Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

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Diritti Lgbtqi+: ecco che cosa succede in Italia, ancora oggi, se due donne, unite civilmente, hanno la propria figlia in ospedale. Il caso di Alessia, Fabiana e della loro piccola Artemisia

Alessia Tilesi, una delle due mamme della piccola Artemisia (foto repubblica.it)

 _MduL, 14 novembre 2021_

Ma che tristezza e che rabbia dover scrivere ancora oggi, novembre 2021, di questi incresciosi fatti, frutto di una costante quanto miope guerra politica, giocata dai maggiori partiti presenti in parlamento sulle spalle, tra gli altri e soprattutto, delle persone Lgbtqi+.

Il caso di cui vi parliamo oggi riguarda Alessia Tilesi e sua moglie Fabiana, le quali, unite civilmente già nel 2017, hanno avuto due meravigliosi gemelli, Enea e Artemisia, che ora hanno quattro anni e mezzo. Artemisia, però, è affetta dalla sindrome di Rett, una malattia neurologica grave e progressiva, che la costringe a continui e faticosi ricoveri in ospedale. 

Ed è qui, come raccontato da Alessia Tilesi nel servizio di Camilla Romana Bruno e Pasquale Quaranta di cui in calce, che nascono i problemi per la coppia di mamme. Solo lei, infatti, viene riconosciuta come genitore legale di Artemisia, in quanto madre biologica, risultando invece allo Stato Italiano l'altra mamma, Fabiana, come una perfetta estranea, la quale, pur essendo quella delle due madri che passa la maggior parte del tempo con la piccola Artemisia, non può né accompagnarla in ospedale, né firmare i documenti, né, tantomeno, parlare con i medici che seguono sua figlia.

Assolutamente condivisibili, le parole di Alessia Tilesi, che così si esprime: “Già siamo una famiglia devastata, tutto questo viene vissuto come un accanimento”. 

Come non essere d'accordo, infatti, su tale affermazione? Abbiamo sempre parlato della grave - ed ingiustificabile - lacuna della Legge Cirinnà che nel 2016 è riuscita ad introdurre nel nostro paese, se non il matrimonio, almeno le tanto sospirate Unioni Civili tra persone dello stesso sesso e vi abbiamo anche raccontato come di tale lacuna devono farsi carico i rappresentanti del movimento 5stelle che, in quell'occasione, facendo mancare il loro fondamentale appoggio per l'approvazione anche di tale aspetto della legge, lasciando ancora oggi, e nonostante gli inviti financo della Corte Costituzionale, che, nella vita reale delle coppie omogenitoriali, si verifichino fatti di tale gravità.

Una legge specifica che tuteli i figli delle coppie omogenitoriali e le famiglie arcobaleno nel loro complesso, come è evidente, non dovrebbe aspettare oltre per essere approvata. Oltre a questi casi di vita, i più gravi, che coinvolgono la tutela della salute dei figli delle coppie arcobaleno, vi sono, infatti, i casi di affido degli stessi in caso di divorzio (divorzi tra genitori omogenitoriali che, essendo la legge Cirinnà del 2016, già stanno iniziando ad essere numerosi) e, più in generale, tutti quei casi di vita quotidiana, nei quali uno dei due genitori di una coppia omogenitoriale deve subire ogni e qualsiasi 'vessazione' burocratica per poter accudire e seguire i propri figli in tutti i contesti della vita: scuola, viaggi, attività extra-scolastiche, sport ecc...

Ma, è noto, i diritti Lgbtqi+ e di civiltà restano sempre un passo indietro rispetto alle manovre politiche dei nostri rappresentanti in parlamento. Riprova ne sia la sciagurata bocciatura del Senato al DDL Zan ad un passo dalla definitiva approvazione, affossata solo per provare le maggioranze politiche in funzione della prossima elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

E, intanto, le mamme Alessia e Fabiana sono costrette a soffrire, rimanendo incolpevolmente impotenti di fronte agli aspetti burocratici ed umani che questo nostro Stato oppone alla tutela ed all'amore della loro piccola Artemisia. E, ciò che più conta, la piccola Artemisia non può avere tutto il supporto e l'amore di cui necessita per colpa del nostro Stato.

Approvate questa legge!!... 

MduL

 

p.s.: qui, in calce, il link all'intervista rilasciata da Alessia Tilesi a repubblica.it


Fonte:
Servizio di Camilla Romana Bruno e Pasquale Quaranta "Se una coppia di due mamme ha una figlia in ospedale: "Per lo Stato mia moglie è un'estranea"" su repubblica.it dell'8/11/2021

Società: ancora una reazione omofoba. Questa volta sono state coinvolte due ragazze ventenni che si sono scambiate due baci 'a stampo' sulla panchina dei giardinetti pubblici di Voghera. Queste le reazioni di un cinquantenne, nel 2021. Il Video.

 
(foto di Aurora su neg.zone. Link all'articolo in calce al post)

_MduL, 27 marzo 2021_
 
Voghera, provincia di Pavia, Lombardia, Italia, anno 2021.
Ma è possibile dover scrivere ancora di queste notizie nel 2021? E' possibile che ancora oggi due ragazze non possano scambiarsi gesti di semplice e casto affetto in pubblico, senza essere aggredite e minacciate? Sì, è possibile e di questo dobbiamo raccontarvi.

Il fatto è accaduto a Voghera che, come apprendiamo da wikipedia, è il centro principale dell'Oltrepò Pavese e rappresenta un importante nodo ferroviario e stradale dell'Italia nord-occidentale nonché un rinomato centro vinicolo e industriale del nord Italia.
Ebbene in questo ridente ed operoso comune italico, in un caldo ed assolato sabato pomeriggio, due ragazze ventenni, Valentina ed Aurora erano sedute su una panchina tra il verde dei giardinetti del centro, in piazza Castello, circondate da altre persone, nuclei familiari e bambini che si godevano la giornata ed il sole, come loro.
Ad un certo punto, le due giovani ragazze, si scambiano due baci a stampo sulle labra ed apriti cielo! Prontamente arriva un cinquantenne, che le riprende in malo modo e che vuole cacciarle via, così esprimendosi: «Andate via, ci sono dei bambini. Non sta bene baciarsi femmina con femmina». 
A seguire, la discussione tra le due ragazze, l'uomo e la compagna di quest'ultimo che pone fine all'alterco, portandosi via il compagno.
Queste, a quanto è dato sapere, le parole che si sono scambiati.
L'uomo: «Io non voglio dire niente però ci sono dei bambini e non è educazione. Dovete spostarvi». 
Le ragazze: «Tu non baci mai la tua donna davanti ai tuoi figli?». 
Lui mugugna qualcosa. Poi scandisce: «Una femmina con un’altra femmina non sta bene». 
Ed ecco che, a questo punto, interviene la compagna dell’uomo che lo prende per un braccio e lo porta via, prima che la discussione degeneri. 
 
Di questo fatto abbiamo notizia perché le due giovani ragazze hanno prontamente fatto un video-denuncia, riproducendo lo scambio di opinioni appena citato, titolando «Ancora costrette a subire attacchi omofobi», postandolo su Tik Tok ed ottenendo in pochissimo tempo oltre 120 mila visualizzazioni e quasi duemila e 500 commenti.
 
Immediate le reazioni sul web. Tantissimi i messaggi di solidarietà e affetto arrivati dalla comunità Lgbt+ e non, a sostegno di Aurora e Valentina, ai quali ci associamo. 
 
Certo è che non si riesce a comprendere come ancora oggi vi possano essere tali spropositate reazioni a delle dimostrazioni di affetto (perché di questo si è trattato e non di un bacio appassionato e coinvolgente) tra due donne (o tra due uomini. E' di pochi giorni fa la notizia dell'aggressione ai due ragazzi da un omofobo che tanto ha fatto discutere), vieppiù se il soggetto omofobo è un uomo di 50 anni e non di 80, dunque, cresciuto nell'Italia degli anni ottanta e novanta e diventato uomo negli anni duemila, quando, il mondo Lgbtqi+ era già più che 'visibile' e conosciuto. Che tristezza.
 
Ciò posto, rinviando per approfondimenti all'articolo di Neg Zone (link in calce al post), ecco il VIDEO relativo alla vicenda, pubblicato da Neg Zone su youtube:
 
 

Un abbraccio ad Aurora e Valentina.
MduL
 
 
Fonti ed Approfondimenti:
Articolo "Voghera, ragazze si baciano al parco «Andate via: ci sono dei bambini»" di Eleonora Lanzetti per corriere.it/milano del 24/03/2021;
Per approfondimenti:
Articolo "«Siete due femmine, non baciatevi davanti ai bambini»: la coppia risponde a tono" di Davide Dummy per neg.zone del 22/03/2021.

Diritti Lgbtqi+: in Giappone il primo storico passo per il riconoscimento dei matrimoni gay.

(Foto ilpost.it)
 
_MduL, 20 marzo 2021_
 
Il presente post, solo per segnalarvi, data l'importanza, la notizia riportata in questi giorni sui maggiori quotidiani online, secondo la quale in Giappone, presso il Tribunale di Sapporo è stata aperta la strada per il riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Ma, andiamo con ordine.

In Giappone, unico Paese del G-7, ancora oggi non sono ammesse le unioni tra persone delle stesso sesso. Per tale motivo, tre coppie omosessuali si sono rivolte al tribunale di Sapporo, presentando ricorso per il riconoscimento giuridico delle loro unioni. Ed il tribunale ha risposto, aprendo la strada della legalizzazione, giudicando incostituzionale l’assenza di una legge sul riconoscimento di tali unioni, in quanto lesiva del principio di eguaglianza tra i cittadini. 
 
Nello specifico, posto che nella costituzione giapponese il matrimonio si basa sul consenso «tra i due sessi» e garantisce «uguali diritti a moglie e marito», il governo sostiene che questa formulazione preclude i matrimoni tra persone dello stesso sesso. 
Di contro, i difensori delle coppie che hanno presentato il ricorso, hanno obiettato che nello spirito della costituzione c’è la difesa dell’eguaglianza di genere e il rispetto degli individui. 
La sentenza ha accolto questa interpretazione, anche se ha rifiutato di imporre il risarcimento economico per «danni psicologici» chiesto dalle coppie, che si erano sentite umiliate per non aver potuto registrare legalmente la loro unione.
 
Dunque, se la sentenza di incostituzionalità sarà confermata da altre corti giapponesi, dove sono in corso processi analoghi, la Corte suprema chiederà l’intervento della Dieta di Tokyo (il parlamento) e si potrà addivenire, così, finalmente, alla legge di disciplina e tutela di tali unioni. 
 
Certo, come ammesso anche dagli stessi attivisti della comunità LGBT del Giappone, ci vorranno ancora anni, ma almeno il processo si è aperto, la storia sta evolvendo ed è già un grande successo.
 
Infine, ci teniamo a riportarvi, perché molto tenere, le reazioni a tale storica sentenza durante la lettura del dispositivo in tribunale, così come pubblicate dal corriere.it (link all'articolo in calce al post). Riporta infatti Guido Santevecchi, autore dell'articolo che al momento della lettura della sentenza, nell'aula del tribunale di Sapparo, piangevano proprio tutti: le tre coppie che avevano presentato il ricorso, gli avvocati e persino la donna magistrato che leggeva la sentenza...
 
MduL 


Fonte:
Articolo "Giappone, storica sentenza: incostituzionale il no sui matrimoni gay" di Guido Santevecchi per corriere.it del 17/03/2021

Celesbian: l'attaccante svedese della Juventus, Lina Hurting, ha annunciato l'arrivo del suo primo figlio con la moglie Lisa Lantz - Ecco la video intervista

Lina e sua moglie Lisa (foto lfootball.it)
 
_Messina, 20 marzo 2021_
 
L’attaccante della Juventus Lina Hurtig, 25 anni, in un video intervista con la moglie Lisa Lantz, 34 anni, pubblicato su Twitter dall’account Juventus FC Women, squadra nella quale gioca dall'estate scorsa, ha annunciato che diventerà presto madre (il sesso del quale non intendono condividere).

Le due donne, entrambe svedesi ed entrambe calciatrici, stanno insieme dal 2014. Si sono conosciute quando giocavano nella squadra di Umea e si sono sposate in Svezia con una cerimonia molto intima, che ha colto di sorpresa anche le loro famiglie, al punto che, come dichiarato da Lina, erano «Solo noi due e i testimoni, in mezzo a un bosco accanto a un lago».
 
Il bacio ai Mondiali francesi 2019 (foto lastampa.it)
Da sempre dichiarate, sono tra le donne lesbiche iconiche dei Mondiali  femminili di calcio svoltisi in Francia nel 2019, quando la foto di un loro bacio a bordo campo dopo la vittoria contro la Gran Bretagna, entrambe con la maglia della nazionale svedese, è diventata virale.
 
Simpatico riportare qui, la reazione di Lina al clamore suscitato con il suo bacio in Francia e negli altri paesi europei, per testimoniare la distanza siderale tra noi ed i paesi del nord europa in materia di diritti Lgbtqi+. Ha dichiarato, infatti, «Ero felice per la partita, ho visto Lisa tra il pubblico e volevo solo condividere con lei quella gioia. Ma ha significato molto per un sacco di persone». «Ero un po’ sorpresa, devo ammetterlo. Perché la gente veniva da me sugli spalti e mi chiedeva della nostra relazione, dicendomi che era un’ispirazione vedere che potevamo essere così aperte. Quando mi hanno anche chiesto com’era per noi a casa in Svezia, sono rimasta stupita che un paese come la Francia, per esempio, non sia ancora andato avanti con questa cosa».
 
Lina Hurtig (donnaglamour.it)
E già, è proprio così Lina, e pensa che la Francia è pure più avanti di noi in materia. Da noi, infatti, quello che tu e tua moglie Lisa avete fatto, per esempio, non è permesso perché va contro la legge.
Ci riferiamo al fatto che le due donne, nel riportare la storia dell'arrivo di questo loro bambino, ci raccontano che nel mese di ottobre dell'anno scorso, in Svezia, hanno deciso e provato ad avere un figlio con la fecondazione eterologa (così, semplicemente, da noi è fantascienza ed è impossibile) e nel mese di novembre Lisa, che ha deciso di portare avanti la gravidanza, ha telefonato a sua moglie Lina, che era già in Italia, per comunicarle di essere rimasta incinta.
Dunque, ricapitolando: in Svezia, una coppia di donne sposata ha deciso nel mese di ottobre di fare un figlio, procedendo da li a poco all'inseminazione artificiale eterologa e nel mese di novembre aspettava già un figlio. Se non è fantascienza questa...

Lina e Lisa, al quinto mese di gravidanza (eurosport.it)
Da notare che, se il figlio nascerà in Svezia, esso verrà subito riconosciuto come figlio di entrambe le mamme, se, invece, avrà la 'sfortuna' di nascere in Italia, ciò non sarà possibile, venendo riconosciuto come figlio solo di Lisa, che lo ha portato in grembo e senza alcun diritto per Lina.
No, così, solo per rimarcare l'inadeguatezza della nostra legislazione in materia, dove nulla è disposto per la tutela dei figli delle coppie omosessuali e famiglie arcobaleno e dove financo la Corte Costituzionale, nei giorni scorsi, è tornata a sollecitare con forza l'adozione di una legge di disciplina da parte del nostro parlamento.

Comunque, tornando alle nostre Lina e Lisa, possiamo chiudere con le ultime notazioni di Lina in merito al futuro del proprio figlio/a «Quanto a nostro figlio o nostra figlia, da grande può diventare quello o quella che vuole. Certo, non mi dispiacerebbe se giocasse a calcio un giorno, ma è libero di fare ciò che vuole, se lo fa felice». 
 
Non resta, dunque, che proporvi il video con l'intervista, così come pubblicato dalla Juventus Women. Eccolo:
 

 
E non c'è altro da dire.
MduL 


Fonte:
Articolo "Lina Hurtig (Juventus) e la moglie Lisa: «Aspettiamo un figlio»" di Elena Tebano per corriere.it del 17/03/2021.

Diritti Lgbtqi: ecco cosa dice la sentenza della Corte Costituzionale, n. 33 del 9 marzo 2021, in merito alla tutela giuridica dei figli delle famiglie arcobaleno. Ci vuole una legge!.

La Corte Costituzionale (foto dal sito ufficiale)

_MduL, 13 marzo 2021_ 
 
Ancora una buona notizia, ancora uno sprone per l'ottenimento dei fondamentali diritti civili da parte della nostra comunità Lgbtqi+.
E' di questi giorni, infatti, l'avvenuto deposito delle motivazioni della Sentenza della Corte Costituzionale n. 33 del 9 marzo 2021, con la quale è stato disposto dal Supremo Organo essere non più procrastinabile l'intervento del Legislatore italiano in materia di adozione e tutela dei minori di coppie omogenitoriali (di famiglie arcobaleno).
 
Per arrivare a tale conclusione, tanti i punti ed i temi trattati dalla Corte in questa decisione.
Su tutti, il fatto che la maternità surrogata (in Italia espressamente vietata) e l'adozione del figlio da essa nato da parte del genitore cd "intenzionale" (cioè quello non biologico) sono due elementi autonomi e distinti che richiedono tutele distinte.
Il bambino nato con maternità surrogata, dunque, necessita di una tutela giuridica a prescindere, anche se tale metodo di concepimento da noi non è consentito dalla legge.
 
Altro aspetto molto importante, toccato con tale decisione della Corte riguarda, infatti, la mancanza di strumenti di tutela giuridica effettivi per il bimbo nato da/in coppie omogenitoriali.
Ciò, in quanto, il ricorso "all’adozione in casi particolari" (cd. "adozione non legittimante"), previsto dall’articolo 44, comma 1, lettera d) della legge n 184 del 1983, mutuato dalla tutela per le coppie eterosessuali, oggi unico possibile per cercare di avere un minimo di tutela del figlio nato da coppia omogenitoriale, ha dei limiti insormontabili, posto che tale tipo di adozione non attribuisce la genitorialità all’adottante, è subordinata all'assenso del genitore "biologico" e non chiarisce i termini dei rapporti di parentela tra l’adottato e coloro che quest’ultimo percepisce socialmente come i propri nonni, zii, o addirittura fratelli e sorelle.

Dal punto di vista fattuale, la vicenda, sottoposta all'attenzione della Corte dalla Corte di Cassazione (ve ne abbiamo parlato in precedenti post), prende spunto dalla storia di due uomini italiani che, sposati in Canada, hanno avuto un figlio tramite maternità surrogata. Figlio che in tale paese è stato regolarmente riconosciuto e registrato come figlio di entrambi. La coppia, dunque, forte del matrimonio e del nucleo familiare pienamente riconosciuto in Canada, si è rivolta allo Stato Italiano, per poter essere riconosciuta anche in Italia come famiglia, ma così non è stato, visto che, anche se la coppia si era unita civilmente, il bambino non è stato riconosciuto come figlio di entrambi, ma solo come figlio del genitore "biologico".
Da qui, il ricorso giudiziario, culminato con la decisione della Corte di Cassazione di rimettere la questione alla Corte Costituzionale.

Corte Costituzionale che così si è pronunciata.
 
"PER TUTELARE I NATI DA MATERNITÀ SURROGATA OCCORRE UN RICONOSCIMENTO GIURIDICO DEL LEGAME TRA IL BAMBINO E LA COPPIA CHE SE NE PRENDE CURA.
L’ordinamento deve garantire piena tutela all’interesse del minore al riconoscimento giuridico da parte di entrambi i componenti della coppia che ne hanno voluto la nascita e che lo hanno poi accudito, esercitando di fatto la responsabilità genitoriale.

(giurisprudenzapenale.com)
È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza n. 33, depositata oggi (redattore Francesco Viganò), con cui la Corte – come anticipato nel comunicato dello scorso 28 gennaio 2021 – ha deciso la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Cassazione sull’impossibilità di riconoscere in Italia una sentenza straniera di attribuzione dello stato di genitori a due uomini italiani uniti civilmente, che abbiano fatto ricorso alla maternità surrogata all’estero.

La Corte ha dichiarato inammissibile la questione, ma ha sottolineato la necessità di un indifferibile intervento del legislatore, al fine di porre rimedio all’attuale situazione di insufficiente tutela degli interessi del minore.

La vicenda oggetto del procedimento principale riguardava un bambino nato nel 2015 in Canada da una donna nel cui utero era stato impiantato un embrione formato con i gameti di una donatrice anonima e di un uomo di cittadinanza italiana.
Quest’ultimo si era sposato in Canada – con atto trascritto in Italia nel registro delle unioni civili – con un altro uomo, anch’esso cittadino italiano, con il quale aveva condiviso il progetto genitoriale.
In forza di una sentenza canadese, il bambino era stato quindi iscritto come figlio di entrambi gli uomini nel registro locale dello stato civile. I due uomini chiedono ora il riconoscimento dell’efficacia di tale sentenza nel nostro ordinamento.

Davanti alla Consulta hanno depositato opinioni scritte numerosi amici curiae: alcuni a sostegno della questione sollevata dalla Cassazione (l’Associazione Luca Coscioni, l’Associazione Radicale Certi Diritti e l’Avvocatura per i Diritti LGBTI), altri contrari (l’Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie, l’Associazione Amici dei bambini, l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e l’Associazione Famiglie per l’accoglienza).

La Corte costituzionale ha anzitutto ribadito che il divieto, penalmente sanzionato, di ricorrere alla pratica della maternità surrogata risponde a una logica di tutela della dignità della donna e mira anche ad evitare i rischi di sfruttamento di chi è particolarmente vulnerabile perché vive in situazioni sociali ed economiche disagiate.

Tuttavia, la Corte ha osservato che la questione ora sottoposta alla sua attenzione è focalizzata sui “migliori interessi” del bambino nei suoi rapporti con la coppia (omosessuale o eterosessuale) che abbia condiviso il percorso che va dal suo concepimento, in un paese in cui la maternità surrogata è lecita, fino al suo trasferimento in Italia, dove la coppia si è presa quotidianamente cura del bambino.

In questa situazione – ha osservato la Corte – l’interesse del minore è quello di “ottenere un riconoscimento anche giuridico dei legami che nella realtà fattuale già lo uniscono a entrambi i componenti della coppia, ovviamente senza che ciò abbia implicazioni quanto agli eventuali rapporti giuridici tra il bambino e la madre surrogata”.

Questi legami sono, infatti, parte integrante della stessa identità del minore, che vive e cresce nell’ambito di una determinata comunità di affetti; il che vale anche se questa comunità sia strutturata attorno ad una coppia composta da persone dello stesso sesso, poiché l’orientamento sessuale non incide di per sé sull’idoneità ad assumere la responsabilità genitoriale.

(Foto fortemalia.it)
Inoltre, il bambino ha un evidente interesse a vedere affermata in capo a costoro i doveri inscindibilmente legati all’esercizio della responsabilità genitoriale e ai quali non è pensabile sottrarsi ad libitum.

D’altra parte, la Corte ha riconosciuto che gli interessi del bambino possono essere bilanciati con la finalità legittima di disincentivare il ricorso alla pratica della maternità surrogata, vietata dalla legislazione statale; e ha sottolineato come la stessa Corte europea dei diritti dell’uomo non imponga l’automatico riconoscimento di eventuali provvedimenti giudiziari stranieri di riconoscimento della doppia genitorialità ai componenti della coppia (eterosessuale od omosessuale) che abbia fatto ricorso all’estero alla maternità surrogata.

In tal caso, tuttavia, occorrerà assicurare la tutela degli interessi del bambino al riconoscimento del suo rapporto giuridico anche con il genitore “intenzionale” “attraverso un procedimento di adozione effettivo e celere, che riconosca la pienezza del legame di filiazione tra adottante e adottato, allorché ne sia stata accertata in concreto la corrispondenza agli interessi del bambino”.
 
In proposito, la Corte ha evidenziato che il ricorso all’adozione in casi particolari, previsto dall’articolo 44, comma 1, lettera d) della legge n 184 del 1983 e già considerato praticabile dalla Cassazione, “costituisce una forma di tutela degli interessi del minore certo significativa, ma ancora non del tutto adeguata al metro dei principi costituzionali e sovranazionali”.
L’adozione di casi particolari (la cosiddetta “adozione non legittimante”) non attribuisce, infatti, la genitorialità all’adottante.
Non è chiaro, inoltre, se essa istituisca rapporti di parentela tra l’adottato e coloro che quest’ultimo percepisce socialmente come i propri nonni, zii, o addirittura fratelli e sorelle.
Infine, questa forma di adozione resta comunque subordinata all’assenso del genitore “biologico”, che potrebbe anche mancare in caso di crisi della coppia.

In conclusione, il legislatore dovrà farsi carico di una disciplina che assicuri una piena tutela degli interessi del minore, in modo più aderente alle peculiarità della situazione, che sono assai diverse da quelle dell’adozione “non legittimante". (Comunicato Stampa della Corte Costituzionale del 9 marzo 2021)
 
Infine, per quante di voi volessero conoscere più approfonditamente la questione di cui si è occupata la Corte ed i vari punti dalla stessa toccati, ecco il link diretto alla sentenza n. 33/2021.
 
 MduL

Diritti Lgbtqi+: una grande conquista a livello europeo. Da oggi, l'Unione europea è “zona di libertà Lgbtqi”

(Foto dal sito europarl.europa.eu)
 _MduL, 12 marzo 2021_
 
Ma che bello poter dare queste notizie! Che bello l'avanzamento dei nostri diritti Lgbtqi+ o, come in questo caso, almeno una forte difesa degli stessi. Ma andiamo con ordine.

Come sapete, l'Unione Europea è composta da poco meno di trenta paesi/nazioni che hanno origini, lingue, usi e sistemi sociali tra i più diversi. Si va, infatti, dai paesi del Nord, come Danimarca, Norvegia ecc..ai paesi del sud, tra i quali l'Italia ed ai paesi asiatici, su tutti la Turchia. 
Compito delle istituzioni europee, dunque, oltre al mercato economico e di servizi unico europeo, è riuscire a tenere unite tutte queste differenti nazioni e società, sancendo, quantomeno, i principi generali di riferimento in materia di convivenza civile e sviluppo sociale, oltre che di identità.

Ciò posto, mentre in alcuni Stati della UE la situazione ed il riconoscimento dei diritti delle persone Lgbtqi+ si può considerare acquisita, ed in altri, tra i quali possiamo collocare l'Italia, almeno si sta cercando di progredire, vi sono Stati dove non solo non vi è un miglioramento ed un progressivo riconsocimento dei nostri diritti, ma vi è addirittura un evidente arretramento degli stessi.
 
In Polonia, infatti, da marzo 2019, più di 100 regioni, contee e comuni polacchi hanno adottato delle risoluzioni in cui si dichiara di essere esenti dall’”ideologia” Lgbtiq. Secondo queste risoluzioni, i governi locali, in aderenza alle cd "Carte della famiglia" approvate da diverse comunità locali, dovrebbero astenersi dall’incoraggiare la tolleranza verso di loro e bloccare i finanziamenti alle organizzazioni che promuovono la non discriminazione e l’uguaglianza.
Da qui e da queste politiche, l'incremento degli attacchi discriminatori contro le persone Lgbtqi in Polonia, con anche arresti degli attivisti ed attacchi e divieti alle marce del Pride.
 
Non meglio, la situazione in Ungheria, dove, nel novembre 2020, la città di Nagykáta ha adottato una risoluzione che vieta la “diffusione e la promozione della propaganda Lgbtiq” e, un mese dopo, il Parlamento nazionale ha adottato degli emendamenti costituzionali che, non solo limitano ulteriormente i diritti delle persone Lgbtiq, ma non tengono addirittura conto dell’esistenza delle persone transgender e non binarie, limitando il loro diritto a una vita familiare.
 
Ebbene, in risposta a tale evidente arretramento dei diritti Lgbtqi+, così come espresso dalla Polonia e dall'Ungheria, si è avuta una risposta corale dell'Unione Europea, la quale, nel suo massimo organo di rappresentanza, il Parlamento Europeo, ha approvato la risoluzione n. 2021/2557 (RSP) che riconosce l'UE come "zona di libertà Lgbtqi".
 
Ora, premesso che tale risoluzione non ha comunque valore cogente (non obbliga cioè, per se stessa gli Stati ad adempiere alle sue prescrizioni), è evidente il suo forte e significativo valore simbolico, di principio e di indirizzo, oltre che istituzionale, posto che le altre istituzioni operative della UE, prima tra tutte la Commissione europea (presieduta da Ursula von der Leyen), ma anche il Consiglio e la stessa Corte di Giustizia UE, sono chiamate alla sua applicazione.
 
Ma quali sono i punti della risoluzione UE "zona di libertà Lgbtqi" ? Vediamone alcuni.
a) Vietare le cure riparative in tutti i paesi dell’UE (punto K);
b) vincolare il rispetto di tutti i “diritti Lgbt” al rispetto dei diritti fondamentali (come annunciato dalla Presidente della Commisione, Ursula von der Leyen lo scorso settembre) (punto L);
c) i paesi che non perseguiranno il rispetto dei diritti Lgbt, potranno perdere i finanziamenti della UE (punto N);
d) promuovere attenzione speciale per le persone transgender (punto P);
e) approvare la Direttiva orizzontale sull’antidiscriminazione, che interesserà ogni aspetto delle competenze europee (punto Q);
f) concedere pieni diritti e totale equivalenza per le persone Lgbt, riguardo al riconoscimento dei figli per entrambi i membri di una coppia omogenitoriale, in tutto il territorio europeo e da parte di tutti gli Stati membri (punto V) [e questo punto interessa molto anche al nostro paese, posto che ancora non abbiamo una legge che tuteli i figli delle famiglie arcobaleno, sollecitata più volte, l'ultima solo pochi giorni addietro, dalla Corte Costituzionale!];
g) autonomie locali, regioni e governi dovranno/saranno tenuti a sostenere, valorizzare, promuovere i diritti Lgbt senza eccezioni;
h)  la Commissione dovrebbe usare tutti gli strumenti, comprese le procedure di infrazione, l’articolo 7 del trattato sull’Ue, così come il regolamento adottato recentemente sulla protezione del bilancio Ue e il rispetto dello Stato di diritto, al fine di porre rimedio alle violazioni dei diritti fondamentali degli Lgbtiq. 

In ogni caso, potete approfondire e controllare i punti da noi inseriti (estrapolati dall'unica fonte disponibile, contraria alla risoluzione stessa) andando al link relativo al comunicato stampa UE inserito in calce, dove vi è il continuo aggiornamento dei dati e tutte le notizie utili sulla UE zona di libertà per le persone Lgbtqi (la risoluzione, mentre scriviamo, infatti, è solo in francese. A breve dovrebbe essere disponibile nelle altre lingue della UE).
 
Così facendo, si dichiara l’“Unione Europea una zona di libertà per le persone LGBTI”, incaricando il Presidente del Parlamento di informare della decisione i governi dei paesi membri e gli altri organi europei. 

Prossimo passo, il 23 marzo, allorquando la Commissione per le Libertà organizzerà una tavola rotonda con esperti e rappresentanti delle massime istituzioni  europee per discutere proprio dei diritti Lgbtqi+.

Che altro dire? Ah, si, ci teniamo a riportarvi le modalità e le posizioni dei vari partiti nella votazione di questa importante risoluzione.
La risoluzione, infattim, è bene saperlo, è stata adottata con 492 voti favorevoli, 141 contrari e 46 astensioni. 
Per quanto riguarda i nostri partiti, così come rappresentati nel parlamento europeo, vi segnaliamo che: Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro. 
Forza Italia si è astenuta, tranne un eurodeputato azzurro che ha votato contro. 
Pd, M5s ed Italia Viva hanno votato a favore.
 
E, per concludere, il meraviglioso principio ed auspicio dei deputati europei, “le persone Lgbtiq ovunque nell’Ue dovrebbero godere della libertà di vivere e mostrare pubblicamente il loro orientamento sessuale e la loro identità di genere senza temere intolleranza, discriminazione o persecuzione, e le autorità a tutti i livelli di governo in tutta l’Ue dovrebbero proteggere e promuovere l’uguaglianza e i diritti fondamentali di tutti, comprese le persone Lgbtiq”.
 
E sia!.
Auguri a tutte/tutti noi Lgbtqi+.
MduL 



Fonti:
Articolo "“L’Unione europea è zona di libertà per le persone Lgbtqi”. Il Parlamento Ue approva, Lega e Fdi votano contro" di F.Q. per ilfattoquotidiano.it dell'11/03/2021;
Comunicato stampa UE su "zona di libertà Lgbtiq"
Testo della risoluzione europea n. 2021/2557 (RSP) - in francese -;
Contra: Articolo "“Zona di libertà Lgbtqi”, l’UE verso il dogma arcobaleno" su La nuova bussola quotidiana del 12/03/2021.

Vi segnaliamo il film "The Prom": un musical con Meryl Streep e Nicole Kidman, contro i pregiudizi ed a favore dei diritti Lgbtqi+. Nel film la storia della ragazza lesbica dell'Indiana che non può portare al ballo della scuola la sua compagna è il pretesto per parlare di omofobia e diritti.

(Foto daninseries.it)
 
_MduL, 5 dicembre 2020_ 
 
Questo post solo per segnalarvi l'uscita, il prossimo 11 dicembre, sulla piattaforma Netflix, del film "The Prom".
Il film, diretto da Ryan Murphy, è l'adattamento cinematografico dell'omonimo musical del 2016 e la storia è diventata anche un romanzo, dal titolo omonimo, edito in Italia dalla De Agostini.
Nel cast del film star di prima grandezza, come, su tutti, Meryl Streep (che interpreta Dee Dee Allen), James Corden (nei panni di Barry Glickman) e Nicole Kidman (nei panni di Angie Dickinson). Da notare che, essendo un musical, tutti cantano e ballano (ma, sul punto, possiamo stare tranquille, visto che sia Meryl Streep che Nicole Kidman hanno già fatto dei musical: ci riferiamo a "Mamma Mia" e "Molin Rouge").
Ma vediamo la trama del film. Dee Dee Allen, star di Broadway, egocentrica e bizzosa, due Tony Award vinti (gli Oscar del teatro) è convinta che possa vincere il suo terzo Tony Award grazie all'interpretazione, sulla carta memorabile, di Eleanor Roosevelt al fianco di Barry Glickman (James Corden) nei panni del 32° presidente Usa. Peccato, però, che lo spettacolo si riveli un flop colossale, con critiche impietose per i due attori. 
Dopo questo flop, dunque, urge un 'riposizionamento' che consenta loro di tornare nelle grazie del pubblico e di rilanciare la loro carriera. Decidono, quindi, di utilizzare a tal fine un'ingiustizia sulla quale intervenire per cavalcare l'onda dell'indignazione pubblica. Si, ma quale, tra le tante?
L'idea giusta viene ad Angie Dickinson, l'eterna corista con vent’anni passati in vana attesa di un ruolo da protagonista, la quale, prima in modo opportunistico e poi convintamente, perora e fa perorare al cast la causa di una ragazza lesbica di Edgewater, in Indiana, Emma (Jo Ellen Pellman), alla quale viene impedito di realizzare il suo sogno: andare al ballo del liceo con la fidanzata, Alyssa (Ariana DeBose).
Presa la decisione, Dee Dee e Barry decidono quindi di sfruttare l'episodio di omofobia per dare nuova linfa alle proprie carriere e tornare sulle prime pagine ed al tal fine, insieme ad altre due stelle in declino, gli attori Angie Dickinson e Trent Olivier, partono per l'Indiana, dove la loro eccentricità, alla fine, riuscirà ad aiutare Emma...
 
Ecco fatto.
MduL
 


Fonte ed Approfondimenti:
Articolo "«The Prom», un musical contro i pregiudizi. Meryl Streep: inno alla libertà" di Stefania Ulivi per corriere.it del 4/12/2020;
Pagina Wikipedia sul film "The Prom"

Diritti Lgbtqi+: presentato il 19 novembre, con una diretta facebook, il "Partito Gay per i diritti Lgbt+"

(Foto da triestecafe.it)
 
_MduL, 21 novembre 2020_ 
 
E' stato presentato lo scorso 19 novembre 2020, con una diretta facebook, il "Partito Gay per i diritti Lgbt+", un nuovo soggetto politico che, con le parole di uno dei fondatori, Fabrizio Marrazzo, già portavoce del Gay Center, "rappresenti le nostre aspirazioni, le nostre idee e i nostri valori, per realizzare un Paese moderno, inclusivo, solidale, ambientalista e liberale, anche insieme a chi LGBT+ non è".
Insieme a Marrazzo, in conferenza stampa, anche l'ex presidente di Agedo, Claudia Toscano, e l’attivista transgender Vittorio Tarquini.
 
Queste le motivazioni addotte dai fondatori in merito alla necessità di un partito di e per le persone Lgbt+: «Riteniamo che noi persone LGBT+ non possiamo più delegare le nostre istanze a terzi e, allo stesso tempo, possiamo essere una forza propulsiva e innovativa per il Paese». E, ancora, come detto sopra «Con vari attivisti LGBT+ vogliamo creare un nuovo soggetto politico che rappresenti le nostre aspirazioni, le nostre idee e i nostri valori, per realizzare un Paese moderno, inclusivo, solidale, ambientalista e liberale, anche insieme a chi LGBT+ non è».
 
Fabrizio Marrazzo (affaritaliani.it)
A sostegno ed esemplificazione ai fini della necessità dell'istituzione di un apposito partito, Marrazzo ha elencato diverse circostanze, nel contesto dell’emergenzia sanitaria causata dal Covid-19, e non solo, nelle quali le persone LGBT+ sono state dimenticate dalle istituzioni. «Negli anni - infatti - abbiamo tentato prima di esprimere il nostro voto e far comprendere alle forze politiche quali fossero le principali emergenze socio-economiche avvertite dalla comunità LGBT+ e non solo. Ma abbiamo trovato molto spesso interlocutori inadeguati o non affidabili».

Indubbiamente ambizioso il traguardo che si pone il neo-nato partito Gay, già pronto a scendere in campo sin dalle prossime elezioni amministrative, che si terranno in diverse città d’Italia durante la prossima primavera, il quale ambisce a percentuali significative. 
Da studi statistici da loro evidenziati, infatti, le persone LGBT+ in Italia costituirebbero il 12.8% della popolazione ed i sondaggi sull’eventuale appoggio di un partito politico di questo tipo andrebbero dal 6% al 15%. Un bacino di voti, dunque, più che considerevole. 
Vero è, perdonateci l'appunto, che tale rilievo statistico non tiene in considerazione quanti, tra le persone Lgbt+, non voteranno comunque il partito Gay.

Ciò posto, come era inevitabile, ecco qui di seguito, le prime critiche mosse alla nascita del partito. Una parte del popolo social, infatti, non ha per nulla gradito quel riferimento esclusivo ad una parte ben precisa e circoscritta della comunità Lgbt+, i Gay. Nel nome del partito, infatti, campeggia a chiare lettere la parola "Gay", che avrebbe potuto essere sostituita, molti obiettano, dalla più inclusive “Partito Queer” o “Partito LGBT+”. 
Altri appunti, fanno più o meno riferimento alla collocazione politica. Vi è, infatti, chi non approva la scelta di presentarsi come una forza politica liberale e chi ha delle forti perplessità sull’ulteriore frammentazione che potrebbe portare il Partito Gay a centro-sinistra.

Tra i più critici, come apprendiamo dall'articolo di Davide Dummy (link in calce al post), vi è Luca Paladini, portavoce de I Sentinelli di Milano. Queste le sue parole, rilasciate su facebook: «Credo non possa esistere rispetto alla mia sensibilità qualcosa di più distante da una progetto del genere. Lottiamo da anni per contaminare i nostri vissuti, le nostre identità dentro battaglie collettive a difesa di tutti i diritti. Confinarci come i panda dentro un Partito è un’operazione retrograda, piccola, autoreferenziale. Inutile. Ciascuno faccia quello che vuole ma io li dentro non ci finirò mai perché amo guardare oltre il mio ombelico».

Ancora più tranchant, poi, il commento dell’attivista LGBT+ Luca Trentini, il quale in un post, così si esprime: «Vero che sentivate tutti la necessità di un partito gay? Lo hanno lanciato stamattina. Lo dico chiaro e netto: non in mio nome! L’identitarismo è una gran brutta bestia. E il corrispettivo LGBT del partito di Adinolfi appare davvero grottesco».
 
Comunque, per quante di voi fossero interessate, troverete il programma sul sito ufficiale del neonato partito www.partito.gay.

 
Ecco fatto.
MduL 
 


Fonti ed Approfondimenti:
Articolo "Presentato il Partito Gay: «inclusivo, solidale, ambientalista e liberale»" di Davide Dummy per neg.zone del 19 Novembre 2020;
Articolo (Tweet) "Nasce il Partito Gay: "Possiamo ambire fino al 15%"" su adnkronos.com del 19/11/2020;
Articolo "Nasce il Partito Gay. Il portavoce Fabrizio Marrazzo: "Possiamo ambire al 15%"" su huffingtonpost.it del 19/11/2020;
Articolo "Partito Gay, "Noi trasversali e liberali, Casalino lo sentiamo e Salvini..."" di Gabriele Penna per affaritaliani.it del 19/11/2020;
Articolo "Nasce il primo partito a tutela dei diritti Lgbt+" su huffingtonpost.it del 16/11/2020

Omofobia e diritti Lgbtqi+: a Messina, un caso di discriminazione ed omofobia nella causa di divorzio tra coniugi. Il legale del marito, chiede l'affidamento esclusivo poiché la moglie ha una relazione con un'altra donna

 
Il Tribunale di Messina (foto procura.messina.giustizia.it)

_MduL, 14 novembre 2020_
 
Ci segnalano, e volentieri riportiamo, una notizia di cronoca cittadina che, però, non riguarda solo la città di Messina, ma tutta l'Italia.
Questa la notizia, riportata da Alessandra Serio per tempostretto.it (link all'articolo in calce al post): al Tribunale di Messina, nel contesto di una causa di divorzio, il padre ha chiesto l'affidamento esclusivo della figlia, contestando alla ex-moglie il fatto di essere gay.
 
Questi i fatti, così come riportati nell'articolo della Serio.
A Messina, grazie alla denuncia del circolo Arcigay Macwan si scopre un caso di discriminazione ed omofobia, ad oggi, non più tollerabili.
Il legale di un padre messinese, impegnato nella causa per l’affidamento della figlia di poco meno di 10 anni, ha presentato al giudice un’istanza chiedendo l’affidamento esclusivo della bimba perché la madre ha una relazione con un’altra donna.
Questi, gli inaspettati e non condivisibili sviluppi della causa di separazione/divorzio, che va avanti ormai da circa due anni e che vede la donna legata da tempo in un rapporto stabile con la propria compagna.
Se fino ad ora, la battaglia legale si era mantenuta nei canoni della contrapposizione giudiziaria tra due ex coniugi, questa nuova istanza portata avanti dal legale del marito, fondata su basi assolutamente discriminatorie ed omofobe, ha fatto inorridire e fa inorridire tutto il mondo Lgbtqi+.
Un legale che ipotezza poter utilizzare l'orientamento sessuale della controparte come arma a proprio favore per la valutazione che i giudici sono chiamati ad operare per identificare il miglior affidamento del minore conteso, è - secondo noi - aberrante, vieppiù in pendenza di approvazione definitiva della legge sull'omofobia in discussione in questo periodo in Parlamento.

Apprendiamo, dunque, con sollievo e piacere che il circolo messinese che porta avanti la battaglia per i diritti LGBT abbia annunciato che valuterà ogni azione legale che sarà possibile intraprendere, in attesa e a prescindere dalla decisione del giudice sull’istanza “incriminata”, formulata dall'Avvocato. Avvocato che, in quanto tale, è bene ricordarlo, è tenuto al rispetto delle norme del nostro ordinamento giuridico e deve seguire eticamente i principi di deontologia professionale.
 
 
Attendiamo futuri sviluppi.
MduL 
 


Fonte:
Articolo "Il caso a Messina, padre chiede affidamento esclusivo perché ex moglie gay" di Alessandra Serio per tempostretto.it del 9/11/2020

Transgender: è in edicola da oggi, 14 novembre 2020, il mensile FQ MillenniuM, con l'inchiesta "We TRANS", sulle famiglie con figli e figlie transgender

 
La copertina di FQ MillenniuM di novembre

_MduL, 14 novembre 2020_
 
Apprendiamo dalla nostra rassegna stampa mattutina che è in edicola da oggi, sabato 14 novembre 2020, il mensile FQ MillenniuM (del gruppo de ilfattoquotidiano.it), dal titolo "We TRANS", dedicato alle famiglie con figli o figlie transgender.
 
Bella e toccante la storia scelta dalla giornalista Giulia Zaccariello, per il suo articolo di presentazione dell'inchiesta per ilfattoquotidiano.it (link in calce al post). Eccola.
"Il giorno in cui Davide comincia a parlare di sé come una bambina ha due anni. Un pomeriggio, durante il bagnetto, la sorella maggiore lo rimprovera, scherzando: “Tu devi usare il maschile. Vedi? Sei fatto come papà”. È passato molto tempo, ma quell’istante Angela, la madre, lo ricorda come fosse accaduto ieri. Come una fotografia. “Ho visto una grande delusione sul viso di Davide. Ha iniziato a muovere la testa come se non potesse crederci. E poco tempo dopo ha smesso di bere acqua”. In quel momento Angela comprende che non è un gioco, un capriccio spinto dal desiderio di emulazione della sorella. “C’era qualcosa di profondo in quello che faceva. Qualcosa che aveva a che fare con la sua identità”. La storia di Davide comincia qui. La sua è una delle centinaia di famiglie con un figlio o una figlia transgender (alle quali il mensile FQ MillenniuM, diretto da Peter Gomez, in edicola da sabato 14 novembre, dedica l’inchiesta di copertina del nuovo numero)".
 
Questa la nota al Video promozionale del numero della rivista in esame, pubblicato sul sito de ilfattoquotidiano.it (link in calce al post): "Il nuovo numero di Fq Millennium, in edicola da sabato 14 novembre, è dedicato alle persone transgender, con inchieste, storie e approfondimenti. Ci sarà la mappa dei gruppi che “hanno paura del gender” e che ora vanno all’attacco della legge Zan contro l’omotransfobia. Le storie delle famiglie con bambini e bambine che non si riconoscono nel genere assegnato alla nascita. E infine le testimonianze di chi intraprende un percorso chirurgico, fra pregiudizi e ostacoli. Vi raccontiamo un mondo sospeso fra paura e normalità".
 
Sabato 14 novembre in edicola con il Fatto Quotidiano. Dal 15 novembre solo FQ MillenniuM a € 3,90


Buona lettura.
MduL
 


Fonti:
Articolo "“Mi chiamo Davide e sono una bambina”. Il racconto delle famiglie con figli e figlie transgender. L’inchiesta su FQ MillenniuM in edicola" di Giulia Zaccariello per ilfattoquotidiano.it del 13/11/2020
Video promozionale "Fq Millennium, Peter Gomez presenta il numero di novembre: “Parliamo delle persone transgender e della libertà di essere se stessi”"

Diritti Lgbtqi+ - Riconoscimento del figlio nato in Italia, con fecondazione assistita praticata all'estero, da parte della madre cd "intenzionale": sollevata questione costituzionale. Denegazione competenza da parte della Corte Costituzionale. Nulla di fatto.

La sede della Corte Costituzionale a Roma (foto concorsando.it)

_MduL, 8 novembre 2020_
Questione importante, quella di cui proveremo ora a parlarvi, che, ad oggi, non ha trovato ancora una soluzione. Ma andiamo con ordine, o, quanto meno, proviamoci, visto che non è agevole riuscire a capire e far capire la dinamica giuridica che sottende alla questione stessa e che i maggiori quotidiani danno per scontata.
 
Istituzioni coinvolte
 
Dunque, sintetizzando e banalizzando al massimo, vediamo quali sono i soggetti istituzionali in campo. Primo soggetto istituzionale coinvolto è il Parlamento, composto dalla Camera dei Deputati e dal Senato della Repubblica, che ha il precipuo compito di approvare le leggi che vengono proposte principalmente al suo interno o dal Governo (ma non solo, perché ci sono anche altri soggetti istituzionali che possono proporre delle leggi, compresi i cittadini).
 
Secondo soggetto istituzionale coinvolto è la Corte Costituzionale, organo di garanzia istituzionale della repubblica e soggetto terzo rispetto a tutti gli altri ordini. Queste le principali competenze della Corte: (a) dirimere conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato, tra lo Stato e le regioni e tra le Regioni stesse; (b) giudicare sulle accuse promosse nei confronti del Presidente della Repubblica e (c) verificare l'ammissibilità dei referendum abrogativi e, soprattutto, (d) verificare la conformità a Costituzione delle leggi, statali e regionali, e degli atti aventi forza di legge (controllo di legittimità costituzionale).
 
Terzo soggetto istituzionale coinvolto è, in questo caso, il Tribunale di Venezia.
 
La procedura
 
Come abbiamo visto al punto (d), la Corte Costituzionale, nell'ambito della sua competenza sul controllo di legittimità costituzionale, è tenuta a verificare la conformità delle 'leggi' alla nostra Costituzione e quindi, più in generale, al nostro impianto costituzionale, che altri organi e/o poteri  sottopongono al suo vaglio.
Ora, nel caso sia il Governo o una Regione a voler sottoporre una legge al controllo della Corte, si avrà il giudizio cd "in via di azione (o principale)", che, in questa sede non ci interessa. Se, invece, a voler conoscere il parere e giudizio della Corte su una legge è un Tribunale, come nel caso che ci interessa, si ha il cd giudizio "in via incidentale" che si svolge nel seguente - schematico - modo:
 
1. nel corso del giudizio, una delle parti, il pubblico ministero od anche lo stesso giudice, d'ufficio, possono sollevare questione di legittimità costituzionale mediante apposita istanza, indicando: a) le disposizioni della legge o dell'atto avente forza di legge dello Stato o di una Regione, viziate da illegittimità costituzionale; b) le disposizioni della Costituzione o delle leggi costituzionali, che si assumono violate.
 
2. A questo punto, il Giudice, se ritiene la questione di costituzionalità non manifestamente infondata e rilevante per il giudizio (cioè, se pensa che, in effetti, la legge che riguarda la questione in giudizio potrebbe essere in contrasto con la costituzione e/o le leggi costituzionali e se ritiene che senza la soluzione di tale contrasto, non possa decidersi il giudizio), emette un'ordinanza, con la quale solleva la questione e dispone l'immediata trasmissione degli atti alla Corte costituzionale, sospendendo il giudizio in corso, in attesa del suo pronunciamento.

3. Tale Ordinanza del Giudice, viene quindi trasmessa alla Corte e notificata, oltre che alle parti del giudizio, anche al Presidente del Consiglio e comunicata ai Presidenti di Camera e Senato - se riguarda una legge - oppure al Presidente della Giunta Regionale e comunicata al Presidente del Consiglio regionale interessato - se riguarda una legge regionale.

4. Si arriva, così, alla fase davanti alla Corte Costituzionale, dove, prima di tutto, il Presidente della Corte, una volta ricevuta l'ordinanza del giudice, ne dispone la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e, se occorre, nel Bur delle regioni interessate. 
 
5. Da questo momento, entro 20 gg. dalla notifica dell'ordinanza emessa dal "giudice a quo" (così si definisce il giudice del Tribunale che ha sottoposto la questione alla Corte Costituzionale), le parti del giudizio davanti al Tribunale ed i soggetti istituzionali coinvolti, possono presentare le loro deduzioni. 
 
6. Una volta trascorso il termine di 20 gg, il Presidente della Corte nomina un giudice per la istruzione e relazione e convoca, entro i successivi 20 gg, la Corte per la discussione.
 
7. Seguiranno, l'udienza e l'istruzione della causa, 
 
8. quindi si avrà la decisione della Corte.


La questione di legittimità costituzionale che ci riguarda
 
Una volta chiarito quali siano i soggetti coinvolti e le rispettive competenze, passiamo ora alla vicenda che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale che ci riguarda.
 
Il caso riguarda una famiglia arcobaleno e, più precisamente, una coppia di donne, sposate civilmente in Italia, che hanno procreato un figlio mediante fecondazione assistita praticata all'estero, partorendolo in Italia. Di questo figlio, la madre cd 'intenzionale' (cioè, quella non biologica), ha richiesto il riconoscimento presso il proprio comune di residenza, facendolo registrare all'anagrafe anche a suo nome, ma tale riconoscimento le è stato negato.
A questo punto, le due donne/mamme, hanno fatto ricorso in Tribunale per ottenere il riconoscimento di tale diritto.
Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Ancora oggi, a più di quattro anni dall'approvazione della legge cd. "Cirinnà" che riconosce le unioni civili, il problema del riconoscimento dei figli nati da tali unioni è rimasto irrisolto e sospeso, non legiferando tale legge su tale aspetto e non essendoci una legge ad hoc che regolamenti la materia. 
Sul punto, ricordiamo, per dovere di cronaca, che tale regolamentazione avrebbe dovuto essere inserita nella legge sulle unioni civili, ma i 5 stelle (oltre alle forze politiche che, da sempre, si oppongono al riconoscimento di tali diritti per le persone Lgbtqi) non lo hanno permesso, volendo lo stralcio di tale parte. Risultato? Siamo senza leggi in materia di tutela dei bambini nati da coppie arcobaleno e su tutto il territorio nazionale vige l''anarchia amministrativa': in ogni comune e regione si agisce in modo diverso ed autonomo. Una coppia omosessuale di Torino, per esempio, può andare in comune a registrare il figlio nato da tale unione senza problemi, se, invece, è una coppia omosessuale di un comune del Veneto o altri, non potrà farlo. Il tutto, lasciato alla discrezionalità interpretativa dei politici locali se non, addirittura, dei singoli funzionari dell'anagrafe civile.
 
 
La fase davanti al Tribunale di Venezia

Tornando a noi. Nel caso che qui ci occupa, le due spose/mamme che si sono viste respingere la loro richiesta per il riconoscimento del figlio anche per la madre non biologica, si sono rivolte al Tribunale competente, e cioè al Tribunale di Venezia.
 
Tribunale di Venezia che, a differenza di altri Tribunali italiani, chiamato a decidere sul ricorso fatto dalle due mamme, non ha riconosciuto loro il diritto alla registrazione coatta dell'atto di riconoscimento del figlio anche per la mamma intenzionale, ma ha sollevato la questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte Costituzionale.
In pratica, il Tribunale di Venezia, ritenendo mancanti e/o non coerenti con il sistema istituzionale le norme di legge in materia, ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale, interrompendo il giudizio in attesa del suo pronunciamento.
 
Questi i dubbi del Tribunale di Venezia e queste le norme sottoposte al giudizio della Corte Costituzionale, con l'Ordinanza di remissione:
 
Allora, prima di tutto, i giudici di Venezia contestavano due norme, la prima contenuta nella legge sulle unioni civili, l'altra nel decreto del presidente della Repubblica riguardante l'ordinamento dello stato civile, che limiterebbero i diritti e gli obblighi delle parti di un'unione civile precludendo la formazione di un atto di nascita con l'indicazione congiunta, come genitori, di due donne.
Il tribunale aveva ritenuto che le attuali norme, nell’escludere la registrazione nell’atto di nascita del bambino come figlio di entrambe, violerebbero i dritti della cosiddetta madre intenzionale e quelli del minore, e determinerebbero di conseguenza un’irragionevole discriminazione per motivi di orientamento sessuale.
 
Così facendo, continua il Tribunale di Venezia nella sua ordinanza di remissione, gli articoli della Costituzione violati sarebbero tre:
a) l’articolo 2 della Costituzione perché nega “il diritto fondamentale alla genitorialità dell'individuo, sia come soggetto singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità". 
b) l’articolo 3 della Carta perché la decisione provoca “una disparità di trattamento basata sull'orientamento sessuale e sul reddito, laddove privilegia chi dispone dei mezzi economici non solo per concepire, ma anche per far nascere il figlio all'estero e richiedere la trascrizione in Italia dell'atto di nascita straniero". 
c) l’articolo 30, perché “l'attuale impossibilità di indicare due madri unite civilmente nell'atto di nascita formato in Italia non rispetta il principio di tutela della filiazione”. 
 
Infine, secondo i giudici veneti, il divieto di iscrizione viola anche la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e la Convenzione di New York sui Diritti del fanciullo.
 
Dunque, il Tribunale di Venezia, con la sua ordinanza di remissione della questione alla Corte Costituzionale è stato chiaro: ha chiesto alla Corte di pronunciarsi sulle incongruenze e mancanze del nostro sistema giuridico sulla materia del riconoscimento dei figli nati da coppie omosessuali.
Ha detto alla Corte, guarda, noi non possiamo decidere se queste due donne possono registrare il bambino come figlio di entrambe e non solo della madre biologica, perché non ci sono norme che prevedono tale diritto. 
La legge sulle Unioni civili (Legge 20 maggio 2016, n. 76, cd 'legge Cirinnà') ed Ordinamento dello stato civile (Regio Decreto 9 luglio 1939, n. 1238 e s.m.i., in particolare, D.Lgs. 19 gennaio 2017, n. 5 e, da ultimo, il DPR 3  novembre  2000, n. 396), infatti, non prevedendo la possibilità di registrare congiuntamente un figlio nato da tali unioni, di fatto, "limiterebbero i diritti e gli obblighi delle parti di un'unione civile precludendo la formazione di un atto di nascita con l'indicazione congiunta, come genitori, di due donne".
 
Da qui, la conseguenza cui giunge il Tribunale e cioè che tale mancanza di disciplina porterebbe alla violazione dei seguenti principi fondamentali della repubblica, espressi nella nostra Carta Costituzionale: il principio in base al quale  «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.» (art. 2); il principio di uguaglianza, in base al quale «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.» (art. 3) ed il principio della 'non discriminazione tra figli naturali e legittimi', in base al quale «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.» (art. 30).
 

La fase davanti alla Corte Costituzionale: la DECISIONE

E cosi, con questi rilievi del Tribunale di Venezia, l'Ordinanza giunge alla fase successiva, che si svolge presso la Corte Costituzionale.
Una volta presa in carico dalla Corte la questione, pubblicata l'ordinanza in Gazzetta, attesi i 20 giorni di rito, discussa la causa, si è arrivati, nelle scorse settimane, alla tanto attesa decisione della Corte. Eccola.

La suprema Corte Costituzionale ha ritenuto inammissibile la richiesta dei giudici di Venezia sul caso di due donne che volevano registrare all’anagrafe come proprio il figlio nato in Italia dopo la fecondazione all’estero.
Ritenuto inammissibile, significa che ha deciso di non decidere. Vediamo perché. 

Per capirlo, facciamo riferimento alle parole del Presidente della Corte costituzionale, Mario Rosario Morelli, esperto di queste temi che ha affrontato molte volte nei suoi anni alla Corte, il quale così si esprime: “Il riconoscimento dello status di genitore alla cosiddetta madre intenzionale - all’interno di un rapporto tra due donne unite civilmente - non risponde a un precetto costituzionale, ma comporta una scelta di così alta discrezionalità da essere per ciò stesso riservata al legislatore, quale interprete del sentire della collettività nazionale”.

Ma che significa? 
Per capirlo, utilizziamo le parole della giornalista di repubblica, Liana Milella (link all'articolo in fondo al post): <<Dunque la Consulta fa un passo indietro. O meglio, si ferma sulla soglia di una decisione che, per la sua delicatezza, non può a suo avviso che essere politica. Perché “su temi così eticamente sensibili” non può che spettare al legislatore “di ponderare gli interessi e i valori in gioco, tenendo conto degli orientamenti maggiormente diffusi nel tessuto sociale in un determinato momento storico”. 
 
La Corte si è anche preoccupata del bambino e ha ritenuto che “la protezione del miglior interesse del minore in simili situazioni – oggi affidata dalla giurisprudenza all’attuale disciplina sull’adozione in casi particolari - può essere assicurata attraverso varie soluzioni, tutte compatibili con la Costituzione, che spetta sempre al legislatore individuare”.

In altri termini, come già detto, la Corte ha deciso di non decidere, rinviando al legislatore e alla sua discrezionalità la decisione della questione.
La 'palla', dunque, passa al Parlamento italiano, chiamato, ancora una volta, a legiferare su tale materia, per il bene dei bambini nati da coppie omosessuali e per l'uguaglianza sociale, senza che non vi siano più famiglie 'vere' e 'finte' e bambini senza tutela giuridica.
Parlamento che, ad oggi, non è riuscito a mettersi d'accordo in alcuno dei punti che tale questione solleva.

Per questo, anche se, in linea di diritto, potremmo anche essere d'accordo con la Corte Costituzionale per non aver voluto decidere una volta per tutte su tali materie, riconoscendo la competenza esclusiva del Parlamento, avremmo voluto che i Supremi Giudici, comunque, entrassero nel merito delle questioni sollevate dal Tribunale di Venezia, stabilendo e sancendo le incongruenze, criticità e mancanze di disciplina giuridica che potessero segnare il solco entro il quale il Parlamento avrebbe dovuto legiferare.

Ad oggi, concludendo, la questione è assolutamente rimasta irrisolta. La Corte non ha deciso nulla, il Parlamento non ha legiferato in materia e, dunque, la situazione è identica a prima.
Questo significa che il Tribunale di Venezia - e tutti gli altri Tribunali che verranno chiamati a decidere su tali questioni - dovrà fare da solo e decidere la singola questione sottoposta al suo giudizio, secondo interpretazione di legge.
 
Non ci resta che sperare per il meglio.
MduL 



Fonti:
Articolo "Consulta: decida il Parlamento sui figli di due mamme" di Liana Milella per repubblica.it del 21/10/2020;
Articolo "Consulta, serve una legge per i figli di due mamme" su huffingtonpost.it del 21/10/2020