Ultimo aggiornamento il 26 gennaio 2026...

Visualizzazione post con etichetta famiglia lesbica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta famiglia lesbica. Mostra tutti i post

Parliamo di Alice Weidel

Alice Weidel (da letteradonna.it)

Direte voi, ma chi è Alice Weidel ?
Alice Weidel, nata a Gütersloh, in Germania, il 6 febbraio 1979 (età 38 anni), è una politica tedesca, per alcuni dei nostri giornalisti, l'equivalente del 'nostro' Salvini italiano. Le sue posizioni politiche, infatti, sono proprie della destra populista (a detta di Tonia Mastrobuoni, corrispondente per il quotidiano la Repubblica). Nello specifico, essa è la candidata del partito dell'Alternative fur Deutschland (partito di destra, se non estrema, quantomeno 'spinta') per la cancelleria, in contrapposizione alla cancelliera Angela Merkel.
Perché ne parliamo e perché ci interessa? Bhè, non certo per l'aspetto politico in sé, nel quale questo sito non ha mai inteso e mai intende cimentarsi e neanche per il suo curriculum, comunque di tutto rispetto (economista, con trascorsi nella Goldman Sachs, nell'Allianz e nella Bank of China, ora consulente di start-up) ma perché, in assoluta e maravigliosa contrapposizione con le posizioni politiche ed ideologiche del suo partito, la trentottenne Weidel è sposata con una donna svizzera (di cui si sa poco o nulla, se non che è una film producer) ed ha creato con lei una bellissima famiglia, con anche due figli adottati. La famiglia, poi, ha la residenza sia in Germania che in Svizzera, a Biel.
Del resto, vero è che alcuni la vedono come possibile futuro leader del suo partito e quindi, probabile futura cancelliera, non solo per le sua indubbia professionalità in campo economico, ma anche per le sue posizioni moderate. All'interno del suo partito, infatti, è percepita come un esponente moderato, in grado di non spaventare tutti quegli elettori che seppure non convinti dalla Merkel, hanno il timore di spingersi troppo a destra con AfD dopo che diversi suoi alcuni esponenti locali si sono resi protagonisti di gesti ambigui e dichiarazioni soft sul passato nazista tedesco.
Insomma, a noi di mondodiunalesbica, così come abbiamo fatto nel caso di Jóhanna Sigurðardóttir, primo ministro islandese tra il 2009 ed il 2013, è parso opportuno segnalarvi Alice Weidel in quanto donna, lesbica e possibile futura cancelliera di uno dei paesi più potenti in Europa e nel mondo!

Ecco fatto, ora lo sapete.
MduL 


Fonti:
- Articolo "La Salvini tedesca? Si chiama Alice e ha una moglie svizzera" di Tonia Mastrobuoni per il settimanale "Venerdì" di Repubblica (solo in cartaceo);
- Articolo  "La destra tedesca pensa ad Alice Weidel, la nuova Merkel" per il sito huffingtonpost.it, del 20/04/2017

L'ordinanza emessa dalla Corte d'Appello di Trento lo scorso 23 febbraio, applicando la sentenza della Corte di Cassazione n. 19599/2016, innova il diritto italiano: mai più stepchild adoption. I figli di una coppia lesbica nati all'estero sono, a tutti gli effetti, figli di entrambe le mamme e come tali vanno riconosciuti.

(da Gay Lex)
Ed eccoci qui a scrivere, con incontenibile gioia, di questa ordinanza dirompente e dirimente emessa dalla Corte d'Appello di Trento lo scorso 23 febbraio 2017, in merito al riconoscimento anche in italia della genitorialità di due padri che avevano dato 'alla luce' i loro figli all'estero, con la procreazione assistita.
Dirompente perché, per la prima volta, da applicazione al dettato disposto della sentenza di disciplina dettata della Corte di Cassazione n. 19599 del 2016, in merito ad analoga richiesta prodotta dalle nostre due mitiche eroine che, coppia ormai consolidata, volevano veder riconosciuto anche in italia lo stato di figlia alle loro bimbe nate all'estero e li già riconosciute (tecnicamente, la Corte di Cassazione si è pronunciata in tema di trascrizione dell'atto di nascita straniero recante l'indicazione di due genitori dello stesso sesso).
Dirimente perché, con l'adozione di tale decisione da parte della Corte d'Appello di Trento, le cose non potranno più essere come prima. L'evoluzione ora sarà inevitabile, che il Parlamento lo voglia o meno!.
Ma andiamo con ordine e cerchiamo di far capire perché è così importante l'Ordinanza della Corte d'Appello di Trento di cui vi stiamo parlando.
Come molte di voi sapranno, in questi ultimi anni ci sono state delle lunghe e controverse vicende che vedevano contrapposte alcune istituzioni pubbliche e delle coppie omogenitoriali che, avendo creato la loro famiglia, con prole, all'estero, tornando (o venendo) in italia, volevano vedere riconosciuto anche nel nostro paese il loro diritto alla genitorialità (in senso lato: il loro diritto, cioè, ad essere riconosciuti/e entrambi come genitori dei figli nati nella coppia), a prescindere dal metodo di procreazione.
In Italia, infatti, stante ai paurosi ritardi nella normativa di riferimento, non ancora colmati neanche con l'intervento della Legge Cirinnà sulle unioni civili, non vi è una disciplina che definisca la posizione dei figli di genitori gay/lesbiche nati dalla loro unione. Ad oggi, per legge, vale il principio secondo il quale i figli di una coppia di lesbiche sono sempre e solo riconosciuti come i figli di una delle due madri, cioè di quella che li ha generati (con o senza procreazione assistita e non importa se con ovulo o meno della compagna). All'altra madre, quella non biologica, solo la possibilità, al limite, di vedersi riconosciuto il diritto di adottare il proprio figlio (la famosa stepchild adoption, per altro ancora non legislativamente prevista), con tutte le riserve ed incogruenze del caso, visto che tale riconoscimento deve essere richiesto ad un giudice, sopportando la relativa alea.
Fin qui la legge o, meglio, la mancanza della disciplina di legge. Per fortuna, in questi anni è intervenuta però la magistratura a tutti i livelli. Tante sono state le sentenze dei Tribunali a favore delle coppie omosessuali che volevano tenere la loro famiglia anche in Italia.
Tra queste sentenze quelle più importanti, emesse in merito al ricorso presentato da due madri che avevano creato la loro famiglia in Spagna e che volevano vivere come una famiglia anche in Italia, di cui abbiamo accennato in precedenza.
Su tali sentenze, infatti, di impugnazione in impugnazione, si è arrivati alla Corte di Cassazione la quale si è pronunciata nel merito con una sentenza innovativa e dirimente (anche questa), la sentenza n. 19599/2016 (qui il link a tale sentenza), grazie alla quale si è finalmente dettata una disciplina innovativa e coerente a questa materia, sanando l'inattività legislativa.
Disciplina che ha trovato la sua prima applicazione proprio in occasione dell'ordinanza della Corte d'Appello di Trento che così si è pronunciata in merito al ricorso presentato questa volta da due padri che volevano vedere riconosciuto il loro diritto genitoriale anche in Italia, venendo essi ed i loro figli, nati grazie alla maternità surrogata dall'estero.
Ma cosa dice questa ordinanza? Cosa innova?
Corte d'Appello di Trento (Wikipedia)

