Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

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'Mala tempora currunt': la Procura della Repubblica di Parma impugna in tribunale i 4 atti di riconoscimento dei figli nati da coppie omogenitoriali fatti, in quanto titolare anche dell'Ufficio di Stato Civile, dal Sindaco Pizzarotti. Queste le motivazioni.

Parma, 2018. Il Sindaco Pizzarotti firma uno dei quattro atti di riconoscimento dei figli di coppie omogenitoriali (Foto Parma Repubblica)
_ MduL, 11 maggio 2019 _
E' di questi giorni la notizia (di cui abbiamo dato contenzza con il nostro post "Corte di Cassazione: no alla trascrizione in Italia dei figli nati con maternità surrogata all'estero. Il caso dei due papà che avevano chiesto ed ottenuto nelle aule di tribunale la trascrizione dei loro figli a Trento, prima dell'intervento della Corte") della sentenza della Corte di Cassazione che, decidendo sulla maternità surrogata, ha dato un colpo durissimo alla possibilità del riconoscimento dei figli delle coppie omogenitoriali anche in Italia.

In questo post, esplicativo del nostro -triste- motto "Mala tempora currunt", vi dobbiamo dare un'altra brutta notizia di eventi di questa settimana che circoscrivono sempre più e sempre più accanitamente i diritti Lgbtqi.
Stiamo parlando degli sviluppi della guerra di competenze e funzioni in quei della città di Parma, tra il sindaco, Pizzarotti (M5S), e la Procura della repubblica di Parma.

Questo il motivo del 'contendere'.
Il sindaco di Parma, da sempre, insieme ad altri meravigliosi sindaci italici, come Appendino, De Magistris, Sala ecc...non solo si è detto sempre favorevole alla trascrizione degli atti di figliazione delle coppie omogenitoriali, ma ha anche agito fattivamente in tal senso, procedendo con atti ed azioni volte a tale effettivo riconoscimento.
Pizzarotti, in particolare, in quanto titolare dell’ufficio di Stato civile, è personalmente intervenuto per ricevere gli atti di riconoscimento successivo presentati all'Ufficio anagrafe del suo comune, scavalcando così eventuali obiezioni dei funzionari incaricati.
Così facendo, ha proceduto al riconoscimento di figli per 4 coppie omogenitoriali, (per chi non ricorda, si rinvia all'articolo di repubblica.it, "Coppie gay: a Parma Pizzarotti firma quattro atti nascita", il cui link è in calce al presente post)  sennonché, come sempre accade, soprattutto negli ultimi anni, si attiva la Procura di Parma che, rifacendosi ai principi della separazione dei poteri e del rispetto della legge, ha sostenuto l’illegittimità degli atti di riconoscimento in questione.

Sostiene infatti la Procura nel suo ricorso al Tribunale che, secondo le norme del codice civile e dell’ordinamento dello Stato civile, l’atto di riconoscimento successivo (ovvero proprio quello ricevuto dal sindaco di Parma) è previsto solo per il figlio nato fuori dal matrimonio e può essere effettuato esclusivamente dalla madre e dal padre che non lo abbiano riconosciuto al momento della nascita.

Pertanto, visto che, nei quattro casi in questione, il riconoscimento originario del bambino era stato effettuato solo dalla madre, il riconoscimento successivo poteva essere effettuato esclusivamente dal padre e non da un’altra donna, che ovviamente non è madre nè tantomeno può essere padre.


A supporto di tale tesi, contraria al riconoscimento, la Procura ha poi prodotto in atti anche una relazione tecnica redatta dall’ufficio di Stato civile di Parma, nella quale viene confermato espressamente non ritenere accoglibile il riconoscimento richiesto dalle coppie omosessuali, proprio perché non previsto dal nostro ordinamento. Con ciò, contestando alcuni provvedimenti giudiziari precedenti, i quali, giustamente!, avevano ritenuto ammissibili tal genere di riconoscimenti.

A chiudere poi le obiezioni portate in Tribunale dalla Procura, l'osservazione secondo la quale neppure la legge Cirinnà, approvata nel 2016, che ha introdotto le unioni civili tra coppie dello stesso sesso, ha inteso legiferare in materia di figli di coppie omosessuali (non ha inteso perché i 5 stelle hanno fatto mancare la maggioranza per l'approvazione, almeno, della 'stepchildadoption'_ndr), "per cui anche sotto questo aspetto gli atti di riconoscimento ricevuti dal sindaco appaiono non conformi alle disposizioni di legge".

