Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

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Diritti: è prevista per il prossimo 20 ottobre 2020 la discussione in aula della Legge Zan sull'omotransfobia

 
(Foto pickline.it)
_MduL, 17 ottobre 2020_ 
 
Il presente post, solo per segnalare l'approdo del disegno di legge cd "Zan" (dal nome del deputato relatore), sull'omotransfobia, nell'aula parlmentare, il prossimo 20 ottobre, martedi.

Nel ricordare che, in Italia, una legge contro l'omofobia è attesa da oltre 30 anni, riepiloghiamo velocemente l'iter che sta seguendo/affrontando tale proposta di legge nel nostro parlamento. 
Il ddl Zan è stato approvato il 29 luglio 2020 in commissione Giustizia alla Camera; il 3 agosto è iniziata la discussione generale in aula, poi interrotta dalla pausa estiva. 
Prima della ripresa della discussione in aula, però, su tale disegno di legge pende una cd "eccezione di costituzionalità" e ben 800 emendamenti, tutti, sia l'eccezione di incostituzionalità che gli 800 emendamenti, presentati dalle opposizioni, Lega e Fdi su tutti.
L'eccezione di costituzionalità, prerogativa parlamentare, può essere presentata da alcuni deputati e/o senatori, poiché si ritiene il testo di tale legge non conforme ai principi ed al dettato costituzionale del nostro paese. Così facendo, in caso di voto favorevole del parlamento su tale eccezione, si attiva la procedura avanti alla Suprema Corte Costituzionale che dovrà pronunciarsi sulla conformità o meno del testo. Tale voto, che si svolge con modalità non palese (ogni deputato, cioè, potrà votare secondo coscienza, poiché il voto è segreto), essendo pregiudiziale a tutti gli altri, avrà luogo subito, il prossimo 20 ottobre.
A seguire, l'aula parlamentare dovrà votare sugli 800 emendamenti presentati - si può supporre, come sempre accade, a scopi meramente ostruzionistici - dalle opposizioni al testo del disegno di legge.
Da segnalare che la scelta della data del 20 ottobre, non è casuale. Lo scopo è sfruttare la finestra libera prima dell'inizio della sezione di bilancio (quando l'attività del Parlamento si concentra in via esclusiva sulla manovra) e puntare a un'approvazione rapida delle legge che altrimenti rischia di rimanere in standby.
 
Dipende, dunque, da questi preliminari passaggi tecnici (con valenze di principio) l'iter della legge sull'omofobia in Italia. Una legge che, come detto, è attesa da ben 30 anni e che ancora oggi trova tanta parte della società contraria. Tante le manifestazioni dell'ultradestra cattolica e dei partiti dell'opposizione che, con pretesti più o meno plausibili, si oppongono all'approvazione di tale legge. Perfino i vescovi italiani si sono pronunciati in merito, dettando univoce e specifiche indicazioni di voto.

Ma cosa prevede questa proposta di legge, da far tanta paura e dare tanto fastidio a parte della società? Vediamolo. 
La proposta di legge sull'omofobia, da un lato estende le fattispecie previste dagli articoli 604 bis e ter del codice penale (legge Reale-Mancino contro i reati d'odio verso razza, etnia, nazionalità e religione) ai crimini legati al sesso, al genere, all'orientamento sessuale e all'identità di genere; dall'altro istituisce e organizza l'attività di centri antidiscriminazione e case rifugio per accogliere e proteggere le vittime di violenze e discriminazioni omotransfobiche.
Quindi, in altri termini, tale disegno di legge altro non fa che estendere le protezioni previste dalla legge Mancino del 1993 per i reati d'odio motivati dall’etnia e l’orientamento religioso, punendo con il carcere chi commette violenza o incita a commettere violenza sulla base dell’orientamento sessuale. 
Così facendo, le opposizioni gridano al reato d’opinione. Per loro, cioè, bisogna essere liberi di denigrare ed istigare all'odio delle persone Lgbtqi, senza la paura di incorrere in un reato, come è stato ed è ancora oggi.
 
Ecco, tutto qui. Non ci sembra una cosa tanto rivoluzionaria, certo non è contro la nostra costituzione ed i principi fondamentali del nostro ordinamento!.

Non ci resta che sperare in un sussulto di dignità del nostro parlamento.
MduL


Fonte:
Articolo "Omotransfobia, la legge Zan in aula il 20 ottobre. L'appello del Pd a Lega e FdI: "Ritirate le pregiudiziali di costituzionalità"" di Monica Rubino per repubblica.it del 9/10/2020
  

Legge Omotransfobia: dove siamo arrivati e quali sono le posizioni, sia a destra che a sinistra

Foto (rep.repubblica.it)
_MduL, 4 luglio 2020 (aggiornato al 12 luglio 2020)_

Dopo la dovuta sospensione dei lavori parlamentari a causa del Coronavirus, è finalmente approdato alla commissione Giustizia della Camera, lo scorso 30 giugno 2020, il progetto di legge contro l'omotransfobia e la misoginia, relatore il deputato del Pd Alessandro Zan.

Una legge che, se approvata, finalmente normerebbe un settore tanto sensibile come l'omofobia, ancora oggi in Italia molto presente, contro le persone Lgbtqi e le donne.
Il relatore Alessandro Zan (wikipedia.it)
La legge, infatti, come dichiarato dal relatore Zan, "Contrasta i crimini di odio nei confronti delle persone omosessuali e transessuali ma anche contro le donne. Infatti è una legge che combatte non solo l'omotransfobia ma anche la misoginia, accogliendo diverse risoluzioni europee e in particolare una direttiva Ue del 2012 che chiedeva agli Stati di intervenire per tutelare in modo rafforzato i soggetti più vulnerabili, vittime di discorsi d'odio e istigazione alla violenza".
Dal punto di vista più tecnico, detta legge, sempre a detta di Zan, "...parte dai reati previsti dalla legge Reale-Mancino nel codice penale contro i crimini d'odio verso razza, etnia, nazionalità e religione e li estende anche a violenza sulle donne, orientamento sessuale e identità di genere. Non inventiamo niente ma prendiamo una legge dello Stato che c'è già e allarghiamo il campo. Le polemiche di una parte della destra sulla libertà di espressione sono pretestuose, perché quando questa diventa istigazione all'odio non può essere più un principio assoluto".

Nella legge, peraltro, previste anche disposizioni specifiche a sostegno delle vittime di omotransfobia e misoginia, infatti, in accoglimento di tutte le sollecitazioni delle associazioni LGBT, è stato inserito nel testo della legge, un articolo dedicato ai centri antidiscriminazione ed alle case rifugio ed è stato, al tal fine, già presentato un emendamento al decreto Rilancio. "L'obiettivo, come dice Zan, è dare sostegno, con un meccanismo innovativo studiato con il ministero delle Pari Opportunità che prevede il coinvolgimento diretto di enti e associazioni del settore tramite bandi snelli, non solo alle vittime di reato e a coloro che denunciano, ma a tutte le situazioni di vulnerabilità".

