Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

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Sullo studente gay di Monza, lasciato fuori dalla classe per colpa di una foto.

Bullismo omofobico (psicozoo.it)
E' di questi giorni la polemica scoppiata per l'ennesimo caso di omofobia, mascherata dalla solita ed ormai non più scusabile ipocrisia!. I fatti dovrebbero essere a tutte voi ormai noti (i tg non hanno parlato d'altro), ma è bene riepilogarli.
La vicenda, trae origine da un articolo pubblicato sul Giornale di Monza. Riporta tale articolo, infatti, che un ragazzo di 16 anni (ragazzo che, scopriamo dalla Repubblica/Monza, seguito da un anno dai servizi sociali del Comune), iscritto al secondo anno all’Istituto cattolico professionale Ecfop della città brianzola [si prega di porre attenzione a questo dato della notizia: stiamo parlando dunque di una scuola paritaria!] è stato costretto dal Preside dell'Istituto a separarsi dai compagni per essere sistemato a parte, in fondo ad un corridoio e lontano dall'aula.
Ciò in quanto, a detta del Preside dell'Istituto, i compagni del ragazzo, a cui lui aveva mostrato la foto sul social network, hanno prima chiesto e ottenuto dal sito la rimozione dell'immagine "pedopornografica", e dopo si sono rivolti agli insegnanti.
Una situazione inaccettabile per la famiglia del ragazzo, che già l'anno scorso, in seguito alla scoperta dell'omosessualità del ragazzo e di alcune frequentazioni con adulti maggiorenni, si era rivolta alla scuola per chiedere assistenza. Di qui, la decisione di scrivere al preside e, soprattutto, di denunciare l'accaduto ai Carabinieri. In tal modo, la madre del ragazzo, si è presentata a scuola, accompagnata dai militari della Compagnia di Monza, facendo finalmente riammettere il ragazzo in classe.
* * * * *
Fin qui i fatti. Le riflessioni da compiere però sono altre e molto gravi.
   * Prima di tutto, direi, la foto che è stata pubblicato dal ragazzo su Instagram. A quanto riferito dal Preside per i compagni di classe del ragazzo si tratterebbe di pedopornografia.
Sul punto, come dichiarato dalla madre stessa del ragazzo al Giornale di Monza, “Si tratta di una fotografia scattata quest’estate e messa sui social che qualche altro compagno di classe deve aver mostrato agli insegnanti, ma non capisco dove sia il problema. Non l’ha scattata a scuola".
Ebbene, io stessa ho avuto modo di vedere sulla mia pagina facebook, la foto "incriminata" postata, mi pare dai Sentinelli di Milano, quelli buoni (ma non sono sicura, dovrei controllare. L'avrei voluta inserire nel post ma su google non si riesce a trovare. Cercate, dunque, come detto, su facebook): è una foto talmente dolce e pura che mi ha fatto venire i capelli dritti. Ma come è possibile definire una tale foto pedopornografica? Si tratta semplicemente di due ragazzi teneramente abbracciati ed uno di essi porge la schiena all'altro. Si è vero, sono a torso nudo e allora? In quel gesto ed in quell'abbraccio non vi è nulla di perverso o pornografico, solo affetto ed amore!!!.
