Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

Visualizzazione post con etichetta america. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta america. Mostra tutti i post

Segnaliamo, in uscita nel 2019, per Netflix, il Film "First Lady" con Jennifer Aniston e Tig Notaro

Le protagoniste (Jennifer Aniston e Tig Notaro) del film "First Lady" di prossima uscita su Netfllix (foto da dituttounpop.it)
 Che bello poter segnalare questi film. E' infatti prevista la prossima uscita (il film verrà distribuito nel 2019), del Film "First Lady" per la piattaforma Netflix.
Il film, che vede come protagonista Jennifer Aniston, narrerà la storia, tenetevi forte, della prima donna alla Casa Bianca, per giunta omosessuale!!. Fantastico!
Tig Notaro (in giacca) con la moglie Stephanie Allyne
Moglie del Presidente degli Stati Uniti Jennifer Aniston sarà poi l'attrice comica lesbica, star della serie 'One Mississippi' Tig Notaro (l'attrice è sposata con Stephanie Allynne, conosciuta sul set del film 'In a Word', dal 2015 e con la quale, grazie alla inseminazione artificiale ha avuto due figli, Max e Finn, nati nel 2016).
Il progetto è stato ideato, per Netflix, da Tig Notaro e da sua moglie Stephanie Allynne e tra i produttori si fanno i nomi anche di Adam McKay, Will Ferrell, Jessica Elbaum e Betsy Koch.
Questa la sinossi che è stata anticipa da alcuni siti: "Quando Beverly e Kasey Nicholson si trasferiscono alla Casa Bianca dimostrano che dietro una grande donna... c'è un'altra donna grandiosa".

E per ora non si sa altro, ma a noi sembra già abbastanza!.
MduL

Vi segnaliamo Lupe Valdez, la sceriffa lesbica di Dallas che vuole correre per Governatore del Texas

La Sceriffa di Dallas Lupe Valdez
Ma quanto ci piace segnalare le donne che in politica, in ogni parte del mondo, riescono a farsi strada, meglio e soprattutto se lesbiche. E' il caso di Lupe Valdez, meravigliosa donna che lotterà, insieme a noi, contro tutti gli stereotipi , in primis quelli relativi al genere, alla genealogia, alla sessualità ed anche all'età.
Pensate, stiamo parlando di una piccola donna, di origini messicane, lesbica e di 70 anni!! Ma non è fantastico?!
Ma andiamo con ordine.  Guadalupe "Lupe" Valdez, nasce in Texas l'11 ottobre 1947 ed è la più piccola degli otto figli di genitori braccianti agricoli emigrati a suo tempo dal Messico. In Texas ha anche studiato e si è formata, specializzandosi, dopo la laurea, in criminologia. La sua carriera politica, infatti, si svilupperà tutta all'interno delle forze dell'ordine del suo stato, il misogeno Texas, dove ricoprirà ogni ruolo possibile: da guardia penitenziaria, a capo dell'unità contro il contrabbando nel servizio doganale per poi diventare sceriffa di Dallas ed ora candidata alle primarie del partito democratico americano per la carica di Governatore dello Stato del Texas.
Certo, appare quanto meno improbabile che la 'nostra' eroina riesca ad ottenere la candidatura di partito, il prossimo 6 marzo 2018, ma già il fatto che ci possa e voglia provare da segno di gioia per tutte noi donne e lesbiche. Stiamo parlando, infatti, è bene ricordarlo e ribadirlo, di uno degli Stati più maschilisti e misogeni dell'intera America dove, da sempre, vincono i maschi bianchi...
Vedremo. Lei, sicuramente, non si tirerà indietro. Del resto, è riuscita già in un'impresa giudicata impossibile ai più: diventare il primo sceriffo donna, ispanica e lesbica della città di Dallas. 
A noi non ci resta che sostenerla, anche solo moralmente e tenerla comunque d'occhio. 
Se volete seguirla, vi ricordiamo che le primarie democratiche, come detto, sono previste per il prossimo 6 marzo. Poi, semmai dovesse risultare vincitrice in questa sede, lo scontro elettorale con il candidato repubblicano, il Governatore uscente del Texas Greg Abbott, sarà il prossimo 6 novembre.

Infine, per quante di voi volessero ulteriori notizie su Lupe Valdez, qui di seguito vi riportiamo:
pagina wikipedia su di lei;
pagina ufficiale del Dallas County Sheriff

Non resta che dire: Forza Lupe Valdez.
MduL


Fonte Post: Articolo "Il Texas ai democratici. La missione impossibile della sceriffa lesbica" di Simona Verrazzo per il settimanale "Il Venerdì" di Repubblica del 22 dicembre 2017.

Il Festival only lesbico che si tiene in California: benvenute al Dinah...

Solo donne lesbiche al Festival Dinah in California (thedinah.com)

Per quest'anno ormai è tardi (si è tenuto verso fine marzo, primi di aprile, ma noi l'abbiamo saputo dal sito di repubblica solo pochi giorni fa), ma segnatevi questa notizia perché ci sarà il prossimo anno a cui pensare...
Per quante di voi vorranno e potranno regalarsi una vacanza in questo periodo, consigliamo la California, e nello specifico il suo deserto, a Palm Springs. Qui, infatti, si tiene il Dinah Festival
Che cos'é? Bhè, ve lo definiamo con le parole utilizzate dalla redazione del sito Gay.it: "Un lussuosissimo club in un magnifico hotel a Palm Springs, ragazze seminude, fiumi di alcol, party in piscina: è il sogno di ogni ragazza lesbica che voglia divertirsi e si realizza ogni anno al Dinah, “the largest girl party music festival in the world”. Quest’anno si è svolto quasi interamente al Club Skirts, e ha visto il susseguirsi di numerosi eventi in un tour de force: “pool party”, “white party”, “wet & wild party”, le visitatrici dell’hotel blindato agli uomini si sono scatenate per cinque giorni di fila"...
Volete saperne di più? Ecco due articoli che fanno per voi:

1.  Articolo (molto più completo) "Benvenuti al Dinah, il paradiso lesbo più grande al mondo" della redazione di Gay.it
 
Ora potete prendete nota...
MduL

Diritti e Riconoscimento Lgbtq: a volte basta un telefilm per rendersi conto quanto è cambiata la situazione in solo 5 anni


Eccoci qui. Questa volta non vogliamo lamentarci della nostra situazione e dei diritti ancora negati, ma vogliamo invece scrivervi con gioia e sorpresa dei successi e dei diritti di noi Lgbtq conquistati  in America (ed a seguire, nel mondo) in questi ultimi cinque anni.
L'occasione di riflessione è stata offerta dall'episodio n. 4 della seconda stagione del telefilm "Harry's Law", trasmesso su TopCrime proprio questo pomeriggio del 13 marzo 2016, dal titolo "Regina delle Vipere". Ma andiamo, come sempre, con ordine. Prima di tutto il telefilm.
(iwatchanythingontv)
Allora, il telefilm di cui stiamo parlando, dal titolo "Harry's Law" è una serie televisiva statunitense trasmessa dal 2011 al 2012 sulla rete NBC per un totale di due stagioni (mai più rinnovata).
Personaggio principale della serie è l'Avvocato Harriett "Harry" Korn, interpretata dalla sempre bravissima Kathy Bates che, come sempre accade nelle serie americane con avvocati, una volta perso il lavoro, apre uno Studio Legale tutto suo in un ex negozio di scarpe abbandonato in un quartiere malfamato di Cincinnati e si creata il suo gruppo. Con lei, dunque, diversi altri personaggi. Per ogni puntata o quasi (vi sono anche storie che si sviluppano in più puntate), la nostra Harry Korn affronterà cause impossibili e vincerà (ovviamente). 
Insomma, il solito 'legal drama' americano, se non fosse che in questo caso si è potuto assistere alla puntata sopra citata e cioè alla puntata "Regina delle Vipere".
(wikipedia.it)
Ebbene, già la tematica della puntata era un chiaro pretesto per poter parlare di diritti Lgbtq (per fortuna), visto che la trama era la seguente: Harry difende in aula Sela (l'attrice che la interpreta la ritroverete poi nelle ultime serie del telefilm "The Good Wife") una ragazza di 17 anni che, scrivendo pettegolezzi e malignita' sul suo blog ed in particolare che la ragazza era gay non dichiarata, ha involontariamente spinto al suicidio Hannah, una sua coetanea. 
Il processo e' l'occasione per Harry e non solo (nel cast della puntata anche l'attrice dichiaratamente lesbica Camryn Manheim - diventata famosa nel ruolo dell'amica e socia di Melinda Gordon, Jennifer Love Hewitt, in "Ghost Whisperer" - nel ruolo del Procuratore Generale che, con i suoi interventi denuncia la gravità della situazione in america in merito al bullismo ed all'omofobia..) per denunciare l'allarmante situazione sociale e culturale dell'America in merito alle discriminazioni che ancora esistono (esistevano!) contro le minoranze...
(opencongress.org)
Nelle arringhe finali il succo della questione: in America, nelle forze armate, vi è la regola del "Don't ask don't tell", acronimo DADT, (regola in base alla quale ai militari non veniva chiesto ed essi stessi erano tenuti a non dire di essere gay. Il Dadt, in altri termini, limitava -teoricamente- i tentativi dell'esercito di individuare membri o candidati omosessuali o bisessuali non dichiarati, ed al contempo escludeva dal servizio militare le persone apertamente gay, lesbiche o bisessuali); nei vari stati non solo il matrimonio non è consentito, ma vi sono recrudescenze omofobe ecc.. 
Insomma, sia l'Avv. Harry che il Procuratore delineano la disarmante e sorprendente situazione in cui versava l'America soltanto cinque anni fa. Stiamo parlando, infatti, del 2011. Quanti successi e quante vittorie per noi, da allora!!.
(repstatic)
La regola del "Don't ask don't tel", per esempio, dopo un iter legislativo ed istituzionale di neanche un anno, è stata definitivamente cancellata il 20 settembre 2011 (sotto l'amministrazione Obama) ed ora i militari non solo possono dichiarare il loro orientamento, ma possono agire anche pubblicamente di conseguenza, anche baciando i loro mariti/mogli al rientro da una missione!.
La Suprema Corte Federale USA, poi, che tanto ha fatto per innovare il paese in questo campo, ha stroncato tutte le leggi anti-sodomia ancora vigenti a livello statale . 
Inoltre, tra le conquiste più eclatanti, nel 2012 l'agenzia federale per le pari opportunità (Equal Employment Opportunity Commission-EEOC) ha stabilito che il VII titolo della Civil Rights Act (1964) non può consentire alcun tipo di discriminazione fondata sull'identità di genere nei luoghi di lavoro in quanto forma discriminatoria basata sul sesso e nel 2015 la stessa Commissione ha concluso alla stessa maniera anche per quel che riguarda la discriminazione nel posto di lavoro basata sull'orientamento sessuale.
(superpop)
Ed ultimo ma non ultimo, il matrimonio tra persone dello stesso sesso negli Stati Uniti d'America che, non solo è ora ampiamente previsto, ma lo è in tutti gli stati USA a seguito della storica sentenza della Corte Suprema dello scorso 26 giugno 2015 (pronunciata con riferimento al caso Obergefell v. Hodges), nel contesto della quale è stato sancito l'importante principio che negare la licenza matrimoniale a coppie dello stesso sesso viola alcune clausole del XIV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America!. Da quel meraviglioso giorno del 2015, dunque, le coppie gay hanno visto equiparato il loro matrimonio a quello eterosessuale, su tutto il territorio e, quindi, in tutti gli stati della federazione USA!.
Insomma, è vero che di lavoro da fare, soprattutto per quel che concerne il modo di pensare di tante-troppe persone ancora ancorate al medioevo, è tanto ed a volte le forze sono impari, ma è anche vero che di passi avanti, capperi!!, se ne sono fatti tanti!!!.
Insomma, se vi capita e se avete tempo, date un'occhiata a questa puntata del telefilm e diteci se anche a voi farà lo stesso effetto che ha fatto a noi!. In questo caso: Viva l'America!!.


