Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

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Sarah Hijazi: la meravigliosa "Super comunista, super gay, super femminista", arrestata al Cairo, per aver sventolato una bandiera arcobaleno, non ce l'ha fatta e si è suicidata

Sarah Hijazi con la bandiera arcobaleno al concerto dei Machrou Laila, il 22 settembre 2017, al Cairo (foto repubblica.it)
_MduL, 21 giugno 2020_

Questa è davvero una brutta notizia da dare, una notizia che ci colma il cuore di strazio e di dolore e che, contestualmente, riesce a farci provare una rabbia incredibile.
La notizia è presto detta: Sarah Hijazi (in altre fonti Hegazy), una ragazza, una donna, di 30 anni, egiziana, "Super comunista, super gay, super femminista" - come lei stessa amava definirsi - ed attivista dei diritti Lgbtqi, si è suicidata perché non ha retto il peso di ciò che le è accaduto in patria.
E le è accaduto l'inconcepibile, l'incredibile, l'esecrabile...è stata arrestata ed è finita in prigione, per due mesi, solo perché, il 22 settembre 2017, al Cairo, mentre assisteva ad un concerto dei Machrou Laila (il cui front-man è dichiaratamente gay ed a favore dei diritti lgbtqi), ha 'osato' sventolare una bandiera arcobaleno!!.
A quel concerto del Cairo, già digerito male dalle autorità - civili e religiose - egiziane, vista, come detto, la componente di rispetto lgbtqi che portava avanti la band, è bastato sventolare una bandiera per essere fatti oggetto, tra tanti, delle attenzioni e delle ricerca della polizia, la quale, dopo aver visionato tutti i filmati, è arrivata a fermare, tra i partecipanti al concerto, ben 70 persone ed ha trattenuto, poi, essendo i più esposti e visibili, proprio Sarah Hijazi che sventolava la bandiera ed il suo amico, Ahmed Alaa. Ricercata, poi, una terza ragazza che, però, è riuscita a sfuggire all'arresto, nascondendosi tra gli amici e cambiando casa e nascondiglio in continuazione...

Sarah Hijazi (foto globalist.it)
Ma torniamo a Sarah, la quale, in particolare, a causa delle forti inistenze del mondo 'religioso' è rimasta in carcere per ben due mesi - per aver sventolato una bandiera - e lì è stata fatta oggetto di violenze fisiche e psicologiche (alcune fonti parlano chiaramente e specificatamente di stupro, per punirla del fatto di essere lesbica) sia da parte degli agenti che, si dice, delle stesse detenute.
Violenze, continuate, suo malgrado, anche una volta uscita dal carcere, dove ha trovato ad attenderla lo stigma sociale e religioso che non ha perso occasione per rinfacciarle il suo essere lesbica ed il suo 'meritorio' arresto perché andava contro il credo religioso (credo religioso deciso ed interpretato da chi? Ma, lasciamo perdere, non vorremmo mancare di rispetto a nessuno ed in questo momento, di sicuro, finiremmo con il farlo...). Violenze che l'hanno portata, infine, a richiedere asilo in Canada, dove si è tolta la vita, lasciando così tutti i suoi più cari affetti e la sua famiglia.

Il biglietto d'addio (foto Globalist.it)
Tanto/Troppo il carico emotivo per riuscire comunque ad andare avanti. La piccola/grande Sarah, lontana da casa, senza più nemmeno la madre - che, per inciso, non è nemmeno riuscita a salutare prima della sua morte - e senza più la sua città ed i suoi amici, non è più riuscita a trovare uno scopo per vivere ed ha deciso di andarsene.
Queste le sue ultime parole, lasciate al fratello con un piccolo e scarno bigliettino che, in esso, racchiude tutta una vita: "Ai miei fratelli: ho provato a sopravvivere ma ho fallito. Ai miei amici: l'esperienza è stata dura e io ero troppo debole per lottare. Al mondo: sei stato davvero crudele, ma io ti perdono". 
E, come ultimo messaggio sui social, posta una foto che la ritrae distesa su un prato in una giornata di sole, con la seguente didascalia: "Il cielo è più bello della terra! E io voglio il cielo e non la terra".