Insomma, per la Procura della Repubblica di Parma, gli atti di riconoscimento dei figli delle coppie arcobaleno prodotti dal sindaco di Parma, Pizzarotti, titolare dell’ufficio di Stato civile, devono considerarsi illegittimi poiché contra legem!!. E questo perché, sempre secondo la Procura, il riconoscimento originario del bambino era stato effettuato solo dalla madre e, dunque, il riconoscimento successivo poteva essere effettuato esclusivamente dal padre e non da un’altra donna, che ovviamente non è madre nè tantomeno può essere padre biologico del bambino!!. (Si, avete letto bene, ancora questi schemi antidiluviani in base ai quali ciò che conta è solo il seme e l'ovulo...la natura biologica del legame con il bambino, ma anche quella etica visto che, per tali posizioni, due mamme: una che ha dato l'ovulo e l'altra che ha portato avanti la gestazione, non possono considerarsi entrambe mamme...ecc...)

Comunque, bella la risposta di Pizzarotti in merito, il quale ha dichiarato: "Rispetto le idee e le opinioni di tutti, ma sui diritti è necessario essere coraggiosi e andare avanti. Se la politica nazionale non ha coraggio, e anzi spesso fomenta odio su questi temi, creando leggi che lasciano lacunose ed interpretabili, sta ancora una volta ai sindaci porsi come frontiera dei diritti dei propri cittadini".
E, prosegue il primo cittadino, "In Italia sono stati fatti decine di riconoscimenti in questi anni, ma evidentemente un confronto in punta di legge doveva vedere Parma come la prima città a dover difendere un diritto. Lo faremo ancora una volta perché Parma era, è e resterà la città dei diritti. Donne che si amano con semplicità, e che al mondo chiedono soltanto di poter amare, curare e crescere i loro bambini".

Non resta, dunque, che aspettare, visto che la parola passa ora al tribunale, che dovrà fissare l’udienza per la decisione sui ricorsi e sperando non possa incidere l'ultima sentenza, citata ad inizio post, emessa dalle sezioni unite della Corte di Cassazione, la quale impedisce il riconoscimento in pendenza di effettuazione di maternità surrogata.

Non vi è altro da dire. Restiamo in attesa degli sviluppi giudiziari.

"Mala tempora currunt": si terrà a Verona il prossimo "XIII Congresso mondiale delle famiglie", ma solo di quelle 'naturali', perché, tanto, per gli organizzatori le famiglie arcobaleno "non esistono"

Il logo del XIII Congresso mondiale delle famiglie (foto di NotizieProVita)
 _ MduL, 23 febbraio 2019 _
(Aggiornato al 3 marzo 2019) 

Ecco un altro triste aggiornamento sui fatti e sulle notizie che fanno inorridire e che ci debbono far capire in che tempi bui stiamo entrando e vivendo.
La seconda notizia di questa settimana che ci teniamo a segnalare riguarda il "XIII Congresso mondiale delle famiglie" che si terrà a Verona nel mese di marzo 
Questa la notizia, così come è stata riportata dalla giornalista Sara Capolungo nel suo articolo per left.it, di cui al link in fondo a questo post:

Dal 29 al 31 marzo Verona ospiterà, per la prima volta in Italia, il XIII Congresso mondiale delle famiglie che, come si legge nel sito ufficiale, è «un importante evento pubblico internazionale che cerca di unire i leader, le organizzazioni e le famiglie per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come l’unica unità fondamentale della società».

Le 'Ancelle' in protesta a Verona (ilpost.it)
A commento di questa iniziativa, prima di tutto, come giustamente fa notare la giornalista Capolungo, una considerazione: non c’è solo Pillon, e il disegno di legge sull’affido condiviso (e ora, come abbiamo visto, anche il disegno di legge sul turismo riproduttivo) che punta a smantellare i diritti delle donne, e dei bambini, conquistati negli ultimi quarant’anni. Le libertà individuali e il riconoscimento dei diritti civili sono sotto attacco da più fronti e l'organizzazione di questo Convegno ne è un significativo esempio.

Da notare, poi, il luogo in cui si terrà il Convegno: Verona. Questa meravigliosa città, infatti, negli ultimi anni, ormai dovremmo saperlo tutte noi, è diventata un fulgido esempio del 'nuovo' oscurantismo medievale di ritorno (come non ricordare, su tutto, la mozione presentata in consiglio comunale contro la legge 194?).

Foto di gruppo x il Congresso (foto left.it)
Ultimo episodio (ma solo in ordine di tempo, non vi è da sperare che si fermi), che contraddistingue l'agire in tale direzione della sua amministrazione, è proprio l'indizione di questa Tredicesima edizione del Congresso mondiale delle famiglie, ma solo quelle naturali, fondate da un 'papà' ed una 'mamma', perché per loro le famiglie arcobaleno non esistono (parole loro) e, semmai esistessero, andrebbero eliminate.

Tra gli ospiti italiani confermati, manco a dirlo, ci sono: il ministro dell’interno Matteo Salvini, il ministro per la Famiglia e la disabilità Lorenzo Fontana ed il governatore della Regione Veneto Luca Zaia. Ancora da confermare, invece, la presenza del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

Tra i relatori abbiamo:  il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e don Aldo Buonaiuto, il sacerdote che ha accusato Virginia Raffaele di aver invocato Satana in uno dei suoi sketch all’ultimo festival di Sanremo. 