E lo sappiamo che resta tanto/tantissimo da fare, ma, per favore, questa volta, fateci essere solo felici...
Con Gioia.
MduL

Storica sentenza della Corte Suprema USA: ora i matrimoni gay sono legali in tutti gli Stati Uniti!

Manifestanti davanti alla Corte Suprema Usa (ilpost.it)

Come non scrivere su questa svolta sociale epocale che arriva dall'America?! Stiamo parlando della storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti d'America "No. 14–556. Argued April 28, 2015—Decided June 26, 2015" (vedi sentenza originale in pdf) grazie alla quale oggi i matrimoni gay sono legali in tutti gli Stati confederati americani!.
Mentre da noi stiamo ancora a parlare di "Family Day" e "Teoria Gender" da combattere, negli USA, grazie a questa storica sentenza della Corte Suprema Americana, è stata definitivamente sancita l'equiparazione dei matrimoni gay a quelli eterossessuali (orribile questo distinguo e questi termini che ora, per fortuna, almeno li non vi sarà più!). Questo significa che, da ieri, una coppia gay potrà tranquillamente sposarsi ed acquisire i diritti ed i doveri che il matrimonio comporta, in tutti gli stati uniti d'America. 
In America (ma anche nel resto del mondo, tranne che in Italia) è di questi anni un'accellerazione impressionante in tema di riconoscimento e sostegno ai diritti per le persone LGBT, abbiamo avuto modo di parlarne più volte, anche in questo blog. Si è passati dal riconoscimento dei matrimoni (non più delle unioni civili, perché quelle le avevano già disciplinate da anni) in alcuni stati, al progressimo riconoscimento, sempre più veloce, in altri stati, per arrivare, appunto, all'estensione di tale riconoscimento ed equiparazione su tutti il territorio americano e, dunque, di tutti gli Stati confederati, anche i pochi recalcitranti rimasti.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha, infatti, dato il via libera a matrimoni fra persone dello stesso sesso in tutti i 50 Stati che compongono gli Stati Uniti, sancendo così l'obbligo per tutti gli Stati della federazione di permettere a due persone dello stesso sesso di sposarsi e riconoscere i matrimoni omosessuali contratti in qualsiasi parte degli Usa. Finora, la questione era stata lasciata ai singoli Stati e di questi, nel corso degli anni, anche se ben 37 avevano deciso di legalizzare le nozze omosessuali, ne rimanevano altri 13 dove tali nozze non potevano essere celebrate e, anzi, in alcuni, erano ancora considerate fuori legge, con ciò creando una disparità di trattamento inaccettabile.
Certo occorre dire che non è che si è arrivati a questa svolta epocale così, improvvisamente. Dietro tale sentenza, vi è una lotta durata anni. Lotta che vide una prima storica vittoria nel 2013, allorquando sempre la  Corte Suprema Usa riconobbe e rese legali i matrimoni gay, lasciando però libertà di scelta ai singoli Stati confederati e con ciò creando non pochi problemi pratico/sociali/giuridici di non facile armonizzazione. Si pensi ai casi limite che, pure, si erano proposti: una coppia sposatasi in uno Stato che riconosceva le unioni, trasferitasi in uno che invece non le riconosceva, vedeva decadere tutti i diritti acquisiti. Oppure, ancora, una coppia che viveva in uno Stato che vietava i matrimoni, poteva vantare alcuni diritti garantiti dal governo centrale, ma non anche dallo Stato stesso...insomma, sussistevano delle incongruenze insanabili. 
E tutto questo perché vigeva ancora la legge cd “Defense of Marriage Act”, approvata nel 1996 e già allora di dubbia costituzionalità, la quale conteneva una definizione di matrimonio limitata a quello eterosessuale e, quel che peggio, sospendeva il tradizionale vincolo di reciprocità fra i vari stati dell'unione.
La sentenza del giugno 2013, dunque, fu molto importante e consentì a moltissime corti federali minori di legalizzare il matrimonio gay in diversi stati, argomentando che la ratio della sentenza legittimava l’introduzione di tale matrimonio anche a livello statale. Sennonché, un anno dopo, iniziarono le insanabili incongruenze che hanno portato oggi a tale epocale svolta. Nell’ottobre del 2014, infatti, la Corte Suprema rifiutò di esaminare gli appelli avanzati contro i matrimoni gay da parte di cinque stati in cui le proprie corti federali minori li avevano legalizzati, esprimendosi di fatto per una loro legittimazione anche a livello statale.
Il 6 novembre del 2014, però, la Corte d’Appello federale del sesto circuito, che ha giurisdizione in Kentucky, Michigan, Tennessee e Ohio, decise di confermare il diritto di vietare il matrimonio gay nei quattro stati, al contrario di quanto deciso da alcune corti minori in ciascuno stato. Si era creata quindi una discrepanza insanabile nell'ordinamento americano, fra quanto deciso da tutte le altre corti federali e quanto sancito dalla Corte del sesto circuito; discrepanza che poteva essere sanata soltanto con un nuovo intervento della Corte Suprema Usa.
E la Corte, per fortuna, come abbiamo visto, ha deciso! I voti favorevoli sono stati 5 e quelli contrari 4 ma orami è andata, ci siamo evoluti!. Onore al merito al Giudice di area repubblicana, voluto da Regan, Anthony Kennedy, che, a nome della Corte, ha scritto che anche che le persone omosessuali che intendono sposarsi «non devono essere condannate a vivere in solitudine, esclusa da una delle più antiche istituzioni della civiltà. Chiedono uguale dignità di fronte alla legge. La Costituzione garantisce loro tale diritto».
Ed in Europa? Dopo il magnifo referendum pro-matrimonio gay tenutosi in Irlanda, restano soltanto 9 stati, su 28, che non prevedono neanche un minimo riconsocimento e tutela delle coppie omosessuali. Tra questi, oltre ai paesi ex-comunisti, la Grecia, Cipro e l'ITALIA!!.
Ogni altro commento appare superfluo.
Comunque, per una lettura completa ed esaustiva su tutta questa materia, vi rinvio agli articoli citati in bibliografia, ed in particolare all'articolo "La Corte Suprema riconosce il diritto costituzionale al matrimonio delle persone gay e lesbiche" scritto per articolo29.it dalla Prof.ssa Angioletta Sperti, Professore associato di Diritto pubblico comparato all'Università di Pisa dove potete trovare il più dettagliato e pertinente iter che ha portato a questa storica sentenza.
MudL

