Ultimo aggiornamento il 17 maggio 2026...

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Addio ad Edith Windsor e Grazie di tutto...

Edith - Edie - Windsor (foto: cultura e colori)

Addio ad Edith Windsor, l'icona dei diritti Lgbt la cui perseveranza in tribunale aprì la strada alla legalizzazione dei matrimoni omosessuali negli Usa. Martedi scorso, ad 88 anni, infatti, è morta serenamente nella sua casa di Manhattan. Ad annunciarlo Judith Kasen-Windsor, la donna che Edie, come la chiamavano gli amici, aveva sposato in seconde nozze. 
Hilary Clinton al funerale di Edith Windsor (fonte repubblica)
Al suo funerale, anche Hillary Rodham Clinton, la candidata alla Presidenza degli USA battuata da Trump, che nel suo elogio funebre ha esordito: "Edie è la donna che più ha saputo cambiare il cuore e le mente di questa nazione. E per questo noi tutti oggi le siamo grati". 
Ed è vero, questa piccola donna, ha cambiato non solo il nostro mondo, in quanto donne e lesbiche, ma anche il mondo intero.
Suo, infatti, il ricorso alla Corte suprema USA, presentato contro tutto e tutti, per vedersi riconoscere il diritto ad essere l'erede legittima della sua compagna, l'amatissima Thea Spyer, morta nel 2009 e sposata in Canada nel 2007 dopo ben 40 anni di vita in comune.
Ricorso vinto nel 2012, con una sentenza che ha fatto la storia di tutte noi e del mondo intero. Grazie ad essa, infatti, si aprirono le porte alla legalizzazione del matrimonio gay che fu infine ammessa e rogolamentata nel 2015.
In merito, stante l'importanza di tale notizia, nel lontano agosto del 2013, scrivemmo anche noi un post che, per quante di voi fossero interessate, vi riproponiamo: "Edith e Thea: l'amore tra due donne dietro la storica sentenza della Corte Suprema USA".
Insomma, è solo grazie a Lei se, di rimando, noi in Italia siamo riuscite, un anno dopo, nel 2016, ad avere almeno una regolamentazione ad hoc, con la legge n. 76/2016, cd. Cirinnà, sulle Unioni Civili.
 
Grazie, dunque, Edie e Buon viaggio.
MduL 


Fonti:
Articolo "Addio a Edith Windsor, eroina e attivista per i diritti Lgbt" di Greta di Maria per repubblica.it del 13 settembre 2017
Articolo di repubblica: "Edith Windsor, l'elogio funebre di Hillary Clinton: "Ha cambiato cuore e mente degli Usa"" di Anna Lombardi per repubblica.it del 15 settembre 2017

Storica sentenza della Corte Suprema USA: ora i matrimoni gay sono legali in tutti gli Stati Uniti!

Manifestanti davanti alla Corte Suprema Usa (ilpost.it)

