Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

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Sulla sentenza del Consiglio di Stato che ha negato la trascrizione ai matrimoni gay contratti all'estero. In particolare sul giudice relatore Carlo Deodato

La targa sul palazzo del Consiglio di Stato a Roma (roars.it)
Come è evidente, anche noi non possiamo esimerci dal scrivere due parole sulla sentenza del Consiglio di Stato della scorsa settimana, in merito alla trascrizione nei registri dello stato civile dei matrimoni gay contratti all'estero.
Nello specifico, ciò di cui, nostro malgrado, siamo costrette a parlare è il primo pronunciamento del Consiglio di Stato (il massimo organo giurisdizionale amministrativo)  che ha respinto il ricorso contro l’annullamento a suo tempo disposto dal prefetto a Roma contro la trascrizione di alcuni matrimoni gay contratti all'estero da parte dell'allora sindaco di Roma, Ignazio Marino.
Riepilogare e sintetizzare qui tutta la vicenda è d'obbligo: la questione ha avuto inizio l'anno scorso. In Italia si è avuta una parte dello Stato: Comuni e Sindaci che hanno provveduto alla registrazione dei matrimoni gay contratti all'estero nei nostri registri di stato civile, dando così di fatto un riconoscimento effettivo ai matrimoni anche nel nostro paese ed un'altra parte dello Stato, alcune Prefetture e, soprattutto, il Ministero dell'Interno - Angelino Alfano - che hanno invece sempre e strenuamente lottato contro tale riconoscimento giuridico di stato civile. A tal fine, il Ministro ha emanato, tra le altre, una Circolare con la quale dava ordine ai Prefetti di procedere all'annullamento delle registrazioni già avvenute e di impedire eventuali nuove trascrizioni future.
Detta Ordinanza ministeriale, come è di tutta evidenza, è stata prontamente impugnata presso il Tribunale Amministrativo Regionale (T.A.R.) poichè assolutamente illegittima e viziata sotto molteplici punti di diritto.
Il TAR ha quindi dato ragione alla parte - "sana" (ma è un mio pensiero personale, vi prego di tenerne conto solo in tal senso) - dello Stato che riteneva tale Ordinanza ed i poteri esercitati dal Ministro assolutamente inopportuni e, soprattutto, giuridicamente illegittimi. I Sindaci ed i funzionari del Comune preposti, potevano, dunque, dopo la sentenza del Tribunale Amministrativo, registrare tutti i matrimoni gay che volevano poiché tale procedura non ledeva in alcun modo l'unico principio di diritto posto a limite di tale riconoscimento e cioè l'ordine pubblico!.
A fronte di tale sentenza, quindi, la parte "non sana" (cfr quanto sopra riportato sul punto) dello Stato, nella persona del Prefetto di Roma, ha dunque prontamente ricorso a sua volta all'organo giurisdizionale superiore e cioè, appunto, al Consiglio di Stato per sentire un nuovo e diverso pronunciamento. 
(canstockphoto.com)
E siamo così arrivati alla sentenza di cui si vuole/deve parlare in questo Post. La sentenza con la quale il Consiglio di Stato, contro ogni elemento di civiltà e, quel che più conta, di diritto (!!), ha ribadito la conformità dell'Ordinanza ministeriale che vietava il riconoscimento dei matrimoni gay contratti all'estero!! Dalla scorsa settimana, dunque, i Sindaci ed i Comuni di nuovo non potranno più registrare eventuali matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all'estero!.
Ecco, questo il fatto e questo l'evolversi, seppur molto sommario, della vicenda. Ma vediamo ora nel dettaglio questa sentenza. Vediamo perché non può essere definita in altro modo se non come l'ennesimo affronto al magnifico stato di diritto che fino ad alcuni decenni addietro era il vanto dell'Italia nel mondo!.
Il Consiglio di Stato, infatti, ha respinto il ricorso contro l’annullamento disposto dal Prefetto a Roma perché, leggete bene, "la legge prevede la differenza tra i sessi"!. Di più e meglio, il Consiglio di Stato, nella motivazione della sua sentenza così riporta: il matrimonio gay è contrario “all’ordine naturale” (sic!)? Esso è perciò del tutto “inesistente” e dunque “incapace, nel vigente sistema di regole, di costituire tra le parti lo status giuridico proprio delle persone coniugate (con i diritti e gli obblighi connessi) proprio in quanto privo dell’indefettibile condizione della diversità di sesso dei nubendi, che il nostro ordinamento configura quale connotazione ontologica essenziale dell’atto di matrimonio“.