Articoli utilizzati per la redazione del Post:
- Articolo "Matrimoni gay legali negli Usa" di Sergio Braga per popoffquotidiano.it
- Articolo "Il matrimonio gay è legale in tutti gli USA" della redazione del ilpost.it
- Articolo "Matrimoni gay, sì della Corte Suprema Usa alle unioni omosessuali in ogni Stato" di F.Q. per ilfattoquotidiano.it
- Articolo "La Corte Suprema riconosce il diritto costituzionale al matrimonio delle persone gay e lesbiche" di Angioletta Sperti per articolo29.it

LesbianLove: il matrimonio delle meravigliose Vivian & Alice


Non ci si poteva in alcun modo permettere di omettere questa meravigliosa notizia: Vivian Boyack ed Alice 'Nonie' Dubes finalmente si sono sposate!!
Vabbè, direte voi, altre donne - finalmente! - si sono sposate, soprattutto in America, soprattutto da quando vi è sempre più una legislazione che lo rende possibile ormai in molti degli stati USA...e allora?
Bhè, la notizia meravigliosa, romantica e nello stesso tempo di enorme potenza, anche mediatica, è il fatto che Vivian & Alice sono due splendide donne di ben 90 anni (per la precisione: Vivian, a sinistra nella foto, ha 91 anni, mentre Alice, a destra, ne ha "solo" 90...) che vivono insieme da ben 72 inverni (primavere, estati, autunni ecc...)...
Possiamo capire tutte, quindi, che cosa significa questo passo meraviglioso ed importante per queste due incredibili e bellissime donne. Vivendo insieme, infatti, da ben 72 anni, possiamo dire che hanno dovuto affrontare ed attraversare ogni possibile travaglio e discriminazione: avete/abbiamo idea di cosa significava vivere la propria omosessualità in America - e nel resto del mondo - negli anni della seconda guerra mondiale? (si, avete letto bene, le due donne infatti, facendo un banale calcolo matematico, stanno insieme dal 1942!!) e negli anni cinquanta (gli anni della caccia alle streghe, gli anni della repressione terribile dei costumi ecc..)? e, ancora, negli anni sessanta fino alla parziale apertura dei costumi sociali della fine del decennio, poi inevitabilmente nuovamente repressa con l'avvento dei successivi anni del rigore economico e militare, con il pensiero alla disastrosa guerra del Vietnam...e via andando avanti, fino ad arrivare, per miracolo e finalmente ai giorni nostri, dove Vivian ed Alice hanno potuto pronunciare il tanto sospirato ed agoniato si, circondate dai loro familiari ed amici e davanti al reverendo Linda Hunsaker, della First Christian Church di Davenport, nello stato dell'Iowa (nel quale è possibile, per le coppie omosessuali, sposarsi dal 2009). Se non è amore questo!!!.....
Che altro dire? 
Forse solo Tanti Immensi Auguri, di cuore.
MduL

Articoli utilizzati per il presente Post:
- premesso che la notizia è stata inizialmente data dalla pagina facebook "cosecambiano"
- "Iowa, il matrimonio gay: Vivian e Alice spose dopo 72 anni", nota redazionale per la Repubblica.it

Gossip: Hillary Clinton è bisessuale (la storia tra Hillary & Huma)

