Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

Visualizzazione post con etichetta adozioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta adozioni. Mostra tutti i post

Diritti Lgbtqi+: brutte notizie. "Sui bimbi delle coppie gay, la Cassazione ferma i Sindaci"


 MduL, 15 gennaio 2023

Apprendiamo dall'articolo di Claudia Arletti per la rubrica "Bioritmi" del settimanale "Il Venerdì" di Repubblica, dal titolo "Sui bimbi delle coppie gay la Cassazione ferma i sindaci", che tutti i sindaci, come Beppe Sala a Milano ed i tanti altri in giro per l'Italia, disposti a registrare all'anagrafe i bambini nati all'estero da maternità surrogata, oppure biologicamente figli di un solo patner della coppia, dovranno ora fermarsi e, dunque, non potranno più riconoscere detti bimbi, figli di famiglie arcobaleno.

Ciò, in quanto, la suprema Corte di Cassazione ha appena respinto la richiesta di potere registrare "integralmente", cioè facendo risultare e registrare, oltre al genitore biologico anche quello cd "intenzionale", l'atto di nascita di un bimbo venuto al mondo all'estero.

Il caso è quello di due padri veneti, i quali avevano fatto richiesta per la registrazione "integrale" del proprio figlio all'anagrafe del proprio comune. Richiesta rigettata e, quindi, proposta per le vie legali, con l'instaurazione di un giudizio che, dopo i vari gradi di giudizio è approdato alla Corte di Cassazione, la quale ha dato detto "infausto" pronunciamento.

Infausto perché, ancora una volta, porta indietro, suo malgrado, il nostro paese, posto che il genitore "intenzionale" e, soprattutto, il bambino, così sentenziando, rimarrà ancora una volta senza alcuna tutela reale, non potendo tale genitore risultare tale a tutti gli effetti di legge.

Certo, oggi, per noi Lgbtqi+, la situazione è megliore di quella antecedente all'anno 2016, allorquando, con l'entrata in vigore della cd legge "Cirinnà", quantomeno, si può provare a dare una "pezza" di diritti alle coppie omosessuali con figli, ma, appunto, solo di una "pezza" si tratta.

E' noto, ormai, infatti, che l'unica strada che ancora oggi ha il genitore "intenzionale" per essere riconosciuto come tale nella vita del bimbo/a, è quella di adire il Tribunale dei minori, facendo richiesta di adozione in casi particolari.

Motivo della denegazione di tutela della Cassazione? Sempre il solito e cioè che, mancando una legge che disciplini questi casi e non potendosi la Corte sostituire al legislatore, le famiglie arcobaleno rimarrano ancora e sempre cittadini di serie B ed i bimbi senza una reale tutela.

Insomma, eccoci ancora una volta al nodo, già segnalato tempo addietro financo dalla Corte Costituzionale: manca una legge che disciplini queste fattispecie, dunque, i bambini delle coppie omosessuali sono e rimarranno ancora senza tutela e pari dignità con i figli delle coppie eterosessuali, fino a quando il parlamento italiano non legifererà sulla materia.

Ora, vista la maggioranza politica che governa il paese in questi anni, permetteteci di essere pessimiste in merito al raggiungimento di tale obiettivo in tempi brevi.

MduL


Fonte:
Articolo cartaceo "Sui bimbi delle coppie gay la Cassazione ferma i sindaci" di Claudia Arletti per la rubrica "Bioritmi" del settimanale "Il Venerdì" di Repubblica del 13 gennaio 2023

Diritti Lgbtqi+: ancora una conquista per i diritti delle coppie omogenitoriali e dei loro figli, ancora una sentenza, questa volta è la sentenza della Corte di Cassazione, S.U., 31/03/2021, n. 9006, che abbatte definitivamente il muro dell'adozione del figlio da parte di entrambi i genitori Lgbtqi+. Vediamo come e perché.

Il palazzo della Corte di Cassazione a Roma (foto wikipedia)
 
_MduL, 10 aprile 2021_
 
Se non fosse stato per l'autorevolezza delle fonti, avremmo pensato ad un pesce d'aprile, visto che i pezzi sono stati pubblicati proprio in tale data, ma non è così e possiamo quindi darvi con immensa gioia la seguente notizia: "Le Sezioni Unite, pronunciando su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato il seguente principio di diritto: “Non contrasta con i principi di ordine pubblico internazionale il riconoscimento degli effetti di un provvedimento giurisdizionale straniero di adozione di minore da parte di coppia omoaffettiva maschile che attribuisca lo status genitoriale secondo il modello dell’adozione piena o legittimante, non costituendo elemento ostativo il fatto che il nucleo familiare del figlio minore adottivo sia omogenitoriale ove sia esclusa la preesistenza di un accordo di surrogazione di maternità a fondamento della filiazione”.
Dove le Sezioni Unite sono quelle della Corte di Cassazione e le parole riportate sono quelle della massima della sentenza della Corte di Cassazione, S.U., 31/03/2021, n. 9006 (link in calce al post), che segna un altro fondamentale e meraviglioso passo verso la conquista dei diritti Lgbtqi+.
 
Per capire l'importanza e l'innovativa statuizione della Corte, basta leggere la legenda fornita dalla Corte medesima sul suo sito, per identificare la materia di cui tratta la sentenza n. 9006: "Coppia omosessuale maschile - Minore - Adozione legittimante - Provvedimento straniero di attribuzione - Riconoscimento - Condizioni".
Dove la parola "Riconoscimento" segna la vittoria del diritto per noi Lgbtqi+.

Ma cosa dice la sentenza e qual'è la questione ad essa sottesa? Vediamo.
Essendo l'Italia, ancora oggi, nonostante l'esplicito e diretto sollecito financo della Corte Costituzionale, in assenza di una legge di disciplina, la Suprema Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi, è intervenuta a sua volta sull’argomento, innovando definitivamente il nostro ordinamento.
Ma andiamo con ordine.
Una coppia omogenitoriale maschile, composta da un italiano ed un cittadino americano, dopo l'avvenuta adozione del loro figlio a New York, una volta in Italia, chiedeva al sindaco del Comune lombardo di Samarate dove si suppone volessero vivere, la trascrizione dell'adozione del bambino avvenuta in America.
Il Sindaco, però, rigettava la loro richiesta e proebiva l'iscrizione all'anagrafe cittadina del bimbo, come figlio di entrambi i padri. A questo punto, i padri adivano l'autorità giudiziaria ed instauravano un giudizio per ottenere il riconoscimento del loro figlio.
Al giudizio così instaurato dai genitori del piccolo, il 9 giugno 2017, la Corte d’appello di Milano, in secondo grado, diceva sì al riconoscimento dell’adozione del piccolo, che oggi ha circa dieci anni, ma la relativa sentenza veniva ancora una volta impugnata, questa volta direttamente dall'Avvocatura dello Stato, per conto del sindaco di Samarate quale ufficiale di governo, che proponeva ricorso avanti alla Corte di Cassazione.
A questo punto la Corte, investita di una questione molto delicata, quale è quella delle adozioni di figli nati da coppie omosessuali e riconosciuti negli ordinamenti stranieri ma non da noi in Italia, ha ritenuto opportuno affrontarla a Sezioni Unite, presieduta dal Primo presidente della Corte Pietro Curzio, relatrice Maria Acierno.
Così facendo è addivenuta alla storica Sentenza n. 9006 che ha dato definitivamente il via libera al riconoscimento dei bambini adottati all’estero da coppie gay. Ciò, in quanto, come abbiamo visto nella massima, i giudici sostengono che non può essere un "elemento ostativo all’adozione" il fatto che "il nucleo familiare sia omogenitoriale".
 
Certo, sussiste nella sentenza il limite - forte seppur normativamente coerente - dell'esclusione di quanti fanno ricorso alla "maternità surrogata", in quanto da noi è reato e vi è il limite della valutazione dell'idoneità della coppia per il provvedimento di adozione che “non si è fondato solo sul consenso dei genitori biologici ma anche sugli esiti di un’indagine relativa all’idoneità della coppia adottante“, così sancendo che le eventuali future richieste di adozione, cioè di trascrizione di bambini adottati all'estero, da parte di coppie omogenitoriali dovranno essere valutate caso per caso, ma la porta ormai è aperta!.
 
E consentiteci un'ultima notazione: la relatrice di questa storica questione davanti alle sezione unite della Corte di Cassazione era una donna, il Giudice Maria Acierno e, secondo noi, vuol dire...tutto il nostro amore e la nostra riconoscenza...

Con Gioia.
MduL


Fonti:
Articolo "Coppie gay, sentenza storica della Cassazione: “Trascrivere in Italia le adozioni all’estero”. Ma rimane il no alla gestazione per altri" di F.Q. per ilfattoquotidiano.it dell'1/04/2021;
Articolo "Bimbo adottato all'estero da coppia gay, la Cassazione: sì alla trascrizione in Italia" su rainews.it del 31/03/2021;
Sentenza n. 9006/2021: qui il della sentenza per esteso, in formato pdf, così come messo a disposizione dalla Corte di Cassazione.

Ancora una discriminazione di Stato per le famiglie arcobaleno: Valentina, insegnante statale, viene scavalcata in graduatoria, perché per lo Stato, la figlia avuta con sua 'moglie' Gianna non è sua.