Ebbene, la Corte d'Appello di Trento ha disposto il riconoscimento di efficacia giuridica "al provvedimento straniero che stabiliva la sussistenza di un legame genitoriale tra due minori nati grazie alla gestazione per altri e il loro padre non genetico".
In pratica ha sancito che anche il padre (la madre in caso di coppia lesbica) non biologico, cioè quello che non ha materialmente partorito il bambino o dato i propri spermatozoi (nel caso delle madri, i propri ovuli in caso di procreazione assistita), deve essere considerato padre a tutti gli effetti. Ne consegue che non vi sarà più il problema della stepchild adoption perché esso è superato! Il padre non biologico non dovrà più adottare il bambino del compagno perché quel bambino è già anche suo!!. Ma non è meravigliosa questa novità nel nostro ordinamento?!!
In altri e più pertinenti termini, come riportato dall'articolo del Tirreno/Toscana, <<nell'ordinanza della Corte d'Appello di Trento, che porta la data 23 febbraio, si stabilisce un "principio importantissimo", come spiega il direttore del portale di studi giuridici di "Articolo 29", Marco Gattuso, e cioè "l'assoluta indifferenza delle tecniche di procreazione cui si sia fatto ricorso all'estero, rispetto al diritto del minore al riconoscimento dello status filiationis nei confronti di entrambi i genitori che lo abbiano portato al mondo, nell'ambito di un progetto di genitorialità condivisa">>.
Ciò, in quanto "l'insussistenza di un legame genetico tra i minori e il padre non è di ostacolo al riconoscimento di efficacia giuridica al provvedimento straniero: si deve infatti escludere che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato; all'opposto deve essere considerata l'importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato; la favorevole considerazione da parte dell'ordinamento al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, con la regolamentazione dell'istituto dell'adozione; la possibile assenza di relazione biologica con uno dei genitori - nella specie il padre - per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa consentite".

(da Tempi.ti)
In pratica, come dichiarato dal senatore del Partito Democratico, Sergio Lo Giudice: "La Corte d'Appello di Trento, con una sentenza storica, scrive una nuova pagina della giurisprudenza sui diritti dei figli di coppie dello stesso sesso. Per la prima volta in Italia viene riconosciuto il legame non biologico tra un padre gay e i suoi figli non attraverso un'adozione ma riconoscendo il certificato di nascita di un altro Stato attestante la doppia paternit di un bambino nato attraverso la gestazione per altri. La sentenza si muove nel solco dei principi segnati dalla Corte di Cassazione: assenza di problematiche legate all'ordine pubblico, supremo interesse del minore, indifferenza delle tecniche di procreazione medicalmente assistita utilizzate, in questo caso la gestazione per altri". "Laddove la politica non riesce, arenandosi su quella adozione del figlio del partner già superata da questa sentenza, arriva la giurisprudenza, grazie alla tenacia di quelle coppie che non si sono arrese all'idea che lo Stato tratti i propri figli come figli di un dio minore", conclude il parlamentare democratico.
Insomma, grazie a queste pronunce giurisprudenziali, l'Italia, almeno per ora, è riuscita a baypassare il Parlamento italiano, mettendoci in pari con il resto del mondo. Resta il fatto che ancora oggi manca una normativa di disciplina ma, almeno, ora si può andare davanti al Funzionario del Comune che dovrà riconoscere la eventuale nostra famiglia ed i nostri figli, forti di queste sentenze per opporsi ad un suo eventuale quanto immotivato diniego.

Con Gioia.
MduL

Sul concetto di famiglia e non solo: l'articolo "Sono omogenitore ma non lesbica" di Eugenia Romanelli