Per saperne di più, tra i tanti articoli, di tutte le maggiori testate che hanno scritto di questa vicenda, vi rinviamo all'ottimo articolo di Sara Ahmed scirtto per repubblica.it/MicroMega del 17/06/2020, dal titolo "Quella bandiera arcobaleno e una vita spezzata", dove troverete tutto ciò che c'è da sapere.

Buon viaggio, allora, Sarah, ci mancherai.
...e, Grazie di tutto...
MduL



Fonti:
Articolo "Egitto, attivista Lgbt suicida dopo gli abusi subiti" di Francesca Caferri per repubblica.it del 15/06/2020;
Articolo "Quella bandiera arcobaleno e una vita spezzata" di Sara Ahmed per repubblica.it/MicroMega del 17/06/2020;
Articolo "Si è uccisa Sarah Hijazi: l'attivista Lgbt violentata nelle carceri egiziane perché aveva sventolato la bandiera arcobaleno" su Globalist.it del 15/06/2020;

Si segnala, comunque, la presenza della notizia, su tutti i maggiori quotidiani online, così come pubblicata la scorsa settimana. Potete, dunque, scegliere liberamente di leggerla nel giornale che più vi aggrada.

Chi è Sanna Marin, la nuova premier della Finlandia, e perché ci interessa parlare di lei

Sanna Marin (foto estratta da articolo di Maria Paola Mosca per alleyoop.ilsole24ore.com)
_MduL, 14 dicembre 2019_ 
Ma che bello scrivere di queste cose, di queste persone che, per il solo fatto di esistere, rendono il mondo un posto migliore. Stiamo parlando del nuovo premier della Finlandia, Sanna Mirella Marin, anni 34!.
Ma andiamo con ordine. 

La Finlandia (foto wikipedia.org)
La Finlandia.
Prima alcune notizie basilari sulla Finlandia, prese da wikipedia. La Finlandia è uno dei paesi dell'Unione Europea a noi più lontani, e non solo geograficamente. Lo Stato confina con la Svezia a ovest, la Norvegia a nord e la Russia ad est. Si affaccia a sud sul golfo di Finlandia, sulla cui sponda meridionale si trova l'Estonia.
In Finlandia vivono 5,5 milioni di persone, per la maggior parte concentrate nelle regioni meridionali. In termini di superficie, è l'ottavo stato più grande d'Europa e lo stato con più bassa densità di popolazione nell'Unione europea. Politicamente, è una repubblica parlamentare con un governo centrale con sede nella capitale Helsinki, i governi locali in 336 comuni e una regione autonoma, le isole Åland. Altre grandi città sono Tampere, Turku, Oulu, Jyväskylä, Lahti e Kuopio.
la Finlandia è uno degli stati più ricchi del mondo. Secondo alcune misure, la Finlandia ha il miglior sistema educativo in Europa ed è stata classificata come uno degli stati più pacifici ed economicamente competitivi del mondo. È stata anche classificata come uno degli stati al mondo con la più alta qualità della vita. Secondo la rivista Newsweek la Finlandia è "il miglior stato del mondo".

Il Governo finlandese.
La politica della Finlandia è inquadrata in una struttura basata su una repubblica democratica di tipo parlamentare, con un sistema multipartitico. Il potere esecutivo è principalmente affidato al governo, capeggiato dal ministro capo. Gli affari relativi alla sicurezza nazionale sono divisi tra il presidente e il ministro capo. Il governo condivide la responsabilità degli affari esteri con il presidente. 
Importante notare che, attualmente, la Finlandia è presidente di turno della Ue.

Dal punto di vista partitico, i socialdemocratici sono stati il partito con il maggior numero di voti alle elezioni di aprile scorso e, per questo motivo, dallo mese di giugno, Antti Rinne guidava un governo di coalizione. La caduta del governo Rinne, la scorsa settimana, a causa del ritiro della fiducia da parte degli alleati per  il modo in cui aveva gestito lo sciopero dei dipendenti delle Poste.

