Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

Visualizzazione post con etichetta 2014. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 2014. Mostra tutti i post

Due parole sul Film "Pride"

(Locandina film, dal sito indipendent.co.uk)

Delle critiche entusiaste e delle recensioni ottime del film "Pride" si era letto, ma ci è voluta la sollecitazione di un'amica che vive a Londra e che ha già visto il film per convincerci a fare questo Post di segnalazione. Ma andiamo con ordine.
"Pride", in concorso a Cannes 2014 nella Quinzaine des réalisateurs ed in gara per la Queer Palm e diretto da Matthew Warchus, è basato su una storia vera, sviluppatasi in Inghilterra nell'estate del 1984, allorquando vi era come Premier Margaret Thatcher. Della politica della lady di ferro sappiamo un po' tutte. Tra le controversie del suo governo, in atto in quegli anni caldi, vi era anche quella contro il sindacato nazionale dei minatori che in quel periodo portava avanti lo sciopero generale della categoria.
Fin qui, niente di strano, sennonché, nel corso del gay pride di Londra (ebbene si, a Londra il gay pride si teneva fin dagli anni ottanta!), un gruppo di attivisti gay e lesbiche decide di raccogliere fondi per aiutare le famiglie dei minatori impegnati nella protesta, causando non poco imbarazzo nel sindacato stesso, che non vuole accettare il contributo finanziario dato alla loro causa dagli attivisti glbt.
A questo punto, gli attivisti, senza lasciarsi scoraggiare, decidono di ignorare il sindacato e di raggiungere da soli un villaggio di minatori nel profondo Galles per consegnare di persona la donazione. Prende avvio così una storia che porterà due diverse comunità, all'apparenza differenti, a rendersi conto di lottare per la stessa cosa: l'orgoglio [Trama estrapolata dalla scheda del film del sito cinemagay. Link in fondo al post]. 
Questa la trama. Ora i riconoscimenti. Il film si è è aggiudicato ben tre dei prestigiosi premi messi in palio dal  British Independent Film Awards: miglior film e miglior attore ed attrice non protagonisti (Andrew Scott e Imelda Stauton). Il film, dunque, non solo ha avuto un forte riscontro nel pubblico ma ha anche vinto, come detto, questi Oscar del cinema indipendente britannico, creati nel 1998 per 'onorare i nuovi talenti e promuovere la conoscenza dei film britannici presso un pubblico più ampio. Ma non solo. Il film ha anche vinto la Palma Queer al Festival di Cannes e ha appena ricevuto la nomination ai Golden Globe 2015 come migliore commedia. 
Imelda Stauton (da sito picpicx.com)
Ma, dicevamo, premio al British Independent Film Awards come miglior attrice non protagonista ad Imelda Stauton. Bhè, non possiamo certo esimerci dal dedicare due parole a quest'attrice britannica anche perché molte di voi l'avranno certamente riconosciuta.
Imelda Mary Philomena Bernadette Staunton (Londra, 9 gennaio 1956) è, infatti, un'attrice britannica, nata a Londra il 9 gennaio 1956, sposata con l'attore inglese Jim Carter (con il quale ha una figlia, Bessie, nata nel 1983), già premiata nel 2004 con la Coppa Volpi alla 61ª Mostra di Venezia per la sua interpretazione nel film "Il segreto di Vera Drake" (ma per tale ruolo ricevette una nomination per il Golden Globe e per l'Oscar alla migliore attrice, conquistando il BAFTA quale migliore attrice). La Stauton, figlia unica di una parrucchiera e di un operaio stradale, a 18 anni si iscrive alla Royal Academy of Dramatic Art (RADA) e da li inizia la sua lunga e premiata carriera teatrale. Debutta sul grande schermo nel 1986 nel film "Comrades" di Bill Douglas e pochi anni dopo lavora nel film "Gli amici di Peter" di Kenneth Branagh. Lavora ancora con Kenneth Branagh in "Molto rumore per nulla" (1993), poi tanti altri film, tra i quali "Ragione e sentimento" di Ang Lee (1995), "La Dodicesima Notte" di Trevor Nunn (1996), "Shakespeare in Love" (1998) (film per il quale riceve, insieme a tutti gli altri interpreti, il Screen Actors Guild Award per il miglior cast cinematografico) per essere scelta, infine, per interpretare la parte di Dolores Umbridge nel quinto film della saga di Harry Potter, "Harry Potter e l'Ordine della Fenice", nelle sale cinematografiche (2007). Nel 2011 lavora a fianco a Rebecca Hall nella ghost story "1921 - Il mistero di Rookford" di Nick Murphy.
Ma l'interpretazione per la quale tutte noi dovremmo (ri)conoscerla è quella di Mrs. Sucksby in
"Fingersmith" (2005), la Miniserie TV tratta dall'omonimo libro di Sarah Waters, candidata nel 2006 come Best Drama Serial ai BAFTA TV Awards. 
Infine, dopo questa dovuta incursione sulla vita e le opere di Imelda Stauton, non resta che segnalare che "Pride" è nei nostri cinema dallo scorso 11 dicembre, grazie alla Teodora Film. 

Foto dal film "Pride" (sito urban75.org)
Ecco, ora che abbiamo analizzato la trama, i premi e gli elementi identificativi e qualificanti il film, con un'ampia digressione su Imelda Stauton, siamo più tranquille: potete farvi un'idea del film "Pride". Non resta ora che dare conto, grazie all'articolo di Simona Santoni (link in fondo al post), dei 5 motivi per i quali occorre andare al cinema a vedere questo film. A tal fine, qui di seguito, si ripropone, anche per completezza espositiva, l'articolo  "Pride, minatori e gay in un film squisito: 5 motivi per vederlo" di Simona Santoni per Panorama (e riportato sul sito cinemagay.it/news):
"Trascinante, socialmente impegnata, spassosa e commovente, Pride è la commedia dell'anno. Da una parte alcuni ragazzi gay di Londra, esuberanti e intraprendenti. Dall'altra i minatori delle remote compagne gallesi, in sciopero serrato e duro contro il governo Tatcher. Anno: il 1984, diciassette anni dopo l'abolizione del reato di sodomia in Galles e Inghilterra e cinque anni dopo la medesima decriminalizzazione in Scozia. Cosa può unire queste due compagini apparentemente tanto agli antipodi? Un'insperata, improbabile, rischiosa e bellissima amicizia.
Il britannico Matthew Warchus, alla regia, mescola con intelligenza cronaca, umorismo, valori universali, meritando gli applausi a fine proiezione. 
Ecco 5 motivi per vederlo.

1) Un frammento di storia vera
Nel 1984 i minatori britannici combattevano contro lo smantellamento di diversi siti estrattivi, per il loro diritto di lavorare sotto terra, a condizioni oggi spaventose. Il lungo sciopero che misero in piedi non era solo una questione economica ma era anche una lotta chiave in una guerra ideologica più ampia, che raccolse solidarietà in tutto il mondo. A sostenerli ci fu anche il movimento LGSM, Lesbians and Gays Support the Miners (Lesbiche e Gay supportano i minatori). Tra i due gruppi, nonostante le iniziali e quasi violente diffidenze dei minatori, nacque un'amicizia. Lo scontro di culture divenne un incontro.
La serata londinese "Pits and Perverts" (Minatori e Pervertiti) fu uno dei primi grandi eventi condivisi da gay ed etero. Nel 1985 al Gay Pride di Londra arrivarono pulman di minatori per prenderne parte. Sembra incredibile ma questa cronaca poco nota è verissima, una pietra miliare della storia della nostra società.

2) Tanta cura nella ricostruzione
La sceneggiatura è di Stephen Beresford che ha minuziosamente ricostruito la storia. Inizialmente ha trovato pochi documenti in merito, finché ha letto un libro con un passaggio dedicato a Mark Ashton (interpretato in Pride da Ben Schnetzer), che confermava tutto. Quindi ha scoperto che il movimento LGSM aveva prodotto un video in proprio ed è riuscito a trovarlo: è stato l'inizio di tutto. "C'è stato parecchio lavoro di ricerca da fare, tanto più che le informazioni disponibili erano scarse", racconta Beresford. "Il video che avevo visto era quasi amatoriale e si capiva come i militanti di LGSM fossero giovani e senza esperienza, al punto da non rispettare alcune regole fondamentali del reportage, come quella di indicare i nomi di chi parla. C'erano solo dei ringraziamenti alla fine, così mi sono segnato i nomi che non conoscevo e ho provato a contattare gli interessati via Facebook. Tutti mi dissero che dovevo parlare con Mike Jackson, che all'epoca era il segretario del movimento e aveva archiviato tutto, dai verbali delle assemblee ai ritagli di giornale. Per me fu come scoprire la tomba di Tutankhamon".
Beresford ha così incontrato tutti i membri di LGSM che poteva incontrare ed è stato in Galles per parlare con le comunità di ex minatori. Pride è stato girato in Galles nelle location reali dove tutto è successo davvero.

3) Si ride di gusto
Pride regala due ore scoppiettanti, dove non si perde mai il gusto della visione. È un continuo divertimento e una sorpresa, si ride a volto disteso e ci si commuove. Le battute sono intelligenti, ricche di simpatia e tenerezza. "Non avevo mai conosciuto una lesbica", dice il rappresentate dei minatori Dai Donovan (Paddy Considine) a Steph (Faye Marsay), l'unica lesbica di LGSM. "Io non avevo mai conosciuto uno che si stira i jeans", risponde lei.

4) Una commedia contro i pregiudizi
Nel perfetto equilibrio delle due ore, Pride si muove con intelligenza politica e passione, tra amabile comicità e sottile osservazione sociale, senza risparmiare vibranti tensioni. Warchus tesse una squisita trama contro i pregiudizi di ogni sorta, al ritmo del canto corale - gay e minatori uniti - "Dateci pane, ma dateci anche rose". Margaret Thatcher sosteneva che la società non esiste e che esistono solo gli individui e le famiglie. I protagonisti di Pride credono invece nella forza dell'unione.

5) Generazioni a confronto
In Pride lo scontro-incontro tra culture è anche uno scontro-incontro generazionale, non solo tra personaggi del film ma anche tra attori. Da una parte ci sono i gallesi, campagnoli e attempati. Dall'altra i colorati giovani omosessuali arrivati dalla città. Ecco quindi il timido e dignitoso Cliff interpretato dal veterano Bill Nighy e la tignosa e grintosa Hefina Headon (morta un anno fa) a cui dà risolutezza e ardore una magnifica Imelda Staunton. Tra le nuove leve spicca il leader di LGSM Mark, un vulcano di energia, superbamente interpretato dallo statunitense ventiquattrenne Ben Schnetzer. Ma nel cast ci sono anche il ventiduenne George MacKay, Dominic West, Andrew Scott, Joseph Gilgun... La performance d'insieme è straripante".

Per concludere, ecco il Trailer del film, a questo link:  TRAILER "PRIDE"

Ecco fatto. Ora non potete più dire di non sapere di cosa tratti il film "Pride".
MduL


Articoli dal sito cinemagay.it utilizzati per la redazione del Post:

-  Articolo "Pride, minatori e gay in un film squisito: 5 motivi per vederlo" di Simona Santoni per Panorama (e riportato sul sito cinemagay.it/news)

Segnalazione: nel film "Birdman" ruolo lesbico per Emma Stone

La locandina film (dal sito comingsoon.it)
Il film non sembra granché, anche se ha ricevuto tantissime nomination per i più prestigiosi premi cinematografici dello scorso anno (2014) ma è opportuno segnalarlo lo stesso per la presenza di un personaggio lesbico, quello di Sam Thomson (Emma Stone), figlia di Riggan Thomson / Birdman (interpretato da Michael Keaton).
La trama del film è presto detta: un attore, conosciuto per aver interpretato un famoso supereroe, lotta per portare in scena uno spettacolo a Broadway. Nei giorni che precedono la prima, l'attore combatte il suo ego e cerca di conciliare la sua famiglia, la sua carriera e se stesso [fonte Wikipedia]. Attore principale è Michael Keaton

(da video youtube trailer)
Del ruolo lesbico di Emma Stone (nata a Scottsdale, in Arizona, il 6 novembre 1988 e diventata famosa soprattutto grazie ai film della serie "Spider Man") non è che si sappia molto, dal trailer non si può evincere la profondità dalla componente lesbica nel racconto, ma sembra comunque che vi siano quantomeno dei baci (un bacio?) lesbico.
Comunque, ecco a questo link il Trailer (in inglese) del film: "Birdman Trailer"
Se tanto può bastare...
MduL