Ma non basta, perché sono previsti poi anche gli interventi programmati di alcune delle personalità estere che si sono contraddistinte per le loro posizioni di criminalizzazione dell’omosessualità e dell’aborto. 
Dmitri Smirnov (memri)
Stiamo parlando del russo Dmitri Smirnov, presidente della Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità che ha lo scopo di consigliare la Duma, il Parlamento russo, e di aiutare il presidente Vladimir Putin a sviluppare politiche in linea con le indicazioni della chiesa ortodossa e su posizioni notoriamente antiabortiste e sostenitrici della famiglia tradizionale.
Vi è poi Theresa Okafor, attivista nigeriana tra le proponenti delle legge del 2014 che criminalizza le relazioni tra persone dello stesso sesso.
O, ancora Lucy Akello, ministro ombra per lo Sviluppo sociale in Uganda che ha chiesto di approvare la legge antigay del 2014, nota come “Kill the gays bill” che prevedeva originariamente la pena di morte, poi l’ergastolo, per “omosessualità aggravata”.

La sala del Cdm (governo)
Ma ancora non basta, perché, da aggiungere a tutto questo, vi è lo scandalo nello scandalo, è cioè che tale Congresso, così come organizzato ha il patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri, della Regione Veneto e della Provincia di Verona!. Questo significa che anche tutte noi, nostro malgrado, stiamo sponsorizzando tale Congresso!! Ciò, in quanto la Presidenza del Consiglio dei ministri rappresenta (dovrebbe rappresentare) tutto il popolo italiano. Sorvoliamo, poi, per non infierire, tutte quelle di voi/di noi che vivono nel Veneto e magari anche proprio nella città di Verona, che, con le loro tasse pagate stanno finanziando tale iniziativa!!.

Comunque, in risposta a questo attacco, l'ennesimo, frontale ai diritti civili di buona parte della popolazione, vi segnaliamo che:

nei giorni scorsi una delegazione di quattro associazioni (Famiglie arcobaleno, Certi diritti, Cgil Nuovi diritti e Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli) ha chiesto al sottosegretario alle Pari opportunità, Vincenzo Spadafora, di revocare il patrocinio istituzionale al Congresso veronese, senza, però, riuscire a trovare le risposte sperate;

i parlamentari di Più Europa Emma Bonino e Riccardo Magi hanno presentato, insieme ai deputati Rossella Muroni e Ivan Scalfarotto, un’interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni sul patrocinio istituzionale garantito al Congresso delle famiglie;
le attiviste di 'Non una di meno' che si occupano di donne per le donne, promettono battaglia. Questo il loro commento, divulgato in una nota diffusa dalla rete femminista e riportato nell'articolo della Capolungo: «Come donne, lesbiche, soggettività Lgbtqi, antifasciste e antirazziste, renderemo Verona proprio nei giorni del Congresso una città aperta a tutte e tutti, organizzando una serie di eventi diffusi che convergeranno in una piazza resistente nel pomeriggio di sabato 30 marzo». 
Apriamo una piccola parentesi in merito a questa organizzazione, segnalandovi che sono molteplici le loro batteglie, combattute su più fronti. Se sie te interessate ad approfondire la conoscenza anche di tale organizzazione,vi riportiamo qui di seguito il link al loro sito wordpress.com:

Inutili altri nostri commenti. Vi invitiamo invece a leggere l'articolo di Sara Capolungo, qui utilizzato come fonte del post, per gli approfondimenti del caso.

MduL


Fonte:
Articolo <<Verona, capitale dell’oscurantismo. Per tre giorni>> di Sara Capolungo per left.it del 20/02/2019

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_ MduL, 3 marzo 2019 _
AGGIORNAMENTO:

On. Stefano Buffagni (foto Espresso)
Vi segnaliamo la presa di posizione di Stefano Buffagni, in nome del partito M5S che si scaglia contro tale iniziativa, dichiarando, con un suo post sul profilo facebook, quanto segue:
"C'è stato un tempo in cui le donne più emancipate e gli omosessuali venivano bruciati sui roghi. Pare qualcuno abbia nostalgia di quel periodo oscuro. Non io!", il quale, poi, in merito alle posizioni di alcune delle associazioni protagoniste dell'evento commenta: "Le famiglie sono il fondamento della nostra società, le donne sono una risorsa inestimabile della nostra società e chi non le vuole lavoratrici vuole tornare al Medioevo. #NotInMyName". Da qui, lo scontro nel governo e le criticità sollevate, per fortuna, con tale intervento.
Segnaliamo anche che la notizia da noi ripresa di un eventuale patrocinio del Consiglio dei Ministri a tale iniziativa, è stato smentito dallo stesso governo, con queste parole, così come riportate anche dal sottosegretario Spatafora: "Si tratta di una iniziativa autonoma del ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana, attraverso procedure interne agli uffici e che non hanno coinvolto direttamente la Presidenza del Consiglio".
Prendiamo atto, ma resta incontrovertibile il fatto che a detto Congresso parteciperanno ben tre ministri, uno dei quali anche vice primo ministro...se anche non vi è un patrocinio formale, l'endorsement del Governo appare evidente e, secondo noi, è una vergogna lo stesso...