Sanna Marin (foto wikipedia.org)
La Notizia.
Ed è proprio a causa delle dimissioni del premier Antti Rinne che possiamo parlarvi di Sanna Marin. I socialdemocratici finlandesi, infatti, hanno scelto proprio Sanna Marin, ministra dei Trasporti del dimissionario governo, come nuova leader del partito e futura premier del Paese, al posto del dimissionario Antti Rinne. 
Ed è una notizia bella non solo perché è donna, non solo perché, con i suoi 34 anni, è la più giovane premier del mondo, non solo perché ha già annunciato che formerà uno dei governi con il maggior numero di donne possibile, ma perché è anche cresciuta in una famiglia arcobaleno, essendo figlia di due madri!.
Ma non basta, perché, la Marin, che si prevede sarà confermata premier in Parlamento in settimana, ha intenzione di formare un governo di coalizione, con gli altri cinque partiti, tutti guidati da donne: le 32enni Li Anderson (Alleanza di sinistra) e Katri Kulmuni (Partito di centro), la 34enne Maria Ohisalo (Verdi) e la 55enne Anna-Maja Henriksson (alla guida del Partito popolare svedese).
Mai come in questa occasione, dunque, un paese europeo può avere un governo predominato da donne e tutte giovanissime!.
Su questo punto, un sua prima dichiarazione che già vi può far capire di che pasta è fatta. A chi le faceva notare che era donna e pure giovane, ha risposto “non penso mai alla mia età o al mio genere, penso alle ragioni per le quali sono entrata in politica e per le quali abbiamo vinto il sostegno dell’elettorato”.
Marin è cresciuta in una famiglia arcobaleno. Per noi il suo valore aggiunto. 

Sanna Marin con la figlia ad uno dei gay pride cui ha partecipato (foto huffingtonpost.it)
Sanna Marin, come detto, è figlia biologica di una delle sue madri che, quando lei era ancora molto piccola, ha divorziato dal suo padre biologico, perché alcolista, ed è andata a vivere con un'altra donna, la sua seconda madre.
Sul punto, ha dichiarato a margine di un’intervista rilasciata nel 2015, quando è entrata in parlamento come deputata socialdemocratica, che la sua esperienza di figlia arcobaleno è stata “determinante” per il suo ingresso in politica. “Bullismo ne ho subito poco ma il senso di invisibilità che provavo, perché di famiglie arcobaleno non si parlava, è indimenticabile”. Ecco!.

Infine, per completezza, vi riportiamo poi alcuni, pochi dati, sulla sua vita privata.
Sanna Mirella Marin è nata a Helsinki il 16 novembre 1985, ha vissuto a Espoo e ha frequentato le scuole a Pirkkala. Laureata in Scienze dell’amministrazione dal 2012, in quello stesso anno è stata eletta nel Consiglio Comunale di Tampere. È stata poi presidente del Consiglio comunale dal 2013 al 2017 e dal 2014 era vicepresidente dei socialdemocratici finlandesi ed è parlamentare dal 2015. 
Ha un compagno Markus Raikonnen, ed una bambina (altre fonti dicono bambino) di quasi due anni.

Complimenti e Buon lavoro.
MduL



Fonti
Articolo "La Finlandia delle donne. Sanna Marin, 34 anni, sarà la premier più giovane del mondo" su huffingtonpost.it del 9/12/2019;
Articolo ""Indimenticabile il senso di invisibilità che provavo da figlia di famiglia arcobaleno"" su huffingtonpost.it del 10/12/2019;
Articolo "Sanna Marin, 34 anni, sarà la premier finlandese: è la più giovane al mondo" di Silvia Morosi per corriere.it del 9/12/2019;
Articolo "Sanna Marin e l’Europa dove le donne arrivano al potere in politica. O forse no" di Maria Paola Mosca per alleyoop.ilsole24ore.com del 10/12/2019;
Pagina wikipedia sulla Finlandia
Pagina wikipedia sulla politica finlandese
Pagina wikipedia su Sanna Marin

Londra. Coppia di donne lesbiche picchiata brutalmente sull'autobus da quattro balordi perché si sono rifiutate di baciarsi davanti a loro!!