Il flop della serie tv "The Bridge" - Peccato per Diane Kruger e Emily Rios

Una delle locandine della serie (presa da sito bbcshop.com)
Questo Post solo per condividere la notizia letta sul settimanale "Il Venerdi" di Repubblica di qualche tempo fa, in merito al flop della serie televisiva "The Bridge" che vedeva tra le sue protagoniste anche il personaggio lesbico di Adriana Perez (Emily Rios).
"The Bridge" è il remake americano di una serie scandinava (titolo originale: "Bron"), che vede come protagonisti un'insolita coppia di detective, Diane Kruger e Demián Bichir, alle prese con un intricato caso poliziesco che si snoda sul confine tra Stati Uniti e Messico. Nello specifico, lungo il confine tra il Messico e gli Stati Uniti d'America, sul ponte che collega la città texana di El Paso e quella chihuahuense di Ciudad Juárez, vengono ritrovate due metà di due diversi cadaveri. Una appartiene ad una giudice texana, mentre l'altra è di una giovane donna messicana. Date le circostanze, le forze di polizia dei due paesi saranno costrette a collaborare: la detective statunitense Sonya Cross e il detective messicano Marco Ruiz si uniranno quindi in una task force per dare la caccia all'efferato omicida seriale che opera tra i due stati.
La serie trasmessa dal 10 luglio 2013 sulla rete televisiva via cavo FX, con buoni ascolti ed una critica positva, non è riuscita a superare l'esame della seconda stagione ed è stata cancellata al termine della stessa.
Adriana Perez (Emily Rios) (blogs.indiewire.com)
Spiegare perché accadono certe cose (certi flop) non ci compete, non ne abbiamo le competenze, solo che dispiace perché, appunto, era un telefilm con un personaggio lesbico, anche interessante. 
Stiamo parlando di Adriana Perez, interpretata da Emily Rios che, per inciso, è tra le celesbian ad aver fatto coming-out nel 2014. Adriana Perez, infatti, era una giornalista del quotidiano El Paso Times, collega di Daniel, uno dei personaggi principali della serie, dichiaratamente lesbica e con problemi da lesbica.
Anche la protagonista principale, poi, seppur non lesbica, aveva un personaggio originale, visto che Sonya Cross (Diane Kruger), questo il nome della protagonista, è una detective del dipartimento di polizia di El Paso che è affetta dalla Sindrome di Asperger [Sindrome di Asperger, da wikipedia: è considerata un disturbo pervasivo dello sviluppo imparentata con l'autismo e comunemente considerata una forma dello spettro autistico "ad alto funzionamento". Gli individui portatori di questa sindrome (la cui eziologia è ignota) presentano una persistente compromissione delle interazioni sociali, schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati, attività e interessi molto ristretti. Diversamente dall'autismo classico, non si verificano significativi ritardi nello sviluppo del linguaggio o nello sviluppo cognitivo. Alcuni sintomi di questa sindrome sono correlati ad altri disturbi, come ad esempio il disturbo non verbale dell'apprendimento (Nonverbal learning disorder), la fobia sociale o il disturbo schizoide di personalità. La Sindrome di Asperger non è diagnosticata solo per le proprie caratteristiche, ma anche per una vasta gamma di condizioni di comorbilità (disturbi non dovuti alla Sindrome), come depressione, ansia, disturbo ossessivo-compulsivo].