Una legge che, come apprendiamo dall'articolo di Monica Rubino per repubblica.it (link in fondo al post), è molto travagliata, essendo il suo iter parlamentare, iniziato ben nove mesi fa, ad ottobre 2019, e rappresentando oggi, una sintesi fra ben cinque testi presentati dai diversi partiti, fra cui anche Forza Italia. "E' un testo molto avanzato - afferma soddisfatto Zan - che interviene su un tema in cui l'Italia è molto indietro. Sarà una dura battaglia che avrà forti resistenze da parte di associazioni e movimenti integralisti. Ma è una legge di civiltà e questa volta, dopo cinque tentativi andati a vuoto, dobbiamo farcela".

# La posizione della CEI (Conferenza Episcopale Italiana)
Logo CEI (chiesacattolica.it)
Resistenze che hanno visto in primo piano, con un intervento 'a gamba tesa', la CEI, che ha rigettato con forza la possibilità di un'approvazione di tale legge, in quanto inutile. Sostengono, infatti, i vescovi italiani che "esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio" e che in "...questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l'urgenza di nuove disposizioni. Anzi, un'eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui - più che sanzionare la discriminazione - si finirebbe col colpire l'espressione di una legittima opinione, come insegna l'esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte.
Per esempio, sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma - e non la duplicazione della stessa figura - significherebbe introdurre un reato di opinione. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l'esercizio di critica e di dissenso".

# La posizione delle Femministe italiane
Francesca Izzo (repubblica.it)
In una lettera aperta ai firmatari delle pdl confluite nel testo base depositato ieri alla Camera, le attiviste dell'associazione "Se non ora quando" invitano i legislatori a riflettere sulla terminologia adoperata, in quanto la stessa suscita delle ambiguità.
Termine sotto accusa, come riporta Francesca Izzo, storica del pensiero moderno e contemporaneo, tra le fondatrici del movimento femminista "Se non ora quando", nell'intervista rilasciata a Monica Rubino per repubblica.it (link in fondo al post) "È il gender, ovvero l'espressione 'identità di genere' che è una questione molto controversa. Le donne in tutto il loro processo di liberazione e di uscita da una condizione di oppressione sociale hanno messo in discussione il genere che veniva loro assegnato e che le poneva in condizione di subalternità. Con questa espressione si sostituisce l'identità basata sul sesso con un'identità basata sul genere dichiarato. Come scriviamo nella lettera, attraverso 'l'identità di genere' la realtà dei corpi -in particolare quella dei corpi femminili- viene dissolta. Il sesso non si cancella".
La Izzo, propone, dunque, di utilizzare il diverso termine di 'orientamento sessuale', posto che "...è meglio nominare esplicitamente la 'transessualità' piuttosto che 'l'identità di genere'. Se si parte dall'assunto che definire le differenze discrimina chi non rientra in quella categorie, le conseguenze possono essere anche grottesche. Le differenze vanno riconosciute e nessuno deve essere discriminato, ma non vogliamo cancellare il fatto che ci siano donne e uomini".

Insomma, per chiarirci, la Dott.ssa Izzo, ha la posizione di pensiero in linea con quella dell'Arcilesbica italia e della scrittrice J.K. Rowling l'autrice di Hanry Potter, accusata di transfobia per aver difeso Maya Forstater, la ricercatrice licenziata dopo il tweet in cui sosteneva che "la differenza sessuale è biologica". La linea che considera le persone transgender (da maschio a femmina) non donne, in quanto biologicamente 'differenti'. In altri termini, per l'Arcilesbica e per la dr.ssa Izzo, le donne trans non sarebbero da considerarsi per la loro identità di genere, ma per il sesso biologico
E su questo punto, stante la sua complessità e le forti implicazioni di principio, come abbiamo già detto e ripetuto molte volte, non intendiamo prendere posizione, anche se una nostra idea, come è ovvio, dopo tanto studio, ce la siamo fatta. Noi vi riportiamo le posizioni di pensiero, a voi decidere da che parte stare.

Difesa a spada tratta, invece, per l'ultimo punto analizzato dalla Rubino nell'intervista con la Izzo, in merito alla misoginia, ricompresa anch'essa nella proposta di legge che stiamo qui analizzando.
Sul punto, dichiara la Izzo, "...Il mio parere strettamente personale è che mi è sembrato curioso che tutto quello che riguarda le donne, dallo stalking al femminicidio, abbia trovato posto in una legge che difende le persone omosessuali e transessuali. Le donne non sono una categoria, ma la metà del genere umano".

# La posizione della destra
Pur apparendo superfluo (è evidente che tutta la destra è contro l'approvazione di questa legge), si riportano per sommi capi le posizioni principali della destra italiana.

a) Family Day. 
(Foto lucabottura.net)
Il popolo del "Family day", che sostiene la famiglia "naturale", antiabortista e antigay, per andare contro l'approvazione del progetto di legge, lancia una manifestazione di piazza, in più di cento città italiane, l'11 luglio prossimo. 
Queste le parole, in merito, del leader del movimento, Massimo Gandolfini: "Istituisce, ma non definisce, il reato di omotransfobia, lasciando alla magistratura amplissimi margini di interpretazione che rischiano di colpire la libera espressione del pensiero; menziona una controversa identità di genere - contestata anche dalle femministe - che basandosi sull'auto-percezione può comprende oltre 50 definizioni". 
b) Pro Vita e Famiglia Onlus
(Da pagina facebook provitaonlus)
Queste, invece, le parole di  Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia onlus, "La teoria del gender diventerà legge e i bambini saranno obbligati a festeggiare l'identità transgender già dall'asilo, questo succederà in ogni scuola di ordine e grado".
c) Immancabile, poi, il senatore leghista Simone Pillon
"Con questa legge i genitori non potranno rifiutare una baby sitter transgender o la propaganda delle drag queen nelle scuole dei loro figli. Nessuno potrà opporsi all'utero in affitto. Sarà considerata discriminazione opporsi al matrimonio o all'adozione gay".
d) Scontato il sostegno dei leader della destra, su tutti, di Matteo Salvini, il quale definisce "pericolosa" la legge Zan. Questa la sua dichiarazione, così come riportata dalla Rubino: "L'Italia è un Paese che non discrimina. Se viene picchiato o discriminato un omosessuale o un eterosessuale la via è la galera, non c'è differenza". Ma non basta, perché, subito dopo, provocatoriamente, chiede una legge "contro l'eterofobia"
E potremmo continuare, inserendo le reazioni di Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia e via discorrendo, ma, come potete ben immaginare, sono tutte sulla stessa riga...

Non resta che aspettare gli sviluppi (parlamentari e sociali).
MduL


Aggiornamento del 12 luglio 2020:

Ed ecco altre posizioni ed approfondimenti su questo disegno di legge.
Il primo è un approfondimento dello scrittore ed editorialista Giuseppe Savagnone, responsabile del sito della Pastorale della Cultura dell'Arcidiocesi di Palermo, in merito alla posizione della CEI. Qui, potete trovare l'Articolo "I Chiaroscuri – Le ambiguità del disegno di legge contro l’omofobia" su tuttavia.eu del 4/07/2020.

Il secondo è l'Articolo "Omotransfobia, i laici dei gesuiti rompono il fronte cattolico: "Sì alla legge"" di Giovanni Panettiere per quotidiano.net dell'8/07/2020.