Huma Mahmood Abedin & Hillary Clinton
Lo so, lo so, non dovrei dedicarmi al Gossip: con tutto quello che succede nel mondo, ti pare che una si mette a fare dei pettegolezzi così futili? E che, a volte, non riesco proprio a resistere, un pò perchè i pettegolezzi, da sempre, rallegrano un pochino lo spirito ed un pò perchè, quando si tratta di personaggi pubblici così importanti ed influenti, è obbligo far trapelare almeno un pochino della loro vita privata, perché serve indirettamente a migliorare questo - quasi sempre - schifosissimo mondo.
Così facendo, infatti, le persone famose gay possono diventare degli esempi per le ragazze che magari pensano di essere sole ed uniche al mondo perchè gay e sono degli esempi anche per i detrattori dei diritti civili. Questo, ovviamente, nel pieno rispetto, in ogni caso e sempre, della vita privata: se due persone sia amano e sono consapevoli e consenzienti non devono dare conto proprio a nessuno al mondo (se non, se ritengono, ai propri compagni/e e famiglia).
Insomma, la prego, mi scusi Hillary (che, sicuramente, leggerà questo Post...), ma gossip sia.
Ancora Huma & Hillary
Iniziamo. Navigando nel sito lezpop.it, leggo il titolo "Hillary Clinton è bisessuale. Parola dell’ex amante di Bill".....mavà?! Incuriosita come snoopy davanti ad un pacco di natale ancora chiuso, mi precipito a leggere l'articolo (a proposito, troverete il link in fondo a questo post) e scopro che are, della bisessualità di Hillary Clinton in america se ne parli da tempo e che suo marito, Bill Clinton, Presidente USA tra Bush padre e Bush figlio, ne è pienamente a conoscenza.
Il fatto, dunque, che l'ultima uscita in ordine di tempo sia quella di una ex-amante proprio di Bill Clinton, certa Gennifer Flowers, lascia il tempo che trova (in america, perchè da noi in Italia, appunto, è una cosa nuova....). Ma cosa dice la Flowers, ebbene semplicemente che le voci su una presunta omosessualità della Clinton erano diventate particolarmente insistenti nel 2007, quando Hillary Clinton assunse come assistente personale la giovane Huma Abedin, la cui carriera era iniziata come stagista alla Casa Bianca, nel periodo, dunque, in cui era in corsa per le primarie del partito democratico che dovevano decidere la candidatura alla presidenza degli stati uniti. Vinse Barack Obama ed il resto è storia: Hillary lo ha comunque appoggiato in cambio dell'assicurazione al voto sulla riforma nella sanità e lei è diventata Segratario di Stato USA tra il 2008-2012 e fino alla formale rinuncia, a causa di un malore fisico, nel gennaio di quest'anno 2013.
Ancora Huma & Hillary
Ma non è di questo che vogliamo parlare in questo Post e nemmeno del fatto che, da sempre,  Hillary Diane Rodham Clinton, classe 1947, Avvocato prima, first lady poi; senatrice, candidata alla presidenza e segratrio di stato, rappresenta una donna forte ed indipendente che, suo malgrado, con il suo modo di essere aiuta la questione femminile in questo mondo ancora maschilista e retrivo. Non vogliamo parlare nemmeno del fatto che, verso la fine del mandato come Segretario di stato USA, abbia fatto una cosa di immensa importanza per il mondo femminile, che molti non hanno nemmeno saputo ed altri non hanno compreso quanto fosse forte ed innovativa, portatrice di rivendicazione di diritti: si è rifiutata, malgrado le critiche e le insistenze dei più, a tingersi i capelli. Li ha lasciati diventare bianchi, senza tingerli, per dimostrare che, appunto, una donna, anche molto importante e potente, può e deve essere comunque ed anche una donna che non ha bisogno di modellarsi ed apparire in funzione del mondo. Una Grande donna!.
Comunque, la verità è che io, come penso tantissime altre di "noi", avevo sentore che la first lady prima e segretario di stato usa poi, fosse anche un pò lesbica ma, visto che non era mai venuto fuori niente, ho lasciato perdere (semmai, mi sono concentrata sulle voci - anche queste molto insistenti - che danno la figlia Chelsea Victoria, nata nel 1980, come lesbica, ma questa è un'altra storia).
In verità, pare, che le cose fuori siano venute eccome. Sembra, infatti, che la storia tra Hillary e Huma sia stata (è) veramente travolgente e profonda.
Huma Mahmood Abedin
Ma chi è Huma Mahmood Abedin? Huma, classe 1976, anche lei stagista alla Casa Bianca (presente Monica Lewinsky?), già dal 1996, è nata in America, in Michigan ed a due anni si è trasferita con i genitori, entrambi insegnanti, in Arabia Saudita, per tornare poi in America, sempre all'università, a 18 anni. Dopo due anni, eccola già stagista alla Casa Bianca.
Da li in poi, la ragazza ha fatto carriera, visto che nel 2010, Abedin è stata inclusa nella lista del Times tra le under 40 che rappresentano la nuova generazione di leaders politici. Certo, ad un certo punto, si è anche, ovviamente, sposata con certo Anthony Weiner ed ha auvto anche un figlio, Jordan Zain Weiner, nato nel dicembre 2011, ma sappiamo tutte come vanno questi matrimoni ed a cosa servono (per dire, anche lui è un politico. Se ne sono fatte di ogni, ma lei comunque lo ha appoggiato nella sua ultima campagna politica, anche se l'aveva tradita con un'altra ecc...insomma, le solite cose da americani).
Ancora Hillary & Huma
Insomma, pare che a New York ed in tutti gli Stati Uniti d'America, la storia tra Hillary e Huma sia praticamente di dominio pubblico. 
Ne parlano le ex-amanti di Bill Clinton, ne parla in modo sibillino il marito fantoccio della Abedin, ne parlano i giornali di gossip e chi più ne ha più ne metta. Solo noi in Italia non sappiamo mai niente e niente ci viene riferito, come se questa fosse una cosa brutta e da tenere nascosta (e certo, sono due femmine che si amano: eresia!). 
Ciò detto, dopo tutti questi anni appare evidente: le due donne si amano e allora??!!!
Non resta che congratularsi con loro e sperare per il meglio e cioè che Hillary Clinton si separi da Bill Clinton, si risposi con Huma Abedin e, quindi, si presenti alle prossime elezioni presidenziali americane, vincendole!!..
MduL

Lo spunto per questo post è stato trovato nell'articolo del sito lezpop.it di LaMile, che potete trovare qui: http://lezpop.it/hillary-clinton-e-bisessuale-parola-dellex-amante-di-bill-clinton/

Edith e Thea: l'amore tra due donne dietro la storica sentenza della Corte Suprema USA