Matrimonio gay contrario all'ordine naturale?! Inesistente perchè privo dell'indefettibile condizione della diversità di sesso dei nubendi?! Connotazione ontologica essenziale dell'atto di matrimonio?!. Ma dove stanno scritte tutte queste cose nel nostro ordinamento!!! In quali norme??!!! Ebbene, non vi affannate a cercarle, perché nel nostro ordinamento non sono scritte da nessuna parte!!! Sono frutto solo ed esclusivamente dell'interpretazione data dal giudice stesso!!.
Al contrario, nel nostro ordinamento, al momento, i principi cui far riferimento nell'interpretazione della legge sono ben altri. Si pensi, ad esempio, al riconoscimento delle unioni omosessuali tra le formazioni sociali costituzionalmente protette, in quanto espressione di libertà fondamentali, effettuato dai massimi organi giurisdizionali italiani, Corte Costituzionale e Corte di Cassazione. O, ancora,  non è stata forse la stessa Corte europea a spiegarci che il matrimonio è un diritto fondamentale e che, sebbene la sua concreta disciplina debba passare necessariamente per le aule del Parlamento, il paradigma eterosessuale non è più elemento fondante dell’istituto coniugale? E, sempre per restare nelle brutte figure europee, non è forse sempre la Corte europea dei diritti dell’uomo che lo scorso luglio ha condannato l’Italia per non prevedere alcuna disciplina in materia di unioni omosessuali, evidenziando tra l’altro, polemicamente, che “il governo ha esercitato persistentemente il proprio diritto a contestare queste pretese [di diritti]”. 
(estense.com)
Dunque, di questo si tratta, della interpretazione del diritto. Fino a quando non interverrà la tanto sospirata legge di disciplina della materia, ad oggi ancora persa nei meandri del Parlamento, per poter affrontare tali delicate materie, gli operatori del diritto, tutti, devono e possono far affidamento solo ed esclusivamente sulla interpretazione delle norme al momento esistenti, adattandole alla fattispecie specifica loro sottoposta.
Al Consiglio di Stato, dunque, è stato richiesto di valutare la disciplina giuridica ad oggi esistente, per vedere se l'Ordinanza del Ministro Alfano e, dunque, gli annullamenti delle trascrizioni fatte dai sindaci nei registri di stato civile dei matrimoni gay fossero o meno legittimi e/o consoni al nostro ordinamento.
E qui si arriva al "patatrach!!" i giudici del Consiglio di Stato non solo hanno interpretato la legge secondo le loro personalissime concezioni esistenziali, ma hanno anche e soprattutto incrinato il sistema del diritto, avendo inserito in sentenza anche dei principi ulteriori che di diritto non sono ma solo ed esclusivamente di principio
Certo, come scriveva il mai indimenticato Piero Calamandrei, nella motivazione delle sentenze: “Si rappresenta scolasticamente la sentenza come il prodotto di un puro giuoco logico, freddamente compiuto su concetti astratti, legati da una inesorabile concatenazione di premesse e di conseguenze; ma in realtà sulla scacchiera del giudice le pedine sono uomini vivi, da cui irradiano invisibili le forze magnetiche che trovano risonanze o repulsioni, illogiche ma umane, nei sentimenti del giudicante”. Ma qui si è esagerato!!
Come sostenuto, infatti, anche dall'Avvocatura per i diritti Lgbt-Rete Lenford, in tale sentenza "si dimostra una preoccupazione eccessiva nei confronti della politica laddove si pone un tema di ‘opportunità’ che non dovrebbe mai entrare in un’aula giudiziaria”. Inoltre, continua l'Avvocatura rete Lenford, “La sentenza si pone in aperto contrasto con le pronunce della Corte di Cassazione sulla validità dei matrimoni contratti all’estero ed arriva ad affermazioni gravi come quella per cui l’attribuzione al giudice ordinario del controllo sulla rettificazione degli atti di stato civile sarebbe contrario alle esigenze di certezza del diritto e creerebbe un sistema non controllabile da un’autorità centrale” (Orrore e Terrore!!!). 
* * * * *
Il Giudice Carlo Deodato (tgcom24.it)
Già opportunità politica di una sentenza. Ne avete mai sentito parlare? No? Bhè, per non essere perseguite, siamo costrette a dire 'neanche noi', ma resta il fatto, incontrovertibile che il Giudice relatore della sentenza "incriminata" è certo Dott. Carlo Deodato che, sul suo profilo Twitter, ha rilanciato più volte contenuti contro le unioni omosessuali e in difesa della famiglia tradizionale. 
Nella sua pagina sul social network, infatti, non solo compaiono link ad iniziative delle “sentinelle in piedi” o contro “l’educazione gender” nelle scuole, ma lui stesso, sul suo profilo si definisce, testuali parole: “giurista cattolico” e “uomo libero e osservatore indipendente di politica, giurisdizione, costumi e società”. 
Ma chi è Carlo Deodato? Ce lo dice l'articolo di Laura Eduati per l'huffingtonpost.it (link in fondo al post). <<Deodato non è soltanto un "giurista cattolico", come egli stesso scrive nella biografia di presentazione su Twitter. Fino ai primi mesi del 2014, infatti, dirigeva l'ufficio legislativo (Dagl) del governo Letta, prestigioso incarico a Palazzo Chigi che ha dovuto lasciare repentinamente con l'arrivo di Matteo Renzi per lasciare il posto ad Antonella Manzione, ex capo dei vigili urbani di Firenze.
Alla Presidenza del Consiglio Deodato, entrato al Consiglio di Stato nel 2001, era stato voluto proprio da Enrico Letta nel 2013, dopo una discreta carriera ministeriale per il governo Berlusconi e precisamente come capo dell'ufficio legislativo del Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali e, nel 2008, del Ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione - quando Renato Brunetta era ministro - per poi diventarne capo di gabinetto fino al 2011. In quello stesso anno era diventato capo del Dipartimento per le riforme istituzionali a Palazzo Chigi.
Uomo di fiducia dei berlusconiani, prima, e poi di Letta, il giudice Deodato è tornato a tempo pieno al Consiglio di Stato con l'inizio dell'èra renziana, non senza essersi tolto qualche sassolino dalla scarpa dopo la defenestrazione: in un lungo articolo pubblicato da "Il Foglio" accusava il nuovo governo di Matteo Renzi di escludere le "élite amministrative" dalla riforma della pubblica amministrazione. Un gesto che per Deodato mancava di astuzia.>>
Del resto, a difendere Deodato dalle accuse lgbt di avere scritto una sentenza ispirata alla dottrina della Chiesa cattolica è sceso in campo Mario Adinolfi (dai, sapete tutte chi è, ne abbiamo scritto a più riprese...è uno dei massimi esponenti dei "cattivi"), leader dei Manif pour Tous e dei circoli "Voglio la mamma" (uno dei quattro moschettieri!), il quale ha sostenuto che: "Criminalizzare il giudice Deodato (nomina sunt consequentia rerum) perché è cattolico dopo l'infinità di sentenze ideologiche di infiniti giudici dal tribunale dei minori fino alla Corte costituzionale, è la prova di quale sia l'obiettivo finale della contesa in corso: la marginalizzazione dei cattolici italiani nel contesto della vita civile, l'additare i cattolici come indegni di ricoprire cariche istituzionali, costringerli all'abiura e all'allineamento ai dettami ideologici vigenti, pena la perdita di qualsiasi funzione pubblica. Secondo un metodo che l'Italia ha conosciuto solo nel ventennio fascista". Amen!
MduL

Articoli utilizzati per la redazione del Post e per saperne di più:
- Articolo: "Le unioni civili ci riguardano tutti. Sì, anche te" di Daria Bignardi per vanityfair.it

Sulla sentenza della Corte d'Appello di Torino che ordina l'iscrizione all'anagrafe del figlio di due donne lesbiche spose in spagna

(da sito notizie.tiscali.it)

Di questa storia si è già avuto modo di parlare, ma è di queste settimane la notizia della storica sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Torino, presieduta dalla presidente Silvia Daniela, e con relatrice Daniela Giannone e la giudice Federica Lanza (e si prega con forza di far caso al fatto che sono tutte donne!!).
Ma ricapitoliamo i fatti. Due donne, una spagnola ed una italiana, dopo essersi (regolarmente!) sposate in Spagna, hanno avuto un figlio grazie all'inseminazione eterologa; figlio che, così come previsto dalla normativa spagnola, è stato lì registrato come figlio di due mamme (mamma A e mamma B), così creando una famiglia a tutti gli effetti di legge.
Ora, fino a quando le due donne vivevano in Spagna niente da dire (lì, a differenza che da noi, sigh!), il guaio è però che le due donne, prima della loro separazione, avevano deciso di trasferirsi in Italia per un periodo. E qui iniziano i problemi. La mamma non biologica, infatti, per il nostro ordinamento non solo non ha alcun diritto ma non viene proprio riconosciuta in alcun modo per e nella vita dal figlio. La mamma biologica, dunque, doveva in continuazione sottoscrivere delle deleghe all'altra mamma per poterle consentire di esercitare i suoi diritti/doveri genitoriali (tipo: parlare con gli insegnanti del bambino, andare dal pediatra, dal dentista ecc...). Stante questo (straziante e per loro oggettivamente incomprensibile) stato di cose, le due donne hanno quindi deciso di ricorrere al Tribunale per veder riconosciuto anche in Italia la loro famiglia e, quindi, il loro diritto ad essere considerate entrambe (e non solo la madre biologica) le madri del bambino nato dal loro amore.
Ebbene, dopo che in primo grado il Tribunale di Torino ha rigettato la loro richiesta adducendo i 'fantomatici' - nel senso di ormai arcinoti - motivi di ordine pubblico (il fatto, cioè, che due donne richiedano il riconoscimento della loro unione, legalmente contratta all'estero, anche nel nostro stato ed il conseguente riconoscimento della potestà sul figlio per entrambe, potrebbe integrare gli estremi di una violazione dell'ordine pubblico italiano), vi è stato il ricorso delle due donne alla Corte d'Appello; ricorso che, in questo caso, ed è questa la notizia di questi giorni, è stato vinto!!.
(pensareliberi.com)
Nello specifico, la Corte d'Appello di Torino era stata chiamata a giudicare se "l’atto di nascita del bambino nato da inseminazione eterologa, figlio secondo la legge spagnola sia della madre che lo ha partorito sia della partner di sesso femminile coniugata con la prima, non sia contrario all’ordine pubblico, e se l’omosessualità dei genitori sia di ostacolo alla formazione di una “famiglia” secondo la legge italiana» (da articolo aleteia.org). E la Corte ha dato risposta affermativa!.
Le mitiche giudici di Torino, infatti, hanno valutato che «la mancata trascrizione dell’atto di nascita limita e comprime il diritto all’identità personale del minore e il suo status» in Italia, dove non avrebbe alcuna relazione parentale con la mamma non partoriente, «non avrebbe un esercente la responsabilità genitoriale con riferimento a problematiche sanitarie, scolastiche, ricreative», e «verrebbe anche privato dei rapporti successori nei confronti della famiglia della signora» esclusa.
Per la prima volta in Italia, dunque, è stato riconosciuto il diritto a due donne (ma, più in generale, ad una coppia gay) di veder trascritto il loro matrimonio (ripeto: legittimamente contratto in un paese straniero che lo riconosce) e, ciò che più conta, di veder anche e soprattutto riconosciuto il diritto alla potestà nei confronti dei figli per entrambe le mamme (non più solo, dunque, per la sola mamma biologica, come è stato fino ad oggi). 
(ilreferendum.it)
Ecco dunque che, a fronte di tale epica sentenza, il Comune di Torino è ora tenuto per legge a dare esecuzione alla sentenza stessa (sentenza che è del 24 dicembre scorso, se non erro, e dunque dovrebbe essere recepita per forza entro questi giorni), senza più scuse. Certo, vivendo in Italia si assiste ancora al balletto di rinvii e chiamate in causa che coinvolgono, haimè, le Prefetture e, quindi, il nostro Ministro degli Interni, quell'Angelino Alfano del quale abbiamo avuto modo di parlare svariate volte e sul quale non è il caso di doversi ulteriormente soffermare. Basta in questa sede ribadire che vi è in corso 'una guerra' tra il Ministero (e quindi le Prefetture) che non vogliono far registrare i matrimoni gay contratti all'estero ed i Sindaci dei vari Comuni che, al contrario, spingono per registrare all'anagrafe dei loro comuni anche le coppie gay sposate all'estero. Questa sentenza, come è di tutta evidenza, da un grande appoggio e sostegno alla posizione dei Sindaci ed è questa la sua forza dirompente.
Non riporto ma lascio alla vostra immaginazione le reazioni dei vari vescovi, chiellini, leghisti e Giovanardi alla notizia della sentenza...
Comunque, se volete farvi un'idea completa sulla questione, vi riporto in fondo al post tutti i link utili. A noi non resta  che dire Grazie a queste donne (i guidici della Corte d'Appello) che hanno applicato il diritto in modo innovativo, coerente e corretto, così aiutando a cambiare questo mondo un pochino in meglio.
MduL

Articoli utilizzati per la redazione del Post:
- Articolo ""Nato" da una coppia lesbica, il Comune di Torino ferma la trascrizione" di Gelsomino del Guercio (?) per sito aleteia.org
- Articolo "Figlio di coppia lesbica, stallo a Torino: sospesa trascrizione atto di nascita" per il sito tgcom24.mediaset.it
- Articolo "Bimbo figlio di due mamme, i giudici al Comune: "E' di entrambe" per il sito della repubblica/torino
- Articolo "Torino, bimbo nato da due donne: per il tribunale sono entrambe mamme" di F.Q. per il sito ilfattoquotidiano.it

Trascrizioni dei matrimoni gay contratti all'estero: il Prefetto di Roma le cancella d'ufficio. Vergogna!!

Una delle 16 coppie il cui matrimonio è stato registrato dal Sindaco Marino all'anagrafe del comune di Roma (da dagospia.com)

Prima una premessa che è anche uno sfogo di indignazione. E' di tutta evidenza la totale mancanza del senso delle istituzioni e dei confini dei poteri, stante il fatto che questa gente, Angelino Alfano e Giuseppe Pecoraro (Ministro e Prefetto), per altro del tutto impreparata, agisce in tal modo solo ed esclusivamente a fini politici. 
Del resto, Alfano, sul punto, è sempre stato molto chiaro: si alla "famiglia tradizionale" delle sentinelle in piedi ed abbasso tutto il mondo glbt!!. Il guaio è che certe affermazioni le fa in veste di Ministro degli Interni e non di Segretario del suo partito e questa è già la prima, macroscopica, mancanza di rispetto delle istituzioni cui siamo costrette ad assistere...a seguire tutte le altre violazioni come, in questo caso, la solerte applicazione dell'ordinanza da parte di un prefetto di chiaro identico colore politico (ma i Prefetti, non avrebbero dovuto essere i rappresentati dello Stato, super partes, dunque, per definizione?)...
Il Prefetto Pecoraro (repubblica.it)
Dopo questo inevitabile sfogo, eccovi il fatto: leggo tra le news dell'inestimabile sito cinemagay.it, che il Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, nato a Palma Campania nel 1950 e prefetto già dai primi anni '90, il quale ha ricoperto anche incarichi governativi nei governi Berlusconi e Dini ed è Prefetto di Roma dal 2008, con i solerti quanto incostituzionali modi di fare propri del suo Ministro di riferimento (cioè, ovviamente, il ministro degli interni Angelino Alfano, già prodigatosi con la vergognosa quanto assolutamente incostituzionale circolare ministeriale che ordinava, appunto, ai Prefetti italiani di annullare ed impedire la trascrizione dei matrimoni gay contratti all'estero) ha provveduto a sostituirsi al Sindaco del Comune di Roma, Ignazio Marino (preso da ben altri problemi in questo periodo), inviando alle 16 coppie sposate lo scorso mese di ottobre dal primo cittadino romano una lettera per renderle edotte dell'imminenza dell'annullamento dei matrimoni testè registrati all'anagrafe civile e, cioè che è peggio, inviando subito in loco una funzionaria della prefettura per operare materialmente la cancellazione dai registri.