Articoli per approfondimenti:
1. <<Famiglia, Buffagni (M5s) apre scontro nel governo: "No al World family congress". Palazzo Chigi: "Mai ricevuta richiesta di patrocinio">> di repubblica.it del 2/03/2019
2. <<Stefano Buffagni e Vincenzo Spadafora contro il patrocinio del Governo al "World Congress of families" di Verona>> di huffingtonpost.it del 2/03/2019
3. <<Congresso mondiale famiglie a Verona, Chigi: “Patrocinio? Iniziativa di Fontana”. Buffagni (M5s): ‘Nostalgia del Medioevo”>> di F.Q. per ilfattoquotidiano.it del 2/03/2019

"Mala tempora currunt": ancora un disegno di legge presentato al Senato dal sen. Pillon. Stiamo parlando del DDL "Disposizioni contro il turismo riproduttivo" che, oltre a voler normare la pratica del cd "utero in affitto", vorrebbe sancire "il divieto di iscrizione o trascrizione di atti di nascita dai quali risultino due padri o due madri"

Il senatore Pillon (Foto da Vivivcentro.it)
_ MduL, 23 febbraio 2019 _

Ed eccoci ancora qui, con il triste aggiornamento sui fatti e sulle notizie che fanno inorridire e che ci debbono far capire in che tempi bui stiamo entrando e vivendo.
La prima notizia che ci teniamo a segnalare riguarda la presentazione in Senato, da parte del firmatario senatore Pillon, del disegno di legge recante "Disposizioni contro il turismo riproduttivo".

Ancora una volta, dunque, dopo il disegno di legge sull'Affido condiviso, il Sen. Pillon fa una proposta di legge che, se approvata, porterebbe alla delimitazione e/o eliminazione di diritti civili già acquisiti...Ma, andiamo con ordine.
Mappa sul cd "Utero in affitto" (di dagoscopia.com)
Primo punto della legge, a quanto riportato da Antonio Atte nel suo articolo per adnkronos.com (utilizzato come fonte ed il cui link diretto potete trovare in calce al presente post), è porre fine alla cd pratica "dell'utero in affitto", ponendo un "...argine al triste fenomeno del cosiddetto 'turismo riproduttivo'", punendo con la reclusione da tre a sei anni e con la multa da 800mila a un milione di euro "chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità". 
Ora, in merito a questo punto del disegno di legge, stante il profondo e radicato dualismo che vi è tra i sostenitori ed i detrattori di tale forma di concepimento, che porta financo le maggiori organizzazioni e rappresentanze lesbiche ad un evidente contrasto interno, ci teniamo ad astenerci dal commentare: ognuna di voi avrà la sua posizione e la sua convinzione e non sta certo a noi intrometterci su questioni così delicate e personali. Per quante di voi volessero aprofondire questo punto, vi rinviamo al testo dell'articolo di Atte citato, di cui al link più sotto.

La parte del disegno di legge Pillon "Disposizioni contro il turismo riproduttivo", che vi vogliamo segnalare, invece, convinte che, visto il titolo della proposta di legge ed il silenzio dei giornali, magari potrebbe passare inosservata, è un'altra e ci riguarda ancor più da vicino. Ci stiamo riferendo al fatto che tale disegno di legge vorrebbe ribadire "in via definitiva il già sussistente divieto di iscrizione o trascrizione di atti di nascita dai quali risultino due padri o due madri".
Si, avete letto bene. Ora, premesso che, secondo noi, in modo assolutamente 'subdolo', viene riportato in una disposizione di legge, un concetto sbagliato e cioè che sussista in Italia un divieto di iscrizione o trascrizione di atti di nascita dai quali risultino due padri o due madri, queste le parole del sen. Pillon: occorre "dare una definitiva indicazione che renda impossibile iscrivere o trascrivere atti di nascita di minori con due padri o con due madri, in violazione delle più elementari esigenze naturali oltre che del primario e superiore interesse del minore a non essere separato dai propri genitori naturali, come previsto dalla Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia".
Ora, a prescindere dalla citazione della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia, nominata a sproposito, preme far presente e ribadire la pericolosità di tale proposta di legge che, se approvata, porterebbe il nostro paese indietro di decenni e lasciarebbe, questo si, i bambini delle famiglie arcobaleno totalmente privi di qualsivoglia tutela e riconoscimento giuridico!!....