(amicideltimone-staggia.it)
Preme riportare anche qui la storia di Claudia, Anna e del piccolo Alfredo, così come raccontata da Eugenia Romanelli per ilfattoquotidiano.it e che io ho trovato riportata tra le news dell'inestimabile sito cinemagay.it. Vorrei segnalarla, infatti, non solo perché è scritta veramente bene ma perché dice cose davvero molto interessanti, sulle quali comunque spingersi a riflettere.
La vicenda di Anna, Claudia e del figlio Alfredo, infatti, investe tanti aspetti sociali che più che mai andrebbero sondati ed analizzati: il rapporto con la propria sessualità, impossibile da schematizzare, inquadrare e generalizzare; il conseguente rapporto con eventuali psicologi e/o psichiatri che per questo rapporto dovrebbero aiutare a fornire le chiavi di lettura; il concetto di famiglia ed i diritti ad essa connessi e/o esclusi, in particolare, la famiglia intesa come sodalizio, aperta eventualmente anche a relazioni extraconiugali; la tutela dei diritti delle persone Lgbtq e le forme nelle quali questa tutela dovrebbe essere attuata; la genitorialità in tutti i sensi intesa ecc...
Insomma, un racconto che, come è normale per tutte noi, non mi vede d'accordo su molti punti ma che, comunque, costringe ad allargare i propri orizzonti. 
L'importante, infatti, è addivenire ad un concetto unitario di famiglia che possa contenere al suo interno tutte le definizioni e le espressioni possibili del genere umano, in modo da poter dare regole e prevedere diritti e doveri uguali per tutti coloro che vogliano formare una unione familiare, con o senza figli. Il resto, cioè come ognuno di noi la pensa in cuor proprio non ha alcuna importanza. Importante è che chi anche non la pensa e non vive come noi possa avere gli strumenti e le tutele che gli spettano per legge!!.
* * * * *
Ma andiamo ora al sodo. Ecco qui di seguito l'articolo "SONO OMOGENITORE MA NON LESBICA" di Eugenia Romanelli per ilfattoquotidiano.it (ve lo riporto qui di seguito per comodità, ma per quante di voi dovessero preferire leggerlo nella versione originale, il link è in fondo a questo post) - [n.b.: le parti evidenziate sono mie e non dell'autrice]:

<< Questa è la storia di Anna, Claudia, e del piccolo Alfredo. L’ho ascoltata per un’intera giornata, e l’ho scritta per voi.

Ho un figlio di due anni, Alfredo, concepito in 36 mesi invece di 9, insieme a un’altra donna. E’ stato necessario quattro volte il tempo utile a partorire un bambino ‘normale’ perché, a parte il fatto che i rapporti sessuali tra me e Anna, la mia compagna, sono fisiologicamente sterili, tra dubbi, ricerche, letture, studi, analisi, psicoterapie, qualche discussione, tanto dialogo e vari viaggi in diverse cliniche europee, il percorso non ha avuto quell’immediatezza spumeggiante dell’amplesso da letto ma è stato lungo e tortuoso (oltre che entusiasmante).

Ascoltando e leggendo come altri omogenitori raccontano e definiscono le loro esperienze, Alfredo avrebbe ‘due mamme’. Noi però non ci troviamo bene con questa denominazione, e preferiamo farci chiamare “mamma” e “Anna”. Secondo la nostra sensibilità e il nostro sistema di credenze, infatti, Alfredo non ha due mamme, perché la mamma sono io e per me è importante distinguere l’esperienza fatta con mio figlio da quella che ha fatto Anna. Ci tengo a dare valore, nome e memoria al fatto di averlo portato in grembo, partorito e allattato. Anna ha la sua storia con suo figlio, che è diversa dalla mia, diversamente intensa. Anna quindi si chiama Anna. Oltretutto, “mamma” sarebbe squalificante per lei trattandosi di non-qualcosa (per esempio non-maternità biologica), ma soprattutto per la violenza con cui le leggi del nostro Paese la cancellano. Certo, non è nemmeno un papà – oltretutto, anche lei come me, non ha alcun tratto mascolino, né fisico né psicologico né comportamentale.
Pubblicità

Non c’è insomma ancora un nome per il genitore che, accanto a una mamma (o a un papà, nel caso di una coppia omogenitoriale maschile), esercita la sua genitorialità, e per questo, ad oggi, Anna è “Anna”. Da quando Alfredo va all’asilo, tuttavia, Anna è diventata “mamma Anna”, perché “gli altri” (eterosessuali, omosessuali, attivisti LGBTQI, omofobi, giornalisti, etc) chiamano così i due genitori donna di un bambino.

Tutto questo per dire che è importante non trovarsi in una storia unica, in un pensiero unico: cioè, di nuovo, in uno stereotipo. Le esperienze delle famiglie come noi, ossia “nuove”, sono pionieristiche, ed è fondamentale – ancora più di sempre – conservarne l’unicità ed evitare di appiattirle in un racconto amorfo, teso solo a rafforzare e confermare un’ideologia. Le rivoluzioni e le militanze servono eccome, ma il mondo evolve più lentamente dei colpi di scena, e senza essere gravidi di storie, non si digerisce alcun cambiamento.

Ma facciamo un passo indietro. Io e Anna, quando ci siamo conosciute e innamorate, avevamo entrambe avuto altre esperienze omosessuali, ma in noi prevaleva l’attrazione, sia sessuale che sentimentale, per gli uomini. Gli etichettatori ci definirebbero “bisessuali”, anche se su tale orientamento si sa pochissimo, e pochissimi sono gli studi internazionali. Felici, abbiamo costruito una relazione affettiva gratificante basata sull’apertura della coppia alle relazioni eterosessuali, tutt’e due per nulla gelose (anzi divertite) da altri incontri.

Il desiderio di condividere la genitorialità è cresciuto con una spinta inversamente proporzionale alla passione che ci legava. In poche parole, quando abbiamo deciso di fare un figlio, il nostro era diventato un “cold bed”. Ma, invece di essere deluse, ci siamo rafforzate e unite: ciò che ci legava non era un amore romantico, una passione travolgente, ma il comune desiderio radicato di mettere al mondo un altro essere umano, di educare e crescere una persona felice e capace di creare valore, per sé e per gli altri.

Mentre approfondivamo ed esploravamo i punti di vista più rilevanti di esperti e studiosi internazionali sulla questione omogenitorialità, mentre ci informavamo sulle diverse possibilità per accedere alla procreazione assistita (ovviamente all’estero, essendo in Italia vietata), mentre ci confrontavamo con le associazioni impegnate sul tema e con famiglie che prima di noi avevano fatto questa esperienza, mentre incontravamo avvocati specializzati in diritto di famiglia LGBTQI, facevamo anche una terapia personale. Nello specifico, entrambe una psicoanalisi freudiana: lunghissima, inutile. Anzi: nociva.