Dunque, dicevamo, non si riesce a capire il perché del flop. Forse non funzionava la sinergia tra i personaggi, forse le alchimie tra gli attori non si erano innescate, ma rimane il fatto che, con le parole della nota "Diane Kruger - detective non risolve il mistero del flop di The Bridge" pubblicato sul settimanale citato, "Nonostante l'avvio fulminante della prima serie, che aveva raccolto ottime critiche ma anche uno share inaspettato, pure per Fx (il canale Usa che lo trasmetteva). Poi, come a volte succede, gli ascolti sono calati e la seconda stagione è stata un'avventura verso il precipizio: da 4 milioni di spettatori sono diventati poco più di uno. Cosa non ha funzionato?. La serie è ben fatta, le atmosfere psicotiche interessanti, e Diane Kruger, una delle attrici della A-list del cinema americano, aggiunge al racconto (già ricco e teso) piglio e valore. Eppure (e ben si capisce perché) The Bridge non è diventato True detective. E Diane Kruger - a differenza di Matthew McConaughey - torna al cinema segnata da un mezzo flop.". Amen.
Diane Kruger (da bloglive.it)
Per completezza, una notazione sulle attrici citate si rende necessaria, anche solo per assecondare la nostra innata voglia di pettegolezzo, visto che entrambe entrano comunque nel "nostro" mondo.
Dunque, Diane Heidkrüger, in arte Diane Kruger, che, come detto, interpreta il ruolo principale della detective Sonya Cross, è un'attrice e modella tedesca, nata ad Algermissen, vicino a Hildesheim, nella Bassa Sassonia, il 15 luglio 1976. In data 1º settembre 2001 si è sposata con l'attore e regista francese Guillaume Canet, dal quale ha divorziato nel 2006 (sul punto, ha affermato che il loro matrimonio è fallito a causa delle lunghe separazioni dovute alle loro carriere nel cinema). Dal 2006 è legata all'attore Joshua Jackson. Vive tra Parigi e Vancouver, e oltre al tedesco parla correntemente l'inglese e il francese.
Questa la sua vita privata. In merito alla sua carriera cinematografica, invece, occorre dire che è stata conosciuta dal grande pubblico nel ruolo di Elena nel film Troy di Wolfgang Petersen. Nel 2004 è stata protagonista con Nicolas Cage nei film, di discreto successo, "Il mistero dei Templari" e in "Il mistero delle pagine perdute". Nel 2009 altro colpo grosso, interpretando Bridget Von Hammersmark in "Bastardi senza gloria" di Quentin Tarantino. Nel 2010 è quindi apparsa nel 17º episodio della seconda stagione di Fringe, in un cameo (non accreditato) nel ruolo di Miranda Green per arrivare, nella primavera del 2011 ad interpretare la regina Maria Antonietta nel film "Les adieux à la reine" (vi dice niente?. Ma si, è proprio il film inserito a pieno titolo tra quelli ad interesse lesbico, con Virginie Ledoyen nei panni della Duchessa de Polignac e, soprattutto, la bravissima Léa Seydoux, che nel film interpreta la servetta di corte, che poi ritroveremo nel film "La vita di Adele").
Emily Rios (foto da wikipedia)
Passiamo ora a Emily Clara Rios. Nata a Los Angeles, California, il 27 April 1989, è una modella ed attrice americana. Il suo ruolo più famoso, visto anche il flop di The Bridge che qui ci occupa, è quello di Andrea Cantillo, per la serie della AMC "Breaking Bad". In questo caso, a differenza di Diane Kruger, ciò che ci interessa è la sua vita privata perché è tra le (grandi) celesbian che proprio quest'anno hanno fatto coming-out. Nel suo caso, ci ha reso nota la sua omosessualità grazie ad un'intervista rilasciata all'AfterEllen.com, nella quale ha dichiarato "Sono gay anche nella vita reale. In quanto messicana e lesbica, amo così tanto il mio personaggio (Adriana Perez di "The Bridge") perché ho a che fare con le stesso cose all’interno della mia famiglia." E, ancora, "Nella mia famiglia, mia madre non voleva che vivessi una vita difficile. La storia di Adriana in The Bridge, però, è un po’ diversa, perché sua madre si vergogna di lei. Ma anche io ho dovuto fare i conti con una situazione simile. È dovuto passare un anno prima la smettesse di dire “è solo una fase” e imparasse ad essere tranquilla col mio orientamento sessuale." [fonte lezpop.it]
Che dire, peccato per il telefilm e speriamo di rivedere presto Emily Rios al cinema o in tv.
MduL