Inoltre, come detto in precedenza, non sussiste un divieto esplicito all'iscrizione o trascrizione dei figli di famiglie arcobaleno all'anagrafe, ma vi è un vuoto normativo. Non di divieto si tratta, dunque, ma del vuoto normativo creatosi nel nostro ordinamento negli anni passati e non colmato, per colpa proprio dei sostenitori della cd famiglia tradizionale, dalla legge cd Cirinnà sulle Unioni civili del 2016. Vuoto normativo che, suo malgrado, la magistratura ha dovuto colmare ogni volta che è stata coinvolta in tali annose questioni.
Magistratura che, salvo rarissime eccezioni è bene ribadirlo, ha avuto modo di esprimersi in senso conforme alla iscrizione e trascrizione di tali atti in quanto ritenuti assolutamente non contrari all'ordine pubblico (unico appiglio cui potrebbero aggrapparsi coloro, come appunto il senatore Pillon, che vogliono sancire un divieto di tale esercizio di diritti civili).
Ma vi è di più, gli stessi Sindaci, forti delle sentenze pronunciate dalla magistratura, in molti dei comuni italiani, apripista la sindaca di Torino, Chiara Appendino, hanno riconosciuto tale diritto all'iscrizione all'anagrafe di stato civile ai figli delle famiglie arcobaleno.
E proprio questo intende bloccare il disegno di legge in questione. Con l'entrata in vigore della norma, così come prevista da Pillon, non potranno infatti più esserci sentenze favorevoli alla iscrizione o trascrizione dei figli nati da coppie omosessuali perché la magistratura non potrebbe più occuparsene, né, tantomeno, i sindaci potrebbero più occuparsene direttamente, stante il fatto che, a quel punto, agirebbero contro una legge della repubblica. Legge che, come detto ed ora come qui ribadito, ad oggi non c'è ma che vorrebbe introdurre Pillon con questo suo nuovo disegno di legge.
E' chiara, ora, la pericolosità di tale proposta?

MduL




Fonte:
Articolo <<"Nuovo ddl Pillon: "Stop a turismo riproduttivo, rischio carcere">> di Antonio Atte per adnkronos.com del 17/02/2019

"Perchè non sono più lesbica": questo il titolo dell'incontro programmato da alcune associazioni Cattoliche di Biella per raccontare la storia della giornalista mediaset Nausica Della Valle, guarita, a suo dire, dall'"abominio" di essere lesbica...

La lodandina dell'incontro che avrebbe dovuto aver luogo il prossimo 2 marzo a Biella (repubblica.it)
_ MduL, 23 febbraio 2019 _

Questa volta ci verrebbe anche da sorridere, se non fosse che queste manifestazioni stanno diventando sempre più articolate, ramificate e presenti sul nostro territorio.
La notizia è questa. 
Nausica della Valle (foto ilfattoquotidiano.it)
Le associazioni "Cristiani uniti per salvare Biella", "Cristo Re", "La chiesa di Sion" e la parrocchia delle Grazie di Biella avevano inteso organizzare per il prossimo 2 marzo, un incontro dal titolo “Perché non sono più lesbica“, per parlare della storia della giornalista Mediaset Nausica Della Valle, ex volto di Quinta Colonna di Del Debbio, che, a suo dire, sarebbe guarita dall'essere lesbica, grazie all'intervento di Dio.
E fino a qui, haimé, anche se controvoglia, nulla da eccepire: "tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione" (art.21 Cost.). Ciò che può essere eccepito, però, è il luogo scelto dagli organizzatori di tale evento e cioè i locali della città Studi di Biella.
Come è evidente, infatti, la scelta di tali locali per un incontro di tale natura, non può essere in alcun modo accettata, stante il fatto che si rischierebbe di far passare l'erroneo messaggio dell'omosessualità come malattia dalla quale si possa e si debba guarire, approfittando della credibilità di uno dei poli di cultura industriale più importanti d'Italia, che coinvolge anche una sede universitaria.

Il Pres. Pellerey (foto newsbiella)
In quest'ottica, si è fatta quindi subito avanti l'associazione "Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia", la quale, dopo la segnalazione di una loro attivista, avendo avuto modo di vedere la locandina dell'evento, con tanto di attestazione di "Avviso Sacro" a suo sigillo, apposta in ogni parte della città di Biella, ha provveduto subito a depositare una richiesta di revoca per tale evento, direttamente nelle mani del Presidente della Città Studi di Biella, Pier Ettore Pellerey .
Questi i toni ed il contenuto della richiesta dell'associazione Arcigay al Presidente Pellerey: "L'iniziativa avrà come relatrice Nausica della Valle, una giornalista che sostiene di non essere più lesbica e che definisce l'omosessualità un "abominio. Riteniamo che simili idee contribuiscano allo stigma e al pregiudizio nei confronti delle persone LGBT+ (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali) e che, oltretutto, si posizionino in contrasto con tutta la letteratura scientifica. Dall'omosessualità non si può guarire perché l'omosessualità non è una malattia. Ci chiediamo, quindi, perché una realtà come Città Studi, che ospita la sede dell'Università pubblica e che si propone di diffondere la cultura nel territorio biellese, abbia deciso di ospitare un'iniziativa con propositi antiscientifici e discriminatori".
Da qui, la scelta dei vertici della Città degli Studi di Biella di annullare l'affitto e quindi di non ospitare l'evento presso tale struttura. Queste le parole del Presidente Pellerey: "Appena saputo dei contenuti dell'incontro abbiamo revocato subito l'affitto delle nostre sale. Tra l'altro questa è stata l'occasione per rivedere le procedure interne per l'accettazione delle richieste. Perché non deve più succedere che a Città Studi Biella abbiano luogo incontri il cui contenuto è in netto contrasto con i principi educativi che tentiamo di diffondere e sostenere (tra gli altri, tolleranza ed accettazione dell'altro)".

