Ultimo aggiornamento il 26 luglio 2026

Visualizzazione post con etichetta egitto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta egitto. Mostra tutti i post

Sarah Hijazi: la meravigliosa "Super comunista, super gay, super femminista", arrestata al Cairo, per aver sventolato una bandiera arcobaleno, non ce l'ha fatta e si è suicidata

Sarah Hijazi con la bandiera arcobaleno al concerto dei Machrou Laila, il 22 settembre 2017, al Cairo (foto repubblica.it)
_MduL, 21 giugno 2020_

Questa è davvero una brutta notizia da dare, una notizia che ci colma il cuore di strazio e di dolore e che, contestualmente, riesce a farci provare una rabbia incredibile.
La notizia è presto detta: Sarah Hijazi (in altre fonti Hegazy), una ragazza, una donna, di 30 anni, egiziana, "Super comunista, super gay, super femminista" - come lei stessa amava definirsi - ed attivista dei diritti Lgbtqi, si è suicidata perché non ha retto il peso di ciò che le è accaduto in patria.
E le è accaduto l'inconcepibile, l'incredibile, l'esecrabile...è stata arrestata ed è finita in prigione, per due mesi, solo perché, il 22 settembre 2017, al Cairo, mentre assisteva ad un concerto dei Machrou Laila (il cui front-man è dichiaratamente gay ed a favore dei diritti lgbtqi), ha 'osato' sventolare una bandiera arcobaleno!!.
A quel concerto del Cairo, già digerito male dalle autorità - civili e religiose - egiziane, vista, come detto, la componente di rispetto lgbtqi che portava avanti la band, è bastato sventolare una bandiera per essere fatti oggetto, tra tanti, delle attenzioni e delle ricerca della polizia, la quale, dopo aver visionato tutti i filmati, è arrivata a fermare, tra i partecipanti al concerto, ben 70 persone ed ha trattenuto, poi, essendo i più esposti e visibili, proprio Sarah Hijazi che sventolava la bandiera ed il suo amico, Ahmed Alaa. Ricercata, poi, una terza ragazza che, però, è riuscita a sfuggire all'arresto, nascondendosi tra gli amici e cambiando casa e nascondiglio in continuazione...

Sarah Hijazi (foto globalist.it)
Ma torniamo a Sarah, la quale, in particolare, a causa delle forti inistenze del mondo 'religioso' è rimasta in carcere per ben due mesi - per aver sventolato una bandiera - e lì è stata fatta oggetto di violenze fisiche e psicologiche (alcune fonti parlano chiaramente e specificatamente di stupro, per punirla del fatto di essere lesbica) sia da parte degli agenti che, si dice, delle stesse detenute.
Violenze, continuate, suo malgrado, anche una volta uscita dal carcere, dove ha trovato ad attenderla lo stigma sociale e religioso che non ha perso occasione per rinfacciarle il suo essere lesbica ed il suo 'meritorio' arresto perché andava contro il credo religioso (credo religioso deciso ed interpretato da chi? Ma, lasciamo perdere, non vorremmo mancare di rispetto a nessuno ed in questo momento, di sicuro, finiremmo con il farlo...). Violenze che l'hanno portata, infine, a richiedere asilo in Canada, dove si è tolta la vita, lasciando così tutti i suoi più cari affetti e la sua famiglia.

Il biglietto d'addio (foto Globalist.it)
Tanto/Troppo il carico emotivo per riuscire comunque ad andare avanti. La piccola/grande Sarah, lontana da casa, senza più nemmeno la madre - che, per inciso, non è nemmeno riuscita a salutare prima della sua morte - e senza più la sua città ed i suoi amici, non è più riuscita a trovare uno scopo per vivere ed ha deciso di andarsene.
Queste le sue ultime parole, lasciate al fratello con un piccolo e scarno bigliettino che, in esso, racchiude tutta una vita: "Ai miei fratelli: ho provato a sopravvivere ma ho fallito. Ai miei amici: l'esperienza è stata dura e io ero troppo debole per lottare. Al mondo: sei stato davvero crudele, ma io ti perdono". 
E, come ultimo messaggio sui social, posta una foto che la ritrae distesa su un prato in una giornata di sole, con la seguente didascalia: "Il cielo è più bello della terra! E io voglio il cielo e non la terra".

Per saperne di più, tra i tanti articoli, di tutte le maggiori testate che hanno scritto di questa vicenda, vi rinviamo all'ottimo articolo di Sara Ahmed scirtto per repubblica.it/MicroMega del 17/06/2020, dal titolo "Quella bandiera arcobaleno e una vita spezzata", dove troverete tutto ciò che c'è da sapere.