Melania Geymonat e la sua compagna Chris dopo la brutale aggressione (foto huffingtonpost.it)
_ MduL, 8 giugno 2019 _

Ma che brutta notizia siamo costrette a darvi, vieppiù perché questo evento increscioso è accaduto nella notte tra il 29 ed il 30 maggio scorsi, nella City di Londra, non in un paesino sperduto di chissà quale nazione retrograda...

Questo il fatto.
Melania Geymonat, 28enne assistente di volo, originaria dell’Uruguay e che ora vive nel villaggio di Essex di Takeleye, e la sua compagna Chris stavano tranquillamente rientrando a casa da West Hampsted verso Camden, viaggiando su un autobus della linea londinese, quando un gruppo di balordi, di età compresa tra i 20 e i 30 anni (erano almeno quattro, uno dei quali parlava spagnolo mentre gli altri avevano accento britannico), ha iniziato prima ad importunarle, poi ad apostrofarle in modo greve e quindi a pretendere che si baciassero per il loro eccitamento!! Alle risposte delle ragazze, che, giustamente, si sono rifiutate di baciarsi per il loro piacimento, hanno iniziato ad aggredirle ed a picchiarle selvaggiamente. Infine, mentre erano esamini sull'autobus, le hanno anche derubate.

Come è evidente, essendo un fatto di una gravità inaudita, ha avuto molta eco, tanto che se ne è fatto portavoce il Daily Mail, suscitando così, come è giusto, le reazioni indignate di tutti gli esponenti delle istituzioni oltre che della società civile.
Tra le reazioni più significative, quella del sindaco di Londra, Sadiq Khan, che in un post ha denunciato questo "attacco disgustoso e misogino". Il primo cittadino ha quindi intimato ed esortato: "I crimini d'odio contro le persone Lgbt non saranno tollerati a Londra. La polizia sta indagando, se avete informazioni chiamate il 101".
Ma, anche la premier May è intervenuta definendo l'aggressione "ripugnante". Questa, poi, la sua dichiarazione in merito: "Nessuno dovrebbe dover nascondere chi è veramente o chi ama e dobbiamo lavorare insieme per sradicare l'inaccettabile violenza contro la comunità Lgbt".
Infine, il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, ha parlato di episodio "assolutamente scioccante".

Melania Geymonat (foto BBC.com)
Questo il racconto di Melania Geymonat (così come riportato dal sito repubblica.it. Link all'articolo in calce al post), pubblicato in un post sul suo profilo Facebook, dove appare anche la foto che molto ha scosso le coscienze, in cui la si vede insieme alla compagna Chris, entrambe con il volto sporco di sangue, colato anche sulla camicia.
"Non ricordo se erano già lì o se si sono messi dietro di noi. Ce n'erano almeno quattro. 
Hanno cominciato a comportarsi come dei teppisti, chiedendo che ci baciassimo in modo che potessero divertirsi guardando, hanno cominciato a chiamarci "lesbiche" e a descrivere posizioni sessuali. 
Eravamo solo noi e loro nell'autobus. Nel tentativo di calmare le cose, ho iniziato a fare battute. Ho pensato che questo potesse farli andare via, ma hanno continuato a molestarci, a tirarci delle delle monete e ad accalorarsi sempre di più. 
La cosa che ricordo subito dopo è che Chris era nel mezzo dell'autobus e loro la colpivano. D'istinto mi sono precipitata verso di lei e ho visto la sua faccia sanguinante e tre di loro che la picchiavano.
Alla vista del mio sangue ho avuto un capogiro e sono caduta all'indietro. Non ricordo se ho perso conoscenza o meno. 
All'improvviso l'autobus si è fermato, la polizia era lì e io stavo sanguinando e ho scoperto che le nostre cose erano state rubate".

Melania G. dopo l'aggressione (foto Sky News)
Queste, infine, le legittime quanto pessimistiche reazioni a questo vile attacco omofobo di Melania, la quale ha dichiarato: "Sono stanca di essere trattata come un oggetto sessuale, di scoprire che queste situazioni sono solite, di amici gay che sono stati picchiati solo perché...". E, ancora,"Dobbiamo sopportare le molestie verbali e le violenze scioviniste, misogine e omofobiche perché quando ci si difende, ecco quello che succede".

Ultima notazione, speriamo positiva, è che, almeno questa volta, l'impegno profuso da Scotland Yard per la cattura dei balordi, abbia sortito un felice esito: sono stati infatti fermati quattro giovani, fra i 15 e i 18 anni, che in queste ore vengono interrogati.

Ultima considerazione? La speranza è che non siano davvero così giovani i ragazzi che si sono resi artefici di questo gravissimo atto, perché, se così fosse, sarebbe davvero un colpo ancora più duro ed ingiustificabile, qualche cosa che, in effetti, concordando con Melania, non si potrebbe mandare giù!! Intendiamoci, stessa gravità ed indignazione se si scoprisse che gli aggressori hanno tra i 70 e gli 80 anni, ma, il fatto che ragazzini così giovani possano macchiarsi di episodi del genere, nel 2019, è inqualificabile, è sintomo del totale disfacimento della nostra società: loro dovrebbero cambiare il modo di pensare omofobo dei loro genitori e non viceversa...

Infine, per quante di Voi fossero interessate, qui di seguito il Link ad un articolo di approfondimento della vicenda, scritto da Luca Paladini per il sito huffingtonpost.it:
Approfondimento <<Presto smetteremo d’essere così tolleranti con gli intolleranti>> di Luca Paladini per Blog/huffingtonpost.it del 7/06/2019.
 
 
Che brutta storia.
MduL




Fonti:
Articolo: <<Londra, coppia di ragazze picchiata a sangue sul bus: "Baciatevi, lesbiche". Arrestati 4 adolescenti>> su repubblica.it del 7/06/2019
Articolo: <<Balordi picchiano coppia lesbica su un bus di Londra. "Volevano che ci baciassimo davanti a loro">> su huffingtonpost.it del 7/06/2019

Bella l'iniziativa "Love for All" della H&M per la sua ultima campagna promozionale, anche in previsione del Pride di Roma del prossimo 8 giugno

(H&M Group)
 _ MduL, 2 giugno 2019 _

Questa settimana solo notizie positive. Tra queste, quella relativa alla nuova campagna H&M dai mille colori rainbow e dalle suggestioni vintage che evocano i gloriosi Sixties, dal titolo evocativo "Love is for All" e cioè, "L'amore è di tutti ed è uguale per tutti"
Questo, infatti, il post pubblicato sull'account Instagram del brand: «Cosa significa "Orgoglio" per voi? La nostra nuova collezione è un omaggio al vostro amore!». 
Non da meno, i testimonial scelti da H&M per questa campagna, tutti very social, come l'attore Rickey Thompson, la youtuber Shannon Beveridge e la modella, attrice e attivista transgender Laverne Cox. 

Alcuni capi H&M (Dreamingof.net)
Campagna che vede nei seguenti capi d'abbigliamento: Top, t-shirt, printed body e denim shorts, la libertà dei sentimenti, l'eguaglianza e tutto il bello dello stare insieme, senza discriminazione alcuna, soprattutto di genere, rompendo, così, gli arcaici pregiudizi sulla sessualità. 

Insomma, tra ispirazioni anni '60 e capi low cost, il gigante svedese del fast fashion, sostiene ed amplifica il nobile intento della Pride collection di Polo Ralph Lauren, e lo fa con una capsule per tutte le tasche dove a vincere sulle nuance dell'arcobaleno è la fierezza Lgbtqi. 


La H&M, dunque, anche in vista del Roma Pride del prossimo sabato 8 giugno, cavalca l'onda e traduce nelle sue tendenze il motto "free love-equal rights", raccogliendo così il consenso della comunità gay, e non solo. 