Edith Windsor (sin) e Thea Spyer (ds)
Ed eccoci qui. Finalmente stiamo parlando di due donne incredibili, che con il loro amore hanno contribuito a migliorare un pochino questo schifosissimo mondo. Stiamo parlando di Edith Windsor e Thea Spyer. 
Edith, per tutti "Eddie", lavorava all'IBM come analista dei sistemi informatici, mentre Thea era una psicoterapeuta. Si conobbero nella loro città, New York, nel Greenwich Village, nel lontano 1963 e fu subito amore. Cinque anni dopo Thea chiese ad Eddie di sposarla, donandole una spilla al posto dell'anello di fidanzamento per consentire ad Eddie di portare il pegno d'amore anche a lavoro, senza dover dare alcuna spiegazione ai colleghi.
Thea e Eddie nel 1969
Sennonchè, visto che la vita deve spesso far schifo per forza, nel 1977 venne diagnosticata ad Thea una terribile malattia, cioè la sclerosi multipla che, haimè, porta chi ne soffre a subire prima la progressiva paralisi del corpo ed infine degli organi interni, fino alla irrimediabile morte.
Comunque, stoiche e tenaci, Eddie e Thea continuano a lottare per il loro amore, provando a sposarsi in suolo americano, ma non ci fu niente da fare. 
Thea già con le stampelle
Quando, dunque, nel 2007, arrivò il responso terribile del medico curante di Thea che disse che non le sarebbe rimasto più di un anno o due da vivere, le due donne affrontarono il viaggio ed i disagi per poter coronare il loro sogno d'amore, se non in America, almeno in Canada, dove, in quei di Toronto, si sposarono nel maggio di quello stesso anno (2007).
Il giorno delle nozze
Il loro sogno d'amore dura quindi altri due anni, fino al 2009, quando Thea purtroppo muore. Eddie e Thea sono rimaste insieme ben 44 anni!!.
Thea ed Eddie più anziane
Fino a qui, la loro bellissima e travagliata storia d'amore. Ora, però, si arriva al punto centrale della questione che ha portato un paese come gli Stati Uniti d'America finalmente a pronunciarsi a favore dei matrimoni gay: tutto grazie proprio ad Eddie.
Ma proseguiamo con calma.
Dicevamo: Eddie e Thea si erano sposate in Canada nel 2007 e Thea era poi morta nel 2009. Ebbene, alla sua morte Thea lasciò in eredità alla sua compagna di una vita, come è logico, la parte della loro casa, dove avevano vissuto la loro vita e gli averi della consorte. Fin qui niente di strano e niente di strano nemmeno nel fatto che la legislazione americana comunque aveva riconosciuto il loro matrimonio, contratto in Canada.
Eddie oggi (83 anni)
Ciò che ha innescato la "guerra di Eddie" è stato il fatto che, dato che il loro matrimonio era stato riconosciuto dallo stato di New York, Windsor ha chiesto di poter beneficiare della esenzione dalla tassa di successione prevista dalla legge federale a favore del coniuge superstite. La sua richiesta è stata però respinta sulla base della Sezione 3 del DOMA, che prevedeva che il termine "coniuge" si applicasse solo a un matrimonio tra un uomo e una donna: "l'Internal Revenue Service" ha ritenuto che l'esenzione in questione non fosse applicabile al matrimonio fra persone dello stesso sesso e ha quindi respinto la richiesta di Windsor, imponendole di pagare la tasse di successione nella misura di $ 363.053.
Insomma, anche se formalmente riconosciuto, il matrimonio contratto tra le due donne non dava ad Eddie alcun diritto di moglie, nemmeno nel territorio dell'avanzata America.
La legge federale, Defense of marriage act (Doma), infatti, sottoscritta nel 1996 da Bill Clinton ed in vigore  fino alla sua dichiarazione di incostituzionalità di cui oggi si riporta, non riconosceva il matrimonio tra persone dello stesso sesso. 
Eddie con il suo Avvocato
Da qui, per una questione di principio (per fortuna), la battagliera Eddie ha iniziato la sua guerra di carte bollate e tribunali, coadiuvata dall'Avvocato Roberta Kaplan, che le promise: «Ci volesse anche una vita, devo farcela. Per noi, per lei». Ed ecco l'iter processuale che ha portato alla storica sentenza:
in data 9 novembre 2010, dunque, Eddie intraprese un'azione legale contro il governo federale avanti alla Corte Distrettuale del distretto sud dello Stato di New York, domandando il rimborso della tassa di successione pagata e sostenendo che la DOMA discriminasse le coppie dello stesso sesso legalmente sposate attuando un "differente trattamento rispetto ad altre coppie in situazioni simili, senza giustificazione". 
Il 23 febbraio 2011, il Procuratore generale degli Stati Uniti d'America, Eric Holder, diffuse una dichiarazione del Presidente Obama che affermava di concordare con la dichiarazione della ricorrente, circa la incostituzionalità della DOMA e che pertanto il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America non avrebbe sostenuto in giudizio la norma. 
Il 18 aprile 2011 ha spiegato intervento in giudizio, Paul Clement, in rappresentanza del Bipartisan Legal Advisory Group (BLAG), un organismo della Camera dei rappresentanti, a difesa della costituzionalità della legge. 
Il 6 giugno 2012, il Giudice Barbara S. Jones ha stabilito che la Sezione 3 del DOMA era incostituzionale in base alle previsioni del V Emendamento che tutelano il principio di uguaglianza ed ha ordinato al Governo Federale di provvedere al rimborso fiscale, comprensivo di interessi. 
La Corte d'Appello federale per il Secondo Circuito ha confermato la decisione con sentenza del 18 ottobre 2012.
Infine, il BLAG e il Dipartimento di Giustizia hanno appellato la decisione avanti alla Corte Suprema, che ha accolto il certiorari nel dicembre 2012. 
In data 27 marzo 2013, la Corte ha tenuto la discussione orale della causa. 
Eddie Windsor il giorno della storica sentenza
Il 26 giugno 2013, la Corte ha emesso la storica sentenza, con una maggioranza di 5 a 4, che ha dichiarato incostituzionale la Sezione 3 del DOMA costituendo una "privazione della eguale libertà delle persone protetta dal V Emendamento".
Da quest'anno, dunque, le coppie omosessuali degli Stati Uniti d'America verranno trattate esattamente come quelle eterosessuali, con gli stessi diritti e doveri!!....Una grande conquista per Eddie ed una grande conquista per tutta l'umanità.
Il principio infatti, ad oggi, è diventato finalmente solo questo: sei lesbica e ti vuoi sposare? 
No. E allora convivi ed accetti le limitazioni del regime giuridico riconosciute alla convivenza.
Si. E allora puoi vivere il tuo impegno con gli stessi diritti e doveri delle altre coppie sposate!. 
A te la scelta (finalmente!).  
Evviva.
MduL
***
Per la redazione del presente articolo mi sono avvalsa, tra gli altri, dei seguenti articoli:
- Articolo di Wikipedia "United States v. Windsor":
- "Eddie e Thea, quando l'amore cambia la Storia" di Lavinia Farnese
- "Widow who led gay marriage fight mourns death of partner of 44 years"
By Erica Pearson / DAILY NEWS STAFF WRITER




