Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

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In attesa dell'entrata in vigore della Legge sulle Unioni Civili, ancora una Sentenza contraria alla trascrizione del matrimonio contratto all'estero da due donne

(osservatorioantitrust.eu)

10 Aprile 2016.
Ed ecco che ci risiamo. Ancora una volta siamo costrette a parlare del vergognoso ritardo nell'approvazione della Legge Cirinnà sulle Unioni Civili.
Spunto di discussione, in questo caso, l'utlima sentenza (in ordine di tempo) di un Tribunale che, nel caso specifico, ed a differenza della maggioranza delle pronunce, ha sancito il divieto di trascrizione all'anagrafe comunale del matrimonio contratto da due donne all'estero.
Inutile e demotivante in questa sede tornare a parlare dei motivi e delle ragioni giuridiche per le quali si ritiene tale pronunciamento assolutamente erroneo e del tutto incoerente. Basti qui segnalare che, se fosse entrata in vigore la Legge sulle Unioni Civili, ancora in parlamento (ed in attesa di essere approvata, salvo modifiche, alla Camera dei Deputati nel prossimo mese di maggio), non ci sarebbe stato nulla di cui discutere!! La coppia di donne avrebbe semplicemente visto riconosciuto il loro matrimonio in modo automatico anche in Italia, seppur con la diversa denominazione e prerogative delle "unione civile".

Ma tant'è...e visto che siamo costrette a parlarne, lo facciamo con le parole di altri, utilizzando, cioè, ampi estratti (praticamente tutto il testo) dall'Articolo <<No a riconoscimento matrimonio gay, tribunale civile di Roma: "Non possiamo sostituirci al Parlamento">> di Rory Cappelli e Alberto Custodero pubblicato su repubblica.it/roma, ieri, 9/04/2016. Eccolo:

ROMA - Il tribunale civile di Roma rigetta il ricorso di due donne che si erano sposate in Portogallo e avevano chiesto al giudice la trascrizione del loro matrimonio nei registri dello stato civile del comune. È la prima sentenza del Tribunale della Capitale dopo la querelle che aveva opposto l'ex sindaco Ignazio Marino (che aveva trascritto alcuni matrimoni di coppie gay celebrati all'estero), e il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, che gliel'aveva vietato con una circolare.
 
Le motivazioni del giudice. Secondo Franca Mangano, presidente del Tribunale, la legge che consente la trascrizione dei matrimoni tra omosessuali non c'è. Quindi, il giudice non può decidere in assenza di un vuoto normativo o sostituirsi al legislatore. "Non può esssere colmato per via giudiziaria - scrive la dottoressa Mangano - il vuoto normativo conseguente alla inerzia del legislatore italiano (rilevata dalla Corte di Strasburgo con la pronuncia del 21 luglio 2015), il quale ancora non si è adeguato alle plurime indicazioni dei giudici nazionali, della Corte Europea dei diritti dell'uomo, e anche del Parlamento Europeo". "L'eventuale equiparazione dei matrimoni omosessuali a quelli celebrati tra persone di sesso diverso - sottolinea il magistrato - e la relativa trascrizione nei registri dello stato civile rientrano nella competenza esclusiva del legislatore nazionale, cui questo giudice non potrebbe comunque sostituirsi".

LA SENTENZA DEL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA
Il commento del legale. "Il tribunale civile di Roma - ha commentato l'avvocato Luciano Vinci, difensore delle due donne - ha preferito irrigidirsi su una lettura letterale della norma, non si è andati oltre la lettura letterale della norma (art 107) che fa espresso riferimento a 'marito' e 'moglie' nella celebrazione del matrimonio". "Abbiamo proposto al giudice un'interpretazione costituzionale riferendoci all'articolo 3 secondo cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Inoltre, se è vero che nel nostro ordinamento il matrimonio omosessuale non è previsto, è altrettanto vero che non è vietato. Il giudice avrebbe potuto lavorare in questa dimensione non scritta e creare giurisprudenza anche alla luce dell'orientamento sovranazionale che ha bacchettato l'Italia per la disparità che impone ai suoi citatdini. Faremo ricorso in Appello".
 
Avvocato Vinci: "La doppia discriminazione". "Assistiamo a una discriminazione nella discriminazione. La prima è quella dell'omosessuale nei confronti dell'eterosessuale. La seconda (visto che la legge consente il matrimonio di chi ha cambiato legalmente il sesso), dell'omosessuale nei confronti dell'omosessuale che ha scelto di cambiare sesso, e che può sposarsi tranquillamente".
 
Scalfarotto: "Legge entro l'anno, stop a discriminazioni". Ivan Scalfarotto, sottosegretario al ministero delle Riforme, commenta la sentenza. "Ormai è fuori discussione - dice il sottosegretario a Repubblica - la legge si porta a casa, considerando i decreti attuativi, sarà in vigore entro l'anno. E dall'inizio del 2017 questo problema non ci sarà più: i matrimoni contratti all'estero saranno riconosciuti come unioni civili in Italia". "La civiltà giuridica del Paese - aggiunge Scalfarotto - deve esser fatta con leggi oltre che con le sentenze. Con sentenze che applichino le leggi". "L'impegno formale da parte del governo c'è - conclude - lo prova il fatto che sulla legge il governo ha messo la fiducia al Senato".
 