Come non scrivere su questa svolta sociale epocale che arriva dall'America?! Stiamo parlando della storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti d'America "No. 14–556. Argued April 28, 2015—Decided June 26, 2015" (vedi sentenza originale in pdf) grazie alla quale oggi i matrimoni gay sono legali in tutti gli Stati confederati americani!.
Mentre da noi stiamo ancora a parlare di "Family Day" e "Teoria Gender" da combattere, negli USA, grazie a questa storica sentenza della Corte Suprema Americana, è stata definitivamente sancita l'equiparazione dei matrimoni gay a quelli eterossessuali (orribile questo distinguo e questi termini che ora, per fortuna, almeno li non vi sarà più!). Questo significa che, da ieri, una coppia gay potrà tranquillamente sposarsi ed acquisire i diritti ed i doveri che il matrimonio comporta, in tutti gli stati uniti d'America. 
In America (ma anche nel resto del mondo, tranne che in Italia) è di questi anni un'accellerazione impressionante in tema di riconoscimento e sostegno ai diritti per le persone LGBT, abbiamo avuto modo di parlarne più volte, anche in questo blog. Si è passati dal riconoscimento dei matrimoni (non più delle unioni civili, perché quelle le avevano già disciplinate da anni) in alcuni stati, al progressimo riconoscimento, sempre più veloce, in altri stati, per arrivare, appunto, all'estensione di tale riconoscimento ed equiparazione su tutti il territorio americano e, dunque, di tutti gli Stati confederati, anche i pochi recalcitranti rimasti.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha, infatti, dato il via libera a matrimoni fra persone dello stesso sesso in tutti i 50 Stati che compongono gli Stati Uniti, sancendo così l'obbligo per tutti gli Stati della federazione di permettere a due persone dello stesso sesso di sposarsi e riconoscere i matrimoni omosessuali contratti in qualsiasi parte degli Usa. Finora, la questione era stata lasciata ai singoli Stati e di questi, nel corso degli anni, anche se ben 37 avevano deciso di legalizzare le nozze omosessuali, ne rimanevano altri 13 dove tali nozze non potevano essere celebrate e, anzi, in alcuni, erano ancora considerate fuori legge, con ciò creando una disparità di trattamento inaccettabile.
Certo occorre dire che non è che si è arrivati a questa svolta epocale così, improvvisamente. Dietro tale sentenza, vi è una lotta durata anni. Lotta che vide una prima storica vittoria nel 2013, allorquando sempre la  Corte Suprema Usa riconobbe e rese legali i matrimoni gay, lasciando però libertà di scelta ai singoli Stati confederati e con ciò creando non pochi problemi pratico/sociali/giuridici di non facile armonizzazione. Si pensi ai casi limite che, pure, si erano proposti: una coppia sposatasi in uno Stato che riconosceva le unioni, trasferitasi in uno che invece non le riconosceva, vedeva decadere tutti i diritti acquisiti. Oppure, ancora, una coppia che viveva in uno Stato che vietava i matrimoni, poteva vantare alcuni diritti garantiti dal governo centrale, ma non anche dallo Stato stesso...insomma, sussistevano delle incongruenze insanabili. 
E tutto questo perché vigeva ancora la legge cd “Defense of Marriage Act”, approvata nel 1996 e già allora di dubbia costituzionalità, la quale conteneva una definizione di matrimonio limitata a quello eterosessuale e, quel che peggio, sospendeva il tradizionale vincolo di reciprocità fra i vari stati dell'unione.
La sentenza del giugno 2013, dunque, fu molto importante e consentì a moltissime corti federali minori di legalizzare il matrimonio gay in diversi stati, argomentando che la ratio della sentenza legittimava l’introduzione di tale matrimonio anche a livello statale. Sennonché, un anno dopo, iniziarono le insanabili incongruenze che hanno portato oggi a tale epocale svolta. Nell’ottobre del 2014, infatti, la Corte Suprema rifiutò di esaminare gli appelli avanzati contro i matrimoni gay da parte di cinque stati in cui le proprie corti federali minori li avevano legalizzati, esprimendosi di fatto per una loro legittimazione anche a livello statale.
Il 6 novembre del 2014, però, la Corte d’Appello federale del sesto circuito, che ha giurisdizione in Kentucky, Michigan, Tennessee e Ohio, decise di confermare il diritto di vietare il matrimonio gay nei quattro stati, al contrario di quanto deciso da alcune corti minori in ciascuno stato. Si era creata quindi una discrepanza insanabile nell'ordinamento americano, fra quanto deciso da tutte le altre corti federali e quanto sancito dalla Corte del sesto circuito; discrepanza che poteva essere sanata soltanto con un nuovo intervento della Corte Suprema Usa.
E la Corte, per fortuna, come abbiamo visto, ha deciso! I voti favorevoli sono stati 5 e quelli contrari 4 ma orami è andata, ci siamo evoluti!. Onore al merito al Giudice di area repubblicana, voluto da Regan, Anthony Kennedy, che, a nome della Corte, ha scritto che anche che le persone omosessuali che intendono sposarsi «non devono essere condannate a vivere in solitudine, esclusa da una delle più antiche istituzioni della civiltà. Chiedono uguale dignità di fronte alla legge. La Costituzione garantisce loro tale diritto».
Ed in Europa? Dopo il magnifo referendum pro-matrimonio gay tenutosi in Irlanda, restano soltanto 9 stati, su 28, che non prevedono neanche un minimo riconsocimento e tutela delle coppie omosessuali. Tra questi, oltre ai paesi ex-comunisti, la Grecia, Cipro e l'ITALIA!!.
Ogni altro commento appare superfluo.
Comunque, per una lettura completa ed esaustiva su tutta questa materia, vi rinvio agli articoli citati in bibliografia, ed in particolare all'articolo "La Corte Suprema riconosce il diritto costituzionale al matrimonio delle persone gay e lesbiche" scritto per articolo29.it dalla Prof.ssa Angioletta Sperti, Professore associato di Diritto pubblico comparato all'Università di Pisa dove potete trovare il più dettagliato e pertinente iter che ha portato a questa storica sentenza.
MudL

Articoli utilizzati per la redazione del Post:
- Articolo "Matrimoni gay legali negli Usa" di Sergio Braga per popoffquotidiano.it
- Articolo "Il matrimonio gay è legale in tutti gli USA" della redazione del ilpost.it
- Articolo "Matrimoni gay, sì della Corte Suprema Usa alle unioni omosessuali in ogni Stato" di F.Q. per ilfattoquotidiano.it
- Articolo "La Corte Suprema riconosce il diritto costituzionale al matrimonio delle persone gay e lesbiche" di Angioletta Sperti per articolo29.it

Diritti GLBT: sui matrimoni gay e sul giudice della Corte Suprema USA Ruth Bader Ginsburg

Vivian Boyack (91) & Alice 'Nonie' Dubes (90) finalmente spose, nel 2014, a Davenport (dailymail.co.uk)
Abbiamo scelto la foto del matrimonio delle ultranovantenni Vivian Boyack ed Alice Bubes per celebrare l'amore ed il riconoscimento che di questo amore, finalmente!, forse, si sta per fare in tutti gli Stati Uniti d'America (vi ricordate di loro, vero? Ne abbiamo parlato su questo Blog lo scorso 14 settembre. Per chi si fosse persa la notizia, il link in fondo al Post). Ma andiamo con ordine. Prima l'inquadramento sistematico.

E' di questi giorni la (meravigliosa) notizia che la Corte Suprema USA è stata chiamata ad esprimersi sulla estensione del ricoscimento dei matrimoni gay su tutti gli stati della confederazione USA. Fino ad oggi, infatti, sono 37 su 50 gli Stati dove è già possibile sposarsi, ma la Corte è stata chiamata a pronunciarsi sul principio di diritto che consenta l'equiparazione assoluta di tali matrimoni con quelli eterosessuali, con buona pace della pur cospicua opposizione a tale riconoscimento.
La Corte Suprema USA (lapresse.it)
Dunque questi 9 supremi giudici americani, sono chiamati ad esprimersi su una questione della massima importanza, non solo e non tanto per la tutela dei diritti delle persone glbt in particolare, ma per il riconoscimento di un principio di evoluzione della società umana tutta. I tempi, comunque, appaiono maturi. Pensate che nessun grande studio legale, in tutta l'america, si è offerto di rappresentare i detrattori di questa rivoluzionaria riforma civile, nessuno!!. Questo è un ottimo segno sul possibile pronunciamento finale della Corte. Incrociamo le dita...

Passiamo ora alla notizia letta sul sempre inestimabile sito cinemagay.it che ha dato impulso a tale post. Tra le news, infatti, si legge la seguente: "La lezione della giudice della Corte Suprema agli Anti-Gay" di Giovanni Drogo da nextquotidiano.it 
Ruth Bader Ginsburg (notablebiographies.com)
Tale notizia riporta le argomentazioni a sostegno del riconoscimento dei matrimoni gay, anticipate da una dei nove giudici della Corte Suprema, certa Ruth Bader Ginsburg, nel contesto di una intervista rilasciata sulla questione. 
In particolare, ciò che colpisce è il seguente brano estratto dell'intervista (domande di 'Argument' e risposte del Giudice Ruth Bader Ginsburg: 'RBG') dove la Bader risponde alle obiezioni classiche che vengono poste sul riconoscimento dei matrimoni gay:

Argument: La corte non ha alcun diritto legale di cambiare una tradizione millenaria.
RBG: “Oggi il matrimonio non è la stessa cosa di quello che era secondo la common law, sotto la civil law. Una volta il matrimonio era una relazione tra un uomo (in posizione dominante) e una donna (in posizione subordinata). Nel 1982 questa situazione è cambiata in virtù di una decisione di questa stessa Corte che ha rigettato la Head and Master Rule della Lousiana. È quella una scelta che lo stato dovrebbe poter avere? Aggrapparsi all’idea di matrimonio come era una volta?
Anche una tradizione “millenaria” (qualsiasi cosa voglia dire) può e deve cambiare, stando al passo con i tempi ma soprattutto con l’avanzare dei diritti civili. Per tutti gli altri c’è “Sposati e sii sottomessa”. Il fatto che in passato non esistesse il matrimonio per le coppie omosessuali non significa che la situazione debba continuare a rimanere così come “è sempre stata”;
 
Argument: Il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è stato consentito per la maggior parte della storia. Perché proprio ora?
RBG: “Le coppie gay non chiederebbero questo riconoscimento se la legge matrimoniale fosse quella di mille anni fa. Voglio dire, non era possibile. Perché le unioni tra persone dello stesso sesso non sarebbero ricadute nello schema del matrimonio, che era un rapporto di subordinazione. Certamente era un matrimonio tra un uomo e una donna, ma era sempre l’uomo a decidere dove la coppia sarebbe andata ad abitare ed era dovere della donna seguirlo.”
Di nuovo la storia non ci dice altro che come le cose andavano nel passato, non di come dovrebbero andare nel presente o di come andranno nel futuro. L’estensione dei diritti ad un maggior numero di persone possibili è il senso di quello che è lentamente accaduto in questi ultimi secoli. È un procedimento lineare che non si può fermare solo perché “una volta non era così
”.
 
La linearità, coerenza e logicità di tali risposte è evidente, dunque, detto giudice, secondo noi, merita un approfondimento. Ecco quello che abbiamo scoperto su questo giudice, RUTH BADER GINSBURG
La Bader giovanissima (huffingtonpost.com)
Ruth Joan Bader è nata a Brooklyn, New York, il 15 marzo 1933 da Nathan Bader e Cecelia Amster.
Sua madre è sempre stata per lei un esempio e l'ha sempre incoraggiata a diventare ciò che voleva essere, emancipandosi come donna, anche se, vivendo la Bader nei primi del secolo scorso, le è toccato, come a tante altre ragazze, di dover andare a lavorare in una fattoria per poter aiutare i genitori nelle spese per il sostentamento agli studi di suo fratello maschio. Comunque, malgrado ciò, e per fortuna, la giovane Ruth è riuscita a studiare. 
Ruth, infatti, ha sempre amato leggere ed imparare, ed il suo amore specifico per la Legge è nato alle superiori, mentre scriveva degli articoli sulla "Magna Carta" richiesti dal giornale scolastico. Carriera scolastica di tutto rispetto, visto che frequenta Cornell University e si laurea con lode in "Government".
E' di questi anni, poi, l'incontro con il suo futuro marito, anche lui studente universitario in legge, certo Martin Ginsburg,
che sposerà subito dopo la laurea.
Il matrimonio, comunque, non la blocca e la Bader continua la sua carriera alla Harvard Law School, dove, suo malgrado, le viene dato modo già di mettere se stessa al servizio dell'emancipazione femminile. Le donne del suo corso, infatti, erano soltanto 8 su 500 e le discriminazioni erano evidenti. Pensate che arriverà, per protesta, a rifiutare anche ruoli di prestigio in quel contesto accademico.
La Bader inizi carriera(oprah.com)
Nel proseguo della sua vita e carriera, per seguire il marito, ormai noto ed affermato avvocato, va a vivere New York e passa ad insegnare alla Columbia University.
Andrà quindi avanti con la sua folgorante quanto meritata carriera, riuscendo pure a conciliare i suoi figli e la sua famiglia con tutte le sue affermazioni, quali, per esempio, il fatto di essere stata la prima docente femminile di diritto ad Harvard e tra le 20 donne professori di diritto di tutti gli USA di quei tempi (e stiamo però già parlando degli anni '70!!).
Tra le sue principali attività e meriti anche il suo servizio come avvocato per
un'organizzazione non governativa orientata a difendere i diritti civili e le libertà individuali negli Stati Uniti, denominata ACLU: American Civil Liberties Union (Unione Americana per le Libertà Civili, acronimo ACLU), con la quale collabora praticamente da sempre.
Ha quindi sempre operato per la tutela dei diritti civili ma di tutte le categorie, non solo delle donne e, essendo molto brava e preparata, sotto la Presidenza Carter, ha ottenuto anche un posto di giudice alla Corte d'Appello del Distretto di Columbia. Questo anche perché, tutelando i diritti civili delle varie categorie svantaggiate, era riuscita a vincere, come avvocato, ben cinque cause su sei presentate davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti.
La Bader più matura (aclu.org)
Ed ecco che, infine, Ruth Bader Ginsburg approda come giudice proprio alla Corte Suprema USA, allorquando viene eletta (seconda donna in assoluto) dal Presidente Bill Clinton a tale carica, e ciò anche per poter fronteggiare la preponderanza schiacciante di giudici conservatori che ne facevano parte (ricordiamo che i giudici della corte sono 9). 
Una donna, dunque, che seppur nata agli inizi del secolo scorso, non dimentichiamo che è del 1933 (ha da qualche mese compiuto 82 anni), riesce ancora oggi, alla sua età, ad essere innovativa e salda sulla salvaguardia dei diritti civili e politici delle minoranze, rappresentando, nel caso specifico, una delle donne - poche - che nel mondo cambiano ed hanno cambiato le cose.
Del resto, che la Bader è una donna che era destinata a cambiare in meglio il mondo si è visto: tra le prime a studiare legge, tra le prime ad insegnarla, tra le prime ad essere nominata giudice del massimo organo giurisdizionale degli USA. E tutto questo, pur essendo sposata fin da giovane e con dei figli da accudire!.
Perché è anche questo il punto, non importa se la Bader (il suo cognome da ragazza, quello che mi piace usare) è eterossesuale, oppure, magari, lesbica, bisessuale (o come altro le pare) non dichiarata, sono fatti suoi. Ciò che importa è che una donna così esista e sia esistita per rendere la posizione delle donne, e dunque il mondo, migliore.
Ecco chi è Ruth Bader.
Che dire? Complimenti e Grazie al giudice Ruth Bader.
MduL