Ed il terzo, immancabile aggioranmento riguarda, come sempre, il Comune di Verona che in queste materie e principi ci ha abituato a stare sempre all'erta. Ecco l'ultima iniziativa del municipio veronese che approva la mozione contro la legge, prima ancora che la stessa venga approvata dal Parlamento...Per saperne di più: Articolo "Verona, passa la mozione contro la legge sulla omontransfobia e la misoginia" di Enrico Ferro per repubblica.it del 10/07/2020.





Fonti:
Articolo "Omotransfobia e misoginia, il testo approda alla Camera. Zan (Pd): "Legge di civiltà, approviamola entro l'estate"" di Monica Rubino per repubblica.it del 30/06/2020
Articolo "Omofobia, la Cei contro una nuova legge: "Non serve. Attenti a derive liberticide"" di Paolo Rodari per repubblica.it del 10/06/2020
Articolo "Omotransfobia, le femministe contro la legge. Francesca Izzo: "No all'identità di genere, il sesso non si cancella"" di Monica Rubino per repubblica.it dell'1/07/2020
Articolo "Omotransfobia, contrario il popolo del family day. Salvini: "Legge pericolosa". Arcigay: il testo è un grande passo avanti" di Monica Rubino per repubblica.it dell'1/07/2020

FECONDAZIONE ASSISTITA: nuovi spunti polemici dopo il blocco dei neonati in Ucraina - Le varie posizioni

(Foto Anadolu Agency via Getty Images tratta da uno degli articoli su huffingtonpost.it)

_MduL, 17 maggio 2020_

Abbiamo già detto, in più occasioni, di non volerci e poterci occupare, non avendone i mezzi, della fecondazione assistita a causa della sua complicata natura etica e sociale. Fedeli a questo nostro principio, stante i nuovi sviluppi dei quali, comunque, ci sentiamo in dovere di darvi notizia, qui di seguito vi riportiamo il fatto che ha dato origine ad un'accesa discussione e quindi tutti i link ai singoli articoli con le varie posizioni in merito, espresse da più esponenti del pensiero.
Da evidenziare che l'interessante summa di pensiero è stata organizzata e pubblicata sul e dal sito huffingtonpost.it, dunque, noi ci limiteremo a proporvi i link diretti a tali articoli. A voi l'onere di leggerli e di farvi un'idea vostra sull'argomento.

Fatto:
Il tutto nasce dalla notizia dei 46 neonati nati con la fecondazione assistita, tramite gestazione per altri, bloccati alla frontiera di Kiev a causa del Covid-19, e dei loro genitori italiani, bloccati in Italia e che, come è evidente, attendono con ansia di poterli abbracciare.

Queste le reazioni e le posizioni espresse in merito alla fecondazione assistita, così come riportate nei giorni tra il 15 ed il 17 maggio 2020, dal sito huffingtonpost.it:

Articolo "Bimbi economy, standard e vip" di Mattia Feltri del 15/05/2020
 
Articolo "Maternità surrogata, una legge tutela più di un divieto" (di Filomena Gallo) del 16/05/2020
 
Articolo "La maternità surrogata va messa al bando in tutto il mondo" di Mara Carfagna del 16/05/2020
 
Articolo "Mater semper certa. Perché l’essere umano non è una pera" di Paola Tavella del 17/05/2020


Buona lettura.
MduL

Al ballo delle debuttanti di Vienna, il prossimo 20 febbraio, anche una coppia formata da due ragazze, Sophie & Iris

Debuttanti al ballo (Foto tratta dall'articolo di repubblica.it utilizzato come fonte del presente post)

_MduL, 19 gennaio 2020_

Questa volta vi riportiamo una bellissima notizia. Due ragazze tedesche, poco più che ventenni, entrambe eterosessuali, che, al fine di combattere l'omofobia e per rivendicare i diritti delel coppie omosessuali e "lanciare un segnale di pari opportunità per le coppie dello stesso sesso in una manifestazione tradizionalmente conservatrice", parteciperanno al Ballo delle debuttanti di Vienna, ballando in coppia tra loro!!. Come è evidente, ciò è la prima volta in assoluto che accade e ne sentiremo tanto parlare.

Nello specifico. Le due ragazze si chiamano Sophie Grau, 21 anni, e Iris Klopfer, 22 e hanno fatto domanda per poter sfilare insieme durante l'inaugurazione tra le 180 coppie che apriranno il ballo delle debuttanti, che si terrà il 20 febbraio prossimo a Vienna.
Richiesta che è stata accettata dal comitato organizzatore, che fa capo a Maria Grossbauer, il quale ha ammesso la candidatura delle due ragazze. È la prima volta nella storia del Ballo dell'Opera, il più importante della capitale austriaca.

Uniche condizioni, per altro più che comprensibili, poste dal Comitato per accettare la candidatura, sono che  le ragazze devono saper ballare sulle note di una Polonaise di Chopin e che la ragazza che svolgerà il ruolo di cavaliere dovrà indossare il frac nero.
Meravigliosa notizia, non trovate?
Grandi ragazze, tutto il nostro amore.
MduL



Fonte:
Articolo "Vienna, un giro di valzer contro l'omofobia: una coppia di donne al Ballo delle debuttanti" su repubblica.it del 13/01/2020

Mala tempora currunt:in questa seconda settimana di gennaio, due ragazze, Charlie in Inghilterra e Giulia in Basilicata, sono state brutalmente aggredite e picchiate solo perché lesbiche.

(Foto di depositphotos.com)
_MduL, 19 gennaio 2020_ 
 
Proprio non ci piace dover rendervi conto di queste brutte ed oscure notizie di cronaca. Notizie che ci feriscono nel profondo e che lasciano sbigottite: ma come è possibile che ancora oggi, nel 2020, delle persone possano permettersi di pensare e, quel che è molto peggio, denigrare, picchiare e perfino uccidere delle altre persone solo perché diverse da loro e dai loro schemi mentali??. Con l'aggravante, poi, che coloro che commettono tali atti scellerati solitamente sono ragazzi giovani che, in quanto tali, dovrebbero possedere gli strumenti e la mentalità giusta per evitare tali gesti.
E' con profondo disgusto e rammarico, dunque, che vi riportiamo queste due notizie di cronaca, relative ad eventi avvenuti solo pochi giorni fa.

Charlie Grahamm con i segni dell'aggressione subita (foto repubblica.it)
La prima, riguarda l'aggressione subita da una ragazza inglese di solo ventanni, Charlie Grahamm, nella città di Sunderland, nell'Inghilterra del Nord, per la sua sesssualità.
Charlie, infatti, è lesbica e per questo motivo qualche giorno fa, sabato 11 gennaio, ha subito la sua quinta (si, avete letto bene, quinta!) aggressione, mentre passeggiava all'aperto, su una strada qualunque, in un momento qualunque, come tutte noi...
Ebbene, quel sabato la sua passeggiata è stata interrotta da due persone (!) che l'hanno aggredita alle spalle e colpita con un pugno dietro la testa, in modo così violento da farla cadere a terra, ferendosi così il viso e le gambe. Ma non basta, perché, quando Charlie ha provato a rialzarsi i due tipi l'hanno sbattuta nuovamente a terra, lasciandola sulla strada, stemata, sanguinante e spaventata. Spaventata al punto che la ragazza ora si rifiuta di uscire per strada e non solo, teme per la sua incolumità anche in casa. Sostiene, infatti, di essere terrorizzata all'idea che i suoi aggressori possano scoprire dove abita...
In tutto questo, la polizia inglese, in questo caso, indaga a modo suo, cioè a rilento e superficialmente, limitandosi a dire alla ragazza che non pensano che i cinque episodi siano tra loro collegati!!...E sorvoliamo volutamente dal commentare tale ultima affermazione delle forze dell'ordine inglesi: come gli episodi non sono collegati? Ah si? Allora delle due l'una: o la polizia è assolutamente inetta o nella città di Sunderland ci sono seri problemi di omofobia (lesbofobia) che andrebbero al più presto affrontati e risolti. In entrambe le ipotesi, la situazione appare di una gravità inaudita. Non resta che sperare in un intervento del governo inglese...


Giulia Ventura subito dopo l'aggressione (foto ilfattoquotidiano.it)
L'altra notizia è di cronaca nostrana e riguarda una ragazza di Potenza, in Basilicata. La ragazza si chiama Giulia Ventura, ha 31 anni ed anche lei è stata aggredita per strada da due ragazzi solo perché lesbica.
Il fatto è successo mercoledì sera, 15 gennaio, in una via del capoluogo lucano. Dal racconto di Giulia, così come riportato dai quotidiani, i due balordi le si sarebbero avvicinati per strada e, prima di aggredirla, rompendole il setto nasale, le avrebbero detto, testualmente:"Le persone come te devono morire, vuoi fare il maschio? E mo ti faccio vedere come 'abbuscano' (vengono picchiati) i maschi". Sul fatto sta indagando la Squadra mobile della Questura di Potenza, insieme alla Procura.
Onore al merito a Giulia che, dopo essere andata in ospedale per la frattura del setto nasale, ha pubblicato il referto e le foto del suo viso sul suo profilo facebook, rendendo così pubblica la vicenda. Sul punto, la Ventura ha dichiarato: “Ero indecisa sul rendere pubblico o meno ciò che mi è accaduto, ma ho deciso di farlo perché non si ripeta mai più una cosa simile”.

Nel merito, non ci resta che condividere le parole della Presidente dell’Arcigay Basilicata, Morena Rapolla, così come riportate dall'articolo de ilfattoquotidiano.it, “Viviamo un preoccupante tribalismo dei rapporti: la sopraffazione ed il disprezzo verso l’altro, portatore di una diversità sono ormai all’ordine del giorno. Questo episodio testimonia la difficile situazione presente anche sul nostro territorio”. Rapolla, che poi ha precisato: “La 31enne è stata aggredita e picchiata con ferocia, è svenuta in una pozza di sangue e ha riportato importanti conseguenze che la stessa ha mostrato sul suo profilo social, denunciando l’accaduto e dimostrando quel coraggio necessario al contrasto dell’odio omolesbotransfobico. Mi sento di dirle grazie anche a nome di tutti i cittadini e le cittadine per bene che in queste ore si sono strette intorno a lei, con messaggi di solidarietà”. 
Non sono da meno le parole di Roberta Vannucci, vicepresidente di ArciLesbica “si tratta soprattutto di un problema culturale, su cui è necessario lavorare in modo serio. Al di là dell’omofobia – in questo caso lesbofobia – per le donne esiste anche l’aggravante generata da una cultura patriarcale per cui vale lo stereotipo che lega il genere femminile a un ruolo di sottomissione rispetto agli uomini”.
Belle, poi, le parole del Sindaco di Potenza, Mario Guarente, così come riportate sempre da ilfattoquotidiano.it, il quale ha detto di provare “tanta rabbia per questo vile gesto. Che questi imbecilli vengano subito arrestati e fatti marcire nel ghetto della loro ignoranza”. 
Opportune, infine, le dichiarazioni del presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi: “L’episodio, oggetto di indagine da parte degli inquirenti, è gravissimo e risulta estraneo alla cultura della comunità lucana, improntata da sempre al rispetto della persona”.

Belle parole, da noi tutte condivise appieno, resta il fatto, però, che queste sono solo due (le ultime due in ordine di tempo) delle tante/troppe aggressioni omofobe che le persone Lgbtqi+ si trovano a dover quotidianamente affrontare. Sono di questi giorni le notizie di aggressioni violente anche ai ragazzi omosessuali e non si contano gli episodi contro le persone transgender...BASTAAA!!!

MduL



Fonti ed Approfondimenti:
Articolo <<Inghilterra, aggredita perchè lesbica pubblica le foto della sua faccia insanguinata: "Aiutatemi a trovare i colpevoli">> su repubblica.it del 17/01/2020
Articolo <<Ragazza lesbica aggredita per la quinta volta: attacchi di panico e paura di uscire da sola>> di Alessandro Bovo su gay.it del 17/01/2020
Articolo <<"Le persone come te devono morire". Giulia aggredita a Potenza da due bulli perché gay>> su juffingtonpost.it del 18/01/2020
Articolo <<Potenza, “presa a calci e pugni perché lesbica”: la denuncia su Facebook di una 31enne>> di F.Q. su ilfattoquotidiano.it del 18/01/2020

Elena Bonetti: scopriamo chi è la Ministra delle pari opportunità, della famiglia e delle disabilità

La Ministra Elena Bonetti (foto tratta dall'articolo <<Governo, la ministra Bonetti: "Il ddl Pillon resterà chiuso in un cassetto">> su repubblica.it del 16/09/2019)
 _MduL, 17 settembre 2019_

Come tutte noi sappiamo, lo scorso mese vi è stato il rinnovo totale del governo italiano. Con il cd Conte-bis, la maggioranza è ora rappresentata dal movimento 5 stelle e dal Partito democratico. In conseguenza di tale nuova maggioranza parlamentare, sono cambiati i ministri in carica. Nel contesto di tali cambiamenti, poi, è stato nuovamente reso autonomo il dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri delle pari opportunità. Per esso, infatti, è stato nuovamente indicato un ministro, pur senza portafoglio, che debba gestirlo; ministro al quale è stata data anche la delega alla famiglia ed alle disabilità.
Non abbiamo più, dunque, come in pendenza del governo Conte1, a maggioranza 5stelle/Lega, il Ministero della famiglia e delle disabilità, retto dal ministro Lorenzo Fontana (e poi Alessandra Locatelli) solo fino a pochi mesi addietro da un lato ed il solo dipartimento delle pari opportunità dall'altro, ma nuovamente il Ministero delle pari opportunità che si occuperà anche della famiglia e delle disabilità, assorbendo così le funzioni che prima erano del neo-ministero della famiglia.

Questo, dunque, già il primo grande cambiamento che lascia capire i diversi valori che verranno perseguiti e tutelati: non più la famiglia a trazione leghista, così come delineata dal convegno di Verona sulla famiglia che tanto fece scandalo; non più proposte di legge sull'affido condiviso che volevano ridisegnare il mondo dei rapporti parentali con le impostazioni rappresentate, ancora una volta, al Convegno di Verona, ma, al contrario, di nuovo la tutela dei diritti, delle donne e delle pari opportunità sia a livello sociale che familiare.

Ma veniamo a noi. A capo di tale ministero delle pari opportunità (e della famiglia e disabilità) è stata nominata una donna, Elena Bonetti, che racchiude in sè, nel suo modo di essere ed esistere la sintesi di tutte le migliori parti di ognuno di noi: sia esso di sinistra, di destra, di centro, cattolici, atei, agnostici, di sopra, di sotto ecc...