Se, infatti, Polo Ralph Lauren ha deciso di donare una percentuale dei ricavi ottenuti dalla vendita dei suoi "orgogliosi" modelli neutral-gender alla Stonewall Community Foundation, H&M sposa la causa della campagna globale delle Nazioni Unite UN Free & Equal per la parità di diritti e trattamento delle persone omosessuali, bi, trans e intersex. Il 10 per cento dei proventi di "Love is for all" sarà quindi destinato al supporto dell'iniziativa internazionale promossa dall'Onu.

Ciò detto, per quante di voi fossero interessate, ecco qui il link al sito H&M con il video della campagna "Love is for All"

Non sembra tanto, ma, credeteci, di questi tempi è davvero una gran bella notizia...Complimenti a H&M...

MduL 




Fonte:
Abbiamo scritto questo post utilizzando il testo dell'Articolo <<"Love is for all", nella nuova campagna H&M l'amore è uguale per tutti>> di Gustavo Marco Cipolla per ilmessaggero.it del 31/05/2019

Due parole sul Film "Pride"

(Locandina film, dal sito indipendent.co.uk)

Delle critiche entusiaste e delle recensioni ottime del film "Pride" si era letto, ma ci è voluta la sollecitazione di un'amica che vive a Londra e che ha già visto il film per convincerci a fare questo Post di segnalazione. Ma andiamo con ordine.
"Pride", in concorso a Cannes 2014 nella Quinzaine des réalisateurs ed in gara per la Queer Palm e diretto da Matthew Warchus, è basato su una storia vera, sviluppatasi in Inghilterra nell'estate del 1984, allorquando vi era come Premier Margaret Thatcher. Della politica della lady di ferro sappiamo un po' tutte. Tra le controversie del suo governo, in atto in quegli anni caldi, vi era anche quella contro il sindacato nazionale dei minatori che in quel periodo portava avanti lo sciopero generale della categoria.
Fin qui, niente di strano, sennonché, nel corso del gay pride di Londra (ebbene si, a Londra il gay pride si teneva fin dagli anni ottanta!), un gruppo di attivisti gay e lesbiche decide di raccogliere fondi per aiutare le famiglie dei minatori impegnati nella protesta, causando non poco imbarazzo nel sindacato stesso, che non vuole accettare il contributo finanziario dato alla loro causa dagli attivisti glbt.
A questo punto, gli attivisti, senza lasciarsi scoraggiare, decidono di ignorare il sindacato e di raggiungere da soli un villaggio di minatori nel profondo Galles per consegnare di persona la donazione. Prende avvio così una storia che porterà due diverse comunità, all'apparenza differenti, a rendersi conto di lottare per la stessa cosa: l'orgoglio [Trama estrapolata dalla scheda del film del sito cinemagay. Link in fondo al post]. 
Questa la trama. Ora i riconoscimenti. Il film si è è aggiudicato ben tre dei prestigiosi premi messi in palio dal  British Independent Film Awards: miglior film e miglior attore ed attrice non protagonisti (Andrew Scott e Imelda Stauton). Il film, dunque, non solo ha avuto un forte riscontro nel pubblico ma ha anche vinto, come detto, questi Oscar del cinema indipendente britannico, creati nel 1998 per 'onorare i nuovi talenti e promuovere la conoscenza dei film britannici presso un pubblico più ampio. Ma non solo. Il film ha anche vinto la Palma Queer al Festival di Cannes e ha appena ricevuto la nomination ai Golden Globe 2015 come migliore commedia. 
Imelda Stauton (da sito picpicx.com)
Ma, dicevamo, premio al British Independent Film Awards come miglior attrice non protagonista ad Imelda Stauton. Bhè, non possiamo certo esimerci dal dedicare due parole a quest'attrice britannica anche perché molte di voi l'avranno certamente riconosciuta.
Imelda Mary Philomena Bernadette Staunton (Londra, 9 gennaio 1956) è, infatti, un'attrice britannica, nata a Londra il 9 gennaio 1956, sposata con l'attore inglese Jim Carter (con il quale ha una figlia, Bessie, nata nel 1983), già premiata nel 2004 con la Coppa Volpi alla 61ª Mostra di Venezia per la sua interpretazione nel film "Il segreto di Vera Drake" (ma per tale ruolo ricevette una nomination per il Golden Globe e per l'Oscar alla migliore attrice, conquistando il BAFTA quale migliore attrice). La Stauton, figlia unica di una parrucchiera e di un operaio stradale, a 18 anni si iscrive alla Royal Academy of Dramatic Art (RADA) e da li inizia la sua lunga e premiata carriera teatrale. Debutta sul grande schermo nel 1986 nel film "Comrades" di Bill Douglas e pochi anni dopo lavora nel film "Gli amici di Peter" di Kenneth Branagh. Lavora ancora con Kenneth Branagh in "Molto rumore per nulla" (1993), poi tanti altri film, tra i quali "Ragione e sentimento" di Ang Lee (1995), "La Dodicesima Notte" di Trevor Nunn (1996), "Shakespeare in Love" (1998) (film per il quale riceve, insieme a tutti gli altri interpreti, il Screen Actors Guild Award per il miglior cast cinematografico) per essere scelta, infine, per interpretare la parte di Dolores Umbridge nel quinto film della saga di Harry Potter, "Harry Potter e l'Ordine della Fenice", nelle sale cinematografiche (2007). Nel 2011 lavora a fianco a Rebecca Hall nella ghost story "1921 - Il mistero di Rookford" di Nick Murphy.
Ma l'interpretazione per la quale tutte noi dovremmo (ri)conoscerla è quella di Mrs. Sucksby in
"Fingersmith" (2005), la Miniserie TV tratta dall'omonimo libro di Sarah Waters, candidata nel 2006 come Best Drama Serial ai BAFTA TV Awards. 
Infine, dopo questa dovuta incursione sulla vita e le opere di Imelda Stauton, non resta che segnalare che "Pride" è nei nostri cinema dallo scorso 11 dicembre, grazie alla Teodora Film. 