Foto tratta dal sito sologossip.it
_MduL, 7 giugno 2020_
 
Apprendiamo dal sito neg.zone un'altra storia di ordinaria e -haimé- per la legge legittima, discriminazione nei confronti di una famiglia arcobaleno.
Dall'articolo "Insegnante lesbica scavalcata in graduatoria perché non riconosciuta come madre" che Rita F. P. ha pubblicato per neg.zone, il 26 Maggio 2020 scorso (link in calce al post), apprendiamo, infatti, la storia di Valentina e della discriminazione di legge di cui è stata fatta oggetto.

Questi i punti della vicenda.
Valentina e Gianna, unite civilmente, vivono a Sulmona ed hanno una figlia nata da inseminazione artificiale.
Valentina è un'insegnante.
Ad un certo punto, e finalmente, Valentina, nel suo lavoro di insegnante, grazie ai punteggi raggiunti nel tempo, è prima nella graduatoria che la riguarda.
Prima, fino a quando non viene a sapere che il collega secondo classificato, per legge, l'ha scavalcata, essendo padre ed avendo, per questo motivo, riconosciuti altri 6 punti.
Punti che, e qui arriviamo al punto, a Valentina non sono stati riconosciuti in quanto madre, poiché la legge non lo prevede!.

E' questa, infatti, la cosa più triste: Valentina e Gianna non sono state fatte oggetto di discriminazione da parte di alcuno di specifico ma da parte dello Stato, del nostro Stato!.
Infatti, come ormai tutte voi saprete (anche perché non smettiamo mai di ripeterlo), nel momento di massima apertura verso il nostro mondo ed i diritti Lgbtqi, siamo riuscite/i ad ottenere, nel 2016, - con immensa fatica e con tanti/troppi compromessi - la legge sulle unioni civili, ma, per colpa del movimento dei 5 stelle (ed anche questo non smetteremo mai di ripeterlo: uno dei loro errori più grandi!) non si è potuto normare anche l'aspetto importantissimo e fondamentale della tutela e del riconoscimento legale e paritario dei figli delle famiglie arcobaleno.
Figli che, ancora oggi, risultano essere figli di una sola madre o di un solo padre, non essendo per l'altra metà della famiglia riconosciuto alcun diritto su e per loro.

Nel caso di Gianna e Valentina è successo proprio questo ed è stata applicata proprio la legge: Gianna risulta la mamma della piccola e Valentina risulta non avere figli, dunque, in coerenza con questo obbrobio di risvolto normativo, Valentina non è considerata madre e, in quanto tale, non può avere diritto anche lei ai punti spettanti in una graduatoria dello Stato e per lo Stato.

Vergogna e Tristezza infinita. Chissà mai quando riusciremo a sanare questa grave ed assurda mancanza di legge.

MduL


Fonte:
Articolo "Insegnante lesbica scavalcata in graduatoria perché non riconosciuta come madre" di Rita F. P. per neg.zone del 26 Maggio 2020

Mala Tempora Currunt: Con la Sentenza n. 7668/2020, la Corte di Cassazione dice no ad una coppia di donne, unite civilmente, al riconoscimento di entrambe come madri della loro piccola, perché nata grazie alla procreazione assistita. Diversa la situazione, secondo gli Ermellini, se la piccola fosse stata adottata...

(Foto da Altalex.it)
_MduL, 26 aprile 2020_

L'altra brutta notizia della quale dobbiamo parlavi oggi, fa riferimento alla Sentenza della Corte di Cassazione, I sezione civile, n. 7668 del 3 aprile 2020 (link in fondo al post), con la quale la Suprema Corte, compiendo un percorso ermeneutico abbastanza tortuoso, si è pronunciata nel seguente modo:

"In caso di fecondazione assistita praticata all’estero, considerato che, secondo la legge italiana, possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita “solo le coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi”, implicitamente (ma chiaramente) una sola persona ha diritto di essere menzionata come madre nell’atto di nascita, in virtù di un rapporto di filiazione che presuppone il legame biologico e/o genetico con il nato. Tale restrizione è attualmente vigente all’interno dell’ordinamento italiano e, dunque, applicabile agli atti di nascita formati o da formare in Italia, a prescindere dal luogo dove sia avvenuta la pratica fecondativa." 

Ma, per capire la portata dannosa di tale sentenza, è bene inquadrare la situazione.

Dunque, tutto nasce anni fa, allorquando Chiara e Simona, unite civilmente, chiedono il riconoscimento di doppia maternità per la bambina partorita da Chiara, dopo il ricorso in Spagna alla fecondazione eterologa.

L'ufficiale di Stato civile del comune presso il quale le due donne avevano avanzato la richiesta, si è rifiutato di registrare la minore come figlia di entrambe e da qui, la coppia ha fatto ricorso al Tribunale di Treviso.

Tribunale che, a sua volta, ha respinto la richiesta delle due donne, quindi non ha intimato all'ufficiale di stato civile di provvedere e la piccola è rimasta registrata come figlia solo di Chiara.

A tale sentenza, le due donne si opponevano, adendo la relativa Corte d'Appello, ma, anche in questo caso, i giudici hanno dato loro torto.

Si arriva così in Cassazione, dove le due donne depositano il loro ricorso, per sentire i Supremi Giudici pronunciare una sentenza loro favorevole, che possa consentire la registrazione all'anagrafe del comune di residenza e, quindi, dello stato italiano della piccola, come figlia di entrambe le donne e non solo di Chiara.

Svoltosi il processo, si ha il pronunciamento con la Sentenza n.7668/2020 testè richiamata, con la quale la Corte di Cassazione arriva a denegare tale diritto alle due donne (confermando le precedenti pronunce del Tribunale e della Corte d'Appello), ribadendo in motivazione "la differenza netta fra l'adozione di un bimbo da parte di una coppia gay e il riconoscimento dopo la Pma (Procreazione medicalmente assistita)". 

L'adozione - dice la Cassazione - non è finalizzata a dare un figlio a una coppia, bensì una famiglia a un minore che non ce l'ha. La Procreazione assistita, invece, realizza le aspirazioni genitoriali e quindi è "ragionevole" che il legislatore voglia per il bebé quelle che sembrano, in astratto, "le migliori condizioni di partenza". 

E quali sarebbero le migliori condizioni di partenza? Una madre ed un Padre, 'ca va sans dire'.

Senza parole.
MduL



Fonti:
Articolo cartaceo "Due madri e un bebé? La Cassazione dice di no" di Claudia Arletti per la sezione Bioritmi del settimanale "Il Venerdi" del 17 aprile 2020, edito da Repubblica.

La Sentenza Corte di Cassazione, I sez. civ., 3 aprile 2020, n. 7668 (Massima e Testo) la potete trovare QUI, sul sito neldiritto.it

Il discorso della Leader di FDI, Giorgia Meloni, in Piazza San Giovanni, lo scorso 19 ottobre, impostato sulla tutela della 'famiglia', dei figli e contro le persone LGBTQI

L'On. Giorgia Meloni sul palco di San Giovanni, il 19 ottobre scorso (foto da sito giorgiameloni.it)
_MduL, 25 ottobre 2019_

In attesa (e nella speranza) che arrivi il giorno in cui non sarà più necessario riportare queste notizie, siamo costrette a dare conto del discorso tenuto dall'onorevole Giorgia Meloni, Presidente del partito Fratelli d'Italia, sul palco della piazza San Giovanni di Roma, in occasione della manifestazione della destra italiana del 19 ottobre scorso.
La leader di Fratelli d'Italia, infatti, in alcuni passaggi del suo discorso ha apertamente 'attaccato' le persone LGBTQI, con particolare riferimento ai figli e, ovviamente, alla famiglia. 
Uno dei passaggi contestati - e da contestare - "No a genitore uno e genitore due, noi difendiamo i nostri nomi perché non siamo codici" (in merito alla polemica relativa alla giusta dizione da apporre nei documenti di riconoscimento ed anagrafici. Il precedente governo di centrosinistra aveva optato per la dizione generica ed inclusiva  di "genitore 1" e "genitore 2". In seguito, divenuto ministro dell'Interno l'on. Matteo Salvini, la dizione venne abolita ed al suo posto tornaro "Padre" e "Madre", con ciò non consentendo più l'inclusione dei genitori delle famiglie arcobaleno) e, ancora, sempre in argomento figli, alla fine del suo intervento, "...io non credo in uno stato che mette il desiderio legittimo di un omosessuale di adottare un bambino di fronte al diritto di quel bambino di avere un padre ed una madre...semplicemente perché l'omosessuale vota ed il bambino no". E, ancora "Uno stato giusto si occupa del più debole, quello che non si può difendere da solo" (riferendosi, ovviamente, al bambino e dando come messaggio implicito il fatto che i bambini si debbano e vadono difesi dalle persone LGBTQI che volessero amarli ed adottarli).
E qui ci piace molto sottolineare, come abbiamo fatto, il termine "legittimo", riferito al desiderio di un omosessuale di adottare un bambino: se è legittimo perché lo contesti? La cosa ci fa sorridere.
Ci da, invece, notevolmente fastidio l'altro passaggio, quello relativo al fatto che, per la Meloni, il riconoscimento alle persone LGBTQI di adottare (e, aggiungiamo noi, di avere) figli, non rappresenta una battaglia politica di civiltà, che, in quanto tale, può e deve essere portata avanti da quei partiti politici che delle libertà ed equità civili si fanno portatori, ma una semplice 'regalia' a fini elettorali. Il solo pensiero ci disgusta!.
Ultima notazione su questo breve - ma intenso - discorso della leader di Fratelli d'Italia è da farsi, infine, sulla sua frase "Sono una donna, sono una cristiana, sono una madre e non me lo toglierete". Ebbene, prima di tutto complimenti per la sottigliezza retorica, stante il fatto che è riuscita a definirsi in modo ineccepibile come donna, cristiana e madre, senza nulla dire in merito all'essere moglie. Ricordiamo, infatti, che Giorgia Meloni, paladina della famiglia tradizionale, così come Salvini (pluri divorziato e con figli) e Berlusconi (inutile anche solo ricapitolare...), ha una famiglia che proprio tradizionale non è, stante il fatto che lei ed il suo compagno non sono sposati ed hanno una figlia.
In questo caso, dunque, pur riconoscendole la correttezza e l'arguzia retorica, che le ha consentito di avere la risposta della piazza alla sua definizione di donna, pur in mancanza di una così importante definizione, quale quella di moglie, propria al centrodestra, non possiamo esimerci dal indicare l'ipocrisia di fondo di tali parole.

Ciò detto, pur premettendo l'ovvio e cioè che ognuno ed ognuna si ritrova ed identifica con i valori che più  aggradano, ciò che in questa sede fortemente contestiamo e segnaliamo è la volontà di prevaricazione sui valori e sui principi delle altre persone. Sei a favore di una famiglia tradizionale? Fattene una. Sei contro l'aborto? Non abortire. Sei contro la procreazione assistita? Non la fare. Non ti piaccione le persone LGBTQI? Non le frequentare e, se vuoi, evita di diventarci amico/a. Non vuoi la famiglie arcobaleno? Non te la creare. Va bene tutto ciò che vuoi, ti rispetto. Magari non ti frequento, ma ti rispetto e ci tengo a che tu possa vivere la tua vita secondo i tuoi principi. Ma quello che chiedo è che tu faccia lo stesso con me. Solo questo. 
E qui si arriva al punto. E' proprio lo Stato, infatti, che deve prevedere e disciplinare i diritti di tutti  e di ognuno in modo che si possa garantire una serena e pacifica convivenza tra tutti. E' lo Stato che deve legiferare su tutte queste materie in modo da garantire i diritti di tutti ed è sempre lo Stato che tali diritti deve proteggere. 
Incitare, dunque, come ha fatto e fa Giorgia Meloni alla denegazione dei diritti di una grossa parte della società civile, rappresentata da tutte le persone LGBTQI, secondo noi è profondamente sbagliato, oltre che incostituzionale.

Comunque, inutile continuare a farvi leggere le nostre impressioni, fatevene delle vostre. A tal fine, vi accludiamo il VIDEO del discorso di Giorgia Meloni, così come riportato su youtube dal sito repubblica.it:



Tanto dovevamo.
MduL

Corte di Cassazione: no alla trascrizione in Italia dei figli nati con maternità surrogata all'estero. Il caso dei due papà che avevano chiesto ed ottenuto nelle aule di tribunale la trascrizione dei loro figli a Trento, prima dell'intervento della Corte

(Foto Egm.it)
_ MduL, 10 maggio 2019 _
Nel dare questa notizia che, haimé, sicuramente leverà il sonno a parecchie/i di noi, non possiamo esimerci dall'usare i guanti di velluto ed i distinguo del caso, stante la delicatezza della questione affrontata. Ma vediamo prima i fatti, così come riportati da ilfattoquotidiano.it. 
Il caso su cui si è espressa la Corte di Cassazione, a sezioni unite, riguarda una coppia omosessuale di Trento, sposata secondo la legge canadese, la quale aveva chiesto la trascrizione del nome del secondo papà sull’atto di nascita di due gemelli partoriti in Canada
I bambini sono stati concepiti con la maternità surrogata e cioè con il seme di uno dei due papà e con la collaborazione di due donne: la prima ha messo a disposizione gli ovociti, la seconda ha portato avanti la gravidanza.
La paternità di entrambi i coniugi era stata riconosciuta dal giudice straniero. 
Sennonché, nonostante la Corte d’Appello di Trento avesse, nei mesi scorsi, consentito la trascrizione nei registri dello stato civile italiano del nome del secondo papà, la Cassazione ha accolto il ricorso del procuratore generale di Trento (a cui si sono uniti il sindaco della città, Alessandro Andreatta del Partito Democratico ed il ministero dell’Interno), rigettando tale possibilità per i due papà.

Due Papà con il loro figlio (Foto Psicologi Italia)
Quindi, ricapitolando, i due uomini, sposati in Canada e con i figli avuti grazie alla maternità surrogata e dallo stato canadese riconosciuti come figli di entrambi, hanno poi chiesto lo stesso riconoscimento nel nostro paese, producendo la necessaria richiesta di iscrizione dei loro figli presso l'anagrafe civile del comune di residenza e, dunque, di trascrizione dei loro atti di figliazione.
Trascrizione che, evidentemente è stata loro negata, facendo così partire (come quasi sempre accade, haimé) il contenzioso tra i due papà e lo Stato Italiano. Contenzioso che aveva visto 'vincitori' i due papà anche in secondo grado, davanti alla Corte d'Appello di Trento, la quale stabiliva che i bambini dovevano essere registrati a nome di ambo i padri, così come in Canada.
A questo punto, arriva però il ricorso in Cassazione da parte del Procuratore generale di Trento, supportato, come abbiamo visto sia dal sindaco della città (PD) che dal Ministero degli interni (Lega), che porta allo stravolgimento della sentenza della Corte d'Appello che si era espressa in modo favorevole. I bambini, dunque, dopo la sentenza della Cassazione, non possono più essere iscritti all'anagrafe del comune di Trento come figli di ambo i loro papà, ma solo di uno.
I due papà con questa sentenza della Corte di Cassazione, infatti, non potranno più risultare come genitori dei loro figli. Solo uno di essi, quello che ha proceduto all'inseminazione dell'ovocita utilizzato per la maternità surrogata potrà essere definito ed avrà i diritti e doveri connessi all'essere padre dei due gemellini; l'altro, come sempre accadeva e come accadrà ancora in futuro, non è più niente per tali bambini e non risulterà da alcuna parte essere il secondo padre dei piccoli.
Unico modo per poter provare a contare qualche cosa per loro, è e resta, dunque, il ricorso alla adozione per casi particolari, disciplinata dall'art. 44 della legge sulle adozioni (Lex 184/1983 e s.m.i.), che, come ormai sappiamo tutte/i, è strumento inefficacie ed aleatorio di tutela.

(Foto institutocefer.com)
Questi i fatti. Ma scopriamo ora il perché della sentenza delle S.U. della Cassazione e quali sono le motivazioni giuridiche a sostegno di tale dietrofront giuridico al riconoscimento della prole delle famiglie anche, e soprattutto, omogenitoriali. Per farlo, utilizziamo gli elementi che, in attesa della motivazione, possono desumersi dalla nota predispsta dalla stessa Cassazione in merito a tale sentenza, così come riportati nell'articolo di repubblica.it.
Il punto principale della sentenza è, haimé: le coppie omosessuali che hanno avuto un figlio all'estero nato con la maternità surrogata non possono ottenere in Italia la trascrizione all'anagrafe dell'atto di figliazione del bambino, riconosciuta nel paese straniero
Quindi, non può essere trascritto nei registri dello stato civile italiano il provvedimento di un giudice straniero con cui è stato accertato il rapporto di filiazione tra un minore nato all'estero mediante il ricorso alla maternità surrogata e un soggetto che non abbia con lo stesso alcun rapporto biologico (il cosiddetto 'genitore d'intenzionè). 
E questo perché la Corte, si spiega in una nota, accogliendo il ricorso del ministero dell'Interno difeso dall'avvocato dello Stato Wally Ferrante, ha ritenuto che il riconoscimento del rapporto di filiazione con l'altro componente della coppia "si ponesse in contrasto con il divieto della surrogazione di maternità", previsto dall'articolo 12, comma sesto, della legge 40 del 2004 in materia di procreazione assistita, "ravvisando in tale disposizione un principio di ordine pubblico, posto a tutela della dignità della gestante e dell'istituto dell'adozione".
E ciò, spiega la Cassazione nella sua nota, perché "la compatibilità con l'ordine pubblico, richiesta ai fini del riconoscimento dev'essere valutata alla stregua non solo dei principi fondamentali della Costituzione e di quelli consacrati nelle fonti internazionali e sovranazionali, ma anche del modo in cui gli stessi hanno trovato attuazione nella legislazione ordinaria, nonchè dell'interpretazione fornitane dalla giurisprudenza".