Parlando per me, la mia analista ha tentato, per circa dieci anni, di “correggere” la mia omosessualità, scambiando la mia bisessualità per una eterossessualità imperfetta. Il problema è stato che, non “guarendo”, ho cambiato professionista ma, purtroppo, non scuola. Il secondo psicoanalista puntò invece su una omofobia sociale introiettata, convinto quindi che il mio orientamento fosse di tipo omosessuale ma che io non riuscissi ad accettarlo. Un simile atteggiamento l’ho incontrato in molte persone omosessuali, così come amici eterosessuali mi hanno spesso restituito l’immagine di persona eccentrica e un po’ trasgressiva che, pur essendo eterosessuale, si divertiva a assumere atteggiamenti sessualmente ambigui. Solo qualcuno, curioso per natura e bravo a prestare ascolto in modo disinibito, ha colto la verità che poi, negli anni, è diventata la mia, la nostra.

Prima di Alfredo, io e Anna non facevamo grandi coming out, appunto per prime un po’ confuse sul tipo di coppia che eravamo e sui nostri orientamenti sessuali che, dicevo, a detta degli esperti non rientravano in alcuna casistica. Gli amici che venivano a casa, in grande maggioranza eterosessuali, ascoltavano le nostre confidenze, così come noi ascoltavamo le loro, ma con chi non avevamo occasione di approfondire la conoscenza non ci lanciavamo in grandi dettagli sulla nostra convivenza.

Quando siamo diventate genitori, abbiamo naturalmente cominciato a presentarci come coppia, soprattutto per semplificare la vita di Alfredo che presto avrebbe cominciato a capire, e che aveva già un peso non indifferente sulle spalle da portare: quello di essere diverso dalla maggior parte dei bambini, ossia avere due genitori dello stesso sesso.

Oggi, dopo la estenuante fatica dei primi due anni tra notti insonni, malattie esantematiche, e due lavori molto impegnativi, ci siamo rasserenate, e la nostra solitudine è diventata la nostra libertà: pur non potendoci identificare né con le famiglie e le coppie eterosessuali né con quelle omosessuali, pur avendo perso tanto tempo e tanti soldi a curare qualcosa che non era patologico, pur senza il sostegno delle associazioni LGBTQI – che non ci riconoscono come “uno di loro” per le nostre opinioni poco “allineate”, pur con le difficoltà di convivenza coi pregiudizi sociali su una architettura affettiva così irrituale, siamo felici della nostra relazione di co-parenting. Siamo cioè una famiglia senza essere una coppia romantica. Siamo due donne, prevalentemente eterosessuali, che hanno scelto di mettere al mondo un figlio alleandosi tra loro, forti dei sentimenti di solidarietà, cooperazione, complicità, lealtà, fiducia, convinte che siano chiavi più importanti di passione, attrazione, innamoramento, seduzione, per garantire a una famiglia e a un bambino solidità, equilibrio, dinamicità, ascolto.

Come in molte famiglie eterosessuali e non solo, anche noi abbiamo relazioni extraconiugali (con uomini prevalentemente), con la differenza che le nostre sono trasparenti e non recano quindi danno e dolore ad alcuno. Leggendo le statistiche dell’ultimo censimento sulla fragilità delle famiglie tradizionali, crediamo che la co-genitorialità (sia eterosessuale che omosessuale, l’orientamento, ormai si sa, non c’entra) sia una possibilità decisamente rispondente alla contemporaneità, con caratteristiche di funzionalità decisamente competitive, e realmente capace di costruire con creatività quelle garanzie di serenità di cui soprattutto un bambino ha tanto bisogno”.

Aggiungo soltanto due considerazioni:

1) La forza di questo racconto sta nel considerare interlocutore la società tutta, non divisa in eterosessuali e omosessuali. Secondo Claudia, infatti, la discriminante tra chi può comprendere una storia di affetti diversa dalla propria e chi no non è data dalla possibilità di identificarsi con il proprio orientamento sessuale, ma dall’apertura o dalla chiusura delle singole persone, capaci o incapaci di relazionarsi ad altre persone senza pregiudizi, stereotipi ed etichette. E’ vero, dovremmo sforzarci tutti di considerare sempre chi abbiamo di fronte semplicemente un “portatore di storie”, di esperienze, rinunciando non alle opinioni ma al giudizio.

2) La Società Psicoanalitica Italiana solo di recente ha aperto le porte anche agli analisti omosessuali. E solo l’ultimo presidente, Antonino Ferro, si è espresso ufficialmente a favore. Consiglio quindi di stare molto attenti ai professionisti che si scelgono per dare in carico un problema che ci dà sofferenza. Per esperienza più o meno diretta (ho formato psicologi, assistenti sociali, ed educatori per la Facoltà di medicina e Psicologia La Sapienza), posso consigliare eccellenti professionisti (omosessuali e non) come i professori Vittorio Lingiardi (Milano), Roberto Baiocco (Roma), e Silvia Mazzoni (Roma), così come il servizio “Sei come sei” dell’Università La Sapienza, sempre a Roma. Bisogna infatti stare molto attenti ad affidarsi a chi non ha esperienza specifica su tematiche LGBTQI. >>

Niente altro da dire.
MduL

- Articolo "SONO OMOGENITORE MA NON LESBICA" di Eugenia Romanelli per ilfattoquotidiano.it
- Link all'articolo nella pagina cinemagay.it/news 

"Storica sentenza italiana: la compagna può adottare la bambina partorita a suo tempo con l'eterologa dalla mamma biologica"