Il segnale è chiaro ed inequivocabile: io Prefetto, dando attuazione alla (incostituzionale) Circolare Alfano agisco (incostituzionalmente) surrogandomi al Sindaco della città di Roma e procedendo, dunque, alla cancellazione coatta della registrazione dei matrimoni delle 16 coppie gay contratti a suo tempo all'estero. Questi matrimoni, in tal modo, non saranno e non potranno essere riconosciuti (di nuovo) dal nostro ordinamento e le coppie in questione perderanno i (pochi) diritti appena acquisiti. Poco importa se in tale materia non potrei intervenire poiché di competenza sindacale (cioè dei sindaci dei singoli comuni) [o meglio, per restare più aderenti al dettato normativo, al parlamento. Il Ministero degli Interni ha competenza infatti in materia di stato civile, questo è indubbio, ma per ciò che compete le procedure e le funzioni, non anche i diritti e le fattispecie ad esso sottese. Registrare o meno un matrimonio gay contratto all'estero presuppone l'acquisto di diritti e doveri che non possono essere decisi dal solo ministero degli interni!!] e poco importa se, di certo, non potrei agire in questo modo (inviando un funzionario della prefettura ad agire materialmente, sostituendosi ai funzionari comunali), io agisco e così facendo faccio contento il mio elettorato, del resto chi se ne frega!!....Ovviamente, le coppie colpite da tale modo di agire, stanno predisponendo i ricorsi dovuti. 
Si prega quindi tutte noi/voi di effettuare una forte e decisa mobilitazione, in primis diffondendo a chiunque vi capiti questa vergognosa notizia che rischia di passare del tutto inosservata.
Ciò detto, per farvi un'idea precisa e completa sulla questione segnalata, ecco qui di seguito l'articolo di Gabriele Isman "Nozze gay il prefetto cancella le trascrizioni" per il quotidiano "La repubblica/Roma" riportato dal sito cinemagay.it. Lì stesso, poi, troverete anche tutti i link utili agli articoli di riferimento.
MduL

La Circolare del Ministro Alfano contro il riconoscimento dei matrimoni gay contratti all'estero


E siamo arrivate così, pochi giorni dopo le manifestazioni promosse dalle cd "sentinelle in piedi", ad un altro fulgido esempio di italianità: la Circolare emanata dal Ministero degli Interni, a nome del ministro Angelino Alfano, indirizzata a tutti i Prefetti del territorio italico affinché vengano vietate le trascrizioni dei matrimoni gay legittimamente contratti all'estero e vengano immediatamente annullate le trascrizioni che in questo ultimo periodo molti comuni avevano già ufficializzato nei prorpri registri di Stato Civile.
La questione, infatti, è un pochino tecnica, dunque occorre prima spiegarsi.
Premesso che, per la normativa italiana, allorquando dei cittadini italiani si sposano all'estero, essi possono poi far riconoscere il loro vincolo matrimoniale anche in italia (cioè possono dire governo italiano: guarda, noi ci siamo sposati all'estero ma ora viviamo in italia e vogliamo che vengano riconosciuti i nostri diritti/doveri di coniugi nei confronti di noi stessi, della nostra prole, dei parenti, del datore di lavoro e, più in generale della pubblica amministrazione). Per far ciò, occorre che chiedano la registrazione ed il recepimento del matrimonio così contratto all'estero all'Ufficio della anagrafe e stato civile del comune dove hanno spostato o vogliono spostare la propria residenza.
A fronte di tale richiesta, l'ufficiale di stato civile del comune di riferimento, dunque, se non ostano motivi di ordine pubblico e sicurezza, registra l'avvenuto ricepimento del matrimonio sul suolo italico e, da quel momento, la coppia di sposi è riconosciuta a tutti gli effetti di legge dallo Stato Italiano.