Fonti ed articoli utilizzati per il Post:
-  Pagina wikipedia sul telefilm "The Bridge";
-  Pagina wikipedia su Diane Kruger;
-  Pagina wikipedia su Emily Rios;

A Lecce il Salento Lgbt Fest (6-8 dicembre)


Si apprende dai siti del Torino Gay & Lesbian Film Festival e gayburg.blogspot che il prossimo sabato, 6 dicembre e fino a lunedì 8 dicembre, si terrà il Primo Festival Lgbt della città di Lecce.
Questo il comunicato dal sito gayburg.blogspot: "'Finalmente a Lecce qualcosa di normale'. È questo lo slogan scelto per la prima edizione del Salento LGBT Film Fest, un'evento organizzato dal'associazione LeA-Liberamente e Apertamente che si svolgerà dal 6 all'8 dicembre nel capoluogo pugliese.

Foto dal sito "leccesette.it"
La tre giorni proporrà ben diciassette documentari, nove cortometraggi, tre webseries, due video, un film ed un docufilm. Tutte opere a tematica lgbt e, come tali, semplici visioni di una straordinaria normalità. Il tutto impreziosito dalla partecipazione di registi, autori ed ospiti provenienti da tutta Italia.

Il festival non sarà solo cinema, ma anche presentazioni di libri, incontri aperti al pubblico, momenti di riflessione e dibattito, laboratori di lettura per bambini... insomma, un contenitore pratico e di approfondimento su un genere cinematografico quasi del tutto sconosciuto nel territorio salentino.

La programmazione è stata curata con la collaborazione di Giovanni Minerba (direttore del Torino Gay and Lesbian Film Festival) e l'evento è parte delle azioni previste dal Programma Integrato di Rigenerazione Urbana "Cantiere Internazionale di Arte, Cultura e Partecipazione presso l'ex Cnos di Lecce" finanziato con fondi europei (Linea 7.1 del PO FESR 2007/2013).

Il programma completo della manifestazione è consultabile sul sito dell'associazione o attraverso la pagina dedicata su Facebook".
 
Buona partecipazione.
MduL

Articoli utilizzati per il Post ed altri Link utili:
- link alla nota sul festival del sito del torino gay e lesbian film festival;
- link alla nota sul festival del sito gayburg
- link al sito dell'associazionelea.org ;
- link alla pagina facebook del festival

Attenzione, in questi giorni il "Bologna Pride" (20-28 giugno 2014)

La locandina del Bologna Pride di quest'anno
Al via, venerdi scorso, 20 giugno, il Bologna Pride: la manifestazione lesbica, gay, bisessuale e transessuale bolognese. La manifestazione durerà fino al prossimo sabato, 28 giugno, allorquando vi sarà il corteo vero e proprio, con la parata per le vie cittadine.
Nello specifico, il giorno della Parata ufficiale, come detto: sabato 28 giugno, vi è il primo appuntamento della giornata, per il ritrovo del corteo, dalle 13.30 in poi, al giardino del Cavaticcio con la musica di Favolina & Matty P. e le esibizioni dei protagonisti di The Talent Shot Race. Vi saranno, inoltre, i Banchetti di Cassero Salute, ed i volontari di PeopAll e vi sarà anche la possibilità di acquistare in loco le prevendite del Party Pride, che si terrà la sera.
A seguire, nel pomeriggio, dalle ore 16,30 avrà inizio la Parata. Il corteo si muoverà lungo via F.lli Rosselli, via Don Minzoni, Piazza dei Martiri, Via dei Mille, Via dell’Indipendenza.
Nel suo incedere, sarà accompagnato dalle bande musicali, dagli artisti della Partòt Parata e, quest’anno, anche da due mezzi elettrici che ospiteranno due postazioni musicali con la musica di Dee Sign & Little Fluffy Luke.
Punto di approdo del corteo, il palco allestito in piazza Nettuno, dal quale si alterneranno gli interventi dei portavoci e le portavoci delle associazioni LGBT e la musica di Mc Nill, Drag Calypso, Valentina Tioli (x-factor) e Gianmarco Dottori (The voice).
In conclusione il concerto della madrina canora della manifestazione: Alexia.
A seguire, per chi avrà comprato i biglietti che, si ricorda, sono disponibili in prevendita al Parco Cavaticcio dalle 13.30 in poi, l'Official Pride Party, che si terrà al Parco Nord, Via Stalingrado n. 83, alle h. 21.30.