La Presidente Giulia Bodo (tgvercelli.it)
Esprime soddisfazione su tale 'nuova' scelta operata dai vertici della Città degli Studi, la presidente dell'associazione "Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia" Giulia Bodo.
Prima di questo evento, infatti, per loro stessa ammissione, i vertici della Città degli Studi avevano affittato i locali per altri eventi a tali associazioni, in quanto, non entravano nel merito del contenuto degli incontri programmati. Così facendo, però, si sarebbe rischiato, come in effetti, è successo, di lasciar passare tale incontro pubblico che si fa promotore di messaggi che alimentano lo stigma che l'omosessualità sia una malattia e che bisogna guarire. 

Cio detto, è evidente che gli organizzatori di tale evento non desisteranno dal loro intento e, dunque, siamo certe che troveranno una nuova sede, ma, almeno, speriamo, non potranno affittare altre strutture pubbliche e, sicuramente, non potranno più indire incontri di tale natura presso la Città degli Studi di Biella.

Niente altro da dire.

"Mala tempora currunt": da alcuni articoli di stampa online, lo spunto per elencare altri fatti che testimoniano la paurosa erosione dei diritti civili e dei diritti della donna in particolare

Occorre resistere, tutelando i Diritti civili di ognuno, donando Amore e Rispettando tutti (Foto Wired)
Per i nostri post della (tristissima) serie "Mala Tempora Currunt", ecco alcune notizie incresciose di queste ultime settimane, lette sui vari quotidiani online e/o sentite ai tg o, ancora, lette sui social.

1.  "Meglio sporco di pipì che vestito di rosa".
 
Asilo Peter Pan di Chivasso (Foto Zazoom)
E' questa la frase shock scritta su un foglietto da una mamma e consegnata, contestualmente alle lamentele per il fatto di aver ricevuto il figlio, all'uscita da scuola, vestito di fucsia e con un paio di mutandine rosa addosso "da femmina",  alle maestre dell'asilo Peter Pan di Chivasso.
I fatti, che risalgono allo scorso 7 dicembre e che sono stati denunciati da altre mamme, coinvolgono uno dei piccoli allievi dell'asilo di via Paleologi, a Chivasso, il quale, quel giorno, certo senza volontà, sporca in serie, uno dopo l'altro, i cambi che la mamma gli aveva messo a disposizione, nell'armadietto. 
A questo punto, sporcato anche l'ultimo cambio utile lasciato dalla mamma, le maestre, per non lasciare il bambino bagnato e sporco, usano gli abiti di riserva che tengono in un armadietto di emergenza. Il bambino è un maschietto, ma gli unici vestiti che gli vanno bene e che le maestre riescono a trovare puliti, tra quelli per le emergenze, sono un paio di pantaloni fucsia. Infilano, dunque, i pantaloni puliti al bimbo e così lo riconsegnano a chi lo viene a prendere a fine giornata.
Sennonché, passato il fine settimana, il lunedì mattina la mamma si presenta in classe e consegna alle maestre una lettera dal seguente, testuale, tenore: "Vi ringrazio per i pantaloni rosa e le mutandine che avete imprestato al bambino, dopo aver esaurito la scorta. Però le norme sociali non le abbiamo fatte noi. Lo preferivamo pisciato, che sappiamo asciuga, a vestito da femmina e con le idee sull'identità di genere in conflitto"
Noi siamo davvero senza parole, utilizziamo quindi quelle scritte a commento dalla giornalista Carlotta Rocci "Spazzando via in un colpo solo anni di battaglie per scardinare imposizioni e cliché di genere, a partire dalle scuole, la lamentela della mamma ha lasciato senza parole le insegnanti che tutto si aspettavano ma non che una mamma preferisse lasciare il figlio imbrattato di pipì piuttosto che vestito di rosa".

Fonte ed Approfondimenti:
Articolo "Chivasso: "Mio figlio meglio sporco di pipì che vestito di rosa". La mamma si lamenta con le maestre d'asilo" di Carlotta Rocci per repubblica.it del 15/12/2018

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2.  In Trentino, la Lega ha sospeso i corsi “Educare alla relazione di genere”, che da 5 anni si svolgevano in decine di scuole della Provincia autonoma di Trento.
 
(Foto Trentino famiglia)
Prima di tutto una premessa. Stiamo parlando dei corsi sulla relazione di genere tenuti per cinque anni nelle scuole della Provincia autonoma di Trento e che educavano gli studenti trentini a rispettare la parità dei sessi e a superare gli stereotipi, affrontando temi come il bullismo e la violenza di genere. 
E questo fino a poco tempo fa. Il 28 dicembre scorso, invece, la deputata leghista e assessora provinciale alle politiche sociali, Stefania Segnana, ha inviato una circolare agli istituti interessati in cui veniva annunciato lo stop ai corsi “in attesa di approfondimenti ulteriori”. Un provvedimento preso in accordo con l’assessore all’istruzione Mirko Bisesti e con il collega al lavoro Achille Spinelli
Questa la motivazione addotta:  l’obiettivo è “verificare la piena coerenza dei contenuti educativi dei percorsi con le aspettative delle famiglie rispetto ai valori che la Giunta provinciale intende perseguire”.
Insomma, la giunta leghista ha deciso di stravolgere l'offerta formativa predisposta a suo tempo dalla giunta di sinistra, prima di tutto bloccando questi corsi che educavano al rispetto, al confronto sul bullismo e sulla violenza nelle scuole, ma non solo. Nel mirino della giunta, infatti, è finito anche un libro, "Extraterrestre alla pari", distribuito nelle classi quarte di una scuola elementare della città. Scritto da Bianca Pitzorno, il romanzo è stato più volte attaccato in passato dai movimenti “no-gender” perché racconta la storia di Mo, un alieno proveniente dal pianeta Deneb (dove non si scopre il proprio sesso prima dei 20 anni) che arriva sulla Terra e sperimenta tutti i pregiudizi relativi all’educazione, vivendo un giorno da bambino e uno da bambina.
La giunta provinciale leghista, dunque, come detto, intende impostare la didattica nella scuola in modo decisamente diverso dagli anni precedenti. Via i corsi, i libri, i testi e, si suppone, tra poco, gli insegnanti che, insegnando il rispetto per gli altri, possono contribuire al diffondersi delle cosiddette “teorie gender”. Del resto, in tal senso (omettendo la parte sulla futura rimozione degli insegnanti, aggiunta da noi), si è espresso, dichiarandolo anche pubblicamente, il consigliere di maggioranza Claudio Cia (Agire).
Ma non è finita qui. Di questa notizia, infatti, l'aspetto più devastante non è quello sopra riportato, ma un altro, secondo noi ancora più grave. E' successo, infatti che, di fronte alla richiesta di alcune educatrici di avviare un dialogo, il consigliere Cia abbia così risposto, testualmente: “Se si va a visionare solo i profili Facebook di queste persone si può notare che ci troviamo di fronte a dei veri e propri attivisti politici che promuovono pensieri fuorvianti capaci di minare l’equilibrio dei nostri ragazzi”.
Si, avete letto bene. Ha dichiarato proprio ciò che vi è scritto tra le virgolette. E questo significa, secondo noi, che, come ai tempi del fascimo, si indaga e si giudica le persone per ciò che pensano non per ciò che fanno.
Il punto, infatti, non è se le educatrici e gli educatori che hanno tenuto tali corsi per gli ultimi cinque anni abbiano o meno 'irretito' i ragazzi con (l'inesistente) teoria gender, quanto ritenere che ciò sia avvenuto prescindendo da alcun riscontro fattuale, basandosi solo sui pensieri e sulle parole espresse da questi educatori sui loro profili personali!!. Orrore!!

Fonte ed Approfondimenti:
Articolo "Trentino, Lega sospende corsi nelle scuole sulla relazione di genere: “Vogliamo evitare discorsi su sessualità dei bambini”" di Marco Procopio per ilfattoquotidiano.it del 4/01/2019

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3. L'attivista transgender peruviana Alessia, che durante il Gay Pride di Milano era salita sul palco per raccontare la sua storia, è stata espulsa dal nostro paese, nottetempo, in modo assolutamente illegale ed illegittimo.

Alessia al Gay Pride di Milano (Foto Il Mattino)
L'attivista per i diritti Lgbtq, Alessia, assurta agli onori della cronaca italiana per aver fatto un intervento sul palco del Gay Pride di Milano, nel corso del quale, dopo aver parlato della sua storia, aveva concluso con queste parole: “In Italia sono tre volte discriminata perché donna, transgender e immigrata” , è stata rispedita, in modo repentino e subitaneo e, ciò che più conta, illegittimo, nel suo paese, il Perù.
Questi i fatti, così come riportati nell'articolo del FattoQuotidiano nostra fonte. 
“Alessia aveva un ricorso già depositato contro il diniego di permesso di soggiorno e il foglio di via che aveva ricevuto”, spiegano da Nessun persona è illegale. “Sicura delle proprie ragioni si è presentata in commissariato, ma subito è stata trasferita in Questura. Ha fatto appena in tempo ad avvertirci con una brevissima telefonata, poi un lungo silenzio: sequestrato il cellulare, impediti i contatti con l’esterno. Poi, alle sette del mattino del 28 dicembre, dopo una notte trascorsa lì senza spiegazioni, le è stato detto che sarebbe stata condotta davanti a un giudice poche ore dopo per l’esecuzione del rimpatrio. Non le è stato concesso di contattare l’avvocata che seguiva la sua richiesta di permesso di soggiorno, che aveva tutti i documenti per dimostrare che l’espulsione era e continua a essere irragionevole; è stata deportata così, senza avere il tempo di salutare le tante persone che le sono state amiche in questi suoi anni italiani, sistemare la sua casa e i suoi affetti, scegliere che cosa portare con sé”.
Anche in questo caso, non ci sono parole.