Questo, dunque, il primo e fondamentale elemento sul quale riflettere: chi ed in base a quale criteri definisce una foto pedopornografica??!!! Quella era una foto d'amore, vi prego, cercatela su facebook, così potete farvi una vostra idea...
   * Altro elemento. Stiamo parlando, ancora una volta, di una scuola cattolica/paritaria. Stiamo parlando ancora una volta di discriminazione e rifiuto del diverso. In questo caso, poi, i genitori avevano pure chiesto aiuto e sostegno per gestire ed aiutare questo loro figlio in questo momento così difficile della sua vita. Il risultato è sotto l'occhio di tutte noi. Vergogna!. Sia ben inteso, questo Blog rispetta profondamente le persone che frequentano e/o insegnano nelle scuole paritarie, ben consapevoli che sono i singoli che sbagliano, si auspica però una diversa e più consona disciplina legislativa.
   * Ed ancora, altro ed ancor più sconcertante elemento da valutare è l'erroneo ed omofobico atteggiamento dei compagni di classe del ragazzo. Se è vero che sono stati loro a chiedere la rimozione di tale foto dal social network ed anche ad attivare le autorità competenti della loro scuola, bhè, occorre dire con sgomento che il sistema educativo proprio non funziona più completamente!.
Ai ragazzi di quell'età, nel periodo più difficile della loro vita -l'adolescenza-, deve essere insegnato non dico l'amore per l'altro, ma almeno il Rispetto!! In quella classe, se davvero le cose sono andate nel modo in cui si legge sui quotidiani, i ragazzi non hanno ancora imparato tale importante e fondamentale elemento del vivere comune, della socialità. Che adulti saranno? Che uomini (e donne) stanno crescendo e preparando al mondo in quella scuola?. Aiuto!.
   * Infine, come sempre in questi casi, l'ipocrisia sconcertante nelle parole del Preside. "Non è questione di discriminazione, i cristiani non discriminano: accettiamo tutti, abbiamo ragazzi di tutte le religioni. Volevamo proteggere sia il corsista sia i suoi compagni". Ed al fatto quotidiano, limitandosi a rispondere con un breve comunicato: “Vi assicuriamo che non facciamo discriminazioni sessuali né razziali. La nostra attenzione – si legge nella nota – è alla formazione professionale dei giovani, seguendo il dettame della pastorale sociale della Chiesa cattolica”."
Educare i giovani seguendo il dettame della pastorale sociale della Chiesa cattolica!. E proteggere il corsista da chi? Ed i suoi compagni da che cosa? Cosa può fare una foto come quella a dei ragazzi di quell'età? Li fa diventare gay per osmosi od empatia? Li turba? E per che cosa? Perché fa vedere che esiste l'amore anche tra due uomini?! Vergogna di nuovo!.
   * La conclusione di questa storia? Il ragazzo, dopo l’episodio, il ragazzo è tornato a casa piangendo. “Non vuole più tornare a scuola e questo mi dispiace – ha detto il padre – non è in questo modo che si educano i ragazzi”. 
Siamo assolutamente d'accordo: non è in questo modo che si educano i ragazzi.
MduL


Articoli utilizzati per la redazione del Post:
- Articolo <<Monza,16enne gay lasciato fuori dalla classe per una foto."Intervenga il ministero">> di Alessandra Corica per la Repubblica/Milano.

La scuola 'paritaria' Sacro Cuore di Trento dopo aver buttato fuori insegnante presunta lesbica riceve lo stesso i fondi pubblici

Il lodo dell'Istituto Sacro Cuore di Trento (andreafacchinelli.wordpress.com)

Si è già raccontato, lo scorso 20 luglio, della disarmante e triste vicenda di omofobia e discriminazione che ha visto coinvolte la direttrice dell'Istituto scolastico paritario cattolico Sacro Cuore di Trento, la Superiora dott.ssa Ida Libratore (Madre Eugenia) ed una delle docenti a quel tempo in servizio presso il presso scolastico.
Ma, per quante di voi non avessero presente di cosa si sta parlando, riservandosi di rinviarvi per una lettura completa al post di riferimento (link in fondo al presente post) ecco un veloce e sintetico sunto.
Nel luglio dello scorso anno, 2014, è venuta fuori questa storia che vede la madre superiora dell'Istituto scolastico PARITARIO Sacro Cuore di Trento, chiamare nel proprio ufficio una delle sue insegnanti per chiederle di confermare alcune voci che le erano arrivate all'orecchio, in merito ad una sua presunta omosessualità.
Come è di tutta evidenza, l'insegnante si è rifiutata di rispondere alle domande della Madre Superiora e per questo motivo il suo contratto di insegnamento non è stato più rinnovato, dopo ben cinque anni, dall'Istituto scolastico.
Suor Eugenia (www.internationalpost.org)
Ora come allora, comunque, il punto non è (l'inqualificabile) gesto della Madre Superiora Suor Eugenia, Ida Libratore, ma il fatto che una tale discriminazione sia avvenuta in un istituto scolastico paritario, dove, cioè, lo stato interviene con i fondi pubblici di tutti quanti noi per garantire l'istruzione dei ragazzi in esso iscritti.
Non è la chiesa, dunque, a sostenere l'istituto Sacro Cuore ma lo Stato, dovendo quindi la scuola garantire l'istruzione scolastica dei ragazzi di Trento che ne facciano richiesta.
La rettrice, dunque, potrebbe tranquillamente agire così come ha agito, se la scuola fosse esclusivamente privata ed esclusivamente gestita e finanziata dalla chiesa italiana ma così non è: usufruisce anche dei finanziamenti pubblici. Dopo la vicenda dell'insegnante lesbica e la sua gestione, non avendo la scuola operato come di dovere, non restava altro che interrompere, in coerenza, il flusso dei finanziamenti pubblici...sennonché...
Sennonché, siamo in Italia e quindi leggete cosa è successo.
E' di questi giorni, infatti, la notizia che la Provincia di Trento ha nuovamente stanziato i fondi pubblici alla scuola omofoba e discriminante, con le parole del Presidente della provincia Ugo Rossi così giustificandosi: " la provincia ha fatto un'attività ispettiva finalizzata a verificare se c'è stata la discriminazione verso l'insegnante lesbica e non sono emersi elementi per mettere in discussione la parità scolastica dell'istituto religioso ", e dunque il contributo pubblico Trentino sarà erogato per la sua totalità anche nei prossimi anni. Contributo che, per la cronaca, ammonta a ben 4000 mila euro per studente!.
(da sito pdlcasolavalsenio.blogspot.com)
Impossibile commentare oltre con serenità, si lasciano dunque le ultime impressioni al commento di Alessandro Giacomini nel suo articolo "Il contributo omofobo della giunta provinciale Trentina" (link in fondo al Post): "Molti Trentini hanno consumato gli occhi sulla dichiarazione del governatore Rossi ad altri i loro sguardo è apparso come quello di Caronte, " di giada " , tutti si sono chiesti se la giunta priovinciale, il giorno 25 ottobre a pagina 25 ad un quotidiano regionale l'adige avesse letto la testuale dichiarazione di suor Eugenia libratore, alla domanda del giornalista: "lei non ha confermato il contratto alla docente lesbica, pentita ? o lo rifarebbe ? risposta : " è come aver dato una mano di lucido all'istituzione, oggi sono convinta più di prima che sia stata la scelta giusta", "ho voluto sentire la docente, chiedendo una smentita, che non è arrivata. Ho avuto la conferma di una tipologia di persona non adatta a questo ambiente. E' una persona che ha una identità e che si dovrebbe collocare da sola in un posto a lei adatto, è come se una donna che volesse abortire si rivolgesse all'ospedale San Camillo ".
Nel frattempo un autorevole quotidiano nazionale telefona alla suora direttrice della scuola che clamorosamente (è chiaro che la suora non è abituata a misurare le parole, sotto i riflettori non è stata divinamente diplomatica), conferma le precedenti dichiarazioni.
Più chiaro di cosi, alla luce dei dati oggettivi si può tranquillamente affermare che l'indagine ispettiva della giunta provinciale è servita al mero scopo di finanziare la scuola cattolica con un contributo omofobo, a cosa serve stabilire, di principio, che le scuole cattoliche devono garantire la non discriminazione, se poi ipocritamente si lascia passare tali dichiarazioni, cara giunta provinciale, far finta che non sia cosi è delittuoso.
MduL

Link ed Articoli utilizzati per la redazione del Post:
- Articolo "Il contributo omofobo della giunta provinciale Trentina" di Alessandro Giacomini per lavocedeltrentino.it