Articoli e pagine web utilizzati per la redazione del Post:
- Articolo cinemagay.it "La lezione della giudice della Corte Suprema agli Anti-Gay" di Giovanni Drogo da nextquotidiano.it;
- Pagina wikipedia su Ruth Bader Ginsburg;
- Biografia (in inglese) su Ruth Bader Ginsburg:

Edith e Thea: l'amore tra due donne dietro la storica sentenza della Corte Suprema USA

Edith Windsor (sin) e Thea Spyer (ds)
Ed eccoci qui. Finalmente stiamo parlando di due donne incredibili, che con il loro amore hanno contribuito a migliorare un pochino questo schifosissimo mondo. Stiamo parlando di Edith Windsor e Thea Spyer. 
Edith, per tutti "Eddie", lavorava all'IBM come analista dei sistemi informatici, mentre Thea era una psicoterapeuta. Si conobbero nella loro città, New York, nel Greenwich Village, nel lontano 1963 e fu subito amore. Cinque anni dopo Thea chiese ad Eddie di sposarla, donandole una spilla al posto dell'anello di fidanzamento per consentire ad Eddie di portare il pegno d'amore anche a lavoro, senza dover dare alcuna spiegazione ai colleghi.
Thea e Eddie nel 1969
Sennonchè, visto che la vita deve spesso far schifo per forza, nel 1977 venne diagnosticata ad Thea una terribile malattia, cioè la sclerosi multipla che, haimè, porta chi ne soffre a subire prima la progressiva paralisi del corpo ed infine degli organi interni, fino alla irrimediabile morte.
Comunque, stoiche e tenaci, Eddie e Thea continuano a lottare per il loro amore, provando a sposarsi in suolo americano, ma non ci fu niente da fare. 
Thea già con le stampelle
Quando, dunque, nel 2007, arrivò il responso terribile del medico curante di Thea che disse che non le sarebbe rimasto più di un anno o due da vivere, le due donne affrontarono il viaggio ed i disagi per poter coronare il loro sogno d'amore, se non in America, almeno in Canada, dove, in quei di Toronto, si sposarono nel maggio di quello stesso anno (2007).
Il giorno delle nozze
Il loro sogno d'amore dura quindi altri due anni, fino al 2009, quando Thea purtroppo muore. Eddie e Thea sono rimaste insieme ben 44 anni!!.
Thea ed Eddie più anziane
Fino a qui, la loro bellissima e travagliata storia d'amore. Ora, però, si arriva al punto centrale della questione che ha portato un paese come gli Stati Uniti d'America finalmente a pronunciarsi a favore dei matrimoni gay: tutto grazie proprio ad Eddie.
Ma proseguiamo con calma.
Dicevamo: Eddie e Thea si erano sposate in Canada nel 2007 e Thea era poi morta nel 2009. Ebbene, alla sua morte Thea lasciò in eredità alla sua compagna di una vita, come è logico, la parte della loro casa, dove avevano vissuto la loro vita e gli averi della consorte. Fin qui niente di strano e niente di strano nemmeno nel fatto che la legislazione americana comunque aveva riconosciuto il loro matrimonio, contratto in Canada.
Eddie oggi (83 anni)
Ciò che ha innescato la "guerra di Eddie" è stato il fatto che, dato che il loro matrimonio era stato riconosciuto dallo stato di New York, Windsor ha chiesto di poter beneficiare della esenzione dalla tassa di successione prevista dalla legge federale a favore del coniuge superstite. La sua richiesta è stata però respinta sulla base della Sezione 3 del DOMA, che prevedeva che il termine "coniuge" si applicasse solo a un matrimonio tra un uomo e una donna: "l'Internal Revenue Service" ha ritenuto che l'esenzione in questione non fosse applicabile al matrimonio fra persone dello stesso sesso e ha quindi respinto la richiesta di Windsor, imponendole di pagare la tasse di successione nella misura di $ 363.053.
Insomma, anche se formalmente riconosciuto, il matrimonio contratto tra le due donne non dava ad Eddie alcun diritto di moglie, nemmeno nel territorio dell'avanzata America.
La legge federale, Defense of marriage act (Doma), infatti, sottoscritta nel 1996 da Bill Clinton ed in vigore  fino alla sua dichiarazione di incostituzionalità di cui oggi si riporta, non riconosceva il matrimonio tra persone dello stesso sesso. 
Eddie con il suo Avvocato
Da qui, per una questione di principio (per fortuna), la battagliera Eddie ha iniziato la sua guerra di carte bollate e tribunali, coadiuvata dall'Avvocato Roberta Kaplan, che le promise: «Ci volesse anche una vita, devo farcela. Per noi, per lei». Ed ecco l'iter processuale che ha portato alla storica sentenza:
in data 9 novembre 2010, dunque, Eddie intraprese un'azione legale contro il governo federale avanti alla Corte Distrettuale del distretto sud dello Stato di New York, domandando il rimborso della tassa di successione pagata e sostenendo che la DOMA discriminasse le coppie dello stesso sesso legalmente sposate attuando un "differente trattamento rispetto ad altre coppie in situazioni simili, senza giustificazione". 
Il 23 febbraio 2011, il Procuratore generale degli Stati Uniti d'America, Eric Holder, diffuse una dichiarazione del Presidente Obama che affermava di concordare con la dichiarazione della ricorrente, circa la incostituzionalità della DOMA e che pertanto il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America non avrebbe sostenuto in giudizio la norma. 
Il 18 aprile 2011 ha spiegato intervento in giudizio, Paul Clement, in rappresentanza del Bipartisan Legal Advisory Group (BLAG), un organismo della Camera dei rappresentanti, a difesa della costituzionalità della legge. 
Il 6 giugno 2012, il Giudice Barbara S. Jones ha stabilito che la Sezione 3 del DOMA era incostituzionale in base alle previsioni del V Emendamento che tutelano il principio di uguaglianza ed ha ordinato al Governo Federale di provvedere al rimborso fiscale, comprensivo di interessi. 
La Corte d'Appello federale per il Secondo Circuito ha confermato la decisione con sentenza del 18 ottobre 2012.
Infine, il BLAG e il Dipartimento di Giustizia hanno appellato la decisione avanti alla Corte Suprema, che ha accolto il certiorari nel dicembre 2012. 
In data 27 marzo 2013, la Corte ha tenuto la discussione orale della causa. 
Eddie Windsor il giorno della storica sentenza
Il 26 giugno 2013, la Corte ha emesso la storica sentenza, con una maggioranza di 5 a 4, che ha dichiarato incostituzionale la Sezione 3 del DOMA costituendo una "privazione della eguale libertà delle persone protetta dal V Emendamento".
Da quest'anno, dunque, le coppie omosessuali degli Stati Uniti d'America verranno trattate esattamente come quelle eterosessuali, con gli stessi diritti e doveri!!....Una grande conquista per Eddie ed una grande conquista per tutta l'umanità.
Il principio infatti, ad oggi, è diventato finalmente solo questo: sei lesbica e ti vuoi sposare? 
No. E allora convivi ed accetti le limitazioni del regime giuridico riconosciute alla convivenza.
Si. E allora puoi vivere il tuo impegno con gli stessi diritti e doveri delle altre coppie sposate!. 
A te la scelta (finalmente!).  
Evviva.
MduL
***
Per la redazione del presente articolo mi sono avvalsa, tra gli altri, dei seguenti articoli:
- Articolo di Wikipedia "United States v. Windsor":
- "Eddie e Thea, quando l'amore cambia la Storia" di Lavinia Farnese
- "Widow who led gay marriage fight mourns death of partner of 44 years"
By Erica Pearson / DAILY NEWS STAFF WRITER




La storica sentenza della Corte Suprema USA sulle Nozze Gay

La copertina del Time dedicata all'evento!
Ma facciamola qualche notazione sulla storica sentenza emessa dalla Corte Suprema degli Stati Uniti  alla fine del mese scorso. Detta sentenza, infatti, ha sancito, oltre ogni più rosea aspettativa, che i matrimoni gay abbiano valore in ognuno degli Stati che compongono gli Stati Uniti d'America. 
In America, dunque, se prima di tale sentenza due persone dello stesso sesso avessero voluto contrarre matrimonio, avrebbero dovuto migrare in uno degli stati dove tali matrimoni fossero riconosciuti, ma lo stesso avrebbe avuto vigore solo nello Stato stesso nel quale era stato contratto. Ora, con questa meravigliosa sentenza, una coppia gay può sposarsi a San Francisco e trasferirsi poi tranquillamente, per esempio, in Texas, vedendo riconosciuti anche in quello, come in ogni altro stato dell'Unione i propri diritti di coppia sposata!!!
La portata rivoluzionaria di tale sentenza, infatti, poggia proprio su questo punto: ogni stato della federazione che compone gli stati uniti d'america è tenuto ora, per legge, a riconoscere i matrimoni gay: magari può ancora non permettere che tali unioni vengano contratte nel proprio territorio ma deve accettare comunque le coppie gay sposate che vorranno abitare in quello Stato. 
Insomma, un matrimonio gay, in America, ha valore legale in ogni parte degli Stati Uniti, sia negli Stati che li prevedono come possibili, sia negli stati ultra-conservatori che nulla prevedono al riguardo o, peggio, li vietano. Fantastico!

Edith Windsord (ds) e sua moglie Thea Spyer (sn)
Certo, in questa sede, in questo Blog, è d'obbligo segnalare fin d'ora (si avrà occasione di tornarci sopra approfonditamente) che tale rivoluzionaria sentenza si deve al coraggio ed alla tenacia di una donna, Edith Windsord, che per anni ha combattuto una battaglia estenuante, ora è molto anziana (83 anni), per veder riconosciuti i suoi diritti di vedova, una volta che è venuta a mancare la sua adorata compagna di una vita, Thea Spyer. Si erano sposate in Canada e stavano insieme da più di quarant'anni. I nomi di queste due donne sono, Edie e Thea, ricordateli bene, vi serviranno in futuro per sentirvi delle persone migliori.
Insomma, tutto il mondo si sta finalmente aprendo a questa grande conquista di civiltà (come non dimenticare anche le recenti leggi approvate non solo dalla Francia ma perfino dall'Uruguay, dall'Argentina e Città del Messico?). 

Ed in Italia? Bhè, da noi sappiamo bene come vanno le cose, ma ci tengo lo stesso a riportare qui di seguito uno splendido articolo scritto dal Prof. Stefano Rodotà per "La Repubblica" e pubblicato nel web al seguente link: http://temi.repubblica.it/micromega-online/nozze-gay-il-mondo-decide-mentre-l%E2%80%99italia-e-paralizzata/#.Uc2TgoSMuGQ.facebook

Eccolo.

Nozze gay, il mondo decide mentre l’Italia è paralizzata


di Stefano Rodotà, da Repubblica, 28 giugno 2013
La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti sul matrimonio tra persone dello stesso sesso non è un fulmine a ciel sereno, la rottura di un ordine ben saldo, la bizzarria che ci arriva da un paese eccentrico e lontano. Un buon liberale si rifarebbe a Rudolf von Jhering e direbbe che questo è l’effetto di una lunga “lotta per il diritto”.
Concludendo poi che così diviene concreto quel necessario passaggio dalla “politica del disgusto” alla “politica dell’umanità” auspicato da Martha Nussbaum.

Non è un avvenimento isolato, perché viene dopo che 13 Stati americani e molti altri Paesi si erano già mossi in questa direzione, ultima la Francia. E, se guardiamo all’Europa, scopriamo che qui non vi è soltanto l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che vieta ogni discriminazione basata sulle tendenze sessuali. Vi è, soprattutto, l’articolo 9 dove si stabilisce che «il diritto di sposarsi e di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio». E il passo avanti rappresentato dalla Carta diventa ancor più evidente se si fa un confronto con quello che dispone l’articolo 12 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950, dov’è scritto che quei diritti sono rispettati solo se le unioni riguardano “uomini e donne”.

La nostra Corte costituzionale, fin dal 2010, ha riconosciuto la rilevanza costituzionale delle unioni omosessuali, poiché siamo di fonte ad una delle “formazioni sociali” di cui parla l’articolo 2 della Costituzione. Da questa constatazione la Corte trae una conclusione importante: alle persone dello stesso sesso unite da una convivenza stabile «spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri». Sono parole impegnative: un “diritto fondamentale” attende il suo pieno riconoscimento.

La Corte di Cassazione è stata più netta dei giudici costituzionali, ai quali era stata giustamente rimproverata una ingiustificata reticenza. Con la sentenza numero 4184 del 2012, riprendendo alcune conclusioni della Corte europea dei diritti dell’uomo, ha affermato che, essendo ormai venuto meno il requisito della diversità di sesso e poiché si è in presenza di un diritto fondamentale, le coppie formate da persone dello stesso sesso possono rivolgersi ai giudici «per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata».

Di fronte a tutto questo, il Parlamento è rimasto silenzioso e distratto, ignorando pure il recente monito del Presidente della Corte costituzionale sulla necessità di seguire indicazioni tanto impegnative. Ma la disattenzione del Parlamento continua, privando così le persone di diritti costituzionalmente garantiti. E non vi è alcun segnale che faccia sperare in una sorta di “ravvedimento operoso” sulla via del necessario riconoscimento dell’eguaglianza e del rispetto della dignità di ogni persona.