Foto dal film "Pride" (sito urban75.org)
Ecco, ora che abbiamo analizzato la trama, i premi e gli elementi identificativi e qualificanti il film, con un'ampia digressione su Imelda Stauton, siamo più tranquille: potete farvi un'idea del film "Pride". Non resta ora che dare conto, grazie all'articolo di Simona Santoni (link in fondo al post), dei 5 motivi per i quali occorre andare al cinema a vedere questo film. A tal fine, qui di seguito, si ripropone, anche per completezza espositiva, l'articolo  "Pride, minatori e gay in un film squisito: 5 motivi per vederlo" di Simona Santoni per Panorama (e riportato sul sito cinemagay.it/news):
"Trascinante, socialmente impegnata, spassosa e commovente, Pride è la commedia dell'anno. Da una parte alcuni ragazzi gay di Londra, esuberanti e intraprendenti. Dall'altra i minatori delle remote compagne gallesi, in sciopero serrato e duro contro il governo Tatcher. Anno: il 1984, diciassette anni dopo l'abolizione del reato di sodomia in Galles e Inghilterra e cinque anni dopo la medesima decriminalizzazione in Scozia. Cosa può unire queste due compagini apparentemente tanto agli antipodi? Un'insperata, improbabile, rischiosa e bellissima amicizia.
Il britannico Matthew Warchus, alla regia, mescola con intelligenza cronaca, umorismo, valori universali, meritando gli applausi a fine proiezione. 
Ecco 5 motivi per vederlo.

1) Un frammento di storia vera
Nel 1984 i minatori britannici combattevano contro lo smantellamento di diversi siti estrattivi, per il loro diritto di lavorare sotto terra, a condizioni oggi spaventose. Il lungo sciopero che misero in piedi non era solo una questione economica ma era anche una lotta chiave in una guerra ideologica più ampia, che raccolse solidarietà in tutto il mondo. A sostenerli ci fu anche il movimento LGSM, Lesbians and Gays Support the Miners (Lesbiche e Gay supportano i minatori). Tra i due gruppi, nonostante le iniziali e quasi violente diffidenze dei minatori, nacque un'amicizia. Lo scontro di culture divenne un incontro.
La serata londinese "Pits and Perverts" (Minatori e Pervertiti) fu uno dei primi grandi eventi condivisi da gay ed etero. Nel 1985 al Gay Pride di Londra arrivarono pulman di minatori per prenderne parte. Sembra incredibile ma questa cronaca poco nota è verissima, una pietra miliare della storia della nostra società.