Questa la nostra normativa. Sennonchè, tempo addietro (qualche mese fa per l'esattezza), si è assistito ad un evento assolutamente imprevisto quanto dirompente: il Comune di Grosseto ha recepito ed ha provveduto a registrare all'anagrafe del proprio stato civile, il primo matrimoio gay legittimamente contratto in un paese estero (perché, per chi di voi non lo sapesse, ormai ci si può sposare, ma si, proprio sposare!, in tanti Stati esteri!! Nello specifico, a Grosseto, a seguito di un’ordinanza del Tribunale, il Comune ha dichiarato ‘sposo’ e ‘sposo’ Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci, trascrivendo il loro matrimonio avvenuto a New York il 6 dicembre 2012 ).
Apriti cielo, è successo di tutto, ma la correttezza e la legittimità dell'agire del funzionario comunale di Grosseto non è stato possibile metterla in dubbio in alcun modo: il matrimonio tra due uomini o tra due donne, contratto all'estero nel rispetto della normativa del paese dove è stata formalizzata l'unione, può e deve essere recepito nei registri di stato civile dello stato italiano poiché non viola in alcun modo la normativa nazionale e, soprattutto, non incide in alcun modo sulla tutela dell'ordine pubblico (unico motivo ostativo alla registrazione di un matrimonio, riconosciuto dal nostro ordinamento).
Non solo Grosseto però. Vi sono anche altri fulgidi esempi di progresso sociale, Fano, per esempio, è stata la prima città in Italia a trascrivere un matrimonio gay con un atto diretto del sindaco. E a luglio il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha iscritto all’anagrafe i primi due sposi dello stesso sesso, che nel 2008 si sono uniti in matrimonio in Spagna. Sul fronte dei diritti gay, inoltre, a Palermo una coppia omosessuale ha ottenuto il congedo matrimoniale da azienda comunale, mentre ad agosto il tribunale di Roma ha riconosciuto l’adozione di una bimba che vive in una coppia omosessuale (lesbiche), estendendo i diritti alla convivente della madre biologica.
Forti di questi magnifici precedenti, molti Comuni si sono quindi mossi subito in tal senso, deliberando la possibilità per i loro uffici di registrare matrimoni anche gay, al punto che, fino a pochi giorni addietro, si poteva essere finalmente orgogliose del nostro paese e si poteva scrivere alle amiche straniere che, ormai, anche da noi i matrimoni gay potevano essere, se non celebrati, almeno riconosciuti, se contratti all'estero.
Dico fino ad un paio di giorni fa perché è notizia di questa settimana l'emanazione da parte del ministro degli interni, Angelino Alfano, di una Circolare ministeriale che esorta ed obbliga tutti i Prefetti sparsi per il territorio italiano ad annullare ogni e qualsiasi riconoscimento dei matrimoni gay che dovesse essere recepito dai singoli comuni italiani.
Anche in questo caso, però, è necessario fare una premessa: il Ministero degli Interni, in quanto rappresentante primo dello Stato Italiano ha la competenza esclusiva in materia di anagrafe e stato civile. Questo significa che il Ministero, emanando appunto anche una semplice circolare, può e deve gestire la pubblica amministrazione ad esso sottoposta e/o con funzioni istituzionalmente concorrenti, emanando ordini e direttive comuni in materia, per quel che ci interessa in questo caso, di "stato civile" (nel senso che il nostro ordinamento sancisce che la competenza in tale materia è dello stato e non delle regioni o comuni).
Ora, su questo, "nulla quaestio" . E' vero, lo Stato ha la competenza esclusiva in tale materia di stato civile. Ciò che però lo Stato non ha e non potrà mai avere è invece la competenza esclusiva sulla gestione dei diritti fondamentali delle persone e dei suoi cittadini.
Nello specifico, Angelino Alfano, non avrebbe potuto in alcun modo emanare una Circolare Ministeriale (atto normativo non approvato dal Parlamento italiano nè discusso almeno in Consiglio dei Ministri) con l'intento di limitare uno o più diritti costituzionali espressamente garantiti dalla nostra Costituzione. Tale retriva ed eventuale limitazione può e deve essere sancito solo ed esclusivamente dal Parlamento Italiano, unico depositario costituzionale della gestione dei diritto fondamentali.
In altri termini. In alcun modo, mai, una circolare ministeriale può inibire il riconoscimento dei matrimoni gay contratti all'estero, ciò, in quanto, nel vuoto terrificante della nostra normativa sul punto, non esiste alcuna norma del nostro ordinamento che lo vieti, anzi.
L'Ufficiale di Stato Civile di un Comune è tenuto, per legge, a recepire un matrimonio contratto all'estero, siano i coniugi fucsia, verdi, arancioni, etero o gay!!. Ciò che deve controllare e che può spingerlo a non accettare la richiesta di riconoscimento del matrinio anche sul suolo italiano è solo la tutela dell'ordine pubblico.
Ora, come è di tutta evidenza, il recepimento di un matrimonio gay in alcun modo può ledere l'ordine pubblico e le trascrizioni sono più che legittime!.
Fatta dunque tutta questa necessaria ed indefettibile premessa, arriviamo al punto principale di questo Post: come può un politico qualsiasi (perchè Angelino Alfano in questo frangente non ha in alcun modo agito in qualità di ministro degli interni ma in qualità di politico che si è avvalso della propria investitura a ministro degli interni!), poter anche solo tentare di piegare le istituzioni italiane, tutte, ai suoi più biechi interessi di bottega politica? Come può permettersi che resti indisturbato al suo posto?
Per Angelino Alfano, infatti, i matrimoni di persone dello stesso sesso non sono conformi alle nostre leggi. Pertanto non si possono registrare in Italia e per quelli già trascritti si procederà all’annullamento. Questo, in sostanza, è il contenuto della Circolare di cui stiamo parlando e che il ministro ha annunciato di inviare ai prefetti !!!.
Ma così facendo, egli ha "semplicemente" abusato, per altro in modo scorretto, come abbiamo visto, del suo potere istituzionale per dare un segnale ai suoi possibili elettori di destra, rispondendo così all'appello portato avanti dalle cd "sentinelle in piedi" che tanto hanno fatto parlare di loro nei giorni scorsi (omofobia, discriminazione, questi i principi su cui poggiano le rivendicazioni delle "sentinelle in piedi": no alla legge sull'omofobia, no ai matrimoni gay, no alla fecondazione eterologa ma tutela della "famiglia naturale" intesa solo ed esclusivamente nel loro modo di sentire....).
Nonostante, infatti, l’esecutivo a cui Alfano appartiene ha annunciato prima dell’estate un ddl, da presentare in Parlamento in autunno, in cui le unioni civili tra persone dello stesso sesso potranno godere di tutti i diritti previsti dal matrimonio tranne uno, quello di adottare (modello che ricalca quello tedesco delle civil partnership), l’opposizione del ministro dell’Interno alle unioni gay era sempre stata netta e su quella, eventualmente, si sarebbe anche giocata la tenuta del governo. “Se propongono il matrimonio gay - aveva detto a gennaio quando Letta era ancora a Palazzo Chigi - ce ne andiamo a gambe levate denunciandolo all’opinione pubblica”. E ancor prima aveva già frenato il segretario del Pd Matteo Renzi sull’ipotesi di inserire le unioni civili nel patto di coalizione.
Per fortuna, ormai il "dado è tratto" e molti, tanti, sindaci si stanno opponendo, anche di fatto, all'assurda circolare ministeriale, tra essi, il sindaco di Bologna ed i Comuni di Udine, Milano, Roma e Napoli che stanno continuando tranquillamente a registrare tali matrimoni. E meno male, Bravi, Grazie!!
Ma non è nemmeno questo il punto, il punto è invece, si vuole ribadirlo con forza, che se ALfano avesse fatto un accorato appello o proclama in Parlamento o in un'intervista, in qualità di segretario del nuovo centro destra, non si sarebbe obiettato nulla: è un politico, vuole attirare i voti del suo possibile elettorato conservatore e di destra, massimo rispetto per questo. Quello che non puoi fare è agire come ministro degli interni della repubblica italiana per tutelare solo ed esclusivamente il tuo elettorato!!.
VERGOGNA!.
MduL

> Articolo utilizzato per questo Post:
> Le foto sono state prese dai seguenti siti:
http://www.ilgazzettino.it/MsgrNews/MED/20141007_matrimonio_gay_piccola.jpg
http://www.si24.it/wp-content/uploads/2014/09/alfano-alla-camera.jpg
http://www.dimissionietuttiacasa.it/wp-content/uploads/2014/10/SINDACO-UDINE-GAY-ALFANO.jpg