Elena Bonetti, infatti, nata ad Asola, un comune in provincia di Mantova, il 12 aprile 1974, sposata con figli, è professore universitario di matematica (di analisi) presso l'Università degli studi di Milano ed è anche, da sempre, cattolica praticante, tanto da essere stata per molto tempo attiva negli scout cattolici dell'AGESCI, di cui è stata anche incaricata nazionale della branca R/S.
Dunque, da sempre vicina all'area cattolica, è stata portata in politica nel 2017 proprio da Matteo Renzi, conosciuto grazie all'AGESCI, con il quale ha condiviso tutto il percorso politico, prima partecipando alla segreteria del partito a guida Renzi, poi, aiutando ad organizzare la Leopolda.
Nel 2018 viene candidata alla Camera dei deputati (3a in lista) ma non ce la fa ad essere eletta, quindi entra a far parte della direzione nazionale del Partito Democratico e, questa estate, ha organizzato la scuola di formazione politica per giovani "Meritare Italia" di Matteo Renzi.

Ma veniamo al dunque e vediamo perché è stato indicato il nome di Elena Bonetti per dare un segno di discontinuità forte e chiaro. Per farlo, basta far riferimento alle posizioni politiche del Ministro Bonetti, eccole:
Appoggia le politiche giovanili e in particolare sostiene l’istituzione di un salario minimo garantito, di misure fiscali per famiglie con figli, di una pensione di garanzia per i giovani, di incentivi per il diritto allo studio e per ridurre l’emigrazione dei giovani, del servizio civile obbligatorio per un mese.
Per quanto riguarda il tema dell’immigrazione, sostiene invece lo ius soli e la promozione di una forma di accoglienza diffusa per gli immigrati.
Ma, ciò che più conta per noi (donne e lesbiche), è tra quelle persone cattoliche illuminate (e ce ne sono tante, credetemi, alcune delle nostre migliori amiche sono così) che ritengono l'amore un diritto di tutti e per tutti.
Per far capire di cosa stiamo parlando, basta portare alla memoria il 2014, allorquando, l'attuale ministro delle pari opportunità, insieme a don Gallo, sottoscrisse un appello per chiedere allo Stato di riconoscere le unioni gay e alla Chiesa di rivedere le proprie posizioni «perché tutti abbiamo il diritto di amare e di essere amati».

Questi i suoi primi atti e le sue prime dichiarazioni:
"Lavorerò al congedo parentale per i padri". In un suo intervento a Radio 24 ha infatti dicharato che: "L'obiettivo è riconoscere che il ruolo di un padre è fondamentale sia nei confronti della cura del figlio che nella relazione di coppia" ciò facendo, però, ha contestualmente cassato il ddl Pillon. E' di ieri, infatti, la sua dichiarazione "Il ddl Pillon resterà chiuso in un cassetto" poiché il disegno di legge sull'affido così come impostato dal senatore Pillon, non è una priorità del nuovo governo.

Ecco, questa è la misura ed il modo d'agire del nuovo Ministro delle pari opportunità, della famiglia e delle disabilità e cioè: tutela della famiglia si, nuova organizzazione ed aiuto alle famiglie ed ai figli nei loro rapporti parentali si, ma con altri metodi, modi e maniere. Oseremmo dire noi, con garbo ed intelligenza, così come sta facendo, appunto la nostra nuova ministra.

Insomma, secondo noi, Conte ha un'ottima scelta, indicando come ministra delle pari opportunità, della famiglia e delle disabilità una donna che, da sempre, riesce a conciliare ed avvicinare mondi che negli ultimi tempi stavano allontanandosi sempre più, soprattutto quello cattolico e quello dei diritti sia delle donne che del mondo Lgbtqi, dei bambini, dei disabili ecc...

Ben arrivata Ministro e Buon lavoro.
MduL



Fonti ed Approfondimenti:
Articolo <<Elena Bonetti ministra delle Pari opportunità e della Famiglia. Matematica, nel 2014 firmò un appello per riconoscere le unioni gay>> su repubblica.it del 4/09/2019
Articolo <<Elena Bonetti, chi è il nuovo ministro per le Pari opportunità e la Famiglia>> su ilmessaggero.it del 4/09/2019
Articolo <<Elena Bonetti: "Lavorerò al congedo parentale per i padri">> su fuffingtonpost.it del 15/09/2019
Articolo <<Governo, la ministra Bonetti: "Il ddl Pillon resterà chiuso in un cassetto">> su repubblica.it del 16/09/2019
Pagina Wikipedia su Elena Bonetti

Unioni Civili, ecco una delle prime sentenze storiche: sì all'assegno di mantenimento dopo il divorzio tra due donne

(Foto gay.it)
_ MduL, 16 marzo 2019 _ 

Ma che meraviglia, ci siamo. Finalmente la Legge 20 maggio 2016, n. 76 sulle Unioni Civili (e non solo), detta "Legge Cirinnà" (dal cognome della senatrice del pd grazie alla quale è stato possibile portare all'approvazione tale, importantissima, legge), trova una delle sue prime applicazioni pratiche - e, ciò che più conta, giuridiche - in un'aula di Tribunale.
Ma, andiamo con ordine. La storia è questa.
Due donne, come tante di noi, dopo essersi innamorate, già nel 2013, hanno iniziato una convivenza; convivenza che, visto che le due abitavano in città diverse, Venezia e Pordenone, ha comportato da parte di una delle due donne la rinuncia alla vita nella sua città, Venezia, per andare a vivere con la compagna a Pordenone. Qui, infatti, hanno costruito il loro nucleo familiare riconosciuto, anche ai sensi di legge, nel 2016, allorquando le due donne si sono unite civilmente.
(Foto repubblica.it)
Tutto bene per un po' ma, come si sa, l'amore non conosce generi e, anche per loro, vi è stata la fine dell'amore ed il conseguente scioglimento dell'Unione, con contestuale richiesta di divorzio, formalizzatasi avanti ad un Giudice di Pordenone (e già qui, è meraviglioso poterne scrivere, visto che solo fino a tre anni fa, nessuna di noi poteva unirsi civilmente e, tantomeno, divorziare!).
E qui, la notizia nella notizia: il giudice adito, Dott. Gaetano Appierto, nel contesto della causa di divorzio, ha dovuto anche pronunciarsi sulla richiesta di assegno di mantenimento avanzata da parte di una delle due donne, in quanto parte più debole del rapporto.
Ed il Giudice lo ha riconosciuto! Ha riconosciuto, priva volta in Italia, un assegno di mantenimento ad una 'moglie' di un'unione civile, in quanto ritenuta parte “più debole”. Era stata lei, infatti, che aveva deciso di trasferire la propria residenza non solo per la “maggior comodità del posto di lavoro rispetto ai luoghi di convivenza (Pordenone piuttosto che Venezia), ma anche dalla necessità di coltivare al meglio la relazione e trascorrere quanto più tempo possibile con la propria compagna, non comprimendo il tempo libero con le ore necessarie per il lungo trasferimento per almeno due volte al giorno”. 
Da qui, la decisione di riconoscere l’assegno di mantenimento, per un importo di 350 euro al mese, a carico della coniuge economicamente più forte, che occupa ancora l’abitazione condivisa all’epoca della relazione.