Segnalo, in ogni caso, che sul sito ufficiale della Manifestazione potete trovare tutto ciò di cui avete bisogno, in particolare nella sottopagina "Eventi" vi è un ottimo calendario con tutti gli eventi collaterali previsti nel Pride Week Bolognese.
Ecco, dunque, i riferimenti utili per saperne di più e meglio:
www.bolognapride.it
bologna pride su facebook
#bolognapride su twitter

Una felice partecipazione.
MduL

[Fonte, come sempre, l'inestimabile sito cinemagay.it]

Si è conclusa la 29^ edizione del Festival di Torino


Ed eccoci arrivati alla conclusione della ventinovesima edizione del Gay e Lesbian Film Festival di Torino, tenutasi nei giorni tra il 30 aprile ed il 6 maggio scorso.
La Giuria, composta da Paola Pitagora, Pippo Delbono, Gabriele Ferraris, Ron Peck e Gal Uchovsky, ha assegnato il premio “Ottavio Mai” per il miglior lungometraggio a: "Der Kreis (The Circle)" di Stefan Haupt (Svizzera, 2014), con la seguente motivazione: «Un film che con un sapiente linguaggio cinematografico racconta, tra la realtà e la finzione, in maniera toccante, vera, il difficile cammino di due uomini, di una comunità, nel cuore dell'antica Europa, per arrivare a vedere finalmente riconosciuti i diritti alla libertà dell'amore».

Una menzione speciale, poi, al film "La partida (The Last Match)" di Antonio Hens (Cuba, 2013), con la seguente motivazione: «Con un linguaggio cinematografico tagliente e contemporaneo racconta, come in una  tragedia shakespeariana,  una storia  di menzogne, degrado, violenza, morte  in una terra di grandi rivoluzioni e antiche rigidità, dove alla fine vince però il grido inevitabile dell'amore».

Infine, il Premio del pubblico è andato a: "Hoje eu quero voltar sozinho (The Way He Looks)" di Daniel Ribeiro (Brasile, 2014).
Ma per un resoconto completo su questa edizione 2014 del Festival, si rimanda alla pagina dedicata del sito cinemagay.it, qui:  "Film e personaggi presential 29° Tglff"  
MduL

Il gruppo "lesbo" delle t.A.T.u. alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Sochi

Ed ecco che, inevitabilmente, occorre parlare della cerimonia di apertura dei giochi olimpici invernali che si è svolta lo scorso 7 febbraio 2014 a Sochi, in Russia.
Occorre parlarne perché, come avrete sicuramente sentito su tutti i giornali e tg, la Russia, al momento, non è certo rinomata per la sua apertura verso i gay e, anzi, l'omofobia del suo Capo di Governo, indiscusso leader, Vladimir Putin, è nota.
Ma andiamo con ordine. La cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Sochi era prevista come una delle più spettacolari nella storia dei Giochi Olimpici. Alla vigilia dello show, il presidente del comitato organizzativo Sochi 2014, Dmitry Chernyshenko, stuzzicava i giornalisti, senza svelare i dettagli. Tutto sarebbe stato svelato dopo le 20.14 ora locale (17.14 ora italiana), dopo che il presidente russo Vladimir Putin in persona, avrebbe dato il via alla cerimonia inaugurale. 
Una cosa si sapeva però, e cioè che la colonna sonora dello show d’apertura sarebbe stata la grande musica classica russa, Chaikovsky in primis, e che l’inno olimpico sarebbe stato cantato dal soprano russo di fama internazionale Anna Netrebko, ma anche che avrebbero presenziato sul palco le due giovani cantanti russe che una decina di anni addietro avevano scalato le classifiche mondiali con tre famosissimi tormentoni "All the Things She Said (2002)" seguito da "Not Gonna Get Us (2003)" e da "All About Us (2005)", le due giovani amiche Elena Katina Sergeevna e Yulia Volkova Olegovna, in arte le t.A.T.u. .

Ma come chi sono le t.A.T.u.?!. Le  "t.A.T.u." (in russo: Тату, tradotto: "Questa Quella", inteso come "questa ragazza quella ragazza", a volte anche scritto tatu) è un gruppo musicale russo nato a Mosca nel 1999 e composto dalle cantanti Lena Katina e Julija Volkova, che ha ottenuto una rilevante notorietà internazionale. Il loro album di debutto 200 Po Vstrečnoj è il primo album russo a ricevere una certificazione d'oro a livello internazionale. Nel 2002 con la pubblicazione del loro primo album di debutto inglese 200 km/h in the Wrong Lane le t.A.T.u. diventano le prime ed uniche cantanti a ricevere l'IFPI Platinum Europe Award per lo stesso album in due lingue diverse. Nel 2004 il gruppo prende una pausa dopo essersi separato dal proprio manager, finito in carcere, nel frattempo Julija Volkova è rimasta incinta del suo ex fidanzato; nel 2005 il duo ritorna in studio per registrare Dangerous and Moving e Ljudi Invalidy; nel corso del 2006 le t.A.T.u. pubblicano la compilation The Best e poi lasciano la Universal; nel 2008 il loro terzo album russo, Veselye Ulybki, viene pubblicato il 21 ottobre in Russia e sullo store digitale iTunes. Nel 2009 il gruppo t.A.T.u. cessa di esistere a tempo indeterminato, Julija Volkova e Lena Katina iniziano le loro carriere da soliste, fino alla data della cerimonia di Sochi, appunto.  