Buon viaggio, allora, Sarah, ci mancherai.
...e, Grazie di tutto...
MduL



Fonti:
Articolo "Egitto, attivista Lgbt suicida dopo gli abusi subiti" di Francesca Caferri per repubblica.it del 15/06/2020;
Articolo "Quella bandiera arcobaleno e una vita spezzata" di Sara Ahmed per repubblica.it/MicroMega del 17/06/2020;
Articolo "Si è uccisa Sarah Hijazi: l'attivista Lgbt violentata nelle carceri egiziane perché aveva sventolato la bandiera arcobaleno" su Globalist.it del 15/06/2020;

Si segnala, comunque, la presenza della notizia, su tutti i maggiori quotidiani online, così come pubblicata la scorsa settimana. Potete, dunque, scegliere liberamente di leggerla nel giornale che più vi aggrada.

Omofobia: la cacciata dei gay/lesbiche dall'Egitto

(spetteguless.it)

La notizia è della scorsa settimana ed è la seguente: l’Egitto vieta l’ingresso nel Paese ai gay e riconosce alla polizia l’autorità di espellere gli stranieri omosessuali!!
Dopo l'iniziale sgomento ed una buona dose di incredulità, cerco articoli in merito a questa vicenda e trovo dettagli sul sito del "fatto quotidiano" (link all'articolo in fondo al Post). 
Riferisce la testata che tale (disgraziata) notizia è stata riferita al mondo dalla versione online del quotidiano Al Ahram che ha riportato gli esiti di un ricorso amministrativo di cui si era occupato la giustizia egiziana.
Nel contesto di tale procedimento, il Tribunale del Cairo adito ha respinto il ricorso che richiedeva il rigetto della decisione assunta dal Ministero degli Interni in merito alla espulsione dal suolo egiziano di un cittadino libico, accusato dalla polizia solo per il suo orientamento sessuale.
Nello specifico, la Corte, per “tutelare l’interesse pubblico, i valori religiosi e sociali e prevenire la diffusione del ‘vizio’ e dell’immoralità nella società,  ha riconosciuto legittimo il diritto del ministero non solo di espellere i cittadini stranieri che dovessero dimostrare un orientamento sessuale "gay", ma anche di vietarne un eventuale ingresso in Egitto.
Praticamente: se sei lesbica e sei sul suolo egiziano, ti buttano fuori dal paese e ti rimandano, si spera integra, a casa. Se, invece, sempre tu lesbica, vuoi andare a visitare le piramidi...niente da fare: all'aeroporto, se ritengono che il tuo orientamento sessuale sia quello "gay" sei out, non puoi entrare in Egitto! (in questo caso, vorrei capire se ti bloccano, appunto, in un loro aeroporto una volta atterrata oppure alla fonte, dall'aeroporto del paese di provenienza. Forse ti chiederanno: scusi, lei è gay/lesbica? Se rispondi "Si" ti diranno: "Bhè, allora ci dispiace ma non può partire per l'Egitto, scelga un'altra destinazione!").
Tutto ciò è possibile perché, seppur è vero che l’omosessualità in quel paese non è esplicitamente dichiarata fuori legge, i gay vengono lo stesso perseguiti per il loro orientamento utilizzando l'escamotage di atti dissoluti e/o di corruzione morale pubblica che, come abbiamo visto, sono ampiamente sanzionati dal sistema giuridico egiziano.
Del resto, i sostenitori dei diritti omosessuali riportano che arresti e persecuzioni legati all’orientamento sessuale sono aumentati drammaticamente negli ultimi mesi. 
L'apoteosi dell'assurdo, come riportato sempre nell'articolo del fatto quotidiano online, a novembre 2014, allorquando <<otto ragazzi egiziani che avevano postato su Facebook il video di un matrimonio gay a cui avevano partecipato erano stati condannati dal tribunale del Cairo a 3 anni di carcere per “incitamento alla dissolutezza” e “pubblicazione di immagini indecenti“>>. Ma non basta, <<nel corso del processo il procuratore aveva ordinato che i giovani fossero sottoposti a “ispezione fisica” per verificare la loro omosessualità, facendo insorgere le organizzazioni per i diritti umani>>.
Non può valere, dunque, neanche il (triste) principio cui molte di noi sono avvezze, e cioè quello di far finta di nulla, reprimendo le manifestazioni della propria omosessualità, visto che non è neanche ben chiaro quali mai possono essere i comportamenti, le frasi o i modi di fare che possono far ricondurre la propria azione tra quelle di "incitamento alla dissolutezza" e/o di "atti dissoluti" e corruzione della morale pubblica!.
Non resta davvero altro da dire se non che, forse, non si rendono assolutamente conto di quanti turisti gay/lesbiche, o comunque lgbt, calpestano il suolo del loro Stato ogni anno...e l'Egitto vive principalmente di turismo. Se non per rispetto, lo facciano almeno per interesse!!.
MduL

Articolo utilizzato per il Post: