fianco dei simbili del nazismo e della svastica nera, nelle manifestazioni di estrema destra, di naziskin, skinhead, xenofobi ecc.. sia in Germania che nel resto dell’Europa, sia per strada che, haimè, anche negli stadi (non vogliamo qui dimenticare di citare gli episodi incresciosi e vergognosi dell'effige della piccola Anna Frank, utilizzata da alcuni tifosi laziali per dileggiare i tifosi romani...); 
dove, un prete della provincia di Bari, certo don Pasquale Amoruoso, ha ritenuto opportuno organizzare un concerto-convegno 'anti-gender' e pro-famiglia tradizionale che ha visto come invitato di punta il cantante Povia e come momento culminante il canto corale della canzone "Luca era gay" e dove spiccavano tra i presenti esponenti locali di 'Noi con Salvini' e di Casapound...
Ma non dimenticate gli episodi eblematici tipo quello del gestore del lido di Chioggia che aveva attrezzato tutto lo stabilimento balneare con rimandi al duce, allo sterminio, alle camera a gas e via discorrendo, con richiami espliciti e convinti al fascismo oppure, e qui, ancora più rabbia oltre che disgusto!, l'episodio di Marzabotto dove, un calciatore della squadra del Futa '65 che giocava, appunto, contro il Marzabotto, dopo aver segnato un gol ha pensato bene di correre verso la tribuna dei padroni di casa del marzabotto, mostrando la maglia fascista che aveva sotto quella della divisa facendo il saluto fascista...a Marzabotto, cazzo!!. Ma fategli studiare un po' di storia!!!..
A questo vogliamo aggiungere la totale mancanza di una politica inclusiva delle donne, delle persone Lgbtq, dei migranti, dei disabili, degli anziani, dei bambini, la cui carenza altro non fa che aiutare questo infame rigurgito neonazista che sta investendo il mondo intero!...

Il problema è la congiuntura economica che, ad oggi, crea sempre più miseria, disuguaglianze e, dunque, rabbia (come negli anni venti/trenta del secolo scorso); il problema è che ormai sono sempre meno le persone che possono testimoniare il periodo trascorso nelle privazioni, violenze e disperazioni della seconda guerra mondiale; il problema è che nelle scuole la seconda guerra mondiale, di solito, non si riesce a studiarla come si deve perché il programma è troppo vasto e le ore sono poche; il problema è che tutti questi giovani fascisti e nazisti non conoscono il significato delle loro parole ed azioni e non hanno consapevolezza delle conseguenze delle loro azioni.
Ci vorrebbe una risposta forte dello Stato e delle istituzioni oltre che della società civile ma per fare questo occorrerebbe che vi fossero delle "libere associazioni aventi la finalità di concorrere a determinare la politica nazionale, regionale e locale", associazioni che possano fare da ponte tra la società e le istituzioni, insomma, occorrerebbero dei partiti politici, quelli veri!...e questa non è un'altra storia, è la storia...

Non cedete, non cediamo. Restiamo vigili e lottiamo tutte, nel nostro piccolo, per rendere questo mondo, se non migliore, almeno non peggiore!!. Coraggio, ce la possiamo fare, siamo noi la maggioranza...

MduL

Nel programma di Rai Tre "Le ragazze del '68" le tappe della vita di Lorenza, 'lesbica' negli anni sessanta anche se l'omosessualità 'non esisteva'

Il logo del programma di rai tre "Le ragazze del '68" (panorama)

"Le ragazze del '68" è un programma prodotto da Pesci combattenti per Rai Tre, che va in onda ormai da diverse settimane.

Protagoniste del programma, così come riportato sul sito di raiplay, sono dodici donne che nel 1968 avevano circa 20 anni e che hanno vissuto in prima persona il grande cambiamento del ruolo femminile nella società dell'epoca, quando l’onda delle contestazioni degli Stati Uniti raggiunse l'Europa e anche l'Italia, dando il via ad una vera e propria rivoluzione politica, ideologica e sociale che ha cambiato in profondità l’immagine della donna italiana. 
Donne di ogni estrazione sociale e cultura e di ogni parte d'Italia che vengono intervistate oggi, che hanno tutte circa 70anni, per testimoniare e far ricordare e/o apprendere cosa è stato il periodo della fine degli anni sessanta, il '68 appunto, e quali enormi sconvolgimenti sociali ha comportato. Tra i vari cambiamenti epocali, il femminismo e la posizione della donna che porteranno in pochi anni ad enormi riconoscimenti anche giuridici della diversa figura femminile. Sono di quegli anni la legge sul divorzio, la riforma del diritto di famiglia, la legge sull'aborto ecc...tutte leggi che oggi, a noi, sembrano scontate, ma che a quei tempi sono state oggetto di lotte incredibili che hanno trovato in queste donne, nostre madri e nonne, le paladine di una vera e non ipocrita battaglia per il riconoscimento dei nostri diritti civili. Onore al merito, dunque, a queste donne e grazie a Rai Tre per questo bellissimo programma che andrebbe trasmesso in primis nelle scuole, per tentare di rendere consapevoli le giovani donne di oggi di che cosa significhi avere la possibilità di divorziare, di abortire, di avere la responsabilità condivisa sui figli, di poter lavorare come magistrato ecc...e di quanto possa essere facile perdere tali diritti se non si è avvedute sul passato.

Una foto di Lorenza, tratta dal programma "Le ragazze del '68"
Un bel programma, dunque, che merita di essere visto a prescindere. Ma noi non ve lo segnaliamo solo per questo. Ve ne parliamo perché in una di queste puntate, e precisamente nella puntata andata in onda domenica 5 novembre, si narra, oltre alla storia di Diana di Napoli (ai tempi una 24enne di famiglia borghese, insegnante di educazione fisica in un istituto d'arte che ha saputo integrare i nuovi principi del '68 con il suo impegno cattolico), la storia di Lorenza, che ci interessa ancor più da vicino, visto che è anche una donna lesbica.
Lorenza, infatti, nata a Milano, anche lei in una famiglia borghese, nel '68 conduce una "doppia vita": ha 21 anni, è fidanzata e sta per sposarsi, ma contemporaneamente inizia a provare attrazione per una sua collega, conosciuta in uno studio di architettura. Il coming out è arrivato dopo 7 anni. Da qui, il collettivo femminista, l'attivismo gay, il gruppo di autocoscienza e, nel 2016, l'unione civile con la sua compagna. "Avevo un personaggio da portare con me e non ero io. E questa è una roba che non si può reggere a lungo. La parola lesbica era assolutamente impronunciabile, era il silenzio, non esisteva. L'omosessualità stessa non esisteva".
Ecco, tutto questo per farci/vi capire anche che cosa significava allora essere lesbiche e che cosa può significare oggi, con tutte le conquiste che in mezzo ci sono state e che a noi, a volte, paiono poca cosa ma che, invece, sono incredibili. In fondo, sono passati meno di cinquant'anni, meno di una generazione di differenza, incredibile... 
Per finire, vi riportiamo qui di seguito il link alla puntata del programma indicata, ricordandovi però che, ormai, sul sito raiplay.it occorre essere registrate (la registrazione è gratuita):
 
 
Grazie, dunque, madri e nonne del '68 e grazie a Lorenza anche per questo.
MduL

Cesena - Forza Nuova a processo per aver inscenato funerale in occasione della celebrazione della prima unione gay in città

Uno degli annunci 'mortuari' affissi per tutta la città da Forza Nuova in occasione dell'Unione Civile tra Matteo & Marco (gayburg)

Molte di voi ricorderanno la notizia data da tutti i quotidiani il 5 febbraio scorso, allorquando l'organizzazione di estrema destra 'Forza Nuova' ha ritenuto opportuno dover celebrare un funerale, con tanto di manifesti mortuari, cassa da morto e corteo per le vie della città, in concomitanza con la celebrazione della prima unione civile tenutasi in Cesena, tra Matteo e Marco.
Messaggio della manifestazione, il seguente (testuali parole): “Matrimonio Gay, Funerale d’Italia. L’Italia ha bisogno di figli non di omosessuali”.
Ora, è di tutta evidenza che una simile - devastante ed inqualificabile - idiozia poteva e doveva essere liquidata, a livello sociale e politico con le stesse parole utilizzate proprio dal movimento di Forza Nuova per l'occasione e cioè: Un altro giorno nefasto inciso nella storia di Cesena, un altro passo verso il baratro in cui sta precipitando l’intera nostra società…”. Ciò che non appariva chiaro ed evidente, nè tanto meno possibile, era altro: la possibilità di perseguire tali inauditi comportamenti sociali anche a livello giudiziario, oltre che sociale e politico, mancando nel nostro ordinamento una legge contro l'omofobia.
Ebbene, con nostra grande sorpresa, è notizia di questi giorni che la procura di Forlì ha rotto gli indugi e, sollecitata dall'esposto presentato dall'associazione Arcigay di Rimini-Cesena-Forlì, ha deciso di perseguire tale inqualificabile condotta del movimento Forza Nuova. La prima udienza si terrà il prossimo martedi, 7 novembre 2017. Si dovrebbero poi costituire parte civile non solo l'Arcigay ma anche il Comune di Cesena, e questo si che è un bel messaggio.
Vedremo. Stante l'attuale ordinamento, non appare infatti così agevole trovare profili di punibilità, proprio perché vi è la mancanza di una normativa sui reati di odio ed omofobia, ma siamo comunque contente ed orgogliose del fatto che si sia proceduto all'instaurazione di un giudizio. E' già questo, un grosso successo!!.

Vi terremo aggiornate. 
MduL


Per saperne di più:

L'Amore tra Adriana & Camila, coronato dalla prima Unione Civile in carcere - Riportiamo l'Articolo di Enrico Bellavia e Maria Elena Vincenzi per repubblica.it

Foto tratta dall'articolo di repubblica "Prime nozze gay in carcere, "Il nostro amore più forte delle sbarre""
Qui di seguito, vi proponiamo il resoconto della storia d'amore, coronata dall'Unione Civile, tra Camila ed Adriana, detenute a Roma, nel carcere di Rebibbia. Per farlo, riportiamo pedissequamente (ci siamo limitate solo ad aggiungere dei 'Grassetti' per agevolare la lettura) il bell'Articolo proposto da repubblica.it che, se volete leggere nella sua pagina originale, potete trovare a questo link: <<Prime nozze gay in carcere, "Il nostro amore più forte delle sbarre">> di Enrico Bellavia e Maria Elena Vincenzi per repubblica.it.

<<ROMa I due letti a castello, il fornelletto elettrico, la piccola dispensa ricavata da un armadietto. La tv accesa su un telegiornale. In un angolo un cane di ceramica come soprammobile e una loro foto in cornice. Il mondo di Camila e Adriana è tutto qui. In una piccola stanza con le sbarre. Si sono inseguite barattando la libertà con la possibilità di stare insieme. Un carcere per condominio, una cella per casa. 
Ed è proprio qui, al secondo piano del reparto cellulare femminile di Rebibbia che, giovedì, si sono sposate (hanno contratto Unione Civile_ndr) «Siamo felicissime, sogniamo di poter vivere insieme fuori al più presto, anche se qui dentro ci siamo trovate ed è nato il nostro amore», raccontano a Marta Bonafoni, consigliere regionale, e a Stefano Anastasia, garante dei detenuti del Lazio.
Coccolate dalle compagne, aiutate da agenti ed educatori, sostenute dalla famiglia di Adriana, hanno celebrato l’unione civile, la prima in un penitenziario. Un punto di non ritorno nel difficile cammino per garantire l’affettività anche a chi è recluso. 
Due anni fa, il primo incontro. Adriana racconta senza pudori: «Ho sempre saputo di essere omosessuale. Ho avuto altre compagne, ma nulla di paragonabile a Camila. All’inizio avevo paura, non capivo se lei fosse davvero innamorata». Le porte girevoli della giustizia hanno fornito le prove che cercavano.
Adriana, polacca, 25 anni, è venuta in Italia da bambina. La madre e il suo nuovo marito a lavorare nei campi. Lei a crescere tra lavori di casa e amicizie sbagliate. Poco più che maggiorenne, i primi problemi. Due anni fa, il carcere. E qui conosce Camila, 29 anni, un figlio piccolo rimasto con i nonni in Brasile. A vederle sembrano quasi coetanee, «non glielo dica che si monta la testa», scherza Adriana, che qui chiamano “il marito”.
Entrambe dentro per droga, si scrutano, si conoscono, si innamorano. Adriana lascia il carcere dopo qualche mese. «Piangeva in continuazione e mi ha confessato di aver trovato l’amore», racconta la madre, Elisabetta. «Siamo sempre state amiche, ma da quel momento lei ha capito a cosa serve una madre». Quando per un cumulo di condanne le porte di Rebibbia si riaprono, Adriana è raggiante: «Poteva rivedere Camila». Per poco. Questa volta è la “moglie” a lasciare il carcere per il lavoro esterno. Ma il loro amore resiste a burocrazia e privazioni.
«Eravamo in reparti separati, ci salutavamo attraverso la grata a due piani di distanza». Camila, che ha conosciuto la famiglia di Adriana e chiama “Mammina” Elisabetta, rinuncia al lavoro esterno pur di stare con Adriana: «Io non ho più genitori, mio figlio è lontano, è lei la mia famiglia». Il 26 ottobre da quei piani che le dividevano pioveva riso. «L’altoparlante che avverte delle visite ha dato l’annuncio: “le spose possono uscire”». Per Rebibbia è stata una giornata di festa. Le spose elegantissime per il rito a cui hanno assistito l’assessore Daniele Frongia, la garante dei detenuti del Campidoglio Gabriella Stramaccioni e il cappellano del carcere. «Erano due bomboniere», racconta la testimone, 63 anni, 19 dei quali passati a Rebibbia.
Camila e Adriana guardano avanti ma non dimenticano di dire grazie a chi le ha aiutate: il personale di Rebibbia che ha dato loro fiducia. Sono state contente che la loro storia sia stata raccontata: «Speriamo che serva ad aprire un dialogo sull’amore in carcere». Intanto loro, con l’entusiasmo di due giovani innamorate e sposate da appena tre giorni,
progettano il futuro. Adriana uscirà nel 2019, Camila tra tre mesi. E spera di riabbracciare presto suo figlio: «Voglio portarlo qui, lui sa di Adriana, di questa amica speciale che gli ha spedito il pallone autografato di Cristiano Ronaldo. Non permette a nessuno di toccarlo».

Che dire? Auguri!.
MduL

Segnalazione: la bellissima puntata del format tv "Ci vediamo in tribunale", dal titolo "Una famiglia per Sara"

Sempre grazie alla magnifica ed innovativa casa di produzione "Stand by me", che tante soddisfazioni ci ha già regalato (sono loro i produttori/creatori di "Unioni Civili"), è possibile in questa sede segnalare una bellissima puntata del nuovo format "Ci vediamo in Tribunale", trasmesso tutti i pomeriggi, verso le 16.30, su Rai Due, dal titolo "Una famiglia per Sara".
Bellissima perché parla di un tema a noi molto caro; bellissima perché finisce bene anche se fa riferimento ad un periodo nel quale la legge Cirinnà non era ancora stata approvata (verrà approvata dopo poco); bellissima perché è stata trasmessa nel pomeriggio su Rai Due.
Grazie Stand by me.
Qui di seguito il link di raiplay alla puntata "Una famiglia per Sara", andata in onda mercoledì scorso, 11 ottobre, alle 16.30 su Rai Due (ricordate, però, che ormai occorre essere iscritti al sito per poter usufruire dei programmi on demand).


Ecco fatto.
MduL

"Joan, il bambino fantasma": Rinvio

Foto tratta dall'Articolo "Joan, il bambino fantasma: per lo Stato non esiste perché è nato da due mamme" di C.Mastronicola ed E. Testi
Non possiamo esimerci dal segnalare questa (incomprensibile) vicenda, così ben raccontata ed argomentata da Cristiana Mastronicola ed Elena Testi nel loro articolo "Joan, il bambino fantasma: per lo Stato non esiste perché è nato da due mamme", scritto per il sito dell'Espresso (espresso.repubblica.it).
Come si può evincere dal titolo, stiamo parlando del piccolo Joan, venuto al mondo il 27 dicembre scorso a Barcellona, in Spagna, da mamme italiane (una di esse ha donato l'ovulo e l'altra ha portato avanti la gravidanza) sposate in Spagna e iscritte all'Aire (Anagrafe italiani residenti all'estero) del capoluogo umbro (Perugia). 
Sennonché, Sindaco di Perugia è Andrea Romizi, classe 1979, il quale, alla guida di una coalizione di centro-destra, formata dai partiti: Forza Italia, Nuovo Centrodestra, UDC, Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale e liste civiche Progetto Perugia e Perugia Domani, il quale, secondo noi, inopinatamente, ha negato al piccolo il riconoscimento giuridico in Italia.
Ma andiamo con ordine e vediamo cosa è successo.
Come detto, il bimbo è nato a fine dicembre 2016, a Barcellona, da due madri italiane, regolarmente iscritte all'Aire di Perugia. 
Quindi, il primo febbraio di quest’anno, 2017, il Consolato italiano a Barcellona, in conformità a quanto previsto dalle norme vigenti, trasmette l’atto di nascita del bambino al Comune di Perugia perché si proceda alla sua registrazione. 
Ma passano i mesi e nessuno risponde. L’attesa viene rotta solo da una richiesta di un documento mancante da parte dell'amministrazione comunale. Documento che, prontamente, le due mamme provvedono subito a spedire.
Fatto ciò, di nuovo silenzio assoluto da parte dell'amministrazione che, infine, dopo un altro bel po' di tempo, procede con una nuova richiesta di integrazione di documenti. Questa volta richiede alle due mamme il certificato di parto che specifichi chi delle due abbia dato alla luce il piccolo. Documento che, nonostante si tratti di atto non indispensabile per la trascrizione dell'atto di nascita e il riconoscimento al diritto di esistere, viene lo stesso prontamente inviato dalla due mamme.
Si arriva così al 30 maggio, esattamente tre mesi dopo, quando l'ufficiale di Stato civile decide di rigettare la richiesta delle due donne, privando così un bambino, il piccolo Joan, dei suoi diritti. Bambino che ora, grazie a questa assurda decisione del comune, non risultando essere 'mai nato', diventa, a tutti gli effetti di legge un Apolide su suolo italiano e, come tale, privo dei fondamentali diritti spettanti ad un cittadino italiano, quali, l'iscrizione all'asilo, l'apertura di un libretto bancario per mettere da parte i soldi delle nonne, l'iscrizione all'asl per il pediatra ecc...
L'aspetto più assurdo della questione, non è tanto il legittimo affidamento fatto dalle due mamme sul nostro sistema giuridico, visto che, con le loro stesse parole, <<“Eravamo convinte che tutto sarebbe andato bene”. Nessuno, neanche l'avvocato assunto prima che il piccolo nascesse, poteva prevedere che il Comune rifiutasse di trascrivere un atto di nascita. “Di battaglie in tribunale ne sono state fatte in questi anni, ma speravamo che le ultime sentenze della Cassazione ci spianassero la strada spianata. O almeno la rendessero più semplice”. I giudici del Palazzaccio, in effetti, da qualche anno a questa parte, di fronte a casi simili, hanno sempre dato ragione alle coppie omogenitoriali, sancendo un principio semplice, quasi banale: “Trascrivere un atto di nascita, regolarmente formato all'estero, non va contro l'ordine pubblico”. E quindi contro quell'insieme di norme fondamentali dell'ordinamento giuridico riguardanti principi etici.>>
L'aspetto più assurdo è la posizione - assolutamente illegittima ed incostituzionale - tenuta dalla amministrazione comunale di Perugia e, per essa, dal suo sindaco Romizi, il quale, pur essendo avvocato, sembra non abbia alcuna intenzione di riaprire la questione, trincerandosi dietro una posizione alquanto indifendibile. Sostiene, infatti, che le statuizioni della Cassazione non sono da considerarsi legge.
Non discetteremo, qui, su questo punto perché la questione da affrontare presuppone dei tecnicismi giuridici non consoni alla sede, ma teniamo a ribadire che financo l'avvocatura del Comune ha spedito un parere direttamente al primo cittadino, con il quale consigliava di fare “un passo indietro” e di procedere alla trascrizione dell'atto di nascita di Jeon, perché la posizione presa davanti ad un eventuale giudice sarebbe “indifendibile”.
Perché è di questo che si sta parlando. Ad oggi, in Italia, non è permesso a due mamme riconoscere il loro bambino. E ciò non è permesso nè facendo riferimento alle norme interne perché non ci sono (è stata approvata la legge cd Cirinnà e la giurisprudenza di stato ormai è quasi conforme nel riconoscimento dei figli alle coppie omogenitoriali, ma manca una disciplina giuridica e ciò permette ai sindaci, tipo Romizi, di piegare alle sue - basse - mire politiche la sorte di un piccolo nato da due mamme (o papà), nè alle norme esterne.
In merito alle norme interne, ricordate?, se ne è tanto parlato ai tempi dell'agoniata approvazione della legge Cirinnà sulle Unioni Civili, legge che, come tutte sappiamo, è stata infine approvata solo grazie al taglio operato sulla adozione dei figli nati. Conclusione, ancora oggi siamo  senza uno straccio di normativa che regolamenti la questione. Perché, non confondiamoci, per i bimbi nati da coppie omogenitoriali, non vi è alcun riconoscimento e/o adozione possibile. Non vi è, infatti, una legge che regoli la filiazione per i bambini nati da coppie dello stesso sesso. Ciò che viene previsto è al massimo un'adozione da parte del partner, la cosiddetta stepchild adoption. Una battaglia durata mesi in parlamento ma che si è risolta in un nulla di fatto. I bimbi nati da coppie omogenitoriali, dunque, non possono contare su una adozione piena, avendo un legame diretto solo con il genitore. 
Per ciò che riguarda, invece, l'applicazione delle norme esterne, ciòè di altri regolamenti, come nel caso della richiesta di trascrizione dell'atto di nascita del piccolo Joan correttamente redatto in Spagna. Anche in questo caso siamo alla mercè dei nostri amministratori e politici. Il diritto internazionale privato, in merito, parla chiaro: unico limite ad un'evantuale trascrizione è la violazione dell'ordine pubblico italiano. E la giurisprudenza superiore, oltre che il buon senso, in più occasioni si è espressa ritenendo la trascrizione dell'atto di nascita di un bambino nato dagli stessi genitori, come un atto che in alcun modo lede l'ordine pubblico.
Insomma, ancora oggi siamo in attesa di una normativa che possa regolamentare il settore, per far in modo che, anche in futuro, alcuni Sindaci (secondo noi, assolutamente ed irrimediabilmente ignavi), non possano più piegare alle loro basse e pregiudizievoli motivazioni politiche la sorte e la vita di un bambino.

Ciò detto, per una lettura molto più snella e completa della questione, si rinvia all'articolo citato in premessa e qui richiamato:
"Joan, il bambino fantasma: per lo Stato non esiste perché è nato da due mamme" di Cristiana Mastronicola ed Elena Testi, per il sito dell'Espresso (espresso.repubblica.it)

Ecco fatto. Ora lo sappiamo tutte. Facciamoci sentire.
MduL

Addio ad Edith Windsor e Grazie di tutto...

Edith - Edie - Windsor (foto: cultura e colori)

Addio ad Edith Windsor, l'icona dei diritti Lgbt la cui perseveranza in tribunale aprì la strada alla legalizzazione dei matrimoni omosessuali negli Usa. Martedi scorso, ad 88 anni, infatti, è morta serenamente nella sua casa di Manhattan. Ad annunciarlo Judith Kasen-Windsor, la donna che Edie, come la chiamavano gli amici, aveva sposato in seconde nozze. 
Hilary Clinton al funerale di Edith Windsor (fonte repubblica)
Al suo funerale, anche Hillary Rodham Clinton, la candidata alla Presidenza degli USA battuata da Trump, che nel suo elogio funebre ha esordito: "Edie è la donna che più ha saputo cambiare il cuore e le mente di questa nazione. E per questo noi tutti oggi le siamo grati". 
Ed è vero, questa piccola donna, ha cambiato non solo il nostro mondo, in quanto donne e lesbiche, ma anche il mondo intero.
Suo, infatti, il ricorso alla Corte suprema USA, presentato contro tutto e tutti, per vedersi riconoscere il diritto ad essere l'erede legittima della sua compagna, l'amatissima Thea Spyer, morta nel 2009 e sposata in Canada nel 2007 dopo ben 40 anni di vita in comune.
Ricorso vinto nel 2012, con una sentenza che ha fatto la storia di tutte noi e del mondo intero. Grazie ad essa, infatti, si aprirono le porte alla legalizzazione del matrimonio gay che fu infine ammessa e rogolamentata nel 2015.
In merito, stante l'importanza di tale notizia, nel lontano agosto del 2013, scrivemmo anche noi un post che, per quante di voi fossero interessate, vi riproponiamo: "Edith e Thea: l'amore tra due donne dietro la storica sentenza della Corte Suprema USA".
Insomma, è solo grazie a Lei se, di rimando, noi in Italia siamo riuscite, un anno dopo, nel 2016, ad avere almeno una regolamentazione ad hoc, con la legge n. 76/2016, cd. Cirinnà, sulle Unioni Civili.
 
Grazie, dunque, Edie e Buon viaggio.
MduL 


Fonti:
Articolo "Addio a Edith Windsor, eroina e attivista per i diritti Lgbt" di Greta di Maria per repubblica.it del 13 settembre 2017
Articolo di repubblica: "Edith Windsor, l'elogio funebre di Hillary Clinton: "Ha cambiato cuore e mente degli Usa"" di Anna Lombardi per repubblica.it del 15 settembre 2017