E' di questi giorni la meravigliosa notizia che il Tribunale per i Minorenni di Roma ha finalmente riconosciuto la possibilità per la compagna di una donna, che cinque anni prima aveva avuto la (loro) figlia mediante impianto eterologo in Spagna, di adottare anche ufficialmente e legalmente la bambina, in modo da darle e conservarle una tutela anche legale nel nostro ordinamento. La bambina, dunque, grazie a questa incredibile sentenza, potrà ora avere il cognome anche dell'altra sua mamma, potrà ricevere in eredità non più solo dalla mamma biologica ma da entrambe e potrà essere seguita in ogni suo passo della crescita da entrambe, con decisioni prese da entrambe e con diritti e doveri ufficiali per tutte e due (fino ad oggi, infatti, la mamma "sociale" doveva avere la procura firmata dalla mamma "biologica", unica che l'ordinamento giuridico italiano fino ad oggi riconosceva, per ogni singolo atto e/o decisione che riguardasse i figli in comune, con tutti i problemi e le ingiustizie che questo comportava).
Tale incredibile e meraviglioso evento (non si smetterà mai di definirlo tale) ha potuto aver luogo grazie alla corretta quanto innovativa interpretazione di testi di legge nazionali e sovranazionali già in vigore nel nostro paese operata dal Giudice anche grazie all'indicazione fornita dall'Avvocatessa Maria Antonia Pili, di Pordenone dell’Associazione italiana avvocati famiglia e minori, cui si erano rivolte le due donne per procedere al ricorso per l’adozione.
Infatti, quella autorizzata dal Tribunale di Roma è una cosiddetta «stepchild adoption» (letteralmente "adozione del figliastro") e cioè un istituto giuridico di origine anglosassone (applicato per la prima volta più di venti anni addietro in Danimarca e che si è sviluppato con successo da alcuni anni anche in altri paesi) che consente l'adozione del figlio naturale o adottivo della madre "biologica" da parte della madre cd "sociale" (ma, è bene ricordarlo, questo istituto riguarda una coppia, comunque essa sia formata, etero o gay).
Nello specifico, ciò, è stato possbile grazie al fatto che il tribunale per i minorenni di Roma ha accettato il ricorso presentato dalla due donne in virtù dell’articolo 44 della Legge 28 marzo 2001, n.149 (legge modificativa della Legge 4 maggio 1983, n.184 e s.m.i.,  relativa al "Diritto di un minore ad avere una famiglia" e del Titolo VIII del libro primo del codice civile), nella quale si riconosce “Nel superiore e preminente interesse del minore a mantenere anche formalmente con l'adulto, in questo caso genitore sociale, quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidatosi nel tempo. Nella norma, infatti, così come sopra formulata, non è specificata alcuna discriminazione riguardo all’orientamento sessuale del partner, per cui è stato possibile estendere gli stessi diritti alla coppia lesbica.
Il provvedimento dei giudici romani, dunque, è tanto semplice quanto rivoluzionario: l’omogenitorialità è «una genitorialità “diversa” ma parimenti sana e meritevole di essere riconosciuta in quanto tale» e se l’adozione è consentita a coppie eterosessuali non sposate ed a singoli, sarebbe discriminatorio non consentirla anche alle coppie omosessuali o ai singoli gay o lesbiche.  
Del resto, questa sentenza, che ovviamente è stata accolta dall’entusiasmo delle associazioni lgbt e che sta spaccando il mondo politico, poggia anche su di una precedente sentenza italiana, questa volta della Cassazione, la quale ha permesso di recepire davvero in Italia la possibilità tecnico-giuridica delle adozioni gay operata a suo tempo dalla Corte di Strasburgo. 

Non crediate, comunque, che per le due donne sia stata una passeggiata tale enorme conquista ottenuta per tutte noi [su tutti, possiamo pensare al recente caso portato all'attenzione dei media della figlia di Roberto Vecchioni, Francesca Vecchioni, che con la sua ex-compagna, una volta separatasi, deve far fronte ai molteplici problemi che il non possibile - fino ad oggi - riconoscimento ed adozione delle loro gemelle da parte della mamma sociale comportano nel prendersi cura e tutelare le loro gemelle (eventuali assegni di mantenimento, lasciti testamentari, decisioni su scuola e salute ecc...)]. Il caso di queste due meravigliose mamme, infatti, ha previsto tutti i lunghi e tortuosi passi necessari per arrivare a questa storica sentenza. 
La bimba, che ha cinque anni, è infatti stata valutata con attenzione e cura dalle operatrici sociali, le quali la hanno definita come una bambina «intelligente, vivace e carina», nonché perfettamente inserita nel contesto sociale e che cresce amata e serena, pur chiamando i suoi genitori entrambe mamma..
La bimba, è stata concepita e fatta nascere in Spagna grazie alla procreazione assistita eterologa, in quanto, nel paese iberico, oltre ad esserci ancora oggi un legislazione molto più aperta della nostra in materia di procreazione assistita, vive il fratello di una delle donne ed è a casa sua che la coppia ha soggiornato durante le procedure per la procreazione. Dopo la nascita, la coppia ha deciso di sposarsi, sempre in Spagna (perché, anche in questo caso, nel paese iberico, sono molto più avanti di noi: li due donne si possono tranquillamente sposare!!) e la bimba da sempre vive nella famiglia composta dalle due donne. 
Nei fatti,  le due donne, libere professioniste che risiedono comunque a Roma dal 2003 e convivono da dieci anni, sono definite come una coppia tranquilla e stabile e, come detto in precedenza, le relazioni dei servizi sociali hanno segnalato che la bambina è perfettamente inserita (senza considerare il fatto che una delle mamme è psicoterapeuta e che la piccola frequenta le famiglie dell’Associazione Arcobaleno, dove può incontrare altri bambini che vivono situazioni familiari analoghe con i quali confrontarsi). 
Per tutti questi motivi e magrado l'impietoso e lungo iter procedurale cui si sono dovute sottoporre, le due donne hanno ricevuto la notizia della loro vittoria giudiziaria e sociale con incredulità gioia e stupore...ma ciò che conta è che loro, oggi, per la prima volta in Italia, sono diventate una famiglia ufficiale italiana a tutti gli effetti, con i diritti ed i doveri che tale importante impegno comporta.
Auguri di cuore e Grazie da tutte noi.
MduL

Articoli utilizzati per scrivere questo Post:
- Articolo "Adozioni Gay: I perché della sentenza del Tribunale di Roma" di Lozzi Riccardo epr Melty.it

Gossip Celesbian: aggiornamento su Melissa Etheridge

Ed eccoci, sempre per la serie è estate e siamo sotto l'ombrellone (magari!), all'altro aggiornamento di questa settimana, questa volta sulla cantante americana Melissa Etheridge.

Melissa Lou Etheridge (Leavenworth, 29 maggio 1961) è una cantante e musicista statunitense, nonché un'"icona" per la comunità lesbica di tutto il mondo.
Nel 1987 ha firmato il suo primo contratto con una major e cinque suoi album hanno ricevuto dalla RIAA la certificazione quale disco di platino o pluriplatino.
Ha vinto due volte il Grammy Award per la migliore performance rock femminile (Best Female Rock Vocal Performance), per le canzoni Ain't It Heavy nel 1992 e Come to My Window nel 1994 (forse, in assoluto, la sua canzone più famosa).
Etheridge è anche famosa come attivista per i diritti degli omosessuali, avendo pubblicamente dichiarato la propria omosessualità durante la prima inaugurazione del mandato del presidente Bill Clinton nel gennaio 1993.
Nel 2005 si è saputo di un suo tumore e della lotta incessante che ha fatto contro il male.
Nel 2007 vince l'Oscar per la miglior canzone I Need to Wake Up parole e musica di Melissa composta per il film-documentario Una scomoda verità.
Ecco, questa in sintesi la sua vita professionale. In merito alla sua vita privata, quella che in questa sede ci interessa approfondire, oltre a segnalare che nel 2005 ha dovuto anche affrontare un terribile tumore, occorre dire che la Etheridge è, indubbiamente, una donna piena d'amore.

Ha avuto, infatti, un’intensa e lunga storia d’amore con la regista cinematografica bisessuale Julie Cypher. Dopo essersi conosciute nel 1988, la loro storia è durata un decennio, tra il 1990 ed il 2000. Durante il rapporto la Cypher ha anche dato alla luce due figli Bailey Jean, nel febbraio 1997 e Beckett, nel novembre 1998, con lo sperma donato da David Crosby. Il non sempre facile rapporto (in un libro la Etheridge ha riportato di una relazione extraconiugale della Cypher con K.d.Lang) finisce nel 2000 con la Cypher che nel 2004 torna ad un amore etero, sposando Matthew Hale e con 
Melissa Etheridge che nel 2003 sposa l’attrice Tammy Lynn Michaels (famosa da noi soprattutto per aver partecipato al corto del film DEBS e ad alcune stagioni di TheLword). Con lei, nell’ottobre del 2006, la Etheridge avrà altri due figli, Miller Steven e la sorella Johnnie Rose (anche in questo caso, sarà la compagna, Tammy Lynn ha partorire i figli, dopo l’inseminazione artificiale, questa volta con sperma anonimo). Il 15 aprile 2010 Melissa e Tammy confermarono purtroppo che il loro matrimonio era finito!.
Da segnalare che, in ogni caso, la Michaels è rimasta sempre molto vicina e si è prodigata, come ammesso dalla stessa Etheridge nelle successive interviste, negli anni tra il 2005 e la fine della loro storia, per aiutare la cantante nella sua lotta contro il cancro.
Arriviamo così ai giorni nostri ed al nuovo e fantastico aggiornamento: Melissa Etheridge si è sposata ancora una volta, la terza, questa volta con Linda Wallem.
Le due donne si sono sposate in California, presso il San Ysidro Ranch in Montecito, lo scorso mese di giugno 2014. Alla cerimonia hanno partecipato i figli della Etheridge, avuti dai precedenti matrimoni: Bailey Jean Cypher, di 17 anni, Beckett Cypher, di 15 anni ed i gemelli Miller Steven Etheridge e Johnnie Rose Etheridge, di 7 anni. Tra gli ospiti vii erano anche Jane Lynch, Chelsea Handler, Rosie O'Donnell, Whtiney Cummings e Peter Facinelli.
Ma cosa sappiamo di Linda Wallem? Bhè, direi pochino ma ce lo possiamo far bastare. Sappiamo, infatti, che ha anche lei 53 anni (pare sia nata poi lo stesso giorno della Etheridge, il 29 maggio), che è la sorella dell'attore Stephen Wallem e che lavora ad Hollywood. Ultimo suo lavoro, la creazione e poi produzione della serie "Nurse Jackie".
Sappiamo anche che le due donne, prima di essere amanti e quindi spose, sono state amiche per ben 9 anni (dice la Etheridge che non le era mai successo di avere una relazione di sola amicizia con una donna per così tanto tempo) e sappiamo che stanno mettendo in cantiere un programma insieme (alla Etheridge, ovviamente, la parte musicale ed alla Wallem tutto il resto).
Che dire. Buona fortuna e speriamo sia la volta buona per la Etheridge.
MduL

Articoli utilizzati per la redazione del Post:
- "Melissa Ehteridge Is Married! Meet her wife, Linda Wallem" di Lesley Messer via Good Morning America per il sito abcnews.go.com;
- "True love! Melissa Etheridge is a married woman" di Cailyn Cox per il sito sheknows.com
- Pagina wikipedia su Melissa Etheridge
- Inoltre, non ricordando in questo caso da quale sito ho avuto lo spunto per questa notizia, e non volendo in alcun modo far torto ad alcuno, cito comunque il sito Lezpop.it perchè, anche se non sono affatto sicura di aver letto la prima notizia nel sito, in ogni caso, è fonte inesauribile di notizie (ma come?, non lo avete ancora messo tra i preferiti?)

Gossip Celesbian: Jane Lynch di nuovo single

Dai, perdonate questa digressione, ma è estate e, si sa, sotto l'ombrellone certe cose si possono anche leggere...Stiamo parlando dell'aggiornamento di vita di una celesbian americana, della quale abbiamo già scritto in questo Blog: Jane Lynch. Ma andiamo con ordine. 

Jane Marie Lynch (Dolton, 14 luglio 1960) è un'attrice statunitense. Nata nell'Illinois, nella Contea di Cook, studia teatro presso l'Università dell'Illinois ed ottiene poi un Master of Fine Arts presso la Cornell University. Inizia la sua carriera in teatro, per passare al cinema attorno alla fine degli anni ottanta, partecipando a film come "Viceversa" e "Il fuggitivo". Negli anni novanta lavora principalmente per la televisione, partecipando come guest star a note serie televisive come "Sposati... con figli", "Cinque in famiglia", "Una famiglia del terzo tipo" ecc., dal 2000 in poi inizia un sodalizio artistico con il regista Christopher Guest e recita in molte commedie di successo.
Per la televisione ha recitato in diversi episodi di "Boston Legal", "Criminal Minds", "Due uomini e mezzo" e, soprattutto, per ciò che ci interessa, "The L Word". Nel 2009 acquista una nuova popolarità grazie al ruolo dell'allenatrice delle cheerleader Sue Sylvester nella serie televisiva "Glee" (interpretazione per la quale vince il Golden Globe nel 2011).
Ma veniamo a noi. La Lynch, da sempre ha coniugato la sua omosessualità con la sua carriera, diventando un punto di riferimento, insieme ad Ellen Degeneres, delle donne lesbiche nello spettacolo. 
Occorre segnalare, infatti, che sia lei che la Degeneres sono state delle vere/grandi pioniere in questo "campo". Hanno infatti permesso di accettare il fatto che la loro dichiarata omosessualità può anche non essere un ostacolo per la carriera di attrice.
Lei stessa, infatti, “malgrado” abbia sempre dichiarato la sua omosessualità ha lavorato in centinaia di pellicole e serie tv, aiutando così a demolire la paura di tutte le altre attrici lesbiche a fare coming out.
Forti di tali premesse, passiamo ora alla sua vita privata (che, per quanto detto sopra è, perfortuna, pubblica). Ebbene, la Lynch, ormai da anni, era al fianco della moglie Lara Embry, una psicologa, sposata il 31 maggio 2010 con una cerimonia privata nel Massachusetts e con la quale ha creato una famiglia con anche dei figli adottivi.
Sennonché, dopo tre anni di amoroso idilio, già nel 2013 la Lynch, in un'intervista rilasciata a Larry King preannunciava il divorzio dalla moglie Embry, seppur con l'intenzione di mantenere ottimi e cordiali rapporti, soprattutto in funzione dell'amata famiglia che le due donne erano riuscite a creare.
Si arriva così all'8 gennaio 2014 allorquando il loro divorzio, sigh!, diventa definitivo ed ufficiale a causa, così si legge, di posizioni inconciliabili.... Jane Lynch, dunque, ad oggi è di nuovo single.
Certo, peccato!, lei e la Embry avevano creato una bella famiglia e sembravano anche fossero tanto compatibili...in ogni caso, Buona fortuna per il futuro, a tutte e due.
MduL

Articoli utilizzati per scrivere il post:
- Articolo sul sito www.sheknows.com (in inglese);
- Pagina wikipedia su Jane Lynch

Vi segnalo, inoltre, due articoli su Jane Lynch del sito Lezpop.it perché comunque interessanti:
"Il coming out di Jane Lynch VIDEO" di La Mile del 19/05/2014;
- "Jane Lynch ha la sua stella a Hollywood", sempre di La Mile del 05/09/2013

Aggiornamento Celesbian: Francesca Vecchioni & Alessandra Brogno si sono lasciate

La famiglia Vecchioni-Brogno

Mannaggia! Di Francesca Vecchioni ed Alessandra Brogno avevamo scritto tempo addietro, in occasione dell'annuncio dell'avvenuta nascita delle loro due meravigliose bambine e della pubblicità che di detto evento, per fortuna, era stata data nei principali settimanali italiani.
Ora torniamo a scriverne per annunciare, haimé, la fine di questo loro amore e le conseguenze che in Italia questo comporta o può comportare.
Francesca Vecchioni, infatti, è famosa per essere la figlia del noto cantautore Roberto Vecchioni ma è anche famosa soprattutto, per essere una donna lesbica che ama ed ha amato (sigh!) un'altra donna, con la quale ha avuto il meraviglioso coraggio di creare una famiglia, proprio qui in italia, con tanto di due splendide bambine da crescere in quei di Milano.
La loro storia è stata, per fortuna, molto pubblicizzata e pubblicata nei maggiori settimanali del paese, su tutti Gioia, solo qualche anno addietro, e ci ha lasciato tutte piacevolmente colpite: finalmente qualcuna che viene allo scoperto senza paura e timore e che ci rende noto che non solo è felice con un'altra donna ma ha avuto pure il coraggio di mettere su famiglia!!
Bhè, famiglia. Dal punto di vista legale i problemi si sono visti ora, haimé, che Francesca e la sua compagna Alessandra, madri delle due bambine, hanno deciso di lasciarsi. Per lo stato italiano queste due pargolette sono infatti figlie solo di Francesca Vecchioni, la mamma biologica, e non anche di Alessandra Brogno. In caso di bisogno o di decisioni importanti per la vita delle piccole, Alessandra Brogno ha bisogno sempre e comunque almeno della delega di Francesca Vecchioni. Un'assurdità presente ormai quasi solo in Italia.
Ed anche in questo caso, in occasione appunto della loro separazione, hanno voluto rendere pubblica questa macroscopica incongruenza del nostro ordinamento, per tentare di ottenere parte almeno di quei diritti fino ad oggi negati alle coppie di fatto (tutte, non anche e non solo quelle gay!).
Comunque, Francesca Vecchioni è tra le Celesbian con merito perché sta portando avanti, con il suo modo di essere e di vivere, una battaglia per i diritti di tutte noi, incurante dei pregiudizi, delle critiche e delle affermazioni becere che questo comporta vivendo in questo nostro maltrattato paese.
Viva Francesca Vecchioni (e la sua - ex - sigh! - compagna Alessandra Brogno).
MduL