Il 7 Febbraio, infatti, le t.A.T.u. si esibiscono con Nas Ne Dogonjat (versione russa di Not Gonna Get Us) al pre-show delle Olimpiadi Invernali di Sochi 2014. L'esibizione riscuote subito un grandissimo successo mediatico, tanto da far parlare nuovamente del duo in tutto il mondo. Molti gli articoli e i servizi, ma altrettanti i commenti di disapprovazione riguardo la performance: dopo le leggi "anti-gay" approvate dalla Russia nel 2013, la scelta di far esibire alle Olimpiadi invernali di Sochi un gruppo diventato famoso per una presunta relazione lesbica, viene interpretata come una decisione estremamente ipocrita agli occhi di molti. Il 28 Febbraio, Lena e Julija terranno un concerto a Minsk" [fonte wikipedia].
Ecco, la sensazionale notizia e la questione di cui venire a discutere è proprio questa: la partecipazione delle t.A.T.u. alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici russi. Questo perché, agli occhi del mondo, come riportato anche da wikipedia, la loro presenza è apparsa essere, come in effetti è stata, una risposta di Putin alle critiche ricevute dall'Occidente circa le violazioni dei diritti degli omosessuali nella Federazione, simboleggiate dalla controversa legge contro la 'propaganda gay tra i minori.
E questo anche se il produttore, a suo tempo, non aveva confermato questa lettura, limitandosi a ricordare che le ragazze sono state uno dei pochi gruppi musicali russi a raggiungere un successo di livello mondiale ed è per quello che hanno presenziato; in ciò, supportato dall'organizzatore dell'evento, il quale, nella conferenza stampa antecedente la cerimonia, ha dichiarato che, "non essendo il pop locale famoso come quello inglese, non potevamo fare come a Londra nel 2012", e, dunque, poco pop, con uno dei gruppi russi più famosi, le t.A.T.u. appunto, e tanta musica classica e balletto".
Ma perché, direte voi, la loro esibizione alla cerimonia di Sochi ha rivestito (o meglio, avrebbe dovuto rivestire) una così grande importanza? Semplice, perché la presunta relazione lesbica tra le due ragazze, già ai tempi del loro enorme successo, era sulla bocca di tutti, al punto che Elena e Yulia hanno fatto anche un documentario per smentire queste presunte voci sul loro rapporto saffico, il documentario "Anatomy of t.A.T.u." e questo, nelle intenzioni degli organizzatori dei giochi e dello stesso Vladmir Putin avrebbe dovuto essere la degna risposta alle molteplici defezioni e rimostranze portate avanti da tutti gli Stati, e da tantissimi singoli atleti, che avrebbero dovuto partecipare e/o hanno partecipato a detta cerimonia di apertura dei giochi e, più in generale, ai giochi olimpici stessi.

Su questo punto, sorvolando sulla presenza e sulle prese di posizione del nostro Stato (assolutamente inesistenti ed inconcludenti), che ha visto la partecipazione del nostro Presidente del Consiglio, Letta, alla manifestazione (uno dei pochi Capi di Stato che hanno partecipato alla cerimonia, ma, si sa, da noi le ragioni di stato e gli interessi economici prevalgono da sempre sui diritti umani!! Destra o Sinistra che sia, sigh!!), tra gli Stati che si sono strenuamente battuti contro l'omofobia russa nei confronti delle persone gay, oltre agli Stati Uniti, la Germania che, proprio alla cerimonia di apertura dei giochi, ha fatto sfilare tutti i suoi atleti con una divisa arcobaleno (Grandi!!). A riprova del fatto che un gesto può più di mille parole.
MduL


Per scrivere questo Post, ci si è avvalse dei seguenti articoli: