Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

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Diritti Lgbtq: come va in Italia? - Va male!! Ecco altri brutti episodi, dei quali non vorremmo parlarvi, da Trento a Sorrento, passando per Verona e Genova...

(Foto da sito Radio Babboleo)
Ancora brutte notizie, ancora episodi di rifiuto del mondo Lgbtqi e rigetto delle istanze per il riconoscimento dei diritti della comunità.
Vi abbiamo già raccontato, haimè, delle posizioni del neo-Governatore della regione Lombardia, Attilio Fontana in merito alle istanze della comunità Lgbtq nella regione da lui amministrata. Da Governatore, così come a suo tempo da Sindaco, ha negato l'avallo istituzionale da parte della Regione al Gay Pride della Città di Varese, definendo l'eventuale patrocinio regionale 'divisivo', ma considerando, invece, l'illuminazione del palazzo del Governo cd "Pirellone", in occasione del 'family day' inclusivo poiché "...non credo sia una scelta divisiva. Tutti riconoscono il valore della famiglia. È nella Costituzione, è uno dei fondamenti della nostra civiltà." 
[Ma su questo punto, si rinvia al nostro post della scorsa settimana: "Diritti Lgbtq: come va in Italia? - Va male!! La posizione del neo-Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, in merito al Gay Pride, ai diritti Lgbtq ed alle donne..."]

Ma, haimé, non è solo il Presidente della Regione Lombardia ad aver sdoganato il ritorno 'al medioevo' dei diritti Lgbtq. Il vento è cambiato in tutto il Nord d'Italia e, purtroppo, non solo. Ecco un po' di notizie sparse sull'argomento, pubblicate questa settimana.


Sorrento: questa Unione Civile non sa da fare...nel Chiostro di San Francesco.

Cerimonia nel Chiostro di San Francesco (Di Fiore Fotografi)
E' di questi giorni (esattamente dell'11 maggio scorso) la notizia, riportata da Carmen Davolo per napoli.repubblica.it (così come ripresa dall'articolo di Luciana Matarese per l'Huffington Post) del diniego da parte del Sindaco di Sorrento alla celebrazione dell'Unione Civile tra Vincenzo D’Andrea, ventisettenne napoletano e Heriberto Vasquez Ciro detto Beto, presso il Chiostro di San Francesco, dove, ad oggi, già molti matrimoni, civili e non religiosi, sono stati celebrati!.
Queste, nello specifico, le parole dell'una e dell'altra parte. 
* Il sindaco di Sorrento, Giuseppe Cuomo: "Abbiamo detto no perché, anche se il chiostro di San Francesco è di  proprietà del comune, è attiguo al monastero francescano e non mi è sembrato opportuno celebrare questo tipo di unione. Siamo disponibili negli altri luoghi da noi utilizzati come il Museo Correale, Villa Fiorentino e il comune stesso".
* Vincenzo D'Andrea, il promesso 'sposo': "Il comune di Sorrento fa parte dello Stato italiano e non del Vaticano. C'eravamo informati prima, lì si celebrano tantissimi matrimoni civili e non religiosi, perché a noi è stato vietato? Rivendichiamo gli stessi diritti degli altri cittadini. Ci sono state battaglie e fortunatamente grazie alla legge Cirinnà è stato stabilito un diritto di uguaglianza. Rispondere così esprime un basso profilo. Chiediamo uguaglianza. Voglio portare avanti questa battaglia per gli altri. Noi siamo stati accolti con grande simpatia e disponibilità dal comune di Piano di Sorrento. Celebreremo il nostro matrimonio a Villa Fondi . Ma la battaglia sarà per gli altri cittadini italiani che esprimeranno il desiderio sposarsi a Sorrento presso il chiostro di San Francesco. Per questo motivo abbiamo denunciato l’accaduto all’Arcigay di Napoli”.
Quindi, a due anni dall'approvazione della Legge Cirinnà sulle unioni civili (etero e non, ricordiamolo) a Sorrento, celebrazione sì, ma non in tutti i luoghi in cui è possibile per una coppia eterosessuale...
[Fonte: Articolo "Sorrento, il sindaco dice no alle unioni gay nel chiostro di San Francesco" di Carmen Davolo per napoli.repubblica.it]
 
Ma questo è niente, torniamo ora al Nord.

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Verona: il Rettore dell'Università annulla un Convegno su tematiche Lgbtq perché inviso ai gruppi di estrema destra ed alla Lega
 
Il Dipartimento Scienze Girudiche Università di Verona (univr)
La prima, sconvolgente notizia che siamo costrette a segnalarvi questa settimana riguarda la città di Romeo e Giulietta, Verona. Qui, il rettore dell'Università, Nicola Sartor, ha annullato il Convegno che avrebbe dovuto tenersi presso il dipartimento di Scienze Giuridiche, dal titolo "Lgbt: richiedenti asilo, orientamento sessuale e identità di genere" in quanto soggetto, a parer suo, a "Troppe strumentalizzazioni".
Questi i fatti. Il Convegno era stato organizzato dall'università di Verona per il prossimo 25 maggio, sennonché, visto il titolo della giornata di studio, sono iniziate le preventive proteste dei gruppi di estrema destra, da Forza Nuova a CasaPound, e della Lega (si, di uno dei due partiti che andrà al governo a giorni), i quali, dopo aver giudicato l'università «ostaggio di potenti lobby lgbt», accusandola di fatto di essere collusa con i trafficanti di esseri umani,  hanno distribuito volantini con la scritta  "No rifugiati gay a Verona, stop ditattura gender". E così via per giorni, con toni sempre più accesi ed acrimoniosi, fino alla capitolazione del Rettore: il Convegno non si terrà più.
Il Rettore, Nicola Sartor (VeronaSera)
Le motivazioni sono spiegate in una nota ufficiale. «Ho dovuto disporre la sospensione della giornata, rinviando l’approfondimento dei suoi contenuti scientifici a data da destinarsi. L’evento è uscito dall’ambito scientifico per diventare terreno di contrasto e soprattutto di ricerca di visibilità per diversi attivisti di varia estrazione. L’Università non può prestarsi a strumentalizzazioni da parte di soggetti estranei al mondo scientifico». 
Queste le parole nella nota del Rettore. Ma, a risposta di tali parole e di tali posizioni, facciamo nostre le parole del giornalista Paolo Berizzi, il quale così si esprime: "Già, strumentalizzazioni, dice il responsabile dell'ateneo. Di fatto, congelando l'iniziativa, l'università ha ceduto alle pressioni dell'ultradestra veronese, storicamente molto attiva in città." 
Così agendo, infatti, il Rettore si è fatto sì mezzo di strumentalizzazione e di solo una parte: l'estrema destra che tale giornata di studio non voleva. In questo caso, concordiamo con Pippo Civati, di Possibile "In un Paese civile un rettore così si dimette".
E, su questo punto, haimé non l'ultimo, vi riportiamo le parole dell'Arcigay Verona "....L’istituzione accademica che dovrebbe diffondere oltre alla conoscenza i valori universali della democrazia e dell’accoglienza, è stata invece piegata dall’oscurantismo da tempo imperante in questa città".
[Fonte: Articolo "Verona, annullato all'università il convegno sui gay sgradito ai fascisti" di Paolo Berizzi per repubblica.it]

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Trento: Il Presidente della Provincia Autonoma ha negato il patrocinio al "Dolomiti Pride".

Qui siamo proprio al Nord che più Nord non si può, e cioè nella Provincia Autonoma di Trento. In questo caso, abbiamo nuovamente, come nel caso della Regione Lombardia con il Governatore Fontana, il diniego alla sponsorizzazione istituzionale della manifestazione di orgoglio Lgbtq che gli organizzatori stavono organizzando nella Provincia. Artefice di tale diniego il Presidente della Provincia, Ugo Rossi, eletto nel centrosinistra (sigh!), il quale ha sostenuto che "...la parata è un evento di “folklore e di esibizionismo che sicuramente non apporta alcun contributo alla crescita e valorizzazione della società trentina e della sua immagine”.
Il Presidente Ugo Rossi
Ed anche in questo caso, in risposta a tali posizioni, facciamo nostre le parole del giornalista Daniele Erler, il quale scrive "Lo ha detto a Trento, la stessa città che ha appena ospitato – ovviamente con tutti i patrocini del caso – l’Adunata degli alpini. Con tanto di episodi di sessismo e piccole molestie (etero), denunciati dal comitato “Non una di meno” (anche se, per noi, viva sempre gli Alpini e ciò che, da sempre hanno rappresentato per il nostro paese con il loro pesante contributo di morti nelle guerre che ci hanno visti coinvolti. Anche per questo, speriamo che le mele marce di tale glorioso corpo, vengano al più presto estirpate).
Infine, le parole di Paolo Zanella, coordinatore del Dolomiti pride: "...in Trentino la giunta è di centrosinistra. Ma qui alle elezioni nazionali ha vinto per la prima volta la Lega e in ottobre ci sono le provinciali: “Forse l’omofobia istituzionale di Rossi è un calcolo politico, ma non si dovrebbero fare calcoli politici sui diritti delle persone”.

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Genova: qui è stato negato il patrocinio sia al Gay Pride Ligure che alla Cena organizzata dalle organizzazioni Pride contro l'omofobia.

Il Sindaco di Genova, Marco Bucci (wikipedia)
Scendiamo di nuovo, un pochino, per andare in Liguria. Qui, come avete potuto leggere nel titolo del paragrafo, il sindaco di Genova, di centrodestra, Marco Bucci, nel negare, come gli altri, il patrocinio alla manifestazione, ha definito il Pride una “manifestazione divisiva” (ci avete fatto caso? Le parole utlizzate sono sempre le stesse: il Gay Pride è una manifestazione divisiva....).

Sul punto, in replica a questo pensiero dominante dei vari amministratori pubblici, usiamo le parole rilasciate nell'intervista sempre di Daniele Erler, da Claudio Tosi, presidente di Arcigay a Genova: “Negli ultimi tre anni nella sola Genova ci sono stati quattro ragazzi che sono rimasti senza casa, cacciati dalle loro famiglie solo perché hanno fatto coming out e ammesso la loro omosessualità”. 
Il Presidente Arcigay GE, Claudio Tosi
Ma cosa c’entra questo con i Gay pride? 
“Sono manifestazioni che aiutano chi si sente solo: così capiscono che ci sono associazioni pronte ad aiutarli. E chi è stato cacciato da casa con la sola colpa di essere gay, grazie al Pride capisce che in realtà non è colpevole”.

Comunque, stessa cosa, cioè diniego alla sponsorizzazione ufficiale da parte delle istituzioni pubbliche, anche per la Cena organizzata sempre dal comitato ligure per il Pride per manifestare contro l'omofobia (argomento divisivo anche questo??!!). 
l'Avv. Ilaria Gibelli
Racconta infatti  Ilaria Gibelli, che fa parte del comitato organizzatore del Pride ligure, che ieri (17 maggio ndr_) era in Regione per cercare di spiegare i motivi dell’orgoglio arcobaleno: “Sabato faremo a Genova una grande cena colorata per manifestare contro l’omofobia” (sul punto, ricordiamo che in Italia oltre 50 persone sono vittime di omofobia ogni giorno, secondo i dati diffusi ieri da Gay Help Line per la giornata contro l’omofobia_ndr).
Con il patrocinio, questa volta? 
“No, lo hanno negato”.

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L'Italia nella classifica, pubblicata solo pochi giorni fa, che valuta le politiche e le leggi a favore degli omosessuali in Europa.

Il Logo dell'istituzione. Qui il sito: www.ilga-europe.org
E via discorrendo. Di episodi incresciosi potremmo, haimé, riportarne tanti altri ma ciò che conta è sapere, capire, che il vento è cambiato. Fino a che punto, come dice il poeta..."lo scopriremo solo vivendo..."
Fatto è che l’Italia è alla posizione 32 su 42 nella classifica che valuta le politiche e le leggi a favore degli omosessuali. 
La graduatoria, diffusa ieri, è compilata da Ilga-Europe, l’organizzazione che riunisce le associazioni pro gay di tutta Europa. 
Il nostro Paese ha un punteggio del 27%.
Nella classifica generale arriva dopo Albania, Kosovo, Bosnia ed Erzegovina, Serbia, Repubblica Ceca, Cipro e Slovacchia. I primi sono Malta, Belgio e Norvegia.





Senza altre parole.
MduL

Ecco come è finita la vicenda che vedeva coinvolti l'Istituto scolastico paritario Sacro Cuore di Trento ed una sua docente, discriminata per il suo orientamento sessuale: Vittoria su tutta la linea!


Molte di voi ricorderanno la storia di due anni fa, che fece molto scalpore, della direttrice dell'Istituto scolastico superiore cattolico PARITARIO Sacro Cuore di Trento, Suor Eugenia, che non rinnovò il contratto ad un'insegnante perché questa si rifiutò di smentire di essere lesbica.
Nello specifico, la docente, come è di tutta evidenza, si era rifiutata di rispondere ad una domanda tanto personale e, dunque, la Madre Superiora Eugenia aveva pensato bene di ritenere le voci su una sua presunta (o vera, non è questo che importa) omosessualità fondate e di non rinnovarle il contratto perché, con le sue stesse parole "Visto che in questa scuola si fa educazione e bisogna avere attenzione alle persone. C’è tutto un discorso che gira intorno ai bambini che frequentano la scuola: è un discorso educativo”.
Da qui, non appena trapelata la notizia su tutti i quotidiani nazionali il dibattito e le posizioni pro e contro la sortita di Suor Eugenia che sono durate anni e che hanno viste coinvolte anche tutte noi di MduL. Ne abbiamo infatti parlato diffusamente in due post, il primo pubblicato nell'imminenza delle'evento, il 20/07/2014 e dal titolo "Trento: non smentisce di essere lesbica e la scuola non le rinnova il contratto" ed il secondo in occasione di uno spiacevole sviluppo della vicenda, allorquando vennero riconosciuti lo stesso i finanziamenti pubblici, in quanto scuola paritaria, all'Istituto in oggetto, pur con le posizioni antidemocratiche e discriminatorie espresse dalla sua direttrice nel caso in esame, dello scorso 4/01/2015 e dal titolo "La scuola 'paritaria' Sacro Cuore di Trento dopo aver buttato fuori insegnante presunta lesbica riceve lo stesso i fondi pubblici". Torniamo ora a parlarne e con immensa gioia, a chiusura della vicenda. 
E' di giusto di due iorni fa la notizia (appresa dal sito ilfattoquotidiano.it, nell'articolo "Trento, insegnante non smentisce omosessualità e non le rinnovano il contratto: scuola condannata" di Giuseppe Pietrobelli)  che L'Istituto paritario Sacro Cuore dovrà risarcire con ben 25 mila euro la docente ingiustamente discriminata per il suo orientamento sessuale!! Così ha deciso Michele Cuccaro, giudice del tribunale di Rovereto, che ha anche condannato la scuola a rifondere 1.500 euro ad ogni associazione che si era costituita parte civile, la Cgil del Trentino e l’Associazione Certi diritti, per discriminazione collettiva.
Vittoria, dunque, su tutta la linea....Fantastico!

Con Gioia.
MduL

Post precedenti sull'argomento:

La scuola 'paritaria' Sacro Cuore di Trento dopo aver buttato fuori insegnante presunta lesbica riceve lo stesso i fondi pubblici

Il lodo dell'Istituto Sacro Cuore di Trento (andreafacchinelli.wordpress.com)

Si è già raccontato, lo scorso 20 luglio, della disarmante e triste vicenda di omofobia e discriminazione che ha visto coinvolte la direttrice dell'Istituto scolastico paritario cattolico Sacro Cuore di Trento, la Superiora dott.ssa Ida Libratore (Madre Eugenia) ed una delle docenti a quel tempo in servizio presso il presso scolastico.
Ma, per quante di voi non avessero presente di cosa si sta parlando, riservandosi di rinviarvi per una lettura completa al post di riferimento (link in fondo al presente post) ecco un veloce e sintetico sunto.
Nel luglio dello scorso anno, 2014, è venuta fuori questa storia che vede la madre superiora dell'Istituto scolastico PARITARIO Sacro Cuore di Trento, chiamare nel proprio ufficio una delle sue insegnanti per chiederle di confermare alcune voci che le erano arrivate all'orecchio, in merito ad una sua presunta omosessualità.
Come è di tutta evidenza, l'insegnante si è rifiutata di rispondere alle domande della Madre Superiora e per questo motivo il suo contratto di insegnamento non è stato più rinnovato, dopo ben cinque anni, dall'Istituto scolastico.
Suor Eugenia (www.internationalpost.org)
Ora come allora, comunque, il punto non è (l'inqualificabile) gesto della Madre Superiora Suor Eugenia, Ida Libratore, ma il fatto che una tale discriminazione sia avvenuta in un istituto scolastico paritario, dove, cioè, lo stato interviene con i fondi pubblici di tutti quanti noi per garantire l'istruzione dei ragazzi in esso iscritti.
Non è la chiesa, dunque, a sostenere l'istituto Sacro Cuore ma lo Stato, dovendo quindi la scuola garantire l'istruzione scolastica dei ragazzi di Trento che ne facciano richiesta.
La rettrice, dunque, potrebbe tranquillamente agire così come ha agito, se la scuola fosse esclusivamente privata ed esclusivamente gestita e finanziata dalla chiesa italiana ma così non è: usufruisce anche dei finanziamenti pubblici. Dopo la vicenda dell'insegnante lesbica e la sua gestione, non avendo la scuola operato come di dovere, non restava altro che interrompere, in coerenza, il flusso dei finanziamenti pubblici...sennonché...
Sennonché, siamo in Italia e quindi leggete cosa è successo.
E' di questi giorni, infatti, la notizia che la Provincia di Trento ha nuovamente stanziato i fondi pubblici alla scuola omofoba e discriminante, con le parole del Presidente della provincia Ugo Rossi così giustificandosi: " la provincia ha fatto un'attività ispettiva finalizzata a verificare se c'è stata la discriminazione verso l'insegnante lesbica e non sono emersi elementi per mettere in discussione la parità scolastica dell'istituto religioso ", e dunque il contributo pubblico Trentino sarà erogato per la sua totalità anche nei prossimi anni. Contributo che, per la cronaca, ammonta a ben 4000 mila euro per studente!.
(da sito pdlcasolavalsenio.blogspot.com)
Impossibile commentare oltre con serenità, si lasciano dunque le ultime impressioni al commento di Alessandro Giacomini nel suo articolo "Il contributo omofobo della giunta provinciale Trentina" (link in fondo al Post): "Molti Trentini hanno consumato gli occhi sulla dichiarazione del governatore Rossi ad altri i loro sguardo è apparso come quello di Caronte, " di giada " , tutti si sono chiesti se la giunta priovinciale, il giorno 25 ottobre a pagina 25 ad un quotidiano regionale l'adige avesse letto la testuale dichiarazione di suor Eugenia libratore, alla domanda del giornalista: "lei non ha confermato il contratto alla docente lesbica, pentita ? o lo rifarebbe ? risposta : " è come aver dato una mano di lucido all'istituzione, oggi sono convinta più di prima che sia stata la scelta giusta", "ho voluto sentire la docente, chiedendo una smentita, che non è arrivata. Ho avuto la conferma di una tipologia di persona non adatta a questo ambiente. E' una persona che ha una identità e che si dovrebbe collocare da sola in un posto a lei adatto, è come se una donna che volesse abortire si rivolgesse all'ospedale San Camillo ".
Nel frattempo un autorevole quotidiano nazionale telefona alla suora direttrice della scuola che clamorosamente (è chiaro che la suora non è abituata a misurare le parole, sotto i riflettori non è stata divinamente diplomatica), conferma le precedenti dichiarazioni.
Più chiaro di cosi, alla luce dei dati oggettivi si può tranquillamente affermare che l'indagine ispettiva della giunta provinciale è servita al mero scopo di finanziare la scuola cattolica con un contributo omofobo, a cosa serve stabilire, di principio, che le scuole cattoliche devono garantire la non discriminazione, se poi ipocritamente si lascia passare tali dichiarazioni, cara giunta provinciale, far finta che non sia cosi è delittuoso.
MduL

Link ed Articoli utilizzati per la redazione del Post:
- Articolo "Il contributo omofobo della giunta provinciale Trentina" di Alessandro Giacomini per lavocedeltrentino.it

Trento: non smentisce di essere lesbica e la scuola non le rinnova il contratto


Il piazzale dell'Istituto Sacro Cuore di Trento

Questa triste quanto disarmante vicenda è emersa grazie all'articolo "Trento, non smentisce omosessualità, la scuola non le rinnova il contratto", scritto da Giuseppe Pipitone lo scorso 19/07/2014 per il "Fatto Quotidiano".
Stiamo parlando di una storia, l'ennesima, di omofobia e discriminazione che ferisce ancor più perché perpetuata questa volta dalla direttrice dell'Istituto scolastico paritario cattolico Sacro Cuore di Trento, la Superiora dott.ssa Ida Libratore (Madre Eugenia), nei confronti di una docente dell'Istituto alla quale non è stato più rinnovato il contratto di lavoro, dopo cinque anni, perché la stessa si è rifiutata di rispondere alla domanda diretta di Madre Eugenia circa una sua presunta omosessualità!.
Si, avete letto bene. La Direttrice di un Istituto Superiore PARITARIO, che, in quanto tale, istruisce i nostri giovani studenti, ed eroga servizi in nome e per conto dello Stato, dal quale prende cospicui finanziamenti pubblici, inopinatamente violando financo la carta costituzionale, ha pensato bene di telefonare alla docente presunta lesbica (aveva sentito delle voci, si sa, il paese è piccolo e la gente mormora...) chiedendole di confermare o smentire la voce che la dava come compagna di un'altra donna.
La docente, come è di tutta evidenza, si è rifiutata di rispondere ad una domanda tanto personale e, dunque, la Madre Superiora Eugenia ha pensato bene di ritenere le voci fondate e di non rinnovarle il contratto perché, con le sue stesse parole "Visto che in questa scuola si fa educazione e bisogna avere attenzione alle persone. C’è tutto un discorso che gira intorno ai bambini che frequentano la scuola: è un discorso educativo”. E meno male che nel sito dell'Istituto Sacro Cuore, nella sua HomePage, si legge, testualmente: "L'Istituto S. Cuore mette al centro della sua attività i bambini e i ragazzi, con le loro famiglie, in coerenza con il Carisma della Fondatrice Teresa Verzeri; persegue la promozione umana, culturale e spirituale dei propri studenti ed è attento alle realtà territoriali, nazionali ed europee con il quale interagisce."
In ogni caso, per scansare subito da equivoci la problematica così come è stata impostata, il punto non è ciò che pensa la Madre Superiora Eugenia, il punto è che la scuola è paritaria, dunque, deve garantire un determinato approccio e deve tutelare determinati diritti poiché da un'offerta formativa che deve essere conforme a quella statale di cui, a tutti gli effetti, con l'equiparazione, fa parte. Tra questi diritti, il più logico ed indiscutibile è quello sancito dal primo comma dell'art.3 della nostra Costituzione: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali."
Ecco, come direbbe a questo punto Suor Eugenia: Amen.
MduL

Ecco, questa l'introduzione, ecco ora l'articolo del "Fatto Quotidiano" fonte di questo Post: "Trento, non smentisce omosessualità, la scuola non le rinnova il contratto"di Giuseppe Pipitone del 19/07/2014.
"Dopo cinque anni non le viene rinnovato il contratto perché si rifiuta di smentire la sua presunta omosessualità. Succede a Trento, dove una docente del Sacro Cuore, un istituto paritario cattolico, è stata posta davanti al bivio: o smentisci di avere una compagna e di essere lesbica, o il tuo contratto non verrà rinnovato. “Insegno in quella scuola da cinque anni, e ogni anno non c’erano stati problemi: anzi direttrice e genitori erano entusiasti per il mio lavoro” racconta al fattoquotidiano.it la docente, che ha chiesto di mantenere l’anonimato, per motivi di privacy. “Quest’anno – prosegue – sapevo che il mio contratto si sarebbe esaurito dopo gli esami di fine anno. Invece mercoledì scorso mi chiama la madre superiora, pensavo fosse per il nuovo contratto e invece esordisce con una domanda strana: vuole sapere se è vero quello che si dice in giro, e cioè che avrei una compagna e che quindi fossi lesbica”.
A quel punto la discussione precipita. “Chiaramente mi sono rifiutata di rispondere: mi sono sentita offesa, per quella domanda che entra a gamba tesa dentro la vita privata di una persona. Lei però non ha desistito: sembrava che le bastasse una mia smentita in quella sede, ma alla fine ha detto che se non rispondevo era perché evidentemente le voci erano vere e se non dimostravo il desiderio di risolvere quel problema non c’erano possibilità d’intesa. Per lei in pratica era la mia omosessualità, vera o presunta, a rappresentare il problema. Non l’omofobia, ma l’omosessualità”.
Madre Eugenia Libratore
Il rinnovo del contratto per la docente, a quel punto, è fuori discussione. “Il problema non è se io sono o non sono lesbica. Il problema è che questo non deve assolutamente incidere in nessun ambito lavorativo”. La madre superiora, direttrice della Sacro Cuore, si chiama madre Eugenia Libratore. “L’istituto Sacro Cuore dichiara che ha regolarmente portato a termine i contratti in essere, e nel caso di contratti a termine sono state rispettate le scadenze prestabilite” è il senso di uno scarno comunicato di replica diffuso dalla scuola, in cui si spiega come il mancato rinnovo del contratto sia legato alla riduzione dell’organico. In un’intervista alla radio locale Nbc, però, suor Eugenia Libratore ammette l’incontro e il contenuto del colloquio con la docente. “Io ho fatto solo una domanda: ho avuto questa percezione, lei ci può aiutare a capire? Visto che in questa scuola si fa educazione e bisogna avere attenzione alle persone. C’è tutto un discorso che gira intorno ai bambini che frequentano la scuola: è un discorso educativo”.
“Se il mancato rinnovo, come sostenuto dall’insegnante, fosse basato su un orientamento che attiene ad una sfera personalissima la cosa sarebbe grave: l’ordinamento italiano vieta licenziamenti discriminatori, anche se si tratta di mancato rinnovo il principio è il medesimo” è quanto dichiarato da Sara Ferrari, assessore alle pari opportunità della provincia di Trento. L’istituto Sacro Cuore accede infatti ai finanziamenti erogati dalla provincia autonoma di Trento. Il caso era stato sollevato nei giorni scorsi dai comitati trentini che hanno sostenuto la Lista Tsipras alle ultime elezioni europee. “Ciò che desta preoccupazione e sdegno – scrivono – è la violazione dell’articolo 3 della Costituzione, compiuta all’interno di una scuola paritaria, cioè una scuola che dovrebbe erogare un servizio pubblico, e così riesce ad ottenere finanziamenti pubblici dalla Provincia Autonoma di Trento grazie anche alla garanzia di servizi agli studenti, che la scuola pubblica non può offrire a causa dei ripetuti e molteplici tagli ai fondi”. Intanto la docente non ha ancora deciso se sporgere o meno denuncia. “Dalla preside non ho ricevuto neanche una telefonata, non so se sporgerò denuncia, al momento sono disoccupata, ma non voglio più avere a che fare con quella scuola”. Twitter: @pipitone87
"

Qui, se avete voglia di leggero direttamente dalla fonte, il link all'articolo originale: 
Qui, invece, per completezza, il link al sito dell'Istituto Sacro Cuore di Trento

MduL

Aggiornamento sulla mozione omofoba presentata al Consiglio Comunale di Trento


Nel post dello scorso 16 marzo, intitolato "Omofobia e riconoscimento unioni civili: le contraddizioni italiane" si è avuto modo di parlare di quel simpaticone del consigliere comunale di Trento, certo Claudio Cia, che ha presentato al Consiglio un'ordine del giorno "Save the children: i diritti dei bambini non sono quelli delle coppie gay" (si, avete letto bene: il titolo dell'ordine del giorno presentato era proprio questo!) affinché venisse riconosciuta l'opportunità di mandare i servizi sociali a "salvare" i figli delle coppie omosessuali. Ciò, in base al principio per il quale una coppia omosessuale, secondo l'illustre compatriota Cia, non è degna nè adatta a crescere un figlio, dunque, è necessario non solo non affidare più i bambini a coppie gay ma anche, e soprattutto, levare quei pochi bambini a suo tempo agli stessi affidati per poterli crescere degnamente presso famiglie etero e/o istituti sociali.
Ora, ogni altro commento su tale iniziativa non si ritiene necessario poiché si ha la convinzione che chi dovesse leggere questo Post sia persona sensiente ed aperta per definizione, dunque, si passerà subito a dare l'aggiornamento annunciato nel titolo, sull'evolversi della vicenda.
Ebbene, il Consiglio Comunale, lo scorso 25 marzo, ha effettivamente dovuto votare tale mozione e la votazione è andata così:
3 astenuti;
14 voti a favore (senza commenti);
28 voti contrari
La mozione, dunque, è stata respinta!!
La risposta del "nostro" prode Claudio Cia sapete quale è stata? Ha dichiarato, con aria pure soddisfatta: "A me interessava sollevare il problema".....
..."sollevare il problema"....no comment!!!
MduL

Articolo utilizzato per questo Post: "Coppie omosessuali, il caso di Trento e quello di Venezia" di Claudia Arletti per la rubrica "Bioritmi" del settimanale della Repubblica "Il venerdì" del 04/04/2014.

Omofobia e riconoscimento unioni civili: le contraddizioni italiane

Solo per segnalare anche l'iniziativa dei lacci arcobaleno, portata avanti dai calciatori a sostegno dei diritti glbt

Visto l'argomento di cui stiamo parlando in questo Post, prima una parola anche su questa meravigliosa, quanto coraggiosa, iniziativa portata avanti da alcuni, pochi, calciatori italiani a sostegno dei diritti glbt: "i lacci arcobaleno" (che non so se si chiama così, ma rende l'idea). 
L'iniziativa è semplice quanto efficace: i calciatori scendono in campo senza alcuna azione eclatante o appariscente, semplicemente sostituiscono i loro lacci delle scarpette da calcio con altri, color arcobaleno, come la bandiera simbolo del movimento per i diritti glbt.
E' una spendida idea che, vista l'omofobia marcata del mondo del calcio, richiede una dose di coraggio notevole e tanto, tanto appoggio...ed allora, per quel che può valere, anche da questo Blog: Bravi!! Coraggio, siamo tutti/e con voi..
*****
Ma che paese strano che siamo e che cose strane succedono: mentre in Trentino, l'arcigay del luogo, in persona del suo presidente, Flavio Romani, ha dovuto far fronte ad una proposta shock presentata al consesso comunale dal consigliere comunale Claudio Cia della Lista civica Trentino, con l'appoggio di alcuni colleghi della destra, per ottenere che alle coppie o ai single gay venissero tolti i figli!, dall'altra parte (in questo caso anche fisicamente) cioè in Sicilia, si assiste ad un'apertura senza precedenti in materia di diritti GLBT: è di questo mese infatti la conferma della notizia che anche il Comune di Taormina  ha adottato il regolamento di disciplina delle unioni civili per le coppie di fatto!.
Ma andiamo per ordine. Dicevamo della proposta del "nostro" Claudio Cia, a Trento, che chiedeva al Consiglio Comunale di togliere i figli affidati alle persone glbt, siano esse in coppia o single. E notate bene: non di "non affidare" ma "di togliere"!. Ma si, avete letto bene: non chiedevano di non affidare i figli a coppie glbt ma di togliere eventuali figli che già erano in custodia, per collocarli in "un ambiente che favorisca il suo pieno sviluppo umano". Secondo il testo presentato da Cia, infatti, "il sindaco che si trovasse di fronte ad una famiglia omogenitoriale, dovrebbe disporre immediatamente la collocazione del bambino in un ambiente che favorisca il suo pieno sviluppo umano sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione riferendo nel contempo all'Autorità giudiziaria"".
La segnalazione, nelle intenzioni dei firmatari dell'ordine del giorno, ambiguamente intitolata "Save the Children" (e vergogna per tale accostamento proposto!_scusate il commento), dovrebbe partire dai servizi sociali del comune che, "individuati sul territorio casi di omogenitorialità singola o multipla, verifichino l'ambiente di crescita del bambino, in considerazione dell'assenza di una figura materna o paterna, per deliberata scelta che sottende motivi di illegalità e la segnali immediatamente al sindaco".
Ma quello di Cia è stato un attacco a tutto tondo alla comunità lgbt trentina, perché lo stesso ordine del giorno chiedeva alla giunta di non promuovere più "azioni culturali orientate a confondere e a sminuire il significato e il valore del matrimonio tra uomo e donna e della famiglia eterosessuale".
Famiglia eterosessuale, ma si, certo, magari tipo quella formata da Alessandra Mussolini ed il marito, Mauro Floriani, prostitute minorenni comprese?! E non si commenta oltre.
Si ricorda soltanto, a cotal esempio di italico ingegno, che, come si è avuto modo di scrivere lo scorso mese di aprile, perfino la Suprema Corte di Cassazione, sez. I civile, 11 gennaio 2013, n. 601 (pronunciata l'8/11/2012, è stata depositata l'11/01/2013) si è ormai pronunciata confermando l'affidamento di un bambino alla madre separata dal marito ed ora convivente con un'altra donna!!. Di più, per i supremi giudici "Non risulta alcuna specificazione delle ripercussioni negative, sul piano educativo e della crescita dle bambino, dell’ambiente familiare in cui il bambino viveva presso la madre (...). Alla base della doglianza del ricorrente non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale. In tal modo, si da per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto familiare per il bambino, che dunque, correttamente la Corte d’Appello ha preteso fosse specificamente argomentata."

Vista di Taormina dal Teatro Greco (in fondo l'Etna)
Per quel che riguarda, invece, la bella iniziativa del Comune di Taormina, che segue, in ordine di tempo, quella degli altri comuni siciliani di Mazzarà Sant’Andrea, Torregrotta e Milazzo, che hanno già completato le procedure per l’approvazione e l’adozione dei  registri delle unioni civili, non resta che dire: hip hip urrà!! Dai, una cosa è "sposarsi" a Torregrotta (?), altra farlo a Taormina (très chic).
Intendiamoci, qui, non stiamo parlando dei primi comuni che approvano il registro delle unioni civili; tanti-tantissimi e sempre più sono i comuni che lo hanno già approvato, magari anche da diverso tempo, ma stiamo parlando di comuni siti in territori da sempre considerati "più resistenti" alle istanze glbt. Nella stessa Sicilia, poi, pare che la provincia Messinese fosse meno aperta di altre provincie...fa piacere in questa sede notare il cambio di direzione e lo segnaliamo per questo.
Insomma, occorre gioire per questa conquista anche in terra sicula. I diritti conseguenti a questa vittoria, sono tanti e tutti molto importanti: l'iscrizione nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica; le graduatorie per l’agevolazione sui servizi rivolti alle coppie; l'utilizzazione della medesima classe di rischio nell’adozione di una assicurazione RC auto prevista per il convivente; il rilascio permessi di sosta e circolazione in zone a traffico limitato Z.T.L. (convivenza di fatto); l'ottenimento di informazioni circa lo stato di salute del convivente ed il risarcimento di danni morali e materiali in caso di morte del convivente causata colpevolmente da terzi.
Fantastico, non trovate?. Per completezza, si aggiunge che, sempre in Sicilia, stante la congiuntura astrale che ha visto un presidente di regione, Crocetta, gay dichiarato, oltre che di sinistra, anche Messina, comune capoluogo, oltre che Sant’Agata di Militello, Barcellona Pozzo di Gotto (sindaco, in questo caso, una donna: Collica Maria Teresa), Sant’Alessio, Valdina e a Monforte San Giorgio stanno adottando il registro delle unioni civili. Per tutti questi ultimi comuni citati, manca "soltanto" il passaggio in consiglio comunale...e noi incrociamo le dita.
MduL

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