Casey Stoney & Megan Harris

Megan Harris (sn) & Casey Stoney (ds)

A proposito di celesbian, ecco che giunge a compimento la (bella) storia d'amore tra Casey Stoney & Megan Harris, due calciatrici inglesi.
Casey Stoney
Casey Jean Stoney, nata a Basildon il 13 maggio 1982, è una calciatrice britannica, difensore dell'Arsenal Ladies Football Club. La sua carriera calcistica è piena di successi, ma ha avuto una svolta con l'ingresso nella rosa della nazionale inglese. Ha, infatti, esordito in nazionale, con maglia dell'Inghilterra, il 16 agosto 2000, giocando contro la Francia, totalizzando, da allora, ben 116 presenze e mettendo a segno, pur se difensore, 3 reti.
La sua notorietà è tale da consentirle, nel 2012, di avere l'onore di rappresentare il Regno Unito ai Giochi olimpici di Londra (durante in torneo ha collezionato 5 presenze e realizzato una rete contro il Camerun) ed anche di essere inserita nella Pink List del giornale "The Independent", come una tra le 50 più influenti lesbiche/gay del suo paese.
Megan Harris
Fino a qui, la sua storia personale. Storia che, inevitabilmente, si lega con la sua storia privata, posto che la Casey, è stata ed è da sempre innamorata della sua compagna (e futura madre dei suoi figli), Megan Harris dai tempi in cui le stesse giocavano insieme nella stessa squadra, il Lincoln Ladies.
Da qui, un'escalation di pubblica condivisione del loro amore e del loro modo di vivere (Grazie!!). Nel dicembre 2013, infatti, pur se non ammantando la notizia di ufficialità, hanno lasciato trapelare del loro fidanzamento. A seguire, nel febbraio del 2014, la Casey (la più famosa, come abbiamo visto, tra le due compagne) ha fatto anche il coming-out ufficiale e pubblico, quindi, nei giorni scorsi, il 16 luglio scorso, ha dichiarato al mondo intero della prossima nascita dei loro gemelli (mostrando anche le foto delle ecografie dei piccoli). Gemelli che, al momento, sono portati in grembo da Megan Harris, la quale ha dichiarato di desiderare, da sempre, di avere dei figli dalla sua compagna, sacrificando, a tal fine, la propria carriera calcistica.
Harris & Casey
Dunque, una bella e completa storia d'amore lesbico che acquista però ancora maggior valore per il fatto che, ad oggi, Casey Stoney è stata, ed è, l'unica giocatrice inglese di calcio, in serie A, ad aver fatto coming-out lesbico! Se non è coraggio questo!.
Un mondo di bene, dunque, prima di tutto ai due gemellini, poi anche a queste due intrepide, coerenti, coraggiose e generose donne lesbiche che, con il loro esempio, possono consentire a tante altre di noi di trovare il coraggio di vivere serenamente e tranquillamente la propria vita...si può fare!.
MduL

Articoli dai quali si è preso spunto per poter scrivere questo Post:
> Pagine Wikipedia en e ita su Casey Stoney

Due parole sulla nuova serie "The Fosters"

Ebbene si, dopo il parziale coming-out di Jennifer Lopez (mirato?, sincero?...decidete voi), che si è pubblicamente dichiarata praticamente bisex, tra poco - il prossimo 3 giugno - assisteremo alla messa in onda sulla tv americana "ABC Family" della serie "The Fosters", prodotta proprio dalla società di Jennifer Lopez, la Nuyorican Productions.
Mi direte, vabbè che cosa c'è di speciale, sarà una serie televisiva come le altre...ed invece no! La variegata e multietnica famiglia di cui tratta questa nuova serie è composta da due mamme lesbiche, interpretate dalle attrici Teri Polo e Sherry Saum ed i loro figli, sia adottivi che biologici.
Più in dettaglio, Stef Foster (Teri Polo) è un ufficiale di polizia e la sua compagna, Lena Adams (Sherry Saum) è la vice-preside di una scuola ed insieme sono riuscite a costruirsi questa famiglia composta dal figlio biologico di Stef, Brandon, avuto in un suo precedente matrimonio, e dai due gemelli adottati Mariana  e Jesus.
E questa è la parte bella della notizia. Ora è dovere di questo blog, riportare l'ultima parte della notizia così come letta sul meraviglioso, quanto imperdibile, sito cinemagay.it: 
"Purtroppo, come già accaduto con la serie "The New Normal", la notizia della conferma ufficiale della serie "The Fosters" ha scatenato l'ira del gruppo One Million Moms, nota associazione anti-gay che ha rilasciato un comunicato delirante che spiega come il serial sia una grave minaccia alla santità del matrimonio, e non sia quindi adatto alle famiglie. Il presidente del canale ABC Family, Michael Riley, per niente intimidito, ha dichiarato: "Questi due nuovi serial hanno tutti i requisiti per creare nuovi e profondi legami con il pubblico attraverso i loro personaggi, le loro storie umane, i problemi e i sentimenti universali che ci accomunano a loro"."
Si ritiene ogni ulteriore commento inutile.
MduL