2) Tanta cura nella ricostruzione
La sceneggiatura è di Stephen Beresford che ha minuziosamente ricostruito la storia. Inizialmente ha trovato pochi documenti in merito, finché ha letto un libro con un passaggio dedicato a Mark Ashton (interpretato in Pride da Ben Schnetzer), che confermava tutto. Quindi ha scoperto che il movimento LGSM aveva prodotto un video in proprio ed è riuscito a trovarlo: è stato l'inizio di tutto. "C'è stato parecchio lavoro di ricerca da fare, tanto più che le informazioni disponibili erano scarse", racconta Beresford. "Il video che avevo visto era quasi amatoriale e si capiva come i militanti di LGSM fossero giovani e senza esperienza, al punto da non rispettare alcune regole fondamentali del reportage, come quella di indicare i nomi di chi parla. C'erano solo dei ringraziamenti alla fine, così mi sono segnato i nomi che non conoscevo e ho provato a contattare gli interessati via Facebook. Tutti mi dissero che dovevo parlare con Mike Jackson, che all'epoca era il segretario del movimento e aveva archiviato tutto, dai verbali delle assemblee ai ritagli di giornale. Per me fu come scoprire la tomba di Tutankhamon".
Beresford ha così incontrato tutti i membri di LGSM che poteva incontrare ed è stato in Galles per parlare con le comunità di ex minatori. Pride è stato girato in Galles nelle location reali dove tutto è successo davvero.

3) Si ride di gusto
Pride regala due ore scoppiettanti, dove non si perde mai il gusto della visione. È un continuo divertimento e una sorpresa, si ride a volto disteso e ci si commuove. Le battute sono intelligenti, ricche di simpatia e tenerezza. "Non avevo mai conosciuto una lesbica", dice il rappresentate dei minatori Dai Donovan (Paddy Considine) a Steph (Faye Marsay), l'unica lesbica di LGSM. "Io non avevo mai conosciuto uno che si stira i jeans", risponde lei.

4) Una commedia contro i pregiudizi
Nel perfetto equilibrio delle due ore, Pride si muove con intelligenza politica e passione, tra amabile comicità e sottile osservazione sociale, senza risparmiare vibranti tensioni. Warchus tesse una squisita trama contro i pregiudizi di ogni sorta, al ritmo del canto corale - gay e minatori uniti - "Dateci pane, ma dateci anche rose". Margaret Thatcher sosteneva che la società non esiste e che esistono solo gli individui e le famiglie. I protagonisti di Pride credono invece nella forza dell'unione.

5) Generazioni a confronto
In Pride lo scontro-incontro tra culture è anche uno scontro-incontro generazionale, non solo tra personaggi del film ma anche tra attori. Da una parte ci sono i gallesi, campagnoli e attempati. Dall'altra i colorati giovani omosessuali arrivati dalla città. Ecco quindi il timido e dignitoso Cliff interpretato dal veterano Bill Nighy e la tignosa e grintosa Hefina Headon (morta un anno fa) a cui dà risolutezza e ardore una magnifica Imelda Staunton. Tra le nuove leve spicca il leader di LGSM Mark, un vulcano di energia, superbamente interpretato dallo statunitense ventiquattrenne Ben Schnetzer. Ma nel cast ci sono anche il ventiduenne George MacKay, Dominic West, Andrew Scott, Joseph Gilgun... La performance d'insieme è straripante".

Per concludere, ecco il Trailer del film, a questo link:  TRAILER "PRIDE"

Ecco fatto. Ora non potete più dire di non sapere di cosa tratti il film "Pride".
MduL


Articoli dal sito cinemagay.it utilizzati per la redazione del Post:

-  Articolo "Pride, minatori e gay in un film squisito: 5 motivi per vederlo" di Simona Santoni per Panorama (e riportato sul sito cinemagay.it/news)