La storica sentenza della Corte Suprema USA sulle Nozze Gay

La copertina del Time dedicata all'evento!
Ma facciamola qualche notazione sulla storica sentenza emessa dalla Corte Suprema degli Stati Uniti  alla fine del mese scorso. Detta sentenza, infatti, ha sancito, oltre ogni più rosea aspettativa, che i matrimoni gay abbiano valore in ognuno degli Stati che compongono gli Stati Uniti d'America. 
In America, dunque, se prima di tale sentenza due persone dello stesso sesso avessero voluto contrarre matrimonio, avrebbero dovuto migrare in uno degli stati dove tali matrimoni fossero riconosciuti, ma lo stesso avrebbe avuto vigore solo nello Stato stesso nel quale era stato contratto. Ora, con questa meravigliosa sentenza, una coppia gay può sposarsi a San Francisco e trasferirsi poi tranquillamente, per esempio, in Texas, vedendo riconosciuti anche in quello, come in ogni altro stato dell'Unione i propri diritti di coppia sposata!!!
La portata rivoluzionaria di tale sentenza, infatti, poggia proprio su questo punto: ogni stato della federazione che compone gli stati uniti d'america è tenuto ora, per legge, a riconoscere i matrimoni gay: magari può ancora non permettere che tali unioni vengano contratte nel proprio territorio ma deve accettare comunque le coppie gay sposate che vorranno abitare in quello Stato. 
Insomma, un matrimonio gay, in America, ha valore legale in ogni parte degli Stati Uniti, sia negli Stati che li prevedono come possibili, sia negli stati ultra-conservatori che nulla prevedono al riguardo o, peggio, li vietano. Fantastico!

Edith Windsord (ds) e sua moglie Thea Spyer (sn)
Certo, in questa sede, in questo Blog, è d'obbligo segnalare fin d'ora (si avrà occasione di tornarci sopra approfonditamente) che tale rivoluzionaria sentenza si deve al coraggio ed alla tenacia di una donna, Edith Windsord, che per anni ha combattuto una battaglia estenuante, ora è molto anziana (83 anni), per veder riconosciuti i suoi diritti di vedova, una volta che è venuta a mancare la sua adorata compagna di una vita, Thea Spyer. Si erano sposate in Canada e stavano insieme da più di quarant'anni. I nomi di queste due donne sono, Edie e Thea, ricordateli bene, vi serviranno in futuro per sentirvi delle persone migliori.
Insomma, tutto il mondo si sta finalmente aprendo a questa grande conquista di civiltà (come non dimenticare anche le recenti leggi approvate non solo dalla Francia ma perfino dall'Uruguay, dall'Argentina e Città del Messico?). 

Ed in Italia? Bhè, da noi sappiamo bene come vanno le cose, ma ci tengo lo stesso a riportare qui di seguito uno splendido articolo scritto dal Prof. Stefano Rodotà per "La Repubblica" e pubblicato nel web al seguente link: http://temi.repubblica.it/micromega-online/nozze-gay-il-mondo-decide-mentre-l%E2%80%99italia-e-paralizzata/#.Uc2TgoSMuGQ.facebook

Eccolo.

Nozze gay, il mondo decide mentre l’Italia è paralizzata


di Stefano Rodotà, da Repubblica, 28 giugno 2013
La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti sul matrimonio tra persone dello stesso sesso non è un fulmine a ciel sereno, la rottura di un ordine ben saldo, la bizzarria che ci arriva da un paese eccentrico e lontano. Un buon liberale si rifarebbe a Rudolf von Jhering e direbbe che questo è l’effetto di una lunga “lotta per il diritto”.
Concludendo poi che così diviene concreto quel necessario passaggio dalla “politica del disgusto” alla “politica dell’umanità” auspicato da Martha Nussbaum.

Non è un avvenimento isolato, perché viene dopo che 13 Stati americani e molti altri Paesi si erano già mossi in questa direzione, ultima la Francia. E, se guardiamo all’Europa, scopriamo che qui non vi è soltanto l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che vieta ogni discriminazione basata sulle tendenze sessuali. Vi è, soprattutto, l’articolo 9 dove si stabilisce che «il diritto di sposarsi e di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio». E il passo avanti rappresentato dalla Carta diventa ancor più evidente se si fa un confronto con quello che dispone l’articolo 12 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950, dov’è scritto che quei diritti sono rispettati solo se le unioni riguardano “uomini e donne”.

La nostra Corte costituzionale, fin dal 2010, ha riconosciuto la rilevanza costituzionale delle unioni omosessuali, poiché siamo di fonte ad una delle “formazioni sociali” di cui parla l’articolo 2 della Costituzione. Da questa constatazione la Corte trae una conclusione importante: alle persone dello stesso sesso unite da una convivenza stabile «spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri». Sono parole impegnative: un “diritto fondamentale” attende il suo pieno riconoscimento.

La Corte di Cassazione è stata più netta dei giudici costituzionali, ai quali era stata giustamente rimproverata una ingiustificata reticenza. Con la sentenza numero 4184 del 2012, riprendendo alcune conclusioni della Corte europea dei diritti dell’uomo, ha affermato che, essendo ormai venuto meno il requisito della diversità di sesso e poiché si è in presenza di un diritto fondamentale, le coppie formate da persone dello stesso sesso possono rivolgersi ai giudici «per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata».

Di fronte a tutto questo, il Parlamento è rimasto silenzioso e distratto, ignorando pure il recente monito del Presidente della Corte costituzionale sulla necessità di seguire indicazioni tanto impegnative. Ma la disattenzione del Parlamento continua, privando così le persone di diritti costituzionalmente garantiti. E non vi è alcun segnale che faccia sperare in una sorta di “ravvedimento operoso” sulla via del necessario riconoscimento dell’eguaglianza e del rispetto della dignità di ogni persona.

Chiusi nella loro autoreferenziale ossessione di far sopravvivere il Governo a qualsiasi costo, i partiti della maggioranza hanno cancellato dalla loro agenda qualsiasi riferimento ai diritti civili, a tutti quelli che vengono definiti “nuovi diritti”, ritenuti “divisivi”, tali da poter provocare fratture politicamente insanabili. Così la loro politica si allontana dalla società, ne ignora le dinamiche e i bisogni, chiude ogni canale di comunicazione con i cittadini proprio nel momento in cui la politica può legittimarsi nei loro confronti solo mostrandosi capace di coglierne le richieste e di costruire intorno ad esse una agenda politica non più autoreferenziale.

Si sta pagando un prezzo altissimo, perché questioni capitali del nostro tempo vengono scansate con una mossa di fastidio. O ricorrendo all’orribile argomento secondo il quale, quando premono drammaticamente i problemi dell’economia fino a coinvolgere la vita quotidiana di moltissimi, i diritti non interessano nessuno, sono un lusso che non ci si può permettere. E così scompaiono l’urgente riscrittura della legge sulla procreazione assistita, denudata nel suo carattere ideologico dai giudici italiani ed europei, il divorzio breve, una disciplina sobria del diritto di morire con dignità. Mentre si contempla da lontano il Datagate, si insiste nello smantellamento di importanti garanzie per la privacy, mantenendo ferma una linea di favore per gli interessi economici e i poteri di polizia messa a punto dagli ultimi governi.

Si discetta in astratto sulla Rete, e intanto si cerca di far passare norme ispirate alla sola logica proprietaria, senza tener conto del fatto che il punto di partenza di ogni disciplina della conoscenza in Rete è il suo riconoscimento come bene comune. Dopo casi gravissimi, si continua a ritenere quasi irrilevante l’approvazione di una legge sulla tortura. Si potrebbe continuare, ma bastano questi esempi per mostrare che siamo di fronte a questioni che interessano direttamente milioni di persone, il loro diritto di governare liberamente la loro vita e di costruire liberamente la loro personalità. E molti di questi provvedimenti sono a costo zero, dunque pienamente compatibili con tempi di ristrettezze economiche.

La mancanza di qualsiasi orizzonte, l’assenza di una credibile prospettiva politica fanno sì che anche provvedimenti in qualche modo utili, come quelli riguardanti carceri ed esecuzione delle pene, scadano a puri fatti emergenziali, incapaci di incidere davvero sulle strutture pubbliche. È quel che accade anche nella materia del lavoro, dove si continua ad ignorare la prospettiva individuata dalle proposte sul reddito minimo di cittadinanza, che potrebbero convertirsi in una forte spinta verso una revisione complessiva degli ammortizzatori sociali.

Discorsi astratti? Gettiamo allora lo sguardo sulle cronache, che qualche tempo fa ci hanno parlato di un bambino obbligato a scendere dallo scuolabus perché i genitori non avevano più il denaro necessario per pagare il servizio. Si può immaginare una violazione più profonda della dignità di questo bambino, mortificato davanti ai suoi amici e così espropriato anche della “dignità sociale” che gli riconosce l’articolo 3 della Costituzione? E una bella inchiesta di questo giornale ha documentato la crescita dei casi in cui le persone rinunciano alle cure perché non possono pagare il ticket. Così la salute, da diritto fondamentale, viene degradata a merce da comprare sul mercato, con un aggravio in prospettiva degli stessi costi pubblici, perché cresceranno le patologie determinate dall’impossibilità di accedere alla medicina preventiva.

Non cadiamo nella trappola di chi sostiene che i diritti costano, e sono insostenibili in tempo di crisi. Consideriamo il caso dell’Ilva. Se fin dall’inizio fossero stati presi sul serio il diritto al lavoro e quella alla salute, non si sarebbe arrivati alla situazione attuale e alla necessità di gravosi investimenti. I diritti costano soprattutto quando non vengono rispettati.

Dal mondo ci vengono indicazioni importanti sul modo in cui devono essere garantiti i diritti sociali. Nel caso Myriad Genetics la Corte suprema americana ha dato un alt a forme di brevettazione dell’umano, come già aveva fatto la Corte europea di giustizia, mettendo in evidenza che il principio di dignità è un ineliminabile criterio di valutazione della legittimità delle attività economiche. E Germania, Canada, India, Sudafrica rinviano a quel principio per garantire il diritto alla salute, quello all’abitazione, l’adeguatezza delle prestazioni sociali.

Ci stiamo allontanando drammaticamente dal mondo civile dei diritti? Tornando al nostro Parlamento, e all’ormai collaudata insensibilità della maggioranza, forse l’opposizione dovrebbe sfruttare fino in fondo le opportunità offerte dai regolamenti per far discutere le sue proposte. Verranno bocciate? Ma, almeno le persone potrebbero identificare nitidamente chi sta da una parte e chi dall’altra.

(28 giugno 2013)

Ogni altro commento penso sia superfluo.
MduL