Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

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Diritti Lgbtqi+: ecco che cosa succede in Italia, ancora oggi, se due donne, unite civilmente, hanno la propria figlia in ospedale. Il caso di Alessia, Fabiana e della loro piccola Artemisia

Alessia Tilesi, una delle due mamme della piccola Artemisia (foto repubblica.it)

 _MduL, 14 novembre 2021_

Ma che tristezza e che rabbia dover scrivere ancora oggi, novembre 2021, di questi incresciosi fatti, frutto di una costante quanto miope guerra politica, giocata dai maggiori partiti presenti in parlamento sulle spalle, tra gli altri e soprattutto, delle persone Lgbtqi+.

Il caso di cui vi parliamo oggi riguarda Alessia Tilesi e sua moglie Fabiana, le quali, unite civilmente già nel 2017, hanno avuto due meravigliosi gemelli, Enea e Artemisia, che ora hanno quattro anni e mezzo. Artemisia, però, è affetta dalla sindrome di Rett, una malattia neurologica grave e progressiva, che la costringe a continui e faticosi ricoveri in ospedale. 

Ed è qui, come raccontato da Alessia Tilesi nel servizio di Camilla Romana Bruno e Pasquale Quaranta di cui in calce, che nascono i problemi per la coppia di mamme. Solo lei, infatti, viene riconosciuta come genitore legale di Artemisia, in quanto madre biologica, risultando invece allo Stato Italiano l'altra mamma, Fabiana, come una perfetta estranea, la quale, pur essendo quella delle due madri che passa la maggior parte del tempo con la piccola Artemisia, non può né accompagnarla in ospedale, né firmare i documenti, né, tantomeno, parlare con i medici che seguono sua figlia.

Assolutamente condivisibili, le parole di Alessia Tilesi, che così si esprime: “Già siamo una famiglia devastata, tutto questo viene vissuto come un accanimento”

Come non essere d'accordo, infatti, su tale affermazione? Abbiamo sempre parlato della grave - ed ingiustificabile - lacuna della Legge Cirinnà che nel 2016 è riuscita ad introdurre nel nostro paese, se non il matrimonio, almeno le tanto sospirate Unioni Civili tra persone dello stesso sesso e vi abbiamo anche raccontato come di tale lacuna devono farsi carico i rappresentanti del movimento 5stelle che, in quell'occasione, facendo mancare il loro fondamentale appoggio per l'approvazione anche di tale aspetto della legge, lasciando ancora oggi, e nonostante gli inviti financo della Corte Costituzionale, che, nella vita reale delle coppie omogenitoriali, si verifichino fatti di tale gravità.

Una legge specifica che tuteli i figli delle coppie omogenitoriali e le famiglie arcobaleno nel loro complesso, come è evidente, non dovrebbe aspettare oltre per essere approvata. Oltre a questi casi di vita, i più gravi, che coinvolgono la tutela della salute dei figli delle coppie arcobaleno, vi sono, infatti, i casi di affido degli stessi in caso di divorzio (divorzi tra genitori omogenitoriali che, essendo la legge Cirinnà del 2016, già stanno iniziando ad essere numerosi) e, più in generale, tutti quei casi di vita quotidiana, nei quali uno dei due genitori di una coppia omogenitoriale deve subire ogni e qualsiasi 'vessazione' burocratica per poter accudire e seguire i propri figli in tutti i contesti della vita: scuola, viaggi, attività extra-scolastiche, sport ecc...

Ma, è noto, i diritti Lgbtqi+ e di civiltà restano sempre un passo indietro rispetto alle manovre politiche dei nostri rappresentanti in parlamento. Riprova ne sia la sciagurata bocciatura del Senato al DDL Zan ad un passo dalla definitiva approvazione, affossata solo per provare le maggioranze politiche in funzione della prossima elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

E, intanto, le mamme Alessia e Fabiana sono costrette a soffrire, rimanendo incolpevolmente impotenti di fronte agli aspetti burocratici ed umani che questo nostro Stato oppone alla tutela ed all'amore della loro piccola Artemisia. E, ciò che più conta, la piccola Artemisia non può avere tutto il supporto e l'amore di cui necessita per colpa del nostro Stato.

Approvate questa legge!!... 

MduL

 

p.s.: qui, in calce, il link all'intervista rilasciata da Alessia Tilesi a repubblica.it


Fonte:
Servizio di Camilla Romana Bruno e Pasquale Quaranta "Se una coppia di due mamme ha una figlia in ospedale: "Per lo Stato mia moglie è un'estranea"" su repubblica.it dell'8/11/2021

Ancora una discriminazione di Stato per le famiglie arcobaleno: Valentina, insegnante statale, viene scavalcata in graduatoria, perché per lo Stato, la figlia avuta con sua 'moglie' Gianna non è sua.

Foto tratta dal sito sologossip.it
_MduL, 7 giugno 2020_
 
Apprendiamo dal sito neg.zone un'altra storia di ordinaria e -haimé- per la legge legittima, discriminazione nei confronti di una famiglia arcobaleno.
Dall'articolo "Insegnante lesbica scavalcata in graduatoria perché non riconosciuta come madre" che Rita F. P. ha pubblicato per neg.zone, il 26 Maggio 2020 scorso (link in calce al post), apprendiamo, infatti, la storia di Valentina e della discriminazione di legge di cui è stata fatta oggetto.

Questi i punti della vicenda.
Valentina e Gianna, unite civilmente, vivono a Sulmona ed hanno una figlia nata da inseminazione artificiale.
Valentina è un'insegnante.
Ad un certo punto, e finalmente, Valentina, nel suo lavoro di insegnante, grazie ai punteggi raggiunti nel tempo, è prima nella graduatoria che la riguarda.
Prima, fino a quando non viene a sapere che il collega secondo classificato, per legge, l'ha scavalcata, essendo padre ed avendo, per questo motivo, riconosciuti altri 6 punti.
Punti che, e qui arriviamo al punto, a Valentina non sono stati riconosciuti in quanto madre, poiché la legge non lo prevede!.

E' questa, infatti, la cosa più triste: Valentina e Gianna non sono state fatte oggetto di discriminazione da parte di alcuno di specifico ma da parte dello Stato, del nostro Stato!.
Infatti, come ormai tutte voi saprete (anche perché non smettiamo mai di ripeterlo), nel momento di massima apertura verso il nostro mondo ed i diritti Lgbtqi, siamo riuscite/i ad ottenere, nel 2016, - con immensa fatica e con tanti/troppi compromessi - la legge sulle unioni civili, ma, per colpa del movimento dei 5 stelle (ed anche questo non smetteremo mai di ripeterlo: uno dei loro errori più grandi!) non si è potuto normare anche l'aspetto importantissimo e fondamentale della tutela e del riconoscimento legale e paritario dei figli delle famiglie arcobaleno.
Figli che, ancora oggi, risultano essere figli di una sola madre o di un solo padre, non essendo per l'altra metà della famiglia riconosciuto alcun diritto su e per loro.

Nel caso di Gianna e Valentina è successo proprio questo ed è stata applicata proprio la legge: Gianna risulta la mamma della piccola e Valentina risulta non avere figli, dunque, in coerenza con questo obbrobio di risvolto normativo, Valentina non è considerata madre e, in quanto tale, non può avere diritto anche lei ai punti spettanti in una graduatoria dello Stato e per lo Stato.

Vergogna e Tristezza infinita. Chissà mai quando riusciremo a sanare questa grave ed assurda mancanza di legge.

MduL


Fonte:
Articolo "Insegnante lesbica scavalcata in graduatoria perché non riconosciuta come madre" di Rita F. P. per neg.zone del 26 Maggio 2020

Il discorso della Leader di FDI, Giorgia Meloni, in Piazza San Giovanni, lo scorso 19 ottobre, impostato sulla tutela della 'famiglia', dei figli e contro le persone LGBTQI

L'On. Giorgia Meloni sul palco di San Giovanni, il 19 ottobre scorso (foto da sito giorgiameloni.it)
_MduL, 25 ottobre 2019_

In attesa (e nella speranza) che arrivi il giorno in cui non sarà più necessario riportare queste notizie, siamo costrette a dare conto del discorso tenuto dall'onorevole Giorgia Meloni, Presidente del partito Fratelli d'Italia, sul palco della piazza San Giovanni di Roma, in occasione della manifestazione della destra italiana del 19 ottobre scorso.
La leader di Fratelli d'Italia, infatti, in alcuni passaggi del suo discorso ha apertamente 'attaccato' le persone LGBTQI, con particolare riferimento ai figli e, ovviamente, alla famiglia. 
Uno dei passaggi contestati - e da contestare - "No a genitore uno e genitore due, noi difendiamo i nostri nomi perché non siamo codici" (in merito alla polemica relativa alla giusta dizione da apporre nei documenti di riconoscimento ed anagrafici. Il precedente governo di centrosinistra aveva optato per la dizione generica ed inclusiva  di "genitore 1" e "genitore 2". In seguito, divenuto ministro dell'Interno l'on. Matteo Salvini, la dizione venne abolita ed al suo posto tornaro "Padre" e "Madre", con ciò non consentendo più l'inclusione dei genitori delle famiglie arcobaleno) e, ancora, sempre in argomento figli, alla fine del suo intervento, "...io non credo in uno stato che mette il desiderio legittimo di un omosessuale di adottare un bambino di fronte al diritto di quel bambino di avere un padre ed una madre...semplicemente perché l'omosessuale vota ed il bambino no". E, ancora "Uno stato giusto si occupa del più debole, quello che non si può difendere da solo" (riferendosi, ovviamente, al bambino e dando come messaggio implicito il fatto che i bambini si debbano e vadono difesi dalle persone LGBTQI che volessero amarli ed adottarli).
E qui ci piace molto sottolineare, come abbiamo fatto, il termine "legittimo", riferito al desiderio di un omosessuale di adottare un bambino: se è legittimo perché lo contesti? La cosa ci fa sorridere.
Ci da, invece, notevolmente fastidio l'altro passaggio, quello relativo al fatto che, per la Meloni, il riconoscimento alle persone LGBTQI di adottare (e, aggiungiamo noi, di avere) figli, non rappresenta una battaglia politica di civiltà, che, in quanto tale, può e deve essere portata avanti da quei partiti politici che delle libertà ed equità civili si fanno portatori, ma una semplice 'regalia' a fini elettorali. Il solo pensiero ci disgusta!.
Ultima notazione su questo breve - ma intenso - discorso della leader di Fratelli d'Italia è da farsi, infine, sulla sua frase "Sono una donna, sono una cristiana, sono una madre e non me lo toglierete". Ebbene, prima di tutto complimenti per la sottigliezza retorica, stante il fatto che è riuscita a definirsi in modo ineccepibile come donna, cristiana e madre, senza nulla dire in merito all'essere moglie. Ricordiamo, infatti, che Giorgia Meloni, paladina della famiglia tradizionale, così come Salvini (pluri divorziato e con figli) e Berlusconi (inutile anche solo ricapitolare...), ha una famiglia che proprio tradizionale non è, stante il fatto che lei ed il suo compagno non sono sposati ed hanno una figlia.
In questo caso, dunque, pur riconoscendole la correttezza e l'arguzia retorica, che le ha consentito di avere la risposta della piazza alla sua definizione di donna, pur in mancanza di una così importante definizione, quale quella di moglie, propria al centrodestra, non possiamo esimerci dal indicare l'ipocrisia di fondo di tali parole.

Ciò detto, pur premettendo l'ovvio e cioè che ognuno ed ognuna si ritrova ed identifica con i valori che più  aggradano, ciò che in questa sede fortemente contestiamo e segnaliamo è la volontà di prevaricazione sui valori e sui principi delle altre persone. Sei a favore di una famiglia tradizionale? Fattene una. Sei contro l'aborto? Non abortire. Sei contro la procreazione assistita? Non la fare. Non ti piaccione le persone LGBTQI? Non le frequentare e, se vuoi, evita di diventarci amico/a. Non vuoi la famiglie arcobaleno? Non te la creare. Va bene tutto ciò che vuoi, ti rispetto. Magari non ti frequento, ma ti rispetto e ci tengo a che tu possa vivere la tua vita secondo i tuoi principi. Ma quello che chiedo è che tu faccia lo stesso con me. Solo questo. 
E qui si arriva al punto. E' proprio lo Stato, infatti, che deve prevedere e disciplinare i diritti di tutti  e di ognuno in modo che si possa garantire una serena e pacifica convivenza tra tutti. E' lo Stato che deve legiferare su tutte queste materie in modo da garantire i diritti di tutti ed è sempre lo Stato che tali diritti deve proteggere. 
Incitare, dunque, come ha fatto e fa Giorgia Meloni alla denegazione dei diritti di una grossa parte della società civile, rappresentata da tutte le persone LGBTQI, secondo noi è profondamente sbagliato, oltre che incostituzionale.

Comunque, inutile continuare a farvi leggere le nostre impressioni, fatevene delle vostre. A tal fine, vi accludiamo il VIDEO del discorso di Giorgia Meloni, così come riportato su youtube dal sito repubblica.it:



Tanto dovevamo.
MduL

Un'altra buona notizia per noi: anche il sindaco di Parma, Pizzarotti, riconosce i figli delle coppie omosessuali - Il botta e risposta con il Vescovo della città

Il Sindaco, Federico Pizzarotti, mentre trascrive il riconoscimento del figlio di una coppia omogenitoriale (foto da articolo in calce)
Sapete quanto ci piace scrivere questi post. In questo odierno, vi raccontiamo della meravigliosa iniziativa del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, il quale ha registrato all'anagrafe comunale i figli di quattro coppie omogenitoriali, facendoli così diventare cittadini ad ogni effetto.
Certo, Pizzarotti, per fortuna, non è stato il primo sindaco - e speriamo non sia l'ultimo - che ha applicato la carente normativa oggi in vigore nel modo corretto (nel modo, cioè, auspicato anche dai massimi consessi giurisprudenziali e di legge). Prima di lui, hanno agito in tal senso la Appendino, sindaco di Torino, De Magistris, sindaco di Napoli e Sala, sindaco di Milano, dunque non è, ripetiamo, per fortuna, una novità e quindi non scriviamo di questo, ma ciò che qui vi riportiamo è la bellissima reazione del sindaco stesso, Pizzarotti, alle parole che sulla vicenda ha voluto spendere il Vescovo della città di Parma, Enrico Solmi.
Il Vescovo Solmi (gazzettadiparma.it)
Solmi, infatti, durante l'omelia della messa solenne celebrata nella parrocchia della Famiglia di Nazareth, in via Navetta, aveva sottolineato che "due uomini e due donne che vivono assieme come marito e moglie non sono famiglia, anche se mettono al mondo dei figli, dirattamente o indirettamente" E non si è fermato qui. Ha aggiunto "Anche se viene ratificata da una legge o in qualche comune di Italia, questa non è famiglia. Vivere sotto lo stesso tetto non basta per essere una famiglia. Fondamentale è la presenza di un uomo e una donna uniti nel matrimonio. La verità non è un pesce da tirare in faccia ma deve aiutare a fare chiarezza".
Il Sindaco Pizzarotti (Parma Repubblica)
A queste parole, la risposta del sindaco di Parma, Pizzarotti che scende sul terreno del Vescovo e cita proprio il Vangelo secondo Giovanni: "Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me". 
Continua, poi, il Sindaco: "Ribadisco che sono felice di averlo fatto. Lo rifarei oggi, domani e nei giorni a venire. Dove c'è amore e cura, chi sono io per dire chi è o cos'è una famiglia ? La sottoscrizione di due genitori dello stesso sesso è un puro atto di anagrafe, un riconoscimento legale, non concettuale. Non sottoscrivere gli atti di anagrafe non farà di quelle persone dei genitori meno di tutti gli altri, ma farà di quei bimbi dei bambini con meno diritti di tutti gli altri.
E noi istituzioni dobbiamo per primi saper riconoscere e tutelare diritti rispetto ad una società che cambia, che non va giudicata, ma compresa. L'amore è la forza che muove il mondo, non può essere arginata ma solo accompagnata, e soprattutto difesa. Guai a noi se perdessimo questo sguardo sulla società, ci rinchiuderemmo da soli dentro un nostro steccato dividendo il mondo tra 'noi e gli altri'".
Insomma, le due massime autorità cittadine, religiosa ed istituzionale, si sono invertite i ruoli e le parole. Nelle parole del Vescovo, la chiusura agli altri e l'intolleranza, oltre che la mancanza di rispetto; nelle parole del Sindaco, l'amore, l'inclusione ed il rispetto...
Decidete voi da che parte stare e, soprattutto, da che parte vi sembra possa stare, se pensate che esiste, il "Capo Supremo".

Meraviglioso Pizzarotti.
MduL


Fonte:
Articolo "Parma, Pizzarotti riconosce i figli di coppie gay. Vescovo: "Non sono una famiglia"" della redazione di parma.repubblica.it del 31/12/2018

Segnalazione: la bellissima puntata del format tv "Ci vediamo in tribunale", dal titolo "Una famiglia per Sara"

Sempre grazie alla magnifica ed innovativa casa di produzione "Stand by me", che tante soddisfazioni ci ha già regalato (sono loro i produttori/creatori di "Unioni Civili"), è possibile in questa sede segnalare una bellissima puntata del nuovo format "Ci vediamo in Tribunale", trasmesso tutti i pomeriggi, verso le 16.30, su Rai Due, dal titolo "Una famiglia per Sara".
Bellissima perché parla di un tema a noi molto caro; bellissima perché finisce bene anche se fa riferimento ad un periodo nel quale la legge Cirinnà non era ancora stata approvata (verrà approvata dopo poco); bellissima perché è stata trasmessa nel pomeriggio su Rai Due.
Grazie Stand by me.
Qui di seguito il link di raiplay alla puntata "Una famiglia per Sara", andata in onda mercoledì scorso, 11 ottobre, alle 16.30 su Rai Due (ricordate, però, che ormai occorre essere iscritti al sito per poter usufruire dei programmi on demand).


Ecco fatto.
MduL

La Germania passa dalle unioni civili ai matrimoni gay.

Foto da nextquotidiano.it
Il presente Post per annunciare, con gioia!, che anche la Germania (a guida Merkel, non dimentichiamolo) ha approvato nei giorni scorsi i matrimoni gay, anzi no, scusate, ha finalmente previsto anche per le coppie omosessuali la possibilità di sposarsi a tutti gli effetti di legge, con gli stessi doveri e gli stessi diritti di ogni coppia eterosessuale.
Direte voi, ma perché, la Germania non aveva già previsto l'equiparazione dei matrimoni gay? No, non lo aveva fatto, ma aveva da tempo previsto la disciplina delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, quella disciplina, per intenderci, che qui da noi è entrata in vigore da un annetto.
Ma andiamo con ordine e ricostruiamo la vicenda. A tal fine, utilizzeremo, spesso pedissequamente, le parole dell'articolo "I matrimoni gay in Germania frutto di un calcolo elettorale" di Fabio Bolzonar per huffingtonpost.it.
Dunque, in Europa, mentre molti i paesi, uno dopo l'altro, legalizzavano i matrimoni gay, la Germania, sebbene l'opinione pubblica tedesca fosse sempre più favorevole alla loro introduzione, sembrava resistere imperturbabile.
E' del 2002, infatti, la sentenza della Corte Costituzionale di Karlsruhe che, sotto l'influenza di un clima politico improntato al conservatorismo, dichiarava "che poteva considerarsi un matrimonio soltanto l'unione fra un uomo e una donna". Ed è molto più recente, solo del 2013, la pretesa del CDU nei confronti dell'SPD (che la timorosa dirigenza SPD, haimè, subito accettò), contestualmente alla stipulazione del comune programma di governo, affinché quest'ultima formazione politica rinunciasse alla politica di eliminare le discriminazioni ancora sussistenti contro le coppie omosessuali in merito ai diritti matrimoniali, ai diritti di adozione e alla normativa fiscale. Quindi, questo ancora nel 2013, ma veniamo ai giorni nostri.
Lunedì sera, durante un incontro organizzato dalla rivista femminile Brigitte, Angela Merkel dichiarava che avrebbe lasciato libertà di coscienza ai deputati del suo partito nel caso di votazione di una legge sui matrimoni gay. Ecco, è bastato solo questo e, per magia, soltanto quattro giorni dopo, venerdì 30 giugno, la Germania era già diventata il 14esimo paese europeo a legalizzare i matrimoni fra coppie omosessuali, approvando così in poco meno di quattro giorni una legge che giaceva nei cassetti del parlamento da ben oltre quattro anni e ponendo probabilmente fine ad un dibattito che, come ricorda la Frankfurter Allgemeine Zeitung, durava da alcuni decenni.

La Merkel alla votazione (corriere della sera)
Certo, in effetti, l'approvazione dell'equiparazione dei matrimoni appare avvenuta troppo in fretta per non essere scettici, ma rimane comunque una grande e miracolosa conquista (ulteriore, ribadiamo che in Germania già vi era la disciplina delle unioni civili).
Capire perché, in questo caso, è molto facile. L'approvazione di tale legge, infatti, è stata (l'ennesima) prova politica di Angela Merkel, la quale, per non farsi mettere in difficoltà su questo punto alle prossime vicine elezioni, ha pensato bene di togliere subito la patata bollente dal fuoco. A tal fine, lasciando libertà di scelta ai deputati del suo partito e pronunciandosi essa stessa, comunque, contro i matrimoni gay, è riuscita ad uscirne più forte che mai. I suoi sostenitori potranno apprezzarne la coerenza (è sempre stata contraria a tali matrimoni ed ha votato contro all'approvazione di tale legge), gli oppositori si sono trovati senza più l'arma da utilizzare contro di lei nella prossima campagna elettorale.
In altre parole, e con le parole di
Fabio Bolzonar, "con l'approvazione lampo dei matrimoni gay, la Germania ha assistito alla realizzazione di una strategia politica ammirabile per la sua tempistica e sconcertante per l'opportunismo dimostrato da chi l'ha ideata."
Ma questi retroscena politici, in questa sede, non possono e non debbono interessarci. Ciò che conta è che, ad oggi, perfino un paese conservatore come la Germania ha approvato l'equiparazione dei matrimoni tra omosessuali ed eterosessuali. Se, dunque, avete una fidanzata tedesca, potete andare lì a sposarvi oppure unirvi solo civilmente da noi, qui in Italia (no, non ci lamentiamo, è stato già molto difficile ottenere le unioni civili, ma...)
 
Ecco fatto.
MduL

Figli di coppie omosessuali: la Corte Costituzionale riconosce alla mamma "sociale" gli stessi diritti della "mamma" biologica

(foto da urbanpost.it)

E' di qualche settimana fa la notizia del nuovo ed innovativo pronunciamento della Corte Costituzionale in merito ad un contenzioso sorto tra due mamme (coppia lesbica) per la tutela e l'affido dei loro figli. Ha ritenuto il supremo consesso, infatti, che anche la mamma non biologica (quella, cioè, che non ha materialmente partorito i bambini) deve poter vedere i figli in caso di separazione e, oggi, divorzio.
L'importanza del pronunciamento dovrebbe essere evidente a tutte noi. Ancora oggi, infatti, pur con l'intervento della tanto attesa legge Cirinnà sulle unioni civili (Legge n.76/2016), la disciplina giuridica dei figli nati e/o affidati alle coppie omosessuali non ha alcuna regolamentazione.
Del resto, la tutela di questi bambini, figli, è ancora oggi demandata ai giudici che sono tenuti, se richiesti, a dare una disciplina ai casi loro sottoposti, applicando norme e principi di diritto "per relationem" (cioè applicando al caso specifico loro sottoposto, grazie all'interpretazione giuridica, delle norme dettate dall'ordinamento giuridico per casi diversi, seppur simili).
Ma, per meglio intenderci, partiamo dall'inizio.
Due donne, innamorate da anni, ad un certo punto, come succede con ogni coppia di ogni tipo (brutto questo termine!), decidono di separarsi. Niente di ché, sennonché dal loro amore erano nati due figli, gemelli. Si è posto dunque il problema del loro affido, visto che entrambe le mamme si contendevano, esattamente come le coppie eterosessuali, la cura esclusiva dei figli.
Ora, mentre nelle coppie eterosessuali, se accade una cosa del genere, vi sono le norme giuridiche dettate dall'ordinamento che aiutano i giudici a decidere la causa di affido, per le coppie omosessuali, anche se ormai riconosciute dalla legge, manca completamente una disciplina che possa regolamentare questi situazioni di contrasto. La legge Cirinnà, infatti, non è riuscita a portare l'estensione delle norme del matrimonio "normale" (scusate il termine!), anche alle unioni civili, con ciò lasciando questo vergognoso buco legislativo che obbliga i giudici ai salti mortali per poter dare giustizia e tutela a tutte le parti in causa, soprattutto ai bambini.
Nel caso in esame la svolta. La (ex) coppia di donne, infatti, era andata davanti ad un primo giudice, in Tribunale, per la contesa dell'affido dei figli. E questo primo giudice aveva deciso che i figli, pur se nel nostro ordinamento non riconosciuti come anche della mamma "sociale" (cioè non-biologica, quella che non li ha partoriti), avevano comunque il diritto all'affettività anche di detta mamma che, quindi, pur non essendo niente per loro a livello giuridico (parliamo di alcuni anni addietro, nel 2011. Le donne avevano fatto richiesta affinché la mamma "sociale" venisse riconosciuta come madre adottiva, ma non ci fu niente da fare), il giudice decretò che i bambini potessero e dovessero avere un affido congiunto o, comunque, che la madre non biologica potesse continuare ad avere ed a sviluppare con loro il rapporto affettivo costruito fino a quel momento.
A fronte di questa decisione del primo giudice, la mamma "biologica" (quella che li ha partoriti) non ci sta e decide di rivolgersi al secondo giudice (superiore), cioé alla Corte d'Appello, per arrivare al capovolgimento della decisione.
A questo punto, questo secondo giudice, ravvisando l'importanza della decisione e la mancanza di norme sulle quali poter decidere, ha sottoposto (cioè "rimesso") la decisione della questione alla Corte Costituzionale che è il massimo organo che nel nostro ordinamento si occupa della corretta applicazione della legge. Dice, cioè, ad un giudice che lo chieda loro, come deve essere applicata la legge in una determinata materia che ha delle evidenti mancanze e/o incongruenze con il sistema giuridico e la costituzione.
Ecco che, dunque, la causa davanti al secondo giudice, quello della corte d'appello, nel 2015, è stata interrotta per dare modo alla Corte Costituzionale di dire quali norme e quali principi si devono applicare per decidere sull'affido di questi due bambini contesi da due mamme lesbiche, una biologica ed una no. 
Testa di ponte per tale pronunciamento, è stata la sottoposizione da parte dei giudici d'appello della seguente questione: l'art. 337-ter del codice civile sancisce che "Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione, assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con i parenti di ciascun ramo genitoriale". Ma ciò, vale anche per i figli non biologici?
Ed è proprio qui, nella risposta a tale domanda, che la Consulta (cioè la Corte Costituzionale) sta innovando il diritto. Argomenta la Corte, infatti, che, essendo ormai riconosciuto come primario il diritto e l'interesse dei figli, così come sancito dalla Convenzione dei diritti dell'uomo, la nostra carta costituzionale e quindi il nostro ordinamento non può ignorare tale riferimento, cui fa espressamente richiamo la carta e, dunque, i giudici sono tenuti a dare applicazione a detto principio sancendo in tali casi che un figlio, e quindi la madre di fatto pur priva di legami biologici, ha gli stessi diritti di un genitore tradizionale. Il suo essere “genitore sociale” ne fa una protagonista obbligata nella vita del bambino.
Una svolta legislativa che, con le parole dell'articolo della repubblica utilizzato come fonte, "pare proprio mettere la parola fine su di un'incertezza normativa che per molti "genitori sociali" - omosessuali e non - era ormai insopportabile".

MduL


Fonte:
Articolo: Mamme gay si contendono i figli, la svolta della Corte Costituzionale: "Anche il genitore non biologico deve vedere i figli" su huffingtonpost.it

La sentenza del Tribunale per i minori di Roma che riconosce l'adozione alla madre non biologica, con l'aggiunta del proprio cognome alla piccola - Quando il diritto viene interpretato in modo corretto: differenze con la sentenza del Consiglio di Stato sul mancato riconoscimento dei matrimoni gay contratti all'estero

(aibi.it)
Che bello scrivere questi post, con notizie che vanno a compensare le brutture cui siamo costrette ad assistere sempre più di frequente, con il degrado delle istituzioni e dei principi di questo nostro povero paese. Dopo, infatti, l'incongruente, illegittima e concettualmente 'disonesta' (cioè con forzature interpretative) sentenza del Consiglio di Stato che siamo state costrette a commentare la scorsa settimana (cfr articolo "Sulla sentenza del Consiglio di Stato che ha negato la trascrizione ai matrimoni gay contratti all'estero. In particolare sul giudice relatore Carlo Deodato", link in fondo al presente post), grazie a "Rete Lenford" scopriamo esservi stata un' altra meravigliosa sentenza del Tribunale dei Minori di Roma, depositata lo scorso 22 ottobre, che ha sancito a favore di civiltà (e quindi a 'nostro' favore, visto che siamo nel giusto!), autorizzando l'adozione, ai sensi dell'art. 44 lett. d L.184/83 (c.d. adozione in casi particolari), da parte della madre non biologica, con aggiunta del cognome della stessa a quello d'origine della bambina!!. Ancora una volta, dunque, dei giudici (illuminati) si sono espressi a favore del riconoscimento del figlio di una coppia gay a favore della compagna madre non biologica.
Direte voi, vabbè, per fortuna non è la prima sentenza in tal senso (e speriamo non sia neanche l'ultima), già altri giudici si erano pronunciati per tale riconoscimento. 
E' vero. Già altri giudici si sono pronunciati, riconoscendo l'adozione da parte della madre non biologica del 'proprio' figlio, partorito dalla compagna, ma ciò che merita in questo post di essere evidenziato è la meravigliosa quanto coerente e giuridicamente ineccepibile motivazione di tale sentenza. Motivazione in diritto, solo in diritto, che fa a pugni con la maldestra e bruttissima motivazione della fantomatica sentenza del Consiglio di Stato sul mancato riconoscimento dei matrimoni gay contratti all'estero. 
Qui il giudice riconosce un diritto fondamentale al bimbo oggetto del pronunciamento, facendo riferimento solo ed esclusivamente ai principi di diritto, alla norma giuridica ed alla sua coerente interpretazione; lì si sono usati principi e convincimenti religiosi e sono state piegate le norme giuridiche a tali principi a mezzo di interpretazione di legge erronea e fuorviante (e non uso il termine "mala fede" per non incorrere in conseguenze) solo per arrivare a negare, in quel caso, il diritto sacrosanto (termine non a caso) al matrimonio per due persone dello stesso sesso.
Il Giudice del Tribunale di Roma, al contrario di quello del Consiglio di Stato, motiva infatti la sua sentenza ribadendo che "la normativa deve poter essere interpretata alla luce dei principi costituzionali e convenzionali che costituiscono il fondamento per il riconoscimento di nuove forme di genitorialità. E nel caso di specie l'interpretazione della norma è nel senso di essere applicabile a tali nuove forme di genitorilità, senza forzatura alcuna". E da qui, da questa fondamentale considerazione, il giudice ulteriormente motiva riportando che "Gli elementi sui quali il Collegio ha posto la sua attenzione, nella convinzione che può, non essendovi alcun divieto nella legge in vigore e che anzi deve aderire a questa interpretazione, sono il benessere e la tutela di un sano sviluppo psicologico della piccola, il cui unico pregiudizio, nel percorso di crescita andrebbe presumibilmente rintracciato nel convincimento ancora presente in parte della società, esclusivamente fondato, questo sì, su pregiudizi e condizionamenti cui questo Tribunale, quale organo superiore di tutela del benessere psicofisico dei bambini, non può e non deve aderire stigmatizzando una genitorialità "diversa", ma parimenti sana e meritevole di essere riconosciuta in quanto tale".
Non trovate anche voi sia una motivazione assolutamente ineccepibile?. Grazie, dunque, al Collegio giudicante che ha prodotto tale illuminata sentenza. 
MduL

Link utili:
- Qui, sempre grazie al sito retelenford.it, il link diretto alla sentenza oggetto di questo post, con la motivazione per esteso in pdf;

Ma si spaccherà davvero la maggioranza di Governo proprio sulle Unioni Civili e, soprattutto, sulle adozioni dei propri figli e sul loro riconoscimento? Il punto della situazione in Italia.

(ilsole24ore.com)

Anche noi, ovviamente, non potevamo esimerci dal riportare la situazione politica attuale, che vede una spaccatura della maggioranza di governo (PD-NCD), dovuta proprio al disegno di legge Cirinnà sulle cd Unioni Civili.
Spaccatura che, è bene segnalarlo con forza, non è data tanto dal testo in sè, già per altro molto annacquato per far contento il centro destra al governo, quanto su un punto specifico e fondamentale di tale disegno di legge proposto dal Pd e cioè sul punto del riconoscimento della possibilità di adottare il figlio della propria compagna/moglie anche in Italia!!! Si, avete letto bene, non si sta parlando del diritto di adozione in generale, ma soltanto della possibilità di regolarizzare la posizione di un figlio nato nel contesto di una coppia convivente o di spose omosessuali!!
Ebbene, il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano proprio non ne vuole sapere!! Riconoscere anche solo questa misera possibilità e diritto ad una coppia omosessuale è per loro impensabile!. E per tutelare i loro 'saldi principi' hanno anche preannunciato la spaccatura di governo di cui si sente parlare con insistenza in questi ultimi giorni. 
Min. Maria Elena Boschi (lettera43.it)
Dell'aspetto prettamente politico di tale vicenda è presto detto: la Boschi, a nome del Pd e, dunque, del Governo, ha insistito nel voler candelarizzare la discussione sul disegno di legge Cirinnà per i prossimi mesi, possibilmente prima della fine dell'anno. Il Nuovo Centro Destra è quindi insorto, sostenendo prima che tale discussione ed approvazione di legge non era in alcun modo importante e/o urgente ed arrivando poi a minacciare la stessa tenuta della maggioranza di governo. La situazione è talmente accesa che si sta profilando financo una spaccatura interna allo stesso NCD, con esponenti di partito quali Quagliariello, ed altri, che minacciano l'uscita dal partito se verrà ancora dato supporto al Pd e con i sempre presenti esponenti del Pd tipo la Binetti e co che possono minacciare a loro volta di far cadere il governo nella votazione che dovesse tenersi su tale questione.
Il Pd risponde dicendosi sicuro del sostegno delle altre forze politiche di opposizione, Forza Italia e Cinque Stelle soprattutto, ma temendo e tremando per la possibilità che l'approvazione di tale disegno di legge sulle unioni civili venga fatta a scrutinio segreto e non palese...
Insomma, staremo a vedere gli sviluppi. Certo, appare molto difficile credere che il Pd vada fino in fondo e punti davvero ad approvare tale fondamentale legge entro l'anno, creando una spaccatura con il Nuovo Centro Destra.
Min. Angelino Alfano (gildavenezia.it)
Ora, sorvoliamo sul fatto che proprio l'NCD non ha alcuna legittimazione politica ed istituzionale per poter parlare e per poter bloccare l'approvazione di una tale legge, visto che nessuno mai li ha ancora votati (per quelle di voi che avessero dimenticato, l'ncd nasce dalla scissione di Alfano da Forza Italia ed è diventato partito di governo proprio grazie ai pochi voti fondamentali che hanno al senato. Non hanno mai ricevuto, dunque, alcuna investitura popolare, non essendoci state ancora le elezioni politiche nazionali ma solo le europee) e sorvoliamo anche sul fatto che l'approvazione di tale legge è di fondamentale importanza non solo per una questione di principio e di maturità sociale, ma anche perché siamo già stati ripresi dall'Unione Europea sul punto, che ci ha esortato ad adottare al più presto una normativa sulle unioni civili, pena una sanzione monetaria molto consistente!!.
Ciò che in questa sede invece si vuole rimarcare ed evidenziare è l'assurdità di tutto questo clamore e 'ciarpame' politico in merito ad una questione così importante e fondamentale per i diritti di alcuni bambini, di tutti i bambini, di tutti noi, sia Lgbtq che etero (!), ma anche la necessità che tale regolamentazione venga al più presto data proprio dalla legge nazionale, in modo da consentire a tutti gli operatori del diritto e non di poter avere delle norme di riferimento univoche ed unitarie.
Ad oggi, infatti, i Giudici, gli Avvocati, i funzionari dello stato civile, i sindaci, i prefetti e tutti gli altri soggetti coinvolti, agiscono e sono costretti ad agire esclusivamente secondo la propria coscienza ed il proprio giudizio, non potendo appellarsi ad alcuna legge interna italiana!.
(blitzquotidiano.it)
Una vergogna ed uno scempio vieppiù per il punto caldo del riconoscimento della possibilità di adottare il figlio della propria compagna/compagno anche da noi. Due donne sposate in Spagna - o dove gli pare a loro (ormai i paesi dove ciò è possibile sono, per fortuna, sempre di più) - vedono subito riconosciuta la possibilità del riconoscimento del figlio da parte della madre non biologica in quasi tutti i paesi stranieri, tranne che in Italia. Qui da noi, per poter riconoscere il figlio della compagna, bisogna sperare nella disponibilità del funzionario di stato civile e/o del sindaco oppure rivolgersi al Tribunale: l'atto del riconoscimento non è dovuto!! E sapete che cosa comporta questo? Comporta che il bambino rimane il figlio sempre e solo della madre biologica e, dunque, se alla stessa - Dio non voglia - dovesse succederle qualche cosa, il bambino finirebbe dai parenti più prossimi della defunta e/o in affido perché la madre non biologica, vedova, per lo Stato Italiano non esiste e non ha diritti!!. Il bambino non esiste e non ha diritti!! Perché una cosa è sicura, pensare che un bimbo possa crescere più felice in affido anziché tra le braccia di sua mamma è assurdo!!!
Ma a questo ancora siamo in Italia. Stanno facendo dello sciacallaggio politico sulla testa di bambini che altro non chiedono se non di essere tutelati dallo Stato cui, loro malgrado, sono costretti a far parte (perché una o due mamme - o papà - sono italiani).
(blitzquotidiano.it)
Ripeto, non si sta parlando della possibilità di adottare da parte di una coppia gay (cosa normalissima e diritto sacrosanto in tutti gli altri paesi civili), si sta parlando di riconoscere il figlio della propria compagna/o, il proprio figlio!!! Ma come può questa essere una merce di scambio politica!!! Vergogna!!!
Ed è meglio se mi fermo qui. Per tutte quelle di voi che volessero invece continuare ad indagare su questa delicata questione, vi propongo due articoli davvero molto interessanti ed esaustivi.
Il primo è l'articolo << Caso Ruben, Sangalli: "Riconosciuta realtà giuridica che da anni esiste all’estero”>> di Cristina Zagaria per il sito larepubblica.it/napoli che indaga con assoluta chiarezza espositiva il punto della situazione su tale delicata questione del riconoscimento interno delle adozioni dei figli della coppia omosessuale;
il secondo è l'articolo "Lo strappo sulle unioni civili" di Maria Teresa Meli, riportato sulla pagina news di oggi dal sito cinemagay.it
Buon proseguimento di lettura.
MduL

Aggiornamento sulla mozione omofoba presentata al Consiglio Comunale di Trento


Nel post dello scorso 16 marzo, intitolato "Omofobia e riconoscimento unioni civili: le contraddizioni italiane" si è avuto modo di parlare di quel simpaticone del consigliere comunale di Trento, certo Claudio Cia, che ha presentato al Consiglio un'ordine del giorno "Save the children: i diritti dei bambini non sono quelli delle coppie gay" (si, avete letto bene: il titolo dell'ordine del giorno presentato era proprio questo!) affinché venisse riconosciuta l'opportunità di mandare i servizi sociali a "salvare" i figli delle coppie omosessuali. Ciò, in base al principio per il quale una coppia omosessuale, secondo l'illustre compatriota Cia, non è degna nè adatta a crescere un figlio, dunque, è necessario non solo non affidare più i bambini a coppie gay ma anche, e soprattutto, levare quei pochi bambini a suo tempo agli stessi affidati per poterli crescere degnamente presso famiglie etero e/o istituti sociali.
Ora, ogni altro commento su tale iniziativa non si ritiene necessario poiché si ha la convinzione che chi dovesse leggere questo Post sia persona sensiente ed aperta per definizione, dunque, si passerà subito a dare l'aggiornamento annunciato nel titolo, sull'evolversi della vicenda.
Ebbene, il Consiglio Comunale, lo scorso 25 marzo, ha effettivamente dovuto votare tale mozione e la votazione è andata così:
3 astenuti;
14 voti a favore (senza commenti);
28 voti contrari
La mozione, dunque, è stata respinta!!
La risposta del "nostro" prode Claudio Cia sapete quale è stata? Ha dichiarato, con aria pure soddisfatta: "A me interessava sollevare il problema".....
..."sollevare il problema"....no comment!!!
MduL

Articolo utilizzato per questo Post: "Coppie omosessuali, il caso di Trento e quello di Venezia" di Claudia Arletti per la rubrica "Bioritmi" del settimanale della Repubblica "Il venerdì" del 04/04/2014.

Una mamma lesbica può tenere suo figlio, anche se convive con la compagna (Sent.Corte Cass. n. 601 del 2013)



Una mamma lesbica può tenere suo figlio, anche se convive con la compagna.
Note sulla sentenza della Corte di Cassazione, sez. I civile, 11 gennaio 2013, n. 601 (pronunciata l'8/11/2012, è stata depositata l'11/01/2013)

Come al solito, grazie alla lungimiranza, coraggio e forza di una donna, il Giudice Maria Gabriella Luccioli, Presidente della I sezione, la Suprema Corte di Cassazione ha confermato l'affidamento di un bambino alla madre separata dal marito ed ora convivente con un'altra donna. Si tratta della conferma della decisione della Corte d’Appello di Brescia di affidare in via esclusiva il figlio minore alla mamma, a fronte del comportamento pregiudizievole del padre. Il fatto che la madre abbia un rapporto lesbico con un'altra donna non è di per sé un impedimento.
Ciò, in quanto, con le parole della Suprema Corte: "Non risulta alcuna specificazione delle ripercussioni negative, sul piano educativo e della crescita dle bambino, dell’ambiente familiare in cui il bambino viveva presso la madre (...). Alla base della doglianza del ricorrente non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale. In tal modo, si da per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto familiare per il bambino, che dunque, correttamente la Corte d’Appello ha preteso fosse specificamente argomentata."
Ebbene, ha ragione l’Arcigay quando sostiene che la sentenza non ha precedenti in Italia, ma è pur vero che si tratta di una decisione che si inserisce in un orientamento della Cassazione già molto chiaro per quanto riguarda il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali. Sviluppando una linea indicata nel 2011 dalla Corte costituzionale, che ha riconosciuto la rilevanza costituzionale delle unioni omosessuali, proprio la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4184 del 2012, ha infatti affermato che, in specifiche situazioni, alla coppia omosessuale spetta “il diritto a un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”.
Dunque, una volta di più, con la sentenza di ieri, la prima sezione civile della Cassazione che, ricordo, era presieduta dal giudice Maria Gabriella Luccioli, ha mostrato come sia possibile seguire con rigore la strada che conduce al pieno riconoscimento dei diritti delle persone, supplendo così, almeno in parte, all’assoluta inadeguatezza del nostro sistema politico!.
(Per scrivere questo post mi sono avvalsa del fondamentale contributo dato dall’articolo scritto su Repubblica il 12/01/2013 scorso, dal – grande - costituzionalista e giurista Stefano Rodotà)
MduL.