Avv. Maria Antonia Pili (IusLaw Web Radio)
Questa, poi, per quante di voi siano interessate, la spiegazione tecnico-giuridica di tale sentenza, data dall'avvocatessa Maria Antonia Pili, presidente di Aiaf (Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori), così come riportata dall'Articolo dedicato alla vicenda dal sito ilfattoquotidiano.it (link in calce al post): <<La sentenza, spiega l’avv. Pili “deriva dall’applicazione del cosiddetto divorzio diretto, che invece non è ancora regolamentato in Italia per le coppie eterosessuali”. 
Le due donne, prosegue il legale, vivevano a Pordenone e “già convivevano stabilmente more uxorio dal 2013. Avevano potuto perfezionare la loro unione solo nel 2016, dopo l’intervento della legge Cirinnà – spiega Pili -, la quale equipara pressoché in toto l’unione civile al matrimonio, ma consente di accedere direttamente al divorzio senza passare per la fase propedeutica della separazione e non prevede, per gli uniti civilmente, l’obbligo di fedeltà facendo così venir meno, sul punto, anche l’istituto dell’addebito della separazione“.
La coniuge economicamente più forte chiedeva il divorzio giudiziale, cioè lo scioglimento dell’unione civile in quanto l’altra non intendeva aderire in via consensuale – aggiunge l’avvocata Pili -. La coniuge economicamente più debole ha chiesto e ottenuto invece il riconoscimento di un assegno divorzile periodico che potesse colmare il peggioramento delle proprie condizioni economiche dovuto principalmente al fatto di aver lasciato un lavoro più remunerativo e una situazione economica/abitativa comunque più agiata nella sua città di origine, per trasferirsi a Pordenone e stare insieme alla compagna/moglie, con cui aveva ristrutturato ed arredato un immobile di proprietà di quest’ultima che era stato destinato a residenza familiare”.
Insomma, una nuova ed ulteriore rivoluzione copernicana nella gestione delle nostre famiglie, da pochi anni, riconosciute a tutte gli effetti - o quasi (non dimentichiamo il punto dolente dei figli) - dallo Stato Italiano. 
E mai, come in questo periodo, è bello poterne scrivere...

Ecco dunque che, nel profondo rispetto per un amore finito, chiudiamo con immensa Gioia per tale notizia.
MduL



Fonti ed Approfondimenti:
Qui, gli articoli delle maggiori testate giornalistiche on-line che ne parlano, scegliete voi il preferito:


* Articolo <<Unioni civili, sì all'assegno di divorzio a una coppia di donne>> di Maria Elena Vincenzi per repubblica.it del 15/03/2019;

* Articolo <<Unioni civili: arriva il primo "sì" all'assegno di divorzio per una coppia di donne>>, tratto dalla notizia ANSA, su huffingtonpost.it del 16/03/2019;

* Articolo <<Unioni civili, l’assegno di divorzio a una coppia di donne gay separate>> di Elena Tebano per corriere.it del 16/03/2019;

* Articolo <<Coppia di donne si lascia: “Sì all’assegno di divorzio”>> di Lorenzo Padovan per lastampa.it del 16/03/2019

"Gender Equality", la lezione della Svezia nella risposta dell'ambasciatore svedese, Robert Rydberg, al senatore della repubblica italiana Simone Pillon

Gender Equality (foto LetteraDonna)
_MduL, 16 febbraio 2019_

Ed eccoci qui, ancora una volta, a scrivere del Sen. Simone Pillon. La vicenda, questa volta, è assolutamente di nostro gradimento, infatti, riguarda la risposta ('piccata') che l'ambasciatore della Svezia si è sentito in dovere di dover dare al nostro senatore della repubblica, in merito alla questione dell'utero in affitto e, più in generale, alla questione di genere e di gestione dei diritti delle donne, per il perseguimento della cd "Gender Equality" (parità di genere).

Sen. Pillon (CorrieredellaSera)
Questi i fatti, così come sono stati narrati da Gianni Rosini nel suo articolo "Svezia vs Pillon, l’ambasciatore scrive al Fatto.it e replica alle accuse. A Stoccolma il femminismo è strategia di governo", scritto per ilfattoquotidiano.it lo scorso 14/02/2019 (link in calce al post).
Il Sen. Simone Pillon, in un convegno tenutosi i primi di questo mese, nel contesto del quale era stato chiamato ad esporre gli obiettivi e le caratteristiche del suo 'controverso' disegno di legge sull'affido condiviso, ha dichiarato che, in Svezia, “la gente si suicida come le mosche” a causa di scelte politiche che avrebbero portato alla disgregazione della famiglia tradizionale e alla conseguente perdita d’identità

L'ambasciatore Robert Rydberg (ildenaro.it)
A questo punto, l’ambasciatore svedese in Italia, Robert Rydberg, a nome del paese dallo stesso rappresentato, si è sentito giustamente in dovere di rispondere alle affermazioni fatte dal senatore Pillon, così come sopra riportate e lo ha fatto per mezzo di una lettera aperta inviata al ilfattoquotidiano.it.
Ecco a voi ciò che ha scritto l'ambasciatore.
“Il politico (Pillon, ndr) fa riferimento ai cosiddetti ‘uteri in affitto’. In Svezia, la gravidanza surrogata nella sanità pubblica o su base commerciale è proibita dalla legge – si legge – In Svezia è stata legalizzata la fecondazione assistita per donne single nel 2016. I dati suggeriscono che in quell’anno circa lo 0,2% delle gravidanze hanno avuto un esito positivo attraverso questa possibilità”.
In merito, poi, al presunto alto numero di sucidi in Svezia, scrive: “Secondo un mito che va avanti da tanto tempo, il tasso dei suicidi in Svezia è particolarmente elevato. Questa informazione, a cui fa riferimento il Senatore, non è corretta. In realtà siamo vicini alla media europea”. 
E conclude quindi scrivendo: “Inoltre, la Svezia viene considerata, nei vari ranking internazionali, tra i paesi migliori al mondo dove crescere i bambini. Diamo molta importanza al fatto che i genitori possano prendersi cura e passare molto tempo con i propri figli quando sono piccoli. Per questo motivo abbiamo uno dei congedi parentali più lunghi nel mondo, che viene praticamente sempre utilizzato. È anche previsto che i genitori abbiano la possibilità di rimanere a casa quando i bambini si ammalano, ricevendo l’80% del salario. L’amore per i nostri figli è un valore che abbiamo in comune con gli italiani”.
Queste le parole nel merito dell'ambasciatore, ma la parte più interessante arriva ora, con le riflessioni e le argomentazioni riportate dal giornalista Gianni Rosini, autore dell'articolo che stiamo riportando in questo nostro post. Scrive, infatti, Rosini: "Quello tra il Senatore Pillon e Stoccolma è lo scontro tra due concezioni opposte di famiglia: tra chi punta a rendere illegale l’aborto e un ordinamento che, invece, non contempla l’esistenza di medici obiettori di coscienza, tra chi si oppone alla fecondazione assistita e chi, invece, ha deciso di renderla legale, tra chi si fa promotore dei valori della cosiddetta “famiglia tradizionale” e un Paese dove i matrimoni omosessuali sono legali da dieci anni". 