Chiusi nella loro autoreferenziale ossessione di far sopravvivere il Governo a qualsiasi costo, i partiti della maggioranza hanno cancellato dalla loro agenda qualsiasi riferimento ai diritti civili, a tutti quelli che vengono definiti “nuovi diritti”, ritenuti “divisivi”, tali da poter provocare fratture politicamente insanabili. Così la loro politica si allontana dalla società, ne ignora le dinamiche e i bisogni, chiude ogni canale di comunicazione con i cittadini proprio nel momento in cui la politica può legittimarsi nei loro confronti solo mostrandosi capace di coglierne le richieste e di costruire intorno ad esse una agenda politica non più autoreferenziale.

Si sta pagando un prezzo altissimo, perché questioni capitali del nostro tempo vengono scansate con una mossa di fastidio. O ricorrendo all’orribile argomento secondo il quale, quando premono drammaticamente i problemi dell’economia fino a coinvolgere la vita quotidiana di moltissimi, i diritti non interessano nessuno, sono un lusso che non ci si può permettere. E così scompaiono l’urgente riscrittura della legge sulla procreazione assistita, denudata nel suo carattere ideologico dai giudici italiani ed europei, il divorzio breve, una disciplina sobria del diritto di morire con dignità. Mentre si contempla da lontano il Datagate, si insiste nello smantellamento di importanti garanzie per la privacy, mantenendo ferma una linea di favore per gli interessi economici e i poteri di polizia messa a punto dagli ultimi governi.

Si discetta in astratto sulla Rete, e intanto si cerca di far passare norme ispirate alla sola logica proprietaria, senza tener conto del fatto che il punto di partenza di ogni disciplina della conoscenza in Rete è il suo riconoscimento come bene comune. Dopo casi gravissimi, si continua a ritenere quasi irrilevante l’approvazione di una legge sulla tortura. Si potrebbe continuare, ma bastano questi esempi per mostrare che siamo di fronte a questioni che interessano direttamente milioni di persone, il loro diritto di governare liberamente la loro vita e di costruire liberamente la loro personalità. E molti di questi provvedimenti sono a costo zero, dunque pienamente compatibili con tempi di ristrettezze economiche.

La mancanza di qualsiasi orizzonte, l’assenza di una credibile prospettiva politica fanno sì che anche provvedimenti in qualche modo utili, come quelli riguardanti carceri ed esecuzione delle pene, scadano a puri fatti emergenziali, incapaci di incidere davvero sulle strutture pubbliche. È quel che accade anche nella materia del lavoro, dove si continua ad ignorare la prospettiva individuata dalle proposte sul reddito minimo di cittadinanza, che potrebbero convertirsi in una forte spinta verso una revisione complessiva degli ammortizzatori sociali.

Discorsi astratti? Gettiamo allora lo sguardo sulle cronache, che qualche tempo fa ci hanno parlato di un bambino obbligato a scendere dallo scuolabus perché i genitori non avevano più il denaro necessario per pagare il servizio. Si può immaginare una violazione più profonda della dignità di questo bambino, mortificato davanti ai suoi amici e così espropriato anche della “dignità sociale” che gli riconosce l’articolo 3 della Costituzione? E una bella inchiesta di questo giornale ha documentato la crescita dei casi in cui le persone rinunciano alle cure perché non possono pagare il ticket. Così la salute, da diritto fondamentale, viene degradata a merce da comprare sul mercato, con un aggravio in prospettiva degli stessi costi pubblici, perché cresceranno le patologie determinate dall’impossibilità di accedere alla medicina preventiva.

Non cadiamo nella trappola di chi sostiene che i diritti costano, e sono insostenibili in tempo di crisi. Consideriamo il caso dell’Ilva. Se fin dall’inizio fossero stati presi sul serio il diritto al lavoro e quella alla salute, non si sarebbe arrivati alla situazione attuale e alla necessità di gravosi investimenti. I diritti costano soprattutto quando non vengono rispettati.

Dal mondo ci vengono indicazioni importanti sul modo in cui devono essere garantiti i diritti sociali. Nel caso Myriad Genetics la Corte suprema americana ha dato un alt a forme di brevettazione dell’umano, come già aveva fatto la Corte europea di giustizia, mettendo in evidenza che il principio di dignità è un ineliminabile criterio di valutazione della legittimità delle attività economiche. E Germania, Canada, India, Sudafrica rinviano a quel principio per garantire il diritto alla salute, quello all’abitazione, l’adeguatezza delle prestazioni sociali.

Ci stiamo allontanando drammaticamente dal mondo civile dei diritti? Tornando al nostro Parlamento, e all’ormai collaudata insensibilità della maggioranza, forse l’opposizione dovrebbe sfruttare fino in fondo le opportunità offerte dai regolamenti per far discutere le sue proposte. Verranno bocciate? Ma, almeno le persone potrebbero identificare nitidamente chi sta da una parte e chi dall’altra.

(28 giugno 2013)

Ogni altro commento penso sia superfluo.
MduL