(Foto da associazionelucacoscioni.it)
Così deliberando, la Cassazione, con questa sentenza, da una parte mette fine al dibattito, che ancora languiva in tali tribunali minorili, sull'utilizzabilità dell'art. 44 per le adozioni nelle coppie conviventi, anche dello stesso sesso; dall'altra 'neutralizza' la questione, parificando il caso del secondo padre a quello della madre intenzionale, parlando genericamente di 'genitore intenzionale'. E, così facendo, almeno, dimostra che la difficoltà giuridica non dipendeva dal fatto che si trattasse di una coppia gay, ma che si stato fatto ricorso alla maternità surrogata che nel nostro ordinamento è vietata dalla legge 40/2004. 
Infatti, con le parole della Corte, il verdetto è "a tutela della gestante e dell'istituto dell'adozione", sottolineando che per le coppie omosessuali rimane aperta la strada dell'"adozione particolare". Del resto, su questo punto, è stato precisato in sentenza che "i valori tutelati dal predetto divieto, ritenuti dal legislatore prevalenti sull'interesse del minore, non escludono la possibilità di attribuire rilievo al rapporto genitoriale, mediante il ricorso ad altri strumenti giuridici, quali l'adozione in casi particolari".
Nel merito delle adozioni in casi particolari e sulla mancanza della volontà politica di approvazione, almeno, della 'stepchildadoption' ci è più di una considerazione da fare, ma, in questa sede, basti citare le obiezioni poste dall'avvocato dei due papà, Alexander Schuster, il quale ha dichiarato "Salvo contenuti della sentenza che innovino sugli effetti di tale tipo di adozione, l'interesse dei minori non viene tutelato con un'adozione in casi particolari, che è un'adozione incompleta, non piena. Essa non pone il minore nella stessa posizione in cui si trova un figlio riconosciuto o trascritto. Per citare una discriminazione, i due gemelli non sarebbero fratelli rispetto al secondo padre, ma solo rispetto al padre genetico: fratelli per metà. Non hanno nonni rispetto al secondo genitore. In tal caso, alla famiglia trentina sarebbe possibile ricorrere alla Corte europea per i diritti umani con alta probabilità di successo"

Insomma, vista in altri termini, tale sentenza da un colpo di grazia alla richiesta di trascrizione nei registri dell'anagrafe civile dei figli di coppie che hanno procreato ricorrendo alla maternità surrogata, ma non anche alle coppie omogenitoriali che abbiano fatto tali figli in modo diverso. Cosa che, soprattutto nel caso di una coppia di donne, è indubbiamente più agevole poter ipotizzare.
Vedremo gli sviluppi e, soprattutto, vedremo se le motivazioni della sentenza potranno reggere ad un eventuale, quanto necessario, ricorso alla Corte di europea dei diritti umani.
Resta il fatto che manca una normativa che regolamenti questa delicatissima questione ed è quello che dovremmo chiedere tutti noi Lgbtqi a gran voce. Non è possibile continuare a giocare così, per soli motivi politici, con la vita di tante persone e di tanti bambini innocenti!.

MduL



Fonti:

Picchetto d'onore per Lorella&Rosa Maria, le prime donne delle nostre forze armate unite civilmente

Il Tenente di vascello ed il Maresciallo Lorella e Rosa Maria 'spose' lo scorso 31 marzo a La Spezia

_ MduL, 3 aprile 2019 _

Ma che bello poter scrivere e riferire queste notizie! In questo caso, stiamo parlando della prima unione civile tra due donne appartenenti alle nostre forze armate e tenutasi pochi giorni fa a La Spezia. Questa la storia.

Lorella&Rosa Maria e il cucciolo 'cupido' (Rep)
Lorella Cipro, tenente di vascello della nostra marina militare, si trovava a Taranto per seguire un corso di tattica navale. Qui, in un momento di pausa, stava portando a passeggio il suo cane quando le si avvicina, attratta dal cane (e tutte quelle di noi che hanno un cane sanno esattamente quante amicizie si fanno e si possono fare grazie al nostro amico peloso...), Rosa Maria Mogavero, capo di seconda classe nocchiere, che era lì a Taranto per seguire il corso da sottoufficiali. 
Ed ecco che, tra una carezza ed un altra al cucciolo ed una parola ed un'altra con 'la padrona', le due ragazze, 33 e 28 anni fanno conoscenza e, da quella sera, iniziano questa bellissima storia d'amore che ha portato, lo scorso 31 marzo, alla loro Unione Civile.

Amore ed Unione Civile ammantati da tante notizie e fatti di contorno parimenti molto belli e da segnalare. Primo tra tutti, la reazione meravigliosa e degna di nota, avuta dal padre del tenente Cipro, il quale, malgrado lei avesse trovato il coraggio di fare coming-out sul suo amore per Rosa Maria solo un mese prima delle 'nozze', ha così reagito, dichiarando: "Se non sono io dalla tua parte chi dovrebbe esserci?"....una ola a questo padre fantastico!!

Altro punto molto bello da segnalare è, poi, il fatto che le due donne, 'sposatesi', come detto, lo scorso 31 marzo presso il Centro di Arte Moderna e Contemporanea, uno dei musei di La Spezia, hanno avuto dai loro amici/colleghi anche il bellissimo omaggio del picchetto d'onore
Infatti, all'uscita dalla sala, le due ragazze hanno trovato il ponte di sciabole dei colleghi, che rappresenta il riconoscimento formale dell'unione da parte della Marina Militare. Riconoscimento che, come dichiarato da Rosa Maria, è stato ampiamente confermato dal fatto che "la scelta di passare sotto il ponte di sciabole ci è stata proposta dal reparto di Lorella, era una cosa fortemente voluta da loro".
La bellezza di tale messaggio è poi confermata da Lorella e Maria Rosa stesse, le quali, nel merito, hanno dichiarato che l'ambiente della Marina militare è un ambiente nel quale non hanno "mai trovato intolleranza", perché "l'orientamento sessuale riguarda esclusivamente la sfera privata e la Difesa riconosce che la serenità derivante dal potersi esprimere liberamente negli affetti ha ricadute positive anche sull’ambiente di lavoro". 

A conferma di ciò, anche l'ultimo aspetto parimenti meritevole di menzione e cioè l'intervento della ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, la quale, in un post pubblicato su Facebook, ha così dichiarato: “Volevo rivolgere i miei più sinceri auguri a Lorella e Rosy. Sono stata davvero felice di vedere le immagini del vostro giorno più bello, con le famiglie riunite e tanta gioia nei vostri sguardi”.

Lorella & Maria Rosa (La Sicilia)
Insomma, un'emozione forte questa prima Unione Civile tra due donne delle nostre forze armate, che ci riempe di gioia e di speranza per il futuro, ma non solo, ci riempe anche di emozione e di bellezza. E se non ci credete, basta guardare il video postato su Facebook da Michele Saputo e riportato sul sito repubblica.it che potete trovare QUI.

Certo, non possiamo tacere il fatto che, pensando al loro futuro, Lorella e Maria Rosa hanno espresso il desiderio - legittimo! - di poter adottare un figlio, pur sapendo che ciò, ad oggi, in Italia, ancora non è possibile...ma non vogliamo lamentarci. La notizia del loro amore e della loro Unione Civile, contestualmente al riconoscimento della Marina militare stessa, è già una grande, immensa conquista per tutte noi, Grazie ragazze!!.

Auguri!
MduL


Fonti:
*Articolo/Video <<La Spezia, fiori d'arancio e picchetto d'onore per Rosa Maria e Lorella: prima unione civile fra due donne della Marina>> con il video di Michele Saputo postato su Facebook e riproposto dal sito repubblica.it del 1/04/2019 [Link già nel testo del Post]
*Articolo <<Quell'amore nato in Marina: "Ora sogniamo un figlio insieme">> di Francesca Bernasconi per ilgiornale.it del 3/04/2019
*Articolo <<Lorella e Rosy, gli auguri della ministra Trenta alle militari unite civilmente: “E’ l’esempio di un’evoluzione culturale”>> di F.Q. per ilfattoquotidiano.it del 2/04/2019

Notizie Flash: ecco cosa è successo in questi mesi estivi nel mondo Lgbtqi - Le istituzioni

Il Ministro Lorenzo Fontana (foto da articolo di lettera43.it)

Si, è vero, abbiamo già parlato del Ministro della famiglia e della disabilità, Lorenzo Fontana, prima della vacanze estive, ma siamo costrette ora a riparlarne, in modo da prepararvi a possibili future azioni di governo.
E' del 26 luglio scorso, infatti, la notizia (apparsa su tutti i maggiori quotidiani) che il Ministro Fontana ha creato una delle prime crisi di governo, presentando il proprio programma di governo in un'audizione alla Commissione per gli Affari sociali, in base al quale, oltre ad un riordino delle normative sui disabili che porti ad un "Codice della disabilità", riteneva doversi dare un "fermo no al riconoscimento delle famiglie gay, opposizione alla maternità surrogata — anche se fatta all’estero —, sostegno alla genitorialità eterosessuale, introduzione degli accordi prematrimoniali".
In altre parole (e, per l'esattezza, con le parole della giornalista Elena Tebano, scritte per il suo articolo "Figli di coppie gay, il ministro Fontana dice no al riconoscimento" in corriere.it, la cui versione integrale ed originale potete trovare nel link in calce a questo post), il Ministro Fontana era tornato a ribadire di non voler riconoscere i figli delle coppie gay (in coerenza, del resto, con la sua precedente affermazione, in base alla quale «le famiglie gay non esistono»), soprattutto se nati grazie alla maternità surrogata. 
Dichiarò, infatti, il Ministro: «Rilevo come l'attuale assetto del diritto di famiglia non possa non tenere in conto di cosa sta accadendo in questi ultimi mesi in materia di riconoscimento della genitorialità, ai fini dell'iscrizione dei registri dello stato civile di bambini concepiti all'estero da parte di coppie dello stesso sesso facendo ricorso a pratiche vietate dal nostro ordinamento e che tali dovrebbero rimanere». 
Un’espressione un po’ criptica, che fa riferimento al riconoscimento dei figli di coppie di uomini italiani nati all’estero (prevalentemente in Canada e California) grazie alla gestazione per altri arrivato in Italia prima per via giudiziaria, con una sentenza della Corte di appello di Trento del 2017 (in autunno se ne occuperà la Corte di Cassazione) e poi per via politica per mano dei sindaci. 
A inaugurare i riconoscimenti amministrativi è stata quest’anno la sindaca di Torino Chiara Appendino dei 5 Stelle, che con Fontana sono al governo. 

Matteo Salvini (foto Libero Quotidiano)
A giugno Salvini dopo le esternazioni di Fontana sulle famiglie gay a giugno aveva detto che questi temi «non sono una priorità e non sono nel contratto di governo». Però, rispondendo a un’interrogazione parlamentare in merito, è tornato sulla questione con tutt’altri toni: «Il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà» è una delle questioni a cui «il governo darà voce e difesa in ogni sede» ha affermato. 
Salvini ha quindi spiegato di aver chiesto all’Avvocatura dello Stato di «dare le sue valutazioni legali» prima di «definire linee di indirizzo che ho intenzione di diramare alle prefetture e agli enti locali interessati». 
Secondo il ministro dell’Interno «alcuni ufficiali di stato civile hanno correttamente opposto il diniego alle trascrizioni ritenendole contro la legge altri sono andati a mio avviso oltre le norme vigenti»
Salvini però ha anche ammesso di dover tenere «conto dell’orientamento del Consiglio di Stato, volto ad escludere che il prefetto possa annullare l’atto del ufficiale dello stato civile in assenza di un’espressa previsione di legge». Significa cioè che i prefetti, e quindi il ministero dell’Interno da cui dipendono, non hanno il potere di annullare i riconoscimenti.

Il sottosegretario Spadafora (Stylo24)
In serata ai ministri della Lega ha risposto il sottosegretario con delega alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora «Su questi temi è necessario andare al di là delle battaglie identitarie, perché tutto questo incide realmente nella nostra società e coinvolge i più indifesi, i bambini. 
Non esistono infatti, bambini di serie A o di serie B, tutti devono essere tutelati —ha detto —. Per questo la Corte Costituzionale, con la sentenza 162 del 2014, ha superato il principio espresso dalla legge 40 del 2004, per il quale vi doveva essere coincidenza fra genitorialità biologica e genitorialità sociale». E ha spiegato che «Il preminente interesse del minore è l’unico principio che deve guidare tutte le scelte nella materia dello status familiare. Proprio per questo, secondo la giurisprudenza, è illegittimo il rifiuto dell’Ufficio di Stato Civile di iscrivere nei registri i bambini concepiti con tecniche di procreazione medicalmente assistita da coppie dello stesso sesso. Invito — ha concluso il Ministro Fontana a fermare la propaganda ed aprire un dialogo culturalmente serio, di riflessione e di discussione, per evitare che il nostro Paese torni 10 anni indietro».
Il Ministro Luigi di Maio (wikipedia)
Poi è intervenuto anche il vicepremier Luigi Di Maio: «Nel contratto di governo non ci sono queste materie — ha ricordato — perché non siamo d’accordo con la Lega. Il ministro Fontana ha espresso la sua opinione ma un ministro che dice che in Italia è illegale l’utero in affitto dice la verità». 
Di Maio ha poi aggiunto che «per quanto riguarda i bambini l’obiettivo è tutelarli, ma in questa legislatura non ci occuperemo di questa materia e non legifereremo»

Infine le reazioni dei sindaci: «Torino è stata la prima città in Italia a riconoscere i figli di coppie dello stesso sesso, di questo siamo orgogliosi — ha rivendicato la prima cittadina torinese Chiara Appendino in un tweet —. Continueremo su questa strada, per garantire alle bambine e ai bambini il diritto di avere una famiglia in cui l’amore sia l’unica condizione necessaria». 
Mentre il Sindaco di Milano Beppe Sala ha invitato il ministro Fontana a «regolamentare queste situazioni» perché «quando i cittadini ti chiedono il riconoscimento di un diritto non puoi girarti dall’altra parte».
Il Miinistro Lorenzo Fontana (politichefamiglia.it)
Ecco, queste le posizioni e le dichiarazioni del ministro della famiglia in merito ai diritti delle persone Lgbtqi. Ma Fontana non si è fermato qui. Egli, infatti, sempre in sede di audizione alla Commissione, ha anche annunciato misure a sostegno della maternità, ma solo per le coppie “tradizionali”.
Ha dichiarato, infatti, «Occorre rafforzare le misure già esistenti in materia di indennità di maternità, congedo parentale, congedo retribuito obbligatorio per il padre lavoratore. Tutto ciò affinché la maternità non rappresenti più una ragione di discriminazione sui luoghi di lavoro».
E, ancora, «Interventi mirati potranno anche essere adottati per l'estensione dell'Istituto del part-time alla fine della maternità, anche con riferimento al potenziamento dell'assegno di maternità di base per le madri disoccupate casalinghe che non beneficiano dell'indennità di maternità».
Infine, si è pronunciato anche su gli accordi prematrimoniali, ritenendoli fattibili. Ha sostenuto, infatti, che «Mi sembra che sia arrivato il tempo per dotarsi di una serie di discipline sull’accordo prematrimoniale che siano volte a ridurre i contrasti di tipo essenzialmente economico tra i genitori nella fase di dissolvimento del vincolo».
*****

Don Vilmar Pavesi (FSSP Roma)
Direte voi, ebbene? Cosa c'è di male al sostegno alla maternità? No, assolutamente nulla, anzi, sennonché, a parte il non trascurabile dettaglio che tale aiuto e sostegno alla maternità verrebbe erogato solo ed esclusivamente per le donne/madri di "una famiglia tradizionale" (!)  [per intenderci, secondo Fontana, quella composta da un papà ed una mamma e non anche le famiglie arcobaleno], lascia un attimo sconcertati constatare come tali posizioni sembrino essere lo specchio fedele delle posizioni (medievali) che sulla donna e sul ruolo della donna - ma non solo, vedi infra - porta avanti il mentore e consigliere spirituale del ministro Lorenzo Fontana, don Vilmar Pavesi.
Apprendiamo, infatti, dall'anticipazione all'Articolo "«I gay sono istigati dal diavolo»: parla il prete consigliere del ministro Lorenzo Fontana" di Elena Testi per il settimanale l'Espresso, pubblicata su espresso.repubblica.it (link all'articolo in fondo al post) che "Ogni mattina, alle sette e un quarto, a pochi passi da palazzo Farnese, ponte Sisto e via Giulia, un uomo varca la porta dell'imponente chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini, si inginocchia e partecipa all'antico rito tridentino, la messa in latino che si celebrava prima della riforma liturgica fortemente voluta dalla Santa Sede dopo il Concilio Vaticano II. L'uomo che nella penombra si percuote il petto con il pugno in segno di contrizione per tutti i suoi peccati, è il ministro Lorenzo Fontana.
Terminata la solenne liturgia, si dirige dentro la sacrestia e incontra la sua guida spirituale, nonché consigliere fidato, don Vilmar Pavesi.
Di questo padre brasiliano, amico non solo di Fontana ma anche di Matteo Salvini, non si è saputo nulla, eppure la sua chiesa, la santissima Trinità dei Pellegrini, è frequentata da politici di spicco e da quei porporati che mettono in discussione il pontificato di Francesco (Papa Francesco!).
Più in dettaglio, l'internazionale sovranista ha qui, nel cuore di Roma, tra madonne, crocifissi ed evangelisti, uno dei suoi nascosti punti di riferimento. Una rete che comprende il cardinale Raymond Leo Burke, il segretario di Ratzinger, Georg Ganswein e l'ultracattolico Steve Bannon, intenzionato a dirigere l'Europa. Intrighi, accademie finanziate con soldi che arrivano da oltreoceano e un passato che rende chiaro il futuro.  

Ma chi è Don Vimar Pavesi? Apprendiamo, sempre dall'anticipazione dell'articolo di Elena Testi, che questo sacerdote, vestito con la tunica nera, per anni ha animato la vita politica veronese, benedicendo sedi di partito del Carroccio (cioè della Lega) e lanciando castighi divini ogni volta che gli veniva impedito di celebrare cerimone reazionarie (cerimonie che, come abbiamo visto sopra, vengono celebrate in contrapposizione al Papa stesso).
Ma don Pavesi non è solo questo. Ecco il pensiero del mentore e confessore del ministro della famiglia (non dimentichiamolo).

«In questa Chiesa vengono solo uomini perché ci vuole uno sforzo mentale per seguire la messa in latino». Avete capito, si? Sta dicendo che le donne sono troppo stupide per poter seguire una messa in latino.
Questo, invece, il suo pensiero sui gay: «I gay? Sono istigati dal diavolo, dietro ogni peccato di sensualità e lussuria c'è la mano del maligno».
Infine, come è di tutta evidenza viste le premesse, ecco il pensiero di don Pavesi sull'aborto, che per lui diventa un crimine, la civiltà necessita di una nuova alleanza tra trono e altare, bisogna tornate agli antichi regni italici e sui migranti che, sempre secondo il suo pensiero, «non mi sembra scappino dalle guerre».
Parole che, come scrive Elena Testi, lasciano perplessi, ancor di più se pronunciate da un prete che dovrebbe gridare dignità, perdono e carità, ma parla solo di gerarchia, dipendenza e legame.
Parole che, visti i rapporti tra questo prete e due dei nostri ministri della repubblica, fanno tremare i polsi.
*****
Il Ministro Matteo Salvini (cityjournal.it)
Per farvi capire di cosa stiamo parlando, passiamo ad un'altra notizia che ha coinvolto il nostro mondo Lgbtqi di questa estate e che riguarda proprio il Ministro degli Interni, Matteo Salvini.
Il Ministro, infatti, dopo un primo - breve - periodo durante il quale si è tenuto fuori da queste discussioni, asserendo che non facevano parte del patto e programma di governo, ha iniziato a cambiare posizione (a voler pensare male, si potrebbe supporre che il ministro sia stato spinto ad assumere tali nuove posizioni facendo riferimento ai dati riportati dal terribile e terrifico software 'la bestia' che consente al suo staff di avere sempre sotto controllo le reazioni della gente alle sue dichiarazioni sui social. Se, ad esempio, dai commenti dei suoi elettori dovesse risultare che essi vogliono tornare al medioevo, togliendo nuovamente i diritti alle persone Lgbtqi, ed alle donne, lui li fa tornare al medioevo...) sostenendo "il diritto dei bambini ad avere una mamma ed un papà", poi, seppur - per fortuna - conformandosi alle sentenze del Consiglio di Stato, appoggiando i funzionari che si rifiutano di trascrivere allo stato civile atti coinvolgenti figli di coppie omosessuali, infine, e qui è la notizia dell'estate, ha annunciato in un'intervista alla testa cattolina online 'Nuova bussola quotidiana': "Via "genitore 1" e "genitore", e ritorno all'antico con "madre" e "padre" sui moduli del Viminale per richiedere la carta di identità elettronica per i figli minori.

Queste le parole di Salvini: "...Per fare un esempio: la settimana scorsa mi è stato segnalato che sul sito del ministero dell'Interno, sui moduli per la carta d'identità elettronica c'erano 'genitore 1' e 'genitore 2'. Ho fatto subito modificare il sito ripristinando la definizione 'madre' e 'padre'. È una piccola cosa, un piccolo segnale, però è certo che farò tutto quello che è possibile al ministero dell'Interno e che comunque è previsto dalla Costituzione. Utero in affitto e orrori simili assolutamente no".
E, ancora, rispondendo alle dure critiche pervenute dal mondo della sinistra (che, è bene ricordarlo, ha almeno approvato la legge sulle unioni civili): "Per la sinistra, difendere il concetto di mamma e papà significa essere 'trogloditi'. Allora sono orgoglioso di essere un troglodita!".
E questo anche se, in realtà, andando a verificare sul sito del ministero, il modulo che si trova come esempio non porta più effettivamente "genitore 1" e "genitore 2" ma solo "genitori". Ma, "L'impegno politico del ministro - confermano dal Viminale - è ridare dignità alla figura di madre e padre. Al momento sui moduli è stata inserita la definizione Genitore". Probabilmente l'intento di Salvini di tornare alla vecchia dicitura "madre" e "padre" è in contrasto con le leggi in vigore e con le tante sentenze che riconoscono la genitorialità di madri e padri dello stesso sesso.
Del resto, è bene ribadirlo, anche per ciò che concerne i matrimoni gay (riconosciuti come unioni civili dalla legge Cirinnà) Salvini ha dichiarato e confermato tutta la sua avversità. Questo infatti il suo pensiero: "La trascrizione dei matrimoni gay? Ci stiamo lavorando, ho chiesto un parere all'avvocatura di stato, ho dato indicazione ai prefetti di ricorrere. La mia posizione è fermamente contraria". E sorvoliamo sul fatto che pretenderebbe di ovviare ad una legge dello stato con un atto amministrativo del suo ministero, come a suo tempo provò a fare Angelino Alfano...

*****
Presentazione dell'Intergruppo Famiglia e Vita (foto da Nozie proVita)
E se tutto questo ancora non bastasse, ecco altre notizie di questa estate che non possiamo omettere. La prima, che abbiamo appreso dall'articolo "I parlamentari del Family Day fanno squadra" della redazione di lettera43.it (link in calce al post)  riguarda la creazione di un intergruppo parlamentare chiamato "Famiglia e Vita" che riunisce tutti i parlamentari del centrodestra, più una senatrice del Movimento Cinque Stelle Tiziana Drago (una professoressa già nota alle cronache per il suo sostegno alle Sentinelle in piedi) vicini ai cattolici del Family Day.
Promotore dell'iniziativa è Massimo Gandolfini, il neurochirurgo di Brescia organizzatore delle manifestazioni contro l'approvazione delle unioni civili e, ancor prima, della legge contro l'omofobia (mai approvata).

L'intergruppo vuole battersi contro la gestazione per altri (che in Italia comunque è già vietata), le adozioni omogenitoriali (già vietate, a meno che con ciò non si intenda il riconoscimento del secondo genitore non biologico nelle coppie omosessuali), la legalizzazione delle droghe leggere (non esiste in Italia), il contrasto al siucidio assistito (anch'esso vietato) e «la valorizzazione del prinicipo di obiezione di coscienza e l'educazione del gender nelle scuole», ovvero lo stop alle iniziative di contrasto del bullismo. Si tratta, dicono i promotori, di «valori non negoziabili».

Secondo gli organizzatori, gli aderenti sarebbero 150 tra deputati e senatori. Tra gli aderenti figurano Maurizio Gasparri (Forza Italia), Gaetano Quagliariello (Idea) e l'onorevole Giovanni Donzelli (Fratelli d'Italia).

Gaetano Quagliarello (moliseweb.it)
Una prima riunione si è tenuta 18 settembre scorso, a Palazzo Madama ed una seconda è convocata per il 12 ottobre al Pirellone di Milano con anche gli amministratori locali. «Ci ritroveremo speriamo in tanti - ha detto il professor Gandolfini - sindaci, governatori, consiglieri e anche i parlamentari che vorranno partecipare per valutare cosa si può fare sul territorio, sia le regioni che i comuni per le loro competenze soprattutto su temi di educazione e anche sulle trascrizione e iscrizione delle adozioni avvenute all'estero». «Inoltre - ha aggiunto - il prossimo congresso Mondiale in favore della famiglia si terrà a fine marzo 2019 in Italia, precisamente a Verona».
Ma non è finita qui, ciò che più conta, per noi, è che uno degli obiettivi dichiarati dell'integruppo è smontare le riforme approvate durante la precedente legislatura. Dichiara infatti Quagliariello: «Quella scorsa è stata una legislatura orribile: è passata con il voto di fiducia una legge sulle unioni civili che come previsto ha aperto alla stepchild adoption per via giudiziaria ed è stata approvata una cattiva legge sul testamento biologico, eutanasica. L'intergruppo Famiglia e Vita, quindi, è stata un'azione di resistenza e di testimonianza. Serve un'azione che non si limiti solo alle aule parlamentari. Agendo con provvedimenti parlamentari e agendo nella società per frenare gli effetti perversi dei provvedimenti della scorsa legisaltura, forse è possibile recuperare un po' del terreno che si è perso, spostare un po' più indietro il confine». Ottimista anche Maurizio Gasparri: «In questa legislatura - afferma - c'e' un contesto trasversale più fecondo per trovare determinazione e coraggio, c'è un clima interessante».
Alessandro Pagano (wikipedia)

Sconvolte? Aspettate perché possiamo continuare, citandovi le posizioni del leghista Alessandro Pagano, il quale promette «stavolta non giocheremo più una partita di rimessa, ma una partita d'attacco» e parla di «deriva antropologica frutto di una cultura cosmopolita e perversa». «Siamo al governo - incalza - e abbiamo un contratto che rispetteremo in toto. Ma ricordo che le battaglie non sono soltanto parlamentari: sono anche culturali. Non sono battaglie di qualche retrogrado medievale ma battaglie di civiltà. C'è un popolo italiano che si è risvegliato dal torpore voluto dalla massoneria internazionale, possiamo essere promotori di un grande cambiamento umano, culturale e politico».
Ed infine, ecco il pensiero del forzista Malan che indica alcuni punti ritenuti critici: «I sindaci che riconoscono le coppie omogenitoriali. E qualche giudice che ha fatto delle sentenze diciamo così, creative».

*****
Il senatore Pillon (foto de l'Espresso)
E non è ancora finita perché tra gli aderenti a questo intergruppo parlamentare, vi è il leghista Simone Pillon, organizzatore dei Family Day e noto allle cronache per aver presentato una proposta di legge su figli e divorzi molto contestata perché ritenuta lesiva dei diritti delle donne (tra l'altro vuole cancellare l'assegno di mantenimento), che ci porta ad un'altra -triste- notizia estiva da segnalare.
Stiamo parlando del testo di legge proposto da Pillon per l'affido condiviso. Testo che non convince nessuno, nè esperti di diritto di famiglia, nè le associazioni per la tutela dei figli di genitori separati. Nel mirino sia l’automatismo per cui i bambini dovrebbero trascorrere metà del tempo con il padre e metà con la madre e avere quindi due case sia il colpo di spugna sull’assegno di mantenimento in favore del “mantenimento diretto”, nonostante in Italia più di metà delle donne non abbia un’occupazione. A questo, si aggiunga poi che chi mantiene la residenza nella casa familiare – ora assegnata quasi sempre alle madri “tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli” – debba versare all’altro, se ne è proprietario, un canone di affitto.
Testo che poi, ciò che in questa sede ancor più conta, è basato su un'ideologia vecchia e molto pericolosa, che vorrebbe riportare la donna indietro di tanti decenni. Concorda su questo anche l’avvocatessa Annamaria Bernardini De Pace che reputa il testo  del disegno di legge “imbarazzante“ e “maschilista” , disponendo “un’assurda parità materiale e di contabilità”.
Ma su questo punto, rinviamo all'Articolo riportato tra gli approfondimenti dal titolo "Affido condiviso, il ddl Pillon e i pericoli di una legge infarcita di ideologia" di Mauro Grimoldi per ilfattoquotidiano.it.