Fonte ed Approfondimenti:
Articolo "Milano, la denuncia: “Attivista trans bloccata per una notte, ammanettata e rimandata in Perù. Espulsione irragionevole”" di F.Q. per ilfattoquotidiano.it del 3/01/2019
 
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4.  Leonardo, 53enne residente a Torino con il suo compagno, lo scorso 2 gennaio è stato picchiato a sangue da un gruppo di balordi solo perché non aveva una sigaretta da offrire loro
 
Il sig. Leonardo (Foto Repubblica Tv)
I fatti. Leonardo, 53, gay, vive con il suo compagno in un appartamento di un condominio Atc, come tanti, in Torino, da ben 9 anni. Non ci sono mai stati problemi con il vicinato, sennoché, lo scorso 2 gennaio, nel pomeriggio, l'evento: Leonardo è stato preso a calci e pugni e gli hanno rubato il borsello e le chiavi di casa, solo perché avrebbe risposto di non avere una sigaretta.
"Brutto ricchione ti ammazziamo" gli hanno urlato un gruppo di 10 condomini, mentre era nel cortile del condominio dove abita con il compagno e lo hanno mandato in ospedale con una prognosi di ben 30 giorni.
Anche in questo caso, però, non è solo la notizia in sé ad essere sconvolgente, quanto ciò che segue ed accompagna tale notizia. In questo caso, infatti, si è assistito al totale disinteresse ed indifferenza di tutti gli altri condomini non coinvolti!.  Non ci resta, dunque, che associarci alle parole del Torino Pride "Assume i contorni di un autentico linciaggio e di un pessimo inizio d'anno per la città. I rapporti con il vicinato non sono mai stati semplici ma il due gennaio scorso sono arrivati a un punto di non ritorno. È folle, ingiustificabile e gravissimo essere aggrediti in casa propria, non è concepibile che varie persone del condominio tra cui ragazzi e madri di famiglia arrivino a gridare a Leonardo "ricchione di merda scendi che ti ammazziamo, le persone come te vanno bruciate"".

Fonte ed Approfondimenti:
Articolo "Torino, branco aggredisce gay nel cortile di casa: "Brutto r..., ti ammazziamo"" di Cristina Palazzo per repubblica.it del 4/01/2019

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Infine, questa notizia che a noi, davvero, ci ha sconvolte, anche solo in quanto donne. 

5. A Bari, hanno trasmesso e fatto vedere agli studenti di un liceo, scene di aborti nell'ora di religione.

(Foto Today)
Basterebbe solo il titolo, evitando ogni altro commento od approfondimento, ma, per dovere di 'cronaca' vi riportiamo anche questa terribile ed inconcepibile notizia.
Questo evento è successo verso il 13 dicembre scorso. Stiamo parlando di una cruenta lezione pro vita, tenuta in un liceo di Monopoli, con la proiezione, durante l'ora di religione, di un video antiabortista vietato ai minori. 
A denunciarlo sono stati due deputati M5S, Veronica Giannone e Luigi Gallo, che hanno presentato un'interrogazione al ministro Bussetti. 
"'La pratica dell'aborto prevede che si estraggano pezzi di gambe e braccia di bambini già formatì" sarebbe una delle frasi con cui, denunciano i deputati, "l'associazione Movimento per la vita si sarebbe rivolta agli studenti delle prime classi del polo liceale Galileo Galilei di Monopoli", dopo essere stata invitata a parlare di interruzione di gravidanza, lo scorso 4 dicembre.
Ma non basta, sempre secondo quanto riportato dai due deputati, "pochi giorni dopo il docente di religione cattolica ha proiettato, sempre alle prime classi, un documentario dal titolo "L'urlo silenzioso", del 1984, vietato ai minori, in cui si vedono scene esplicite di aborti, accompagnate da termini come 'bambino dilaniatò o 'bambino smembrato'. 
E non aggiungiamo altro, non è il caso.

Fonte ed Approfondimenti:
Articolo "Bari, scene di aborti nell'ora di religione in un liceo. La denuncia M5S: "Studenti sconvolti"" della redazione di repubblica.it del 14/12/2018


Ecco fatto. Non volevamo che, come è successo già con tante altre notizie, questi fatti passassero inosservati.
Resistere!!

MduL