Il retroscena. Prima sono arrivati i comuni con provvedimenti amministrativi per consentire a persone dello stesso sesso sposate all’estero la trascrizione delle loro unioni. Come il comune di Roma che il 18 ottobre 2014, per opera del sindaco Ignazio Marino, aveva trascritto nei registri di stato civile i matrimoni celebrati all’estero di 16 coppie gay che ne avevano fatto richiesta. Era già successo un mese prima a Bologna, con il sindaco Virginio Merola, e a Milano, con il sindaco Giuliano Pisapia.
 
La circolare Alfano. Il Ministero dell’Interno, Angelino Alfano, aveva bloccato le trascrizioni, perché - secondo lui -  il sindaco è un organo dello Stato: l’autorità amministrativa locale non può decidere, ma deve solo seguire i dettami del Ministero dell’Interno. Alfano parlò anche di problemi di “ordine pubblico” nel caso di trascrizioni di matrimoni omosessuali contratti all’estero. Aveva sostenuto che le trascrizioni erano contrarie alla legge italiana e non avevano pertanto alcuna validità giuridica. E aveva infine emesso una circolare, planata sui tavoli di tutti i prefetti d’Italia il 7 ottobre 2014, in cui ordinava che venissero annullate d’ufficio eventuali trascrizioni nei registri di stato civile di matrimoni gay celebrati all’estero perché “la disciplina dell’eventuale equiparazione dei matrimoni omosessuali a quelli celebrati tra persone di sesso diverso” rientra “nella competenza esclusiva del legislatore nazionale”. E perché la “diversità di sesso” è il pre-requisito per una validità giuridica del matrimonio.
Giuseppe Pecoraro, allora prefetto di Roma, circolare in mano, aveva annullato il registro del sindaco Marino. E così era avvenuto a Bologna, per decisione del prefetto del capoluogo emiliano.
 
I ricorsi alla giustizia amministrativa. Due coppie e il Comune di Roma avevano quindi presentato tre ricorsi amministrativi al Tar. Il Tar del Lazio aveva però stabilito che un provvedimento del genere potesse essere disposto soltanto da un tribunale civile e assolutamente non dal ministro dell’Interno o dal prefetto. Altri quattro Tar avevano stabilito la stessa cosa. Alfano aveva perciò presentato un ricorso al Consiglio di Stato, altro organo che come il Tar si occupa dei diritti dei privati nei confronti della pubblica amministrazione: e il 26 ottobre 2015 la sentenza aveva ribaltato quella del Tar e dato ragione ad Alfano, stabilendo che le trascrizioni negli archivi di stato civile dei comuni italiani degli atti di matrimonio tra persone dello stesso sesso contratti all’estero sono nulle. E argomentando che il matrimonio omosessuale è privo "dell’indefettibile condizione della diversità di sesso fra i nubendi”. Di più: i prefetti hanno il potere di "autotutela sugli atti adottati contra legem dall’organo subordinato".
 
Tot capita, tot sententiae. In assenza della legge, i tribunali interpretano la normativa vigente ognuno a modo suo (tot capita tot sententiae dicevano i latini, "quante le teste, altrettanti i giudizi"). E così capita che il tribunale di Roma rigetti il ricorso, ma altri lo accolgano. Come, ad esempio, il tribunale di Grosseto, che, il 9 aprile 2014, decide di accogliere il ricorso di una coppia omosessuale - un giornalista e un architetto – che si erano sposati a New York nel 2012. Il giudice toscano aveva stabilito che l’unione doveva essere trascritta nei registri dello stato civile del comune, perché “non contraria all’ordine pubblico”, ma anzi valida e in grado di produrre effetti giuridici anche perché, secondo il tribunale toscano, “non sussiste né a livello di legislazione interna né nelle norme di diritto internazionale privato, un riferimento alla diversità di sesso quale condizione necessaria per contrarre matrimonio”.

In attesa di un'Italia migliore.
MduL

La sentenza del Tribunale per i minori di Roma che riconosce l'adozione alla madre non biologica, con l'aggiunta del proprio cognome alla piccola - Quando il diritto viene interpretato in modo corretto: differenze con la sentenza del Consiglio di Stato sul mancato riconoscimento dei matrimoni gay contratti all'estero

(aibi.it)
Che bello scrivere questi post, con notizie che vanno a compensare le brutture cui siamo costrette ad assistere sempre più di frequente, con il degrado delle istituzioni e dei principi di questo nostro povero paese. Dopo, infatti, l'incongruente, illegittima e concettualmente 'disonesta' (cioè con forzature interpretative) sentenza del Consiglio di Stato che siamo state costrette a commentare la scorsa settimana (cfr articolo "Sulla sentenza del Consiglio di Stato che ha negato la trascrizione ai matrimoni gay contratti all'estero. In particolare sul giudice relatore Carlo Deodato", link in fondo al presente post), grazie a "Rete Lenford" scopriamo esservi stata un' altra meravigliosa sentenza del Tribunale dei Minori di Roma, depositata lo scorso 22 ottobre, che ha sancito a favore di civiltà (e quindi a 'nostro' favore, visto che siamo nel giusto!), autorizzando l'adozione, ai sensi dell'art. 44 lett. d L.184/83 (c.d. adozione in casi particolari), da parte della madre non biologica, con aggiunta del cognome della stessa a quello d'origine della bambina!!. Ancora una volta, dunque, dei giudici (illuminati) si sono espressi a favore del riconoscimento del figlio di una coppia gay a favore della compagna madre non biologica.
Direte voi, vabbè, per fortuna non è la prima sentenza in tal senso (e speriamo non sia neanche l'ultima), già altri giudici si erano pronunciati per tale riconoscimento. 
E' vero. Già altri giudici si sono pronunciati, riconoscendo l'adozione da parte della madre non biologica del 'proprio' figlio, partorito dalla compagna, ma ciò che merita in questo post di essere evidenziato è la meravigliosa quanto coerente e giuridicamente ineccepibile motivazione di tale sentenza. Motivazione in diritto, solo in diritto, che fa a pugni con la maldestra e bruttissima motivazione della fantomatica sentenza del Consiglio di Stato sul mancato riconoscimento dei matrimoni gay contratti all'estero. 
Qui il giudice riconosce un diritto fondamentale al bimbo oggetto del pronunciamento, facendo riferimento solo ed esclusivamente ai principi di diritto, alla norma giuridica ed alla sua coerente interpretazione; lì si sono usati principi e convincimenti religiosi e sono state piegate le norme giuridiche a tali principi a mezzo di interpretazione di legge erronea e fuorviante (e non uso il termine "mala fede" per non incorrere in conseguenze) solo per arrivare a negare, in quel caso, il diritto sacrosanto (termine non a caso) al matrimonio per due persone dello stesso sesso.
Il Giudice del Tribunale di Roma, al contrario di quello del Consiglio di Stato, motiva infatti la sua sentenza ribadendo che "la normativa deve poter essere interpretata alla luce dei principi costituzionali e convenzionali che costituiscono il fondamento per il riconoscimento di nuove forme di genitorialità. E nel caso di specie l'interpretazione della norma è nel senso di essere applicabile a tali nuove forme di genitorilità, senza forzatura alcuna". E da qui, da questa fondamentale considerazione, il giudice ulteriormente motiva riportando che "Gli elementi sui quali il Collegio ha posto la sua attenzione, nella convinzione che può, non essendovi alcun divieto nella legge in vigore e che anzi deve aderire a questa interpretazione, sono il benessere e la tutela di un sano sviluppo psicologico della piccola, il cui unico pregiudizio, nel percorso di crescita andrebbe presumibilmente rintracciato nel convincimento ancora presente in parte della società, esclusivamente fondato, questo sì, su pregiudizi e condizionamenti cui questo Tribunale, quale organo superiore di tutela del benessere psicofisico dei bambini, non può e non deve aderire stigmatizzando una genitorialità "diversa", ma parimenti sana e meritevole di essere riconosciuta in quanto tale".
Non trovate anche voi sia una motivazione assolutamente ineccepibile?. Grazie, dunque, al Collegio giudicante che ha prodotto tale illuminata sentenza. 
MduL

Link utili:
- Qui, sempre grazie al sito retelenford.it, il link diretto alla sentenza oggetto di questo post, con la motivazione per esteso in pdf;

L'intervista di Francesco Morrone ad una delle coppie lesbiche, il cui matrimonio prima è stato riconosciuto e poi, dopo la sentenza del Consiglio di Stato, annullato

Marilena Grassadonia e Laura Terrasi a Roma in Campidoglio per la trascrizione del loro matrimonio contratto all'estero, il 18 ottobre 2014 (foto e didascalia dell'articolo di donnamoderna.com oggetto di questo post)

E, sempre a proposito delle nefaste conseguenze della sentenza del Consiglio di Stato che ha negato il riconoscimento in Italia dei matrimoni gay legittimamente contratti all'estero, qui di seguito vi proponiamo anche il link ad una bella ed importante intervista fatta a Marilena Grassadonia e Laura Terrasi (sposatesi a Barcellona nel 2009 e con tre figli), una delle 19 coppie e che ha visto il riconoscimento della loro unione, del loro matrimonio!, in Italia, grazie alla trascrizione effettuata dal (ex) Sindaco Marino in Campidoglio nell'ottobre dell'anno scorso. 
Così, tanto per sapere che cosa ne pensano le centinaia di persone - e di bambini - che sono stati privati dei loro più elementari diritti.
L'intervista si intitola "Le nozze gay all’estero non sono valide in Italia. Ma cosa dicono le coppie sposate?" ed è di Francesco Morrone per donnamoderna.com 
Buona lettura.
MduL

Matrimoni Gay: la magnifica Irlanda ha detto si

Manifestanti pro matrimoni gay in irlanda prima del referendum (si24.i5)

Come esimersi dal dare questa meravigliosa notizia: l'Irlanda, uno dei paesi in assoluto più catto-conservatori dell'area europea, non solo ha stabilito che nel suo paese i matrimoni gay potranno essere liberamente ed ufficialmente celebrati; non solo ha sancito che tale principio diventi un principio costituzionale fondante del paese, ma lo ha fatto anche in modo dirompente ed innovativo. Per la prima volta in assoluto, infatti, è stata la popolazione a potersi esprimere su tale questione, senza alcun filtro da parte dei politicanti di turno. E' stato infatti indetto un referendum popolare che ha chiesto ai cittadini irlandesi di esprimersi su tale possibilità e cioè sul riconoscimento e sulla equiparazione dei matrimoni gay sul suolo irlandese.
Ebbene, con profondo stupore, visto che tutte noi ricordiamo i trascorsi (e non solo i trascorsi, ancora oggi in quel paese non è possibile l'aborto) dell'Irlanda, i catto-conservatori non sono riusciti a spuntarla ed il voto popolare ha sancito la vittoria dei si - e dunque del riconoscimento dei matrimoni gay - con ben il 62% dei voti!!. Certo, ad onor del vero, occorre dire che questa volta tutto il mondo irlandese era compattamente a favore del riconoscimento di tale diritto: giornalisti, politici e financo parte del clero stesso si sono dichiarati favorevoli ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Basti dire che anche il primo ministro irlandese, dell'area conservatrice-cattolica, pur se fervente cattolico egli stesso, si è pronunciato e speso a favore del riconoscimento dei matrimoni gay.
Inutile dire che le lodi si sperticano da ogni dove: personaggi famosi di ogni nazione, politici di ogni ordine e grado e chiunque sia stato richiesto su tale episodio, si è espresso favorevolmente. 
Insomma, l'Irlanda ha guadagnato agli occhi del mondo tanti, tantissimi punti e non solo, e non tanto, per aver recepito nel proprio ordinamento un cotale fondamentale cambiamento, ma per averlo fatto attraverso un referendum popolare!!. La decisione è stata presa direttamente dal popolo tutto e non dai suoi rappresentanti.
E' la prima volta in assoluto, infatti, che tale importante evoluzione dei diritti viene sancita attraverso lo strumento principe di democrazia diretta (il referendum, appunto). Speriamo che questo evento meraviglioso crei un precedente al quale molti altri paesi possano far riferimento.
Già, molti altri paesi tra i quali - pare assurdo - vi è ancora l'Italia. I paesi, infatti, che hanno approvato le unioni tra persone dello stesso sesso sono 22 nel mondo e ben 14 in Europa. Mancano solo i Ciprioti, i Greci, alcuni paesi dell'ex Urss e, ovviamente, noi italiani!!!
Meglio non commentare oltre per non rovinare la gioia di tale notizia.
MduL

Diritti GLBT: sui matrimoni gay e sul giudice della Corte Suprema USA Ruth Bader Ginsburg

Vivian Boyack (91) & Alice 'Nonie' Dubes (90) finalmente spose, nel 2014, a Davenport (dailymail.co.uk)
Abbiamo scelto la foto del matrimonio delle ultranovantenni Vivian Boyack ed Alice Bubes per celebrare l'amore ed il riconoscimento che di questo amore, finalmente!, forse, si sta per fare in tutti gli Stati Uniti d'America (vi ricordate di loro, vero? Ne abbiamo parlato su questo Blog lo scorso 14 settembre. Per chi si fosse persa la notizia, il link in fondo al Post). Ma andiamo con ordine. Prima l'inquadramento sistematico.

E' di questi giorni la (meravigliosa) notizia che la Corte Suprema USA è stata chiamata ad esprimersi sulla estensione del ricoscimento dei matrimoni gay su tutti gli stati della confederazione USA. Fino ad oggi, infatti, sono 37 su 50 gli Stati dove è già possibile sposarsi, ma la Corte è stata chiamata a pronunciarsi sul principio di diritto che consenta l'equiparazione assoluta di tali matrimoni con quelli eterosessuali, con buona pace della pur cospicua opposizione a tale riconoscimento.
La Corte Suprema USA (lapresse.it)
Dunque questi 9 supremi giudici americani, sono chiamati ad esprimersi su una questione della massima importanza, non solo e non tanto per la tutela dei diritti delle persone glbt in particolare, ma per il riconoscimento di un principio di evoluzione della società umana tutta. I tempi, comunque, appaiono maturi. Pensate che nessun grande studio legale, in tutta l'america, si è offerto di rappresentare i detrattori di questa rivoluzionaria riforma civile, nessuno!!. Questo è un ottimo segno sul possibile pronunciamento finale della Corte. Incrociamo le dita...

Passiamo ora alla notizia letta sul sempre inestimabile sito cinemagay.it che ha dato impulso a tale post. Tra le news, infatti, si legge la seguente: "La lezione della giudice della Corte Suprema agli Anti-Gay" di Giovanni Drogo da nextquotidiano.it 
Ruth Bader Ginsburg (notablebiographies.com)
Tale notizia riporta le argomentazioni a sostegno del riconoscimento dei matrimoni gay, anticipate da una dei nove giudici della Corte Suprema, certa Ruth Bader Ginsburg, nel contesto di una intervista rilasciata sulla questione. 
In particolare, ciò che colpisce è il seguente brano estratto dell'intervista (domande di 'Argument' e risposte del Giudice Ruth Bader Ginsburg: 'RBG') dove la Bader risponde alle obiezioni classiche che vengono poste sul riconoscimento dei matrimoni gay:

Argument: La corte non ha alcun diritto legale di cambiare una tradizione millenaria.
RBG: “Oggi il matrimonio non è la stessa cosa di quello che era secondo la common law, sotto la civil law. Una volta il matrimonio era una relazione tra un uomo (in posizione dominante) e una donna (in posizione subordinata). Nel 1982 questa situazione è cambiata in virtù di una decisione di questa stessa Corte che ha rigettato la Head and Master Rule della Lousiana. È quella una scelta che lo stato dovrebbe poter avere? Aggrapparsi all’idea di matrimonio come era una volta?
Anche una tradizione “millenaria” (qualsiasi cosa voglia dire) può e deve cambiare, stando al passo con i tempi ma soprattutto con l’avanzare dei diritti civili. Per tutti gli altri c’è “Sposati e sii sottomessa”. Il fatto che in passato non esistesse il matrimonio per le coppie omosessuali non significa che la situazione debba continuare a rimanere così come “è sempre stata”;
 
Argument: Il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è stato consentito per la maggior parte della storia. Perché proprio ora?
RBG: “Le coppie gay non chiederebbero questo riconoscimento se la legge matrimoniale fosse quella di mille anni fa. Voglio dire, non era possibile. Perché le unioni tra persone dello stesso sesso non sarebbero ricadute nello schema del matrimonio, che era un rapporto di subordinazione. Certamente era un matrimonio tra un uomo e una donna, ma era sempre l’uomo a decidere dove la coppia sarebbe andata ad abitare ed era dovere della donna seguirlo.”
Di nuovo la storia non ci dice altro che come le cose andavano nel passato, non di come dovrebbero andare nel presente o di come andranno nel futuro. L’estensione dei diritti ad un maggior numero di persone possibili è il senso di quello che è lentamente accaduto in questi ultimi secoli. È un procedimento lineare che non si può fermare solo perché “una volta non era così
”.
 
La linearità, coerenza e logicità di tali risposte è evidente, dunque, detto giudice, secondo noi, merita un approfondimento. Ecco quello che abbiamo scoperto su questo giudice, RUTH BADER GINSBURG
La Bader giovanissima (huffingtonpost.com)
Ruth Joan Bader è nata a Brooklyn, New York, il 15 marzo 1933 da Nathan Bader e Cecelia Amster.
Sua madre è sempre stata per lei un esempio e l'ha sempre incoraggiata a diventare ciò che voleva essere, emancipandosi come donna, anche se, vivendo la Bader nei primi del secolo scorso, le è toccato, come a tante altre ragazze, di dover andare a lavorare in una fattoria per poter aiutare i genitori nelle spese per il sostentamento agli studi di suo fratello maschio. Comunque, malgrado ciò, e per fortuna, la giovane Ruth è riuscita a studiare. 
Ruth, infatti, ha sempre amato leggere ed imparare, ed il suo amore specifico per la Legge è nato alle superiori, mentre scriveva degli articoli sulla "Magna Carta" richiesti dal giornale scolastico. Carriera scolastica di tutto rispetto, visto che frequenta Cornell University e si laurea con lode in "Government".
E' di questi anni, poi, l'incontro con il suo futuro marito, anche lui studente universitario in legge, certo Martin Ginsburg,
che sposerà subito dopo la laurea.
Il matrimonio, comunque, non la blocca e la Bader continua la sua carriera alla Harvard Law School, dove, suo malgrado, le viene dato modo già di mettere se stessa al servizio dell'emancipazione femminile. Le donne del suo corso, infatti, erano soltanto 8 su 500 e le discriminazioni erano evidenti. Pensate che arriverà, per protesta, a rifiutare anche ruoli di prestigio in quel contesto accademico.
La Bader inizi carriera(oprah.com)
Nel proseguo della sua vita e carriera, per seguire il marito, ormai noto ed affermato avvocato, va a vivere New York e passa ad insegnare alla Columbia University.
Andrà quindi avanti con la sua folgorante quanto meritata carriera, riuscendo pure a conciliare i suoi figli e la sua famiglia con tutte le sue affermazioni, quali, per esempio, il fatto di essere stata la prima docente femminile di diritto ad Harvard e tra le 20 donne professori di diritto di tutti gli USA di quei tempi (e stiamo però già parlando degli anni '70!!).
Tra le sue principali attività e meriti anche il suo servizio come avvocato per
un'organizzazione non governativa orientata a difendere i diritti civili e le libertà individuali negli Stati Uniti, denominata ACLU: American Civil Liberties Union (Unione Americana per le Libertà Civili, acronimo ACLU), con la quale collabora praticamente da sempre.
Ha quindi sempre operato per la tutela dei diritti civili ma di tutte le categorie, non solo delle donne e, essendo molto brava e preparata, sotto la Presidenza Carter, ha ottenuto anche un posto di giudice alla Corte d'Appello del Distretto di Columbia. Questo anche perché, tutelando i diritti civili delle varie categorie svantaggiate, era riuscita a vincere, come avvocato, ben cinque cause su sei presentate davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti.
La Bader più matura (aclu.org)
Ed ecco che, infine, Ruth Bader Ginsburg approda come giudice proprio alla Corte Suprema USA, allorquando viene eletta (seconda donna in assoluto) dal Presidente Bill Clinton a tale carica, e ciò anche per poter fronteggiare la preponderanza schiacciante di giudici conservatori che ne facevano parte (ricordiamo che i giudici della corte sono 9). 
Una donna, dunque, che seppur nata agli inizi del secolo scorso, non dimentichiamo che è del 1933 (ha da qualche mese compiuto 82 anni), riesce ancora oggi, alla sua età, ad essere innovativa e salda sulla salvaguardia dei diritti civili e politici delle minoranze, rappresentando, nel caso specifico, una delle donne - poche - che nel mondo cambiano ed hanno cambiato le cose.
Del resto, che la Bader è una donna che era destinata a cambiare in meglio il mondo si è visto: tra le prime a studiare legge, tra le prime ad insegnarla, tra le prime ad essere nominata giudice del massimo organo giurisdizionale degli USA. E tutto questo, pur essendo sposata fin da giovane e con dei figli da accudire!.
Perché è anche questo il punto, non importa se la Bader (il suo cognome da ragazza, quello che mi piace usare) è eterossesuale, oppure, magari, lesbica, bisessuale (o come altro le pare) non dichiarata, sono fatti suoi. Ciò che importa è che una donna così esista e sia esistita per rendere la posizione delle donne, e dunque il mondo, migliore.
Ecco chi è Ruth Bader.
Che dire? Complimenti e Grazie al giudice Ruth Bader.
MduL

Articoli e pagine web utilizzati per la redazione del Post:
- Articolo cinemagay.it "La lezione della giudice della Corte Suprema agli Anti-Gay" di Giovanni Drogo da nextquotidiano.it;
- Pagina wikipedia su Ruth Bader Ginsburg;
- Biografia (in inglese) su Ruth Bader Ginsburg:

Sulla sentenza della Corte d'Appello di Torino che ordina l'iscrizione all'anagrafe del figlio di due donne lesbiche spose in spagna

(da sito notizie.tiscali.it)

Di questa storia si è già avuto modo di parlare, ma è di queste settimane la notizia della storica sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Torino, presieduta dalla presidente Silvia Daniela, e con relatrice Daniela Giannone e la giudice Federica Lanza (e si prega con forza di far caso al fatto che sono tutte donne!!).
Ma ricapitoliamo i fatti. Due donne, una spagnola ed una italiana, dopo essersi (regolarmente!) sposate in Spagna, hanno avuto un figlio grazie all'inseminazione eterologa; figlio che, così come previsto dalla normativa spagnola, è stato lì registrato come figlio di due mamme (mamma A e mamma B), così creando una famiglia a tutti gli effetti di legge.
Ora, fino a quando le due donne vivevano in Spagna niente da dire (lì, a differenza che da noi, sigh!), il guaio è però che le due donne, prima della loro separazione, avevano deciso di trasferirsi in Italia per un periodo. E qui iniziano i problemi. La mamma non biologica, infatti, per il nostro ordinamento non solo non ha alcun diritto ma non viene proprio riconosciuta in alcun modo per e nella vita dal figlio. La mamma biologica, dunque, doveva in continuazione sottoscrivere delle deleghe all'altra mamma per poterle consentire di esercitare i suoi diritti/doveri genitoriali (tipo: parlare con gli insegnanti del bambino, andare dal pediatra, dal dentista ecc...). Stante questo (straziante e per loro oggettivamente incomprensibile) stato di cose, le due donne hanno quindi deciso di ricorrere al Tribunale per veder riconosciuto anche in Italia la loro famiglia e, quindi, il loro diritto ad essere considerate entrambe (e non solo la madre biologica) le madri del bambino nato dal loro amore.
Ebbene, dopo che in primo grado il Tribunale di Torino ha rigettato la loro richiesta adducendo i 'fantomatici' - nel senso di ormai arcinoti - motivi di ordine pubblico (il fatto, cioè, che due donne richiedano il riconoscimento della loro unione, legalmente contratta all'estero, anche nel nostro stato ed il conseguente riconoscimento della potestà sul figlio per entrambe, potrebbe integrare gli estremi di una violazione dell'ordine pubblico italiano), vi è stato il ricorso delle due donne alla Corte d'Appello; ricorso che, in questo caso, ed è questa la notizia di questi giorni, è stato vinto!!.
(pensareliberi.com)
Nello specifico, la Corte d'Appello di Torino era stata chiamata a giudicare se "l’atto di nascita del bambino nato da inseminazione eterologa, figlio secondo la legge spagnola sia della madre che lo ha partorito sia della partner di sesso femminile coniugata con la prima, non sia contrario all’ordine pubblico, e se l’omosessualità dei genitori sia di ostacolo alla formazione di una “famiglia” secondo la legge italiana» (da articolo aleteia.org). E la Corte ha dato risposta affermativa!.
Le mitiche giudici di Torino, infatti, hanno valutato che «la mancata trascrizione dell’atto di nascita limita e comprime il diritto all’identità personale del minore e il suo status» in Italia, dove non avrebbe alcuna relazione parentale con la mamma non partoriente, «non avrebbe un esercente la responsabilità genitoriale con riferimento a problematiche sanitarie, scolastiche, ricreative», e «verrebbe anche privato dei rapporti successori nei confronti della famiglia della signora» esclusa.
Per la prima volta in Italia, dunque, è stato riconosciuto il diritto a due donne (ma, più in generale, ad una coppia gay) di veder trascritto il loro matrimonio (ripeto: legittimamente contratto in un paese straniero che lo riconosce) e, ciò che più conta, di veder anche e soprattutto riconosciuto il diritto alla potestà nei confronti dei figli per entrambe le mamme (non più solo, dunque, per la sola mamma biologica, come è stato fino ad oggi). 
(ilreferendum.it)
Ecco dunque che, a fronte di tale epica sentenza, il Comune di Torino è ora tenuto per legge a dare esecuzione alla sentenza stessa (sentenza che è del 24 dicembre scorso, se non erro, e dunque dovrebbe essere recepita per forza entro questi giorni), senza più scuse. Certo, vivendo in Italia si assiste ancora al balletto di rinvii e chiamate in causa che coinvolgono, haimè, le Prefetture e, quindi, il nostro Ministro degli Interni, quell'Angelino Alfano del quale abbiamo avuto modo di parlare svariate volte e sul quale non è il caso di doversi ulteriormente soffermare. Basta in questa sede ribadire che vi è in corso 'una guerra' tra il Ministero (e quindi le Prefetture) che non vogliono far registrare i matrimoni gay contratti all'estero ed i Sindaci dei vari Comuni che, al contrario, spingono per registrare all'anagrafe dei loro comuni anche le coppie gay sposate all'estero. Questa sentenza, come è di tutta evidenza, da un grande appoggio e sostegno alla posizione dei Sindaci ed è questa la sua forza dirompente.
Non riporto ma lascio alla vostra immaginazione le reazioni dei vari vescovi, chiellini, leghisti e Giovanardi alla notizia della sentenza...
Comunque, se volete farvi un'idea completa sulla questione, vi riporto in fondo al post tutti i link utili. A noi non resta  che dire Grazie a queste donne (i guidici della Corte d'Appello) che hanno applicato il diritto in modo innovativo, coerente e corretto, così aiutando a cambiare questo mondo un pochino in meglio.
MduL

Articoli utilizzati per la redazione del Post:
- Articolo ""Nato" da una coppia lesbica, il Comune di Torino ferma la trascrizione" di Gelsomino del Guercio (?) per sito aleteia.org
- Articolo "Figlio di coppia lesbica, stallo a Torino: sospesa trascrizione atto di nascita" per il sito tgcom24.mediaset.it
- Articolo "Bimbo figlio di due mamme, i giudici al Comune: "E' di entrambe" per il sito della repubblica/torino
- Articolo "Torino, bimbo nato da due donne: per il tribunale sono entrambe mamme" di F.Q. per il sito ilfattoquotidiano.it

Ancora sulle trascrizioni dei matrimoni gay contratti all'estero: grazie a Firenze, un punto per noi!

(Foto da sito travelgay.it)

Si apprende grazie alle news del sito cinemagay.it, (tutti i link in fondo al post) che la città di Firenze si appresta ad approvare la delibera sul "Nuovo registro delle Unioni Civili".
Ora, sappiamo ormai tutte quante noi che il recepimento delle unioni civili da parte dei singoli Comuni d'Italia viene comunque cassato a livello nazionale, grazie al Ministro degli Interni, Angelino Alfano e, per lui, dai vari Prefetti italiani che, ultimo e più eclatante esempio a Roma, provvedono ad eliminare la procedura di riconoscimento avviata dai sindaci e, dunque, a togliere di nuovo dai registri dell'anagrafe i matrimoni gay inseriti soli pochi mesi addietro.
Certo, in questa sede, i risvolti più o meno (in)costituzionali non ci interessano, avendo ormai chiaramente tutte capito che si tratta solo ed esclusivamente di una questione politica che trova, come sempre ormai, il parlamento completamente assente; ciò che in questo post vogliamo segnalare è, invece, l'intrepida condotta dei dirigenti del Comune di Firenze e degli altri enti coinvolti, che, nei fatti, stanno cercando di baipassare il problema creato dal Ministero.
Ma andiamo con ordine. Anche perché la materia non è proprio di agevole ed immediata comprensione per i non addetti ai lavori. Che cosa vuole proporre il Comune di Firenze con la delibera di prossima (si spera) approvazione? 
(da sito indelebilmente.forumfree.it)
Il Comune, per evitare gli strali del Ministero, vuole proporre una nuova ed aggiornata versione del suo registro delle unioni civili, già in uso nel comune dal 1998, ma utilizzato da pochissime coppie (sia etero che omo) perché non consente comunque l'acquisizione di diritti fondamentali, quali, ad esempio, la possibilità di ottenere la pensione di reversibilità e di succedere alla propria compagna/o. Lo stesso registro, dunque, solo con la possibilità di ampliare la sfera dei diritti che l'iscrizione nello stesso può portare. 
Sennonché, anche in questo modo, non è possibile inserire il riconoscimento dei diritti fondamentali sopra citati (pensione di reversibilità e successioni) perché, haimè, il riconoscimento di tali diritti a delle coppie, a delle persone, è prerogativa esclusivamente parlamentare (un Comune non può farlo).
L'unica cosa che si può fare, e che il Comune di Firenze sta provando a fare in questi giorni, è estendere il più possibile la sfera dei diritti, fino a dove possibile.
Nello specifico il Comune di Firenze, intende far iscrivere tutte le coppie che ne facciano richiesta: di fatto, sia etero che omosessuali ma anche, e qui una delle principali novità, le coppie gay già sposate all'estero, a questo registro per poter garantire loro almeno: l’accesso ad eventuali bandi che dovessero essere emessi per l'assegnazione delle case popolari ed i contributi sociali per le famiglie bisognose.
Oltre a questi, minimi, diritti, ne dovrebbero poi seguire altri, molto importanti, come il diritto a poter stare accanto alla propria compagna in ospedale oppure il diritto a far visita al proprio compagno/a in carcere (sperando che, in entrambi i casi, non ve ne sia mai bisogno!). In tal caso però, non è possibile prevedere tali diritti tout court, ma occorre coinvolgere le altre istituzioni ed enti coinvolti e cioè l'Asl ed il carcere del Comune.
Ebbene, Firenze questo ha fatto: ha preventivamente coinvolto i dirigenti dell'Asl 10 del proprio comune ed anche la Direttrice del carcere di Sollicciano. In merito a questa iniziativa, infatti, Paolo Morello, Direttore dell'Asl 10, sostiene che "bisognerà tenere conto dei diritti che già esistono per legge" ma certo "avere un certificato che legittimi una persona a stare accanto a qualcuno, faciliterebbe le cose a tutti". Dello stesso tenore le parole della Direttrice del carcere di Sollicciano, la Dott.ssa Maria Grazia Giampiccolo, per la quale "Sarebbe  un riconoscimento importante, che favorirebbe l'incontro e lo sviluppo degli affetti fra le persone". 
(sa sito notiziarioitaliano.it)
Dunque, tutto pronto nel Comune di Firenze. Sono tutti favorevoli all'accoglimento di queste novità e, quindi, a Firenze, una coppia di donne lesbiche (sia di fatto che sposata all'estero), iscrivendosi in questo registro delle Unioni Civili, potrà: avere diritto all'assegnazione di una casa popolare, usufruire di eventuali contributi sociali per le famiglie bisognose che dovessero essere elargiti dal comune e, con il consenso degli enti di riferimento, per ora, stare accanto alla propria compagna che dovesse sentirsi male o andare a fare visita alla propria moglie arrestata.
Non potranno, invece, usufruire della pensione di reversibilità della moglie/compagna oppure entrare nel suo asse ereditario e non potranno nemmeno prendere decisioni sulle cure o quant'altro presuppone una disposizione per altri.
Iniziativa encomiabile e meritoria, ma non ci si può esimere dal fare alcune osservazioni. Su tutte, la principale è che si trova assurdo e ridicolo dover ancora oggi, in Italia (e, ormai, quasi solo in Italia), dover fare ricorso a questi artifici amministrativi per poter consentire un riconoscimento ed una tutela attenuati dei diritti delle coppie omosessuali (ma anche etero).
Come da sempre sostenuto, il Ministro degli Interni, Angelino Alfano, dovrebbe essere sfiduciato perché utilizza la sua funzione per biechi interessi politici di bottega ed il parlamento tutto dovrebbe essere chiamato alla assunzione di responsabilità: non operano e non toccano assolutamente tali, fondamentali, argomenti perché cadrebbero tutte le varie alleanze...e, intanto, in sempre più paesi del mondo per due donne che si amano è possibile sposarsi e vivere in pace, con i propri diritti e doveri la vita insieme, qui da noi è ancora solo un sogno poter vantare alcuni fondamentali diritti.
Comunque, per farvi un'idea ancora più chiara e completa, vi rinvio ai due articoli sotto riportati, di Ernesto Ferrara e Maria Cristina Carratù.
MduL

Articoli utilizzati per la redazione di questo Post:
- News cinemagay.it: "Firenze - Unioni civili, il registro si apre alle coppie gay sposate all’estero" di Ernesto Ferrara
- "Unioni civili, il registro si apre alle coppie gay sposate" si Maria Cristina Carratù per la repubblica.it/firenze

Ancora sul riconoscimento dei matrimoni gay contratti all'estero e altri diritti delle coppie omosessuali

Foto presa tramite google immagini dal sito donna.fanpage.it

Avrete sicuramente sentito, in questa ultima settimana, che stanno succedendo tante/troppe cose che coinvolgono i nostri diritti e riconoscimenti di diritti in quanto coppie di persone gay e lesbiche che si amano e chiedono solo di poter vivere con un minimo di tutela giuridica riconosciuta.
Il momento è estremamente delicato: vi è il Sinodo sulla famiglia in Vaticano, vi sono i Sindaci di tante città italiane (non solo, in questo caso, il mitico Marino, a Roma, che ha provveduto giusto ieri a riconoscere di persona ben 16 matrimoni omosessuali contratti all'estero) che continuano a riconoscere il diritto di gay e lesbiche sposati all'estero di vedere trascritto nei registri dello stato civle italiano anche il loro matrimonio, con le conseguenti tutele giuridiche; vi è il Ministro dell'Interno che, abusando della propria posizione istituzionale, continua a voler vietare il riconoscimento di questi matrimoni omosessuali contratti in altro paese; vi è l'attesa per il pronunciamento del Tribunale dell'Emilia-Romagna su un'altra causa che vede coinvolte due donne sposate da tanti anni in America che hanno creato una famiglia effettiva, composta anche dai figli delle due donne legittimamente adottati e riconosciuti, e che ora chiedono semplicemente che venga riconosciuto il loro matrimonio e, soprattutto, la loro famiglia (qui da noi, infatti, i figli di una non contano nulla a livello giuridico per l'altra madre) anche in Italia, dove si sono trasferite; vi è la minoranza PD che, con l'ausilio delle forze di opposione (compresa, incredibile, Forza Italia) pressa il Governo perché, finalmente!, metta mano ad una legge che possa regolamentare le unioni/pacs/matrimoni (chiamateli come vi pare, ma chiamateli!!) e vi è il Governo stesso che, per non sfigurare almeno davanti ai vescovi che, di fatto, lo hanno già battuto in quanto a tempestività, sta portando avanti i proclami di adozione di una legge che possa istituire anche in Italia un qualche tipo di tutela alle coppie omosessuali (diritto alla successione, all'assistenza del congiunto in ospedale, alla possibilità di prendere decisioni importanti sempre in caso di malattia del coniuge, alla educazione e gestione dei figli ecc...).
Vedremo come si sviluppano le cose in questi giorni, nel frattempo non resta che dire: stiamo accorte, il momento è davvero molto delicato.
MduL