Il Ministro Margot Wallström
E qui si arriva ad un altro punto di profondo interesse per noi, in quanto donne. Ribadisce Rosini, infatti, che il governo svedese è stato il primo al mondo, nel 2014, a lanciare un piano di “politica estera femminista” che, dopo quattro anni, ha portato l’esecutivo (che si è autodefinito "un governo femminista") e il ministro degli Esteri, Margot Wallström, a sostenere che “società con parità di genere godono di migliore salute, una più forte crescita economica e maggiore sicurezza. Inoltre, contribuiscono alla pace”. Ciò, in quanto, come sempre dichiarato dal ministro Wallström promuovere una politica estera femminista “vuol dire stare contro la globale e sistematica subordinazione delle donne”
Politica estera femminista che ha, come sua precipua prerogativa, un metodo di lavoro basato sulle tre R: “rights, representation e resources”, ovvero diritti, rappresentazione e risorse. 
* Rights/“diritti”: si intende il promuovere e affrontare le principali emergenze in materia di parità di genere, come la discriminazione e la violenza sulle donne. 
* Rappresentation/“rappresentazione”: si punta a garantire la presenza delle donne nei ruoli decisionali, sia pubblici che privati. 
* Resources/“risorse”: si intende la possibilità di distribuire equamente fondi e, appunto, risorse tra uomini e donne.
Insomma, "L’intento dichiarato è quello di improntare le politiche nazionali, anche in politica estera, al fine di “aumentare la visibilità di donne e ragazze come attori” internazionali, con l’obiettivo di azzerare disuguaglianza e discriminazione di genere. 
Politica estera femminile e suoi obiettivi che dovranno, poi, in ogni caso, fare i conti con il cd principio di “intersezionalità” che prende in considerazione il fatto che le persone nel mondo si trovano in condizioni di vita differenti, con bisogni e livelli di influenza diversi: “Ci sono ancora molte donne che non sono in grado di decidere chi sposare, con chi fare sesso o quando avere figli – ha dichiarato il ministro per la Cooperazione allo sviluppo internazionale, Isabella Lövin – Questo è assurdo”.
Certo, come è di tutta evidenza, tale impostazione femminista della politica estera ha portato e porterà diversi antagonisti, sia interni (alcune organizzazioni interne svedesi) che esterni alla Svezia (come l'Arabia Saudita ed Israele), ma tutte noi, in quanto donne e, per di più lesbiche, non possiamo che essere contente di tale forte impegno del paese lappone, sperando che riesca a fare da apri-pista ad altri paesi.
In Italia, realisticamente, speriamo possa almeno riuscire a fare da argine a questa deriva omofoba e maschilista di ritorno che ci sta investendo e che vede proprio nel senatore Pillon uno dei suoi massimi esponenti, almeno secondo noi.

MduL



Fonte:

Mala tempora currunt: ci associamo con forza a quanto scritto da gay.it a proposito delle nomine istituzionali dei senatori Pillon e Pucciarelli e aggiungiamo il nostro sdegno per l'ulteriore nomina istituzionale alla vice-presidenza della senatrice Paola Binetti

Foto Senato della Repubblica
Ma in che brutto periodo viviamo? Dove stiamo finendo? Dal mese di marzo ad oggi sta succedendo di tutto, e tra questo 'tutto' vi è la sistematica occupazione da parte dei movimenti pro-vita, omofobi e misogini delle strutture di garanzia dei diritti umani e non solo Lgbtq che, in ogni caso, sono una parte fondamentale ed imprescindibile di tali diritti.
La senatrice Stefania Pucciarelli
Dopo la proposta di decreto sull'affido condiviso da parte del senatore Pillon, che in questa sede non vogliamo ulteriormente sviscerare tanto ci ha fatto scrivere, è di questi giorni la notizia - sconvolgente!- , diventata virale su Facebook, della nomina della senatrice, in forza alla Lega, Stefania Pucciarelli a Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.
Sconvolgente perché la senatrice, nella sua carriera politica, ha più volte esternato le sue posizioni in materia di diritti umani. Posizioni che come sintetizzato dall'articolo di Giuseppe Gaetano per corriere.it (link in calce al post) sono le seguenti:
* Nel luglio 2012 commentò con «se uno deve pagare per essersi difeso, è meglio che la mira la prenda per bene» la notizia del risarcimento di 120mila euro a cui era stato condannato un cittadino che aveva sparato a un gruppo di ladri rom; 
* a settembre dello stesso anno scrisse «un bambino deve avere un papà maschio e una mamma femmina, è quello che regola la natura per la riproduzione», a proposito dell’adozione delle coppie omosex e del caso Nicki Vendola, che nel 2016 ricorrerà poi alla fecondazione assistita per avere un figlio col compagno; 
* nell’ottobre 2015 condivise il meme «stop gender nelle scuole», convinta che la loro presenza negli istituti potesse influenzare l’orientamento sessuale degli alunni; 
* nel giugno 2017 cliccò “like” a un post razzista sui forni crematori agli stranieri che chiedono un alloggio popolare; 
* quest’estate ha bollato la registrazione dello stato di famiglia di un figlio nato da due padri a Sarzana, sua città natale, scrivendo «non abbiamo paura di dirci cristiani e di difendere la famiglia naturale e tradizionale»; 
* solo alcuni giorni fa ha affermato che «finalmente al campo rom di Castelnuovo Magra sono tornate le ruspe». 
E come queste, tante altre, contro la Boldrini, contro i 5stelle, ora alleati di governo e contro tutti i progetti o le politiche di integrazione.
Ora, appare quantomeno discutibile la scelta di questa senatrice leghista proprio alla Presidenza di una Commissione di garanzia dei diritti che essa stessa vuole circoscrivere e/o eliminare.
Poco ci rassicurano, poi, le sue risposte alle critiche. Ha dichiarato, infatti, «io rispondo con i fatti: la settimana prossima avrà luogo la prima riunione degli uffici di presidenza della commissione, dove saranno invitati anche gli esponenti dell’opposizione. Io mi soffermo solamente sul fare e non sul dire». 

Il senatore Simone Pillon
Ogni altro commento, sul punto, appare inutile!. Passiamo, quindi, alla seconda nomina che ci ha e ci deve sconvolgere, quella della nomina del senatore Simone Pillon, un tempo portavoce del Family Day, oltre che autore del ddl sull'affido condiviso (non smetteremo mai di scriverlo e di ricordarlo, anche per le future generazioni) a vice presidente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, con Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia, eletta Presidente della commissione.
Cioè, il senatore Pillon, che vuole chiaramente rimettere la donna 'alla conca' e vuole tutelare i bambini facendoli eventualmente convivere con un padre violento; colui che ritiene che le scuole vadano "bonificate dalla terribile cospirazione che mira a rendere tutti i bambini dei gender" (virgolettato nostro); il senatore che ritiene la sola famiglia esistente e possibile quella con un padre ed una madre, viene eletto Vice Presidente di una commissione di garanzia sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza?...
No, vabbè, è uno strappo democratico inconcepibile quanto quello creato dalla nomina della senatrice Pucciarelli a Presidente della commissione di garanzia sui diritti umani.