Ecco fatto. Queste le notizie estive di rilievo istituzionale coinvolgenti il mondo Lgbtqi. Sorvoliamo sui fatti di cronaca, specchio fedele di questo nuovo (brutto) mondo che si sta venendo a creare per non tediarvi ulteriormente, ma sappiate che, anche in questo caso, di notizie da dare, haimé, ce ne sarebbero diverse.


MduL



Fonti:
> Articolo "Figli di coppie gay, il ministro Fontana dice no al riconoscimento" di Elena Tebano per corriere.it del 26/07/2018;
>Anticipazione all'Articolo "«I gay sono istigati dal diavolo»: parla il prete consigliere del ministro Lorenzo Fontana" di Elena Testi per il settimanale l'Espresso, pubblicata su espresso.repubblica.it;
> Articolo "Carta d'identità, colpo di spugna di Salvini: "No a genitore 1 e 2, si torna a madre e padre". Ma in realtà sul sito appare "genitori"" di Alessandra Ziniti per repubblica.it
> Articolo "I parlamentari del Family Day fanno squadra" della redazione di lettera43.it
> Articolo "Affido condiviso, il ddl dell’organizzatore dei Family day: ‘Basta assegno mantenimento. Chi resta in casa paghi affitto’" di Chiara Brusini per ilfattoquotidiano.it



Altri articoli ed Approfondimenti:
Articolo "Coppie gay, il ministro Fontana: “No al riconoscimento di bambini concepiti all’estero. Far rispettare divieto”" di F.Q. per il fattoquotidiano.it del 26/07/2018
Articolo "Fontana sui figli di coppie gay: "Maternità surrogata è vietata, stop riconoscimenti"" della redazione di repubblica.it del 26/07/2018
Articolo "Come funziona il riconoscimento dei figli delle coppie gay" della redazione di lettera43.it del 26/07/2018
Articolo "Salvini: “Via Genitore 1 e Genitore 2, sui moduli Viminale ‘madre’ e ‘padre’. Negozi marijuana legale? Fenomeno pericoloso”" di F.Q. per ilfattoquotidiano.it
Articolo "Salvini patria e famiglia: sulla carta d'identità tornano madre e padre al posto di genitore 1 e genitore 2" della redazione di huffingtonpost.it
Articolo "Nasce “Famiglia e Vita”: gli omofobi si riuniscono in un intergruppo parlamentare" della redazione di gaypost.it
Articolo "Affido condiviso, il ddl Pillon e i pericoli di una legge infarcita di ideologia" di Mauro Grimoldi per ilfattoquotidiano.it

Almeno una buona notizia per noi: impossibile annullare la registrazione all'anagrafe dei figli di coppie gay!

(Foto da sito radiobussola.it)

In questi tempi che si prospettano sempre più bui per i diritti della comunità Lgbtqi (e per le donne!), ci teniamo a darvi almeno una bella ed inaspettata notizia, nella speranza che possa servire a voi, come a noi, a tirare su il morale.
Stiamo parlando della notizia riportata la settimana scorsa, seppure in sordina, dai maggiori quotidiani online italiani e che è la seguente: un Prefetto non può assolutamente annullare la trascrizione già avvenuta all'anagrafe di un comune di figlio di coppia omosessuale!!. Fantastico!

Ma andiamo con ordine e vediamo quali sono le premesse e gli eventi antefatto di questa splendida notizia.
Tutte Voi forse ricorderete le lotte civili di questi ultimi anni, portate avanti da tutta la comunità Lgbtqi, unita in tutte le sue componenti, per il riconoscimento dei matrimoni gay e delle famiglie arcobaleno da parte del nostro ordinamento.
(Avvocatiepartners)
In merito al riconoscimento dei matrimoni gay, non ci siamo riuscite in toto, ma, grazie alla inaspettata e difficilissima approvazione della legge cd Cirinnà (dal nome della meravigliosa e combattiva senatrice del pd incaricata della redazione della legge), almeno abbiamo ottenuto l'introduzione nel nostro ordinamento delle "Unioni Civili". Unioni che, in effetti, tanto somigliano ai matrimoni, almeno dal punto di vista più importante e voluto, quello del riconoscimento dei diritti del coniuge. 
E' dal giugno 2016 (allorquando è entrata in vigore la legge), infatti, che abbiamo diritto alla pensione di reversibilità, all'assistenza e rappresentanza del coniuge in caso di malattia, alla successione a causa di morte, alla permanenza nella casa comune ecc...
Tanti, meravigliosi ed egualitari diritti, dunque, ma pagati a caro prezzo. Dalla legge, infatti, è stata stralciata la posizione ed il riconoscimento dei figli delle coppie omosessuali, la cd "stepchild adoption" (che già aveva fatto molto discutere anche il mondo Lgbtqi, visto che era un minus rispetto al normale riconoscimento dei figli in costanza di matrimonio eterosessuale).
Ad oggi, dunque, per il nostro ordinamento, ci possiamo sposare e godere di tutti i diritti connessi al matrimonio, ma non possiamo avere figli, perché questi non verrebbero riconosciuti come membri di una famiglia. 
Esemplificando: un (ipotetico) figlio biologico della mia (ipotetica) compagna (partorito, cioè, da lei e non da me), per l'ordinamento italiano, così come è ancora oggi impostato, pur essendo noi civilmente 'sposate' (=unite civilmente), rimane solo ed esclusivamente il figlio della mia compagna ed io, per lui, pur essendo 'sposata' con sua madre, non rappresento proprio nulla!.
All'atto pratico, oltre che emotivo, questo significa che tutti i documenti relativi al bambino li dovrà firmare solo ed esclusivamente mia moglie, solo lei potrà gestire i rapporti con la scuola e con la sanità, il comune ecc..., mentre a me non resta nulla. E se, malauguratamente, mia moglie dovesse morire, io, per mio figlio, non sono nessuno e non posso tenerlo. Al punto che, per assurdo, il bambino potrebbe essere affidato ad una sorella, una zia, una cugina della moglie defunta, ma non a me...
Ad oggi, dunque, vi è ancora questa grave ed incomprensibile mancanza da parte del nostro ordinamento giuridico che, appunto, non avendo legiferato in merito ha fatto si che si creasse il cd "vuoto normativo" che, di volta in volta, sono costretti a colmare i giudici investiti dalle famiglie arcobaleno per la singola questione e cioè, è bene ripeterlo, per il diritto al riconoscimento dei propri figli, della propria famiglia.
Così a suo tempo hanno voluto le forze in parlamento (e vogliamo ricordare, in questo caso, il comportamento dei 5 stelle che, se avessero voluto, avrebbero potuto far emanare la legge Cirinnà anche con la parte relativa alla "stepchild adoption"...) e così siamo ancora rimasti e cioè senza una normativa italiana che regolamenti e gestica i bambini nati nelle famiglie di coppie omosessuali (le famose e meravigliose famiglie arcobaleno).

(Foto da sito repubblica/torino)
E qui arriviamo alla seconda premessa alla notizia in commento in questo post, che riguarda lo sviluppo parallelo della vicenda relativa al riconoscimento dei figli di coppie omosessuali, per via amministrativa. Ma, anche in questo caso, proviamo ad andare con ordine.
Come tutte noi sappiamo, i figli, una volta nati, per essere considerati viventi e portatori dei diritti ad essi riconosciuti dal nostro Stato, devono essere registrati nei registri dello stato civile italiano.


Quando nasce un bambino ci sono una serie di pratiche burocratiche da assolvere, tra cui la dichiarazione di nascita e l’iscrizione all’Anagrafe e all’agenzia delle entrate, per garantire al piccolo i suoi diritti di nuovo cittadino. La legge italiana, infatti, prevede l’obbligo di denunciare la nascita dei neonati (nella denuncia di nascita vengono riportate le generalità del neonato: nome, cognome e sesso, il luogo e la data di nascita) per dare loro identità e stato giuridico.

(Foto Lentepubblica)
Questa, la Procedura d'iscrizione anagrafica per la nascita di un bambino, così come riportata nell'ottimo articolo di Monica De Chirico per pianetamamma.it, di cui in calce al post.
<<Ci sono due opzioni per registrare un nuovo nato all'Anagrafe:
    Se avete già scelto il nome del bambino l’iscrizione all’Anagrafe può essere effettuata entro tre giorni dalla nascita direttamente presso la struttura sanitaria pubblica o privata dove è avvenuto il parto. Sarà la Direzione Sanitaria dell’ospedale o della clinica a comunicarla all’Ufficio di Stato Civile del Comune di nascita del bambino. Voi non dovete far nulla, in quanto avviene tutto automaticamente.
    In caso di ritardo o se invece non avete ancora scelto il nome da dare a vostro figlio la registrazione può avvenire entro dieci giorni dal giorno successivo al parto:
    Presso l’Ufficio di Stato Civile del Comune di nascita del piccolo
    Presso quello di residenza dei genitori se è diverso rispetto a quello di nascita
    Presso quello di residenza della mamma, se è diverso da quello del papà
Infine la dichiarazione di nascita può essere effettuata anche presso il Comune di residenza del papà, se diverso da quello della mamma, ma il neonato comunque verrà iscritto all’Anagrafe del Comune di residenza della madre. >>
<< Il bambino o la bambina da questo momento porterà il vostro cognome a prescindere dal fatto che siate sposati o meno. La legge italiana non permette alle coppie coniugate di dare al neonato il solo cognome della madre (eterosessuali aggiungiamo noi. Perché, nel caso delle coppie sposate omosessuali, invece, è proprio solo il cognome della madre biologica a risultare..._ndr).
 Se non siete sposati e desiderate che vostro figlio abbia entrambi i cognomi, la mamma deve dichiarare la nascita in ospedale mentre il papà lo riconosce quattro giorni dopo (e, anche in questo caso, ciò vale solo per le coppie di fatto eterosessuali, visto che per le coppie sposate o conviventi omosessuali, nel nostro ordinamento nulla è previsto..._ndr).

Ma, andiamo avanti. <<Chi deve effettuare la denuncia?
Può essere effettuata da uno dei due genitori indifferentemente, se sono sposati e riconoscono entrambi il bambino (ma solo se eterosessuali, per le famiglie arcobaleno nulla è previsto.._ndr). Il dichiarante (la dichiarazione di nascita del bambino può essere effettuato da un delegato dai genitori, munito di documento di identità e delega scritta e firmata) deve presentare la carta di identità e se la denuncia viene effettuata presso l’Ufficio di Stato Civile, occorre il certificato di assistenza al parto rilasciato dal medico o dall’ostetrica.

Registrazione alla nascita per un figlio di genitori non sposati
Come si fa l'iscrizione all'Anagrafe dei nuovi nati se i genitori non sono sposati? Per la registrazione della nascita è necessaria la presenza di entrambi i genitori.
Se è solo la mamma a riconoscere il bambino, deve essere lei a denunciarne la nascita. Il padre naturale non può riconoscerlo da solo.
E se la mamma non ha intenzione di riconoscere il bambino, sarà il Direttore Sanitario dell’ospedale a dichiarare la nascita del piccolo e alla mamma verrà garantito l’anonimato.

Registrazione Anagrafe di un neonato nato all'estero
I bambini figli di cittadini italiani, anche se nati all'estero ed eventualmente in possesso di un'altra cittadinanza, sono cittadini italiani e la loro nascita deve essere trascritta in Italia (ma, anche in questo caso, ciò vale solo per le coppie eterosessuali, visto che per quelle omosessuali la normativa nulla dice..._ndr).
Come leggiamo sul sito della Farnesina, il connazionale può richiedere la trascrizione di una nascita rivolgendosi all'Ambasciata o al Consolato competente, munito di questi documenti: atto di nascita emesso dall'Ufficio di Stato Civile del Paese estero, debitamente legalizzato e tradotto e dichiarazione sostitutiva comprovante la cittadinanza italiana di almeno uno dei genitori.
In alternativa il connazionale (eterosessuale) potrà presentare l'atto, debitamente legalizzato e tradotto, direttamente al Comune italiano di appartenenza.

(Foto da sito torinoggi.it)
Insomma, come vedete, la normativa sulla registrazione anagrafica dei nuovi nati è molto precisa ed attenta alle esigenze del piccolo nato e dei suoi genitori, purché eterosessuali.
Per le coppie omosessuali e le famiglie arcobaleno, invece, non essendo prevista alcuna normativa, si naviga, anche in questo caso a vista.
Ciò significa che, come è successo in tutti questi anni, una coppia omosessuale italiana che fosse sposata all'estero, in spagna/francia ecc..., e che volesse registrare il o i figli nati dalla loro unione anche in Italia non potrebbe farlo perché nulla è previsto: non vi è una legge che dica ai funzionari dell'ufficio anagrafe di ogni comune come debbano regolarsi e che procedure e norme applicare.
Da qui, il caos. Ricorderete tutte, ad esempio, il clamore della lotta senza quartiere avutasi tra la comunità Lgbtqi e l'allora ministro degli interni, Angelino Alfano, in merito al riconoscimento ed alla conseguente iscrizione all'anagrafe dei figli nati da italiani omosessuali sposatisi all'estero.
Ogni volta che una coppia sposata omosessuale voleva registrare i propri figli anche all'anagrafe italiana, doveva rivolgersi al giudice competente e sperare in una sentenza favorevole (è storia, infatti, di sentenze di ambo i tipi e cioè pro-iscrizione e contro-iscrizione. Ciò è stato possibile proprio perché, mancando la normativa di riferimento, ogni giudice, doveva procedere all'interpretazione delle solo norme in suo possesso, applicando quelle che riteneva più opportune e pertinenti al caso specifico).

Dunque, confusione ed incoerenza. Una coppia gay riusciva ad ottenere il riconoscimento dei figli anche in italia ed un'altra no, senza alcun distinguo possibile.
La cosa grave è che tale situazione, come detto, è andata e sta andando avanti così, anche dopo il giugno 2016 dopo, cioè, l'entrata in vigore della legge Cirinnà sulle unioni civili.
Poco importa, infatti, che oggi una coppia di sposi omosessuali venga riconosciuta dal nostro ordinamento, la registrazione anagrafica dei figli nati dalla famiglia così creata, lo stesso, è soggetta alla discrezionalità delle istituzioni competenti, creando così un 'vulnus' al nostro intero sistema giuridico assolutamente inaccettabile.

A questo scempio ed a questa sistuazione di stallo ha fatto fare un enorme passo avanti la splendida Sindaca di Torino, Chiara Appendino, la quale, con meraviglioso coraggio e senso civico, ha proceduto alla registrazione dei figli nati da coppie omosessuali unite civilmente e/o sposate all'estero.
A Torino, oggi, se ti vuoi 'sposare' (unire civilmente) con la tua compagna e creare una famiglia, puoi, perché i figli partoriti da una di voi due saranno considerati come figli di entrambe!!!, senza più la terribile distinzione tra madre biologica e sociale o simili.
Ma lo puoi fare anche a Milano, dove la giunta Sala ha seguito l'esempio coraggioso dell'Appendino, oppure a Napoli, con De Magistris e via elencando....

Ed eccoci arrivati così ad oggi, alla bella notizia della settimana scorsa.
Questa, la situazione. Visto che il nuovo governo, come detto, tutto appare tranne che a favore delle coppie omosessuali e delle famiglie arcobaleno (basta citare la creazione del ministero della famiglia - non delle famiglie - e della disabilità, affidato a Lorenzo Fontana-cfr nostro post), è apparso, haimé, ovvio e scontato che la formazione politica "Fratelli d'Italia" si sentisse in diritto ed in dovere di proporre in parlamento, durante il cd 'question time', un'interrogazione con la quale si chiedeva al Governo se intendesse "assumere ogni iniziativa di competenza volta ad annullare tutti i provvedimenti di registrazione di nascita in Italia di bambino quale figlio di coppia dello stesso sesso".
Per il Governo ha risposto il minstro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro (intervenuto a nome del ministero dell'Interno che, sul tema, ha consultato l'avvocatura di Stato), il quale ha dichiarato "Il prefetto non può annullare la registrazione all'anagrafe dei figli di coppie gay".
Dunque, non si torna indietro: le iscrizioni all'anagrafe di bambini nati in famiglie omogenitoriali rimarrano valide!!.

Il Ministro Riccardo Fraccaro
Come detto in precedenza, la presa di posizione di Fratelli d'Italia è scattata allorquando la meravigliosa (non smetteremo mai di scriverlo!) Sindaca Appendino, il 23 aprile 2018, ha trascritto all'anagrafe l'atto di nascita di un bambino nato in Italia come figlio di due donne, ma concepito all'estero con procreazione assistita.
Secondo Fratelli d'Italia, che nell'interrogazione cita il precedente torinese, Appendino e "i primi cittadini che successivamente hanno assunto la stessa iniziativa sono intervenuti su una materia che è competenza esclusiva dello Stato".
Una materia di competenza dello Stato su cui da anni persiste un enorme vuoto normativo.
Sulla questione si è espressa più volte la Corte di Cassazione, pronunciandosi a favore della registrazione privilegiando l'interesse del minore senza distinguere tra coppie etero e omogenitoriali. Secondo il partito di Giorgia Meloni, in casi come quello torinese, i genitori si dichiarano "falsamente, genitore naturale del bambino, esercitando un'opzione non prevista dall'ordinamento".

E qui, la risposta del ministro per i rapporti con il parlamento e, per lui, del Governo: "Va osservato che secondo un recente orientamento giurisprudenziale del Consiglio di Stato il Prefetto, pur dotato di poteri di vigilanza, non può annullare l'atto dell'ufficiale di stato civile in assenza di una espressa previsione di legge che conferisca tale potere".

Come potete vedere, questa volta la mancanza di disciplina normativa è andata a nostro vantaggio, ma, stante il fatto che il governo ha risposto citando l'impedimento come elemento prettamente burocatico e non anche politico e sociale, non c'è da stare tanto tranquille per il futuro.

Certo, intanto abbiamo incassato anche questa nuova vittoria e, dunque, oltre alla possibilità che in alcuni grandi centri come Torino, Milano e Napoli ci si può sposare ed avere figli, vediamo riconosciuto il nostro diritto ad esistere, ma per il futuro occorre stare all'erta ed attente. E' un attimo che ci vengano tolti tali sudatissimi diritti e riconoscimenti.

Speriamo bene. Con momentanea Gioia.
MduL



Fonti:
* Articolo <<Famiglie arcobaleno, Fraccaro: "Non è possibile annullare la registrazione all'anagrafe dei figli coppie gay">> di Serena Riformato per repubblica.it del 20/06/2018;
* Articolo <<Gay, Fraccaro: “Prefetto non può annullare la trascrizione degli atti di nascita dei figli di coppie omosessuali”>> di F.Q. per ilfattoquotidiano.it del 20/06/2018
* Articolo <<Come si fa l'iscrizione all'Anagrafe dei nuovi nati, la guida completa>> di Monica De Chirico per pianetamamma.it del 29/07/2016;
* Testo di legge cirinnà n. 76/2016 da normattiva.it con anche le note