La senatrice Paola Binetti
A queste due nomine, però, ci sentiamo in dovere di aggiungerne un'altra che rischia magari di passare sotto silenzio. E' la nomina della senatrice Paola Binetti a Vice Presidente proprio della Commissione sui diritti umani presieduta dalla Pucciarelli.
Cioè, la senatrice Binetti, una delle tutor dell'Opus Dei. Colei che, nella sua carriera politica con vari partiti (è stata deputato anche il partito democratico!) nell'ordine, secondo l'elenco fattone da wikipedia, ha così esternato le sue posizioni politiche:
* in occasione della sua partecipazione alla trasmissione 'Tetris' di LA7, ha affermato che l'omosessualità è «una devianza della personalità» e che essere gay è un comportamento «molto diverso dalla norma iscritta in un codice genetico, morfologico, endocrinologico e caratteriologico» (in contrasto con l'interpretazione dell'omosessualità come «variante naturale del comportamento umano» fornita dall'Organizzazione mondiale della sanità. Il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, infatti, ha sporto denuncia contro la Senatrice per tali dichiarazioni).
* Nella seduta del Senato del 6 dicembre del 2007, nella votazione relativa alle norme del cosiddetto "pacchetto sicurezza", pur facendo parte della maggioranza di governo, ha votato contro la fiducia allo stesso, dissentendo sul tipo di formulazione delle norme che vietano le discriminazioni relative al genere e alla omosessualità. 
* Anche nella campagna elettorale 2008 la senatrice Binetti ha mostrato la radicale diversità delle sue posizioni rispetto al partito del quale faceva parte (Partito Democratico) affermando «Non voterò nessuna normativa giuridica a tutela delle coppie gay».
* Una nuova polemica nasce nel novembre 2008 quando, intervistata sulla recente riconferma del Vaticano dell'esclusione dal sacerdozio delle persone con tendenze omosessuali, afferma che si tratta di un'utile strategia per combattere la piaga della pedofilia nella chiesa cattolica, che ha visto un numero sempre crescente di condanne per reati di pedofilia commessi da prelati. 
In questa occasione, la senatrice Binetti ha affermato che "Tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia" (ovviamente, a seguito di tali dichiarazione è stata fortemente criticata dalle associazioni di omosessuali e da parte di diversi esponenti del Partito Democratico). In seguito poi ha ribadito il suo pensiero, dichiarando: "Ho spiegato che tendenze gay fortemente radicate possono portare alla pedofilia".
* Ulteriore motivo di polemica è stato il suo voto contrario alla proposta di legge di Anna Paola Concia che mirava ad introdurre nel codice penale l'aggravante dell'omofobia, proposta bocciata dalla Camera dei deputati il 13 ottobre 2009. In questa occasione, la senatrice Binetti ha giustificato il suo voto contrario affermando "Per come era formulata la legge, le mie opinioni sull'omosessualità, e quelle di tante altre persone, potevano essere individuate come un reato". 

Dunque, tre dei senatori con le posizioni pubbliche maggiormente radicalizzate contro ogni forma di riconoscimento dei diritti altrui, vengono posti alla Presidenza delle più importanti Commissioni Parlamentari di garanzia proprio di quei diritti...e ciò in palese sfregio di ogni correttezza costituzionale, di rispetto dell'altro e di rispetto delle istituzioni stesse che le forze politiche al governo dovrebbero tutelare...senza parole, ci viene da scrivere solo...
...'mala tempora currunt'...

Non resta, dunque, che appoggiarsi alla seppur flebile speranza che, almeno nella Commissione per i diritti umani,  sono state nominate anche due leonesse pro-diritti che, siamo sicure, non lasceranno nulla di intentato per riuscire a proteggere e tutelare i diritti di tutti/e noi. Stiamo parlando della senatrice Emma Bonino e, soprattutto, della senatrice Monica Cirinnà, che è anche uno dei due segretari della commissione stessa.

MduL




Fonti:

AGGIORNAMENTO AL POST: "Una famiglia alle prese col demonio", questo il titolo del video delle Iene che racconta la storia (allucinante!) di una bambina di 13 anni 'esercizzata' per 'colpa' dell'omosessualità della sorella maggiore

Don Michele Barone (repubblica.it)
E' con immensa gioia che apprendiamo i recenti sviluppi della terribile storia da noi portata alla vostra attenzione la settimana scorsa, dopo aver visto il servizio delle Iene "Una famiglia alle prese col demonio" del 14/02/2018.
Stiamo parlando dell'inqualificabile vicenda che ha avuto luogo nel paese di Casapesenna e che vedeva coinvolta la piccola Giulia, sorella di Arianna, che ha dovuto subire le più assurde violenze da parte di don Michele Barone che, con il complice consenso dei genitori, ha preteso esorcizzare la bambina, di neanche 14 anni, perché, secondo lui, posseduta dal demonio per colpa dell'omosessualità di sua sorella Arianna.
In questo delirio, potete capire l'affanno di Arianna, che ha provato in tutti i modi a salvare la sorellina da questo scempio, prima rivolgendosi alla curia stessa, in persona del vescovo, poi andando alla polizia e parlando con l'ispettore competente (Luigi Schettino) ed infine, non avendo avuto alcun aiuto da queste istituzioni (entrambi, sia il vescovo che l'ispettore, infatti, hanno chiesto ad Arianna di ritirare la denuncia!!), rivolgendosi al programma mediaset "Le Iene".
Programma che, per fortuna e per buona sorte della piccola Giulia, si è subito attivato inviando il suo inviato Pecoraro a fare un servizio. Servizio che è andato in onda lo scorso 14 febbraio, scatenando così, finalmente l'indignazione popolare e, di conseguenza, attivando tutte le istituzioni, in primis la Chiesa stessa che, secondo noi tardivamente ed in modo non appropriato, ha sollevato finalmente don Michele Barone della sue funzioni per un anno e, soprattutto, la magistratura che ha subito adottato i giusti provvedimenti nei confronti di tutti i soggetti coinvolti.

Da qui, arriviamo al dunque. L'aggiornamento meritorio è il seguente:
* E’  finito in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti in famiglia don Michele Barone (il prete di Casapesenna che  curava con l’esorcismo una ragazzina di 14 anni con problemi psichici e che, grazie alle indagini, si è scoperto avere, tra le altre cose, anche un'amante fissa...). Ieri mattina,  infatti, la Squadra Mobile della Questura di Caserta, su disposizione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere guidata da Maria Antonietta Troncone, ha eseguito un'ordinanza di custodia in carcere, emessa dal GIP dello stesso Tribunale.

* Ma non è finita qui, sono anche finiti agli arresti domiciliari i genitori della ragazzina, Cesare Tramontano e la moglie Lorenza Carangelo, entrambi di Maddaloni ma residenti a Casapesenna. 

* Ed è finito ai domiciliari anche Luigi Schettino, dirigente di polizia che cercò di convincere Nicoletta Tramontano, la sorella della giovane vittima, a ritirare la denuncia nei confronti del prete esorcista. 

* Per il Vescovo della diocesi di Aversa, monsignor Angelo Spinillo, invece, alcuna conseguenza...

Noi stiamo con Arianna e Giulia.
MduL


Per saperne di più:
- Articolo "Riti esorcisti e violenza sessuale, arrestato sacerdote nel Casertano" di Raffaele Sardo per il sito repubblica.it/cronaca di napoli;